L'Alcoa, quello che c'è dietro.

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L'Alcoa, quello che c'è dietro.




Questa è la mente operativa dietro all'Alcoa. La stessa azienda che l'11 settembre 1973 diede il via al golpe in Cile.




Lasciamo
perdere le commemorazioni e le piatte rimembranze retoriche e passiamo
subito al sodo che ci interessa, oggi e a casa nostra.




Parliamo dunque dell’Alcoa e di Portovesme in Sardegna.

Di conseguenza, parliamo di scelte strategiche militari e di investimenti di speculazione finanziaria sui derivati nelle commodities del settore minerario.



da Libero Pensiero
http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2012/09/questa-e-la-mente-operativa-dietro.html

Quella che si sta combattendo in Sardegna è guerra vera, ma non lo dicono.
Quando parlo di “guerra vera” intendo dire carri armati, bombardieri, ecc.
E di un flusso di cassa permanente di soldi per la criminalità organizzata.
Una brevissima pausa tanto per ricordare quel martedì atroce dell’11 settembre.
Non quello delle torri gemelle nel 2001.
Bensì quello del 1973, quando la Alcoa, la Enron, la ITT e la Citicorp diedero il via definitivo ai fascisti cileni per impossessarsi del potere in Sudamerica con la violenza. Avevano bisogno del controllo economico e finanziario di tutta la produzione estrattiva delle miniere di rame in Cile, del controllo della produzione di alluminio, carbone e zinco nella zona tra Il Cile, il Perù, l’Uruguay e il Paraguay. Fu quella la ragione e il motivo.

39 anni dopo la Alcoa sta di nuovo in prima fila nella gestione del riassestamento strategico delle sue aziende.

L’ufficio operativo marketing europeo nacque e si costituì a Milano, nel 1967, e da lì, grazie all’appoggio dei ceti più conservatori della politica italiana, iniziarono a tessere le fila per il golpe in Sudamerica nei primi anni’70, come tonnllate di documenti hanno ampiamente provato da decenni.

Ho ritenuto opportuno, oggi, quindi, spiegare chi sia la Alcoa.
Chi la dirige, chi la gestisce. Chi c’è dietro.
Per comprendere che non si tratta di una “normale” battaglia sindacale.

Si tratta del nuovo scenario dell’oligarchia finanziaria planetaria da applicare all’Azienda Italia per affossare definitivamente il paese.
Dietro l’Alcoa c’è la Citicorp che ne gestisce la finanza in un fondo creativo il cui management operativo è affidato al nucleo di Black Rock Investment, garantito da Royal Bank of Scotland e amministrato, in ultima istanza, dal quartiere generale di Goldman Sachs (è tutta robbetta ricavata da files pubblici gentilmente offerti nel 2010 e nel 2011 dalla ditta wikileaks di Julian Assange) che in questo 2012 sovrintendono, gestiscono e stabiliscono gli investimenti produttivi nel settore energetico nel pianeta.
Ecuador, Bolivia, Uruguay, Islanda, Australia, Spagna, Italia.
Queste sono le nazioni “strategicamente” più interessanti per Alcoa negli ultimi 10 anni.
Queste sono le nazioni nelle quali, nell’ultimo triennio, Alcoa ha avuto dei seri guai (oltre che perdere ingenti profitti ai quali erano abituati).
Nelle prime quattro nazioni il problema è stato risolto dai governi locali e vi spiegherò come. In Australia è stato affrontato e risolto dal Commonwealth in 36 ore tra il 28 e il 29 giugno del 2012, evitando una pericolosa crisi politica britannica venti giorni prima dell’inizio delle olimpiadi. In Spagna e in Italia (considerate ormai in tutto il mondo le due nazioni più conservatrici, più arrese, più arretrate dal punto di vista politico, completamente commissariate dai colossi finanziari) è stata scelta la linea colonialista, sapendo che in Italia e Spagna, in questo momento, è possibile fare tutto ciò che si vuole perché non esiste nessuna opposizione reale, avendo cancellato l’esercizio dell’informazione giornalistica.

Nessuno spiega chi è Alcoa, che cosa fanno, che cosa vogliono da noi, e perché se ne vanno via, dove, come, a fare che.
La prima botta per Alcoa è venuta dall’Islanda.
I guai per Alcoa (si fa per dire) iniziano in Islanda, agli inizi del 2007, quando un esponente del partito socialista islandese, membro della commissione salute e sanità del parlamento islandese, Helgi Hjorvar, fa una interpellanza parlamentare contro Alcoa sostenendo che “sta ottenendo sovvenzioni statali grazie alle quali ha assunto il totale controllo dell’erogazione di energia elettrica nella nostra isola praticando un prezzo ai consumatori dell’850% superiore a quelli di mercato e a quelli praticati in altre nazioni”. Da lì nasce una tremenda querelle che porterà poi Alcoa, prima a scusarsi, poi a patteggiare e infine, travolta dallo scandalo di corruzione delle multinazionali emerso in seguito al default islandese, a pagare un dazio e poi scappare via.

Ma pochi mesi dopo, alla fine del 2008 arriva la botta dell’Ecuador. Il nuovo governo di Rafael Correa fa arrestare l’intero management di Petroecuador attaccando per corruzione internazionale la società svizzera Glencore, sì proprio quella che la cupola mediatica italiana sostiene oggi sui media blaterando “c’è un cliente interessato all’acquisto”, è proprio quella che –toh guarda caso- è però la stessa azienda; perché, attraverso incroci azionari, rispondono entrambe all’interesse della Citicorp di New York. Fernando Villavicencio, esperto sudamericano a Quito di analisi finanziarie, rivela come e perchè l’azienda locale di Alcoa e Glencore, a Quito, sia stata nazionalizzata e l’azienda buttata fuori dal marketing operativo. Il tutto dopo che in data 9 Febbraio 2007, in Bolivia, il presidente Evo Morales aveva dichiarato “insostenibile” il monopolio di Glencore e Alcoa nel settore argento, oro, zinco, alluminio attraverso la “Empresa metalurgica Vinto” nella regione di Oruro e la Sinchi Wayra (capitale finanziario Deutsche Bank e Citicorp) grazie alla corruttela dei precedenti governi, i cui esponenti sono finiti in galera. Nella stessa data, il parlamento boliviano vara un decreto legge in virtù del quale confisca le aziende di Alcoa e Glencore senza alcun indennizzo, nazionalizza le dodici aziende minerarie, e le espelle entrambe dal paese vietandone l’accesso al mercato.

