Dagli italiani non c'è nulla da temere

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031012

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Dagli italiani non c'è nulla da temere




La Storia è importante. E non perchè historia se repetit. Anzi: la storia è la scienza delle cose che non si ripetono.
E' importante perché a guardarla da lontano si possono cogliere le direzioni degli atteggiamenti collettivi.
E' importante lo sguardo olistico: capirne le linee generali. Le direzioni.
L'approccio riduzionista è una gran perdita di tempo: come smontare un pianoforte per vedere dove si trova la sonata al chiaro di luna di Beethoven.

A guardarla da lontano la storia è un susseguirsi di fenomeni naturali come le stagioni, le piogge, le alluvioni, la neve. E' una catena di cose in cui una ne mette in moto un'altra ineludibilmente.
I popoli visti da lontano sono come gli individui. Si comportano come individui.
Non ho la primogenitura di quest'idea, per carità. Sicuramente disse qualcosa in proposito Benedetto Croce. Ma anche Tito Livio, se non sbaglio.

Così sto cercando di farmi un'idea di quale periodo storico assomigli a quello che stiamo vivendo. Ma non lo trovo.
Anche perché non sono molto sicuro dei tratti salienti.
Ad esempio: quest'epoca, nel nostro paese, è caratterizzata dall'insicurezza o dalla rabbia?
C'è più paura in giro o più rabbia?

A sentir parlare la gente, a leggere quella che una volta era la sparuta minoranza di chi scrive ai giornali e che ora è la variegata e ampia schiera di chi commenta blog, giornali, siti, facebook e quant'altro, sembrerebbe il momento dello sdegno e della rabbia.

Ma come mai, in tutto ciò, ogni mattina in piazza del parlamento e dintorni, gli appartenenti a quella che chiamano la casta vanno e vengono indisturbati ?
Come mai non c'è nessuno che vada a chiedere loro conto?

Qualcuno si suicida. Altri manifestano, nell'indifferenza generale.
Ci si abitua a tutto. Siamo in grado di sopportare anche un suicidio al giorno sotto casa, se non si fa troppo traffico. Altrimenti cambiamo strada.

Quando mai nella storia abbiamo assistito ad una così ampia riduzione degli spazi di sicurezza sociale senza che una protesta crescesse?

Non trovo riscontro. Non capisco.

Mi chiedo se la consapevolezza di una sorta di inutilità della protesta sia alla base di questa frustrazione. Ma non mi convince.
Non è che non scendiamo in piazza perché pensiamo che sarà inutile.
Anzi in genere, negli ultimi anni i movimenti più o meno corporativi che hanno protestato energicamente hanno sempre ottenuto qualcosa.
Magari a scapito di altri.

Si può anzi dire che se sei abbastanza organizzato da mettere in piedi una protesta qualcosa ottieni sicuramente. Magari sottobanco. Vedi autotrasportatori, tassisti, e altre corporazioni.

Allora penso che il tratto distintivo di questa epoca, più che altro sia la disgregazione.
L'insicurezza più che la rabbia ha generato la disgregazione.

Non andiamo in piazza perché gli altri come noi, non sono nostri fratelli, sono nostri nemici. Non abbiamo uno scopo comune. Lo scopo è fotterci l'un l'altro.
Fotterci quando siamo in fila nel traffico. Quando siamo al lavoro. Quando dobbiamo trovare un lavoro.
Odiamo i nostri vicini. Gli altri come noi.
Ognuno di noi identifica il nemico qui e là, ed è gente simile a noi. Terribilmente simile a noi.
Basta che sembra che l'altro abbia un po' di più di me, una macchina migliore, una vacanza migliore, un parcheggio, una casa, una palestra... per far nascere l'invidia, la rabbia, il sospetto.

E' un quadro sconsolante quello che vado dipingendo. Ma non vedo a grandi linee alcun motivo per essere ottimista, sugli italiani.

Oggi ho letto questo articolo di Uriel Fanelli: L'orizzonte del desiderio
Forse non ne condivido ogni parte, ma il cuore dell'analisi mi sembra perfetto.


L'orizzonte del desiderio.





Scritto da Uriel Fanelli
Ho scritto nel post precedente che dal 2014 dobbiamo smettere di pensare
che sia l'industria a dare lavoro, e che invece inizieranno ad essere
indispensabili nuove infrastrutture per supportare un tipo di industria
nuovo e mai visto prima. (1) Cosi' la domanda e' "ma chi rimarra' senza
lavoro come fara'?" , e qualcuno ha scritto che questo produrra' guerre e
rivoluzioni. Onestamente, e' un ritornello che alla lunga stanca, per
quanto e' stupido.

Il primo punto da capire e' che la rivoluzione la fa un popolo che e' in
qualche modo importante o necessario al potere. Se e' il popolo ad
essere necessario per raccogliere il grano o mandare avanti le
industrie, allora succedera' che in Francia ci saranno le corvee', e in
Russia le deportazioni nelle citta' industriali.

Cosi'il lavoratore si ribellera', per la semplice ragione che ha valore.
"Se vuoi che io faccia questo mi dai quello, e se provi a costringermi
con la forza io mi ribello".
Ma se osserviamo le ribellioni, osserviamo per prima cosa che prima
avvengono richieste meno violente, POI il potere le seda con la forza
(Come l' Ochrana in Russia che carico' i manifestanti con la cavalleria,
facendone strage) , e allora si arriva alle armi.

