Dagli italiani non c'è nulla da temere

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031012

Messaggio 

Dagli italiani non c'è nulla da temere




La Storia è importante. E non perchè historia se repetit. Anzi: la storia è la scienza delle cose che non si ripetono.
E' importante perché a guardarla da lontano si possono cogliere le direzioni degli atteggiamenti collettivi.
E' importante lo sguardo olistico: capirne le linee generali. Le direzioni.
L'approccio riduzionista è una gran perdita di tempo: come smontare un pianoforte per vedere dove si trova la sonata al chiaro di luna di Beethoven.

A guardarla da lontano la storia è un susseguirsi di fenomeni naturali come le stagioni, le piogge, le alluvioni, la neve. E' una catena di cose in cui una ne mette in moto un'altra ineludibilmente.
I popoli visti da lontano sono come gli individui. Si comportano come individui.
Non ho la primogenitura di quest'idea, per carità. Sicuramente disse qualcosa in proposito Benedetto Croce. Ma anche Tito Livio, se non sbaglio.

Così sto cercando di farmi un'idea di quale periodo storico assomigli a quello che stiamo vivendo. Ma non lo trovo.
Anche perché non sono molto sicuro dei tratti salienti.
Ad esempio: quest'epoca, nel nostro paese, è caratterizzata dall'insicurezza o dalla rabbia?
C'è più paura in giro o più rabbia?

A sentir parlare la gente, a leggere quella che una volta era la sparuta minoranza di chi scrive ai giornali e che ora è la variegata e ampia schiera di chi commenta blog, giornali, siti, facebook e quant'altro, sembrerebbe il momento dello sdegno e della rabbia.

Ma come mai, in tutto ciò, ogni mattina in piazza del parlamento e dintorni, gli appartenenti a quella che chiamano la casta vanno e vengono indisturbati ?
Come mai non c'è nessuno che vada a chiedere loro conto?

Qualcuno si suicida. Altri manifestano, nell'indifferenza generale.
Ci si abitua a tutto. Siamo in grado di sopportare anche un suicidio al giorno sotto casa, se non si fa troppo traffico. Altrimenti cambiamo strada.

Quando mai nella storia abbiamo assistito ad una così ampia riduzione degli spazi di sicurezza sociale senza che una protesta crescesse?

Non trovo riscontro. Non capisco.

Mi chiedo se la consapevolezza di una sorta di inutilità della protesta sia alla base di questa frustrazione. Ma non mi convince.
Non è che non scendiamo in piazza perché pensiamo che sarà inutile.
Anzi in genere, negli ultimi anni i movimenti più o meno corporativi che hanno protestato energicamente hanno sempre ottenuto qualcosa.
Magari a scapito di altri.

Si può anzi dire che se sei abbastanza organizzato da mettere in piedi una protesta qualcosa ottieni sicuramente. Magari sottobanco. Vedi autotrasportatori, tassisti, e altre corporazioni.

Allora penso che il tratto distintivo di questa epoca, più che altro sia la disgregazione.
L'insicurezza più che la rabbia ha generato la disgregazione.

Non andiamo in piazza perché gli altri come noi, non sono nostri fratelli, sono nostri nemici. Non abbiamo uno scopo comune. Lo scopo è fotterci l'un l'altro.
Fotterci quando siamo in fila nel traffico. Quando siamo al lavoro. Quando dobbiamo trovare un lavoro.
Odiamo i nostri vicini. Gli altri come noi.
Ognuno di noi identifica il nemico qui e là, ed è gente simile a noi. Terribilmente simile a noi.
Basta che sembra che l'altro abbia un po' di più di me, una macchina migliore, una vacanza migliore, un parcheggio, una casa, una palestra... per far nascere l'invidia, la rabbia, il sospetto.

E' un quadro sconsolante quello che vado dipingendo. Ma non vedo a grandi linee alcun motivo per essere ottimista, sugli italiani.

Oggi ho letto questo articolo di Uriel Fanelli: L'orizzonte del desiderio
Forse non ne condivido ogni parte, ma il cuore dell'analisi mi sembra perfetto.


L'orizzonte del desiderio.





Scritto da Uriel Fanelli
Ho scritto nel post precedente che dal 2014 dobbiamo smettere di pensare
che sia l'industria a dare lavoro, e che invece inizieranno ad essere
indispensabili nuove infrastrutture per supportare un tipo di industria
nuovo e mai visto prima. (1) Cosi' la domanda e' "ma chi rimarra' senza
lavoro come fara'?" , e qualcuno ha scritto che questo produrra' guerre e
rivoluzioni. Onestamente, e' un ritornello che alla lunga stanca, per
quanto e' stupido.

Il primo punto da capire e' che la rivoluzione la fa un popolo che e' in
qualche modo importante o necessario al potere. Se e' il popolo ad
essere necessario per raccogliere il grano o mandare avanti le
industrie, allora succedera' che in Francia ci saranno le corvee', e in
Russia le deportazioni nelle citta' industriali.

Cosi'il lavoratore si ribellera', per la semplice ragione che ha valore.
"Se vuoi che io faccia questo mi dai quello, e se provi a costringermi
con la forza io mi ribello".
Ma se osserviamo le ribellioni, osserviamo per prima cosa che prima
avvengono richieste meno violente, POI il potere le seda con la forza
(Come l' Ochrana in Russia che carico' i manifestanti con la cavalleria,
facendone strage) , e allora si arriva alle armi.

Adesso supponiamo che NON ci sia bisogno di voi. Non potete andare in
piazza a dire "ehi, se vuoi che io faccia quel che vuoi allora devi
darmi quel che voglio", per la semplice ragione che nessuno vuole che voi facciate qualcosa.

Non vi stanno richiamando a forza di corvee per il raccolto. Non vi
stanno pagando poco in fabbrica. Semplicemente, non hanno bisogno di
voi.

Prima che a qualcuno salti in mente di nominare il luddismo, vorrei far
notare che Ned Ludd lavorava in fabbrica. Era DENTRO la fabbrica, ed era
NECESSARIO alla fabbrica. Per quanto il padrone potesse licenziarlo e
assumere un altro, occorreva sempre "un altro".

La domanda e': Ned Ludd avrebbe potuto fare qualcosa se fosse stato
FUORI dalla fabbrica? Forse avrebbe potuto entrare e distruggere il
macchinario, ma difendere qualcosa contro qualcuno di cui NON hai
bisogno e specialmente qualcuno che sta fuori dal cancello e' molto piu'
semplice che difendere qualcosa contro qualcuno che sta DENTRO.

La seconda domanda e': il fatto che Ned Ludd fosse inglese obbligava, in
un certo senso, la fabbrica ad essere in Inghilterra. Supponiamo un
attimo che la fabbrica automatica fosse, che so io, in qualsiasi colonia
biritannica. Una colonia nella quale nessuno aveva nemmeno idea di che
diavolo fosse quell'edificio. Ned Ludd che cosa avrebbe potuto fare?

Cioe', che cosa potrebbe fare il cittadino italiano nel momento in cui
fosse disoccupato E non avesse nemmeno idea del fatto che l'occupazione
sia calata del 15% solo perche' tutti automatizzano il lavoro?

Ora, facciamo una piccola "simulazione", ovvero cerchiamo di indovinare
che genere di nazione si ottiene in questo modo. In Italia, per fare un
esempio, c'e' una popolazione utile di circa 21 milioni di persone.


  • Togliamo 4 dei 7 milioni impiegati dalle fabbriche, e mettiamoli disoccupati.
  • Assorbiamo parte di questa disoccupazione, diciamo 2 milioni, per le infrastrutture che servono alla trasformazione.(2)
  • Rimangono due milioni di disoccupati in piu'.

Ora, due milioni su 60 milioni di abitanti non costituiscono una forza elettorale sufficiente a cambiare radicalmente le cose.

Rimane il punto: e se si ribellassero?
Ma il vero punto e'che NON c'e' MAI stata una rivolta di disoccupati nella storia.

Anche esaminando TUTTE le rivolte , partendo dalla rivolta degli schiavi
di Heliopolis sino a Spartaco, alle rivolte degli schiavi di Sicilia,
passando per i vari moti contadini, sino alle rivoluzioni francesi,
americane, russe, cinesi, scopriamo sempre lo stesso: chi si ribella un lavoro ce l'ha.

Mi spiace, ma non vedrete rivolte di disoccupati, per un semplice motivo: la rivolta funziona per diversi motivi:


  1. Essa implica ed equivale ad uno sciopero, ovvero ad un blocco della produzione.
  2. Essa minaccia il sistema produttivo.
  3. Non e' possibile sterminare i rivoltosi, perche' servono allo stato.

Ma se i rivoltosi non servono allo stato e la nazione continua a
funzionare durante le rivolte, tutto quello che otterrete e' che 58
milioni di italiani vedranno la rivolta dei rimanenti due milioni come
una MINACCIA per il loro status quo, e quindi SI SCHIERERANNO CONTRO I RIVOLTOSI.