Da notare che il presidente della Glencore (uno degli uomini più ricchi al mondo) Marc Rich, è stato indagato in Usa per truffa, aggiotaggio, riciclaggio, sottoposto ad auditing davanti al Senato Usa nel febbraio del 2001 in diretta televisiva, processo concluso in maniera negativa sia per Rich che per la Glencore che per la Alcoa, ritenute colpevoli. La sentenza definitiva venne stabilita per il successivo aprile. Ventiquattro ore prima della notifica, il presidente George Bush intervene personalmente (potendolo legalmente fare) chiedendo, pretendendo e ottenendo un “perdono giuridico del Congresso” in quanto tali aziende erano costrette a non rivelare la “vera natura del proprio business operativo essendo coinvolte in attività di natura strategica militare coperte dal segreto di Stato”. Il presidente garantì per loro. Nel 2005 l’interpol fa arrestare l’intero management di Glencore, di Alcoa e di African United Mines company nella Repubblica del Congo per riciclaggio internazionale di capitali, aggiotaggio e associazione con membri della criminalità organizzata legata ai cartelli narcos colombiani. E’ tuttora aperta la vicenda nella Repubblica dello Zambia, nella regione di Mopani, dove, approfittando della corruzione dei governanti locali le miniere vengono gestite senza rispettare alcuna norma di sicurezza o di rispetto ambientale. Come l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rivelato in un documento ufficiale presentato a Ginevra da Greenpeace in data 2010, in Zambia, “nella zona prospiciente la regione di Mopani, cinque milioni di persone rischiano la vita in seguito a piogge acide, all’avvelenamento di tutta la falda acquifera dato che la popolazione beve acqua non sapendo che essa non è potabile perché contiene una percentuale di piombo e alluminio superiore del 6.000% al livello massimo di rischio: sono tutte condannate a morte”. L’inchiesta è ancora lì.

In Paraguay, il vescovo Lugo, in quanto presidente regolarmente eletto, in data marzo 2012 aveva annunciato che avrebbe confiscato le miniere di Glencore e di Alcoa nel giugno del 2012 dando loro la possibilità di iniziare un piano di disinvestimento progressivo. Un mese dopo c’è stato il suo defenestramento sostituito da un governo tecnico che ha abolito il decreto affidando alle due aziende il controllo delle miniere del paese.
E così nel 2012 la Alcoa stabilisce che il quadro internazionale sta cambiando e decide di “spostare strategicamente tutte le attività estrattive, produttive e commerciali dal Sudamerica, Europa e Australia nel libero territorio dell’Arabia Saudita” paese medioevale dove c’è la possibilità di avere a disposizione mano d’opera che lavora quasi gratuitamente. Secondo il management dell’Alcoa c’è la opportunità di concentrare tutta la produzione mondiale di minerali fossili in Arabia Saudita con un prezzo di produzione minimo in modo tale da poter avere il monopolio nel mondo. E quindi dettare legge.

In Spagna (dove si trova la più grande azienda in Europa) gli va di lusso. Attraverso le sue consociate finanziarie, il gruppo Citicorp possiede pacchetti azionari di Caixa Bank, Banco Santander, Bankia e Banco Hispanico e quindi controlla il sistema finanziario delle banche erogatrici di credito a tutto il comparto dell’indotto nella provincia dell’Andalusia. 50.000 famiglie finiscono tutte sul lastrico per la chiusura delle miniere, alle quali vanno aggiuntre circa 2.000 micro aziende dipendenti, che porteranno la Andalusia a dichiarare default nell’agosto del 2012 chiedendo l’intervento dello stato centrale.
Ma è in Australia che gli va male, ragion per cui sceglie e opta per la chiusura in Italia.
Avviene tutto nel giugno del 2012 quando Alcoa decide di chiudere le miniere nel Queensland, licenziando 2.000 persone che coinvolgono altre 3.600 persone operative nell’indotto. E qui c’è la sorpresa, a dimostrazione che –quando esiste la volontà politica, l’informazione e l’intelligenza- c’è sempre una possibilità di uscita. La Alcoa comunica che chiude le sue miniere e si trasferisce in Sudafrica. 48 ore dopo, il gruppo wikileaks australiano di Julian Assange inonda la rete australiana con notizie, informazioni (e trascrizioni di conversazioni tra diplomatici americani, inglesi, arabo-sauditi, italiani) relative soprattutto all’attività di un tedesco considerato un grande genio, Klaus Kleinfeld, la mente dietro Alcoa, l’uomo la cui immagine vedete qui in bacheca. Nato nel 1957 si laurea a pieni voti nella prestigiosa università di Gottinga e poi prende anche un dottorato di ricerca nell’università di Wurzburg in “amministrazione gestionale di aziende multinazionali” e inizia presto la sua attività, prima come consulente finanziario per Goldman Sachs nei primissimi anni’80 e poi a Duisbrug, Wiesbaden e infine a Francoforte, come responsabile degli investimenti finanziari in Europa per conto del gigante statunitense Citicorp. A metà dergli anni’90 entra in Alcoa diventando presidente dal 1996 al 2001, gestendo in prima persona “l’operazione Italia di Portovesme” (dal punto di vista finanziario) prima con l’accoppiata Romano Prodi/Massimo D’Alema nel 1996 e 1997 e poi con l’accoppiata Silvio Berlusconi/Ignazio La Russa nel 2001. Dopodichè viene inviato in Usa dove diventa amministratore delegato della Siemens tedesca, gigantesca multinazionale strategica in campo militare e delle telecomunicazioni. Ma in Germania iniziano le contestazioni contro di lui all’interno del mondo imprenditoriale per i suoi modi autoritari e per l’indecoroso trattamento degli impiegati e degli operai tedeschi nelle fabbriche tedesche.

Per anni, Kleinfeld è al centro del mirino della stampa tedesca finchè non finisce indagato, accusato di corruzione, abuso di potere e addirittura “atteggiamento autoritario e lesivo della dignità umana dei propri dipendenti” ed è costretto a dimettersi nel 2007, scomparendo nel nulla (ovvero, rientrando come consulente operativo finanziario dentro Citicorp).
Alcoa in Italia nasce nel 1967 a Milano quale ufficio di rappresentanza e commerciale per la gestione delle vendite di materiale di produzione statunitense ed europea alla clientela italiana e del Bacino Mediterraneo. Ma Kleinfeld gestisce, insieme a Citicorp e Goldman Sachs, l’acquisizione della ALUMIX (gruppo EFIM) di proprietà dell’Italia; un’operazione gestita da Prodi e D’Alema che consegnano nelle mani del consorzio Citicorp e Goldman Sachs un pezzo strategico fondamentale per la sovranità e l’indipendenza nazionale senza aver mai fornito dettagli sull’operazione. Alain Belda (personalmente scelto da George Bush, Dean Rumsfeld e Dick Cheney) nel 2001 diventa presidente della Alcoa e chiude un accordo con il governo italiano prima nel 2002 (Berlusconi/La Russa) poi di nuovo nel 2007 (Prodi/D’Alema) e infine il più succoso in assoluto quello del 2009 (Berlusconi/La Russa) che consente alla Alcoa di godere di sovvenzioni governative come “rimborso relativo all’uso dell’energia elettrica” per un totale di 2 miliardi di euro nel 2009, più 1 miliardo e mezzo nel 2010 che raggiungono i 4,5 miliardi di euro nel 2011, a condizione di “garantire l’occupazione permanente e il prosieguo dell’attività produttiva nel territorio sardo”.

