In rete, per poche ore, ha girato una foto che ha suscitato particolare clamore....

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Andare in basso

220912

Messaggio 

In rete, per poche ore, ha girato una foto che ha suscitato particolare clamore....






La foto raffigurava un gruppo di militari in rientro da una missione di pace. In primo piano, in particolare, uno di loro festante corre verso la propria bimba per riabbracciarla. La foto è stata poi modificata come una vignetta ed è stato aggiunto il presunto commento che il padre dovrebbe fare se dicesse realmente la verità alla figlia su quella missione di pace. Suonava un po’ così: “Amore, c’erano tanti bambini, ora sono morti così tu potrai avere più giocattoli. Si chiama democrazia, amore“.

Questa vignetta ha suscitato l’ira della rete. Militari feriti nell’orgoglio che, con un italiano semi-analfabeta, minacciavano denunce alle autorità. Il classico vilipendio. Una marea di persone a sostenere che fosse una “cazzata”, “puttanata”, “ignobile”, “macabro”, ma praticamente nessuno ha provato ad afferare il senso di ciò che si volesse comunicare. Nessuno che abbia argomentato.

Io l’ho condivisa, in quanto condivido il concetto che cercherò di spiegare nel resto dell’articolo. La foto è poi sparita dalla mia bacheca in quanto il gruppo che l’aveva postata ha deciso rimuoverla per problemi dati da eventuali querele; il militare in questione si vedeva troppo bene in viso. Quindi ho provato a mettere l’idea per iscritto, visto che il popolino perbenista non accetta, per sintesi, una vignetta provocatoria, ma, anticipo, calzante.



Lo scopo è la sensibilizzazione sul militarismo. Questo è ovvio, ma la vignetta, nel suo cinismo, ha toccato molti tasti che il popolino del tricolore e del patriottismo non vuole manco prendere in considerazione, per il semplice fatto che è stato educato nello stesso modo in cui si vorrebbe educare quella bimba della vignetta. Papà è un eroe. Punto, non è da prendere in considerazione nessuna chiave di lettura alternativa.

Un bambino posto su questa via è poi sicuramente un mansueto elettore da adulto, non stimolato a chiedersi perché il governo al quale egli è felice di appartenere spende decine di miliardi in armamenti, e così preferisce lagnarsi del fatto che la pensione di invalidità della nonna è misera in confronto ai 30.000 euro al mese di un parlamentare.



I più acuti avanzano la tesi del “lavoro”, “dovere”, “del dover mangiare in qualche modo”. Ma, se si fatica a mangiare, di chi è la colpa? A 18/19 anni viene proposto (sino a poco tempo fa la leva era obbligatoria per un anno, una sorta di workshop nel quale si iniziasse a formare la futura classe patriottica) un metodo per uscire dalla fame e dalla miseria, ubbidendo nei confronti dello stesso Stato che ha generato una stratificazione sociale che affama la maggior parte della popolazione, arricchendo un’ élite dominante (non sono politici, anzi potremmo dire che quella della “casta” è la casta sbagliata. Solo un’arma di distrazione).

Coloro che invocano “la teoria del lavoro”, sono però sono le stesse persone che scannerebbero lo spacciatore di hashish, il mariuolo borseggiatore, il ricettatore. In fondo, se lo scopo è vivere, adattarsi, il “non si può far altrimenti”, come ci si può lamentare se, semplicemente, qualcuno sceglie un metodo differente?

La differenza tra i due casi è solo una: la legalità, quella legalità che vuole essere un sinonimo di giustizia. Quelle stesse leggi scritte e pensate dalle stesse élite dominanti che hanno indotto quella stratificazione sociale che ora spinge alcuni “all’arrangiarsi” ed altri “all’arruolarsi”. Sostanzialmente, a livello umano, non c’è nessuna differenza, anzi probabilmente il secondo caso è più grave in quanto, parafrasando De Andrè, il diretto interessanto ha preferito un’intermediazione piuttosto che dire a se stesso “Io ho rubato in nome mio, voi altri in nome di Dio”.



