Il libro delle cenge

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Re: Il libro delle cenge

Messaggio  Michelasso il Gio Nov 07, 2013 12:45 pm

alessandro ha scritto:

Ce ne fossero di più di cajani così mrgreen

Infatti, era ciò che volevo intendere anch'io, e soprattutto usare il termine cajano nel senso che hai esplicitato tu per descrivere l'attività di Mason mi sembra assolutamente inappropriato.

alessandro ha scritto:
P.S. se passi al Rex martedì prossimo magari ci facciamo una birretta! Per riconoscermi vestirò una maglietta con l'acquilotto... Wink 
Ho un'importante scadenza lavorativa mercoledì, e, conoscendomi, ci arriverò con l'acqua alla gola, ma se ce la faccio a venire, ben volentieri.
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Re: Il libro delle cenge

Messaggio  Michelasso il Gio Nov 07, 2013 1:02 pm

biemme ha scritto:Dunque anteponendo la diffusione e promozione dell'andar per monti (anche se al prezzo di favorire quella percentuale di imbecilli sopra indicata) all'egoistico piacere di andar per monti per goderne e provare emozioni personali punto e basta.  Modo "cajano", questo di mason (e senza emoticon nè accezioni positive o negative) di promuovere la montagna raccontandola attraverso la pubblicazione delle sue relazioni, appunto.
Come è stato sottolineato in altri punti, il termine cajano in questo forum è sempre stato usato in termini ironici/sarcastici per descrivere un certo modo retorico-istituzionale e quindi inevitabilmente superficiale e vuoto di "promuovere" la montagna, che non si addice assolutamente a quanto sta facendo Mason e a quanto racconta nelle serate di presentazione del libro, immagino soprattutto dopo quanto è successo nel parco delle Dolomiti Friulane. Anzi quanto ha detto a margine della presentazione del libro va proprio nella direzione di sensibilizzare il pubblico a queste tematiche affinché il numero di imbecilli diminuisca sempre di più.




biemme ha scritto:
Dunque quel salomonico "la montagna è per tutti" , che la si promuova attraverso la rivista Montagne 360 o attraverso internet con "le mie relazioni", è un motto che appartiene sia al cai che a mason. e ripeto non ne faccio di questo una colpa ma tuttaltro, perchè promuovere e diffondere l'amore per montagna e natura è azione ammirevole e condivisibile e anch'io l'ho fatto dedicandovi moltissimo del mio tempo libero per anni, anzi decenni , ma il motto sarebbe oggi più salomonico se fosse "la montagna è per tutti, compresi gli imbecilli che la danneggiano e la addomesticano, in buona o cattiva fede".

di questo passo ne rimarrà solo un parco giochi del cazzo in cui rimarrano a giocarci soprattutto gli imbecilli, perchè chi la ama veramente piuttosto se ne sarà andato al mare.
C'è anche il rischio però che se si lascia campo libero a un certo tipo di "valorizzatori" e "compilatori" verrà tramandato ai posteri solo il loro modo di raccontare la montagna.
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Re: Il libro delle cenge

Messaggio  gongo il Gio Nov 07, 2013 9:05 pm

alessandro ha scritto:Non capisco quale sia il nesso tra "promuovere" la montagna o la propria attività in montagna e la trasformazione della stessa in parco giochi confused 

Veramente... vedo sempre più l'arroccarsi su posizioni estremiste che non portano a nulla, anzi al contrario quando bisognerebbe fare più cultura, più informazione, più educazione. All'opposto quindi del modus operandi chiamiamolo *alla gongo* Wink  che poi, a quanto mi risulta, non ha certo chiuso il suo sito né smesso di relazionare sul web...