Quei soldi, in verità, sono finiti nella Citicorp, investiti nei derivati finanziari. Neanche lo vendono l’alluminio: lo producono, lo accatastano, lo immagazzinano e lo danno in garanzia per avere soldi da investire in derivati speculativi.
L’Italia è stata una pacchia per gli speculatori, soprattutto tra il 2007 e il 2011, perché attraverso la malleveria politica ogni multinazionale e grossa azienda –con scusanti varie- si è appropriata di ingenti risorse dello stato centrale (cioè i nostri soldi) per investirli poi a Londra, New York, Francoforte, Honk Kong.
Ma i profitti lucrati non sono mai rientrati in Italia.
Neppure un euro.

Come dicevo sopra, nel giugno del 2012 Alcoa decide di chiudere in Australia “rompendo” il consueto patto: mi dai sovvenzioni statali e io ti garantisco piena occupazione nel settore. Ma in Oceania, la manovra non passa. Fa da ariete Julian Assange (e wikileaks) da due giorni finito dentro l’ambasciata dell’Ecuador, e in Australia monta il dibattito su Alcoa. Perché sul web australiano, sui blogs e sulla stampa mainstream cominciano a comparire valanghe e fiumi di notizie sulla Alcoa, sulla Glencore e sulle loro attività finanziarie. Il primo ministro australiano interviene e risolve il tutto in tre giorni. Telefona alla regina Elisabetta e le dice “Maestà, se queste 4.000 famiglie verranno buttate in mezzo alla strada, riterrò politicamente responsabile la Corona d’Inghilterra e lei personalmente ne trarrà le conseguenze. Sulla base del nostro diritto io denuncio quindi la questione al Commonwealth, pretendendo un’aperta discussione anche all’interno del parlamento britannico a Londra”. Lo fa anche per iscritto. Invia una lettera a Elisabetta (bypassando David Cameron) ma la copia la invia anche ai responsabili del Partito Laburista Britannico (i partiti servono, eccome se servono; il problema non sono i partiti, in Italia, ma la qualità delle persone che li compongono, il che è un altro dire) i quali si incontrano con la regina e risolvono la questione in un semplice colloquio, peraltro informale. La Legge britannica obbliga la regina a non mettere bocca su quello che fa il suo primo ministro (a meno che lei non lo sfiduci) ma il primo ministro non si impiccia del Commonwealth che la Corona sovrintende (Canada, Australia, Bahamas, Bermudas, ecc.). Il ministro degli esteri inglesi viene avvertito e invitato a chiedere alla Merkel che intervenga; evento che si verifica. Kleinfeld viene raggiunto e viene chiuso un nuovo accordo. La Corona mette subito 40 milioni di sterline per pagare gli stipendi dei minatori per due mesi e nel frattempo garantisce che la Alcoa rimane lì e seguiterà a produrre, oppure, nel caso se ne voglia andare, restituisce i soldi che ha avuto e la Corona d’Inghilterra si fa garante, oltre a farsi carico della spesa di riconversione, assumendosi la responsabilità di avere a suo tempo dato il via all’operazione.
Trovate tutto il racconto sul sito (per gli amanti dei link) news.ninemsn.com.au

Perché non farlo anche in Italia?

L’Alcoa o rimane (e ringrazi il cielo) oppure deve restituire i soldi che ha avuto, li deve restituire subito, cash really cash, sufficienti a garantire la tenuta dell’occupazione e riconvertire con un abile piano industriale la zona rilanciando lavoro e occupazione. Si tratta di circa 8 miliuardi di euro, praticamente una manovra economica.
Lo sapete che non esiste una fattura, un bilancio, una documentazione, una ricevuta di quei soldi?
Lo Stato italiano per anni ha dato i soldi dei contribuenti a un’azienda gestita da una pattuglia che rispondeva agli ordini di Dean Rumsfeld (ex ministro della Difesa Usa) uomo costretto alle dimissioni in Usa e scomparso nel nulla per pudore, e assiste passivo e silente dinanzi a ciò che sta accadendo?
Perché i sindacati non raccontano la storia vera di Alcoa?
Perché i sindacati non raccontano chi c’è e c’è stato dietro Alcoa?

Corrado Passera sostiene che c’è “un interesse” di Glencore. Ma questa è un’azienda finanziaria che si occupa di investimenti su derivati, l’uno è il braccio dell’altro: che cosa fanno? Un ufficio vende la propria azienda a un’altra stanza dello stesso ufficio?
Ci avete presi per deficienti cerebrolesi?

Il sole24 ore poi viaggia su un delirio da cupola mediatica: “c’è un forte interesse da parte di un’industria svizzera, la Klesh”.

Peccato che anche questa sia una società finanziaria della Citicorp, gestita da Goldman Sachs, già operativa dentro la Alcoa, ex socia di Halliburton, Enron e Pimco Pacific insieme al vice-presidente Usa Dick Cheney, gestita da un management “discutibile” dato che l’intero consiglio amministrativo è composto da individui indagati, denunciati, alcuni condannati per riciclaggio, aggiotaggio, violazione delle norme fiscali, retributive e associative, tra cui falso in bilancio, coinvolti in continui scandali finanziari.

In Sudamerica stanno cercando di liberarsi di questa gente. Quando e se possono, li sbattono fuori dal paese, o li mettono in galera.
In Australia, il governo è intervenuto subito coinvolgendo tutta la city di Londra, minacciando sfraceli. Ha ottenuto un risultato in 48 ore.
E in Italia?

I lavoratori della Alcoa hanno il sacrosanto diritto di combattere per la salvaguardia del loro posto di lavoro, che era stato garantito da accordi inter-governativi di tipo militare.

