Patrick Edlinger

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Re: Patrick Edlinger

Messaggio  ghisino il Dom Nov 25, 2012 10:16 pm

mi riallaccio un po' agli interventi d maumau...

un amico sociologo aveva intervistato "le blond" per la sua tesi di dottorato (sull'ambiente e l'evoluzione della scalata libera in francia)

si ricorda di un personaggio estremamentemente suscettibile, che andava su tutte le furie ad ogni domanda minimamente provocatoria o "furbetta"...
fini' che per non farsi cacciare a calci in culo l'intervistatore dovette fermare il registratore e ri-spiegare che l'intervista sarebbe stata resa anonima nella stesura della tesi, e che certe domande non andavan prese in modo personale, un po' come ad un esame il prof che ti fa una domanda un po' bastarda mica ce l'ha personalmente con te...é il gioco dell'esame, é il gioco dell'intervista...
Al di la' del contenuto dell'intervista, questo ed altri incontri con altri personaggi lo portano a dire che "mai come nel mondo dell'arrampicata libera, sport talvolta ricoperto di un'aura un po' zen, si possono incontrare personaggi coi nervi a fior di pelle, che vivono davvero appesi a un filo..."

ecco, queste riflessioni, unite alle voci sull'alcolismo (che girano da qualche anno in realtà) mi han sempre messo una angoscia analoga alla lettura dei "falliti" di motti... un misto di disillusione ("miti" e valori che non sempre danno cio' che promettono) e paura (di ritrovarmi nelle stesse situazioni, di cercare di dare tutto in una passione circoscritta nel vano tentativo di colmare vuoti nati altrove...)

l'epilogo di questa stroria, quali che siano le cause, non fa che confermarne l'amarezza... Neutral

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Re: Patrick Edlinger

Messaggio  MauMau il Lun Nov 26, 2012 7:18 am

ghisino ha scritto:
si ricorda di un personaggio estremamentemente suscettibile, che andava su tutte le furie ad ogni domanda minimamente provocatoria o "furbetta"...

beh certo dipende dal carattere ma anche dalle domande e dall'atteggiamento dell'intervistatore. Ti posso assicurare che a volte non se ne può davvero più e le reazioni possono essere spropositate, e di conseguenza dai un'idea pessima di te. Poi per i miti tutto è amplificato, perchè tutti si aspettano di essere considerati, e si dà per scontato che accettino pacatamente le provocazioni, perchè in fondo loro son lì per quello e devono rispondere tranquillamente alle domande furbette... Ma dove sta scritto? Rolling Eyes Poi c'è da dire che se in uno studio televisivo Sgarbi alza la voce e tira una sedia contro la telecamera è un gran figo, lo facesse Corona, Mauro, magari perderebbe immediatamente la metà dei fan

e comunque è sempre valido il detto del guerriero apache

"Grande Spirito, preservami dal giudicare un uomo non prima di aver percorso
un miglio nei suoi mocassini".

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Re: Patrick Edlinger

Messaggio  ghisino il Lun Nov 26, 2012 1:08 pm

forse é come dici tu...

in effetti questo intervistatore sa essere pungente, quando vuole...

però credo che il fondo e il tono dell'intervista fosse lo stesso che per altri piccoli e grandi arrampicatori intervistati per la stessa tesi, ovvero :
-rapporti di forza, gerarchia e prestigio tra gli arrampicatori, che si vorrebbero liberi e anarchici.
-ambiguità rispetto al processo di "sportivizzazione" : l'arrampicata libera ne é la logica premessa, ma gli arrampicatori non ne accetta(va?)no le logiche conseguenze...

forse non era neppure una questione di carattere, ma di posizione: edlinger, detto anche "dieu", portava la croce dell'ambiguità per tutti gli altri?

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Re: Patrick Edlinger

Messaggio  nicola il Lun Nov 26, 2012 4:08 pm

Ho recentissimamente terminato di leggere Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta di Robert M. Pirsig.