Anche storicamente non mi pare che rifugiarsi sull'Aventino abbia portato poi 'sti grandi risultati. E mi stupisco del quote di LucaVi... smettiamo anche di pubblicare guide allora!
Smentisco Alessandro quando superficialmente afferma che continuo a relazionare nel sito e nel web. Se i miei report,ti paiono relazioni ti sfido con quelle notizie a portare a termine un solo itinerario! Non sono relazioni: l'unica certezza che puoi trovare è il punto d'arrivo, qualche volta il punto di partenza, per il resto sono laconico. Tanto è vero che ricevevo spesso richieste di chiarimenti da utenti del sito fin che ho deciso di interrompere il fastidioso flusso (vedi pagina Contatti del sito)
Le uniche relazioni che ho nel sito sono comunque già pubblicate in forma cartacea.
Il mio aventino non serve a niente, dici: quasi certamente non serve a te e a molti altri, ma serve a me.
Perché sono in pace con la coscienza.
Ti faccio notare che a seguito della pubblicazione sul Meduna ben tre itinerari da me faticosamente tirati fuori, sono stati verniciati da qualche stupidotto; e si che di copie ne ho vendute solo 250!
Penso che principalmente la colpa sia mia; non so se altri nell'identica situazione avrebbero il coraggio di ammetterlo.
Sento la responsabilità per cui ho deciso di non fare più niente. Avrei molto materiale su un gruppo che frequento ultimamente e non ne farò nulla. Mi viene la rabbia al solo pensare che qualcuno mi vernici l'archeologico sentiero del Bosco Cicut e Landre de Pantiana che con fatica e abnegazione ho riscoperto; un sentiero costruito solo per porre in essere una teleferica molti anni fa e poi lasciato a se stesso.
Poi per dirla tutta ciò che anima un divulgatore di montagna non è la carità cristiana verso il (presunto incapace) prossimo ma l'aumento sistematico della propria autostima (questo è cajano!). Non voglio inseguire queste futilità, voglio vivere, almeno ciò che mi piace, con la serenità e l'innocenza che merita: non assilli di apparire qualcuno, più bravo, più forte; cose che prima o poi paghi e amaramente: la conquista dell'inutile non ammette conflitti di interesse. Insomma non voglio più sentire la parola "devo" e godermi senza patemi la montagna.
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Re: Il libro delle cenge

Messaggio  kala il Gio Nov 07, 2013 11:05 pm

gongo ha scritto:...
Pur considerando che NON è poi SEMPRE così non posso biasimare il Gongo, di cui anzi comprendo ogni parola.
Sono di idea contraria, per ora, ma chissà per quanto?
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Re: Il libro delle cenge

Messaggio  Michelasso il Gio Nov 07, 2013 11:27 pm

gongo ha scritto:
Poi per dirla tutta ciò che anima un divulgatore di montagna non è la carità cristiana verso il (presunto incapace) prossimo ma l'aumento sistematico della propria autostima (questo è cajano!). Non voglio inseguire queste futilità....
Questo vale per te, e lo stai arbitrariamente attribuendo a tutti i divulgatori? Inoltre le due cose potrebbero andare insieme, e non ci vedrei nulla di male.
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Re: Il libro delle cenge

Messaggio  giangi4 il Ven Nov 08, 2013 1:37 am

Ho partecipato ad una serata di Mason solo per gli ultimi 15-20 minuti...posso dire che non mi ha convinto.
Io leggo il termine caiano utilizzato qui, in questa maniera, come dubitativo sulle motivazioni della persona.
E penso che ognuno di noi su questo, su ciò che una persona trasmette "a pelle", faccia fatica ad essere convinto dai ragionamenti di altri, e allo stesso modo faccia fatica ad "allearsi" con qualcuno di cui non si fida, nonostante si condivida lo stesso fine.
Inutile discuterne...
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Re: Il libro delle cenge

Messaggio  gongo il Ven Nov 08, 2013 12:29 pm

Michelasso ha scritto:
gongo ha scritto:
Poi per dirla tutta ciò che anima un divulgatore di montagna non è la carità cristiana verso il (presunto incapace) prossimo ma l'aumento sistematico della propria autostima (questo è cajano!). Non voglio inseguire queste futilità....
Questo vale per te, e lo stai arbitrariamente attribuendo a tutti i divulgatori? Inoltre le due cose potrebbero andare insieme, e non ci vedrei nulla di male.
Vale per me; ma è anche una provocazione (niente di arbitrario dunque, ma pura cattiveria).
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Re: Il libro delle cenge

Messaggio  Ospite il Mar Nov 12, 2013 10:11 am

Gongo non si sa mai se parli seriamente o ci prendi per il culo (ma penso entrambe Very Happy ).