Adesso supponiamo che NON ci sia bisogno di voi. Non potete andare in
piazza a dire "ehi, se vuoi che io faccia quel che vuoi allora devi
darmi quel che voglio", per la semplice ragione che nessuno vuole che voi facciate qualcosa.

Non vi stanno richiamando a forza di corvee per il raccolto. Non vi
stanno pagando poco in fabbrica. Semplicemente, non hanno bisogno di
voi.

Prima che a qualcuno salti in mente di nominare il luddismo, vorrei far
notare che Ned Ludd lavorava in fabbrica. Era DENTRO la fabbrica, ed era
NECESSARIO alla fabbrica. Per quanto il padrone potesse licenziarlo e
assumere un altro, occorreva sempre "un altro".

La domanda e': Ned Ludd avrebbe potuto fare qualcosa se fosse stato
FUORI dalla fabbrica? Forse avrebbe potuto entrare e distruggere il
macchinario, ma difendere qualcosa contro qualcuno di cui NON hai
bisogno e specialmente qualcuno che sta fuori dal cancello e' molto piu'
semplice che difendere qualcosa contro qualcuno che sta DENTRO.

La seconda domanda e': il fatto che Ned Ludd fosse inglese obbligava, in
un certo senso, la fabbrica ad essere in Inghilterra. Supponiamo un
attimo che la fabbrica automatica fosse, che so io, in qualsiasi colonia
biritannica. Una colonia nella quale nessuno aveva nemmeno idea di che
diavolo fosse quell'edificio. Ned Ludd che cosa avrebbe potuto fare?

Cioe', che cosa potrebbe fare il cittadino italiano nel momento in cui
fosse disoccupato E non avesse nemmeno idea del fatto che l'occupazione
sia calata del 15% solo perche' tutti automatizzano il lavoro?

Ora, facciamo una piccola "simulazione", ovvero cerchiamo di indovinare
che genere di nazione si ottiene in questo modo. In Italia, per fare un
esempio, c'e' una popolazione utile di circa 21 milioni di persone.


  • Togliamo 4 dei 7 milioni impiegati dalle fabbriche, e mettiamoli disoccupati.
  • Assorbiamo parte di questa disoccupazione, diciamo 2 milioni, per le infrastrutture che servono alla trasformazione.(2)
  • Rimangono due milioni di disoccupati in piu'.

Ora, due milioni su 60 milioni di abitanti non costituiscono una forza elettorale sufficiente a cambiare radicalmente le cose.

Rimane il punto: e se si ribellassero?
Ma il vero punto e'che NON c'e' MAI stata una rivolta di disoccupati nella storia.

Anche esaminando TUTTE le rivolte , partendo dalla rivolta degli schiavi
di Heliopolis sino a Spartaco, alle rivolte degli schiavi di Sicilia,
passando per i vari moti contadini, sino alle rivoluzioni francesi,
americane, russe, cinesi, scopriamo sempre lo stesso: chi si ribella un lavoro ce l'ha.

Mi spiace, ma non vedrete rivolte di disoccupati, per un semplice motivo: la rivolta funziona per diversi motivi:


  1. Essa implica ed equivale ad uno sciopero, ovvero ad un blocco della produzione.
  2. Essa minaccia il sistema produttivo.
  3. Non e' possibile sterminare i rivoltosi, perche' servono allo stato.

Ma se i rivoltosi non servono allo stato e la nazione continua a
funzionare durante le rivolte, tutto quello che otterrete e' che 58
milioni di italiani vedranno la rivolta dei rimanenti due milioni come
una MINACCIA per il loro status quo, e quindi SI SCHIERERANNO CONTRO I RIVOLTOSI.

Gli italiani sono 60 milioni. Di questi, i disoccupati sono circa 2.744
mila , secondo le stime. In definitiva, quindi, avreste 57 milioni di
persone che ha paura che gli distruggiate l'automobile o gli incendiate
la casa o gli roviniate il lavoro, e i due milioni -ammesso che scendano
in piazza- a protestare. E' ovvio che un governo avra' consenso totale se reprime le manifestazioni che eccedono.

Infine, c'e' il fenomeno di cui volevo parlare, e che da' il titolo al post: l' Orizzonte del Desiderio.

Che cosa desidera il rivoltoso?

Oggi come oggi, il disoccupato desidera fare debiti. Egli vuole un
lavoro a tempo indeterminato allo scopo di comprare automobile a rate,
casa a rate, telefono cellulare a rate, ovvero semplicemente per fare
debito. In un bilancio, il debito e' una voce NEGATIVA, quindi diciamo
che vuole "meno mille lire al mese".

Con una simile pretesa, non vi sara' mai una vera contesa con una classe dirigente. La rivoluzione viene quando c'e' contesa.

Mi spiego: se voi desiderate un lavoro, diciamo un posto in fabbrica, ed
un altro lo desidera perche' e' disoccupato, la contesa e' TRA VOI e
l'altro che vuole lo stesso posto.

