Via Gramsci e la sua battaglia

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Via Gramsci e la sua battaglia

Messaggio  Roberto il Mer Lug 11, 2012 4:01 pm

Via Gramsci e la sua battaglia

Gennaio 1974
Sono in ritardo e un po di corsa salgo i gradini che dalla metropolitana portano a Piazzale Flaminio. Passo dal rombo del treno che scompare nel tunnel al frastuono delle auto che intasano la piazza. La traverso senza aspettare il verde e vado verso i propilei neoclassici che fanno da ingresso monumentale a Villa Borghese. Lo varco. Lascio alle spalle il chiasso del traffico congestionato di Roma e mi avvio lungo i viali alberati, tra prati e siepi. Percorro i giardini all’ italiana un tempo perfettamente tagliati e sagomati ed ora dimenticati e spelacchiati, e con dieci minuti di marcia veloce arrivo dall’ altro lato della villa. Mi affaccio sulla scalinata che scende verso viale delle Belle Arti. Davanti ho le colonne ed i capitelli della tutt’ altro che moderna Galleria Nazionale di Arte Moderna, un luogo familiare, tante volte visitato da studente del liceo artistico. Subito adiacente, sulla sinistra c’ è via Gramsci, che sale girando tornanti verso la facoltà di architettura. Scendo la scalinata, traverso il viale e inizio a percorrere la via.
E’ asfaltata, solo ai lati si scorgono due file superstiti dei sampietrini di un tempo. In seguito agli scontri del sessantotto, dopo la sassaiola contro la polizia sono stati coperti dal manto stradale. Cammino e non posso fare a meno di figurarmi le mischie del marzo di quell’ anno, tra gli studenti che cercavano di riconquistare la facoltà per rioccuparla e la celere, che difendeva la posizione dopo averla sgomberata. I lacrimogeni, le cariche della polizia a cavallo, i terribili manganelli tonfa e i sampietrini disselciati dalla strada e lanciati contro i cellerini. L’ hanno chiamata la battaglia di Valle Giulia ed è famosa non solo perché i manifestanti riuscirono a resistere alla polizia, ma ancora di più per la poesia di Pier Paolo Pasolini, che prese senza mezze misure le parti dei poliziotti.

“…
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti
io simpatizzavo coi poliziotti!
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
…”

E più avanti conclude:

“…
A Valle Giulia, ieri si è così avuto un frammento di lotta di classe:
e voi amici (benché dalla parte della ragione) eravate i ricchi.
Mentre i poliziotti (che erano dalla parte del torto) erano i poveri.
Bella vittoria, dunque, la vostra!
In questi casi ai poliziotti si danno i fiori, amici.”

Pier Paolo era un compagno, ma anche un artista e come molti artisti amava provocare, distaccarsi dal senso comune, ma in battaglia ci sono due fronti e nessuno è buono o cattivo, c’ è chi obbedisce e chi sceglie la lotta per un ideale, è questa la differenza.
Giro l’ ultima curva di via Gramsci ed ecco la facoltà. Una palazzina degli anni trenta, di genere razionalista e di color marroncino, piena di grandi murales inneggiati alla lotta di classe e all’ università libera e autogestita. Spicca la grande scritta El pueblo unido jamás será vencido, con accanto un pugno chiuso dipinto con i colori della bandiera cilena. E’ recente il golpe fasciata e in facoltà c‘ è molta condivisione con la lotta dei compagni cileni.
Entro nell’ atrio e, come sempre, mi sento un poco fuori luogo. Nonostante non sia più il ragazzino del primo liceo sono ancora il solito imbranato e faccio fatica ad inserirmi in un ambiente così diverso dalla mia vecchia scuola. Troppe cose da scegliere, corsi, gruppi di studio da formare, assistenti da contattare, dispense da rimediare …. Sono confuso.
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Re: Via Gramsci e la sua battaglia