Ma hanno il dovere civico di chiedere ai sindacalisti “ragazzì….com’è sta storia della Alcoa?” e pretendere da loro che raccontino chi c’era dietro, quali accordi hanno stipulato, quali erano le garanzie reciproche, pretendere l’esibizione di tutta la regolare documentazione dello scambio tra Alcoa e governo, con nomi e cognomi, date e cifre. Se era legale, dovrebbe essere tutto documentato. Se non è documentato, allora vuol dire che non è legale e il Diritto consente di sequestrare gli impianti come si fa con la mafia.

Soprattutto pretendere che si sappia che cosa c’è dietro, oggi, adesso. Ora.

Nella Guerra Invisibile, la battaglia per il controllo delle risorse energetiche è fondamentale.

Gli operai sardi devono chiedere “Perché l’Alcoa chiude, adesso? Dove sono andati a finire i miliardi di euro che hanno ricevuto? Che cosa hanno dato in cambio?”

Ma soprattutto avere il coraggio civile, e civico, di chiedere “A chi hanno dato in cambio qualcosa? Quando? Come? Quanto?”.

Perché di questo si tratta.

Ecco il vero volto dell’attuale governo in carica: gestire e pilotare la crisi per spingere all’angolo della disperazione sociale chi lavora e poi presentarsi e dire: “o finite in mezzo alla strada oppure vi possiamo salvare vendendo questa azienda a Mr. Pinco Pallino perché noi siamo buoni” obbligando la gente (e le aziende) ad accogliere a braccia aperte Mr. Pinco Pallino senza sapere chi diavolo sia. Così entra la criminalità organizzata, e così penetrano le società finanziarie, il cui unico, dichiarato scopo, consiste nella de-industrializzazione delle nazioni.

Vogliamo sapere le condizioni di vendita all’Alcoa scritte nel 1996. Chi stabilì allora il prezzo? Quali parametri vennero usati e applicati?
Vogliamo sapere quali condizioni e postille e clausole c’erano negli accordi strategici sottoscritti dal governo nel 2001, nel 2007 e nel 2009.
Vogliamo sapere come sia possibile che l’Italia nel 1992 era tra le nazioni leader al mondo nella produzione di lingotti di alluminio e adesso è sparita dal mercato.
Coloro che hanno gestito queste manovre sono le stesse persone che oggi pretendono di guidare il presupposto cambiamento.
Stanno tutti in parlamento.
E voi vi fidate di gente così?

“Devono andare tutti alle isole Barbados”.

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L'Alcoa, quello che c'è dietro. :: Commenti

Messaggio il Gio Set 13, 2012 8:42 am  buzz

Da leggere anche i commenti
http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2012/09/questa-e-la-mente-operativa-dietro.html

...

perché riporto tutto l'articolo anziché semplicemente citarlo?

perché quando ritengo interessanti delle informazioni, per via del funzionamento dei motori di ricerca, preferisco
a) citarlo (ci sono motori che danno importanza alle pagine - ranking - in ragione di quanto esse siano citate - linkate
b) riportare il testo, aumentando la possibilità che occupi (dai vari siti in cui viene a trovarsi) le varie posizioni nei risultati dei motori di ricerca

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Messaggio il Gio Set 13, 2012 9:10 am  Topocane

...sigh Rolling Eyes

scommetto che tutte queste cose, o forsanche la metà
le persone che ci lavorano/lavoravano e stan ora protestando manco le sanno

come me finora, del resto

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Messaggio il Gio Set 13, 2012 9:32 am  Ospite

impressionante.

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Messaggio il Gio Set 13, 2012 9:45 am  buzz

Impressionante, si.
Poi pensi a quello che ci dicono e come ne parlano e ti viene un'altra parola.
Desolante.

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Messaggio il Gio Set 13, 2012 9:49 am  Ospite

Leggendo sto libro non puoi non pensare a certe atmosfere di K. Dick. o Gibson o simili.
Che dietro alla trama principale fanno sempre intendere la presenza di colossi finanziari fumosi e inarrivabili e conosciuti a pochi.

Solo che qua non siamo in un libro Mad
E fa incazzare ancora di più leggere la reazione dell Australia e la nostra+Spagna.

In un commento è anche citato il fatto che ai tempi di uno dei vari accordi, come ministro dell industria c era un certo Bersani...

che schifo.

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Messaggio il Gio Set 13, 2012 9:49 am  Ospite

In Resident Evil c è la Umbrella Corporation, qua abbiamo la citicorp... Shocked Rolling Eyes Crying or Very sad

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Messaggio il Gio Set 13, 2012 10:03 am  tummu

ma chi l'ha scritto Pinocchio?

in tanta tristezza di commenti anche più deragliati del post, mi rallegra che qualcuno non ha spento il cervello; come quelli che notano la totale assenza di fonti, o quest'altro

Il suo articolo è interessante ma non mi pare centri la questione.
Innanzitutto
Alcoa è AMERICANA, Glencore è SVIZZERA. Citicorp è una BANCA AMERICANA,
che possiede quote azionarie di entrambe, come si può dire che SONO LA
STESSA AZIENDA? MI SEMBRA UN'ASSURDITA'.
Saranno pure criminali, ma
la chiusura degli impianti in Sardegna non ha nulla a che fare con
questo. LO STATO ITALIANO SENZA SOLDI NON PAGA PIù COME PROMESSO (e
forse anche per altri motivi) per coprire gli alti costi energetici
andava tutto bene. Questa è la triste e tanto semplice verità. Non
illudiamo i poveri minatori con scenari da thriller fantapolitico.
E
criminali sono pure i nostri Governi che mai hanno fatto in Italia una
politica industriale degna di questo nome. E Alcoa ne è la dimostrazione. Con al posto delle vittime i soliti poveri cristi.

In realtà da quanto so non è che "lo stato non paga più come promesso", è che quell'accordo aveva un termine; mi sembra tra l'altro che prevedeva un impegno (anche dello Stato) per le infrastrutture, che non è stato rispettato. Ma potrei sbagliarmi. Una cosa invece sono sicuro: non ci piove che le multinazionali facciano il loro sporco lavoro, ma qui la colpa dello stato è lampante, prima - in tempi di vacche grasse - hanno sognato un'inseminazione artificiale di industria che ha prodotto solo cattedrali nel deserto, poi, non sapendo che altro fare hanno continuato a sussidiarla, tra mille acrobazie con l'UE, per mantenerla in stato comatoso.
Non è certo da oggi che l'Italia è totalmente priva di una qualsiasi politica industriale, questi sono i frutti che raccogliamo.

Però no, è colpa delle banche, delle multinazionali, dei militari, della CIA.
E della regina Elisabetta.

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Messaggio il Gio Set 13, 2012 10:46 am  buzz

Non a caso ho scritto di leggere anche i commenti. Per i quali però, ricordo, vale la stessa logica che vale per l'articolo.
Ovvero: approfondire.