Nella francia della rivoluzione, il popolo NON aveva pane, e i ricchi
avevano il pane. Cosi' il popolo era in contesa coi ricchi. Ma nel
nostro caso, i ricchi non stanno in fabbrica.

Cosi', il nostro operaio che vuole il posto lottera' con un altro che lo
vuole, tipo un immigrato, e se l'immigrato chiede un salario minore
vincera', oppure il nostro operaio si iscrivera' ad un partito nazista e
caccera' lo straniero. Ma tutto questo NON coinvolge i ricchi: e' una guerra tra poveri.

Tutto quello che desidera il nostro disoccupato NON E' qualcosa che le
classi alte hanno, ma qualcosa che ha il suo vicino di casa. Qualsiasi
scontro si verifichi, non e' uno scontro con le classi alte, ma uno scontro con il vicino di casa.

Quando l'operaio si rivoltava, quando scioperava, egli voleva qualcosa
che i ricchi avevano. Sognava di mandare i figli a scuola -come facevano
i ricchi- , sognava di poter arrivare a fine mese, come facevano i
ricchi, sognava di avere i vestiti dei ricchi e il lusso dei ricchi.

Cosi', fu inevitabile lo scontro COI RICCHI.

MA oggi l'orizzonte e' cambiato. E' cambiato l'orizzonte del desiderio.
Oggi nessuno vi dira' mai che vuole vivere come un ricco imprenditore.
Nessuno vi dira' che lotta per lo stile di vita di Lapo Elkann, o di
Della Valle. Nessuno vi dira' che pretende il diritto i frequentare la
stessa scuola dei figli di Montezemolo.

Tutto e' diventato mignon, e' stato normalizzato su una pretesa di
modestia. Che cosa vuole il disoccupato italiano? Gli basta un lavorETTO
tranquillo, con il suo stipendIETTO, il suo appartamentINO, una
macchinINA non troppo lussuosa, eccetera.

Niente di tutto questo ce l'hanno i ricchi. I ricchi hanno uno
stipendIONE, un appartamentONE, un macchinONE. L'orizzonte del
desiderio, che inevitabilmente produce l'orizzonte della rivendicazione,
e' rimpicciolito sino a fare in modo che voi desideriate quel che
possiede IL VOSTRO VICINO.

Ma in questo modo, la lotta sara' inevitabilmente contro il vostro vicino.

Il disoccupato potra' trovare scandaloso che il politico guadagni cento
volte quel che guadagna lui, potra' trovare scandaloso che mangi gratis,
viaggi gratis o abbia sesso gratis, ma si guardera' bene dal dire CHE
VUOLE LE STESSE COSE.

Cosi', bastera' ai ricchi diventare INVISIBILI, cioe' non farsi notare e frequentare ambienti lussuosi e chiusi, ed ecco che il nostro disoccupato lottera' per avere il posto di lavoro del vicino di casa.

E questo perche' il reddito del vicino e' dentro il suo orizzonte del desiderio, mentre quello dei ricchi non lo e' piu'.

Che cosa sapete, dei ricchi, in fondo? Quello che vi dicono i giornali
di gossip. A volte li vedete in barca , a volte li vedete divorziare, a
volte li vedete prendere il sole in vacanza. Percepite pochissimo, se
non in questi piccoli punti di contatto, la differenza tra la vostra
vita e la loro. Questo perche' lo stile di vita dei RICCHI e' fuori dal
vostro orizzonte del desiderio.

Quello dei politici e' , semmai, piu' vicino. Li vedete fare le feste
con le porcelline (o qualsiasi cosa accadesse a Roma, non ho seguito
bene le cose) , li vedete fare il bunga bunga, vedete gli sprechi e gli
stipendi. Questo li proietta dentro il vostro orizzonte del desiderio. E
da questo nasce la rabbia.

Ma dei ricchi veri sapete davero poco. La stragrande maggioranza della
loro esistenza sta fuori dal vostro orizzonte dei desideri. Sapete che
la tale riccona si e' messa in topless in spiaggia, magari sapete quale
spiaggia, ma non sapete , per dire, che ci e' arrivata con una Bentley
che da sola costa piu' di casa vostra.

Del resto, fareste mai una rivolta per potervi mettere in topless in
spiaggia come la tal diva, o per poter divorziare come la tal altra? No.
In realta', i ricchi stanno facendo filtrare verso di voi SOLO quelle
parti della loro vita che non sono RIVENDICABILI. Sapete che siano
ricchi, ma non sapete di preciso come vivano.
Tempo fa fui ospite di una persona ricca, ma davvero ricca. A cena,
semplicemente dalle cucine mi chiesero cosa volevo, e scoprii che -a
differenza di casa mia- non e' che quelli mangiassero quel che si era
fatto quella sera, per tutti. Semplicemente ordinavano quel che gli
pareva alla cucina di casa, ove c'era un cuoco (e altre persone) che
preparavano. Come se avessero un ristorante interno a casa.

Ora, voi non scenderete MAI in piazza per avere cinque persone che
cucinano per voi ed un maitre di sala che "pilota la cena". Vi
basterebbe, semplicemente , la certezza che il cibo non manchi mai.
Cosi', il vostro orizzonte dei desideri non comprende niente che sia
oggi prerogativa dei ricchi.

