Ardno e l'origine dell'arrampicata

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Ardno e l'origine dell'arrampicata

Messaggio  tummu il Lun Mag 06, 2013 8:38 am

Non so se questo soggetto sia stato già eviscerato da qualcuno, in tal caso me ne scuso ma respingendo fin d'ora ogni illazione di plagio. Rolling Eyes

Questa storia inizia molto tempo fa, quando ancora le divinità abitavano la terra insieme all'umana stirpe. E' cosa poco nota ai mitografi, ma tra gli dei dell'Olimpo ve n'era anche uno che aveva il compito specifico di fabbricare i divini calzari, e devo dire che per la particolare maestria con cui esercitava la sua arte era molto ben voluto dai suoi consimili. Ma anche gli umani, in un futuro lontano, lo avrebbero assai apprezzato, o perlomeno alcuni di loro: era infatti il dio dell'aderenza, e il suo nome era Supergrip.
Sappiamo che gli antichi dei non disdegnavano di contemplare la vita terrena e in vario modo influenzarla e talvolta, bisogna dire, col mero intento di trastullarsi con le umane faccende. La faccenda che qui ci interessa ha origine proprio quando il dio dell'aderenza si invaghisce di una bella fanciulla, la ninfa Tenenza. Egli la desidera, se ne incapriccia, e tanto fa che, ottenuto il permesso di Zeus e con la complicità di vari altri, scende sulla terra in sembianze di pastorello laziale e le si congiunge.

Dalla loro unione nacque Ardno. Era questi un bambino dall'aspetto piuttosto gracile che tuttavia rivelò ben presto una forza e una tenacia fuori dal comune. Narra una leggenda riciclata che le sue capacità stupefacenti gli siano derivate, oltre che dall'origine semidivina, anche dal fatto seguente: una sibilla aveva predetto che egli sarebbe stato invincibile se fosse stato allattato dalla sua più acerrima nemica, la Gravità. Ma lei lo odiava a morte, e perciò la cosa era moltissimo rischiosa, tuttavia il divino genitore e alcuni altri bricconi orchestrarono uno stratagemma: presero il bambino di notte e lo attaccarono al seno mentre la dea dormiva. Il gioco era fatto, se non che Ardno era talmente vigoroso che lei si svegliò, lo riconobbe e lo scaraventò via con infinita collera: la scia di latte che si sparse per ogni dove non restò affisa in cielo a crear le stelle, come si credeva una volta, ma ricadde sulla terra in forma di meravigliose falesie di calcare.

Ma lasciamo stare queste leggende e torniamo alla nostra storia. Le vicende del piccolo Ardno mostrarono da subito che non si trattava di un bambino comune. La prima parola che disse non fu né mamma né papà, ma "7c". Questa cosa suscitò un bel po' di sconcerto come si può immaginare, anche perché i monomi non erano stati ancora inventati e nessuno poteva capire il significato di quella sigla: intelligibile bensì, ma del tutto ermetica. E tuttavia il piccolo continuava a ripeterla, e anzi, dopo un paio di mesi stupì tutti dicendo "8a".
Per farla breve era arrivato all'8c quando finalmente si decisero a portarlo dal medico.

Il medico del villaggio, Loviglia, tranquillizzò tutti: non c'è niente di cui preoccuparsi diagnosticò, il bambino, benché precoce, sta pur crescendo per gradi.
Ma i parenti, per nulla persuasi, si rivolsero a un altro, e poi un altro e un altro ancora, passando per una lunga processione di consulti, costose consulenze e raffinatissime indagini multidisciplinari: fu sentito anche un filosofo giapponese, Tagatzu Shiri (il quale, com'era prevedibile, non ne sapeva niente) e persino un predicatore di mestiere conosciuto come Uzz, personaggio controverso uso ad arringar le folle (sovente con male parole) che suggerì di rivolgersi all'indovino Tiresia pronunciando queste sagge parole: solo il cieco potrà illuminare con lo spirito quel che nessuno riesce a vedere con gli occhi.

Il vecchio Tiresia conduceva un'esistenza solitaria nell'antro di Sperlonga. Chiamato a gran voce si appressò all'uscio, e ascoltati i pellegrini ingiunse loro di restar fuori perché il rito divinatorio era segreto. Rientrò nella grotta, accese un fuoco di sterpi e attese che la fiamma calasse, quindi gettò sulle braci ancora ardenti una manciata di polvere di strapiombo ...
WHUAM!!!
Una prodigiosa vampata rianimò il fuoco e illuminò la grotta, sì che il vecchio vide (benché cieco) che la volta risplendeva alla corrusca fiamma come costellata di luccicanti anelli...
Enigmatico presagio, invero. Perplesso ripetè il gesto, e stavolta vide (pur sempre cieco) i ganci appesi agli anelli, e allora capì: vide i gradi e le vie, e il futuro tutto gli fu palese. Uscì dalla grotta e credendo di guardare il bambino disse: un giorno sarà un grande palindromo.
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