Paura di volare

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Paura di volare




Ancora dal libro di Dave McLoed

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Se i Big 4 – tecnica, forza delle dita, resistenza e gestione del peso – fossero tutto ciò che compone l’arrampicata, come mai il livello medio generale della popolazione arrampicatrice non è migliorato poi di molto negli ultimi 15 anni? Nonostante le palestre siano diffuse ormai in ogni città?

Si tratta di un altro componente dell’arrampicata che ha l’effetto di un coperchio rispetto a tutti gli altri: la paura di volare.

Volare, in termini relativi al tipo di arrampicata, è qualcosa di eccezionalmente sicuro. Soprattutto nell’arrampicata sportiva. Eppure per più della metà di noi è un pensiero terrificante.

Generalmente, guidare fino alla falesia è più pericoloso di un normale volo arrampicando da primo. Eppure il pericolo della guida nemmeno viene registrato dal cervello. Invece, appena siamo sopra alla protezione e incapaci di capire il movimento successivo il terrore consuma ogni nostra energia e concentrazione.

Spesso la gente sceglie su che tipo di terreno arrampicare in funzione della paura di volare. Succede soprattutto con chi si tiene lontano dagli strapiombi.

Si tende a rimanere nella nostra comfort zone provando solo vie che non sembrano troppo paurose. Sostenendo che questo non incida sulla performance arrampicatoria. Purtroppo questo è falso. Ogni componente dell’arrampicata infatti non agisce in isolamento ma incide su tutti gli altri. La paura di volare agisce sulla tecnica in maniera subdola, rendendo il movimento sempre meno efficace e incidendo su tutte le vie che si fanno. A prescindere dalla nostra percezione.

Un esempio è la necessita di creare momento e arrampicare dinamicamente. Quando si ha paura di volare si tenta di iper-controllare ogni movimento rendendo l’arrampicata statica e inefficace. Si innesca coì quello che viene definito loop di feedback negativo.

Paura di volare > movimenti statici > arrampicata inefficace > arrampicare diventa più difficile > la paura aumenta > movimenti sempre più lenti e statici

C’è solo una maniera di rompere il circolo vizioso. E chiunque può farlo.

Esercitare il volo.

Ho messo a confronto il pericolo del volo con quello della guida. La prima volta che ti metti al volante nel traffico o su un’autostrada la cosa è stressante. E questo perché l’unico metro con cui puoi valutare gli eventi è l’istinto, le sensazioni irrazionali. Guidi fra oggetti che si muovono rapidamente con poco più di secondi per decidere cosa fare. E sai bene cosa significherebbe un errore. Poi dopo alcune ore, o magari giorni, fai tutto sovra pensiero. Quasi senza accorgertene. All’inizio era stressante solo perché era sconosciuto.

Se ci fai caso, dopo anni di familiarità con la guida, anche se passi accanto a incidenti mortali, macchine accartocciate, questo difficilmente incide sul tuo modo di guidare.

Esempio che dimostra molto bene la forza del lavoro sulla percezione mentale.

L’unico modo di correggere questo processo è accumulare voli. Non uno o due. Centinaia!

Molti arrampicatori provano due o tre volte e poi si dimenticano completamente di questo capitolo. Il mio messaggio per loro è di praticare il volo un giorno sì e l’altro no per mesi. Per anni.

Uso me stesso come esempio. 5-10 voli da primo per sessione per un anno sono stati abbastanza per sconfiggere la paura irrazionale. Un altro paio di anni così e sono riuscito a fare in modo che la paura non influenzasse più la tecnica mentre scalavo. Un’altra diecina di anni così e sono riuscito a rendere priva di stress la mia capacita di decidere cosa fare quando sono al limite e un’eventuale caduta potrebbe anche essere rischiosa.

Il 70% di questo lavoro è stato fatto con la protezione all’altezza dei piedi. O anche meno. Ho fatto meno di 100 voli oltre i 12 metri. E forse solo 15 oltre i 20. Questi voli lunghi sono avvenuti quando ero pronto. Ciò ha significato che hanno rappresentato più parte del mio conto in banca rispetto alla paura di volare che non un problema.

Come tutte le componenti dell’allenamento anche la paura di volare è reversibile. Se trascorrono mesi in cui non si esercita il volo si fanno passi indietro.



Tecnica di volo

Sono tre gli elementi di un buon volo: preparazione, volo, impatto

Preparazione

Ogni cosa che diminuisce le incertezze ha un incredibile effetto sulla tua reazione nel momento in cui sai che stai per volare. Ad esempio la consapevolezza di aver rinviato correttamente. O magari il fatto che il tuo assicuratore sappia esattamente cosa sta per accadere e sia pronto a tenerti. Basta dire “Occhio” per ottenere questo risultato.

Osserva la zona di roccia in cui cadrai e il modo in cui cadrai. E cerca di spingerti in modo da rendere la caduta il più pulita possibile e di dirigerla verso il posto più sicuro. Quando stai per cadere avvisa il tuo compagno. “Volo” o “blocca” sono i termini più usati. Ma basta mettersi d’accordo.

Volo

Appena inizi a volare, per quanto sia naturale e difficile da evitare, evita di dare schiaffi alla roccia o di provare a rimanere appeso a una tacca svasa. Inizia il volo il più decisamente e ordinatamente possibile in modo da avere l’opportunità di controllare la traiettoria.

Sugli strapiombi cadere verticalmente non crea problemi. Su terreno verticale una spinta leggera verso l’esterno è tutto ciò che serve per trovare la giusta via di mezzo fra due estremi. Da una parte la necessità di volare oltre gli ostacoli presentati dalla parete. Dall’altra il rischio di un impatto troppo violento con la stessa alla fine del volo.

Quest’ultimo può essere maggiore soprattutto nelle cadute brevi o quando ci si esercita. Se l’assicuratore trattiene troppa corda per far sì che la caduta sia più breve, la risultante è una direzione ad arco e una caduta veloce con forte impatto. Niente del momento di moto viene infatti assorbito dall’elasticità della corda.

Questo tipo di cadute innescano un feedback negativo assolutamente dannoso quando si cerca di sconfiggere la paura di cadere.

Nel momento in cui la corda si tende l’assicuratore dovrebbe muoversi in avanti o sollevarsi per assorbire parte dello shock ed evitare traiettoria ad arco e impatto.

Ci vogliono coraggio e notevoli capacità comunicative per rassicurare chi arrampica che un po’ di lasco e l’assorbimento dinamico renderanno il volo meno pericoloso. Nella maggior parte dei casi quando si troveranno vicini al volo chiederanno la corda tesa. Potrebbe sembrare produttivo non ascoltarli e insegnare loro attraverso al pratica che volare dinamicamente sia meglio. Ma ciò potrebbe risultare in realtà controproducente andando a minare la generale fiducia nell’assicuratore.

Impatto

La tecnica di chi va da primo nell’assorbire l’impatto è alla fine l’elemento cruciale. La posizione corretta consiste nell’inclinarsi leggermente indietro e nel divaricare gambe e braccia in avanti preparandosi all’impatto con la parete. Braccia e gambe devono essere leggermente piegate e non rigide. Le gambe devono colpire la parete per prime e assorbire l’impatto. Le braccia dovrebbero essere lì non per assorbire l’impatto ma per mantenere l’equilibrio e rimanere dritti. Tenerle pronte è comunque buona abitudine nel caso in cui la caduta “vera” sia peggio di come pensiamo e le braccia servano anche per evitare che la testa subisca traumi.

Purtroppo se uno degli anelli di questa catena non è presente è probabile che il volo sia un’esperienza spiacevole che difficilmente si vorrà ripetere.



Gradualità

Cercare di passare direttamente a voli importanti saltando le prime fasi non è una buona idea. Inizia a praticare lasciandoti andare quando hai il rinvio ad altezza vita o anche da secondo con la corda lasca. Magari non la si può definire nemmeno una caduta. Ma questo aiuta a convincere la mente che staccarsi dalla roccia e finire nel vuoto è una cosa normale.

Poi prova con il rinvio all’altezza del ginocchio. Già in questo caso l’assicuratore deve fare in modo di lasciare la corda morbida così da evitare lo schiaffo contro la roccia. E’ incredibile quanto momento crea il corpo con una pur piccola caduta. Inoltre in così breve tempo non avrai nemmeno la possibilità di posizionare bene le gambe e i piedi.

Stadio successivo: volare con la protezione ai piedi. Si tratta di un salto notevole rispetto allo stadio precedente. Fra la corda fuori dalla protezione, il lasco e il movimento dell’assicuratore andrai sicuramente più giù di quanto ti aspetteresti. Sembrerà un vero volo. Ed è su questo tipo di voli che si esercitano veramente le posizioni di braccia e gambe per prepararsi all’impatto.

Solo quando con la protezione ai pedi sarai pronto a volare senza nemmeno accorgerti della cosa sarà il momento di cimentarsi in voli più lunghi e in situazioni meno confortevoli.

Nella psicologia dello sport questo si chiama “rendere a prova di stress”. L’idea è quella di usare le tue abilità psicologiche (fiducia) e di volo (pratiche) in un sempre più ampio spettro situazionale. L’effetto sarà quello di fare in modo che quando arriva il momento di usare quelle abilità, la pressione delle nuova situazione non si trasformi in un blocco tale da impedirti totalmente un’azione efficace.

Prova angolazioni diverse e situazioni diverse. Come ad esempio il volo con la corda in mano. E ricorda che come per il resto delle componenti anche per questa l’allenamento non è mai completo. Perché come per le altre è reversibile.



Sulla roccia

Scegli una via nella quale da uno spit non vedi l’altro o in cui i movimenti fra uno e l’altro non siano ovvi. Arrampica più in alto possibile fino a dove ti senti ancora tranquillo e vola in maniera volontaria e controllata. La volta successiva non tentare di completare il run out, fai solo un paio di movimenti in più e vola di nuovo. Continua e ripeti fino a quando la cosa sembra addirittura noiosa. Qualche lettore potrebbe pensare “ma ci vuole tutto il giorno”! Esatto!!!!

La chiave per salire i gradini della scala della fiducia in se stessi è comprendere la quantità di esercizio che ogni tappa necessita prima di essere in grado di muoversi verso la tappa successiva.

La questione con quelli che hanno veramente paura di volare è che si considerano esperti arrampicatori. Hanno già fatto la gavetta nell’apprendere da zero e non hanno nessuna voglia di sottoporsi di nuovo al lungo apprendimento che parte da esercizi di base.

In realtà, superare la paura di cadere è tanto più difficile quanto più si aspetta a esercitarla.



Inserire i voli nella dieta giornaliera di arrampicata

I voli dovrebbero essere inseriti sempre più nell’attività normale di arrampicata. L’ultimo stadio è quando i voli programmati e quelli veri convergono e si riesce a mantenere una dose giusta di voli su vie al limite come parte normale dell’arrampicata. A quel punto non sembra più un allenamento, ma il risultato è lo stesso.

Per iniziare si può decidere di volare subito sotto la catena. Si completa la via, poi si disarrampica fino alla distanza dall’ultimo spit che si è scelta e da lì si pratica il volo. In seguito si può anche provare a volare dall’ultima presa della via con la corda in mano così da allungare il volo. E questo si può fare anche in palestra.

Se fai 20 vie in una sessione, 3 volte a settimana e provi il volo su ognuna (perché no?) stiamo parlando di qualche migliaia di voli l’anno senza bisogno di aggiungere tempo all’allenamento.

Fai questo piccolo sforzo e sarà praticamente impossibile non avere enormi miglioramenti dal punto di vista della fiducia in sé stessi nell’arrampicata da primo. A patto, è ovvio, che la tua tecnica di volo le renda esperienze positive.

In aggiunta devi volare quando provi una via che non riesci a fare. Chi grida “blocca” e si siede sulla corda pensa che la fiducia in sé stessi rimanga la stessa. Magari non sta allenando l’audacia ma pensa che nel frattempo essa rimanga al punto dov’è. Sbagliato!

E’ il vecchio problema della specificità. Quello che fai, diventi!