Messaggio  biemme il Mer Lug 11, 2012 5:54 pm

pensa che proprio l'altroieri sera mi son rivisto su la7 (dopo lungo digiuno televisivo) un delitto italiano, di marco tullio giordana

l'avevo già visto, ma finito il film mi sono ritrovato con le stesse sensazioni di quando lo vidi la prima volta : combattuto tra l'incazzato nero e il rassegnato, con una rabbia repressa indescrivibile ... con la consapevolezza che non è cambiato un cazzo e non abbiamo imparato un cazzo, men che meno a fare tesoro di quanto ci ha lasciato un pasolini, così sensibile e capace nel saper leggere il passato, il presente, ma soprattutto il futuro ...

...Volevano che gli italiani consumassero in un certo
modo e un certo tipo di merce e per consumarlo dovevano realizzare un altro
modello umano.
Il regime, è un regime democratico, però quella acculturazione, quella
omologazione che il fascismo non è riuscito assolutamente a ottenere, il potere
di oggi, il potere della società di consumi è riuscito a ottenere
perfettamente, distruggendo le varie realtà particolari.
E questa cosa è avvenuta talmente rapidamente che noi non ce ne siamo resi
conto.
È stata una specie di incubo in cui abbiam visto l'italia intorno a noi
distruggersi, sparire e adesso risvegliandoci forse da quest'incubo e
guardandoci intorno, ci accorgiamo che non c'è più niente da fare.
L'uomo è sempre stato conformista. La caratteristica principale dell'uomo è
quella di conformarsi a qualsiasi tipo di potere o di qualità di vita trovi
nascendo.
Forse più principalmente l'uomo è narciso, ribelle e ama molto la
propria identità ma è la società che lo rende conformista e lui ha chinato la testa
una volta per tutte agli obblighi della società.
Io mi rendo ben conto che se le cose continuano così l'uomo si meccanizzerà
talmente tanto, diventerà così antipatico e odioso, che, queste libertà qui, se
ne andranno completamente perdute...

L'Italia
vive a vari livelli economici, culturali, storici.
Questa varietà di livelli si
rifrange negli individui, facendone dei casi sempre in po' impalpabili,
sfuggenti, difficilmente definibili.
D'altra parte ciò non li preserva dallo
standard, dal conformismo, la standardizzazione si supera soltanto con la
coscienza critica, con un alto, sviluppato, adulto, senso civile: e questo
purtroppo non è il caso degli italiani, che sono dunque da una parte instabili,
misteriosi, irrazionali - tendenti a sfuggire alle definizioni della media -
d'altra parte sono elementarmente parificati e codificati, tendenti a rientrare
sempre in un tipo medio meccanicamente fisso.

Nello
stato di normalità non ci si guarda intorno: tutto, intorno, si presenta come
normale - privo della eccitazione e dell'emozione degli anni di emergenza.

L'uomo tende a addormentarsi nella propria normalità, si dimentica di
riflettersi, perde l'abitudine di giudicarsi, non sa più chiedersi chi è.
È
allora che va creato artificialmente, lo stato di emergenza: a crearlo ci
pensano i poeti.
I poeti, questi eterni indignati, questi campioni della rabbia
intellettuale, della furia filosofica.
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Re: Via Gramsci e la sua battaglia

Messaggio  Michelasso il Mer Lug 11, 2012 5:59 pm

Roberto ha scritto:Via Gramsci e la sua battaglia


L’ hanno chiamata la battaglia di Valle Giulia ed è famosa non solo perché i manifestanti riuscirono a resistere alla polizia, ma ancora di più per la poesia di Pier Paolo Pasolini, che prese senza mezze misure le parti dei poliziotti.

