Walter Bonatti

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Walter Bonatti




La verità qualche volta può raccontarla persino una ruota di scorta. Su quella del furgone con il quale negli anni Novanta girava a caccia di pareti, Steve House aveva dipinto tre parole: Bonatti is god, Bonatti è dio. Il credo di un ragazzo americano che sarebbe diventato un gigante della scena alpinistica internazionale. Un comandamento laico e non blasfemo, che faceva di un nome un manifesto e perciò un programma di vita, di un'anagrafe una mitologia con i piedi ben piantati sulla roccia. Viveva all'altro capo del mondo, House, non aveva mai visto le Alpi, non era nato quando il suo eroe italiano firmava l'ultima impresa, eppure sentiva il bisogno di gridare la sua venerazione....
Giorgio Spreafico da http://www.laprovinciadicomo.it/stories/Caccia%20Grossa/495952/



Fra qualche giorno sarà un anno che se ne è andato.
Ieri su Repubblica c'era un articolo, sul suo archivio fotografico post alpinismo. (80.000 fotografie di proprietà di un'agenzia)

http://www.repubblica.it/persone/2012/09/05/news/dall_alaska_alle_ande_con_l_occhio_di_bonatti_tutte_le_cartoline_di_mister_avventura-41976221/?fb_action_ids=4556495073715&fb_action_types=og.recommends&fb_source=aggregation&fb_aggregation_id=246965925417366



Pensavo che sarebbe bello raccogliere il materiale che si trova in rete, nonché anedotti, considerazioni. Sulle sue vie certamente... e sulla persona. Perché Walter Bonatti è stato sicuramente un grandissimo alpinista, ma anche, ancora di più un grande Uomo.

I vari articoli che parlano di lui indugiano spesso sulla leggenda.
Un esempio... "bonatti is god" Wink


Difficilmente escono dall'agiografia, dai particolari pittoreschi.
Sicuramente lui era una la cui vita si prestava, alla leggenda. Al mito.
Ma l'uomo era anche, molto, altro.

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Walter Bonatti :: Commenti

Messaggio il Gio Set 06, 2012 8:46 am  buzz

... au pilier des Drus - Chamonix

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Messaggio il Gio Set 06, 2012 8:49 am  buzz

Intervistato da Enzo Biagi

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Messaggio il Gio Set 06, 2012 9:01 am  buzz

Dio e Patria, i valori supremi e contrastanti a cui erano rivolti gli eroi del passato, e a cui le nostre contraddizioni interne rimasero fedeli con successo e tanto misticismo, hanno perduto col tempo molto del loro ascendente.

A dare fede e pace, oggi non bastano più i re, le parole, i misteri: la vita stessa è una continua aggressione di domande, di provocazioni, di dubbi.

L'intelletto ha sopraffatto i valori spirituali e morali prima ancora che questi si fossero sviluppati; così dalla società decadente, scaturita da valori instabili e confusi, anche l'eroismo tradizionale, privato di confini, è dilagato, ahimé, svuotato dal suo contenuto e dalla ragione stessa della sua esistenza.

Ma qui nasce un nuovo movimento eroico dell'animo.

Svincolato ormai dalle strutture della moralità classica, che sorreggeva i martiri e i guerrieri antichi, esso assume un altro profilo, più adatto al nostro tempo.

A provocarlo sono le frustrazioni di una civiltà tecnicistica e la ribellione a una società collettivistica, una società felice quasi di poter confondersi con tutti "gli altri", e soddisfatta di poter sembrare piuttosto che di essere.

E' inoltre il rifiuto dei disinganni e delle bassezze a generare questo eroismo, ed è anche il rigetto di quella sicurezza promessa dal progresso, che una volta acquisita non fa più progredire l'animo.

Si scopre così che il moderno eroe si manifesta "contro" invece di aderire "per", disprezza questo piatto e logoro mondo, ridotto ad una "maledizione sottile", si fortifica l'animo voltandogli le spalle, rischia la morte per fuggirlo nella solitudine pura di una montagna selvaggia, di un oceano tempestoso, di un deserto.

L'eroismo moderno, questa nuova solitaria espressione del coraggio, assume quasi un aspetto vuoto e gratuito al confronto di quello antico, sempre diretto verso una condizione unanimamente consacrata.