E allora decidi apertamente di non gridare “blocca” e di non afferrare i rinvii quando non ce la fai più. Vola. A meno che non sia oggettivamente pericoloso farlo. E per rendere l’impegno ancora più reale, dillo al tuo socio che così ti aiuterà nei momenti di debolezza. Con il passare delle settimane smetterai di gridare “blocca” e prenderai a lottare fino al volo. E più la cosa prosegue, più diventa piacevole e semplice. In realtà si tratta di superare un paio di ostacoli iniziali.

In questo campo il clipstick (tattico, papero, ecc.) è il nemico. Se ti accorgi di affidartici anche un minimo, dallo via. Se te lo porti in falesia la tentazione di usarlo sarà sempre troppa. Ti riporterà dritto all’inizio ogni volta che tenti di migliorare.

Una volta che sei diventato un volatore abituale non rilassarti. Tieni traccia mentale dei voli che fai di mese in mese e se per un po’ non riesci a praticarne trova il modo di infilarli nel tuo allenamento per recuperare.

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Paura di volare :: Commenti

Messaggio il Gio Ott 11, 2012 5:50 pm  funkazzista

Interessante.
Niente di nuovo, ma ben spiegato.

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Messaggio il Ven Ott 12, 2012 9:05 am  buzz

Don't touch my gosling!!!

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Messaggio il Ven Ott 12, 2012 10:05 am  Tengri

buzz ha scritto:Don't touch my gosling!!!
Very Happy

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Messaggio il Ven Ott 12, 2012 11:16 am  Beldar

condivisibile e ben spiegato; curiosità: quanti rampicanti conoscete che lo applicano in toto o in parte ?

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Messaggio il Ven Ott 12, 2012 11:22 am  Tengri

Beldar ha scritto:condivisibile e ben spiegato; curiosità: quanti rampicanti conoscete che lo applicano in toto o in parte ?

E' proprio quella la questione. Nessuno. O quasi. Non viene considerata una componente di questo sport. Quindi si allenano forza, resistenza, tecnica ... ma quella è una cosa che se capita voli, sennò non voli. Fine. Quindi se naturalemente la cosa non ti crea problemi (come se naturalmente hai i tendini delle dita forti) te la cavi. Sennò magari il tuo problema maggiore è quello ma non lo saprai mai. Oppure te lo nascondi e basta.

E la questione vale a utti i livelli. Uno che fa l'8b perché ha forza, resistenza, tecnica ... ma sotto sotto si caga sotto a volare ... potrebbe fare tranquillamente il 9b :-)

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Messaggio il Ven Ott 12, 2012 11:36 am  Beldar

Tengri ha scritto: Sennò magari il tuo problema maggiore è quello ma non lo saprai mai. Oppure te lo nascondi e basta.

per lo più....la seconda che hai detto

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Messaggio il Ven Ott 12, 2012 12:22 pm  MARK12G

si ok tutto condivisibile, maaa.........

quanto ti costano in fatto di Corde tutti sti voli?

Question

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Messaggio il Ven Ott 12, 2012 12:31 pm  Beldar

a occhiometro, vedendo gli amici "frequent flyer" , una corda ogni 6-8 mesi , circa, se sei prudente; altrimenti una ogni anno e mezza, e non guardarla troppo durante gli ultimi sei mesi d'uso...

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Messaggio il Ven Ott 12, 2012 12:49 pm  Tengri

Beldar ha scritto:a occhiometro, vedendo gli amici "frequent flyer" , una corda ogni 6-8 mesi , circa, se sei prudente; altrimenti una ogni anno e mezza, e non guardarla troppo durante gli ultimi sei mesi d'uso...

Ogni anno e mezzo direi che se sei frequent climber dovresti cambiarla Very Happy

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Messaggio il Ven Ott 12, 2012 12:56 pm  Beldar

[quote="Tengri"]
Beldar ha scritto:

Ogni anno e mezzo direi che se sei frequent climber dovresti cambiarla Very Happy

io faccio così, e non ci volo certo un granchè, ma ho visto davvero corde "alla frutta" , calze trasparenti ed esplose, peluches indegni continuare ad essere usate ogni w-end con voli su voli, sino a che gli accorciametni sucessivi non costringevano a lasciarle in cantina. De gustibus...