C'è ancora molta confusione su questo punto, dovuta alle varie strumentalizzazioni che si sono fatte di quella poesia:

http://www.pasolini.net/saggistica_poesia_pciaigiovani.htm

Pasolini, che ne "Il Caos" su «Tempo» scriveva il 17 maggio 1969 [il neretto è mio]:

"[...] Proprio un anno fa ho scritto una poesia sugli studenti, che la massa degli studenti, innocentemente, ha "ricevuto" come si riceve un prodotto di massa: cioè alienandolo dalla sua natura, attraverso la più elementare semplificazione. Infatti quei miei versi, che avevo scritto per una rivista "per pochi", "Nuovi Argomenti", erano stati proditoriamente pubblicati da un rotocalco, "L'Espresso" (io avevo dato il mio consenso solo per qualche estratto): il titolo dato dal rotocalco non era il mio, ma era uno slogan inventato dal rotocalco stesso, slogan ("Vi odio, cari studenti") che si è impresso nella testa vuota della massa consumatrice come se fosse cosa mia. Potrei analizzare a uno a uno quei versi nella loro oggettiva trasformazione da ciò che erano (per "Nuovi Argomenti") a ciò che sono divenuti attraverso un medium di massa ("L'Espresso"). Mi limiterò a una nota per quel che riguarda il passo sui poliziotti. Nella mia poesia dicevo, in due versi, di simpatizzare per i poliziotti, figli di poveri, piuttosto che per i signorini della facoltà di architettura di Roma [...]; nessuno dei consumatori si è accorto che questa non era che una boutade, una piccola furberia oratoria paradossale, per richiamare l'attenzione del lettore, e dirigerla su ciò che veniva dopo, in una dozzina di versi, dove i poliziotti erano visti come oggetti di un odio razziale a rovescia, in quanto il potere oltre che additare all'odio razziale i poveri - gli spossessati del mondo - ha la possibilità anche di fare di questi poveri deglì strumenti, creando verso di loro un'altra specie di odio razziale; le caserme dei poliziotti vi erano dunque viste come "ghetti" particolari, in cui Ia "qualità di vita" è ingiusta, più gravemente ingiusta ancora che nelle università".
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Re: Via Gramsci e la sua battaglia

Messaggio  Roberto il Mer Lug 11, 2012 6:19 pm

Pasolini era un uomo del futuro, non a caso lo hanno ammazzato, dava fastidio il suo punto di osservazione, troppo alto e pericoloso. Ma Pasolini era anche un uomo che amava essere protagonista e la sua poesie sul confronto, sulla lotta di classe tra poveri veri e studenti ricchi, alla battaglia di Valle Giulia, è un capolavoro di dualità. Gli studenti sono dalla parte della ragione, ma i poliziotti sono i veri poveri, la vera classe operaia. Lui, da comunista sta con la classe operaia, ma da compagno sta anche con la parte della ragione.

Per me Pasolini era un mito da vivo e lo è ancora oggi, da ammazzato, non è questa poesia che mi fa cambiare idea su di lui, ma le parole scritte sono sampietrini, ed anche se ci metti l' asfalto sopra sotto restano, a ricordo di chi era a terra e chi a cavallo con i tonfa in pugno.

Molti di quegli studenti hanno rinnegato gli ideali che quel giorno li portarono a combattere, altri sono diventati dei piccoli borghesi anonimi, qualcuno fiancheggiatore del terrorismo, altri ci credevano e ci credono ancora, anche se chiusi in una società individualista, egoista e fascista come la nostra. Io sto con questi reduci.
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Re: Via Gramsci e la sua battaglia

Messaggio  buzz il Gio Lug 12, 2012 7:49 am

Pasolini aveva, come quasi sempre, assolutamente ragione.
Con la lucidità e la sensibilità che lo ha sempre contraddistinto vedeva la realtà senza il filtro dell'ideologia:
nella Roma del 68, senza alcun dubbio, gli studenti di Architettura erano i figli della borghesia e i poliziotti erano i figli del popolo.

Apparve la contraddizione che poi andrà maturando nei decenni successivi portando alla disgregazione delle categorie interpretative marxiane e del concetto stesso di lotta di classe. Quelli erano i prodromi.