L'eroe d'oggi può quindi apparire come un cavaliere del nulla, un conquistatore dell'inutile che si muove secondo il proprio arbitrio e le proprie condizioni.

Walter Bonatti
(I giorni grandi, 1971)

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Messaggio il Gio Set 06, 2012 9:04 am  buzz

Fazio intervista Bonatti e Messner

1 parte


2 parte

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Messaggio il Gio Set 06, 2012 9:10 am  buzz

da http://www.youtube.com/user/fischiodinizioitalia

Intervista in tre parti a Walter Bonatti: "Scalare se stessi"

1 parte


2 parte


3parte

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Messaggio il Gio Set 06, 2012 9:57 am  Tengri

"Il piacere non viene durante. Ma soprattutto prima".

Ecco, questa è una cosa in cui in parte mi riconosco.

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Messaggio il Gio Set 06, 2012 10:08 am  Tengri

Certo che alcune delle domande di Biagi ... Very Happy

Docuneque sia seppellito spero che abbiano rispettato il suo desiderio. Che epigrafe si scriverebbe? Un uomo che si è vissuto fino in fondo. Alla fine verticalità o meno non so in quanti riusciranno ad avere questo pensiero prima di spirare l'ultimo respiro.

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Messaggio il Ven Set 14, 2012 1:24 pm  buzz



Così morì, un anno fa, Walter Bonatti (fra il 13 e 14 settembre). È una
storia drammatica, ora raccontata nell’ultimo libro dedicato all’uomo
che più di chiunque altro ha saputo incarnare l’ideale dell’alpinista: Walter Bonatti. Una vita libera
, costruito con una struttura originale e elegante, ricco di fotografie
e di pagine inedite, un vero testamento, che Rizzoli manderà in
libreria a giorni (pp. 336, € 39). A alzare il velo è Rossana Podestà,
l’ex attrice cinematografica di solare bellezza (Nausicaa in Ulisse con Kirk Douglas e Elena di Troia
per Robert Wise) che ha vissuto con lo scalatore per trent’anni, da
quando nel 1981 confessò a un giornalista che quello era l’uomo con cui
sarebbe fuggita su un’isola deserta.

da http://www3.lastampa.it/cultura/sezioni/articolo/lstp/468372/

Curatrice del volume (in
collaborazione con Angelo Ponta e con postfazione di Michele Serra), la
Podestà è autrice di una introduzione, alla fine della quale scrive: «Il
racconto che adesso sto per farvi è frutto di una decisione che è stata
difficile e dolorosa». Bonatti soffriva di un tumore al pancreas che
non lasciava speranze. Ricoverato in una clinica romana, passa ore
terribili. La sua compagna protesta contro l’accanimento terapeutico.
«Aiutatelo, vi prego, è disumano quello che state facendo, urlo». Ma un
medico le replica che lui deve fare tutto il possibile per tenerlo in
vita. Viene cacciata: «Lei poi cosa chiede, non è neanche la moglie,
anzi se ne vada via subito. Fatela uscire, non può restare qui».

Sono
le otto di sera del giorno dopo quando finalmente la mandano a
chiamare. Ecco il ricordo, come un incubo: in un buio locale lo stesso
medico dietro Walter gonfia e sgonfia un palloncino rosa, per insufflare
aria nella sua bocca. «Il monitor cardiaco ha la linea del cuore ferma.
Mi avvicino, guardo Walter e mi rendo conto che è morto. I suoi occhi
aperti mi guardano senza luce, opachi. Gli strappo quell’oggetto rosa
dalla faccia e, senza più vita, urlo che Walter è morto».

Dunque,
è morto solo. Ha finito la sua esistenza così come l’aveva cominciata.
Infatti la famiglia di Angelo Bonatti, in cui nel 1930 nasce a Bergamo
il futuro rocciatore, vede sconvolto il proprio tran-tran dalle
prepotenze dei fascisti, che le tolgono il negozietto su cui si regge, e
anche l’abitazione. La madre emigra per trovare lavoro, il padre si
arrangia e il piccolo Walter si abitua a vivere solitario una strana e
triste vita.