Gli italiani sono 60 milioni. Di questi, i disoccupati sono circa 2.744
mila , secondo le stime. In definitiva, quindi, avreste 57 milioni di
persone che ha paura che gli distruggiate l'automobile o gli incendiate
la casa o gli roviniate il lavoro, e i due milioni -ammesso che scendano
in piazza- a protestare. E' ovvio che un governo avra' consenso totale se reprime le manifestazioni che eccedono.

Infine, c'e' il fenomeno di cui volevo parlare, e che da' il titolo al post: l' Orizzonte del Desiderio.

Che cosa desidera il rivoltoso?

Oggi come oggi, il disoccupato desidera fare debiti. Egli vuole un
lavoro a tempo indeterminato allo scopo di comprare automobile a rate,
casa a rate, telefono cellulare a rate, ovvero semplicemente per fare
debito. In un bilancio, il debito e' una voce NEGATIVA, quindi diciamo
che vuole "meno mille lire al mese".

Con una simile pretesa, non vi sara' mai una vera contesa con una classe dirigente. La rivoluzione viene quando c'e' contesa.

Mi spiego: se voi desiderate un lavoro, diciamo un posto in fabbrica, ed
un altro lo desidera perche' e' disoccupato, la contesa e' TRA VOI e
l'altro che vuole lo stesso posto.

Nella francia della rivoluzione, il popolo NON aveva pane, e i ricchi
avevano il pane. Cosi' il popolo era in contesa coi ricchi. Ma nel
nostro caso, i ricchi non stanno in fabbrica.

Cosi', il nostro operaio che vuole il posto lottera' con un altro che lo
vuole, tipo un immigrato, e se l'immigrato chiede un salario minore
vincera', oppure il nostro operaio si iscrivera' ad un partito nazista e
caccera' lo straniero. Ma tutto questo NON coinvolge i ricchi: e' una guerra tra poveri.

Tutto quello che desidera il nostro disoccupato NON E' qualcosa che le
classi alte hanno, ma qualcosa che ha il suo vicino di casa. Qualsiasi
scontro si verifichi, non e' uno scontro con le classi alte, ma uno scontro con il vicino di casa.

Quando l'operaio si rivoltava, quando scioperava, egli voleva qualcosa
che i ricchi avevano. Sognava di mandare i figli a scuola -come facevano
i ricchi- , sognava di poter arrivare a fine mese, come facevano i
ricchi, sognava di avere i vestiti dei ricchi e il lusso dei ricchi.

Cosi', fu inevitabile lo scontro COI RICCHI.

MA oggi l'orizzonte e' cambiato. E' cambiato l'orizzonte del desiderio.
Oggi nessuno vi dira' mai che vuole vivere come un ricco imprenditore.
Nessuno vi dira' che lotta per lo stile di vita di Lapo Elkann, o di
Della Valle. Nessuno vi dira' che pretende il diritto i frequentare la
stessa scuola dei figli di Montezemolo.

Tutto e' diventato mignon, e' stato normalizzato su una pretesa di
modestia. Che cosa vuole il disoccupato italiano? Gli basta un lavorETTO
tranquillo, con il suo stipendIETTO, il suo appartamentINO, una
macchinINA non troppo lussuosa, eccetera.

Niente di tutto questo ce l'hanno i ricchi. I ricchi hanno uno
stipendIONE, un appartamentONE, un macchinONE. L'orizzonte del
desiderio, che inevitabilmente produce l'orizzonte della rivendicazione,
e' rimpicciolito sino a fare in modo che voi desideriate quel che
possiede IL VOSTRO VICINO.

Ma in questo modo, la lotta sara' inevitabilmente contro il vostro vicino.

Il disoccupato potra' trovare scandaloso che il politico guadagni cento
volte quel che guadagna lui, potra' trovare scandaloso che mangi gratis,
viaggi gratis o abbia sesso gratis, ma si guardera' bene dal dire CHE
VUOLE LE STESSE COSE.

Cosi', bastera' ai ricchi diventare INVISIBILI, cioe' non farsi notare e frequentare ambienti lussuosi e chiusi, ed ecco che il nostro disoccupato lottera' per avere il posto di lavoro del vicino di casa.

E questo perche' il reddito del vicino e' dentro il suo orizzonte del desiderio, mentre quello dei ricchi non lo e' piu'.

Che cosa sapete, dei ricchi, in fondo? Quello che vi dicono i giornali
di gossip. A volte li vedete in barca , a volte li vedete divorziare, a
volte li vedete prendere il sole in vacanza. Percepite pochissimo, se
non in questi piccoli punti di contatto, la differenza tra la vostra
vita e la loro. Questo perche' lo stile di vita dei RICCHI e' fuori dal
vostro orizzonte del desiderio.

Quello dei politici e' , semmai, piu' vicino. Li vedete fare le feste
con le porcelline (o qualsiasi cosa accadesse a Roma, non ho seguito
bene le cose) , li vedete fare il bunga bunga, vedete gli sprechi e gli
stipendi. Questo li proietta dentro il vostro orizzonte del desiderio. E
da questo nasce la rabbia.

Ma dei ricchi veri sapete davero poco. La stragrande maggioranza della
loro esistenza sta fuori dal vostro orizzonte dei desideri. Sapete che
la tale riccona si e' messa in topless in spiaggia, magari sapete quale
spiaggia, ma non sapete , per dire, che ci e' arrivata con una Bentley
che da sola costa piu' di casa vostra.

Del resto, fareste mai una rivolta per potervi mettere in topless in
spiaggia come la tal diva, o per poter divorziare come la tal altra? No.
In realta', i ricchi stanno facendo filtrare verso di voi SOLO quelle
parti della loro vita che non sono RIVENDICABILI. Sapete che siano
ricchi, ma non sapete di preciso come vivano.
Tempo fa fui ospite di una persona ricca, ma davvero ricca. A cena,
semplicemente dalle cucine mi chiesero cosa volevo, e scoprii che -a
differenza di casa mia- non e' che quelli mangiassero quel che si era
fatto quella sera, per tutti. Semplicemente ordinavano quel che gli
pareva alla cucina di casa, ove c'era un cuoco (e altre persone) che
preparavano. Come se avessero un ristorante interno a casa.

Ora, voi non scenderete MAI in piazza per avere cinque persone che
cucinano per voi ed un maitre di sala che "pilota la cena". Vi
basterebbe, semplicemente , la certezza che il cibo non manchi mai.
Cosi', il vostro orizzonte dei desideri non comprende niente che sia
oggi prerogativa dei ricchi.

Essi hanno portato la loro vita AL DI FUORI del vostro orizzonte dei desideri.
E lasciano filtrare SOLO quel che e' legittimamente desiderabile, cioe' solo quel che potreste avere.

Si, potreste andare a Sharm el Sheik e mettere fuori le tette come il
tale personaggio. Lo fa il vicino. Cosi' lottera' per QUEL TANTO che gli
serve per quello.

Questa e' la ragione per la quale oggi , a fronte di una contesa per le
risorse, il cosiddetto 99% non sta veramente cercando le risorse dei
ricchi, ma quelle dei vicini di casa.

Adesso torniamo alla situazione nella quale in Italia arrivassero, per
via della automatizzazione, altri due milioni di disoccupati, portando i
disoccupati da 2.8 milioni a 4.8 milioni. Che cosa succederebbe?
Succederebbe che essi si scannerebbero innanzitutto per il poco lavoro che c'e'.

Questo significa che se uno fa il pompino al capo per farsi rinnovare il
contrario, l'altro gli dara' anche il culo. Ma questo non sta ancora
producendo una rivolta: sta producendo semplicemente una guerra tra poveri.

Il problema e' che nel vostro orizzonte c'e' "il lavoro". E la contesa
sul lavoro che volete NON l'avete coi ricchi. Voi volete il diritto di
entrare in fabbrica, ma la fabbrica oggi e' automatica, o non c'e' piu'.
E quando c'e' e offre pochi posti, la contesa e' su quelli. Cioe', e'
una contesa con persone come voi.
POTREMMO RIASSUMERE SEMPLICEMENTE DICENDO CHE TUTTI LOTTANO PER LE
RISORSE CHE CI SONO, E MAI PER QUELLE CHE NON CI SONO. E COME SE NON
BASTASSE, TRA LE RISORSE CHE CI SONO SI LOTTA SEMPRE PER LE RISORSE CHE
SI CONOSCONO, CHE SI VEDONO, CHE SI CAPISCONO.
In questo caso, non c'e' proprio alcuna possibilita' di rivoluzione. Per
fare la rivoluzione dovreste procedere contro le macchine, ma QUALI
macchine? Dopotutto, anche la tecnologia del 1980 richiedeva MENO
manodopera di quella del 1970. E quella del 1970 richiedeva MENO
manodopera rispetto a quella del 1960. E cosi' via.

Cosi', questa rivolta che sognate NON avverra'. Quello che farete quando
ci saranno altri due milioni di disoccupati perche' le macchine hanno
densita' produttiva media superiore all'uomo sara' semplicemente di
torturare i politici perche' guadagnino di meno, e sognare quello che
hanno i vostri vicini di casa fortunati, cioe' un lavorETTO tranquillo,
con il suo stipendIETTO, il suo appartamentINO, una macchinINA non
troppo lussuosa, eccetera.

