Nobel di regime

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Nobel di regime




come al solito è anche qui http://whitetraces.wordpress.com/2012/10/12/nobel-di-regime/

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Non bastava il Nobel della Pace a Obama mente gli USA avevano i carri armati in mezzo mondo. Quest’anno i norvegesi del Nobel Committee hanno assegnato il premio all’Unione Europea.

A parte il fatto che assegnare un premio a un’istituzione mi sembra di per sé una cosa priva di senso. E’ importante capire che non si tratta tuttavia di un evento di secondaria importanza. Il Nobel è percepito come la massima onorificenza mondiale nei vari campi in cui viene assegnato. Uno scrittore che lo vince ha ottime probabilità di vendere milioni di copie dei suoi libri dal giorno dopo. E’ un potente simbolo che contribuisce ad accrescere la credibilità di chi lo riceve. Ne parlano i media. E’ una cosa che entra dentro le case.

Ma è realmente un riconoscimento meritocratico?

Secondo me no. E quella di quest’anno è l’ennesima conferma.

Si legge nel comunicato del Committee:

Il Comitato ha deciso di assegnare il premio Nobel per la pace 2012 all'Unione Europea. L'Unione e i suoi membri per oltre sei decenni hanno contribuito al progresso della pace e della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani in Europa. […]

Il Comitato per il Nobel vuole concentrarsi su quello che considera il più importante risultato dell'Ue: l'impegno coronato da successo per la pace, la riconciliazione e per la democrazia e i diritti umani. Il ruolo di stabilità giocato dall'Unione ha aiutato a trasformare la gran parte d'Europa da un continente di guerra a un continente di pace. Il lavoro dell'Ue rappresenta la "fraternità tra le Nazioni", e costituisce una forma di "congressi di pace" ai quali si riferiva Alfred Nobel nel 1895 come criterio per il premio Nobel per la pace”.

I grassetti sono miei e vorrei soffermarmi su quelle parole.

E’ vero che i 5 membri del Committee sono Norvegesi e la Norvegia è Europa meno di quanto l’Alaska sia USA. E’ vero che il Presidente è anche il capo del Consiglio d’Europa che sta a braccetto con l’UE. E’ vero tutto. Ma mi piacerebbe capire che droghe si fanno questi prima di deliberare. Se non altro per provarle.

O magari è solo una questione di semantica. Se per pace si intende “esportazione della guerra armata al di fuori dei confini dell’Europa”. E per riconciliazione si intende “arte del compromesso e delle geometrie variabili fra coloro che detengono il potere a discapito dei cittadini”. Se è così allora diciamo che il Nobel ci sta tutto.

Mettendo questo accanto al fatto che la UE è ormai a braccetto di BCE e FMI per “ristrutturare” le economie dei paesi della periferia Europea a tutto vantaggio di chi l’Europa la governa – Germania e Francia - lo scenario è chiaro.

Il Nobel non è un riconoscimento meritocratico. E’ un altro degli strumenti para-politici di costruzione del consenso. E nel caso specifico di quest’anno la necessità è quella di puntellare l’idea che “o Europa o morte”. Che l’Europa non solo è indispensabile ma rappresenta un passo avanti di civiltà rispetto alle lotte intestine dell’Europa pre Guerra Mondiale.

In un altro passo del comunicato infatti si accenna al fatto che Francia e Germania si sono fatte guerre per 70 anni. Ora invece, dal dopoguerra ad oggi, vanno d’amore e d’accordo. Dimenticandosi – per il pubblico – della guerra a suon di spread che giornalmente si combatte nel vecchio continente.

La realtà è che si tratta di una questione di poche lettere. Alle bombe si sono sostituiti i bond. Guerra militare esportata. Guerra finanziaria in pieno rigoglio. Missione compiuta.

L’unica parola sincera di quel comunicato è “stabilità”. Questo i governanti europei sono riusciti a fare. Anestetizzare i popoli, sedare i focolai di protesta per creare il terreno di coltura adatto alla speculazione da una parte e all’accaparramento delle risorse dall’altra. Quelle rastrellabili negli stati membri e quelli che le missioni di pace riescono a catturare altrove.

D’altra parte non c’era da aspettarsi di molto meglio dal Comitato che assegnò il premio a Kissinger nell’anno del golpe di Pinochet. Non a caso un’intellettuale di spessore come Sartre rifiutò quello per la letteratura. I segnali erano tutti lì già dagli anni ’60.

Che si tratti di un difetto d’origine? D’altra parte Alfred Nobel inventò la dinamite. Che per lo meno gli cambiassero nome! Lo chiamassero Nobel per la Guerra. O magari con un nome più politically correct Nobel per la Stabilità.

___________________________
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Nobel di regime :: Commenti

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Messaggio il Mer Ott 17, 2012 10:45 am  Tengri

tummu ha scritto:vabbé lascio perdere, tanto non c'è dialogo possibile
ma voglio almeno correggere la visione egoistica che mi attribuisci: la cosiddetta "mia" libertà è in realtà quella di 500 milioni di persone, tanti ne conta l'UE27

Non mi sembra che non ti sto ad ascoltare o non ti leggo o non ti rispondo. Che altro è il dialogo?!?!?!?!Se lasci perdere è solo perché non hai argomenti. Sappilo.