Essi hanno portato la loro vita AL DI FUORI del vostro orizzonte dei desideri.
E lasciano filtrare SOLO quel che e' legittimamente desiderabile, cioe' solo quel che potreste avere.

Si, potreste andare a Sharm el Sheik e mettere fuori le tette come il
tale personaggio. Lo fa il vicino. Cosi' lottera' per QUEL TANTO che gli
serve per quello.

Questa e' la ragione per la quale oggi , a fronte di una contesa per le
risorse, il cosiddetto 99% non sta veramente cercando le risorse dei
ricchi, ma quelle dei vicini di casa.

Adesso torniamo alla situazione nella quale in Italia arrivassero, per
via della automatizzazione, altri due milioni di disoccupati, portando i
disoccupati da 2.8 milioni a 4.8 milioni. Che cosa succederebbe?
Succederebbe che essi si scannerebbero innanzitutto per il poco lavoro che c'e'.

Questo significa che se uno fa il pompino al capo per farsi rinnovare il
contrario, l'altro gli dara' anche il culo. Ma questo non sta ancora
producendo una rivolta: sta producendo semplicemente una guerra tra poveri.

Il problema e' che nel vostro orizzonte c'e' "il lavoro". E la contesa
sul lavoro che volete NON l'avete coi ricchi. Voi volete il diritto di
entrare in fabbrica, ma la fabbrica oggi e' automatica, o non c'e' piu'.
E quando c'e' e offre pochi posti, la contesa e' su quelli. Cioe', e'
una contesa con persone come voi.
POTREMMO RIASSUMERE SEMPLICEMENTE DICENDO CHE TUTTI LOTTANO PER LE
RISORSE CHE CI SONO, E MAI PER QUELLE CHE NON CI SONO. E COME SE NON
BASTASSE, TRA LE RISORSE CHE CI SONO SI LOTTA SEMPRE PER LE RISORSE CHE
SI CONOSCONO, CHE SI VEDONO, CHE SI CAPISCONO.
In questo caso, non c'e' proprio alcuna possibilita' di rivoluzione. Per
fare la rivoluzione dovreste procedere contro le macchine, ma QUALI
macchine? Dopotutto, anche la tecnologia del 1980 richiedeva MENO
manodopera di quella del 1970. E quella del 1970 richiedeva MENO
manodopera rispetto a quella del 1960. E cosi' via.

Cosi', questa rivolta che sognate NON avverra'. Quello che farete quando
ci saranno altri due milioni di disoccupati perche' le macchine hanno
densita' produttiva media superiore all'uomo sara' semplicemente di
torturare i politici perche' guadagnino di meno, e sognare quello che
hanno i vostri vicini di casa fortunati, cioe' un lavorETTO tranquillo,
con il suo stipendIETTO, il suo appartamentINO, una macchinINA non
troppo lussuosa, eccetera.

Finche' il vostro orizzonte del desiderio e' limitato dalla limitazione a
pochissimi volgari piaceri, tutto cio' che desidererete saranno quei
pochissimi volgari piaceri. Per quelli vi batterete, e vi batterete solo
e sempre con coloro che sono in contesa sulle stesse cose, ovvero con
quelli come voi.

Ottenendo, cioe', una guerra tra poveri. Come scriveva Orwell

Tutte le fedi, I costumi, I gusti, le emozioni, gli atteggiamenti mentali che
caratterizzano in nostro tempo, hanno lo scopo effettivo di sostenere la mistica
del Partito e di impedire che la vera natura della società contemporanea
appaia nella sua realtà. Una rivolta materiale, così come ogni
mossa preliminare che conduca a tale rivolta, è, al presente, praticamente
impossibile.

Dai prolet non c’è nulla da temere. Lasciati a se
stessi, essi continueranno di generazione in generazione, e di secolo in secolo,
a lavorare, a generare e a morire non solo senza provare mai alcun impulso alla
rivolta, ma soprattutto senza la possibilità di intendere che il mondo
potrebbe anche essere diverso da quello che è.


Essi potrebbero divenire pericolosi solo se il progresso della tecnica industriale
rendesse necessario di migliorare e di portare a un livello superiore lo standard
della loro educazione.


Ma dal momento che le rivalità commerciali e militari non hanno più
ora l’importanza che avevano una volta, il livello dell’educazione
del popolo va man mano declinando. Conoscere quali siano le opinioni condivise
dalle masse e quali siano, per contro, le opinioni che le masse non condividono,
costituisce un problema del tutto trascurabile.
Alle masse, infatti, è
garantita una sorta di libertà intellettuale dal momento che esse sono
sprovviste, appunto, dell’intelletto.
Voi non sapete cosa desiderare perche' siete privi di intelletto. E dal
momento che non sapete cosa desiderare, l'orizzonte del desiderio si
limita a pochi volgari piaceri che vedete godere al vicino. Privi della
possibilita' di desiderare di meglio, privi della conoscenza di cosa sia
meglio, le masse costituiscono un particolare trascurabilissimo.

La parte che ho scritto in rosso e' fulminante: in un mondo ove le
macchine svolgono tutto il lavoro o quasi, solo una piccolissima parte
di addetti ha bisogno di una educazione adeguata a gestire le macchine e
il resto dell'economia.