La frase oggetto di critica è ricca di concetti economici, sociali e politici.



Ad esempio, il riferimento sui giocattoli. Il senso è, presumo, voler porre l’accento in modo forte e deciso sul fatto che i bambini di serie A occidentali possono godere di un tenore di vita particolarmente elevato (non tutti, ma qui la generalizzazione occorre per semplificare il discorso, anche se la discrasia è rinvenibile anche più in piccolo, quartiere per quartiere di ogni grande città) rispetto ai fratellini e le sorelline di serie B africani, mediorientali o asiatici.

La metafora dei giocattoli racchiude due punti centrali: innanzitutto i morti. Questo è un dato oggettivo, i bambini sterminati dalla guerra di pace sono milioni, e quelli che non muoiono sono orfani e moriranno in seguito di fame oppure verranno arruolati per compiere nuove guerre o utilizzati nel mercato degli organi o il turismo sessuale pedofilo dei turisti from occidente, in cerca di trasgressioni a basso costo.



La guerra non è solo un capitolo di spesa a margine di una Finanziaria votata in un Parlamento. La guerra non finisce con l’arrivo delle truppe e la dipartita delle stesse. La guerra inizia prima, col terrorismo mediatico, e le sue conseguenza proseguiranno per decenni, con la miseria.



Il secondo elemento chiave parte dall’idea che la crescita di alcune superpotenze mondiali, e di alcuni strati della popolazione, sia vincolata ad uno stato di assogettamento economico e di forte influenza politica sui paesi oggetto “di attenzioni” da un punto di vista militare. Il classico esempio sono gli USA con l’Iraq e per questo è utile vedersi il documentario di Micheal Moore (Fahrenheit 9/11), non tanto sull’incidente in sè e chi lo abbia causato, ma come a livello mass mediatico si sia infervorata un’intera popolazione spingendola ad acconsentire, in nome della sicurezza, ad un’invasione in Iraq senza pensare che il nemico numero uno, ex amico, Osama Bin Laden, avesse in realtà origini saudite. L’Iraq aveva le armi chimiche, poi mai rinvenute, ma il grimaldello per costruire l’opinione della masse era il fresco attacco alle Torri Gemelle.



Il progresso occidentale (esemplificato dal giocattolo, in connotazione negativa riferendosi al fenomeno consumista che ha caratterizzato il ’900 e il nuovo millennio) trae origine, necessariamente ed evidentemente, dallo stato di povertà di milioni di persone, tra cui bambini, in paesi in cui le multinazionali occidentali imperversano succhiando risorse naturali e utilizzando lavoro a basso costo. L’epoca del colonialismo odierno è molto più raffinata e ricercata del periodo coloniale che tendenzialmente si pensa sia concluso con l’affermazione di stati sovrani. Uno stato avrà dei governanti, o uno soltanto al limite, ma questo non è sufficiente affinché non possano essere comprati, corrotti, pressati, affinché siano consenzienti ad un insediamento sul loro territorio da parte delle grandi potenze economiche depredatrici legate ai vari governi nazionali occidentali (Finmeccanica ed Eni in Italia; Enron, Shell, Texaco, Monsanto negli USA, AREVA in Francia, British Petroleum per la Gran Bretagna, giusto per fare alcuni nomi). Sono le stesse aziende che gestiscono fondi, miseri in raffronto al loro profitto, per tutelare l’ambiente, i diritti dell’uomo, tutti argomenti utili a veicolare l’idea del capitalismo dal volto umano e buoni per gli analisti-contabili che preparano un bilancio sociale che dia conto dell’impatto sulla società da parte delle attività aziendali.

Se la beneficienza e l’interesse dei grandi uomini d’affari e dei governi verso il “terzo mondo” fosse reale non si spiegherebbe il perché, che ne so, nell’Africa sub-sahariana la mortalità infantile entro un anno si attesta in un valore 45 volte maggiore che i paesi “sviluppati”.