In Usa, Francia, Italia, Germania... quella degli studenti non era lotta di classe, ma l'espressione della crisi di rinnovamento della borghesia stessa. Le idee-forza di quei movimenti - la libertà sessuale, il femminismo, il relativismo culturale - si diffusero e radicarono nel corpo della società, in un cambiamento che fu un aggiustamento. Un cambiare tutto perché nulla cambiasse, nella sostanza delle cose.

I figli di valle giulia non avevano allora e non avranno poi nulla a che fare col popolo. Saranno il figliol prodigo della mamma borghesia, torneranno in breve ad essa, come dopo una vacanza, andando a costituire la classe dirigente corrotta e inetta del paese.

Il popolo stesso, a breve non esisterà più. Perlomeno per quello che conosceva Pasolini. E ancora una volta, oltre a coglierne pienamente le feroci contraddizioni, lo aveva ben compreso. Ma questo è un altro discorso.


buzz

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Re: Via Gramsci e la sua battaglia

Messaggio  LucaVi il Gio Lug 12, 2012 12:36 pm

buzz ha scritto:...Saranno il figliol prodigo della mamma borghesia, torneranno in breve ad essa, come dopo una vacanza, andando a costituire la classe dirigente corrotta e inetta del paese...
Su questo sono d'accordo, ne ho conosciuti anch'io di figliol prodighi (bella 'sta definizione!).
Ma per quanta riguarda la mia esperienza, di quel movimento la maggior parte erano lavoratori o figli di lavoratori e tutt'oggi sono rimasti dei poveri cristi.
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Re: Via Gramsci e la sua battaglia

Messaggio  buzz il Gio Lug 12, 2012 12:40 pm

LucaVi ha scritto:
buzz ha scritto:...Saranno il figliol prodigo della mamma borghesia, torneranno in breve ad essa, come dopo una vacanza, andando a costituire la classe dirigente corrotta e inetta del paese...
Su questo sono d'accordo, ne ho conosciuti anch'io di figliol prodighi (bella 'sta definizione!).
Ma per quanta riguarda la mia esperienza, di quel movimento la maggior parte erano lavoratori o figli di lavoratori e tutt'oggi sono rimasti dei poveri cristi.

Io mi riferisco al 68 a valle giulia, a roma.
Dopodiché ci furono le lotte operaie dell'autunno caldo 69 e poi di seguito la saldatura con le lotte studentesche e la contaminazione che ne derivò portò varie cose...

buzz

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Re: Via Gramsci e la sua battaglia

Messaggio  Tengri il Mar Lug 17, 2012 9:53 am

buzz ha scritto:Pasolini aveva, come quasi sempre, assolutamente ragione.
Con la lucidità e la sensibilità che lo ha sempre contraddistinto vedeva la realtà senza il filtro dell'ideologia:
nella Roma del 68, senza alcun dubbio, gli studenti di Architettura erano i figli della borghesia e i poliziotti erano i figli del popolo.

Apparve la contraddizione che poi andrà maturando nei decenni successivi portando alla disgregazione delle categorie interpretative marxiane e del concetto stesso di lotta di classe. Quelli erano i prodromi.

In Usa, Francia, Italia, Germania... quella degli studenti non era lotta di classe, ma l'espressione della crisi di rinnovamento della borghesia stessa. Le idee-forza di quei movimenti - la libertà sessuale, il femminismo, il relativismo culturale - si diffusero e radicarono nel corpo della società, in un cambiamento che fu un aggiustamento. Un cambiare tutto perché nulla cambiasse, nella sostanza delle cose.

I figli di valle giulia non avevano allora e non avranno poi nulla a che fare col popolo. Saranno il figliol prodigo della mamma borghesia, torneranno in breve ad essa, come dopo una vacanza, andando a costituire la classe dirigente corrotta e inetta del paese.