C'è un punto che mi ha (anche) fatto riflettere sulla vicenda di Edlinger (non necessariamente applicando tutto quel che ho letto a lui, sia ben inteso). Il passo è questo:

"Poi gli fu permesso di misurarsi in una lunga serie di imprese:
nuotare, fare i nodi... ne ha nominate una dozzina, ma le ho dimenticate.
Il fatto di avere degli obiettivi che una volta raggiunti
gratificassero il loro ego rendeva senza dubbio i ragazzi più volenterosi
e attivi, ma alla lunga questo tipo di movente è distruttivo. Qualsiasi
sforzo abbia come obiettivo finale l'autoglorificazione è destinato a
concludersi in un disastro. Infatti ora ne scontiamo le conseguenze.
Quando si prova a scalare una montagna per dimostrare la propria bravura,
è raro che si arrivi alla vetta. E anche se ci si arriva è una vittoria
ben meschina. Per consolidarla bisogna continuare a misurarsi,
incessantemente,condannati ad aderire per sempre a una falsa immagine di
sé, ossessionati dalla paurache l'immagine non sia vera e che qualcuno
lo scopra.
In una lettera che risaliva al suo soggiorno in India,
Fedro descrisse un pellegrinaggio alla montagna sacra di Kailas — [...]
non raggiunse mai la montagna. Dopo il terzo giorno rinunciò, esausto,
e il pellegrinaggio continuò senza di lui. La forza fisica non gli
mancava, ma la forzafisica non era sufficiente. Aveva un movente
intellettuale, ma non era sufficienteneanche quello. Non pensava di aver
peccato d'orgoglio unendosi al pellegrinaggio,ma si rendeva conto di
averlo intrapreso solo per ampliare la sua esperienza,approfondire la
sua conoscenza. Stava cercando di strumentalizzare la montagna, e anche
il pellegrinaggio. Considerava se stesso l'entità prestabilita, e non
il pellegrinaggio o la montagna; quindi non era pronto. Agli altri
pellegrini, invece, la santità della montagna che era infusa nei loro
spiriti permetteva di sopportare difficoltà che lui, con tutta la sua
forza fisica, non avrebbe saputo reggere."

"All'occhio
inesperto tra la scalata centrata sullego e quella che mette l'ego
daparte non c'è nessuna differenza. Ma lo scalatore tutto proteso verso
il proprio ego ècome uno strumento fuori fase. I suoi passi sono troppo
affrettati o troppo lenti. Con ogni probabilità uno scalatore così perde
la bellezza della luce che filtra tra gli alberi. Rifiuta il qui, ne è
scontento, vorrebbe essere più avanti ma quando ci arriva è altrettanto
scontento, perché anche là diventa «qui». Quello che sta cercando,
quello che vuole, è tutto intorno a lui, ma lui non lo vuole, proprio
perché ce l'ha tutto intorno. Ogni passo è uno sforzo sia fisico sia
spirituale, perché egli immagina che la sua meta sia esterna e distante."

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Re: Patrick Edlinger

Messaggio  ghisino il Lun Nov 26, 2012 5:55 pm

Marc LeMenestrel a proposito di Edlinger e del difficile mestiere di essere una celebrità:

Je crois que Patrick, qui était bien plus humble, se sentait
profondément redevable envers les autres et surtout envers ceux qui le
portaient. C’était comme si il était prisonnier de la chance qui lui
avait été donné. Par respect pour ceux qui l’avait aidé à devenir une
star, il semblait se sentir obligé de continuer à être à la hauteur.
J’aurais aimé que la reconnaissance de ses pairs pour son talent et sa
passion de grimpeur suffisent à le persuader de sa valeur d’homme.
Sa
mort me fait ressentir toute cette difficulté d’être soi-même lorsque
l’on est « connu ». Quelqu’un de connu, c’est quelqu’un qui rencontre
tous les jours des gens qui ne le connaissent pas et qui croient le
connaître. Alors que notre société du spectacle propose une vision
positive de la notoriété, « être connu » peut aussi être d’une
difficulté formidable. Je ne l’oublierai pas."