Ma la critica antimilitarista comprende anche un altro aspetto e una dinamica ulteriore, interna al paese di riferimento. Se la critica umanitaria vuole sottolineare come lo sviluppo di alcuni pochi paesi sia legato tramite guerre e multinazionali (il che va di pari passo) alla povertà di molti altri paesi, un ragionamento analogo può esser fatto guardando più precisamente all’interno del paese belligerante. La domanda è: ma alla fine, concretamente, chi va in guerra per chi?

Vi rendete conto o no che gli eroi provengono sempre da una classe sociale ben precisa?



Cito Orwell.



“La guerra non è fatta per essere vinta, è fatta per non finire mai. Viene combattuta dalle classi dominanti contro le classi subalterne e il suo scopo è la conservazione dell’ordinamento sociale“.



Se fare il soldato è un mestiere così “alto”, che riempie di onore e orgoglio, che in seguito alla morte prevede cordoglio e santificazione, perché l’élite di questo paesucolo non contribuisce in prima persona mandando i propri figli e nipoti a dare l’esempio di cotanta valorosità? Vi risulta si arruolino come militari i figli e i nipoti di parlamentari, funzionari di stato, sottosegretari, banchieri, compagnie assicurative, industrie petrolifere, industrie farmaceutiche etc? Il patriottismo è puro feticismo. È il pane di cui si nutrono le masse ignoranti affiché acconsentano alle peggiori aberrazioni da parte del governo pro-tempore in nome di valori non ben identificati quali prestigio nazionale e amore per lo Stato.



L’elemento che nella foto aveva creato più scandalo non era parlare di bambini uccisi (ripeto, è oggettivo) ma di parlarne ad un suo coetaneo che ha avuto la semplice fortuna di nascere a Roma anziché Kabul e non avere pozzi petroliferi ad un tiro di schioppo. Crea fastidio soprattutto perché in questi casi tutto il sistema educativo è improntato alla commiserazione del militare buono che esporta pace (e democrazia, ecco l’altro riferimento della vignetta) in modo altruistico, per aiutare un popolo oppresso che ovviamente ripagherà la libertà ottenuta e la possibilità di una nuova era di prosperità cedendo le proprie risorse naturali allo sfruttamento occidentale, risorse che tanto non può utilizzare in quanto non possiede la tecnologia necessaria che verrà puntualmente venduta in cambio di sangue e sudore, prestiti da parte di organizzazioni internazioni (FMI; Banca Mondiale) o paesi sovrani.



“Gli aiuti internazionali sono necessari per far si che i paesi sottosviluppati servano il debito” (P.T. Bauer – 1972).



È ovvia l’adorazione del tricolore e delle stellette se cresci nelle scuole di Stato che sfornano i futuri elettori docili, guidandoli nello scrivere una poesia in memoria del caduto per Nassiriya per colpa dei terroristi (???), meglio se islamici così rinsaldiamo il rapporto con la Chiesa Cattolica che ha, dal canto suo, una fottuta paura di perdere la capillarizzazione sociale ottenuta tramite la promozione di ignoranza e paura in una massa di creduloni.



La guerra è funzionale al raggiungimento degli obiettivi, è semplicemente un metodo. Se non si fa luce sulle dinamiche collegate alla guerra e alle industrie belliche, al controllo energetico, al capitalismo imperialista, alla corruzione e allo sfruttamente umano, si sarà sempre portati ad indignarsi per la vignetta offensiva verso il soldato piuttosto che ragionare sul fine della guerra: a chi serve, chi ne soffre e chi ne prospera. Si scivolerà viscidamente nel paradosso di amare infinitamente il proprio figlio ma appoggiare elettoralmente il bombardamento dei suoi pari età, salvo inviare 2 euro ad una Fondazione X finanziata per pulire il sangue, nonchè la propria coscienza.



Si cadrà nell’errore di limitare l’intelligenza umana ad un gioco di ruoli, di obbedienza e di dovere lavorativo.

