La realtà gassosa

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160712

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La realtà gassosa




Lo tovate anche qui http://whitetraces.wordpress.com/2012/07/16/la-realta-gassosa/

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Quando vidi quelle camionette in Chiapas nel ’93 sapevo che ero nel mezzo di qualcosa di grande. Qualcosa di significativo. Mesi dopo ne ebbi la conferma definitiva. Al grido di Ya Basta prendeva corpo la prima rivolta raccontata attraverso la Rete. Quella embrionale degli anni ’90. Ma per la prima volta i media ufficiali venivano scavalcati. E le informazioni viaggiavano dalla sorgente al destinatario senza mediazioni.

La cosa prometteva bene. Un’arma quasi invincibile nelle mani delle masse. La costruzione delle coscienze poteva avvantaggiarsi finalmente di uno strumento diretto. Soprattutto nei paesi dell’Occidente dove maggiore era l’influenza dei mezzi di disinformazione di massa e dove sempre minore era l’impegno sociale. Diluito ad arte nell’orgia dei consumi.

Sono passati quasi 20 anni. 20 porca miseria. Mi guardo intorno ma la situazione non sembra migliorata. Ogni cittadino – o quasi – in Occidente ha un PC. Ha virtualmente accesso a tutta l’informazione a disposizione per farsi un’idea sua. Per dare un’interpretazione critica e originale ai fatti. Eppure ciò non avviene. Tranne alcuni sporadici episodi di piccoli cambiamenti dal basso agevolati o prodotti dalla Rete, lo scenario, se possibile è peggiorato.

Come può essere?

Parlando con R sere fa ho provato a darmi una spiegazione molto pratica. D’altra parte la teoria sulle dinamiche del potere la conosciamo un po’ tutti. Da quello di matrice verticale a quello diffuso – alla Focault – in tutti i modelli c’è del giusto e dell’errato. Ma nei fatti la realtà è una. Avere zero possibilità di scegliere o averne infinite è praticamente la stessa cosa. E’ la consapevolezza necessaria a esercitare la scelta l’unica cosa che può fare la differenza.

Cosa cambia se la scelta non la puoi fare perché non ti è permesso o non la fai perché non riesci a farla, non ne hai voglia o hai altri problemi da risolvere? Il risultato è lo stesso.

Ed è su questa sottile linea di confine che secondo me si gioca l’esito futuro di una rivoluzione che per ora considero mutilata. Ovvero la rivoluzione della Rete. Quella dell’informazione ubiqua e dell’individualismo critico.

Per ora i 5 poteri tradizionali (legislativo, esecutivo, giudiziario, la carta stampate e la televisione) continuano a vincere la battaglia. Non credo in un complotto (modello verticistico) ma in un’agevolazione sottilmente accompagnata del combinarsi di una serie di fattori (modello misto fa verticistico e diffuso). Che in seguito, magari, in alcune stanze dei bottoni è diventata anche strategia di governo.

Di cosa parlo? Della realtà gassosa.

Secondo la fisica di base, ogni elemento della materia può assumere, al mutare delle condizioni (in genere di temperatura e pressione) sia una forma fortemente aggregata (solida) sia una altamente dis-aggregata (gassosa). Prendendo in prestito la definizione di Bauman, che parla di realtà liquida, mi azzardo ad ipotizzarne un’altra che meglio descrive l’attualità. Quella appunto di realtà gassosa.

Apriamo il browser. Digitiamo una parola in un motore di ricerca. Ci appaiono decine di migliaia di occorrenze. Il criterio di presentazione non è basto sull’attendibilità della fonte (e d’altra parte chi stabilisce l’attendibilità?) ma su criteri quantitativi. Il produttore del contenuto è riuscito a farsi clickare più volte, ha acquistato le parole chiave, la sua notizia ha suscitato l’interesse di alte persone che l’hanno condivisa. E via via, l’onda di marea di gonfia. Gli anelli prodotti dal sasso informazione che rimbalza sulla superficie liquida della rete si moltiplicano. E io che ne intercetto uno non so più da dove venga. Se sia vero, falso o accreditato la tam tam. So solo che è lì. Che molti lo hanno commentato. Che è diventato un pezzo di realtà solo per questo.

Il vocabolo della Treccani era accreditato da un’autorità suprema, monolitica e indiscutibile. Ed era quell’autorità a formare le coscienze dei ragazzini che facevano la “ricerca”. Una coscienza eterodiretta, condizionata. Una coscienza ammaestrata, governabile. La realtà solida.
Oggi il vocabolo lo cerco su Google e posso trovare tutto e il contrario di tutto. Leggo una, dieci, cento, mille pagine. E poi sono perso. Non mi ricordo più da dove vengo e cosa cerco. Il mio sasso ha rimbalzato troppe volte e non so più quale mano lo ha lanciato. E nel frattempo immagini, testo, video e varie combinazioni di essi mi hanno posto altre domande e ho avviato altre ricerche. La Rete si è fatta rete. E mi tiene stretto. E’ il paradosso della realtà gassosa. Nessuno mi vincola. Non c’è niente intorno a me ma sono fermo. Bloccato. Disorientato dalle mille vie possibili. Un atomo che sbatte all’impazzata contro gli altri suoi vicini.

Desisto e torno a vedere cosa dice la TV sull’argomento. Un bel talk show in cui le opinioni a confronto sono poche. E spesso simili. Si discute e ci si accapiglia sui dettagli. La sostanza è salva. Oppure apro Facebook. Guardo cosa hanno condiviso i miei amici. Lo leggo. E finalmente ho trovato la mia via. Quella degli altri. Quella dei più. Mi piace. E la condivido pure io.

1 è un numero confortante anche se rappresenta la monarchia. 1000 è l’essenza della libertà si dice, ma anche quella della confusione e del disorientamento.

E chi sta nelle stanze dei bottoni si frega le mani. Non è necessario reprimere una rivolta, diceva qualcuno, se riesci a reprimerne il desiderio stesso nella mente degli oppositori. Panem et circenses. Geniali i Romani. Ma oggi la storia si fa ancora più articolata. E il detto va rivisto. Non è necessario reprimere una rivolta, basta lasciare il popolo libero di proporne mille. Per ogni cosa. E stai tranquillo che tutto rimarrà invariato. Strategia della confusione.

Basta accompagnare le pecore in una stanza in cui possano ululare a più non posso. Non diventeranno mai lupi.

Ma viene prima l’uovo o la gallina? L’hanno progettata questa confusione così facile da utilizzare come strumento di governo? Oppure ognuno di noi – anche io con questo post – contribuiamo ad aumentare l’entropia e lassù ai vertici della piramide hanno solo colto al volo la possibilità, accompagnandola e trasformandola in strumento di governo? Difficile a dirsi. Come per l’uovo e la gallina. Ma certo è che la tentazione di cogliere la palla al balzo deve essere stata irresistibile.

La Rete è una grande opportunità. L’informazione per tutti è una delle chiavi per costruire un futuro migliore. Ma senza il filo rosso del senso critico che li congiunge i bit rimangono come i puntini di un’immagine da scoprire sulla settimana enigmistica: un mare di elementi senza dimensioni, che presentano possibilità molteplici ma che continuiamo a contemplare senza riuscire a dargli senso.
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Tengri

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La realtà gassosa :: Commenti

Messaggio il Mar Lug 17, 2012 9:07 am  buzz

Prima del Web l'atto comunicativo era soprattutto push, informazione che qualcuno spingeva verso di me. Con il Web sono io che cerco le informazioni che mi servono, e le tiro verso di me (pull)

Il push ha bisogno del potere, il pull del sapere. Chi è più forte può spingere i suoi messaggi verso chi è più debole. Chi sa di più può procurarsi le informazioni più interessanti, perché sa anche dove e come andarle a cercare. La propaganda è push. L'intelligence è pull. Il re che emana un editto è push. L'erudito che cerca nei testi di una biblioteca è pull.

Anche la pubblicità e la comunicazione d'impresa fino a poco fa erano basate sul push, e ci voleva più potere, più investimenti, per spingere il più possibile i messaggi verso un gran numero di persone, che potevano solo assumere atteggiamenti consenzienti o dissenzienti rispetto al messaggio che ricevevano.

Con le NTIC (nuove tecnologie dell'informazione e comunicazione) si sviluppa il concetto del Pull, del destinatario che diventa soggetto attivo ed opera la scelta di collegarsi, di cercare un argomento, di tirare a sé le informazioni che desidera.

Il testo è un messaggio esplicito, autorevole, immutabile. L'ipertesto è un insieme di messaggi impliciti, mutevoli, sottomessi alla scelta del lettore.

Fino a qualche tempo fa si credeva che internet fosse tutto pull, e i media classici tutti push.

Invece gli sviluppi del Web negli ultimi 4 o 5 anni hanno creato un mix di comunicazione dove il sito Internet si integra con altri media e viceversa, e la navigazione si combina con gli scambi personali e di gruppo che avvengono con l'e-mail.

Il giornale cartaceo ha una sua edizione Web, l'affissione o l'annuncio rimandano ad un sito o ad un indirizzo e-mail.

Vediamo alcuni comportamenti tipici. Apro il browser. Se sono un principiante mi becco il sito predisposto (push). Lo guardo rapidamente e scelgo un servizio, per esempio l'oroscopo (pull). Appare un banner (push) e io decido di cliccarlo (pull). Mi trovo in un altro ambiente ricco di informazioni che compaiono sul mio monitor (push). Quello che vedo mi fa venire in mente un'altra cosa, e mi metto a cercarla con il modulino di ricerca (pull).

Oppure apro il gestore di posta elettronica e scelgo di vedere la posta ricevuta. Fra le lettere c'è quella di Apogeonline (push). Naturalmente mi arriva perché avevo sottoscritto un abbonamento gratuito (pull). Scorro i titoli e i sommari della e-mail di Apogeonline e clicco su un titolo che mi interessa (pull). Si apre il browser con la pagina di Apogeonline, e oltre all'articolo c'è un banner (push) e i riferimenti ad articoli correlati (push). E così via. Tutto ciò significa che la comunicazione Web è un flusso integrato fra push e pull.

La contrapposizione fra push e pull presume una distinzione rigida tra emittente e destinatario e un atteggiamento univoco dell'uno e dell'altro.

Ma già nell'80 Alvin Toffler aveva coniato il termine di prosumer rilevando il fatto che le nuove tecnologie rendono più facile produrre a basso costo, e quindi il consumatore che nell'età industriale poteva solo consumare ciò che gli forniva il produttore, nell'età post industriale può a sua volta produrre, trasformare, riprodurre.
Dal broadcasting (larga diffusione) della televisione generalista si passa al narrowcasting (diffusione mirata) delle televisioni cavo, pay, on demand, e del Web. L'atteggiamento passivo del telespettatore diventa atteggiamento interattivo del surfer internet.

La fusione fra push e pull fa nascere nuovi problemi.
Il pull presuppone una iniziativa personale, ma pochi ce l'hanno. La massa vuole avere tutto pronto, preferisce che le si dica che cosa fare invece di decidere da sola. Probabilmente proprio la navigazione internet svilupperà lo spirito di ricerca. Anche la scuola si deve evolvere da un impianto disciplinare adatto al lavoratore dipendente ad un impianto imprenditivo adatto al lavoratore autonomo, da un sapere riversato nello studente allo sviluppo di uno spirito di ricerca personale, da risposte a domande non fatte a guida a fare domande sempre più complesse e intelligenti.