Gli altri sono prolet, e il loro orizzonte del desiderio e' cosi'
limitato che e' irrilevante: anche lasciando l'uomo moderno libero di
desiderare, desiderera' un "contratto a tempo indeterminato che gli
consenta di accendere un mutuo".

Se rifletteste sulla stupidita' di questo desiderio, ovvero quello di
avere un reddito onde INDEBITARSI, capireste chiaramente che si e' GIA'
verificata la perdita di intelletto di cui parla Orwell. Quelle masse
non si ribelleranno MAI perche' SONO TROPPO STUPIDE PER FARLO.

E se anche si ribellassero, lotterebbero per UN DEBITO, ovvero per avere NUOVE CATENE.

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Messaggio il Gio Ott 04, 2012 2:20 pm  Ospite

Gran bella analisi Tengri (con contributo successivo di Buzz) ma che non condivido nei termini e soprattutto nelle conclusioni.

Intanto secondo me Darwin viene sempre tirato fuori a sproposito (non da te, sia chiaro). L'evoluzione non hai mai premiato l'individuo o la specie più forte, semmai chi è stato più veloce ad adattarsi ai cambiamenti dell'ambiente naturale (the most responsive to change o una cosa del genere mi sembra abbia scritto Darwin). Quindi il darwinismo sociale, oltre che essere un termine improprio secondo me, è anche una teoria fuorviante perchè di fatto riduce la storia e lo sviluppo umano a comportamenti animali che mal ci azzeccano con la specie Homo sapiens. Problema mio, ma è una visione a cui mi rifiuto di credere. Secondo me ogni volta che si tenta di paragonare l'evoluzione umana a qualcosa di "naturale" ci si sbaglia di grosso perchè non siamo animali. Nessuna visione antropocentrica ma proprio non ce la faccia a vedere la nostra società come una riproduzione ora della società degli insetti, o di quella dei mammiferi. Che poi a voler approfondire il discorso, sia all'interno degli insetti che dei mammiferi non troviamo nessun modello univoco di comportamento. Gli insetti in particolare, dove a ben vedere i cosiddetti "insetti sociali" si limitano a poche specie di imenotteri (api e formiche). La realtà è estremamente molto più variegata di come si vuol semplificare.

E quindi, secondo me, del tutto inadatta a spiegare la "natura" dei comportamenti umani (e a cascata della società).

In chiusura si parla di decrescita come la possibilità di un ritorno ad un equilibrio uomo-ecosistema. Anche questo è un mito secondo me, perchè un equilibrio non è mai esistito in natura con l'uomo. Da quando ha cominciato a cacciare, coltivare, allevare si sono innescate delle ricadute sull'ambiente, via via più pesanti man mano che i numeri crescevano.

Ma anche qui sono in disaccordo, perchè non sarà di certo la decrescita a salvarci (eventualmente) semmai un diverso tipo di crescita. La tecnologia può cambiare un destino che a leggere certi interventi pare già segnato. Investimenti in fonti di energia alternative, in nuovi materiali, nelle biotecnologie agrarie e ambientali (ho già letto più di una volta che la produzione mondiale di cibo non è sufficiente a sfamare quando, più o meno, ogni anno si produce una quantità tale da sfamare almeno il doppio della popolazione mondiale... il problema eventualmente sta più a valle) e via dicendo.

Crescita non decrescita io dico. Ma diversamente indirizzata. Che poi questa idea sia utopica sono d'accordo, stiamo andando nella direzione opposta e in fin dei conti, condivido un pessimismo di fondo.

Ma a differenza delle teorie precedenti che sembrano così perfette da sembrare immutabili (leggi di natura appunto), ripensare il problema in questi termini aiuta poi a capire come sia anche possibile provare a mutare questa situazione. Premiando una scelta di vita che sia più possibile in sintonia con un'idea di sviluppo sostenibile. Dall'alimentazione al conto in banca, passando per la tipologia dei trasporti alla raccolta differenziata per fare un esempio.

Un modo di ragionare terra-terra, meno affascinante e filosofico ma forse (e dico forse) più efficace.

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Messaggio il Gio Ott 04, 2012 2:33 pm  Ospite

si bella analisi Tengri, ma imo è limitata.

non da te chiaro.

parti dai romani passando per gli inglesi colonialisti, soffermandoti e su Darwin e sottolineando, giustamente, come la destrutturazione sia in atto.
e poi ti fermi.

possibile che non ci sia un'"evoluzione" anche nelle strategie politiche, nelle democrazia, nel modo di governare un paese?
siamo fermi a un secolo e mezzo fa.
e paghiamo questa cosa.

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Messaggio il Gio Ott 04, 2012 2:49 pm  Tengri

Alessandro ... io ho citato la componente "etologica" dell'uomo mammifero come UNA delle componenti. E proprio quella che tende a riportare la filosofia a un livello terra terra. paradossalmente è molto più filosofico il tuo discorso sulla crescita Very Happy Che poi tu stesso infatti definisci utopistico.