Finche' il vostro orizzonte del desiderio e' limitato dalla limitazione a
pochissimi volgari piaceri, tutto cio' che desidererete saranno quei
pochissimi volgari piaceri. Per quelli vi batterete, e vi batterete solo
e sempre con coloro che sono in contesa sulle stesse cose, ovvero con
quelli come voi.

Ottenendo, cioe', una guerra tra poveri. Come scriveva Orwell

Tutte le fedi, I costumi, I gusti, le emozioni, gli atteggiamenti mentali che
caratterizzano in nostro tempo, hanno lo scopo effettivo di sostenere la mistica
del Partito e di impedire che la vera natura della società contemporanea
appaia nella sua realtà. Una rivolta materiale, così come ogni
mossa preliminare che conduca a tale rivolta, è, al presente, praticamente
impossibile.

Dai prolet non c’è nulla da temere. Lasciati a se
stessi, essi continueranno di generazione in generazione, e di secolo in secolo,
a lavorare, a generare e a morire non solo senza provare mai alcun impulso alla
rivolta, ma soprattutto senza la possibilità di intendere che il mondo
potrebbe anche essere diverso da quello che è.


Essi potrebbero divenire pericolosi solo se il progresso della tecnica industriale
rendesse necessario di migliorare e di portare a un livello superiore lo standard
della loro educazione.


Ma dal momento che le rivalità commerciali e militari non hanno più
ora l’importanza che avevano una volta, il livello dell’educazione
del popolo va man mano declinando. Conoscere quali siano le opinioni condivise
dalle masse e quali siano, per contro, le opinioni che le masse non condividono,
costituisce un problema del tutto trascurabile.
Alle masse, infatti, è
garantita una sorta di libertà intellettuale dal momento che esse sono
sprovviste, appunto, dell’intelletto.
Voi non sapete cosa desiderare perche' siete privi di intelletto. E dal
momento che non sapete cosa desiderare, l'orizzonte del desiderio si
limita a pochi volgari piaceri che vedete godere al vicino. Privi della
possibilita' di desiderare di meglio, privi della conoscenza di cosa sia
meglio, le masse costituiscono un particolare trascurabilissimo.

La parte che ho scritto in rosso e' fulminante: in un mondo ove le
macchine svolgono tutto il lavoro o quasi, solo una piccolissima parte
di addetti ha bisogno di una educazione adeguata a gestire le macchine e
il resto dell'economia.

Gli altri sono prolet, e il loro orizzonte del desiderio e' cosi'
limitato che e' irrilevante: anche lasciando l'uomo moderno libero di
desiderare, desiderera' un "contratto a tempo indeterminato che gli
consenta di accendere un mutuo".

Se rifletteste sulla stupidita' di questo desiderio, ovvero quello di
avere un reddito onde INDEBITARSI, capireste chiaramente che si e' GIA'
verificata la perdita di intelletto di cui parla Orwell. Quelle masse
non si ribelleranno MAI perche' SONO TROPPO STUPIDE PER FARLO.

E se anche si ribellassero, lotterebbero per UN DEBITO, ovvero per avere NUOVE CATENE.

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Dagli italiani non c'è nulla da temere :: Commenti

Messaggio il Mer Ott 03, 2012 4:39 pm  .

cioè il succo di tutto il lungo articolo è

portandolo all'attualità dei fatti per contestualizzarlo

che noi italiani, saremmo capaci di provocare degli scontri, davanti all'ipermercato di turno, perchè ad alcuni è stato concesso di accaparrarsi per primi gli unici modelli disponibili dell'ultimo iphone il giorno del lancio.

Piuttosto che scendere "in piazza", e fare altrettanto, per cambiare lo stato attuale delle cose.

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Messaggio il Mer Ott 03, 2012 5:15 pm  buzz

Mi sembra disegnare una realtà orribile fatta di gente i cui unici desideri sono posti in un orizzonte il cui confine è stretto da quello del proprio vicino che diventa non già un sodale, simile a noi stessi, ma un nemico.
Il nemico è il lavoratore autonomo se sei un dipendente pubblico e il disoccupato ambisce al posto da precario. L'operaio non vuole perdere il posto di lavoro ma in caso di riduzione parziale chi sa di restare non va oltre la minima solidarietà a parole. Il precario accetta condizioni infami perché non ha scelta.
Manca il senso di appartenenza ad una classe, ad un gruppo sociale.

Le "alleanze" si fanno e si sciolgono nello spazio di poche ore. La via per ampliare il proprio misero orizzonte è solo individuale.

Rimando a quel brano illuminante di Bauman che avevo citato alcuni giorni fa:

E' una "ideologia della privatizzazione".
L'appello a lavorare di
piu' ed a guadagnare di più, rivolto agli individui e ad uso
esclusivamente individuale, sta eliminando e rimpiazzando gli appelli
rivolti del passato a pensare alla società ed a preoccuparsi della
società (comunità, nazione, Chiesa, causa).
Margaret Thatcher fu la
prima a dire " la società è qualcosa che non esiste. Esistono solo
uomini e donne, ed esistono famiglie".
Si tratta dunque di una nuova
ideologia per la nuova società individualizzata in cui, come ha scritto
Ulrich Beck, ogni individuo, uomo o donna che sia, è invitato,
sospinto,e trascinato a cercare soluzioni individuali a problemi creati
socialmente e ad applicare tali soluzioni a livello individuale
utilizzando capacità e risorse individuali.

Questa ideologia
proclama che è inutile (anzi controproducente) essere solidali, unire le
forze e subordinare le azioni individuali ad una "causa comune". Essa
si prende gioco del principio della responsabilità collettiva per il
benessere dei suoi membri, addossando ad esso la colpa di un debilitante
"Stato balia" ed ammonendo a non curarsi degli altri perchè ciò porta
ad una odiosa e detestabile dipendenza.

...

Che qualcuno venga escluso è fuori discussione. L'unica questione che si pone è "chi" sarà escluso.
Dunque
la posta in gioco non è l'abolizione della esclusione (compito che
promuoverebbe l'unione delle forze e la solidarietà attiva) ma
l'allontanamento da sè del rischio di esclusione per sospingerlo verso
gli latri (attività che spinge alla cura di sè e fa della solidarietà
qualcosa di irragionevole e persino suicida).
L'esclusione è nella
natura delle cose, è un aspetto inseparabile dell'essere al mondo, una
sorta di legge di natura e dunque ribellarsi ad essa non ha senso.
L'unica questione su cui valga la pena di riflettere è come evitare la
prospettiva di essere esclusi al prossimo giro di esclusioni.

Tale
ideologia ha il suo fulcro nella questione della identità. Chi sono io?
Qual'è il mio posto tra gli altri (tra le persone che conosco, di cui
conosco l'esistenza o di cui non ho mai sentito parlare') Quali sono le
minacce che rendono insicuro il mio posto? Chi c'è dietro quelle
minacce? E per neutralizzare lui e le sue minacce che genere di contro
misure devo prendere? Questo è il modo in cui vengono riformulate ad uso
della società individualizzata le domande cui le ideologie si riteneva e
si ritiene rispondessero con decisione ed autorevolezza.

Tornare in alto Andare in basso

Messaggio il Mer Ott 03, 2012 7:29 pm  .

http://robertolepori.blogspot.it/2012/10/in-nome-di-dio-andatevene-altrimenti.html


Come si fa a resistere a questo massacro.
Non si riesce a trovare una ragione per rimanere in questo Paese.

Ieri mattina, un amico mi ha chiamato al telefono per dirmi che stava facendo le valige per emigrare.

Io gli ho chiesto: dove hai pensato di andare? E lui mi ha risposto: non lo so, ma lontano da questo Paese.

A cinquantatre anni voglio ricominciare da un’altra parte.

Sono stanco di combattere il nostro modo di essere, di vivere, di pensare, di arrangiarsi, cui, purtroppo, pian piano, mi sono anch’io adagiato e assuefatto.

Voglio andare lontano da questo Paese, prima che sia troppo tardi, per depurare i miei comportamenti.

Immergermi totalmente in una dimensione civile e rispettosa dell’essere, e del vivere.

***********

Mi è tornato alla mente il discorso di Oliver Cromwell alla Camera dei Comuni del 20 aprile 1653 (*) - già ripreso dal Financial Times il 4 novembre 2011, nel famoso editoriale che invitava, in nome di Dio, dell’Italia e dell’Europa, Berlusconi ad andarsene -, e parafrasando lo stesso, ho pensato a chi potesse, in questo momento, interpretare Cromwell, nel nostro Paese, e lanciare l’appello ai nostri parlamentari e ai nostri amministratori sul territorio “In the name of God, go!” (in nome di Dio, andatevene!).

Ci ho anche dormito sopra una notte, per avere maggiore lucidità nella ricerca di un nome che sia rimasto immune da questa catastrofe politico-ideologica. Una
persona dal comportamento etico-morale irreprensibile, con capacità organizzative e leadership tali da riuscire a prendere per mano il Paese, e condurlo in una sfera di dignità e di civiltà confrontabile con quelle realtà positive che fondano il proprio vivere comune nel rispetto, nella legalità, e nella libertà fra le persone.

Purtroppo, questa malattia tutta italiana, fatta di furberie e ruberie, di mascalzonate e improvvisazione, di mancanza di senso civico e di privilegi personali, non ha risparmiato nessuno!

Ognuno di noi è nato e vissuto in un ambiente costruito con queste regole malsane.

Stimolati, sin da giovani, da meccanismi perversi che ci hanno condizionato l’esistenza e il vivere, e che non possiamo rimuovere senza dover fare i conti con il passato, con il vissuto, con i compromessi, con la storia, la cultura e le tradizioni della nostra terra.

Forte in noi è l’elemento cattolico che continuiamo a portarci dietro, con gli aspetti positivi e con le contraddizioni che limitano il nostro essere “laico”, indipendente, civilmente scevro da condizionamenti, rispettoso delle leggi dello Stato, e del bene comune.

Ci hanno insegnato al catechismo, che il pentimento e la confessione della colpa, garantiscono sempre l’assoluzione dal peccato.

I furbi, i mascalzoni, i prepotenti, i disonesti, ne approfittano, sperando di farla franca anche dopo; “lì”, dove sarà impossibile comprarsi l’ultima indulgenza.

Così, Luigi Lusi, che ha sottratto oltre venticinque milioni di euro ai contribuenti italiani, invece che, laicamente, andare in galera, perdere tutti i diritti acquisiti in qualità di Senatore della Repubblica, e restituire il bottino, è agli arresti domiciliari presso il Convento dei Bisognosi, ha cercato anche di patteggiare la restituzione parziale di quanto sottratto (solo cinque milioni di euro), e ha dichiarato con spudoratezza: “avevo chiesto io ai magistrati di poter venire qui e vi ringrazio per la vostra ospitalità, voglio vivere questa esperienza nella sua pienezza, esattamente come fate voi”.

Che vergogna!

Il sacro e il profano, la superstizione e il miracolo, la scienza e il dogma.
Sono interrogativi che ci inseguono per tutta la nostra esistenza.

Quello che non ho mai capito, è perché, per queste persone, al perdono non corrisponde poi la restituzione del maltorto; perché il vitello grasso si uccide per il ritorno del figliol prodigo, e non per quello che è sempre stato al suo posto e ha fatto con sacrificio il suo dovere; perché all’evasore si concede la sanatoria, facendogli pagare un’esigua cifra, molto distante dall’entità dell’imposta evasa, mentre a quello che ha sempre pagato le tasse, non si concede nemmeno uno sconto d’imposta, per premiarlo della sua onestà.

Perché un Senatore, un Onorevole, un Consigliere Regionale che è condannato per essersi approfittato di fondi pubblici a scopi privati, mantiene comunque il privilegio del vitalizio, anziché perderlo, e dover giustamente restituire quanto derubato?

Costoro li vedrei bene nel “nono cerchio”, nell’Antenora, tra i traditori della Patria, immersi nel ghiaccio con il viso rivolto in su, in compagnia di Gano di Maganza, di Gianni de’ Soldanieri e di Antenore.

Ma questo è Medioevo! E’ altra cosa. Non ci appartiene.

Sono meccanismi che ci fanno vivere i “valori” al contrario.

Diciamo che è furbo chi non paga le tasse, ed è fesso chi le paga; ammiriamo la stupidità delle veline in TV, e denigriamo l’impegno dei ricercatoriuniversitari; accusiamo i politici di essere corrotti, e poi corriamo a chiedere loro la raccomandazione per un posto di lavoro; ogni contratto ha la sua tangente, bisogna solo capire se c’è stata corruzione o concussione; si modificano le leggi se in conflitto con i propri interessi, non si modificano i comportamenti per rispettare le leggi.

E’ di poche ore fa la notizia che è stato arrestato l’amministratore della Tributi Italia SpA, e altre quattro persone, accusati di essersi approfittati di oltre cento milioni di euro di tasse riscosse dai contribuenti, per conto di oltre 400 Comuni.

Saremo in grado di recuperare questi soldi?

Ieri, invece, è passata la notizia dell’arresto dell’ex capogruppo del PDL alla Regione Lazio, Franco Fiorito. Tutti i
leader di partito si sono affrettati a dichiarare che, grazie al proprio intervento, il caso Lazio è venuto allo scoperto e che presto si tornerà alle urne per ripristinare la legalità in quella Regione.

Vorrei ricordare all’On. Casini, che per primo ha rivendicato il merito di questa epurazione, che lo stesso Consigliere che vediamo oggi accusato di peculato, è stato dal suo partito sostenuto, e con lui, l’UDC, ha governato la Regione in questi anni, e con lui ha votato i regolamenti per aumentare i fondi e ledisponibilità ai Gruppi Consiliari, da uno a quattordici milioni di euro.

Il Fiorito al suo arresto ha dichiarato che: “in carcere non troverò persone peggiori di quelle che ho frequentato alla Regione e nel mio Partito”.

Questo ci fa capire chi è alla guida del nostro Paese, e qual è la distanza che esiste tra chi amministra la “cosa pubblica” e il mondo reale.

I partiti tradizionali, ormai vuoti di contenuto e di idee, si aggrappano all’attuale Presidente del Consiglio, per darsi una ragione di vita, in questo scorcio di legislatura.

I vecchi e ormai logori leader di partito, che hanno tutte le colpe dello stato in cui ci troviamo, non ammettono il proprio fallimento, e non accettano il ricambio generazionale, necessario per uscire dal tunnel in cui ci hanno condotto.

I giovani, privi di un progetto che investe sul loro futuro, appassiscono su posizioni di ripiego, annullando l’entusiasmo e il sano desiderio di migliorare e far progredire la società in cui tutti noi viviamo.

Nessuno che opera a vantaggio del futuro.

Si arraffa con avidità tutto quello che si può, in fretta, con mani e piedi, e con il timore e la convinzione che, alla fine, la giostra si fermerà, ma che si è riusciti a scendere prima con un vantaggio personale.

Non c’è più tempo, ormai.

Non possiamo più credere che costoro siano le persone giuste.

Li abbiamo perdonati già troppe volte.

Hanno oltrepassato tutti i limiti.



In nome di Dio, andatevene!


Altrimenti, saremo costretti ad andarcene noi!




Roma,
3 ottobre 2012

Bartolomeo
Roberto Lepori

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Messaggio il Gio Ott 04, 2012 6:20 am  trek2005

mi prendo un appunto per questa sera...

e comunque, non in nome di dio... in nome del popolo italiano!!!

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Messaggio il Gio Ott 04, 2012 7:54 am  virgy


è vero
è tristemente vero quello scrivi Buzz: la disgregazione
dovuta alla forte presenza di individualismo, di egoismo, di invidia, di incapacità a condividere (a parte su FB mrgreen )
se si combatte, si lotta per il proprio interesse e quello della propria famiglia, non per la comunità vicina...figuriamoci per l'intera collettività

prevale l'io egocentrico sull'interesse comune e questo si riverbera negativamente a discapito di tutti

a parte qualche sporadica, stanca e rabbiosa lotta tra poveri, non vedo altro in giro
anzi, spesso vedo una stanca rassegnazione
subiamo dei torti importanti e ci giriamo dall'altra parte, come non volessimo vedere, analizzare, controbattere
e poi ci ritroviamo a litigare col vicino per un semplice parcheggio
subiamo gravi ingiustizie e neppure ce ne accorgiamo, o se ce ne accorgiamo non ci alteriamo, non ci nasce il bisogno di giustizia, anzi troviamo alibi e scuse per chi li commette
però poi ci accorgiamo della vacanza che fa l'amico e ci nasce l'invidia

la disgregazione... certo nasce dall'insicurezza, ma secondo me è nata anche dal benessere degli ultimi decenni (o dal finto benessere, meglio)

condivido, amareggiata, anche buona parte dell'articolo di Fanelli
ma soprattutto mi ritrovo, ancora più amareggiata, a condividere tutto lo scritto di Lepori
e questa parte finale....


Il Fiorito al suo arresto ha dichiarato che: “in carcere non troverò persone peggiori di quelle che ho frequentato alla Regione e nel mio Partito”.

Questo ci fa capire chi è alla guida del nostro Paese, e qual è la distanza che esiste tra chi amministra la “cosa pubblica” e il mondo reale.

I partiti tradizionali, ormai vuoti di contenuto e di idee, si aggrappano all’attuale Presidente del Consiglio, per darsi una ragione di vita, in questo scorcio di legislatura.
I vecchi e ormai logori leader di partito, che hanno tutte le colpe dello stato in cui ci troviamo, non ammettono il proprio fallimento, e non accettano il ricambio generazionale, necessario per uscire dal tunnel in cui ci hanno condotto.
I giovani, privi di un progetto che investe sul loro futuro, appassiscono su posizioni di ripiego, annullando l’entusiasmo e il sano desiderio di migliorare e far progredire la società in cui tutti noi viviamo.
Nessuno che opera a vantaggio del futuro.

Si arraffa con avidità tutto quello che si può, in fretta, con mani e piedi, e con il timore e la convinzione che, alla fine, la giostra si fermerà, ma che si è riusciti a scendere prima con un vantaggio personale.
Non c’è più tempo, ormai.
Non possiamo più credere che costoro siano le persone giuste.
Li abbiamo perdonati già troppe volte.
Hanno oltrepassato tutti i limiti.