E poi 500 milioni un par di palle! Togli quelli che a mala pena arrivano alla fine del mese, quelli che non ci arrivano proprio e via dicendo. E poi aggiungi a questi gli altri miliardi che vivono alla periferia del mondo. Fatteli due conti Tummu ... ma fatteli bene ...

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Messaggio il Mer Ott 17, 2012 10:54 am  Tengri

cinetica ha scritto:le mie opinioni, anche se fregano a nessuno:

i nobel per alla pace alla UE, a Obama, a molti altri sono semplicemente grotteschi e se non paradossali. Che si premi l'UE, un organismo che si sa manco bene chi o cosa sia o cosa dovrebbe essere, sopprattutto di questi tempi, imho è semplicemente ridicolo e assurdo. Di una assurdità tale che per me è controproducente: se già se prima la gente di questi premi fregava poco, ora ancor di più fregherà ancora meno. L'anno prossimo probabilmente affibieranno il premio a Topolino per aver fatto pace con Gambadilegno e non si stupirà credo nessuno.

Storicamente che la CEE sia stata un organismo positivo per Italia e chi ne ha fatto parte è vero. Se gli stati europei non stanno uniti in qualche modo finiranno per contare sempre meno sullo scenario internazionale. Se si creeranno gli Stati Uniti d'Europa non ci vedo niente di male. Se il paese egemone deve essere la Germania per il momento non ci vedo niente di male, che oggi l'Italia ha ben poco da alzare la cresta, ma non credo che Francia e Inghilterra vogliano stare solo a guardare.

Sulla prima cosa sono d'accrodo

Sulla seconda da un punto di vista stategico, che non ha nulla a che vedere con la pace, anche. Questa Europa è qualcosa che ha a che vedere con il contesto globale e gli equilibri geopolitici. Il discorso che facevo sulla Germania non era mica Emotivo-nazionalista. A me del tricolore non me ne frega un cazzo Gli italiani li considero in massima parte dei cialtroni. E di tedeschi in giro per il mondo ne ho incontrati a bizzeffe. Gente simpatica, spartana e desiderosa di conoscere. Stavo meglio con loro che con i pochissimi italiani che incontravo. Quinidi idelamente parlando sarei meglio con i tedeschi che ... ad esempio ... con i calabresi. Volendo generalizzare eh ... Very Happy

Il discorso che facevo era di pura analisi. L'euro è stata una sottile manovra finanziaria per tentare di costruire un blocco di potere che in qualche modo contrastasse USA e potenze emergenti. Ma questo non ha nulla a che fare con la democrazia o il benessere delle popolazioni che vivono in quei confini. La situazione è migliorata solo per la minoranza più abbiente del continente. per TUTTI gli altri è peggiorata.

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Messaggio il Mer Ott 17, 2012 11:57 am  cinetica

l'euro è una moneta, uno strumento, e, come tutti gli
strumenti, può venire usato bene o male. Un bene o male dell'euro è che
sembra faccia venire i nodi al pettine molto in fretta: gli stati non hanno piu la
possiblita di giocare con le monetine per far fronte
alle crisi e ai debiti. Con l'introduzione dell'euro ci si lagnava perchè la pizza è passava da 4000L a 4 euro, ma in fondo ce lo si poteva permettere, con il gioco delle 3 carte l'economia stava sempre girando, c'era chi faceva soldi giocando in borsa, c'era chi faceva soldi comprando e vendendo case coi mutui 100%, ma poi nel 2008 il castello di carta è crollato, più in fretta di quel che si si pensava magari proprio per colpa o per merito anche dell'euro, con le monetine forse si poteva tirare innanzi ancora un po'.

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Messaggio il Mer Ott 17, 2012 12:14 pm  Ospite

Buzz e Tengri condivido in buona parte le cose che avete scritto ma non vedo poi differenze o riscontri nella pratica, nella vita di tutti i giorni. Provo a spiegarmi meglio...

Avere o non avere la "vostra" mrgreen visione del mondo è efficace o no nel mutare il corso degli eventi. Ci sono cioè margini di manovra oppure è solo "esercizio di stile".

La mia non vuole essere una provocazione anzi, è il dilemma che vivo quotidianamente, senza trovare una soluzione.

Il raffronto con il periodo fascista era un pensiero interessante. C'è da dire che buona parte degli antifascisti lo sono diventati dopo l'otto settembre. E questo non per opportunismo ma per contigenza. Antifascisti lo erano anche prima, ma probabilmente non esistevano le condizioni per poter incidere sul sistema.