Migliaia di anni di evoluzione e abbiamo di fronte l’animale più intelligente, colui che non è manco animale ma domina gli animali, ridotto a pensare in termini “a prescindere”, piuttosto che ragionare sui fatti, sforzandosi di fornire la propria posizione, seguendo una propria coscienza, un po’ di umanità.



Si continuerà a sentirsi urtati verso la bimba che corre verso il padre soldato di rientro, senza rendersi conto che questo è proprio il modo migliore attraverso il quale far si che esistano bambini di classe A rispetto a quelli di classe B, in attesa che questi ultimi crescano e diventino degli adulti di serie B con una vita subordinata al dominio altrui. Proprio come la generazione che li ha preceduti.



“Io che non credo alla guerra, non voglio essere seppellito sotto nessuna bandiera. Semmai vorrei essere ricordato per i miei sogni” (Vittorio Arrigoni).



Tratto da: Pudore assassino | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2012/09/22/pudore-assassino/#ixzz27DmdLYuY
- Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!

Admin
Admin

Messaggi : 1938
Data d'iscrizione : 25.11.11

http://www.verticalmente.net

Tornare in alto Andare in basso

Condividi questo articolo su: Excite BookmarksDiggRedditDel.icio.usGoogleLiveSlashdotNetscapeTechnoratiStumbleUponNewsvineFurlYahooSmarking

In rete, per poche ore, ha girato una foto che ha suscitato particolare clamore.... :: Commenti

avatar

Messaggio il Dom Set 23, 2012 8:28 pm  trek2005

mi ricordo solo quella foto in cima all'articolo...
quando penso a quel che ci sta dietro ed ai bambini che non riabbracciano la loro mamma...

la foto è peggio di un pungo nello stomaco...

Tornare in alto Andare in basso

avatar

Messaggio il Lun Set 24, 2012 8:30 am  tummu

francamente ho dei dubbi che certe provocazioni così "grezze" aiutino davvero la causa anti-militarista

Tornare in alto Andare in basso

Messaggio il Lun Set 24, 2012 8:36 am  buzz

non avevo dubbi (che tu potessi avere dubbi) Rolling Eyes

ma sai com'è... le posizioni fra "militarismo" e "antimilitarismo" (concetti che non direbbero nulla fuori contesto culturale e storico... ma il discorso di cui sopra è nel suddetto contesto) sono talmente nette e definite che c'è poco da girarci attorno.
c'è solo da dare un calcio in culo a qualcuno ogni tanto, perché un barlume di pensiero di diverso tipo penetri in lui, trasportato dalla punta della scarpa.

Tornare in alto Andare in basso

avatar

Messaggio il Lun Set 24, 2012 8:51 am  tummu

buzz ha scritto:
c'è solo da dare un calcio in culo a qualcuno ogni tanto, perché un barlume di pensiero di diverso tipo penetri in lui, trasportato dalla punta della scarpa.

cioè? è pura rabbia, niente di costruttivo?
allora perché il discorso di giustificazione?
e allora - dico io - perché non discutere anche sul metodo..

sono un moderato, non credo che prendersi a calci in culo serva molto
(tra l'altro loro sono più forti... e armati Laughing)

Tornare in alto Andare in basso

Messaggio il Lun Set 24, 2012 8:55 am  buzz

il calcio in culo casomai riguarda i "tifosi" senza troppi pensieri.
che a fargli vedere che esiste anche qualche punto di vista alternativo può fare solo che bene.
e la terapia shock funziona spesso meglio della pacata ragionevolezza (mai ascoltata).

Tornare in alto Andare in basso

avatar

Messaggio il Lun Set 24, 2012 9:22 am  tummu

son d'accordo sullo shock, io ne faccio proprio un discorso estetico: credo che un materiale che non ha nessun pregio venga rifiutato, diventa spazzatura internettiana, e perde il suo eventuale potere di shock

Tornare in alto Andare in basso

Messaggio   Contenuto sponsorizzato

Tornare in alto Andare in basso

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Tornare in alto


 
Permessi di questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum