Il reato di negazionismo

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061212

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Il reato di negazionismo




Rendere la ricerca storica, o meglio, la divulgazione dei risultati della propria ricerca, nonché l'esercizio del libero pensiero, un reato, è qualcosa di aberrante.
Eppure questo si accinge a fare il parlamento italiano. Alla chetichella, in sede deliberante. In pratica partorendo direttamente la legge senza discussione parlamentare.
Giustificano la fretta con il sorgere di gruppi tipo Alba Dorata (in Grecia). Ma qui ne avete visti?

Per ora no. Perché tutta questa fretta?

da http://andreacarancini.blogspot.it/2012/12/ddl-antinegazionista-per-approvarlo.html


Stavolta, sembra proprio che stiano in dirittura d'arrivo. In tutta fretta – e alla chetichella – i nostri “amati” parlamentari (è proprio il caso di dirlo, visto che la prima firmataria del ddl è una senatrice che si chiama Amati: http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede_v3/Ddliter/38913.htm) stanno per partorire il reato d'opinione più aberrante del dopoguerra. Intendo riferirmi esattamente alla famigerata legge-bavaglio contro i revisionisti. In tutta fretta e alla chetichella, in quanto il modus operandi scelto, come mi ha segnalato il mio amico Facebook Giuseppe Poggi, è quello della sede deliberante (cui il provvedimento è stato assegnato lo scorso 8 novembre): http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede_v3/Ddliter/38913.htm ).



Apprendiamo da Wikipedia ( http://it.wikipedia.org/wiki/Commissione_parlamentare#Commissione_in_sede_legislativa_.28o_deliberante.29) che la Commissione deliberante “è una particolarità del fascismo ereditata da Mussolini”, e che il procedimento “si svolge all'interno della commissione competente, escludendo del tutto l'intervento dell'Assemblea, e svolgendo una vera e propria deliberazione”.



Inoltre, è sempre Wikipedia che parla, “per le sue caratteristiche, la sede legislativa rappresenta una via molto discutibile, e sarebbe da evitare, per una questione di democraticità”.



Insomma, per combattere dei presunti neonazisti (a cui vengono proditoriamente assimilati i revisionisti) si ricorre ad un obsoleto strumento fascista: ecco il paradosso della nostra (ormai presunta) democrazia. Capisco quindi il disagio di alcuni tra i membri della Commissione Giustizia che devono approvare questo obbrobrio, a cominciare dal senatore Perduca: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&leg=16&id=685070 .

Come capisco la fretta che ha il relatore del provvedimento (l'ex questore Achille Serra) di approvarlo il prima possibile e senza colpo ferire: “esprime preliminarmente apprezzamento per l'assegnazione dello stesso in sede deliberante in quanto il frangente storico-politico attuale rende la tempestiva approvazione del testo in esame quanto mai necessaria” (ibidem).



In questo momento non posso scrivere con la dovuta calma: queste sono solo notazioni volanti. Per rendere edotti i lettori di quanto sta avvenendo nel modo più esaustivo, fornisco il link delle sedute fin qui svolte dove potranno accedere ai relativi verbali (quando appare la schermata della seduta richiesta, cliccare in alto a sinistra su "IN SEDE
DELIBERANTE"):

http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede_v3/Ddliter/comm/38913_comm.htm



A parte ogni altra considerazione, lo sanno questi signori che, ad esempio, quelle Nazioni Unite cui ci si richiama nel procedimento in questione, l'anno scorso hanno sconfessato, tramite la loro Human Rights Committee
(Commissione per i diritti umani) le leggi antirevisioniste?