Con i dovuti distinguo la situazione attuale mi pare analoga (sostituendo la parola fascismo con... liberismo, la prima che mi viene in mente). Di conseguenza vivere all'interno di questo sistema è più una contingenza che una scelta, volenti o nolenti. Non mi straccio le vesti per questo. Perchè penso comunque (o mi auguro) di saper prendere le decisioni "giuste", la parte "giusta", se le cose dovessero finalmente cambiare, mutare, precipitare. Ma nel mio piccolo continuo comunque a lavorare per un ingenuo concetto di "bene comune" anche all'interno di questa società. Perchè sinceramente non vedrei alternative possibili.

Spero di essermi spiegato in qualche modo mrgreen

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Messaggio il Mer Ott 17, 2012 12:28 pm  Beldar

quoto alessandro

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Messaggio il Mer Ott 17, 2012 12:43 pm  Tengri

Vivo il tuo stesso disagio Alessandro.

Mi è chiaro il fatto che questo sistema premia pochi e il prezzo è la rovina dei molti. La forbice fra gli abbianti e i nullatenenti si è solo allargata negli ultimi decenni. E il trend non accenna a stabilizzarsi. Non dico a invertirsi ma a stabilizzarsi.

Faccio parte .. anche se, diciamo così vicino alla linea di demarcazione :-), della parte che vive ancora qualche privilegio (nel senso che ancora non vado a cercare cibo nei secchi della spazzatura). Ma ormai sento sul collo l'alito sempr epiù vicino di quelle realta di frontiera. Li vedo sotto casa rovistare nella mondezza. E non sono zinari, non sono barboni, Sono i nuovi poveri. Quelli della democrazia, libertà e pace ... quelli che Tummu si dimentica ... quelli ce non vgliamo vedere peché ci ricordano che la legge è quella dei vasi comunicanti. Se metti qui togli lì ...

Li osservo e non vedo vie d'uscita. Perché ... lo scrivevo giorni fa ... l'uomo naturale è lupo fra gli uomini. Non siamo una specie collaborativa. Siamo predatori stupidi.

Cosa fare nel praico? come incidere? E che ne so .... se lo sapessi mi avrebbero dato il Nobel per la Pace no? Very Happy

Però faccio dei tentativi. Ci provo. Scrivo, mi faccio domande, cerco risposte diverse, non mi accontento della poltiglia mainstream ... e lavoro con la mia mattonella .. sulle persone che posso raggiungere.

L'idea della decrescita mi interessa da anni. All'Università ho conosciuto Serge Latouche e l'ho ascoltato parlare del diritto al non sviluppo (si parlava di popoli diversi dal nostro, di altri modi di vivere e dell'esportazione della democrazia, della libertà e della pace ... eh sì proprio quele di Tummu) :-). Ma anche lì ci vuole prima un uomo diverso. Ci vuole una nuova consapevolezza. E per crarla ci vogliono generazioni. E quele generazioni devono soffrire ... ahimé ... devono prima passare per il calvario della rinuncia per capire.

Il ragionamento di Tummu lo faceva mio nonno che aveva fatto la guerra. Da lui era comprensibile. Gli avevano sparato al fronte. Era un animale ferito che pensa alla sopravvivenza. Sentirlo oggi quando possiamo permetterci di fare altri discirsi mi sembra ciò che è ... conservazione pura e semplice dello status quo.

Come vedo il futuro. Boh ... sempre peggio. Per l'uomo eh ... che al pianeta per fortuna non gliene frega niente. siamo solo un'altra specie infestante che come i dinosauri finirà per estinguersi ... Se guardiamo la storia essa è piena di civiltà che arrivano al massimo della propria capacità di sviluppo (era classica) e poi si avviano all'autodistruzione (era ellenistica).

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Messaggio il Mer Ott 17, 2012 12:55 pm  buzz

No, temo di non capire.

Qui siamo su un forum. Il che dovrebbe significare che è un luogo in cui si discute. Per discutere ci vogliono delle idee e più o meno tutti ne abbiamo. Magari non sempre sono molto coerenti fra loro. Spesso è proprio nella discussione che le idee si rafforzano, si ampliano, o si correggono.

Questo già basterebbe di per sé a giustificare una discussione.

Ma se vogliamo inquadrare una discussione come questa in funzione di eventuali modifiche all'oggetto della discussione stessa, no, appare molto chiaro che qualunque punto di vista si esprima in questa discussione ciò non cambierà di una virgola il presente stato di cose.

Siamo quindi dei commentatori a posteriori.
Non stiamo decidendo un bel niente.

Stiamo solo definendo i nostri concetti di ciò che è giusto, positivo e auspicabile e ciò che non lo è.
Si ritiene che se siamo coerenti all'esposizione delle idee seguano dei fatti. Dei comportamenti coerenti con quello che pensiamo. Questo può avvenire tutti i giorni, in piccole e grandi cose, o magari al momento del voto. O a seconda dei periodi storici, in altri modi.

Le idee si comunicano, e in genere si trasformano in fare. A volte il fare ha delle conseguenze a volte no.

Ma tutto ciò mi sembra banale.
Per cui credo di non aver capito il senso del tuo intervento.