Che l'uomo sia la specie più "adatta" va dimostrato. Sicuramente avendo inventato gli strumenti ha sostituito l'evoluzione tecnologica a quella biologica. O almeno la prima ha cambiato il suo modo di incidere sull'ambiente circostante in maniera più rapida e incisiva della seconda. Infatti non c'è nessuna differenza fisiologica fra noi e i nostri simili del paleolitico. Grazie agli strumenti l'uomo ha ovviato a difficoltà adattative ce hanno altri esseri viventi fortementi "adatti". Vedi gli storni, i ratti, e via dicendo.

Ma l'evolzione (in senso letterale, senza indicazione di valore) tecnologica è un capitolo dell'evoluzione in generale. E attraverso quella che ci siamo adattati inmaniera più rapida ed efficace.

Ma fino a un certo punto. E qui vengo alla seconda parte del tuo ragionamento. Inanto per "decrescita" si intende proprio una "diversa crescita". Ovvero una identificata e misurata sulla base di indicatori iversi da quelli usati ora. Su questo ho scritto una cosa giorni fa. Se hai voglia sta qui http://whitetraces.wordpress.com/2012/09/19/decrescere-o-morire/. Ma Serge Latouche ormai parla adiritura di "acrescita" per ovviare alle prevedibili critiche tipo la tua.

Purtroppo però le chiacciere stanno a zero. L'equilibrio ecosistemico si basa sul numero degli "utilizzatori" di uno spazio e sull'estensione dello spazio stesso. Se pensi che si produca più cibo di qunto se ne consuma che ne pensi allora delle statistiche secondo le quali entro il 2050 saremo tutti vegetariani perché non ci si potrà più permettere di produrre proteine animali?

E poi il circolo del cibo (produzione, vendita, cosumo) è sottoposto alle stesse regole del mercato, guidate dallo stesso istinto predatorio a cui accennavamo prima. Anche la tua "crescita giusta" è una aspirazione idealizzata che non ha (ad ora) nessun fondamento reale.

La nostra civiltà alla fine non è altro che un'altra delle civiltà della storia di questo pianeta che ha raggiunto la sua fase ellenistica, quella di decadenza. E' un sistema la cui entropia sta raggiungendo il punto di non ritorno. In genere nella fase estrema la "guerra igiene del mondo" Very Happy rimette i conti a posto. Distruzione e morte per ripopolare e ricrescere.

Lo so che può semprare "pessimistico" questo discorso. In realtà è solo il frutto dell'analisi dei flussi della storia che è vero ce non è mai uguale a sé stessa ma essendo l'uomo sempre (finora) il protagonista ha la brutta abitudine di avere alcune regolarità.

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Messaggio il Gio Ott 04, 2012 2:58 pm  smaz

alessandro ha scritto:

Crescita non decrescita io dico. Ma diversamente indirizzata. Che poi questa idea sia utopica sono d'accordo, stiamo andando nella direzione opposta e in fin dei conti, condivido un pessimismo di fondo.


Non sono d'accordo, il ragionamento sociale è molto interessante ma ad ognuno il suo e ragionando in termini fisici la crescita infinita in un mondo finito non è chiaramente impossibile. Nuove fonte di energia? speriamo che non se ne trovino di troppo efficienti, prova a mettere in mano a un bambino viziato come è l'uomo di oggi, una fonte di energia illimitata e a buon mercato, ti sembra una buona idea? a me no, si accelererebbe ancor di più la distruzione in atto. Dici che si può sfamare il doppio della popolazione, ho qualche dubbio ma mettiamo che sia vero e quando saremo al doppio della popolazione che facciamo? La crescita demografica è una curva esponenziale, ci vuole poco a raddoppiare...
E' rischioso confidare nella tecnologia che sarà sempre più utile, ma da sola non basta. Occorre che l'uomo diventi saggio, ma a parte qualche caso isolato, stiamo osservando l'esatto contrario e il modo in cui stiamo affrontando queste prime avvisaglie di crisi ne è un esempio (purtroppo).

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Messaggio il Gio Ott 04, 2012 3:00 pm  Ospite

Tengri ha scritto:. In genere nella fase estrema la "guerra igiene del mondo" Very Happy rimette i conti a posto. Distruzione e morte per ripopolare e ricrescere.

se lo guardi da un certo punto di vista
è quello che sta succedendo in alcune parti

http://www.corriere.it/esteri/12_ottobre_04/turchia-siria-scontri_02542750-0de6-11e2-a908-14f31466de5c.shtml

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Messaggio il Gio Ott 04, 2012 3:38 pm  buzz

Alessandro ha scritto:
Intanto secondo me Darwin viene sempre tirato fuori a sproposito
(non da te, sia chiaro). L'evoluzione non hai mai premiato l'individuo o
la specie più forte, semmai chi è stato più veloce ad adattarsi ai
cambiamenti dell'ambiente naturale (the most responsive to change
o una cosa del genere mi sembra abbia scritto Darwin). Quindi il
darwinismo sociale, oltre che essere un termine improprio secondo me, è
anche una teoria fuorviante perchè di fatto riduce la storia e lo
sviluppo umano a comportamenti animali che mal ci azzeccano con la
specie Homo sapiens.

Si parla di darwinismo per indicare genericamente la logica del "si afferma il più adatto" ma in senso letterale, la cosa non avviene né a livello di specie né a livello di individuo.
Avviene a livello di geni.

Combinazioni di geni che aiutano un organismo a sopravvivere e riprodursi tendono anche a migliorare le chance dei geni stessi di diffondersi e, come risultato, frequentemente i geni sono benefici anche per l'organismo.

Anche nel considerare il "darwinismo sociale" non si possono non considerare i lavori di Dawkins e di Maynard Smith che sono andati un bel po' oltre Darwin.

Per questo citavo la teoria dei giochi

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Messaggio il Ven Ott 05, 2012 6:35 am  .

E' stato più volte nel forum citato Bauman.

Molto bello questo pezzo, sopratutto l'ultimo paragrafo, che riguarda la perdita di potere da parte dela politica.

"Il terreno su cui poggiano le nostre prospettive di vita è
notoriamente instabile, come sono instabili i nostri posti di lavoro e
le società che li offrono, i nostri partner e le nostre reti di
amicizie, la posizione di cui godiamo nella società in generale e
l’autostima e la fiducia in noi stessi che ne conseguono. Il
"progresso", un tempo la manifestazione più estrema dell’ottimismo
radicale e promessa di felicità universalmente condivisa e duratura, si è
spostato all’altra estremità dell’asse delle aspettative, connotata da
distopia e fatalismo: adesso "progresso" sta ad indicare la minaccia di
un cambiamento inesorabile e ineludibile che invece di promettere pace e
sollievo non preannuncia altro che crisi e affanni continui, senza un
attimo di tregua.

Il progresso è diventato una sorta di "gioco delle sedie" senza fine e
senza sosta, in cui un momento di distrazione si traduce in sconfitta
irreversibile ed esclusione irrevocabile. Invece di grandi aspettative
di sogni d’oro, il "progresso" evoca un’insonnia piena di incubi di
"essere lasciati indietro", di perdere il treno, o di cadere dal
finestrino di un veicolo che accelera in fretta.



Lo Stato si priva di una sempre più grande dose della sua potenza
autarchica, e quindi diventa incapace di assumersi l’insieme delle sue
funzioni. Lo Stato, per dovere, ma con l’entusiasmo degno di una causa
migliore, delegai propri compiti, anzi lì dà "in affitto" alle forze di
mercato, che sono anonime, prive di un volto. Di conseguenza i compiti
che sono vitali per il funzionamenti e il futuro della società sfuggono
alla supervisione della politica e quindi a ogni controllo democratico.
Il risultato: si affievolisce il senso di comunità e si frantuma la
solidarietà sociale. Se non fosse per la paura degli immigrati e dei
terroristi, l’idea stessa dello Stato come un bene comune e una comunità
di cittadini sarebbe fallita."

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Messaggio il Ven Ott 05, 2012 10:08 am  tummu

bah
non credo che lo scollamento tra società e stato, e il conseguente frantumarsi del senso di appartenenza e solidarietà, sia riconducibile al processo più-mercato-meno-stato

tra lo stato-apparato e i cittadini c'è un terzo elemento, che è proprio quello cui spetta il compito di mediare: in termini generali è il cosiddetto stato-comunità, che si esprime in tutte le aggregazioni intermedie che fungono in qualche modo da rappresentanza; in primis naturalmente ci sono i partiti politici, davanti a tutti anche per la responsabilità del suddetto scollamento

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Messaggio il Ven Ott 05, 2012 11:04 am  Ospite

Chi legge il Corriere della Sera oggi può godersi un bel fondo di DeRita sull'argomento. Più o meno sostiene che di fronte al becerume avanzante o uno se ne va all'estero, oppure deve sperare che - come in passato - la società saprà metabolizzare questa folla di villici arrivati al potere e pregni di atavica fame.

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Messaggio il Ven Ott 05, 2012 11:14 am  Beldar

appena letto, punto di vista interessante, vagamente consolatorio ma interessante. Il problema è che fatico a vedere un trend di "metabolizzazione e miglioramento". Ma De Rita ha sicuramente una prospettiva storica che a me manca.

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Messaggio il Ven Ott 05, 2012 11:19 am  tummu

be' sicuramente noi dobbiamo aver sviluppato qualche nuovo organo (a proposito di evoluzionismo... ) sennò non si spiega tutta la merda che stiamo metabolizzando da ... facciamo 30 anni?

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Messaggio il Ven Ott 05, 2012 11:24 am  buzz

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Messaggio il Ven Ott 05, 2012 11:39 am  Beldar

tummu ha scritto:be' sicuramente noi dobbiamo aver sviluppato qualche nuovo organo (a proposito di evoluzionismo... ) sennò non si spiega tutta la merda che stiamo metabolizzando da ... facciamo 30 anni?
i primi che mi vengono in mente
scandalo bastogi e altri, fine '800...
scandaletti vari e truffe assortite durante il fascismo...
scandalo lockheed e altri , anni 70
più indietro non vado per carità...

tummu, fanno 150 anni, che faccio lascio ???
Shocked

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Messaggio il Ven Ott 05, 2012 11:51 am  buzz

dopo tutti questi anni che digeriamo merda, possibile che ancora non riusciamo a trovare il modo per convertirla in energia?

altro che fusione fredda.