Il popolo stesso, a breve non esisterà più. Perlomeno per quello che conosceva Pasolini. E ancora una volta, oltre a coglierne pienamente le feroci contraddizioni, lo aveva ben compreso. Ma questo è un altro discorso.


Smile Eh sì ... quoto quoto ... riga per riga. Concetto per concetto.

Il marxismo è filosofia dell'800 pensata per una società che nel tardo '900 non esisteva già più. Pasolini l'aveva capito. Le contraddizioni che volle svelare agitavano pesantemente il suo animo. Quello di chi vuole credere che il mondo sia ancora duale. Che la lotta sia fra chi ha ragione e chi ha torto. Ma si rende conto che le cose sono più complicate ormai. E che è difficile formulare un ideale e impostare religiosamente la vita lottando per esso. Perché alle volte in quella stessa lotta, negli strumenti che si utilizzano si annida la contraddizione di ognuno di noi.

Pasolini fu ucciso sì. Ma penso che i primi a cui dava fastidio fossero proprio alcuni nostalgici del dualismo. Che dietro i vessilli si cui parli Roberto nascondevano intenzioni ben diverse da quelle nobili della gente che militava nelle strade ...

Mi dispiace dirlo cosi apertamente penché i manganelli li ho assaggiati anche io qualche anno più tardi. Ma Pasolini aveva ragione.

E per favore, non generalizziamo. Non esistono i manifestanti che combattono per un ideale e i poliziotti che stanno lì per ubbidire. Molti (non tutti) manifestanti stanno lì perché ubbidiscono al branco in cui cercano identità. Figli della Roma per bene col culo coperto e in cerca del brivido e dell'avventura che altri cercano nelle droghe o nell'alpinismo. Pecore ubbidienti che recitano a memoria slogana e parole d'ordine che qualcun altro gli ha inculcato nella testa. Molti (non tutti) i poliziotti stanno lì perché combattono per un ideale. L'ordine, la sicurezza, la protezione di chi non manifesta, l'integrità dello Stato. Magari non i tuoi di ideali. Nemmeno i miei. Ma non per questo assenti.

E Pasolini l'aveva capito. Molti dei poliziotti (e di carabinieri) di allora come quelli di ora a Roma parlano accenti di zone depresse. Mandano soldi alle famiglie nel profondo sud. Come fanno i polacchi, i senegalesi e i bengalesi. Molti di loro finché non hanno una famiglia vivono dividendo un appartamento con altri due, tre, quattro colleghi. E ti assicuro che di queste cose nei vari "movimenti" a cui ho partecipato ne ho viste ben poche.

Ricordate "Ovo sodo" ... mi piacque quel film ... perché quella era la realtà dei cosiddetti "alternativi" che avevo toccato con mano.

Negarsi la complessità di questi fenomeni significa rinunciare a capirli per sostituire alla comprensione una facile interpretazione duale. Quasi sempre sbagliata.

Se guardiamo alla storia dei pochi movimenti che hanno avuto successo (anche se transitorio) nel mondo, il vero passo avanti lo hanno fatto qunado è avvenuta la saldatura fra manifestanti e forze dell'ordine. E quando magicamente i governanti hanno sentito tremare le sedie sotto al culo perché il divide et impera non funzionava più. perché ragazzi della stessa generazione non si stavano più massacrando nelle piazze, ma bussavano alle loro porte. E fose questo è uno dei motivi per cui l'Italia è rimasta l'Italia.
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Re: Via Gramsci e la sua battaglia

Messaggio  LucaVi il Mar Lug 17, 2012 1:34 pm

No! Wink
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Re: Via Gramsci e la sua battaglia

Messaggio  Roberto il Mar Lug 17, 2012 3:05 pm

Pero Paolo Pasolini è stato una dei più grandi poeti italiani contemporanei, aveva le idee chiare su cosa accadeva in Italia in quegli anni e su cosa sarebbe accaduto dopo, sapeva senza averne le prove cose vere. Per me resta uno dei grandi italiani, ma quel giorno, mentre scriveva il pezzo sulla battaglia di Valle Giulia, ha detto una cazzata. Può capitare anche ai migliori, è capitato a lui, non per questo è da sminuire la sua opera, anzi, forse questa sua cantonata lo rende più umano.