La Human Rights Committee sconfessa le leggi antirevisioniste!
http://andreacarancini.blogspot.it/2011/12/la-human-rights-committee-sconfessa-le.html




Mi sono andato a leggere gli interventi in commissione:
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&leg=16&id=685070

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&leg=16&id=686368http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&leg=16&id=687906

(non sono molti, e sono brevi, si leggono in poco tempo)

Molti sono perplessi, ad esempio:
Il senatore DELLA SETA (PD) fa presente che per la prima e probabilmente unica volta, nella sua esperienza parlamentare, il suo intervento in discussione non può prescindere dalle circostanze di essere uno storico di professione e un ebreo, la cui famiglia è stata colpita nella maniera più dolorosa dalla persecuzione nazista.
Queste circostanze, che lo rendono estremamente attento alle problematiche oggetto del disegno di legge, contribuiscono entrambe però alla sua persuasione che, per quanto mosso da buone intenzioni, questo intervento legislativo sia inutile e ingiusto; una posizione del resto che è comune a quella assunta da moltistorici, anche ebrei, nel dibattito sull'opportunità di punire penalmente il negazionismo.
Egli ritiene infatti che la lotta contro il negazionismo stesso vada condotta su un piano culturale e politico, e che la pretesa di sradicare con lo strumento penale tale orientamento pseudoculturale e l'ideologia di cui è strumento, sia destinata inevitabilmente ad essere rappresentata come una repressione della libertà di pensiero e di ricerca storica, anche per l'impossibilità di definire in maniera precisa la condotta incriminata: si pensi al testo del disegno di legge in discussione che, punendo chi nega non solo la realtà della Shoah, ma anche la sua dimensione, finisce per determinare l'assurdo di un evento storico la cui dimensione è quantificata per legge.


Ci sono altre perplessità, ma la tendenza che va affermandosi sembra essere quella di questo ragionamento:
(Serra)
Come è stato rilevato da molti degli intervenuti - tra i quali in particolare la senatrice Amati, presentatrice del disegno di legge, il senatore Maritati, il senatore Centaro, il senatore Li Gotti e il senatore D'Ambrosio - nel cosiddetto negazionismo, la critica alla realtà, alla dimensione o al carattere di un evento ampiamente provato come la Shoa non è fine a se stessa, ma ha un contenuto chiaramente ideologico ed è diretta a rovesciare sulle vittime dello sterminio la colpa della presunta costruzione di una menzogna collettiva.

In tal modo, in sostanza, il negazionismo costituisce un sottile paralogismo attraverso il quale, negando che sia stato commesso un gigantesco crimine di massa nei confronti di un gruppo umano, e affermando che tale crimine sia un'astuta invenzione di coloro che se ne dicono vittime, si intende affermare che, in realtà il crimine che si nega sarebbe stato giusto commetterlo o, per lo meno, che sono giustificati l'odio, la diffidenza e la discriminazione nei confronti di coloro che di tale delitto si dicono vittime.

Su questa base chiunque compia ricerche storiche che lo portino a mettere in discussione alcune verità assiomatiche stabilite a Norimberga, quali che siano le sue motivazioni, e le sue posizioni politiche, quand'anche non facesse alcuna apologia (e come potrebbe, negandone l'esistenza) dei fatti, né li giustificasse minimamente, pur in dimensioni diverse da quelle storicamente dichiarate vere, si pone automaticamente nell'area apologetica dei neonazisti, fomentatori di odio razziale e altre nefandezze.

Questa definizione per Legge di verità storica ha qualcosa di inquisitorio, medioevale. Sul nostro passato non abbiamo sicurezze assolute. Quello che abbiamo studiato nei libri di scuola viene continuamente smentito dalla ricerca che procede e a volte rivoluziona completamente quello che pensavamo fosse solida certezza.
Non c'è nulla di male in ciò. Anzi in genere siamo abituati a vedere il progresso come qualcosa di positivo, la ricerca della verità o meglio, delle verità, come un'attività nobile.

La prigione per chi affermi delle sue verità non in linea con quelle ufficiali è una cosa che associamo ad anni oscuri della nostra storia. O ad altri paesi, altre civiltà.

Un altro triste sintomo del progressivo imbarbarimento dei nostri tempi.

.........

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Il reato di negazionismo :: Commenti

Messaggio il Gio Dic 06, 2012 9:57 am  dags1972

con un paio di scarponi...ecco cosa penso degli studiosi negazionisti...grandi storici...

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Messaggio il Gio Dic 06, 2012 10:04 am  buzz

puoi pensarne quello che vuoi, basta che resti invariato il loro diritto a compiere ricerche e divulgare il risultato delle stesse, quand'anche non fosse in linea con la verità storica o con quello che ti piace.