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Messaggio il Ven Ott 05, 2012 12:00 pm  LucaVi

claudio1949 ha scritto:Chi legge il Corriere della Sera oggi può godersi un bel fondo di DeRita sull'argomento. Più o meno sostiene che di fronte al becerume avanzante o uno se ne va all'estero, oppure deve sperare che - come in passato - la società saprà metabolizzare questa folla di villici arrivati al potere e pregni di atavica fame.
Stavo per segnalarlo anch'io, quest'articolo. Scritto un po' con la puzza al naso, da gran borghese, ma sottile, profondo e convincente nell'analisi della recente classe politica al potere.
Per il resto, vi sto leggendo con interesse, Ma mi sento, oltre che spaventato, troppo piccolo e disorientato per contribuire.

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Messaggio il Ven Ott 05, 2012 1:42 pm  buzz

http://www.repubblica.it/scuola/2012/10/05/news/studenti_protestano_in_tutta_italia_nel_mirino_monti_crisi_e_austerit-43899225/?ref=HREA-1

appena si affacciano in piazza li caricano.
subito violenza.

hanno una paura fottuta che la protesta si allarghi e vogliono subito mettere paura. solo così si spiegano le cariche in zone della città (parlo per roma) in cui non c'è alcun obiettivo sensibile.

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Messaggio il Ven Ott 05, 2012 2:06 pm  Tengri

claudio1949 ha scritto:Chi legge il Corriere della Sera oggi può godersi un bel fondo di DeRita sull'argomento. Più o meno sostiene che di fronte al becerume avanzante o uno se ne va all'estero, oppure deve sperare che - come in passato - la società saprà metabolizzare questa folla di villici arrivati al potere e pregni di atavica fame.

De Rita che parla dei villici pregni di atavica fame. Uno che al CENSIS è peggio di Fiorito alla Regione Lazio. Vi dirò ... meglio fiorito ce almeno aveva il coraggio di stare nell'ombra. E quando l'hanno beccato ha alzate le spalle dicendo "qui fanno tutti così, che cazzo volete da me?"

De Rita mi fa venire i conati solo a pensarlo ...

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Messaggio il Ven Ott 05, 2012 2:48 pm  Ospite

buzz ha scritto:http://www.repubblica.it/scuola/2012/10/05/news/studenti_protestano_in_tutta_italia_nel_mirino_monti_crisi_e_austerit-43899225/?ref=HREA-1

appena si affacciano in piazza li caricano.
subito violenza.

hanno una paura fottuta che la protesta si allarghi e vogliono subito mettere paura. solo così si spiegano le cariche in zone della città (parlo per roma) in cui non c'è alcun obiettivo sensibile.
http://roma.repubblica.it/cronaca/2012/10/05/foto/studenti_tensioni_e_scontri-43911079/1/?ref=HRER3-1

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Messaggio il Ven Ott 05, 2012 2:51 pm  Ospite

Torino

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Messaggio il Ven Ott 05, 2012 2:58 pm  Ospite

LucaVi ha scritto:
claudio1949 ha scritto:Chi legge il Corriere della Sera oggi può godersi un bel fondo di DeRita sull'argomento. Più o meno sostiene che di fronte al becerume avanzante o uno se ne va all'estero, oppure deve sperare che - come in passato - la società saprà metabolizzare questa folla di villici arrivati al potere e pregni di atavica fame.
Stavo per segnalarlo anch'io, quest'articolo. Scritto un po' con la puzza al naso, da gran borghese, ma sottile, profondo e convincente nell'analisi della recente classe politica al potere.
Per il resto, vi sto leggendo con interesse, Ma mi sento, oltre che spaventato, troppo piccolo e disorientato per contribuire.

Ma va là, diretùr! Dicci piuttosto cosa pensi dei fatti di oggi. Polizia che se la prende coi quindicenni ... bah.

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Messaggio il Ven Ott 05, 2012 3:05 pm  Beldar

alessandro ha scritto:Torino



fonte della foto , please, perchè io vedo un pirla con jeans, scarpe da tennis, un casco fuori ordinanza, e una mimetica con la patch del 101° airborne division, la trovo anche qui nei negozietti dietro il porto...

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Messaggio il Ven Ott 05, 2012 3:09 pm  buzz

alessandro ha scritto:Torino


sono allenamenti per le manifestazioni dei prossimi giorni.
nella prossima settimana inizieranno ad attendarsi sotto al parlamento.
il 27 manifestazione.

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Messaggio il Ven Ott 05, 2012 3:11 pm  Ospite



Dal sito de "La Stampa"

http://www.lastampa.it/2012/10/05/multimedia/cronaca/torino-corteo-di-studenti-sfila-contro-i-tagli-r9bq3XupCor3jASh7gNTOK/index.html

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Messaggio il Ven Ott 05, 2012 3:11 pm  AndreaVe

Beldar ha scritto:

fonte della foto , please, perchè io vedo un pirla con jeans, scarpe da tennis, un casco fuori ordinanza, e una mimetica con la patch del 101° airborne division, la trovo anche qui nei negozietti dietro il porto...

Sai che novità un poliziotto non proprio in divisa........ Twisted Evil

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Messaggio il Ven Ott 05, 2012 3:11 pm  cinetica

è ornai da un decennio che la polizia ci da giù sempre piu pesante, diaz o non diaz. La gente sul cadreghino ormai viene solo da odiarli.

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