da climbook - jolly lamberti - penso dunque cado

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da climbook - jolly lamberti - penso dunque cado




http://climbook.com/articoli/185-penso-dunque-cado

Quando scaliamo, ogni nostro movimento viene regolato e corretto innumerevoli volte, in maniera inconsapevole.
Se la punta del piede destro, mentre il sinistro sta in latrale, è più alta o più bassa di pochi centimetri, questo potrà compromettere la posizione e farci stancare o cadere.
E nessuno può dire, a priori, quale sia questo punto, solo la percezione cinestetica inconsapevole.
Nessuno può dire, a priori, quanto peso può scaricare il piede su un minuscolo appoggio slabbrato.
Così anche i continui aggiustamenti che tutto il corpo deve fare, dai polpastrelli alla punta delle dita dei piedi, scaturiscono da una intelligenza ( percezione) che non può essere deliberata né consapevole.
Il talento nella scalata è tanto muscolare quanto neurologico.

L’allenamento, nella scalata , dovrebbe essere più neurologico ( cinestetico, propriocettivo, coordinativo e via dicendo) che muscolare.
La percezione cinestetica viene inibita dalla fatica ( quando sono acciaiato scalo meno fluido) e per questo anche l’allenamento fisico è importante, ma anche dalla paura, dalla eccessiva agitazione, dalla insicurezza.
Tutti i migliori scalatori di oggi hanno cominciato a scalare in età pre-adolescenziale e, per questo, hanno cementato un bagaglio di riflessi automatici che potremmo definire " grazia". Per tutti gli altri ( ma anche per i Big, in una certa misura) l’allenamento migliore, sarà quello che prevede anche un miglioramento della percezione cinestetica.
Dunque metri e metri di scalata, su terreni diversi, per allenare i feedback automatici, ricercando consapevolmente un progressivo allontanamento dalla consapevolezza analitica.

Come spesso accade nell’arte e nello sport, sono i processi mentali inconsci a far scaturire lo stato di grazia.
Quando scalo bene mi capita di scoprire, per esempio, che sto facendo una lo-lotte, solo dopo aver “sentito” il mio corpo che la fa.
Quando scalo male, cerco di avere il controllo cosciente di ogni singolo movimento, come un pianista che volesse essere consapevole dell’azione di ogni singolo dito.
Un vero pianista fa il contrario, manifestando la magia di quelle dieci dita che battono sui tasti del pianoforte, ognuna per conto suo, ognuna esercitando una pressione diversa, mentre il cervello segue la melodia, cioè fa altro.
Quella magia verrebbe disintegrata da una consapevolezza analitica.
Come è possibile quella magia? solo con interminabili sedute di pedanti ripetizioni del gesto.
Allenare il corpo a precedere la mente, a decidere senza di lei.
E così anche per compiere il miracolo di un corpo che danza su una roccia a strapiombo, traendo spinta da se stesso, nonostante una forza di gravità contraria alla direzione del moto, come una vela che procede controvento.
Anche questa magia viene uccisa dal pensiero cosciente, la bellezza è sempre automatica.
Solo un aumento del senso cinestetico, una migliore taratura di tutti i propriocettori permette di avere una scalata efficiente e bella.

Peraltro un allenamento neurologico non solo favorisce il minor dispendio energetico, ma permette anche lo sprigionarsi di una maggiore forza massima: spesso, chi è più forte, semplicemente ha imparato a reclutare e coordinare meglio le unità motorie.