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Messaggio il Ven Ott 12, 2012 12:58 pm  MARK12G

no no

nell'articolo si parla di "centinaia" di voli

addirittura di intere uscite dedicate solo ad essi....

boh....Rolling Eyes

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Messaggio il Ven Ott 12, 2012 1:03 pm  Tengri

mark12g ha scritto:no no

nell'articolo si parla di "centinaia" di voli

addirittura di intere uscite dedicate solo ad essi....

boh....Rolling Eyes

Beh ... il mensile della palestra per allenarti lo paghi (non tu eh ... un tu generale) ... se sei interessato a migliorare sei anche disposto a comprarti le scarpe più spesso, la corda più spesso. Altrimenti fai con quello che hai. Ne fai di meno e migliori più lentamente.

La resistenza mentale è proprio questa. Visto che non la si considera una cosa alla pari delle altre componenti per questa non si spende, per le altre sì. Wink

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Messaggio il Ven Ott 12, 2012 2:37 pm  Beldar

Tengri ha scritto: Visto che non la si considera una cosa alla pari delle altre componenti per questa non si spende, per le altre sì. Wink

si spende, si spende, anche per questa !!!
Hai presente quanto costano i "rosari" di rinvii per avvicinare le protezioni se hai paura di volare ????

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Messaggio il Ven Ott 12, 2012 2:41 pm  cinetica

ma tutta sta abitudine a "voli" non potrebbe portare ad una assuefazione pericolosa a chi frequenta vie in montagna o falesie/tiri "poco adatti" ai voli ?

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Messaggio il Ven Ott 12, 2012 2:45 pm  Tengri

cinetica ha scritto:ma tutta sta abitudine a "voli" non potrebbe portare ad una assuefazione pericolosa a chi frequenta vie in montagna o falesie/tiri "poco adatti" ai voli ?

Beh ... ma mica che a furia di volare diventi imbecille eh ... a meno che non sbatti la testa Very Happy

E' come dire "ma non è che se ti vengono i polpastrelli d'acciaio a furia di allenare la forza poi in montagna su una via friabile rischi di strappare via le prese?"

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Messaggio il Ven Ott 12, 2012 3:29 pm  Beldar

cinetica ha scritto:ma tutta sta abitudine a "voli" non potrebbe portare ad una assuefazione pericolosa a chi frequenta vie in montagna o falesie/tiri "poco adatti" ai voli ?

nella logica dell'articolo, e tutto sommato la condivido, dovrebbe essere quasi il contrario, perchè in realtà volare spesso ti dovrebbe dare quelle capacità di arrampicare al limite stando decontratto e concentrato sul gesto, invece che bloccato dalla paura, il che può tornare comodo proprio in montagna dove le protezioni si diradano sotto i piedi, e l'abitudine al rinvio "all'ombelico" può bloccarti anche su gradi che in altri terreni padroneggi tranquillamente o quasi. Questo in teoria, eh....

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Messaggio il Ven Ott 12, 2012 3:31 pm  funkazzista

cinetica ha scritto:ma tutta sta abitudine a "voli" non potrebbe portare ad una assuefazione pericolosa a chi frequenta vie in montagna o falesie/tiri "poco adatti" ai voli ?
Mah, io direi piuttosto il contrario.
Se, per dire, passo l'estate a fare vie in montagna ("non devo volare, non devo volare, non devo volare"), quando rientro in falesia mi ci vorrà un po' di tempo per riprendere la confidenza con il volo.

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Messaggio il Ven Ott 12, 2012 3:53 pm  cinetica

funkazzista ha scritto:
cinetica ha scritto:ma tutta sta abitudine a "voli" non potrebbe portare ad una assuefazione pericolosa a chi frequenta vie in montagna o falesie/tiri "poco adatti" ai voli ?
Mah, io direi piuttosto il contrario.
Se, per dire, passo l'estate a fare vie in montagna ("non devo volare, non devo volare, non devo volare"), quando rientro in falesia mi ci vorrà un po' di tempo per riprendere la confidenza con il volo.

si, capita così anche a me. Arrampicare sotto il proprio limite (tipicamente in montagna) non aiuta affatto poi ad "osare" in falesia.