In nome di Dio, andatevene!
Altrimenti, saremo costretti ad andarcene noi!



Stamani mio figlio mi ha chiesto dei soldi per ordinare un corso di tedesco online, a fine anno andrà a berlino ecc ecc
dopo l'nglese, ha detto, che vuole imparare bene il tedesco e in un secondo momento il cinese
ha già capito che anche con laurea o lauree, qui in italia ci farà poco

sarà costretto ad andarsene, proprio perchè non se ne sono andati in tempo "altri"

nessuno, ma proprio nessuno nessuno, io compresa perchè ho avallato con la mia passività di cittadina italiana, ha operato a vantaggio del suo futuro, del futuro di tanti giovani


questa è la mia più grande tristezza:
l'italia che lascio ai miei figli

questa è la mia più grande vergogna


Ultima modifica di virgy il Gio Ott 04, 2012 2:22 pm, modificato 1 volta

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Messaggio il Gio Ott 04, 2012 8:18 am  buzz

Virgy ricordi quel lungo discorso che mi faceste fare su un altro forum qualche tempo fa?
Mi sembra che tutto quanto sopra sia perfettamente in linea con quelli che sono i comportamenti che siamo geneticamente portati a compiere :

lo riporto anche qui.... magari a qualcuno interessa:
:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::


E' un discorso lungo. Semplice ma lungo. Vediamo un po' quanto riesco a riassumerlo senza andare a scapito della chiarezza.

Partiamo dal presupposto che gli individui di una qualsiasi specie stanno in gruppo se ne traggono un beneficio maggiore dallo star da soli.
Alla base delle nostre scelte c'è sempre, a livello genetico, una considerazione, spesso non consapevole, di natura egoista.
I nostri geni, uno per uno, tendono ad affermarsi. Nel corso dell'evoluzione si sono affermati i geni quelli che hanno messo in essere delle strategie vincenti.
Gli altri non si sono affermati. Sono morti.

E' evidente che l'uomo tenda a vivere in gruppo. Siccome abbiamo, come individui, un vantaggio nel vivere in gruppo, è evidente che un comportamento altruista nei confronti del gruppo possa coincidere con un interesse egoistico nei confronti di se stessi.
Ovvero: se sta bene il mio gruppo sto bene anche io. Se sta male il mio gruppo sto male anche io.
Bisogna quindi domandarsi quale sia la strategia vincente all'interno del gruppo. E da questa dedurne dei comportamenti sociali.
infatti la questione non è così semplice.

In un gruppo, il problema sono i comportamenti "egoisti" contrapposti a quelli "altruisti".

Poniamo che B abbia un parassita sulla testa. A glielo leva.
Più tardi viene il momento in cui è A ad avere un parassita e cerca B perché gli restituisca il favore. Ma B se ne va.

B è un truffatore. Un individuo che prende il beneficio che deriva dall'altruismo di altri individui ma che non lo ripaga o lo fa in modo insufficiente.

I truffatori se la passano meglio degli individui altruisti indiscriminati perché ottengono benefici senza pagare costi.

Esistono quindi due strategie: quella degli ingenui e quella dei truffatori.

Gli ingenui spulciano chiunque abbia bisogno, i truffatori accettano l'altruismo degli ingenui ma non spulciano mai nessun altro.
Poniamo di assegnare un punteggio per ogni azione, un punteggio arbitrario, l'importante è che il beneficio di essere spulciati superi il costo di spulciare.
Poniamo che essere spulciati dia beneficio 5 e spulciare costi -4.

Il risultato medio di un ingenuo fra gli ingenui è positivo. Tutti se la cavano piuttosto bene e la parola ingenuo sembra inappropriata.
Ma supponiamo che nella popolazione emerga un truffatore. Essendo unico, può contare sull'essere spulciato da tutti gli altri, senza dare nulla in cambio, e il suo risultato è migliore della media degli ingenui.

I geni dei truffatori (se lo vogliamo riportare al nostro discorso possiamo anche parlare di comportamenti da figlio di puttana) inizieranno perciò a diffondersi nella popolazione, mentre i geni degli ingenui verranno portati all'estinzione, perché qualunque sia il rapporto numerico tra i due nella popolazione, i truffatori se la passeranno sempre meglio degli ingenui.

I truffatori si prenderanno tutti i benefici senza pagare nulla.

Tuttavia, quando il tasso dei truffatori raggiunge il 90%, il risultato medio per tutti gli individui sarà molto basso, molti individui di entrambi i tipi moriranno per le infezioni portate dai parassiti.

E tuttavia i truffatori se la passeranno meglio degli ingenui. Anche se l'intera popolazione finisse per estinguersi, non ci sarà mai un momento in cui gli ingenui se la passeranno meglio dei truffatori.


Perciò, finché consideriamo queste due strategie, niente potrà fermare l'estinzione degli ingenui e, molto probabilmente, dell'intera popolazione.

Supponiamo ora che esista un terza strategia chiamata dei permalosi.
I permalosi spulciano sia estranei che individui che li hanno spulciati in precedenza, tuttavia se un individuo li inganna ricordano l'incidente e portano rancore, rifiutandosi di spulciare quell'individuo per il futuro.

In una popolazione di permalosi e di ingenui è impossibile distinguere i due tipi, perché entrambi si comportano in modo altruistico verso chiunque ed entrambi ottengono lo stesso risultato medio.

In una popolazione che consiste soprattutto di truffatori un singolo permaloso non avrebbe un grande successo perché spenderebbe una quantità di energie spulciando la maggior parte degli individui che incontra e solo dopo qualche tempo proverebbe rancore nei loro confronti. D'altra parte nessuno lo spulcerebbe.

Se i permalosi sono rari in confronto ai truffatori, il gene dei permalosi si estingue.
Ma una volta che i permalosi riescono a crescere di numero, in modo da raggiungere una proporzione critica, allora le loro probabilità di incontrarsi diventano sufficienti a superare lo sforzo sprecato nello spulciare i truffatori.
Quando questa proporzione critica viene raggiunta inizieranno ad ottenere un risultato migliore di quello dei truffatori e i truffatori verranno spinti sempre più rapidamente verso l'estinzione.

Quando i truffatori saranno quasi estinti, la loro velocità di declino diventerà minore e qualcuno potrà sopravvivere come minoranza anche per lungo tempo, perché se i truffatori sono rari, esiste solo una piccola possibilità di incontrare due volte lo stesso permaloso e quindi la proporzione di individui della popolazione che provocano rancore nei confronti di un dato truffatore sarà ridotta.

Nelle simulazioni, la prima cosa che accade è un crollo drammatico della popolazione degli ingenui, sfruttati senza pietà dai truffatori. Questi ultimi godono di un'esplosione della loro popolazione che raggiunge il picco esattamente quando muore l'ultimo ingenuo.

Ma i truffatori hanno ancora a che fare con i permalosi. Durante il declino precipitoso degli ingenui, i permalosi diminuiscono lentamente di numero, sopraffatti dai truffatori che prosperano, riuscendo appena a sopravvivere.

Dopo la morte dell'ultimo ingenuo, quando i truffatori non riescono più a cavarsela così facilmente con lo sfruttamento egoista, i permalosi iniziano lentamente ad aumentare a spese dei truffatori, accelerando sempre più il ritmo di crescita.

Ad un certo punto la crescita diviene rapidissima e la popolazione degli sfruttatori viene quasi spinta all'estinzione, finchè si stabilizza quando questi diventano rari.
ma l'inganno non dura a lungo e lentamente ma inesorabilmente i truffatori vengono eliminati e i permalosi restano soli.

Paradossalmente, all'inizio della storia la presenza degli ingenui metteva in pericolo i permalosi, perchè permetteva ai truffatori di prosperare temporaneamente.


Spero che pur nella semplificazione sia chiaro ciò che intendo.
L'affermarsi o meno di una strategia in un sistema è un dato strettamente correlato all'interazione con le altre strategie messe in campo.

Come questa semplificazione possa tradursi in scelte comportamentali, andrebbe veramente spiegato caso per caso, ma questo è il quadro in cui mi muovo.
Alla fine penso che la questione sia semplice: alla lunga tende ad affermarsi una strategia che tutto sommato porta dei benefici a tutti. Anche se esiste sempre la possibilità di estinzione (ovvero di distruzione del sistema in cui vivi, il che può anche tradursi, socialmente, in guerre et similia).

Le cose vanno così. Marx individuava nell'economia il motore della storia. Ma l'economia non è altro che i meccanismi complessi attraverso cui si attuano strategie semplici.
Il cui scopo è per ognuno di noi quello di sopravvivere.