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Messaggio il Mer Ott 17, 2012 2:07 pm  buzz

Ma per come lo ha inteso Tengri, il senso sarebbe "che fare"?
Cioè ora subito adesso, cosa fare?

Vedi Alessandro... penso che tutti noi, tutti gli uomini, possono arrivare al punto della vita in cui potrebbero dire: "avevo torto ma avevo ragione" o "avevo ragione ma avevo torto".
Qualunque cosa fai c'è sempre il problema del punto di vista.
Se non stabiliamo una netta scala di valori non se ne esce.

Sarebbe da stabilire su una retta ai due estremi il male assoluto e il bene assoluto e poi vedere di volta in volta la scelta che dobbiamo compiere a quale dei due estremi si avvicina di più. Ma a parte il dubbio lecito sulle nostre capacità di discernimento sulle conseguenze seconde, terze, quarte eccetera della nostra scelta, sono proprio questi estremi che non riusciamo a fissare nemmeno banalmente. Infatti in primo luogo bisognerebbe distinguere se veniamo prima noi individui o noi gruppo. Noi singoli uomini o noi umanità.

Le religioni (anche quelle laiche) ci provano. Ma se non siamo credenti, vaghiamo nel buio e non sappiamo mai cosa è giusto e cosa è sbagliato fare. Il bello è che nemmeno dopo, a conti fatti, lo sappiamo, il più delle volte. Nemmeno quando appare terribilmente evidente, ad una visione superficiale e a posteriori, lo sappiamo. E anzi potremmo facilmente giustificarci. Quasi sempre. Basta cambiare il punto di vista.

Non esistono valori anche apparentemente assoluti che non possano essere messi in discussione molto facilmente.

Ma credo che perlomeno un sistema soggettivo di valori ognuno di noi lo abbia e in base a quello agisca.

Come elemento di riflessione, visto che parlavamo dei comportamenti durante il nazifascismo, ti riporto questo brano:


Esiste un consenso, erroneo ed ingiustificato, sul fatto che la tirannia vince perché le persone comuni eseguono gli ordini o continuano comunque a comportarsi come se niente fosse, per amor del quieto vivere. Non si indignano, non reagiscono, non rifiutano. La ricerca storiografica è però andata molto oltre il concetto di “banalità del male” della Arendt. I funzionari nazisti non erano burattini, ma zelanti esecutori di progetti che condividevano e che NON consideravano immorali o malvagi.
Credere che la natura umana sia non solo egoistica (il che può anche essere sostanzialmente vero), ma anche robotica, ossia psicopatica, facilita solo il compito di quegli psicopatici che hanno solo interesse a sociopatizzare la società e la civiltà umana.

Gli esperimenti di Milgram sembravano confortare la visione arendtiana. Zimbardo affinò questa prospettiva, dimostrando sperimentalmente che non è tanto l’ossequio agli ordini che conta, quanto il conformismo: le persone sanno che ci si aspetta da loro un certo comportamento e si conformano alle attese, indipendentemente dagli ordini. Così persone vestite da guardie carcerarie si comporteranno come si aspettano che una guardia carceraria debba comportarsi. In base a questi studi la tirannia è inevitabile, un fatto naturale. Date certe precondizioni la maggioranza delle persone servirà i fini del regime di turno.

Ma la Arendt seguì solo una piccola parte del processo ad Eichmann ed aveva già preconfezionato la sua tesi sulla banalità del male (per un testo preparato PRIMA del processo), senza minimamente considerare la possibilità che il presentarsi come un funzionario banale fosse una strategia difensiva.

Al contrario, i burocrati nazisti erano creativi, immaginativi e mostravano grande iniziativa.

Se si esaminano attentamente gli studi di Milgram e Zimbardo si riscontrano errori interpretativi dovuti alla volontà di dimostrare una conclusione già assunta in partenza. Le registrazioni degli esperimenti indicano che ben pochi sono stati i comportamenti robotici. Molti tra i componenti di quella maggioranza che si conforma alle direttive degli scienziati soffrono, lottano con la propria coscienza, cercano di valutare se il progresso della scienza e della conoscenza umana giustifichi le loro azioni, mentre gli scienziati insistono che è indispensabile. E’ semplicemente incredibile che, oggi, quasi tutti ritengano che sia vero il contrario.
L’introduzione nell’esperimento di uno scienziato con un’opinione discordante cancellava quasi ogni forma di ossequio alla missione scientifica e quindi di disponibilità a proseguire con le scosse elettriche. Semmai, bisognerebbe chiedersi se sia morale la nostra venerazione del progresso scientifico e tecnologico o, per meglio dire, dello scientismo e della tecnocrazia.

Gli esperimenti di Milgram mostrano che quando sono condotti nei quartieri popolari le persone sono meno remissive. Identificandosi meno con gli sperimentatori, per via della distanza sociale, sentono meno il dovere di collaborare in operazioni che le mettono a disagio o trovano decisamente ripugnanti.