Il polizioti stanno dalla parte del potere, menano per il potere, spesso troppo forte, al punto di ammazzare chi non è daccordo con il potere. Saranno certo dei poveri, sfruttati e plagiati, ma menano per il potere e questo a me basta per sapere da che parte sto.
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Re: Via Gramsci e la sua battaglia

Messaggio  buzz il Mar Lug 17, 2012 3:11 pm

Rolling Eyes non sono minimamente d'accordo con questa impostazione, a dir poco superficiale... ma mi autocensuro.

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Re: Via Gramsci e la sua battaglia

Messaggio  LucaVi il Mar Lug 17, 2012 4:07 pm

Cavolo, dovrei lavorare.
Ma questa cosa mi ruga. Soprattutto perché ho parecchia stima di te, Buzz, e seguo anche Tengri. Leggo da un po' anche quest'ultimo e mi stimola, così come da parecchio tempo leggo te, Buzz. Mi piacete, mi piacciono le persone che cercano, che si mettono in discussione, e che ancora cercano.

Però stavolta stiamo rasentando il revisionismo.

Pure a me è caro il film "Ovosodo" di Virzì. Mi ci riconoscevo. Soltanto che con quel fighetto figlio di papà che nella pellicola in questione fa l'alternativo e il trasgressivo e poi ritorna all'ovile (quell'azzeccata metafora buzziana del figliol prodigo che dopo il brivido della contestazione ritorna buono buono nei ranghi della borghesia) anch'io ci ho fatto i conti: nella proporzione di 1 a 5 o 10. Mica erano tutti così!

Ripeto, per la mia esperienza, la stragrande maggioranza di quel movimento che cominciò nel '68 erano lavoratori o figli di lavoratori, erano poveri e sono rimasti poveri.

Maledetta Valle Giulia! Sembra che alla RAI conservino di quegli anni soltanto quel filmato.
E non voglio nemmeno fare una disputa gretta tra Roma e Milano. Lì, allora, i Ministeri, qui invece le fabbriche. Come se le sollecitazioni a pensare non mi arrivassero da qualche anno in qua dai miei conoscenti romani tipo Buzz, Biemme o Tengri, piuttosto che dai milanesi capaci oramai di lamentarsi e basta della loro città.

E' un dato di fatto comunque che nel Milanese c'erano in massa gli operai e gli impiegati, e i loro figli.
Sono stati i poliziotti a conquistare lo Statuto dei Lavoratori, un maggiore diritto allo studio, una maggior rispetto per la donna e nei rapporti interpersonali e famigliari, a ridimensionare l'autoritarismo, a svuotare i manicomi coercitivi, a imporre un divorzio civile, l'aborto tutelato...?

Ovvio che provoco, che è un paradosso il mio. Così come l'aggiunta al testo di Pasolini dello stesso Pasolini, riportata da Michelasso, dovrebbe far riflettere.

Sto con Roberto. I poliziotti menavano, reprimevano. Lo fanno ancora mi sembra, e non mi riferisco solamente a Genova e alla Diaz.
Di Marx, poi, mica l'ho sostituito a Gesù Cristo in quanto Dio. Ma le sue analisi mi hanno aiutato a capire e non sono ancora tutte da buttar via.
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Re: Via Gramsci e la sua battaglia

Messaggio  buzz il Mar Lug 17, 2012 4:27 pm

Io ovo sodo non so nemmeno cosa sia e l'ho detto e ripetuto, mi riferisco a valle giulia. Pasolini ha commentato valle giulia. I figli della borghesia romana, i figli degli ingegneri dei parioli e degli architetti della balduina.

L'autunno del 69 a milano e mirafiori fu altra cosa che non il movimento romano del 68.
Altra cosa.

Anche se a Milano e Torino, città operaie del nord, esisteva in ogni caso anche la componente borghese studentesca.

Negli anni successivi accadde qualche altra cosa.

I poliziotti... certo che stanno con il potere. Per definizione, stanno con il potere.
E sono certamente figli del popolo.
Che problema esiste a riconoscerlo? Nessuno.
I soldati di tutte le truppe di occupazione del mondo, quelle che hanno svolto i compiti più efferati di mecelleria erano forse figli dell'aristrocrazia?

Il "popolo" produce merda in quantità industriale. Nel senso che appartenenti al popolo non si distinguono per comportamenti nobili o compassionevoli, nei confronti di altri appartenenti al popolo.
La cosa peggiore è che lo fa spesso per il beneficio di chi è al potere, accontentandosi delle briciole.

Proprio però partendo da questo presupposto, che è escusiva verità storica, bisogna riconoscere che il male o il bene, non sono esclusivo appannaggio di una parte. Bensì sono storicamente distribuiti.

Pasolini aveva chiaro, chiarissimo, il problema del Potere. E aveva con tutta evidenza chiara la contraddizione attraverso cui il potere usa il popolo, i suoi figli, per sedare e/o soffocare nel sangue le istanze di liberazione popolari. E in questo, non poteva non vedere che il problema era altrove, e che uno scontro diretto non avrebbe portato a nulla di buono. Come in effetti fu.

Ancora, a distanza di 40 anni, non si capisce che il muro contro muro, benché romantico (ma può esserlo solo per chi non si è sporcato le mani, perché romantico il sangue può esserlo solo, da lontano, quello degli altri) serve solo al Potere?

Fra i poliziotti ci sono tante brave persone, così come tanti pezzi di merda. Ma nell'identica proporzione che nel resto della popolazione. Solo che, certo, il potere se li tiene da conto un po' di più. E chi lo nega.

Ma continuare a soffiare sul fuoco con queste logiche da reduci non si da di cosa... è veramente ridicolo. Penoso. Patetico.

Io sono il primo a non negare, nella maniera più assoluta, le porcate fatte dalla polizia in innumerevoli circostanze.

Però un conto è riconoscere questi eventi, e condannarli e chiedere anche delle condanne esemplari, e lamentarsi anche che invece lo stato protegga e nasconda certi comportamenti ... e un conto è l'analisi storica di determinati eventi.

Proprio perché il marxismo dovrebbe avermi insegnato qualcosa, non ragiono di panza, ma cerco di comprendere l'insegnamento della Storia.
i poliziotti sono senza ombra di dubbio, sempre, lo strumento del potere. Ma sono anche, senza ombra di dubbio, figli del popolo. E ciò era tanto più vero 40 anni fa, quando il popolo era anche un pelo più identificabile di oggi.

Questa contraddizione Pasolini metteva in evidenza. E riconosceva, nello specifico di Valle Giulia, che le facce del popolo, fra poliziotti e studenti, erano fra i primi.
E non sbagliava affatto. Senza essere accecato dall'ideologia, allora come adesso, vedeva quello che chiunque dovrebbe essere in grado di vedere.

Dopodiché in questa strana contraddizione di allora, si potevano intuire molte cose, su quello che sarebbe diventata la nostra società negli anni successivi.

Estrapolare quella famosa riflessione di Pasolini da tutto il contesto storico allora e in divenire è assurdo. E' una riduzione del pensiero di Pasolini ai minimi termini di un discorso da bar.