Perché che ALCOA è americana e GLENCORE è svizzera, nei mercati attuali, questo non vuol dire assolutamente nulla. Vuol dire qualcosa invece il fatto che CITICORP abbia partecipazione azionaria in entrambe.

E per vedere quanto questo qualcosa conti, occorre capire quanto CITICORP controlli entrambe.
Che non si traduce semplicemente nel fare la conta delle azioni di CITICORP in ALCOA e in GLENCORE, ma bisognerebbe anche capire quanto CITICORP controlli indirettamente altre entità che hanno partecipazioni azionarie in GLENCORE E ALCOA.

Quindi ci andrei piano, Tummu, a dare del pinocchio a chicchessia. Che la logica che usi vale un fico secco.

Sulla colpa dello stato.
Non mi sembra affatto che l'articolo la metta in dubbio. Mi sembra anzi che nelle colpe dello stato annoveri anche le colpe dell'establishment sindacale.
E non mi sembra nemmeno che voglia illudere chicchessia.
Semplicemente aprire gli occhi e invitare a guardare dietro.

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Messaggio il Gio Set 13, 2012 11:09 am  Beldar

Tummu vive in Sardegna, chiunque viva in questa maledetta isola e abbia gli occhi appena appena aperti sa benissimo cosa sta sucedendo in ALCOA e in Carbosulcis, non da ora, ma da 15 anni buoni, senza scomodare golpe cileni, la Spectre e tutto l'armamentario dell'articolo.

Si chiama in sostanza con una frase semplice semplice: " gestione di un bacino clientelare di consenso ", le aziende sfruttano semplicemente questo per fare i loro comodi, e lo fanno tutte multinazionali e partecipate regionali (Carbosulcis); quelle industrie non hanno più nessuna ragione economica di esistere da almeno 20 anni, per motivi differenti, lo sappiamo TUTTI, solo che con i voti dei lavoratori, diretti e indotto, e delle loro famiglie, un intera classe politico-sindacale fa carriera a livello regionale e nazionale da 20 anni almeno, facendo pagare ai contribuenti italiani valanghe di soldi per tenere in piedi delle industrie che producono solo perdite e vengono pompate di soldi pubblici ad libitum.
Vorremo mica privarli di questo , eh ?

20 anni fa il governo, regionale e locale in primis, e nazionale di riflesso , doveva cominciare a far girare le rotelline e dire chiaro e tondo: " l'era delle miniere e dell'industrializzazione pesante in grande stile del Sulcis è finita, pensiamo a cosa vogliamo fare di queto territorio, che tipo di economia vogliamo promuovere, incentiviano chi si stacca dalla monocoltura dell'industria pesante". E invece nulla.
Questo è solo un funerale postumo.

p.s: con tutta l'analisi globale dell'articolo, l'articolista si è dimenticato di dire una cosa: la Glencore è entrata a far parte della partita anche perchè gestisce da anni e con buoni risultati industriali e occupazionali uno stabilimento a Cagliari, a 70 km da Portovesme, non in Mongolia, ed è quindi un interlocutore credibile da queste parti...

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Messaggio il Gio Set 13, 2012 11:19 am  buzz

Questo che dici beldar, purtroppo vale per moltissime situazioni in italia, in regioni economiche diverse, ma la logica clientelare è sempre stata la norma.
Il coacervo d'interessi illustrato dall'articolo, che non è la bibbia, ma semplicemente mostra come tutti abbiano le mani sporche e pesanti responsabilità, fa semplicemente pensare quanto siano difficili da districare le situazioni.

Purtroppo tutti fanno il loro gioco e fin che va bene va bene a tutti.
Il problema è che chi rimane col cerino in mano sono sempre quelli che non hanno alternative.

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Messaggio il Gio Set 13, 2012 11:37 am  Beldar

d'accordo, e la mia solidarietà va agli operai, però c'è un però.....
io non sono disposto a sostenere ad occhi chiusi la lotta di chi vuole semplicemente continuare a perpetuare uno status quo che è ormai morto, defunto e sepolto, senza sforzarsi minimamente di cambiare prospettiva ad un intero territorio, questo va detto;

io vedo operai di 55 anni, che tra le righe chiedono solo di essere fatti scivolare in pensione, come è accaduto per migliaia di lavoratori del comparto minerario in questi decenni in quella zona, e mi starebbe pure bene, meglio buttare soldi pubblici al cesso così (un altro pò, ma si dai...) che continuare a pomparne dieci volte tanto per tenere in piedi sti cadaveri di industrie.

Poi sento i pochi (forse il 20% dei lavoratori) dai 35 anni in giù e mi domando: " ma tu davvero pensi di poter lavorare altri 25 anni in quell'industria ?????" e mi chiedo se dietro ad una arretratezza culturale e povertà di stimoli, e disperazione, non ci siano anche posizioni furbette di chi punta semplicemente ad avere uno stipendio a fine mese, 3-4 mesi l'anno di cassintegrazione al 70% dello stipendio, qualche lavoretto in nero da manovale per arrotondare, e via andare così sino a 60 anni, come hanno fatto molti loro genitori e fratelli maggiori.
Per la serie " e pure noi l'abbiamo sfangata"
E bada che non sto dando colpe, lungi da me, sto solo cercando di vedere la situazione per come la conosco , visto che ci vivo vicino.

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Messaggio il Gio Set 13, 2012 11:42 am  tummu

Beldar tu finisci male Laughing
Ne sparo una anch'io: se volevano continuare a produrre alluminio bastava fare una bella centrale atomica e avevano tutta l'energia necessaria
Sherzo ma non troppo, ricordo polemiche e ostruzioni anche per portare il metano
poi ci lamentiamo del costo dell'energia? dimmi perché l'Alcoa dovrebbe produrre in perdita
a proposito Buzz, puoi dire a pinoc... a quel tipo, che voleva sapere dove sono finiti i sussidi di stato, che sono finiti a pareggiare il costo dell'energia, tra quello di mercato che richiede l'operatore e quello che paga l'Alcoa, se non ricordo male uno "spread" di 15 euro a MWh.

Ora però c'è la proposta di una ditta all'avanguardia che vuole produrre energia facendo kite surf, o qualcosa del genere.

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Messaggio il Gio Set 13, 2012 11:50 am  Beldar

tummu ha scritto:Beldar tu finisci male Laughing


peggio di così ????? ommioddio....