Quanto a Zimbardo, fu lui stesso a rivolgersi preliminarmente ai partecipanti spiegando nel dettaglio il tipo di situazione che riteneva desiderabile, in pratica invalidando l’esperimento prima ancora di iniziarlo. E’ la più indecente violazione del protocollo che si possa immaginare.

Quel che è degno di nota è che, nonostante tutte le istruzioni ricevute, solo una minoranza si abbandonò a comportamenti brutali. Fu in particolare uno di loro, soprannominato “John Wayne” ad abbandonarsi alla bestialità. Nelle interviste successive, dichiarò che si era sentito anche lui uno sperimentatore ed aveva deciso di inventarsi nuovi metodi per umiliare i prigionieri per vedere fin dove sarebbero arrivati prima di crollare (Zimbardo, 2007). Per di più uno studio ideato per valutare la variabile dell’auto-selezione dei candidati (Carnaghan & McFarland 2007) dimostrò che chi rispose all’annuncio dell’esperimento sulla vita carceraria aveva una personalità marcatamente differente da chi rispose all’annuncio del normale esperimento psicologico. I primi erano più autoritari e severi e guardavano con simpatia all’istituzione carceraria.

La conclusione di Haslam & Reicher (2007) è che le simpatie per le soluzioni autoritarie sono, molto semplicemente, legate al livello di confusione sociale, al rischio di anarchia ed all’abilità del leader di proporsi come la soluzione più adatta. In mancanza di un leader credibile e di un capro espiatorio plausibile, il potenziale di autoritarismo resta inespresso.


E' vero che esistono epoche storiche in cui possiamo scegliere al massimo il modo in cui morire. E' vero che esistono situazioni in cui siamo come in balia dei flutti.
Ma è anche vero che ogni piccolo mattoncino togliamo (o mettiamo) ha un valore, seppur minimo.
Quello che posso fare in questa fase è scrivere, condividere la mia visione del mondo. Scontrarmi con visioni opposte.
E' già un fare. Un combattere.
:::::

per gli esperimenti di Milgram e Zimbardo sulla psicologia del male qualcosa da leggere in rete c'è:
https://www.google.com/search?hl=it&lr=lang_it&newwindow=1&safe=off&tbs=lr%3Alang_1it&sclient=psy-ab&q=Milgram+e+Zimbardo&oq=Milgram+e+Zimbardo&gs_l=serp.12..0i30.1273889.1273889.0.1276500.1.1.0.0.0.0.322.322.3-1.1.0...0.0...1c.2.pFj6xRiJuNo

su quelli di Haslam e Reicher c'è meno roba in italiano.
http://sottoosservazione.wordpress.com/2011/08/16/la-prigione-di-stanford/

ma anche altro, cercando.

Per me, smontare le logiche del potere è quello in cui credo. Smontare i meccanismi che portano alla tirannia (in piccoli o grandi gruppi poco importa) è quello che cerco di fare, sempre e comunque. Smascherare il potere, in qualsiasi forma si manifesti, è fondamentale. Metterlo in discussione. Mostrarne le menzogne, i secondi scopi.
Faccio quello che posso dove posso. Qui ma anche nella vita di tutti i giorni.


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Messaggio il Mer Ott 17, 2012 2:45 pm  Tengri

le simpatie per le soluzioni autoritarie sono, molto semplicemente, legate al livello di confusione sociale, al rischio di anarchia ed all’abilità del leader di proporsi come la soluzione più adatta. In mancanza di un leader credibile e di un capro espiatorio plausibile, il potenziale di autoritarismo resta inespresso

Questa parte è quella centrale secondo me. Il circolo virtuoso che le strutture del potere che conosciamo mettono in campo ogni volta. Con nomi e immagni diverse ... ma la sostanza cambia poco. Confusione-leader forte-soluzione rapida - capro espiatorio ... e non parlo della Gestapo eh ...

Parlo del RubyGate-del guazzabuglio nel PDL e della via Montiana. Roba che anche nel medio piccolo succede costantemente. Il ciclo sembra sempre lo stesso.

Nel frattempo chiude lo storico McDonalds di Milano e una fila interminabile di gente esprime il prorpio cordoglio. Nemmeno per i posti di lavoro persi. Ma con un nostalgico "ci mancherai" scritto alla multinazionale americana. Il conformismo acritico è il vero cancro della nostra civiltà. Siamo un esercito di prigionieri senza catene che non sanno che farsene della libertà condizionata in cui vivono.

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Messaggio il Mer Ott 17, 2012 2:52 pm  buzz

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2012-05-27/mediocrita-male-081705.shtml?uuid=AbiSv6iF

recensione molto bella di cui consiglio la lettura (il libro non l'ho letto ma se mi capita lo farò)

alcune frasi

«Il male è un sistema, nel senso di un intrico di soggettività, di una rete di relazioni, le cui maglie si stringono per la complementarietà perfetta di attori e ideatori malvagi (pochi), di esecutori zelanti e convinti (anch'essi pochi) e di spettatori acquiescienti, non semplicemente indifferenti (tanti).
Il male non è quindi eccezionale, è normale, ma non banale.»

«Soggettivamente, peraltro, il male scaturisce dalla rinuncia da parte di molti alla propria facoltà di giudicare e di distinguere in proprio le ragioni dell'obbedienza o del rifiuto del comando. »


Nelle odierne società democratiche non dominano i «demoni assoluti», ma il conformismo e il perseguimento opportunistico dei propri piani di vita da parte degli individui: «Se è tramontata l'assolutizzazione della vita come valore di un'entità collettiva – etnia, popolo, razza – il suo posto è stato preso dall'imperativo di massimizzazione della vita del singolo, nella sua autoaffermazione sociale e soprattutto nell'ottimizzazione della qualità biologica del suo corpo .... Ci troviamo infatti immersi in funzionamenti sociali che esercitano il controllo sulle nostre vite, indirizzano i nostri comportamenti e stili di ricerca, non attraverso la limitazione o la preclusione di movimenti, non imponendo divieti e discipline ... nessun potere oggi ci minaccia o ci ricatta con la violenza, e la magia dei manipolatori occulti è squadernata sotto gli occhi di chiunque abbia voglia di guardare».

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Messaggio il Mer Ott 17, 2012 4:14 pm  giggio

mi dispiace non avere tempo di partecipare come vorrei.
comunque: quello del "che fare" è un tema che negli anni di forum più volte è uscito, creando ogni volta disagio e tante risposte vaghe.
ognuno (chi si pone la domanda e cerca di rispondere, perlomeno) cerca di fare - nel proprio piccolo - qualcosa: chi diventa vegetariano, chi smette di usare l'auto, chi va a manifestare, chi... eccetera. ognuno a suo modo, con più o meno zelo.
in questo modo miglioriamo la percezione di noi stessi nei confronti delle contraddizioni e delle storture del mondo.
questo è già qualcosa, nemmeno tanto piccolo se fatto con serietà nonostante tutti gli inevitabili compromessi.

manca però, oggi come non mai, un qualche polo di aggregazione che possa raccogliere e far sentire meno sole tutte queste persone, fare unire queste piccole voci affinché qualcosa possa arrivare un po' più in alto.
perché quello che tanta gente fa è agire con giudizio nel proprio "piccolo", per sentirsi meglio con sé stessi e con i propri vicini nonostante tutto, ma spesso - ora più di prima - le dinamiche del "grande" hanno ricadute pesanti anche sul "piccolo", e queste ricadute che sono tanto pesanti quanto leggere sono le influenze del "piccolo" sul "grande".
la sensazione è quella di impotenza e frustrazione.
essere vessati senza poter reagire.

io sento la mancanza di un qualcosa che metta assieme un po' di piccole voci che sento affini.
una dimensione in cui provare a proporre, oltre che a parlare, lamentarsi, indignarsi. a fare qualcosa che abbia una voce in grado di arrivare al di là della porta di casa (in senso metaforico).
forse mancano le idee? abbiamo smesso di credere che si possa combinare qualcosa senza vederlo distruggere in men che non si dica dal lato egoistico e profittatore della natura umana? io, sinceramente, un po' sì.

(scusate, pensieri buttati giù alla velocità della luce)

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Messaggio il Mer Ott 17, 2012 4:21 pm  buzz

“Viviamo in uno strano periodo, in cui l’urgenza dell’agire non esclude, anzi, richiede assolutamente l’urgenza del capire”

(P.P.P. nel 1955)

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Messaggio il Mer Ott 17, 2012 4:24 pm  giggio

sì, d'accordo. ma la faccenda è un po' più articolata, non la puoi liquidare così Wink

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Messaggio il Mer Ott 17, 2012 4:32 pm  Tengri

O forse Giggio siamo talmente abituati a pensare che debba esserci un idea aggregante, uno schema umano che possa influenzare il corso delle cose ...

E se fosse che invece nonostante tutto la storia va come va grazie solo agli equilibri dinamici delle opposte rapacità? Se fosse che l'agire (quello sui grandi scenari eh) è comunque appannaggio di pochi per gran parte dei periodi storici e che gli altri possono solo agire nel piccolo o stare a guardare? Se fosse che è il caso che regna sovrano e che le scienze (umane sociali ecc) non sono che il tentativo disperato dell'uomo di sottrarsi dal casuale svolgersi degli eventi e per dare senso alle cose? (per casuale intendo non "a casaccio" ma che egoismi e rapacità assolutamente non coordinate finiscono per combinarsi e avere effetti perversi ...)

Se fosse insomma che questo sogno di "poter fare qualcosa" è in realtà una cosa tipo"la perfezione estetica per la sucltura greca classica". Un obietivo ideale ... verso cui tendere ... ma sostanzialmente irraggiungibile inquanto irreale?