Per "sopravvivere" non intendo in senso letterale, ma tutto l'insieme di comportamenti che anche inconsapevolmente vengono messi in pratica per acquisire dei vantaggi che si traducono in maggiori possibilità di sopravvivenza e quindi di trasmissione del proprio patrimonio genetico.

per rimanere nell'ambito dell'esempio dello spulciamento, il vantaggio del truffatore che non spulcia sembra ben poca cosa nel senso puro e semplice della "sopravvivenza" ma è comunque un vantaggio, e i vantaggi si sommano.

tutta la nostra esistenza è un dare avere economico fra vantaggi e svantaggi. anche molti comportamenti "altruisti" sono in realtà "egoisti" nel senso che ci apportano dei vantaggi (sempre dal punto di vista della trasmissione del nostro patrimonio genetico).

qualsiasi teoria sociale che non prende in considerazione quelle che sono le pulsioni elementari dei singoli individui, è destinata a rimanere nell'ambito della pura ideologia/utopia: inapplicabile se non con la costrizione e solo nel breve periodo.

è quella che in genere chiamiamo la "natura" dell'uomo.
e non c'è ideologia che possa modificarla.

:::::::::::

C'è una simulazione interessante, che risale ad un gioco chiamato "il dilemma del prigioniero" che funziona così:
C'è un "banco" che aggiudica e paga le vincite a due giocatori. Ciascuno dei due ha in mano due carte, la carta della "cooperazione" e quella della "defezione".
Per giocare, ognuno, simultaneamente, sceglie una carta e la posa sul tavolo. Il banco scopre le carte.
La vincita dipende dalla carta che uno ha giocato, ma anche dalla carta dell'avversario.
Poiché vi sono 2x2 carte, possibilità sono 4. Le vincite sono le seguenti:

I) tutti e due hanno giocato "cooperazione". Il banco paga ad ognuno 300 euro. Ricompensa per la cooperazione reciproca.
II) tutti e due hanno giocato "defezione". Il banco multa ciascuno di 10 euro. Punizione per la defezione reciproca.
III) uno ha giocato "cooperazione" e l'altro "defezione" Il banco paga al secondo 500 euro e multa il primo (l'ingenuo) di 100 euro.
IV) uno ha giocato "defezione" e l'altro "cooperazione" Il banco paga al primo 500 euro e multa il secondo (l'ingenuo) di 100 euro.

I casi III e IV sono ovviamente speculari: uno va molto bene e l'altro va molto male.
Nei casi I e II il risultato è uguale per i due giocatori, ma il I è meglio per entrambi.

Perché dilemma?
Io so che l'altro può giocare soltanto due carte, cooperazione o defezione. Se l'altro ha giocato "defezione" la carta migliore che avrei potuto giocare sarebbe stata "defezione", avrei pagato la penalità per defezione reciproca, ma se avessi giocato "cooperazione" mi sarebbe toccata la penalità per la multa dell'ingenuo che è peggio.

Se il mio avversario avesse giocato "cooperazione". Di nuovo, "defezione" è la scelta migliore che avrei potuto fare.
Se avessi giocato "cooperazione" entrambi avremmo avuto un guadagno abbastanza alto (300 euro) ma se avessi giocato "defezione" il mio guadagno sarebbe stato di ben 500 euro.

La conclusione con logica impeccabile è che, indipendentemente dalla carta che gioca l'altro, la mia mossa migliore è sempre al defezione.

Il problema è che, con logica altrettanto impeccabile, anche l'altro avrà concluso la stessa cosa.

Così, quando due giocatori s'incontrano, entrambi giocheranno "defezione" e entrambi finiranno con una multa o un basso guadagno.

Eppure entrambi sanno bene che se ciascuno avesse giocato "cooperazione" tutti e due avrebbero ottenuto la ricompensa relativamente alta della cooperazione reciproca di 300 euro.

Per questo il gioco si chiama dilemma, per questo è così paradossale e irritante. (il nome "del prigioniero" deriva dalla versione originale del gioco, in cui due prigionieri vengono invitati a tradire (defezione). Il futuro di entrambi dipende da cosa farà l'altro, ma nessuno dei due lo sa)

Esiste un modo per risolvere il dilemma?

Entrambi i giocatori sanno che qualunque mossa faccia il loro avversario la scelta migliore, la più conservativa, che possono fare è "defezione". Ma sanno anche che se solo avessero cooperato, ciascuno avrebbe avuto miglior risultato.

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Messaggio il Gio Ott 04, 2012 9:38 am  Ospite

a me hanno rotto sti discorsi, è troppo che li si legge, ormai mi sanno di moralismo consumato, anche se purtroppo è la realtà.

andare via? certo ci ho pensato, ma sono legato da alcune cose che mi fanno restare qua, al momento ho troppo da perdere ad andare via, inutile nasconderlo.

se dovessero mancare questi presupposti penso che andrei via, dove?
probabilmente in un posto dove il mondo è un po' più indietro rispetto a qua.

di fatto, però, le parole mi hanno stufato, vorrei vedere dei fatti.
non da voi chiaro, ma dei fatti, sti articoli, sti pensieri, sono tutti uguali, come se fosse una moda.

ma poi sono i fatti che contano.

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Messaggio il Gio Ott 04, 2012 9:44 am  Topocane

se nn li fate voi giovani, i fatti... Rolling Eyes

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Messaggio il Gio Ott 04, 2012 9:47 am  buzz

fo...
io con armiamoci e partite sono già rimasto fregato ben benino una volta.

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Messaggio il Gio Ott 04, 2012 9:52 am  tocci

Caro Fo inutile lamentarsi: primo, nella nostra storia abbiamo avuto troppi Catone, Savonarola e Michele Serra e pochi Robespierre. Secondo, meglio dire e/o scrivere quando si ha qualcosa di veramente serio da dire/scrivere. E per farlo bisogna studiare analizzare e riflettere seriamente - Marx ha scritto il Manifesto o il 18 Brumaio, ma nel frattempo stava lavorando sulle migliaia di pagine del Capitale e dei Grundrisse prima e studiava tutti gli economisti che lo avevano preceduto, nonché i dati che la società del suo tempo gli forniva -. Il fatto di avere la possibilità tecnica di esprimersi e di essere dotati di uno più o meno ricca verve retorica non rende necessariamente chi scrive degno di essere letto.

Ma poi in fondo, anche questo piccolo commento è un ennesimo esempio del paradosso del mentitore...

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Messaggio il Gio Ott 04, 2012 9:56 am  Silvio

tocci ha scritto:Caro Fo inutile lamentarsi: primo, nella nostra storia abbiamo avuto troppi Catone, Savonarola e Michele Serra e pochi Robespierre. Secondo, meglio dire e/o scrivere quando si ha qualcosa di veramente serio da dire/scrivere. E per farlo bisogna studiare analizzare e riflettere seriamente - Marx ha scritto il Manifesto o il 18 Brumaio, ma nel frattempo stava lavorando sulle migliaia di pagine del Capitale e dei Grundrisse prima e studiava tutti gli economisti che lo avevano preceduto, nonché i dati che la società del suo tempo gli forniva -. Il fatto di avere la possibilità tecnica di esprimersi e di essere dotati di uno più o meno ricca verve retorica non rende necessariamente chi scrive degno di essere letto.

Ma poi in fondo, anche questo piccolo commento è un ennesimo esempio del paradosso del mentitore...

non è il paradosso del mentitore, il tuo commento;

io lo condivido;

per quanto riguarda fo, capisco che le nuove generazioni siano assolutamente sconfortate di fronte alle macerie che ci circondano, macerie morali e materiali;

ma tocca reagire; loro come noi;

o almeno provarci, tutti, ciascuno nel suo.

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Messaggio il Gio Ott 04, 2012 10:40 am  grip

i dittatori hanno ragione ad esserlo

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Messaggio il Gio Ott 04, 2012 10:57 am  buzz

Ma infatti, K. Mannheim dice che dalla fase della disgregazione in cui prevale l'insicurezza disorganizzata, le società passano alla fase di insicurezza organizzata.
Tale organizzazione dell'insicurezza ha, paradossalmente, un solo vantaggio, lascia sussistere il sentimento e l'illusione di non aver perduto lo scopo della vita.
...
Inizialmente, nella fase dell'insicurezza disorganizzata i leaders non hanno un ruolo importante, ogni fase è molto flessibile e i leaders sono transitori. Solo nella fase successiva, dell'insicurezza organizzata, emergono delle personalità che per attitudine e costituzione psicologica particolare sono in grado di manipolare i simboli e fare da guida.
Già M. Weber aveva individuato che nelle comunità primitive, sono generalmente i tipi psicopatologici che assumono il ruolo di leader diventando profeti, maghi, saggi, riformatori.
Naturalmente, non ci piace per la sua politica, che ci pare sbagliata.
Ma per il fatto che è un uomo serio, retto, che non cerca nulla per se
stesso, ma si preoccupa con tutto il cuore di costruire un nuovo
governo. È profondamente sincero, spontaneo; ne ammiriamo la probità e
la dedizione.

vediamo chi indovina a chi erano dedicate queste parole di ralf Dahrendorf

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Messaggio il Gio Ott 04, 2012 11:04 am  Ospite

Anch'io condivido il commento di fo e rilancio un pensiero: se siamo arrivati a questa situazione, questo risultato è il frutto di anni, di decenni di errori e malgoverno.

Chi chiede alla nostra generazione di ribaltare la situazione mi verrebbe da rispondere: e voi dove eravate mentre questo accadeva?