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Messaggio il Gio Set 13, 2012 11:55 am  buzz

Beldar ha scritto:d'accordo, e la mia solidarietà va agli operai, però c'è un però.....
io non sono disposto a sostenere ad occhi chiusi la lotta di chi vuole semplicemente continuare a perpetuare uno status quo che è ormai morto, defunto e sepolto, senza sforzarsi minimamente di cambiare prospettiva ad un intero territorio, questo va detto;

io vedo operai di 55 anni, che tra le righe chiedono solo di essere fatti scivolare in pensione, come è accaduto per migliaia di lavoratori del comparto minerario in questi decenni in quella zona, e mi starebbe pure bene, meglio buttare soldi pubblici al cesso così (un altro pò, ma si dai...) che continuare a pomparne dieci volte tanto per tenere in piedi sti cadaveri di industrie.

Poi sento i pochi (forse il 20% dei lavoratori) dai 35 anni in giù e mi domando: " ma tu davvero pensi di poter lavorare altri 25 anni in quell'industria ?????" e mi chiedo se dietro ad una arretratezza culturale e povertà di stimoli, e disperazione, non ci siano anche posizioni furbette di chi punta semplicemente ad avere uno stipendio a fine mese, 3-4 mesi l'anno di cassintegrazione al 70% dello stipendio, qualche lavoretto in nero da manovale per arrotondare, e via andare così sino a 60 anni, come hanno fatto molti loro genitori e fratelli maggiori.
Per la serie " e pure noi l'abbiamo sfangata"
E bada che non sto dando colpe, lungi da me, sto solo cercando di vedere la situazione per come la conosco , visto che ci vivo vicino.

purtroppo non posso che condividere.
certo non sono uno che mitizza chicchessia solo per ragioni ideologiche.
nella maggior parte dei casi, purtroppo, ognuno tende a fare il suo egoistico tornaconto.
dall'operaio, al dirigente, al politico, al banchiere, all'industriale, all'amministratore, al sindacalista.

a volte viene prima "io" e poi il gruppo cui si appartiene, a volte prima il gruppo e poi "io"... ma in fin dei conti sempre a scapito di altri, o sulle spalle di altri.

Il ruolo di chi amministra un territorio, il ruolo della politica, dovrebbe essere proprio quello di guardare oltre l'interesse immediato programmando il futuro. Ma per una serie di ragioni ciò non sembra sia possibile. Emerge chi promette il presente e/o il futuro più facili, anche se a scapito del futuro successivo.
Con la conseguenza che prima o poi i nodi vengono al pettine e la baracca crolla.

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Messaggio il Gio Set 13, 2012 12:06 pm  Beldar

a proposito di nodi e di pettini: ovviamente ora non si parla di quello che l'industria pesante nel Sulcis ha voluto dire, e vorrà anccora dire per decenni, in termini di morti e malattie generosamente sparse sul territorio, di aree che saranno incoltivabili per secoli ancora, con dati epidemiologichi delle ASL inequivocabili, e dolosamente diluiti a fini statistici alterando le mappature delle celle campione, "buttandoci dentro" aree che non c'entravano un cazzo e facevano apparire la situazione quasi normale*; ora l'importante è salvare gli stipendi, su tutto il resto zitti e non disturbiamo....


*per capirci: è come se faceste la campionatura sulle leucemie di Fukushima per i prossimi vent'anni per capire l'effetto delle radiazioni, e prendeste come base statistica 3 distretti di fukushima con 10000 abitanti e una parte della Mongolia con 5000 pastori nomadi...

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Messaggio il Gio Set 13, 2012 12:08 pm  tummu

io di Portoscuso ho un bel ricordo: l'acqua del rubinetto era rossa
ce l'hanno mica tutti un effetto speciale così

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Messaggio il Gio Set 13, 2012 12:20 pm  buzz

Ma l'Italsider di taranto, o di bagnoli, non è la stessa cosa?
La cassa per il mezzogiorno?
Le casse integrazioni di stato?

Il sistema è durato fino al crollo del muro di berlino.
L'importanza strategica dell'italia è venuta meno e sono finiti finanziamenti e agevolazioni internazionali.

Il sistema costruito per mantenere bloccata (stabile) la situazione politica italiana lasciato a se stesso ha iniziato ad andare in disfacimento. Sono più di ventanni, ormai. Ed è irreversibile.

In effetti, il commissariamento e l'espropriazione della sovranità nazionale è l'unica soluzione plausibile. Con la conseguenza di scelte drastiche e sanguinose (in senso metaforico ma forse anche letterale).

E' quello che stanno facendo. Certamente non per il bene degli abitanti di questo paese. Ma per la necessaria stabilità degli assetti internazionali.

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Messaggio il Gio Set 13, 2012 12:51 pm  Beldar

Buzz, vedi, mi piacerebbe moltissimo essere d'accordo con te, per un semplice motivo: perchè è tutto eterodiretto, e come tale MOLTO assolutorio, in fondo che vuoi che possano fare le classi politiche locali, che ruolo vuoi che abbia l'indolenza dei sardi (nello specifico), quando ti scontri con il complotto finanziario mondiale (permettini di chiamarlo così per semplificare, non sembri irridente);
resterebbe solo da far spallucce :"stikazzi, e che ci vuoi fare, i poteri forti decidono il nostro sviluppo, noi non contiamo nulla".
E invece vedo le scelte individuali coraggiose di alcune amministrazioni cambiare le cose, nel piccolo, e nel meno piccolo, e vedo in altri casi la piccineria di scelte miopi che hanno un nome un cognome, una faccia, e tot. voti presi, una tessera di partito e tot legislature fatte, e mi viene da alzare da terra a pedate nel culo chi ha votato mr. B perchè ad una settimana delle elezioni fece finta di chiamare Putin, e dichiarò Eurallumina salva per merito dell'amico russo;
ci sono uomini liberi e servi, ci son persone che cercano di compiere un mandato pubblico da sindacalisti , dirigenti, politici, facendo delle scelte sul bene pubblico, e altri che pensano solo alla propria bertula (parola sarda che va dalla bisaccia allo stomaco, in senso metaforico), e per me la responsabilità in positivo e in negativo è LORO, non del complotto finanaziario globale.
Forse c'è un disegno globale ineluttabile eterodiretto, ma io certe scelte individuali dal piccolo livello al più grande, non le dimentico, ne le facce di chi le ha compiute.
Altrimenti vale quello che dicevano i gerarchi nazisti a Norimberga : "obbedivamo solamente agli ordini".

