l'ultimo giorno prima di morire

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l'ultimo giorno prima di morire

Messaggio  biemme il Gio Gen 17, 2013 11:58 am

superfluo dire chi potesse allora vedere così avanti : uno solo.

Un uomo solo, ma immenso.




1.11.1975 : da un'intervista di furio colombo ...


"""" .... Ecco, descrivi allora la “situazione”. Tu sai benissimo che i tuoi linguaggi
hanno un po’ l’effetto del sole che attraversa la polvere. È un’immagine
bella ma si più anche vedere (o capire) poco.



Grazie per l’immagine del sole, ma io pretendo molto di meno. Pretendo
che tu ti guardi intorno e ti accorgi della tragedia. Qual è la
tragedia? La tragedia è che non ci sono più esseri umani,
ci sono strane macchine cha sbattono l’una contro l’altra. E noi, gli intellettuali,
prendiamo l’orario ferroviario dell’anno scorso, o di dieci anni prima
e poi diciamo: ma strano, ma questi due treni non passano di lì,
e come mai sono andati a fracassarsi in quel modo? O il macchinista è
impazzito o è un criminale isolato o c’è un complotto. Soprattutto
il complotto ci fa delirare. Ci libera da tutto il peso di confrontarci
da soli con la verità. Che bello se mentre siamo qui a parlare qualcuno
in cantina sta facendo i piani per farci fuori. È facile, è
semplice, è la resistenza. Noi perderemo alcuni compagni e poi ci
organizzaremo e faremo fuori loro, o un po’ per uno, ti pare? Eh lo so
che quando trasmettono in televisione Parigi brucia tutti sono lì
con le lacrime agli occhi e una voglia matta che la storia si ripeta, bella,
pulita (un frutto del tempo è che “lava” le cose, come la facciata
delle case). Semplice, io di qua, tu di là. Non scherziamo sul sangue,
il dolore, la fatica che anche allora la gente ha pagato per “scegliere”.
Quando stai con la faccia schiacciata contro quell’ora, quel minuto della
storia, scegliere è sempre una tragedia. Però, ammettiamolo,
era più semplice. Il fascista di Salò, il nazista delle SS,
l’uomo normale, con l’aiuto del coraggio e della coscienza, riesce a respingerlo,
anche dalla sua vita interiore (dove la rivoluzione sempre comincia). Ma
adesso no. Uno ti viene incontro vestito da amico, è gentile, garbato,
e “collabora” (mettiamo alla televisione) sia per campare sia perché
non è mica un delitto. L’altro – o gli altri, i gruppi - ti vengono
incontro o addosso – con i loro ricatti ideologici, con le loro ammonizioni,
le loro prediche, i loro anatemi e tu sai che sono anche minacce. Sfilano con
bandiere e con slogan, ma che cosa li separa dal “potere”?


Che cos’è il potere, secondo te, dove è, dove
sta, come lo stani?


Il potere è un sistema di educazione che ci divide in soggiogati e
soggiogatori. Ma attento. Uno stesso sistema educativo che ci forma tutti,
dalle cosiddette classi dirigenti, giù fino ai poveri. Ecco perché tutti
vogliono le stesse cose e si comportano nello stesso modo. Se ho tra le mani un
consiglio di amministrazione o una manovra di Borsa uso quella. Altrimenti una
spranga. E quando uso una spranga faccio la mia violenza per ottenere ciò che
voglio. Perché lo voglio? Perché mi hanno detto che è una virtù volerlo. Io
esercito il mio diritto-virtù. Sono assassino e sono buono.

Ti hanno accusato di non distinguere politicamente e ideologicamente, di avere
perso il segno della differenza profonda che deve pur esserci fra fascisti e
non fascisti, per esempio fra i giovani.

Per questo ti parlavo dell’orario ferroviario dell’anno prima. Hai mai visto
quelle marionette che fanno tanto ridere i bambini perché hanno il corpo
voltato da una parte e la testa dalla parte opposta? Mi pare che Totò riuscisse
in un trucco del genere. Ecco io vedo così la bella truppa di intellettuali,
sociologi, esperti e giornalisti delle intenzioni più nobili, le cose succedono
qui e la testa guarda di là. Non dico che non c’è il fascismo. Dico: smettete
di parlarmi del mare mentre siamo in montagna. Questo è un paesaggio diverso.
Qui c’è la voglia di uccidere. E questa voglia ci lega come fratelli sinistri
di un fallimento sinistro di un intero sistema sociale. Piacerebbe anche a me
se tutto si risolvesse nell’isolare la pecora nera. Le vedo anch’io le pecore
nere. Ne vedo tante. Le vedo tutte. Ecco il guaio, ho già detto a Moravia: con
la vita che faccio io pago un prezzo... È come uno che scende all’inferno. Ma
quando torno - se torno - ho visto altre cose, più cose. Non dico che dovete
credermi. Dico che dovete sempre cambiare discorso per non affrontare la
verità.

E qual è la verità?

Mi dispiace avere usato questa parola. Volevo dire «evidenza». Fammi rimettere
le cose in ordine. Prima tragedia: una educazione comune, obbligatoria e
sbagliata che ci spinge tutti dentro l’arena dell’avere tutto a tutti i costi.
In questa arena siamo spinti come una strana e cupa armata in cui qualcuno ha i
cannoni e qualcuno ha le spranghe. Allora una prima divisione, classica, è
«stare con i deboli». Ma io dico che, in un certo senso tutti sono i deboli,
perché tutti sono vittime. E tutti sono i colpevoli, perché tutti sono pronti
al gioco del massacro. Pur di avere. L’educazione ricevuta è stata: avere,
possedere, distruggere.


Allora fammi tornare alla domanda iniziale. Tu, magicamente abolisci tutto. Ma
tu vivi di libri, e hai bisogno di intelligenze che leggono. Dunque,
consumatori educati del prodotto intellettuale. Tu fai del cinema e hai bisogno
non solo di grandi platee disponibili (infatti hai in genere molto successo
popolare, cioè sei «consumato» avidamente dal tuo pubblico) ma anche di una
grande macchina tecnica, organizzativa, industriale, che sta in mezzo. Se togli
tutto questo, con una specie di magico monachesimo di tipo paleo-cattolico e
neo-cinese, che cosa ti resta?

A me resta tutto, cioè me stesso, essere vivo, essere al mondo, vedere,
lavorare, capire. Ci sono cento modi di raccontare le storie, di ascoltare le
lingue, di riprodurre i dialetti, di fare il teatro dei burattini. Agli altri
resta molto di più. Possono tenermi testa, colti come me o ignoranti come me.
Il mondo diventa grande, tutto diventa nostro e non dobbiamo usare né la Borsa,
né il consiglio di amministrazione, né la spranga, per depredarci. Vedi, nel
mondo che molti di noi sognavano (ripeto: leggere l’orario ferroviario
dell’anno prima, ma in questo caso diciamo pure di tanti anni prima) c’era il
padrone turpe con il cilindro e i dollari che gli colavano dalle tasche e la
vedova emaciata che chiedeva giustizia con i suoi pargoli. Il bel mondo di Brecht,
insomma.



Come dire che hai nostalgia di quel mondo.

No! Ho nostalgia della gente povera e vera che si batteva per abbattere quel
padrone senza diventare quel padrone. Poiché erano esclusi da tutto nessuno li
aveva colonizzati. Io ho paura di questi negri in rivolta, uguali al padrone,
altrettanti predoni, che vogliono tutto a qualunque costo. Questa cupa
ostinazione alla violenza totale non lascia più vedere «di che segno sei».
Chiunque sia portato in fin di vita all’ospedale ha più interesse - se ha
ancora un soffio di vita - in quel che gli diranno i dottori sulla sua
possibilità di vivere che in quel che gli diranno i poliziotti sulla meccanica
del delitto. Bada bene che io non faccio né un processo alle intenzioni né mi
interessa ormai la catena causa effetto, prima loro, prima lui, o chi è il
capo-colpevole. Mi sembra che abbiamo definito quella che tu chiami la
«situazione». È come quando in una città piove e si sono ingorgati i tombini.
l’acqua sale, è un’acqua innocente, acqua piovana, non ha né la furia del mare
né la cattiveria delle correnti di un fiume. Però, per una ragione qualsiasi
non scende ma sale. È la stessa acqua piovana di tante poesiole infantili e
delle musichette del «cantando sotto la pioggia». Ma sale e ti annega. Se siamo
a questo punto io dico: non perdiamo tutto il tempo a mettere una etichetta qui
e una là. Vediamo dove si sgorga questa maledetta vasca, prima che restiamo
tutti annegati.... """

---------

poche ore dopo veniva schiacciato e lasciato solo, dentro una pozzanghera. Chissà cosa avrebbe detto oggi.
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Re: l'ultimo giorno prima di morire

Messaggio  buzz il Gio Gen 17, 2013 12:22 pm


con la vita che faccio io pago un prezzo... È come uno che scende all’inferno. Ma quando torno - se torno - ho visto altre cose, più cose. Non dico che dovete credermi. Dico che dovete sempre cambiare discorso per non affrontare la verità.

Non avevo mai letto questa intervista.
Quando leggo Pasolini resto sempre sbigottito per la sua capacità di percepire la realtà quasi assorbendola attraverso la pelle, intuirne le proiezioni e i segni profondi.
Insieme alla meraviglia ammirata per questa sua geniale capacità di empatia e di analisi, però non posso fare a meno di provare una profonda malinconia, per l'incapacità congenita degli uomini di ascoltare le voci dei migliori fra loro.

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Re: l'ultimo giorno prima di morire

Messaggio  Silvio il Gio Gen 17, 2013 1:37 pm

un vuoto incolmabile,

una perdita che non si potrà mai elaborare...

grazie biemme.
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Re: l'ultimo giorno prima di morire

Messaggio  virgy il Gio Gen 17, 2013 8:28 pm

biemme ha scritto:superfluo dire chi potesse allora vedere così avanti : uno solo.

Un uomo solo, ma immenso.


....
....
....




ma la sua immensità non è mai morta!



grazie biemme
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Re: l'ultimo giorno prima di morire

Messaggio  giggio il Ven Gen 18, 2013 11:02 am

grazie

___________________________
Tutti i nostri passi hanno seguito un desiderio. Per esaudirlo abbiamo dovuto metterci i piedi sopra e calpestarlo.
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Re: l'ultimo giorno prima di morire

Messaggio  Ospite il Ven Gen 18, 2013 12:10 pm

giggio ha scritto:grazie
anche da parte mia...

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Re: l'ultimo giorno prima di morire

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