Chissà ... certo è che provare a capire i meccanismi, cercare spiegazioni diverse, condivider peplessità fa la differenza fra l'uomo mammifero e l'uomo pecora Very Happy

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Messaggio il Mer Ott 17, 2012 4:46 pm  Topocane

per me quello di cui parla giggio, il *qualcosa che mette insieme*, il *polo aggregante*
sono, o avrebbero dovuto essere, i partiti. la politica insomma.

ormai le nostre generazioni, e mi ci ritrovo in pieno pure io, sono state sistematicamente fatte allontanare da quello che chiamiamo *politica*

ormai sembra una cosa per specialisti, per... per boh, nn so più manco io come *classificare* i politici nel comune vedere della gente.

invece era e dovrebbe essere tutto il contrario, dovrebbe esssere *roba* del popolo
, cazzo Mad

boh... Rolling Eyes

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Messaggio il Mer Ott 17, 2012 4:47 pm  buzz

giggio ha scritto:sì, d'accordo. ma la faccenda è un po' più articolata, non la puoi liquidare così Wink

non volevo liquidarla... solo che stavo leggendo poco fa sta cosa di pasolini e mi piaceva questa frase.
riflettevo su come tempi assolutamente diversi producessero stesse necessità e mi dicevo che in fondo la necessità di capire è propria di ogni istante della nostra vita. e quindi era una frase buona per tutte le stagioni.

E questo non per sminuire in alcun modo Pasolini. Ma per dire che l'uomo che vuole porsi delle domande non ha che da guardarsi attorno, perché si può star certi che troverà sempre qualcosa di cui indignarsi o su cui riflettere, qualcosa da anelare o da respingere.

Probabilmente quello che chiedi tu, l'aggregazione, non esiste come elemento catartico che soddisfa e risponde a tutte le nostre domande.
Nel nostro piccolo ci siamo aggregati qui. Tendenzialmente possiamo aggregarci in senso più ampio come movimenti di opinione, o come comportamenti diffusi.

Siamo parte del tutto e ciò che facciamo influenza (minimamente) questo tutto, ma dal tutto siamo trascinati, e/o costretti.


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Messaggio il Mer Ott 17, 2012 11:35 pm  LucaVi

Oh, stasera sono riuscito finalmente a leggemelo tutto questo topic!
Quante cose...
Me ne viene in mente intanto una, a proposito di quanto diceva Topocane sui partiti, come mezzo per organizzarsi politicamente e non restare soli.
Da diverso tempo secondo me i partiti hanno perduto la partecipazione, diventando mera opinione. Così che basta un leader e il proprio staff. La televisione e i media fanno il resto. Che si fa allora, ci si affida a un personaggio unico? Eh sì, con il pericolo di essere traditi e il rischio costante di ritrovarsi nuovamente soli.
Al momento, inoltre, io non saprei per chi votare. Vendola, Di Pietro, Bersani, Renzi, Grillo, Maroni al posto di Bossi, Formigoni, Fini, Berlusconi... singoli nomi, più che partiti.
Vatti a fidare...

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Messaggio il Gio Ott 18, 2012 8:34 am  AndreaVe

Non c'è di peggio che dover andare a votare per esclusione, il meno peggio che comunque senti che non ti rappresenta...

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Messaggio il Gio Ott 18, 2012 10:11 am  Tengri

AndreaVe ha scritto:Non c'è di peggio che dover andare a votare per esclusione, il meno peggio che comunque senti che non ti rappresenta...

Questo però è difficile che non succeda Andrea ... e chi lo troverebbe mai uno che relamente ti rappresenta in tutto?

Non sarà che fors eè il modello della democrazia rappresentativa che sta entrando in crisi? O almeno quello di una democrazia rappresentativa che sia SOLO rappresentativa? E quindi con delega pressoché totale all'eletto di turno che NON RISPONDE in nessun modo di ciò che fa in nome dell'elettore? E che dopo la fatidica crocetta non lo consulta più?

Forse già partire da qui potrebbe spostare un po' l'asse. Che ne so immaginare che l'elezione sia una sorta di contratto di lavoro. E che ogni violazione sia sanzionabile. Altro che immunità. Dopo 3 cazzate fuori dal programma con cui ti sei presentato il mandato viene revocato.

A quel punto si porrebbe però il problema di chi sanziona. Che probabilmente sarebbe "amico" del sanzionato ... e siamo di nuovo da capo a 12. A meno che il sanzionatore non sia il corpo elettorale attraverso forme di democrazie diretta.

Ma in quest'ultimo caso saremmo di fronte al problema dei numeri. In un Paese piccolo ed etico (più o meno) come l'Islanda la nuova Costituzione l'hanno scritta on line ... ma loro sono sono migliaia ... noi siamo milioni ...

UN bel casino. Non se ne esce.