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Messaggio il Gio Set 13, 2012 1:00 pm  fabius.b

Beldar ha scritto:d'accordo, e la mia solidarietà va agli operai, però c'è un però.....
io non sono disposto a sostenere ad occhi chiusi la lotta di chi vuole semplicemente continuare a perpetuare uno status quo che è ormai morto, defunto e sepolto, senza sforzarsi minimamente di cambiare prospettiva ad un intero territorio, questo va detto;

io vedo operai di 55 anni, che tra le righe chiedono solo di essere fatti scivolare in pensione, come è accaduto per migliaia di lavoratori del comparto minerario in questi decenni in quella zona, e mi starebbe pure bene, meglio buttare soldi pubblici al cesso così (un altro pò, ma si dai...) che continuare a pomparne dieci volte tanto per tenere in piedi sti cadaveri di industrie.

Poi sento i pochi (forse il 20% dei lavoratori) dai 35 anni in giù e mi domando: " ma tu davvero pensi di poter lavorare altri 25 anni in quell'industria ?????" e mi chiedo se dietro ad una arretratezza culturale e povertà di stimoli, e disperazione, non ci siano anche posizioni furbette di chi punta semplicemente ad avere uno stipendio a fine mese, 3-4 mesi l'anno di cassintegrazione al 70% dello stipendio, qualche lavoretto in nero da manovale per arrotondare, e via andare così sino a 60 anni, come hanno fatto molti loro genitori e fratelli maggiori.
Per la serie " e pure noi l'abbiamo sfangata"
E bada che non sto dando colpe, lungi da me, sto solo cercando di vedere la situazione per come la conosco , visto che ci vivo vicino.


possiamo essere anche d'accordo.
Ma la funzione del governo, oltre a indirizzare la politica economica, non è anche quella di trovare soluzione a problemi di questo genere? E non con i provvedimenti attuati fino ad ora, di tipo assistenzialistico e basta, ma con una politica industriale di più ampio respiro. Questi poi , sò pure tecnici

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Messaggio il Gio Set 13, 2012 1:09 pm  Tengri

Beldar ... non credo prorio che Buzz intendesse dire questo. Tutt'altro,.

Il fatto che "tutto sia eterodiretto", non è che una conferma di quello che dici tu. Uomini meschini fanno i loro interessi. Capita che siano operai e allora tirano a campare con i soldi del contribuente fra svangate e cassa integrazione. Capita che siano sindacalisti e una mazzetta qui una mazzatta lì giocano a instupidire i loro iscritti invece che a fare i loro interessi. Capita che siano CEO di multinazionali e spargono sangue e sostanze letali in giro pe ril pianeta ... ma non nel loro cortile di casa.

Il problema è però la magnitudo del danno possibile. Inconfrontabile quella fra un CdA come quello di CityGroup ... e un gruppo di operai di una miniera di una zona depressa di un Paese commissariato.

Inconfrontabile ma .... e questo ma è grandissimo ... che produce mostri. Il rischio serio è che il paradosso si verifichi. Ossia che nonostante gli interessi soggettivi di CdA e gruppo di operai siano agli antipodi finisca invece per verificarsi la saldatura degli stessi. ovvero quello che la disinformazione tende ad alimentare.

E allora oltre a riflettere sugli egoismi individuali mi sembra opportuno far circolare l'informazione proprio per spezzare quella saldatura. L'operaio deve esere consapevole che la rivendicazione di quel posto di lavoro va fatta in un determinato modo, altrimenti poi a catena si verificano eventi di cui lui stesso diventa corrsponsabile ...

Purtropo per ora è tutto ciò che possiamo fare. Pensare a uomini nuovi che incarnino l'ideale platonico di "filosofi al potere" è, nello scenario attuale un'ingenuità politica che ci renderebbe parte del problema invece che della soluzione .... Uno dei commenti all'articolo fa notare infati come il Miistro dell'Industria dei Governi Prodi-D'alema fosse guarda caso proprio l'attuale candidato Premier del PD alle prossime elezioni ... il suo segretario ... da ridere no? O forse da piangere ....

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Messaggio il Gio Set 13, 2012 1:14 pm  buzz

no beldar non mi sono spiegato.
e d'altro canto se possedessi il dono della sintesi a livello tale da spiegare in 5 righe la storia del mondo non so bene cosa potrei farci (magari i Bignami, se ancora esistono) ma qualcosa ci farei!

io non penso, l'ho scritto e riscritto un sacco di volte, mi sa che è meglio che me lo metta in firma
ai poteri forti come una sorta di spectre.

sono solo una sommatoria di interessi egoistici.
il problema è che se l'operaio alcoa ha l'egoistico interesse di continuare a prendere lo stipendio fregandosene di considerare i massimi sistemi, se la fabbrica in cui lavora ha senso o meno che esista...
fa delle scelte che hanno un effetto molto limitato perchè limitata è la sua sfera d'influenza.

se gli azionisti alcoa non vogliono perdere i loro soldi spingono sugli amministratori alcoa (la faccio semplice) perché la fabrica sia in attivo, la sfera d'influenza delle decisioni, sia pure in catena, che qualcuno prenderà sarà ben più ampia...

se il politico vuole essere rieletto e per questo costruisce una rete clientelare, in cui c'è anche l'operaio dell'alcoa cui ha trovato e promette di conservare il lavoro, la somma di interessi egoistici di molti (la rete clientelare) viene ad incarnarsi in quella "superiore" del politico: mentre faccio i miei interessi faccio anche quelli di chi mi appoggia. Che può essere detto anche in altro modo, più nobile: faccio gli interessi di chi mi appoggia (e così faccio i miei).

E lo stesso può dire il presidente del consiglio di amministrazione di una qualsiasi azienda, grande o piccola: faccio gli interessi di chi mi ha messo qui (e così faccio i miei, ovviamente)

ognuno è il vertice di una piramide.

se due vertici si rendono conto che è possibile una confluenza di interessi, cosa fanno? si uniscono e la base delle rispettive piramidi si unisce. la piramide diventa più ampia.

al punto che l'interesse di un'azienda può essere l'interesse di un paese. o di una parte di esso.
così abbiamo un paese che finanzia l'azienda, quando va male. vedi la fiat. o altre migliaia di casi ovunque. in vari modi.
sussidi, cassa integrazione, leggi.

ma anche interessi sovranazionali. quelli occidentali ad esempio.
interessi in comune uniscono. finché c'è una torta da spartire.

l'effetto è un muoversi all'unisono che quando lo descrivi sembra presumere mente pensanti e dall'illimitato potere dietro.

ma cazzo... è un semplice dato di fatto che gli uomini che compongono il consiglio di amministrazioen di citicorp o goldman sachs abbiamo più potere, più modo di indirizzare le sorti del mondo di quante ne abbia l'operaio dell'alcoa o della fiat.

se anche ognuno agisce per il semplice interesse egoistico, e sotto il profilo etico fossero uguali, dal punto di vista degli effetti, sono immensamenti diversi.

il buon amministratore del consigli comunale di vattelapesca, conta un cazzo, nei confronti degli interessi di entità quali multinazionali, banche d'affari, stati.

che c'è di strano nel pensare che sono questi, poi, a conti fatti, a imprimere alle vicende le direzioni che fanno loro più comodo?

questo non vuol dire supporre l'esistenza dell'eterodirezione.
significa soltanto vederla per quello che è: la forma attraverso cui il potere reale si dispiega.