ghisino

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Re: Patrick Edlinger

Messaggio  MauMau il Lun Nov 26, 2012 7:43 pm

ghisino ha scritto:Marc LeMenestrel a proposito di Edlinger e del difficile mestiere di essere una celebrità:

Je crois que Patrick, qui était bien plus humble, se sentait
profondément redevable envers les autres et surtout envers ceux qui le
portaient. C’était comme si il était prisonnier de la chance qui lui
avait été donné. Par respect pour ceux qui l’avait aidé à devenir une
star, il semblait se sentir obligé de continuer à être à la hauteur.
J’aurais aimé que la reconnaissance de ses pairs pour son talent et sa
passion de grimpeur suffisent à le persuader de sa valeur d’homme.
Sa
mort me fait ressentir toute cette difficulté d’être soi-même lorsque
l’on est « connu ». Quelqu’un de connu, c’est quelqu’un qui rencontre
tous les jours des gens qui ne le connaissent pas et qui croient le
connaître. Alors que notre société du spectacle propose une vision
positive de la notoriété, « être connu » peut aussi être d’une
difficulté formidable. Je ne l’oublierai pas."

ma Marc sarà iscritto a Verticalmente? Wink

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Re: Patrick Edlinger

Messaggio  funkazzista il Mer Nov 28, 2012 10:04 am

Crudo estratto dal libro, non ancora pubblicato, di Jean-Michel Asselin (fonte: il catalogo dell'editore, pag. 14-15):



PS
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Re: Patrick Edlinger

Messaggio  MMau il Mer Nov 28, 2012 3:51 pm

http://www.up-climbing.com/it/news/falesia/au-revoir-patrick

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Re: Patrick Edlinger

Messaggio  giggio il Mer Nov 28, 2012 3:56 pm

MMau ha scritto:http://www.up-climbing.com/it/news/falesia/au-revoir-patrick

bello!

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Re: Patrick Edlinger

Messaggio  MauMau il Mer Nov 28, 2012 4:10 pm

leggendo le parole di Antoine le Menestrel mi è tornato in mente la carica rivoluzionaria che aveva la scalata libera in quegli anni. Questa cosa di cui parla Severino mi è capitata di sentirla anche da Johnny Dawes, che quando è giunto sotto una via liberata da Ondra era veramente emozionato. Noi spesso siamo abituati a pensare a questi qua, pionieri della scalata libera, come persone eccezionali, testimoni e protagonisti di un epoca di incredibili cambiamenti. Facile pensare come siano rimasti prigionieri di quel tempo, del mito che hanno rappresentato per un'intera generazione. Probabilmente avrebbero desiderato uscire da quel mito ed essere al passo coi tempi, non dico fare il 9b, ma anche solo poterlo provare. Francamente a me, vedere Johnny che, piuttosto sovrappeso, mimava i movimenti di un 9b, mi sembrava ridicolo, pur con tutto il rispetto per un grandissimo. Tuttavia si vedeva che avrebbe desiderato tantissimo provare quella via...

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Re: Patrick Edlinger

Messaggio  MauMau il Ven Nov 30, 2012 1:44 pm

Arnaud Petit a proposito di Edlinger:

Edlinger ha rivoluzionato l’arrampicata donandole un’identità nobile. Non si scalava solo più per allenarsi per la montagna, ma per la bellezza del gesto e la difficoltà. Fu un enorme passo avanti e la qualità dei suoi film, che evocano anche il rapporto con la natura ed una vita semplice, il suo carisma e le sue realizzazioni senza corda, hanno fortemente impressionato i giovani arrampicatori facendo conoscere l’arrampicata al grande pubblico, che in quegli anni non era ancora bombardato da immagini spettacolari (base jump, speed riding...). In queste condizioni è chiaro come lui abbia acquistato una notorietà eccezionale. Ma in seguito Edlinger ha dovuto pagare tutto questo e la verità è che è stato molto duro per lui.

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Re: Patrick Edlinger

Messaggio  MauMau il Ven Nov 30, 2012 1:49 pm

e ancora: "L’ambiente della scalata non è mai tenero con quelli che si mettono in prima fila."