Non credo poi che l'incapacità di reagire sia una prerogativa del popolo italiano. Nel resto d'Europa cosa sta accadendo invece? Dove ci sono state agitazioni (Grecia, Spagna) è perchè la situazione è precipitata, con effetti tangibili sulla vita delle persone.

In Italia (purtroppo... per fortuna) non siamo ancora in un quadro del genere. Penso che si possano cambiare le cose anche senza scendere in piazza a protestare. E non per un atteggiamento snob nè di rassegnazione. Io credo ancora nelle persone e in questo paese, e giorno dopo giorno (come ha ricordato prima Silvio) mi impegno in una direzione che è molto distante dal modello culturale dominante. E' una piccola rivoluzione anche questa, minore, silenziosa, ma presuntuosamente credo anche più efficace alla lunga di manifestare il proprio dissenso verso questo e quello. E se mi guardo attorno, non siamo nemmeno pochi a provarci. Non la maggioranza certo, ma non vedo nemmeno quel clima d'odio e di sospetto che dipinge Buzz nel primo post.

I tempi non sono facili (ma quando mai lo sono stati?Si stava meglio chessò negli anni '70 in Italia?) ma mi pare che tutti questi discorsi (ha ragione Fo, sempre gli stessi e con le stesse conclusioni) si presentino quasi come un alibi per giustificare un senso di impotenza nei confronti della situazione. Un senso di frustrazione.

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Messaggio il Gio Ott 04, 2012 11:05 am  grip

buzz ha scritto:Ma infatti, K. Mannheim dice che dalla fase della disgregazione in cui prevale l'insicurezza disorganizzata, le società passano alla fase di insicurezza organizzata.
Tale organizzazione dell'insicurezza ha, paradossalmente, un solo vantaggio, lascia sussistere il sentimento e l'illusione di non aver perduto lo scopo della vita.
...
Inizialmente, nella fase dell'insicurezza disorganizzata i leaders non hanno un ruolo importante, ogni fase è molto flessibile e i leaders sono transitori. Solo nella fase successiva, dell'insicurezza organizzata, emergono delle personalità che per attitudine e costituzione psicologica particolare sono in grado di manipolare i simboli e fare da guida.
Già M. Weber aveva individuato che nelle comunità primitive, sono generalmente i tipi psicopatologici che assumono il ruolo di leader diventando profeti, maghi, saggi, riformatori.
Naturalmente, non ci piace per la sua politica, che ci pare sbagliata.
Ma per il fatto che è un uomo serio, retto, che non cerca nulla per se
stesso, ma si preoccupa con tutto il cuore di costruire un nuovo
governo. È profondamente sincero, spontaneo; ne ammiriamo la probità e
la dedizione.

vediamo chi indovina a chi erano dedicate queste parole di ralf Dahrendorf


Gesu'

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Messaggio il Gio Ott 04, 2012 11:08 am  Ospite

A me fanno ridere, ma ridere sul serio, quelli che come disco rotto hanno:

"è inutile restare in questo paese"

e allora perchè non ve ne andate?
qualche lamentino in meno sarebbe già un successo.


se la gente resta ha i suoi buoni motivi e le sue buone convenienze.

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Messaggio il Gio Ott 04, 2012 11:10 am  tummu

virgy ha scritto:
la disgregazione... certo nasce dall'insicurezza, ma secondo me è nata anche dal benessere degli ultimi decenni

quoto perchè lo ritengo un fattore fondamentale

secondo me il fatto che l'occidente abbia raggiunto "il benessere" lo pone in una sorta di stato stazionario (equilibrio che una volta raggiunto non si abbandona più); il benessere naturalmente non tanto è quello economico (che anzi di quello ce n'è sempre meno...) ma quello rappresenzato dal fatto di vivere in pace in liberta e democrazia
pur con tutti i distinguo che si possono fare (pace apparente con sottostanti guerre economiche, libertà solo virtuale, democrazia malata e tutto quello che si vuole), sono condizioni alle quali nessuno vuole rinunciare

penso che questo sentimento da "classe media" sia operante da decenni, già dalla fine del boom economico degli anni 5o-60, e che si sia rafforzato dopo l'esperienza della lotta armata
oggi nessuno vuole mettere in gioco il sistema a quei livelli: anche i più arrabbiati, anche chi non ha nulla, preme per ottenere qualcosa dal sistema, non per distruggerlo

Buzz dirà che è perché ci hanno costretto a fare la guerra tra poveri, e forse è anche vero, ma secondo me c'è anche una maggiore coscienza del valore di quello che abbiamo al di là del benessere economico

Ultima modifica di tummu il Gio Ott 04, 2012 2:34 pm, modificato 1 volta

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Messaggio il Gio Ott 04, 2012 11:18 am  buzz

Alessandro, non credo che la situazione in grecia, in spagna o in portogallo sia molto diversa che da noi, dal punto di vista delle rivolte.
In grecia, dove le condizioni di vita sono molto, ma molto peggiori che qui in italia, dove veramente c'è la fame nelle città, non si è andati oltre i disordini di piazza syntagma.

Ho intitolato "dagli italiani non c'è nulla da temere" perchè siamo in italia, ma se vogliamo estendere il discorso possiamo farlo.

Il discorso di Uriel Fanelli mi convince abbastanza laddove indica l'ininfluenza della nostra esistenza. Non produciamo, quindi non abbiamo l'arma di interrompere la produzione. Ma si integra perfettamente con l'analisi di Baumann sull'effetto disgregante del liberismo.
Dove non mi convince è quando manca di analizzare la mancanza di alternativa.

Nel gioco del "dilemma del prigioniero", esiste l'alternativa. Ed è la cooperazione.
Ma è una sorta di scelta contronatura che deve essere spinta eticamente nella società come unica alternativa possibile all'autodistruzione.

Oggi manca, e il vuoto è terribile, una qualsiasi proposta, non già politica, ma filosofica di questo genere.

Mancano, in buona sostanza, le idee in grado di riunire gli uomini.

Io non vedo assolutamente un divario generazionale. Non dico per niente "tocca ai giovani".
Tocca assolutamente a tutti.

Ma se non si fa largo e diventa dominante l'idea che la cooperazione è l'unica alternativa possibile, siamo fottutti. Prima o poi. (tempi storici...)

......

@grip
Adolf Hitler

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Messaggio il Gio Ott 04, 2012 11:24 am  Ospite

sono d accordo fino a un certo punto buzz

le idee non mancano, magari sparpagliate e non aggregate, ma le idee non mancano.

a me capita spesso di parlare con gente che ha ideologie politiche (se oggi si possono definire tali) agli antipodi, eppure essere d accordo esattamente sugli stessi punti

ma c è un ma:

non c è il MEZZO per attuare queste idee, ad oggi è impossibile. La politica che dovrebbe essere il modo per far arrivare le idee (e di conseguenza le persone) ai posti di comando, la vedo come un immenso filtro che epura tutto quello che può essere fresco - innovativo.

parliamoci chiaro, tutta la politica attuale è nata in risposta a Berlusconi, se non fosse esistito Berlusconi, non avrebbe motivo di esistere un DiPietro o un Grillo (entrambi in un contesto politico chiaro).

per cui come fare a far emergere idee senza che si infettino del morbo che affligge la politica italiana? ovvero mangiare tutto il mangiabile?

io vedo 2 alternative

1 dittatura e colpo di stato
2 coscienza civile allargata, partire dal basso.


la prima situazione mi auguro di non viverla mai
la seconda è impossibile.

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Messaggio il Gio Ott 04, 2012 11:28 am  Ospite

buzz ha scritto:

Nel gioco del "dilemma del prigioniero", esiste l'alternativa. Ed è la cooperazione.
Ma è una sorta di scelta contronatura che deve essere spinta eticamente nella società come unica alternativa possibile all'autodistruzione.

Oggi manca, e il vuoto è terribile, una qualsiasi proposta, non già politica, ma filosofica di questo genere.

Mancano, in buona sostanza, le idee in grado di riunire gli uomini.

Io non vedo assolutamente un divario generazionale. Non dico per niente "tocca ai giovani".
Tocca assolutamente a tutti.

Ma se non si fa largo e diventa dominante l'idea che la cooperazione è l'unica alternativa possibile, siamo fottutti. Prima o poi. (tempi storici...)

......
Esatto.
Mi sento di condividere pienamente.

Aggiungo solo che questa idea di "cooperazione" manca probabilmente a livello di "nazione". Ma a scala minore si sta già facendo strada, per come lo vedo io, e la crisi (economica, sociale, culturale...) secondo me sta indirizzando verso questa possibilità (gli esempi, concreti, sono infiniti, qui, ora, adesso in Italia).

In questo senso secondo me c'è tutto lo spazio per giocarsela, niente è ancora deciso. Ma come scrivi bene è una scelta quasi contronatura. Per niente scontata. Bisogna impegnarsi.

ciao!

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Messaggio il Gio Ott 04, 2012 11:30 am  .

alessandro ha scritto:....

..... Ma a scala minore si sta già facendo strada, per come lo vedo io, e la crisi (economica, sociale, culturale...) secondo me sta indirizzando verso questa possibilità (gli esempi, concreti, sono infiniti, qui, ora, adesso in Italia).


cosa intendi?