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Messaggio il Gio Set 13, 2012 2:36 pm  tummu

tu dici che non credi nella spectre, però di fatto ragioni come se ci credessi

dai credito ad uno scritto dove le partecipazioni finanziarie di una banca in alcune imprese industriali vengono spacciate non solo come controllo della banca sulle imprese, che già sarebbe da verificare, ma addiritura come identificazione di tutte quante in un unico soggetto; uno dei post suggeriva che forse Alcoa e Glencore sono più che altro due soggetti concorrenti ...

sono queste arbitrarie semplificazioni che consentono di fare discorsi sommari come quel post, utili per dimostrare tesi precostituite ma non certo per analizzare seriamente fenomeni complessi

per esempio, anche il tuo post di sopra sui finanziamenti venuti a mancare dopo il cambio del ruolo italiano nelle strategie internazionali, mi induce a qualche dubbio...

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Messaggio il Gio Set 13, 2012 2:59 pm  tummu

Tengri ha scritto: Uno dei commenti all'articolo fa notare infati come il Miistro dell'Industria dei Governi Prodi-D'alema fosse guarda caso proprio l'attuale candidato Premier del PD alle prossime elezioni ... il suo segretario ... da ridere no?

Aspetta che il nuovo centro sinistra che si sta profilando ( ) vinca le elezioni e rideremo ancora di più

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Messaggio il Gio Set 13, 2012 3:08 pm  buzz

tummu ha scritto:tu dici che non credi nella spectre, però di fatto ragioni come se ci credessi

dai credito ad uno scritto dove le partecipazioni finanziarie di una banca in alcune imprese industriali vengono spacciate non solo come controllo della banca sulle imprese, che già sarebbe da verificare, ma addiritura come identificazione di tutte quante in un unico soggetto; uno dei post suggeriva che forse Alcoa e Glencore sono più che altro due soggetti concorrenti ...

sono queste arbitrarie semplificazioni che consentono di fare discorsi sommari come quel post, utili per dimostrare tesi precostituite ma non certo per analizzare seriamente fenomeni complessi

per esempio, anche il tuo post di sopra sui finanziamenti venuti a mancare dopo il cambio del ruolo italiano nelle strategie internazionali, mi induce a qualche dubbio...

Ti ripeto: è un dato di fatto che Glencore e Alcoa abbiano dietro uno stesso azionista.
E' l'azionista di riferimento? Non lo so.
E' chiaro che se non lo è il discorso che possano non essere concorrenti ma che stiano recitando una pantomima non ha senso.
Ma avere la pulce nell'orecchio è meglio di non averla.
Se fossi uno che effettivamente dovesse decidere qualcosa, una strategia, una linea, rispetto a questo problema, io approfondirei.
Prenderei in esame l'azionariato delle due aziende e cercherei di capire il pacchetto azionario di maggioranza da chi è composto.

Se, e sottolineo se, scoprissi che dietro entrambe le società c'è lo stesso azionista di riferimento la loro "concorrenza" per te, sarebbe sospetta?

Tu dai per scontato che siccome sono una svizzera e una americana solo pensarlo sia una buffonata.
Per me questo è assurdo. Perché non mi sorprenderebbe affatto se così fosse.

L'altro discorso è troppo complesso per essere affrontato in poche righe.
Dovremmo analizzare il ruolo dell'italia dopo la II guerra mondiale, la funzione strategica durante la guerra fredda, le spinte da una parte e dall'altra del muro, e nei riferimenti politici interni, perché l'italia restasse o cambiasse ruolo nello scacchiere.
Dovremmo parlare di Portella della ginestra, delle lotte contro il latifondo al sud, della mafia e del ruolo di chi per non far prendere peso politico agli "altri" con una mano armava la repressione e con l'altra costruiva una rete clientelare in grado di spostare ancora oggi gli equilibri politici nazionali.
Dovremmo parlare di investimenti a perdere fatti per mantenere la pace sociale da un lato, e per le solite reti clientelari dall'altro.
Cioè del sistema di potere su cui la DC ha governato il paese per oltre 30 anni. (fino alla fine degli anni 80 guarda caso, ovvero in concomitanza con il crollo del muro di berlino)
E del contropotere alla DC ovvero quello del partito comunista, che ha smesso di avere un ruolo nello stesso momento.
Dovremmo parlare di gladio, stay behind, di piani marshall e di finanziamenti a pioggia, di ingenti commesse, di Eni e di sette sorelle, di cassa per il mezzogiorno, di cattedrali nel deserto come le italsider. Dovremmo parlare di libero mercato che non è mai esistito, di monopoli e oligopoli, di industria di stato che rendeva l'italia il paese più socialista fra quelli non socialisti. Dello statuto dei lavoratori e dei sindacati più potenti del mondo.

Dovremmo parlare di un milione di altre cose. Tutte riconducibili a questo quadro. Pur con le inevitabili contraddizioni dei milioni di interessi egoistici che si sovrappongono, sempre in ogni epoca e in ogni luogo.

Un quadro enorme.
Forse avrebbe più senso analizzare delle singole situazioni e poi ricondurle al quadro generale.
Perché si tendeva a industrializzare anche aeree in cui per la logica del libero mercato (questo feticcio) non avrebbe avuto senso industrializzare?
Perché si portavano le acciaierie al sud quando le rotte mondiali dell'acciaio passavano al nord?

Prova a farti questa domanda. A chi conveniva?
Con quali soldi furono fatte queste scelte?
Chi ne beneficiava? Che vantaggi aveva la DC? e quali il PCI, e quali gli industriali? e i piccoli amministratori locali? e la gente?
perchè taranto? perchè bagnoli?

Perché a un certo punto non ha più funzionato?
Perchè nonostante questo sono rimaste in piedi?

Caro Tummu, vedere la realtà del presente scollegata dal passato, dagli interessi enormi che l'hanno determinata, e dagli interessi enormi che la influenzano; vedere solo ciò che appare in superficie e pensare di spiegarla con questo, è un semplificare che non è sintetizzare ma falsificare.

E' come dire che la seconda guerra mondiale c'è stata perché hitler e mussolini erano cattivi.

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