La tua non è cattiveria ma narcisismo Razz  credi davvero che le tue descrizioni sul sito non siano descrizioni? Ma dai... Wink una foto parla più di mille parole, un greppista medio dotato secondo me un buon tre quarti dei tuoi itinerari riesce a ripeterli. Comunque non è di questo che volevo parlarti: scrivi che tre itinerari del tuo precedente lavoro sono stati segnalati. Da mani diverse, dalla stessa mano? Su 250 copie vendute, ammettendo che siano state persone diverse è una percentuale infinitesimale. Perchè privare gli altri 247 di uno splendido lavoro, perchè questo è il succo del discorso. Siccome qualche bambino urla e sporca smettiamo tutti quanti di metterli al mondo no? Le guide, soprattutto quelle escursionistiche (e ancor di più su zone in passato ben antropizzate ed ora abbandonate) sono opere di cultura, nel senso più profondo del termine.

A parte il caso dell'Oltrepiave, dove siamo di fronte ad un invasato in guerra santa contro la wilderness, penso (ma correggimi se sbaglio) che nel caso del Meduna sia stato il solito ragionamento in buona fede a portare alla segnalazione dei tuoi itinerari.

Nelle prossime guide, in prefazione, si scriva chiaramente di questo, se ne parli e si ricordi di lasciare intatto l'ambiente in cui ci si muove. E' un discorso culturale: come per le cartacce abbandonate (che abbondano comunque anche oggi) rispetto ad una volta c'è molta più sensibilità in merito. Lo stesso varrà per le segnalazioni abusive in montagna, se si nasconde il problema non se ne verrà mai fuori. A proposito, abusive: la segnalazione di sentieri o tracce fuori sentiero è regolamentata. Anche di questo bisognerebbe parlarne e scriverlo in calce ad ogni futura guida escursionistica.

Siamo già il paese che legge meno libri al mondo. Mettiamoci pure a non pubblicarne altri, in un settore già di nicchia come quelli dell'escursionismo di montagna, e daremo certamente il via libera ai valorizzatori indiscriminati. Cultura, non chiusura! Soprattutto per le guide escursionistiche, che ho sempre considerato le opere più preziose. Sono veri e propri trattati antropologici, studi storici e geografici. Dalle mie parti (Val d'Astico e valli di Posina e Laghi) c'è un professore di lettere del liceo di Thiene (Liverio Carollo) che in trent'anni di attività ha scritto delle guide escursionistiche che reputo dei "testi sacri" perchè per ogni passo mosso sul sentiero ci accompagna attraverso la storia, l'etnografia, la demografia di quelle vallate. C'è tutto là dentro (come prima fece Scandellari per il Canale del Brenta), salvato sulla carta proprio in un momento storico di abbandono della montagna e della cancellazione delle testimonianze di quelle civiltà montanare.

Poi ognuno faccia e la pensi come meglio crede. Io non sono un compilatore quindi il mio giudizio è da semplice lettore. Certo che di fronte ad uno scaffale dedicato alla montagna in libreria, tra la proliferazione di guide alpinistiche, sentieri alle malghe, in discesa, itinerari scelti, per bambini pigri... di fronte a tutto questo ben di dio, noterei subito la mancanza di quello che mi interessa di più: e cioè un libro "alla gongo", "alla Scandellari", "alla Angelini". Non datemi anche quest'ennesimo dispiacere... Crying or Very sad

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