Un'impresa che vuole comunicare con i propri pubblici deve rispondere a nuove domande. Come organizzare la nuova strategia di comunicazione?
Come integrare il push con il pull? Oggi il poster o l'annuncio tendono a limitarsi ad una immagine di richiamo e a limitare al minimo qualsiasi informazione, rimandando ad un sito Web dove chi vuole può trovare tutte le informazioni e anche acquistare direttamente il prodotto.
Una e-zine di marketing americana dice che internet va molto bene per conservare i clienti, ma non funziona molto per acquisirne di nuovi. Quindi per ampliare il mercato si deve ricorrere alla pubblicità classica sui media tradizionali?

Anche dalla parte del singolo utente di internet, come organizzare le proprie strategie di utilizzo? Navigo e cerco, o mi iscrivo a mailing list che mi fanno arrivare le informazioni che ho richiesto a monte con una unica scelta? Oppure scelgo un portale come predefinito, e dai suoi suggerimenti comincio ad addentrarmi nel Web? O ancora leggo una rivista cartacea e mi collego con qualche sito consigliato?

preso tempo fa dalla rete, che rimandava a http://www.umbertosantucci.it/?page_id=604

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Messaggio il Mar Lug 17, 2012 9:24 am  Tengri

Il punto dove si parla di una nuovaa Scuola è centrale. Ho fatto cose negli ultimi anni con docenti delle superiori immigrati digitali che odiavano internet e ne proibivano l'ultilizzo (poveri illusi) agli studenti. Impauriti dal cambiamento. Incapaci di aggiornarsi. O forse semplicemente pigri membri della PA. O un po' di tutto questo.

Di fatto stavano istruendo future pecore ...

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Messaggio il Mar Lug 17, 2012 9:27 am  buzz

La possibilità di accedere all'informazione, di procedere alla costruzione del proprio network, presuppone alcune qualità, ad esempio la curiosità e lo spirito critico e anche un certo livello di conoscenza - cultura - pregressa.

E' un po' il discorso dell'uovo e della gallina, se tale livello di conoscenza è un portato della curiosità intellettuale innata in un individuo o sia semplicemente il frutto della possibilità fisica di accedere o meno alla conoscenza.

Probabilmente entrambe le cose in generale, ma poi in particolare, dipende da situazioni contingenti.
In un paese con alta possibilità di accesso alla conoscenza per esempio, come l'Italia, io penso che chi rimane ignorante è perché non vuole fare alcuno sforzo per prendere quello che, almeno di base, è disponibile per tutti.
In altre zone del mondo invece può anche esistere ancora l'impossibilità fisica di conoscere, di imparare.

Qui, secondo me, in larga parte chi rimane ignorante è perché non ha alcuno stimolo verso la conoscenza. Per cui, quando anche abbia la possibilità accedendo alla rete di avere a disposizione tutto lo scibile del mondo, continuerà a non usare queste possibilità, così come nell'infanzia e/o nell'adolescenza non aveva usato altri strumenti messi a disposizione dalla società per acquisire conoscenza.

La rete ha messo in evidenza questi limiti, li ha resi trasparenti.
Negli anni 70-80 mi ricordo che c'erano sempre delle discussioni sui media su quanta poca gente si informasse, leggendo giornali e vedendo telegiornali.
Quella percentuale di popolazione, trasportata nella scuola dell'obbligo, ha fatto il minimo indispensabile (che è stato nel tempo sempre meno) e oggi con la possibilità di accedere alla rete, fa comunque il minimo indispensabile.

Insomma, per me il problema non è lo strumento, che anzi opportunità ne offre, ma nella gente.
Non siamo tutti uguali.

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Messaggio il Mar Lug 17, 2012 10:40 am  Tengri

buzz ha scritto:Insomma, per me il problema non è lo strumento, che anzi opportunità ne offre, ma nella gente.
Non siamo tutti uguali.

D'accordisimo. ma la moltiplicazione delle fonti ha un indubbio effetto disorientante. Che può essere anche strumentalizzato. E forse lo è. La scuola dovrebbe aiutare a fornire gli strumenti per districarsi mentre invece continua ad essere la "scuola della verità consolidata" di stampo 800entesco.

Poi è chiaro che queso non è che rende tutti uguali. Anzi.

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