Porsi come obbiettivo la esecuzione corretta del movimento e non solo la riuscita ad ogni costo. Perseguire, senza sforzarsi di ottenerla, la sensazione di rilassamento, applicando sulle prese solo la forza necessaria. Respirare.
Ricordarsi di espirare mentre si fa un passaggio difficile o una chiusura: l’ espirazione non è automatica, se ci si ricorda di buttare fuori l’aria, poi la inspirazione avviene in automatico. È per questo motivo che i top climber urlano nei video, per ricordarsi di svuotare i polmoni.
Dedicare molto lavoro alla fluidità del movimento, rilassare braccia collo schiena. Sentire la tensione che defluisce sulle gambe, ricercare il movimento continuo, rotondo, non spezzato, non a scatti, non far sbattere il piede quando appoggia, allontanare un poco il bacino quando si muovono le gambe, avvicinarlo quando si va su con le mani. Cercare di essere mobile a livello delle anche, sentendo lo spostamento del baricentro sia di lato ( su un piano parallelo alla parete) sia fuori/ dentro, sia in rotazione.
Cercare di sentire il ritmo, velocizzando o rallentando per riposare dove è più facile.
Cercare di dosare le stretta, stringere il meno possibile le prese, evitare le contrazioni eccessive, anche per la mano, come per il corpo in generale.
Fare metri metri metri di vie non troppo facili, ma tali che si riescano a chiuderle senza interrompere troppo la fluiditá o fare resting ( uno ogni tanto va bene).

Questo non vuol dire che non si debbano fare anche allenamenti di forza massima.
La forza è necessaria.
Scuramente non è sufficiente.

buzz

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da climbook - jolly lamberti - penso dunque cado :: Commenti

Messaggio il Mer Nov 28, 2012 4:44 pm  funkazzista

L'importanza degli automatismi e, al contempo, quella di evitare i gesti stereotipati:

Estratto da "Grimper!", Alain Ferrand, Jean-François Lemoine, Patrick Edlinger, 1985.

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Messaggio il Gio Nov 29, 2012 10:50 pm  ghisino

buzz ha scritto:
...
La percezione cinestetica viene inibita dalla fatica ( quando sono acciaiato scalo meno fluido) e per questo anche l’allenamento fisico è importante, ma anche dalla paura, dalla eccessiva agitazione, dalla insicurezza.
...
interminabili sedute di pedanti ripetizioni del gesto.
...

bell'articolo, forse esagerato in un senso come il messaggio "evviva la forza" dei tempi di jollypower prima edizione lo era nell'altro.
mi permetto qualche commento, più citando i miei guru che di tasca mia...


quando parla di fatica: secondo alcuni, ogni allenamento ad alta componente tennica o neuromuscolare (esplosività) andrebbe eseguito il più possibile da "freschi" sia mentalmente che fisicamente...per poi eventualmente finirsi con attività semplici

quanto alla paura, personalmente direi che é un limite a certi apprendimenti ma non per forza ad altri. Tipicamente si può diventare comunque molto forti su una scalata relativamente frontale e statica, perché meno aleatoria e "perturbante" di una scalata laterale e dinamica (che presenta più fasi di disequilibrio)...
giustamente può essere un elemento di autodiagnosi: se sono performante solo dove posso passare sempre statico e controllato, anche se su protezioni distantissime, allora forse c'é del margine di miglioramento sull'abitudine al volo, la paura dell'infortunio, etc...

per finire sarebbe interessante aggiungere due parole sulla soglia di attenzione e sul discorso "testa"...il mio guru direbbe che c'é una bella differenza tra ripetere un gesto svogliatamente e a casaccio, ripeterlo con la giusta concentrazione, e ripeterlo facendolo precedere (e/o seguire) da una opportuna attività mentale...
(visualizzazione, strategie di attivazione, etc)

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Messaggio il Ven Nov 30, 2012 7:03 am  buzz

ghisino ha scritto:

per finire sarebbe interessante aggiungere due parole sulla soglia di attenzione e sul discorso "testa"...il mio guru direbbe che c'é una bella differenza tra ripetere un gesto svogliatamente e a casaccio, ripeterlo con la giusta concentrazione, e ripeterlo facendolo precedere (e/o seguire) da una opportuna attività mentale...
(visualizzazione, strategie di attivazione, etc)

non posso che essere completamente d'accordo con te, ne avevo scritto qui
http://www.verticalmente.net/t110-neuroplasticita-e-arrampicata

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