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Messaggio il Gio Dic 06, 2012 1:05 pm  mork

si tratta di cerchiobottismo.

abbiamo votato per il riconoscimento della Palestina come Stato osservatore e adesso dobbiamo fare qualcosa in cambio

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Messaggio il Gio Dic 06, 2012 1:10 pm  mork

dags1972 ha scritto:con un paio di scarponi...ecco cosa penso degli studiosi negazionisti...grandi storici...

se il testo è rimasto quello proposto un po' di tempo fa, ti ricordo che diventerebbe reato il dire che i morti ebrei sono stati 5 milioni (un numero comunque gigantesco) invece degli ufficiali 6 milioni.

Quindi in pratica possiamo dire che si vieterebbe lo studio dell'argomento perché comunque c'è una cosiddetta "versione ufficiale" che non può essere messa in discussione

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Messaggio il Gio Dic 06, 2012 1:51 pm  buzz

Ho già avuto lunghe e molto accese discussioni su questo argomento un po' ovunque e sono rimasto basito (ma in fondo non troppo) nello scoprire come strenui difensori dello stato di diritto e della libertà di opinione (la propria, evidentemente) diventassero feroci assertori dell'equivalente giudiziario dell'ammazzateli tutti.

E' uno dei tabù del nostro tempo, nelle nostre società.

Veniamo educati con impresse nella memoria le immagini orribili della seconda guerra mondiale. Le nefandezze delle dittature. Gli orrori dei campi di concentramento. I bombardamenti sulle città.

Tutto ciò è GIUSTO. E forse è ancora poco. L'uomo ha dimostrato di avere una memoria molto corta.

Tuttavia c'è molto luogo comune in tutta la ricostruzione "storica". Ricostruzione che si è fermata al momento di istruire il processo di Norimberga, con ancora ben vivo l'odio di parte.

Sono stati compiuti molti genocidi nel corso della Storia. E molti enormi massacri.
Hanno ucciso più uomini in tempo di pace gli apparati a cui capo c'erano Mao e Stalin che l'intera seconda guerra mondiale, sembra.
Ma dire "sembra" non è reato. Nessuno si sogna di affermare che lo sia.

Indagare sul genocidio armeno, sui gulag sovietici, sui massacri italiani in etiopia, può essere sgradito a qualcuno, ma non si va in galera per aver pubblicato i risultati della propria ricerca.

Viene da chiedersi perchè, solo relativamente alla questione ebrea, siano fiorite una serie di leggi, in europa, che colpiscono la libertà di opinione.

La teoria per cui mettere in discussione anche minimamente la questione dello sterminio degli ebrei farebbe crollare una politica che ha fatto del senso di colpa del mondo per questo sterminio uno dei suoi punti di forza, non appare così campata in aria.

Non c'è mai stata, in realtà, una revisione critica di quanto affermato sbrigativamente nelle more dell'istruzione del processo di Norimberga.
Revisione critica non vuol dire automaticamente negare i risultati delle inchieste, ma eventualmente ampliarli, integrarli, inquadrarli storicamente.

Questo senza nulla togliere all'orrore dei campi di sterminio.
Che lo sterminio fosse programmato scientificamente o dovuto a condizioni di detenzione inumane. Quale che fosse il colore della pelle, la nazionalità, l'etnia, la condizione sociale, il sesso, l'età delle vittime.

La disumanità delle leggi razziali e la simpatia per tutti coloro che ne furono colpiti resterebbe invariata.
Quali che fossero i numeri e/o le modalità.

Ma il non permettere di indagare sull'argomento, di esprimere una propria opinione, di spiegare le proprie ragioni, in una relazione interlocutoria che ovviamente prevede un argomentare fra parti che si sono formate convinzioni opposte, è francamente sospetto.

Mostra che esiste un interesse perché questo non venga fatto, e che esiste un potere in grado di esercitare una pressione potente, tramite mezzi leciti e forse illeciti, sul parlamento, anzi, sui parlamenti di molti paesi.

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