Nell’epoca dei nazionalismi, la leggenda di Bonatti
rispecchia la scalata dell’Italia dei vinti alla legittimazione in
Europa. Tre sono le anime di questa storia: le imprese alpinistiche, la
vita da esploratore, il riserbo privato. I testi sono frutto di un
efficace montaggio di brani tratti dalle numerose opere dello scalatore,
abilmente raccordati dagli interventi dei curatori. Più ancora
dell’attività alpinistica, strabiliante per l’epoca ma nota e celebrata
(dal Grand Capucin alla prima ai Dru, dalla notte sul K2 alla Nord del
Cervino, e la tragedia del Freney), sono spettacolari i viaggi per il
settimanale Epoca , come esploratore e giornalista: tra i Vaikas
dell’Amazzonia o nel deserto del Kebir, o tentando di sfiorare i limiti
estremi di mondi inesplorati tra fuoco e ghiaccio, nella Laguna di San
Rafael in Cile o nel cratere del vulcano Krakakoa. Una suggestione
particolare è offerta dai diari di peregrinazioni e vagabondaggi, tutti
inediti, e dalle fotografie selezionate in un archivio di ottantamila.

Ma
la parte veramente nuova e attraente sono le pagine riservate alla vita
e alla storia privata di Walter Bonatti: ecco i suoi libri di lettura,
Robinson Crusoe, Jack London, Melville e Hemingway, ecco il lavoro come
operaio nelle Acciaierie Falck, quindi le tessere di due palestre: «Alla
pari» e «Pel e os». Diventa persino protagonista di avventure a fumetti
dell’editore Massimo Baldini. Fino all’incontro con Rossana Podestà,
quando si confondono sul luogo di appuntamento e lei gli sussurra: «Che
esploratore sei, se non sai neanche trovarmi». Si costruiscono una casa a
Dubino all’inizio della Valtellina. E poi i piccoli segni di malinconia
che solo lei sa scorgere, quando lui sembra chissà dove. Infine la
malattia, di cui lei gli nasconde la gravità, in un gesto di pietas
. Sempre con la mente pulita, come l’aria sulle cime. Lei sperava che
uscisse dalla vita sereno. Invece lo fa quasi da disperato. «Povero
amore mio. Non posso perdonarmi la maniera in cui Walter ha lasciato la
vita».

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Messaggio il Ven Set 14, 2012 1:46 pm  Tengri

Che storia ....

Anche se il retropensiero della speculazione editoriale in momenti come questi non ce la faccio a metterlo da parte ...

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Messaggio il Mar Set 25, 2012 4:40 pm  Topocane

una bella foto comparsa sulla sua pagina facebook Smile

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Messaggio il Mer Set 26, 2012 11:53 am  sastra

Tengri ha scritto:Che storia ....

Anche se il retropensiero della speculazione editoriale in momenti come questi non ce la faccio a metterlo da parte ...



Sensazione peggiorata dopo aver constatato che trattasi di elegante volume di grande formato adatto come strenna. Sad Sad Sad

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Messaggio il Mer Set 26, 2012 12:19 pm  buzz

se è un volume, come dicono, con molte e belle foto, le quali meritano carta patinata di una certa grammatura, sarebbe stato una porcata farlo in brossura a colla...

probabilmente sarà cartonato, cucito, di grande formato.

non ci vedo niente di strano o di male.

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Messaggio il Mer Set 26, 2012 3:22 pm  Ospite

A una sua conferenza/proiezione di quattro/cinque anni fa, gli chiesi se - potendo ritrovare per magia le energie giovanili - sarebbe tornato volentieri in quei luoghi remoti del globo immortalati dalle sue fotografie. Mi rispose di no, che quei luoghi per come li vide lui non esistono più.

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Messaggio il Mer Set 26, 2012 3:33 pm  Tengri

claudio1949 ha scritto:A una sua conferenza/proiezione di quattro/cinque anni fa, gli chiesi se - potendo ritrovare per magia le energie giovanili - sarebbe tornato volentieri in quei luoghi remoti del globo immortalati dalle sue fotografie. Mi rispose di no, che quei luoghi per come li vide lui non esistono più.

Quelli magari no. Ma ne esistono altri ... pochi ... ma ci sono. Very Happy

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Messaggio il Ven Ott 05, 2012 9:12 am  .

Qualcha foto


matterhorn north face


?



























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Messaggio il Ven Ott 19, 2012 8:23 pm  MARK12G

lunedi prossimo 22/10

RAI TRE "sfide" Walter Bonatti h.22.30


Ultima modifica di mark12g il Ven Ott 19, 2012 10:15 pm, modificato 1 volta

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Messaggio il Ven Ott 19, 2012 9:10 pm  Musico Errante

Oltre alle imprese di un alpinista immenso qual'era, mi piace ricordarlo anche per i viaggi che fece dopo aver "appeso la picca al chiodo", dal Klondike all'Africa, dall'isola di Komodo a quella di Sumatra sulle tracce della tigre, sempre a contatto con la natura incontaminata (mi pare che una mattina, dopo aver dormito all'aperto nella savana si svegliò con le fauci di una iena a due passi dalla testa sticazzi )
E poi la bellezza dei suoi racconti Very Happy

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Messaggio il Mer Ott 24, 2012 5:28 pm  .

http://www.facebook.com/photo.php?fbid=509983085679499&set=a.385998948077914.96418.172444986099979&type=1&theater




http://www.facebook.com/photo.php?fbid=509959782348496&set=a.385998948077914.96418.172444986099979&type=1&theater


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Messaggio il Ven Ott 26, 2012 3:07 pm  buzz









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Messaggio il Ven Ott 26, 2012 4:01 pm  Batman

Da piccolo, ho avuto per Bonatti un'ammirazione incondizionata che
rasentava l'idolatria. Smorzata quest'ultima, è sempre rimasta
l'ammirazione par l'alpinista, l'esploratore, uno stile di vita. Ma si è
aggiunta anche la sensazione di un elemento dissonante, della presenza,
nella figura e nell'alpinismo di Bonatti, di una dimensione che non
riuscivo ad accettare, e che è emersa in modo particolarmente netto (per
me) in un suo scritto della metà degli anni Ottanta - che poi è
diventato un capitolo di un suo libro -, intitolato "Alpinismo malato,
anni Ottanta". Scrissi allora sulla Rivista della Montagna, a commento
di quelle sue pagine, le righe che riporto, con l'imbarazzo di un
nessuno che si permetteva di criticare l'idolo della sua gioventù e un
simbolo vivente del grande alpinismo, ma anche con la convinzione che in
quel caso fosse giusto dire qualcosa, anche se o forse proprio perché
controcorrente. E sono ancora convinto di quanto ho scritto allora.

“Alpinismo malato, anni Ottanta”

La
posizione di Bonatti nei confronti dell’alpinismo degli anni Ottanta è
efficacemente condensata in una frase all’inizio della sua appassionata
perorazione: “l’alpinismo… si disperde attualmente in un’estrema serie
di sfaccettature da cui emerge un’enorme confusione di tendenze e
motivazioni”.
E’ detto tutto. Nelle facce variegate e multiformi che
presenta oggi il mondo della montagna Bonatti non vede le potenzialità,
la ricchezza, il dato positivo delle differenze: vede solo “un’enorme
confuzione”. La moltiplicazione delle pratiche, dei discorsi, degli
interessi non è un momento di crescita, ma di dispersione. L’incontro,
spesso il conflitto, eventualmente la mediazione tra forme diverse di
una pratica con radici comuni richiederebbero per essere lette e
comprese una cultura della diversità, e il ricorso alla funzione sociale
del compromesso. Ma Bonatti rifugge da ogni dimensione sociale, e non
accetta compromessi: “ricercatore dell’assoluto”, come suona il titolo
di una delle sue ultime interviste, la sua parola chiave è coerenza. E
la coerenza, se può essere ottima virtù per vivere in accordo con se
stessi, porta facilmente al fanatismo quando diventa chiave di lettura
universale. Bonatti approda così ad una sorta di integralismo. I molti
alpinismi possibili non possono interessarlo, perché esiste un solo
alpinismo: il suo.
Solo così riesco a spiegare, forse, l’itinerario
liquidatorio che Bonatti compie attraverso le tendenze dell’alpinismo
contemporaneo, e il suo snodarsi attraverso semplificazioni e
pressapochismi che, se non si conoscesse l’autore, farebbero pensare
talvolta alla mano di un incompetente che non sa esattamente di cosa
parla. Così Bonatti cade (anche lui) nella trappola ambigua delle “nuove
parole” (sassismo e freeclimbing) per ricamarci attorno giudizi
trancianti quanto infondati, facendo una gran confusione – questa sì –
tra mezzi di assicurazione, di riposo e di progressione, tra arrampicata
solitaria e arrampicata libera, liquidando il tutto come “una serie di
gesti sterili e scontati”, e giungendo fino alla singolare affermazione
che “nessuna prima ascensione è mai stata compiuta, né sarebbe possibile
farla, in stile freeclimbing”. In realtà, le considerazioni di ordine
tecnico sono sostanzialmente estranee al pamphlet di Bonatti: la sua
sfera di appartenenza è quella del giudizio morale, in nome della
riaffermazione di un modello etico, universalmente valido e immutabile.
Si veda la rilettura, del tutto arbitraria alla luce dei testi, delle
dichiarazioni e dei documenti disponibili (e della memoria dei
protagonisti), fatta da Bonatti di quella che lui giudica la parte
migliore del “nuovo alpinismo” dei primi anni Settanta, tesa tutta a
dimostrare che quanto di quelle spinte innovative non era superficiale
adesione a modelli presi in prestito altro non sarebbe stato se non la
riproposizione delle stesse tensioni ideali di cui Bonatti stesso negli
anni Cinquanta e Sessanta era stato portatore.
Dove siano da
rintracciare le origini di questa intransigenza, di questa ostinata
coerenza a un modello che non accetta discussione, richiederebbe
un’analisi del personaggio Bonatti e della sua storia che non è qui il
caso neanche di tentare. Pezzi di possibili risposte il lettore attento
potrà trovarli, dalle parole dello stesso Bonatti, attraverso tutte le
pagine delle interviste raccolte nel libro: la sua dichiarata
estraneità, quando non avversione, al contesto sociale, la diffidenza
nei confronti dell’umanità, il ripiegamento su se stesso in una sorta di
disperato solipsismo; e a monte di questo, storie più e meno recenti
che hanno lasciato tracce dolorose e impresso segni che non si
cancellano. Vicende che appartengono all’uomo Bonatti, e su cui nessuno
ha diritto di tranciare giudizi. Resta il dato dei suoi – di Bonatti –
giudizi sull’alpinismo; e qui vale forse l’antico detto per cui “ciò che
Pietro dice di Paolo, non descrive Paolo ma Pietro”. Resta la
sensazione imbarazzante di chi, leggendo quanto Bonatti pensa
dell’alpinismo di oggi, non riconosce l’oggetto del discorso, perché ne
vede solo una raffigurazione caricaturale e deformante. Dispiace quanto
il risentimento, la polemica, l’arroccamento solitario abbiano prevalso,
fino a soffocarle, sulla curiosità, la voglia di capire, la
disponibilità al dialogo. Viene da pensare, per contrasto, ad un altro
grande, Gaston Rébuffat, che ha saputo invecchiare mantenendo vivi
l’entusiasmo e la curiosità verso il nuovo che gli cresceva intorno,
così fino alla fine continuando a dare agli altri, imparando dagli
altri. Bonatti ci ricorda invece uno di quei patriarchi della grande
borghesia mercantile, fondatori di imperi economici e rigidi assertori
di una morale stretta e senza deviazioni, che diseredavano i figli
cresciuti deviando dalla strada obbligata prevista dall’autorità
paterna. Grandi vecchi, e pessimi genitori.

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Messaggio il Ven Ott 26, 2012 4:07 pm  giggio

hai espresso bene i motivi per cui Bonatti non mi ha mai entusiasmato - fermi restando apprezzamento e ammirazione per la sua forza, determinazione e ricerca interiore.

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Messaggio il Ven Ott 26, 2012 4:08 pm  Topocane

Smile

raccontaci un po', caro signor nessuno, le reazioni al tuo bel, e condivisibile -almeno per me-, articolo Smile ...almeno quelle a caldo, di quegli anni

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Messaggio il Ven Ott 26, 2012 4:09 pm  buzz

Mi piacerebbe leggere il pezzo di Bonatti cui tu rispondi.

In mancanza, a distanza di tanti anni, considerando che lui ha certamente avuto poi modo di modificare diversi punti di vista di allora, secondo te, qualcosa di quello che diceva riconosceva intuitivamente e in nuce, qualche distorsione che poi c'è effettivamente stata?

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