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Re: Patrick Edlinger

Messaggio  schen il Ven Nov 30, 2012 2:48 pm

MauMau ha scritto:e ancora: "L’ambiente della scalata non è mai tenero con quelli che si mettono in prima fila."

"mettersi in prima fila"..
però ai tempi di Edlinger in prima fila si poteva anche finirci senza volerlo..
Mi ricordo ad esempio come funzionò per Berhault in Italia; era un perfetto sconosciuto ai più quando è apparso un articolo su Scandere che, con testo e immagini, lo metteva volutamente e provocatoriamente in contrasto con la purezza della lotta con l'alpe: capello lungo, fascia in testa, faccia da fumato e atteggiamento canzonatorio e dissacratore. Buona parte dei benpensanti caiani a quel tempo lo avrà bollato come "gioventù bruciata" e "drogato". Oltretutto, la prima cosa che raccontava quell'articolo era del volo di 800 mt giù dal couloir Chaud al Pelvoux e del recupero in ospedale dove Berhault, mezzo fracassato, trazionava su un braccio per non perdere il tono muscolare.
Non so se all'inizio della sua parabola, Berhault voleva davvero raggiungere il palco per andare sotto i riflettori.
Oggi quei pochi che vivono di immagine nell'ambito della montagna e dell'arrampicata hanno manager e consulenti che curano ogni aspetto per metterli in grado di reggere quel "palco" il più a lungo possibile.
I primi "divi" dell'arrampicata (loro malgrado) hanno in parte dovuto subire passivamente la notorietà e probabilmente questo ha inciso sulla vita di Edlinger dopo che la sua stella si è naturalmente offuscata.
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Re: Patrick Edlinger

Messaggio  ghisino il Ven Nov 30, 2012 4:13 pm

schen ha scritto:
MauMau ha scritto:e ancora: "L’ambiente della scalata non è mai tenero con quelli che si mettono in prima fila."

"mettersi in prima fila"..
però ai tempi di Edlinger in prima fila si poteva anche finirci senza volerlo...

a me han raccontato la storia che Jean Paul Jassen era in cerca di un protagonista per i suoi film e andò da Droyer

Droyer, personaggio severo e propugnatore di una scalata "all'anglosassone" piuttosto élitaria, rifiutò non essendo interessato a questo genere di cose.

poi JPJ andò da Berhault, e Berhault rifiutò per altre ragioni (sinceramente non ricordo bene, ma forse nella storiella si vergognava del suo naso?).
Ma Berhault disse: guarda c'é un mio amico che é biondo bello e perfetto per un film...

Edlinger accettò...


(ovviamente é una storiella e va presa per quel che é)

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Re: Patrick Edlinger

Messaggio  biemme il Ven Nov 30, 2012 4:56 pm

ghisino ha scritto:... (ovviamente é una storiella e va presa per quel che é)

si ecco, una storiella ... ben diversa e ben poca cosa rispetto alle testimonianze, peraltro abbastanza univoche, di chi da un capo all'altro del globo l'aveva conosciuto o frequentato condividendo la sua stessa passione (dai le menestrel a seguire), come emerge dalle numerose interviste su ukclimbing ...

e nelle poche ma significative parole di glowacz ad esempio, si legge benissimo la ragione per cui edlinger si sarebbe (solo, aggiungo io) innervosito di fronte a quel sociologo di cui ci hai raccontato, quello che unicamente interessato alla
propria tesi di dottorato si divertiva a porgli domande furbe e provocatorie ... beh uno
così per conto mio anzichè tranciare giudizi sul mondo dell'arrampicata e su edlinger (che non avendolo cacciato a calci in culo evidentemente si dimostrò fin troppo paziente e tollerante), avrebbe dovuto trovare il coraggio di fare un lavoro del genere sul mondo del pugilato intervistando tyson, così giusto per vedere che risposte avrebbe avuto alle sue stuzzicanti domande
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Re: Patrick Edlinger

Messaggio  funkazzista il Mer Feb 13, 2013 1:04 pm

L'Equipe del 23 Gennaio 2013, con una pagina dedicata ad Edlinger.

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Re: Patrick Edlinger

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