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Messaggio il Ven Ott 12, 2012 10:39 pm  Frasauro

un paio di settimana fa sono uscito in falesia con un mio amico che aveva appena letto questo capitolo del libro. Allora abbiamo provato a mettere in pratica quello che diceva, a parte il volo con la corda in mano... asd
il resto della giornata ed anche i giorni seguenti abbiamo arrampicato bene senza alcuna paura di volare. Rimane sempre un pò di timore nel volare con la corda in mano... Rolling Eyes

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Messaggio il Lun Ott 15, 2012 1:09 am  *Q*

Frasauro ha scritto:un paio di settimana fa sono uscito in falesia con un mio amico che aveva appena letto questo capitolo del libro. Allora abbiamo provato a mettere in pratica quello che diceva, a parte il volo con la corda in mano... asd
il resto della giornata ed anche i giorni seguenti abbiamo arrampicato bene senza alcuna paura di volare. Rimane sempre un pò di timore nel volare con la corda in mano... Rolling Eyes

Ciao Fra. Era solo questione di tempo. Lunedì scorso sono riuscito a volare con la corda in mano. Facendo ripetute allo stremo l'ho sollevata per passarla nell'ultimo rinvio. Vedevo l'altra mano aprirsi come a rallentatore... Peccato che il mio compare sia riuscito a recuperarmi una bracciata di corda in extremis altrimenti avrei fatto una ranza memorabile asd

Da quando ho iniziato a volare di proposito lo faccio ad ogni uscita almeno 3-4 volte in riscaldamento. Poi arrampico molto più tranquillo. Non dico più "tieni" o "blocca". Piuttosto volo. Così mi alleno a volare.
Nell'ultimo mese sono molto migliorato. Non so dirvi se sia un normale aumento di forma o se sia dovuto a fattori psicologici. Ho la sensazione però che questa cura mi stia facendo bene. Qualche giorno fa ho chiuso un tiro che lavoravo da tempo. Ha un passo su cui avevo paura di volare. Così al primo giro sono arrivato fino al passo e invece di rinviare mi sono buttato giù. Al secondo giro non l'ho neanche sentita. Così ho fatto lo stesso col cantiere che avevo aperto nella via a fianco.
Adesso devo vincere la paura in falesie dove la spittatura è lontana (in Sisilla ad esempio)...

Comunque dopo i primi voli comincia a diventare piacevole, soprattutto in strapiombo. Ovviamente evito situazioni oggettivamente pericolose (cenge, spuntoni, ecc.) ma in questo salire di difficoltà aiuta. Le vie sono sempre più strapiombanti. Anche le placche diventano sempre più verticali o leggermente strapiombanti e così è senza dubbio più facile volare lunghi.

Sto contagiando anche i miei amici (vero Fra?), tranne uno, che praticamente non vola mai. Fa parecchia montagna e teme di perdere quel timore reverenziale che ti fa portare a casa la pelle. Io di voli in montagna ne ho fatto uno abbastanza serio tanti anni fa. Per fortuna il chiodo ha tenuto... Oggi vado solo in falesia. Però vi invito a leggere la parte del capitolo (del libro di Mcleod) sulla paura di volare su friend e dadi. Il suggerimento è lo stesso che da per le vie spittate: buttarsi... affraid

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Messaggio il Lun Ott 15, 2012 8:23 am  Frasauro

Sto contagiando anche i miei amici (vero Fra?)

vero vero!
però ieri su alcune vie in Classica ho preferito non provare l'ebbrezza del volo.. asd

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Messaggio il Lun Ott 15, 2012 10:37 am  Tengri

*Q* ha scritto: Però vi invito a leggere la parte del capitolo (del libro di Mcleod) sulla paura di volare su friend e dadi. Il suggerimento è lo stesso che da per le vie spittate: buttarsi... affraid

Sì ... ho preferito fermarmi nella traduzione-riassunto .... non volevo mischiare i piani ... ma mi sembra che sia succeso lo stesso. Very Happy

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Messaggio il Lun Set 30, 2013 2:58 pm  fionda

eran belli questi post

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Messaggio il Mer Ott 02, 2013 12:26 pm  Tengri

eh lo so ... solo che il libro era finito Smile

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