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Messaggio il Gio Ott 04, 2012 11:45 am  buzz

Se prendiamo gli esempi del passato la dittatura è l'ipotesi più logica.
Forse ci sembra inverosimile perché pensiamo ad un fascismo, o al terzo reich.
Ma ogni epoca ha le sue forme.
Magari nella dittatura ci siamo già dentro, ci siamo scivolati e ci stiamo scivolando senza rendersene conto.
Possiamo votare ma in molti non votano perché gli sembra inutile. E in effetti, anche votando, sembra del tutto inutile. La forma del potere è sempre la stessa, le decisioni sui grandi temi sono le stesse.
In pratica siamo liberi di scegliere ma non sappiamo chi scegliere.

Il controllo si esercita prima attraverso il dominio dei mezzi di informazione main stream e con il denaro e solo poi tramite diritto e polizia, che comunque si giova di mezzi tecnologici tali da rendere lo spauracchio del grande fratello una sostanziale realtà.

Man mano che la popolazione sulla terra aumenta e diminuiscono le risorse energetiche e alimentari è prevedibile che aumentino disordini spontanei.
Non lo dico io: lo dice la NATO.
http://ftp.rta.nato.int/public//PubFullText/RTO/TR/RTO-TR-071///TR-071-$$TOC.pdf

(se non ti va di leggere in inglese: http://www.ecolcity.it/cms/book/export/html/34)

Saranno i cittadini, cioè noi, quelli che creeranno disordine.
La Nato si prepara. Per difendere chi?
I cittadini sono i nemici. Chi difende la Nato?

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Messaggio il Gio Ott 04, 2012 1:27 pm  Tengri

Provo a dare il più possibile brevemente il mio contributo.

Perché combattiamo per avere quello che ha il vicino invece di desiderare ciò che non abbiamo? Mah, ci avevano pensato già popolazioni più evolute. Gli egiziani, i romani ... il divide et imperat non era casuale. Mettigli uni contro gli altri e stai lì a guardare. Lo facevano gli inglesi nelle colonie: andavano, osservavano, delegavano il potere alterando gli equilibri sociali millenari, scatenavano instabilità e stavano a guardare prelevando le risorse. L’Africa di oggi è il risultato di questo meticoloso lavoro di destrutturazione sociale.

Oggi la strategia è solo più sottile. Si usano i media, si usano le scuole, si usa la propaganda, si usano il cinema e il teatrino della politica con il gioco delle parti. Ma l'obiettivo è sempre lo stesso. Dividi e se possibile metti gli uni contro gli altri. Prima a suon di machete. Oggi a suon di premi di produzione. Di privilegi più o meno espliciti. Dai a quello il posto fisso e a quell'altro la semilibertà vigilata di dichiarare il reddito che vuole. Uno desidererà ciò che ha l'altro. E tu stai lì a sorseggiare il tuo scotch sul campo da golf.

Ma possibile che gli uomini siano così stupidi o instupidibili? Da una parte sì. Ma anche no.

Potrebbe. Ma anche no.

E vengo alla seconda parte del mio ragionamento.

La filosofia mi piace. Ma tutte le riflessioni filosofiche sulla necessità di ideali (o ideologie) aggregative, che puntino alla redistribuzione, a una maggiore giustizia sociale, e via dicendo rischiano di trascurare un elemento importante.

Quando Darwin nel 1859 pubblicò l'Origine della Specie ricevette una lettera da Marx che gli faceva i complimenti (ironici probabilmente) dicendogli qualcosa del tipo "Hai teorizzato i principi dell'evoluzione ritagliandoli perfettamente su quelli che guidano il Capitalismo". Negli stessi anni Spencer stava elaborando la sua teoria sociale che venne poi definita in seguito "darwinismo sociale". Ovvero, secondo quelli che in seguito l'avevano analizzata, Spencer aveva preso le teorie di Darwin e le aveva trasformate in teoria sociale.

In sostanza, semplificando, Darwin avrebbe copiato da Smith e Stuart Mill. Spencer da Darwin.

C’è però un problema di date. Spencer aveva già pubblicato i suoi volumi prima che Darwin illustrasse la sua teoria l’anno precedente della pubblicazione. In sostanza parlare di darwinismo sociale è un’idiozia. Bisognerebbe più correttamente parlare di “spencerismo naturale” a proposito della teoria sull’evoluzione della specie.

Quindi Marx potrebbe aver avuto ragione. Darwin sarebbe un figlio del suo tempo. E con spirito fra il politico e il propagandistico – non certo scientifico – avrebbe ritagliato la sua teoria non sulla realtà dell’evoluzione ma sulle teorie sociali (Spencer) ed economiche (Stuart Mill e Smith) che hanno dato forma al capitalismo.

Potrebbe. Ma anche no.

Secondo me il caro vecchio Zio Karl si sbagliava (sacrilegio!!!). Perché? Perché anche Marx c'aveva gli occhi foderati di prosciutto. E il prosciutto è lo stesso che abbiamo noi amanti delle idee "solidali". Ovvero che il "solidarismo" (chiamiamolo così per capirci e per non evocare ideologie politiche) faccia parte della buona natura dell'uomo. Secondo me a guardare la storia con occhio critico non è così.

L'etologia non può essere tralasciata. L'uomo è un mammifero. I mammiferi non sono insetti. Non vivono in società numerose e fortemente strutturate. I mammiferi (anche i più vicini a noi) vivono in piccoli gruppi. Quando il gruppo si allarga troppo iniziano i conflitti e il gruppo si scinde. E l'unica solidarietà che vivono i mammiferi è con gli appartenenti al loro gruppo di riferimento. Gli altri sono ... "altri" appunto. Innocui, lontani, con i quali ci si incontra e ci si ignora ... finché lo spazio e le risorse lo permettono. Quando uno o entrambi questi elementi vengono meno (o vengono percepiti venir meno), gli altri diventano prima avversari ... poi nemici. E per il nutrimento e la riproduzione si combatte.

Osservando tutti i popoli senza scrittura è elementare notare che il nome con in quale ognuno di loro chiama sé stesso è “noi”, “la gente”, “il popolo degli uomini”. Significando con ciò un netto distacco fra noi e “gli altri”. Che in molti casi sono considerati “non uomini”. In quanto solo il “noi” è il legittimo frutto storico dei racconti delle origini. Vi ricorda qualcosa?

Non è un caso che il Capitalismo funzioni e abbia vinto su tutte le altre proposte socio-economiche. Non è solo la sua capacità di generare benessere (peraltro finto e tutto da dimostrare e tutt’oggi fortemente criticato anche all’interno dell’orizzonte “liberista”).

Non è Darwin ad aver copiato. Sono solo gli "inventori" del capitalismo ad aver azzeccato il sistema economico che meglio si adatta alla natura umana. Soprattutto in contesti affollati e sottoposti a un regime (vero o percepito) di scarsità di risorse. In quest’ottica l'uomo è l'homini lupus di Hobbes. Non per altro nella Selva Lacandona o sulla Sierra Maestra Marcos e il Che "educavano" i contadini e i guerriglieri. L'uomo nuovo va costruito. PERCHE' L'UOMO NEOLITICO DI PER SE' STESSO E' DIVERSO.

E allora la risposta alla domanda di partenza è (almeno) triplice:

1) Il potere funziona da sempre così

2) Siamo troppi e le risorse iniziano a scarseggiare

3) L’uomo è un mammifero predatore

Cosa fare? Se abbiamo deciso di vivere come gli insetti (e basta osservare i nostri palazzi-alveari per rendersene conto) dobbiamo avere il coraggio di accettare le strutture sociali degli insetti.

Siete pronti?

Altrimenti l’unico modo di controllare la natura predatoria è decrescere. Di numero in primis. Tronare a quell’equilibrio uomo-ecosistema in cui la natura predatoria è ecosostenibile ed è concentrata sulla sussistenza non sull’accumulo dell’inutile.

Siete pronti?

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Messaggio il Gio Ott 04, 2012 1:54 pm  buzz

Completamente d'accordo. Infatti dicevo che l'idea della cooperazione è contro natura. L'uomo non è naturalmente buono, come diceva marx. L'uomo è naturalmente capitalista.
E ho sempre sostenuto che per essere di sinistra occorra uno sforzo intellettuale, una scelta, perché naturalmente, si è di destra (quelli che io considero gli archetipi di destra e sinistra, non certo intesi come categoria della nostra politica).

Ma il concetto di decrescita indica allo stato attuale, quando non obbligatoria per mancanza di risorse, una scelta intellettuale cooperativa. Perché ovviamente non può esistere che 9 decrescano e 1 si pappi tutto quello che avanza.

E penso che o si fa strada questa idea forza, o ci si educa, come insetti? a questa scelta cooperativa, oppure, come dicevo sopra, siamo fottuti, più o meno.

E non è il mio un giudizio etico sul capitalismo (o darwinismo sociale o spencerismo che dir si voglia) è solo l'osservazione dei sistemi lasciati a se stessi, i quali crescono e quando hanno consumato tutte le risorse a loro disposizione se non riescono a spostarsi collassano e scompaiono.
Le civiltà (vedi lavori di D. Diamond) quando sono in questa fase del loro ciclo non sono un buon posto dove vivere.

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