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Re: Via Gramsci e la sua battaglia

Messaggio  Roberto il Mar Lug 17, 2012 8:56 pm

Non è questione di poveri o ricchi, figli di papà o veri proletari, buoni o cattivi .... a Valle Giulia, come in altre migliaia di lotte tra studenti e polizia, c' era da una parte chi voleva cambiare e dall' altra chi, al servizio del potere, si opponeva al cambiamento. Quello che è accaduto dopo, il fallimento delle idee, la deriva nel terrorismo, il termine delle utopie, è purtroppo il bollettino di una contrapposione alla fine persa.

Lo so, molti partecipavano non sapendo bene il perché, io stesso, in quegli anni, mi sentivo di esserci ma sinceramente a volte i discorsi dei leader non li capivo. Ero un ragazzino, pieno di ideali e ci credevo a prescindere, come i poliziotti che ci menavano, a prescindere, perché era nelle cose. Nelle mie manifestazioni ed occupazione (1968-72) intorno a me avevo i compagni di scuola, gente di borgata: trullo, prenestino, tormarancia .... io ero quello benestante e mi sentivo a disagio in mezzo ai figli degli operai, non ho visto tutti questi figli della borghesia, forse si mimetizzavano bene.

A Valle Giulia non c' ero, ero ancora al liceo, ma se ci fossi stato sarei adesso orgoglioso di aver partecipato a quella battaglia, contro dei poliziotti che singolarmente non sarebbero stati dei nemici, ma in divisa ed armati lo erano. Una polizia ha il dovere di ubbidire agli ordini, in modo puntuale e sagace, come senpre, come nella storia recente.
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Re: Via Gramsci e la sua battaglia

Messaggio  buzz il Mer Lug 18, 2012 7:51 am

Eh... io invece non ne so niente. Non parlo perché ero lì, dentro fino al collo in quelle situazioni. Rolling Eyes
Non a Valle Giulia, certo, perché ero troppo piccolo. Ma negli anni successivi ne ho conosciuti non pochi, di protagonisti di Valle Giulia e dintorni.

Conosco perfettamente la realtà di quegli anni. Conosco perfettamente tutti i meccanismi che portano allo scontro frontale, all'odio reciproco. Conosco le violenze, i soprusi, la rabbia, l'ingiustizia, la menzogna.
Potrei scrivere un libro, un bel libro di centinaia di pagine, di sola cronaca di quegli anni.
La mia storia, ma anche quella di altre decine di ragazzi con cui ho condiviso il malessere prima, poi la speranza, l'impegno, la lotta, lo scontro, la contrapposizione, la rabbia, la violenza, la disillusione.

Ma a che servirebbe?
A niente. Tanto non s'impara niente.
Tanto portare la propria testimonianza non serve a nulla.

Sai chi ama la guerra?
I poeti, gli idealisti, i romantici. Prima di vederla a un metro.
E poi quelli che non la fanno.

Sai chi non rispetta i nemici? Quelli che non li hanno guardati negli occhi. Quelli che ne hanno solo sentito parlare.
Quelli che non sono andati oltre la divisa, il colore della pelle o della bandiera, riconoscendo negli occhi quello che unisce, e non quello che divide.

Quello che ho capito io, in anni duri di scontro vero e totale, è che se non si va oltre la contrapposizione diretta - fra arlecchino e pulcinella - il vero Potere resterà sempre intangibile. Mentre noi ce le diamo di santa ragione, il vero Potere fa soldi anche su questo.

Vale per le lotte fra poveracci come quelle fra Stati sovrani.

Il vero Potere non si fa alcun scrupolo di massacrare gli stessi suoi servitori, quando gli occorre, quando gli fa comodo. Siano essi magistrati, poliziotti, carabinieri. Oltre che mandarli allo sbaraglio, in prima fila, contro la gente del popolo.
Siamo burattini, che qualcun altro manovra, sapendo di poter contare su reazioni compulsive automatiche.

E' così facile, ma così facile, innescare la violenza fra due parti in causa....
è la cosa più facile di questo mondo.
Si può contare su secoli e secoli di stratificata stupidità.



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Re: Via Gramsci e la sua battaglia

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