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Messaggio il Gio Ott 18, 2012 10:16 am  mork

LucaVi ha scritto:Oh, stasera sono riuscito finalmente a leggemelo tutto questo topic!
Quante cose...
Me ne viene in mente intanto una, a proposito di quanto diceva Topocane sui partiti, come mezzo per organizzarsi politicamente e non restare soli.
Da diverso tempo secondo me i partiti hanno perduto la partecipazione, diventando mera opinione. Così che basta un leader e il proprio staff. La televisione e i media fanno il resto. Che si fa allora, ci si affida a un personaggio unico? Eh sì, con il pericolo di essere traditi e il rischio costante di ritrovarsi nuovamente soli.
Al momento, inoltre, io non saprei per chi votare. Vendola, Di Pietro, Bersani, Renzi, Grillo, Maroni al posto di Bossi, Formigoni, Fini, Berlusconi... singoli nomi, più che partiti.
Vatti a fidare...

non lo so quanto una volta i partiti fossero più "partecipati", sicuramente però ci sarà sempre stato il personaggio di riferimento che in un certo senso ci metteva la faccia e veniva riconosciuto come "Il partito".
Più che altro, secondo me, a disorientare l'elettore (io per primo) e il progressivo annacquamento delle ideologie e conseguente dissoluzione le une nelle altre. Cioè, mi chiedo, cosa caratterizza oggi il PD nei confronti del PDL? E la Lega nei confronti di SEL? Certo ci sono delle posizioni fondamentali che fanno da "fondamenta" a questo o quel partito, ma all'atto pratico?

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Messaggio il Gio Ott 18, 2012 10:40 am  Beldar

Tengri ha scritto: In un Paese piccolo ed etico (più o meno) come l'Islanda la nuova Costituzione l'hanno scritta on line ... ma loro sono sono migliaia ... noi siamo milioni ...

UN bel casino. Non se ne esce.

Azz, ma lo sai che non ci avevo mai fatto caso, pazzesco, sono davvero tanti quanti gli abitanti di Cagliari e mezzo hinterland !!!! poco più di 300000.
Shocked Shocked Shocked

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Messaggio il Gio Ott 18, 2012 10:47 am  Tengri

Beldar ha scritto:
Tengri ha scritto: In un Paese piccolo ed etico (più o meno) come l'Islanda la nuova Costituzione l'hanno scritta on line ... ma loro sono sono migliaia ... noi siamo milioni ...

UN bel casino. Non se ne esce.

Azz, ma lo sai che non ci avevo mai fatto caso, pazzesco, sono davvero tanti quanti gli abitanti di Cagliari e mezzo hinterland !!!! poco più di 300000.
Shocked Shocked Shocked

E d'inverno, quando a est dove non c'è la corrente del golfo rimangono solo i neo-vichingi ... stanno tutti nella zona di Reykiavik Very Happy

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Messaggio il Gio Ott 18, 2012 11:16 am  giggio

sì, topoc e lucavi, il *qualcosa che mette insieme*, il *polo aggregante* solitamente si identifica con la politica, e di conseguenza con i partiti.
solo che adesso ci sono due grossi problemi:
1. la politica ufficiale si è ormai completamente compromessa e sputtanata in tutti i modi e in tutte le maniere. chi più chi meno, ma tutti a livelli del tutto inaccettabili. e la legge del "meno peggio" vale fino ad un certo punto, perché quando bisogna scegliere fra il vomito e la merda anche il meno peggio diventa inaffrontabile.
2. mancano le idee forti, portanti, quelle che danno la direzione. le filosofie (o utopie). adesso, anche a livello ideologico, tutti cercano di barcamenarsi nel tappare i buchi. sarà perché le le grandi ideologie sperimentate finora (comunismo e capitalismo) sono miseramente andate a quel paese? sarà che non c'è più fiducia nell'uomo?

sta di fatto che qualche decennio fa l'operaio vessato, per sentirsi meno solo e avere la speranza di poter fare qualcosa per migliorare la propria condizione, si iscriveva al partito comunista, o al sindacato, e magari diventava pure militante. e ci credeva.
ma adesso?

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Messaggio il Gio Ott 18, 2012 11:25 am  tummu

per me l'ideologia è semplificazione
oggi il velo di questa semplificazione non c'è più, ragione per cui complessità e disordine si mostrano per quello che sono
si aggiunga che nel frattempo anche il mondo è diventato più complesso, e il quadro si fa nero
le semplificazioni populiste, peraltro, non sono sparite: la politica continua a proporre slogan e formule, ma poi all'atto pratico si scontra con una complessità che non è in grado di governare
una parte di questa complessità poi si riverbera all'interno della politica stessa, almeno di quella italiana, producendo una frammentazione che ostacola l'esecuzione dei programmi
disorientamento delusione e difficoltà a
identificarsi sono inevitabili
tutto ciò senza contare il decadimento morale naturalmente

poi c'è l'anti politica, versione organizzata dell'anti-tutto: un'ideologia negativa per cui è tutto marcio o è tutto un complotto e dobbiamo solo aspettare la catastrofe, ché tanto non c'è nulla da fare per evitarla (chi ci prova diventa parte del complotto) salvo per alcuni dilettarsi con l'hobby di smascherare il potere
Rolling Eyes

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Messaggio il Gio Ott 18, 2012 11:32 am  LucaVi

Sei infine sarcastico Tummu, ma anche queste cose - le nostre discussioni -sono ben più complesse da risolvere che con delle battute velenose.

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