Ritratti di Grandi Alpinisti: Slavko Svetičič

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180712

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Ritratti di Grandi Alpinisti: Slavko Svetičič






1990, Eiger, versante Nord. In centro alla parete parte verso il cielo la Direttissima Harlin, una via dura, complessa, pericolosa, come tutte del resto su questo cumulo di detriti di 1800 metri.
Sono passati più di 50 anni dalla prima salita di questa parete e 30 dalla prima invernale. La Direttissima è lì, tentata qualche volta, ma sempre nella bella (per quanto possibile sull’E...iger) stagione, fino al gennaio del 1990, quando spunta sulla cima un ragazzo, da solo, semi sconosciuto, di circa trent’anni.
E’ sloveno, jugoslavo si diceva allora, ed è partito appena 27 ore prima (per capirci, l’apertura della via aveva richiesto un mese, in stile himalayano!). Questa notizia fa il giro del mondo e fa conoscere il nome del ragazzo: Slavko Svetičič.
Da allora e per una manciata d’anni, Slavko Svetičič diventa uno di quei punti di riferimento al quale, se sei un alpinista da misto impegnativo, ti devi rifare, perché è lui a spostare un po’ più in là quel limite che passa stretto stretto tra due linee, quella del successo mondiale e quella del non ritorno a casa. Questo perché le sue salite sono così, dure, complesse, pericolose (proprio come la Harlin) e solitarie.
Già, lui saliva da solo. Un altro gigante dell’alpinismo, Peter Podgornik, lo chiama “Lupo Solitario”. Nello stesso periodo della Harlin, sale, sempre ancorato al suo stile, anche la Mc Intyre, la Bonatti-Vaucher (VI+, A2, 70/80°, 1100m) e la Rolling Stones alle Grandes Jorasses e la parete NE del Grand Pilier d’Angle sul Bianco. E’ anche l’anno di uno dei suoi capolavori, Manitua, allo Sperone Croz.
Nato in un piccolo paese su un altipiano delle Alpi Giulie, cresce tra lavori e fatiche ed a 17 scopre l’arrampicata nelle pareti vicino casa. E’ amore istantaneo e da allora ogni sforzo, ogni ora di lavoro, anche il più umile, serve solo a mettere da parte qualche moneta per la prossima avventura in montagna. Nel 1984 riesce a viaggiare in Yosemite e abbandona il lavoro in officina per diventare manutentore di strade di montagna, poi gestore di rifugio, poi sorvegliante su una pista da sci; tutto per poter poi viaggiare, esplorare, arrampicare.
E’ un cultore dell’allenamento, corre e scala tutti i giorni. Già da qualche anno Svetičič scala in solitaria, in particolare sulle Alpi Giulie e le Dolomiti, le montagne di casa. Verso la fine degli anni ’80, dopo la spedizione jugoslava dell’87 sul K2, si concentra sull’Aconcagua.
Nel 1988 sale Linea del Sole. Durante l’ascesa, un sasso colpisce gravemente la mano dell’amico Milan Romih che scende a valle. Slavko invece prosegue, sale gli ultimi 1000 metri della via ed il giorno seguente ridiscende per la Via Francese.
Qualche anno dopo tenta in solitaria la parete Ovest dell’Annapurna, in parte per una nuova via dopo aver abbandonato la Messner ma dopo giorni in parete in condizioni estreme è costretto a ridiscendere. In mezzo trova anche il tempo per dedicarsi al Cerro Torre con la Direttissima all’Inferno (vedi Salite Leggendarie).
La sua attività spazia fino alla Nuova Zelanda, con splendide salite su ghiaccio sul Monte Cook, sul Tasman e sull’Aspiring, talvolta da solo, talvolte con Peter Dikson.
Il 13 gennaio 1995, dopo 460 vie nuove aperte e 1200 ascensioni, parte per una spedizione visionaria: la salita in stile alpino di una via nuova sulla Ovest del Gasherbrum IV.
Slavko Svetičič è ancora là. Scala e scala anche se non davanti ai nostri occhi. Un mostro di talento, audacia e coraggio, ha posto le basi per un nuovo livello di alpinismo, livello ancora oggi da raggiungere, talvolta anche solo da affiancare, da superare sarà difficile, molto difficile…
Insieme a Silvo Karo, Franček Knez, Janez Jeglič, Pavle Kozjek, Peter Podgornik e Tomo Cesen, fa parte di quella corazzata che era il gruppo di jugoslavi che tra l’80 ed il ’90 insegnavano al mondo come si faceva alpinismo. Ora alcuni di loro ci hanno lasciato per altre montagne e pareti che per ora noi qui possiamo solo immaginare, ma il loro nome e ciò che hanno fatto sarà ricordato per sempre.
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Messaggio il Mer Lug 18, 2012 11:26 pm  Ad_adri

Uno dei grandi.

aggiungo

il 2-2-1989 ripete in solitaria invernale la Lomasti al Piccolo Mangart di Coritenza nello stesso stile del primo salitore , il primo ( e forse l' unico ) a salire in giornata quella parete d' inverno.

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