Premi Alpinistici - uno spunto per (ri)partire.

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270515

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Premi Alpinistici - uno spunto per (ri)partire.




qui dalle nostre parti, nel lecchese, negli anni 80 si era instaurato una bella iniziativa, ché poi diede adito negli anni ai vari titoli e premi che son tutt'ora esistenti: il Grignetta d'Oro.
poi per le varie vicissitudini la cosa scemò pian piano... e nel 2007 venne ripreso in mano da un gruppetto di volenterosi che ne portarono a compimento un 4-5 edizioni. Poi, di nuovo oblio... quest'anno, la ricomparsa.
se cercate online trovate di tutto un po', riguardo anche l'ultima edizione; candidati, premiati e vincitori.
a me piaceva rendervi noto la piacevole discussione -molto pacata e costruttiva (IMO)- che è nata in questi giorni.
vi riporto le due missive:

Lettera di [url=http://www.angeloelli.it/alpinisti/file/Anghileri Aldo.html]Aldo Anghileri[/url]

“Sono passati tanti anni da quando sono uscito dal Gruppo Ragni, Caai e Cai, per l’allora chiusura della Sottosezione Cai di Belledo, grande vivaio di giovani e promotore di molte iniziative e attività, tra le quali come non ricordare il premio Grignetta d’Oro. Premio riproposto proprio quest’anno, dopo 9 anni di assenza, assegnato lo scorso venerdì e motivo della mia riflessione.
Ai Piani Resinelli, sabato scorso, ho incontrato i fratelli Danilo e Corrado Valsecchi e altri amici, giovani di allora che furono tra i primi a presentare le rispettive attività in occasione del neonato Grignetta d’Oro. Avevano tra le mani i curriculum di quegli anni, pagine un po’ ingiallite dal tempo che ci hanno ricordato momenti piacevoli e amici quali: Benvenuto Laritti, Sergio Panzeri, Giacomo Stefani, Floriano Castelnuovo e molti altri; tutti personaggi che non hanno bisogno di presentazioni.
Di tutti loro però ve n’è stato uno che possiamo definire il frutto dello spirito che animava il premio Grignetta d’Oro: Benvenuto. Grande personaggio: capace, dinamico, scapestrato, ma che allora, come molti altri dopo di lui, incarnava il divenire dell’alpinismo, il nuovo che avanza e che si fa presente.
Ed è su quest’ultimo punto, ovvero sullo spirito del Grignetta d’Oro, che sabato ci siamo fermati a chiacchierare e riflettere. Un premio rinato che ha visto sfilare candidati illustri dalle indiscusse capacità, che vantano attività di altissimo livello, a partire da Matteo della Bordella, vincitore di questa edizione, fornito di curriculum di prim’ordine a livello mondiale e sul quale non c’è nulla da dire.
Tuttavia, è venuto a mancare lo spirito originario del premio Grignetta d’Oro: che era quello di dare spazio ai giovani. Giovani da incoraggiare, spronare, incitare, premiare e far conoscere. Un premio destinato alle nuove leve, bisognose più di chiunque altro di stimoli e di affermazioni, fu così per Benvenuto e per molti altri dopo di lui, sarebbe bello che sia così anche oggi.
Un pensiero il mio, che non vuole innescare nessuna polemica e men che meno criticare i protagonisti di questa edizione, a partire proprio da Matteo che conosco poco personalmente, ma che stimo per quello che fa, per come lo fa e per le sue idee innovative.
Credo, tuttavia, che una riflessione sia dovuta e doverosa e vorrei invitare tutti gli addetti ai lavori e non solo a farlo. Oggi, che grazie all’ottimo lavoro svolto dagli organizzatori la città di Lecco ha ritrovato il Grignetta d’Oro, possiamo pensare di riconferirgli il senso e lo spirito originale? Possiamo tornare ad “osare”, come si fece agli albori, dando spazio ai giovani?”.
Aldo Anghileri

risposta di Alberto Pirovano (Ragno di Lecco e già presidente del sodalizio dei Maglioni Rossi, nonchè portavoce del Comitato Organizzatore del Premio Grignetta d’Oro)

“Caro Aldo,
ti ringrazio per la tua lettera, perché , come sempre nel tuo spirito, non c’è vena polemica, ma la voglia di contribuire fattivamente. Il dialogo, anche acceso, anche figlio di una sana competizione, non è mai sterile, bensì è segno di passione e porta sempre a buoni frutti. Soprattutto contributi come il tuo, così come quelli di Danilo, con cui ho già avuto modo di confrontarmi, e di Corrado sono preziosi.
Nel merito osservo come il Grignetta d’Oro degli albori, per intenderci quello organizzato dal 1970 alla metà degli anni ottanta, guardasse ai giovani, ma anche al territorio, limitando la competizione agli alpinisti lombardi. Il meccanismo di valutazione assegnava alle diverse salite un punteggio numerico, tentando di rendere oggettiva la classifica creando un ranking stile tennis. Il medesimo metodo sarebbe stato poi la base per la valutazione di ammissione al gruppo Gamma, perlomeno nei primi anni. Che già all’epoca ci fosse la volontà di uscire dai confini locali è testimoniata dalla scheda compilata da Messner, recuperata dal prezioso archivio di Renato Frigerio, e da un articolo dello stesso Reinhold, il quale invocava un premio nazionale organizzato sulla base del Grignetta d’Oro Lombardo.
Come ben sai il Grignetta d’Oro 2.0, organizzato dal 1997 al 2006, l’ultimo tra l’altro tenutosi nel tuo ristorante ai Piani dei Resinelli, assunse fin da subito le caratteristiche di premio nazionale, ma non perse quello spirito che tu invochi; il Grignetta era, ed è, un momento di riflessione sul percorso dell’alpinismo, come ha sintetizzato bene Cristophe Heinz, “il Grignetta d’Oro dà agli alpinisti la direzione giusta e chi lo vince ha la responsabilità di indicare la strada”.
Il problema di incentivare, e far riconoscere i giovani, facendoli emergere, si è posto già allora. Nel 2001, dopo la scomparsa di Miro Ferrari pochi giorni dopo il rientro da una spedizione di giovani in Pakistan, venne istituito il Premio Casimiro Ferrari. Premio riservato ai giovani del territorio lombardo, esattamente come il Grignetta degli albori, lo vinsero personaggi come Adriano Selva, lo stesso Matteo Della Bordella e Manuela Valsecchi. Poi si fermò nel 2007, proprio per la difficoltà a trovare giovani protagonisti e per lo scarso interesse, forse anche dovuto alla scarsa comunicazione.
Concordo pienamente sulla necessità di supportare i più giovani, ma bisogna partire dai numeri, che oggi non sono esaltanti se parliamo di giovani alpinisti, e sarebbe sbagliato pensare di rilanciare questa disciplina solo con un premio. Quello che serve è un progetto di più ampio respiro rivolto ai giovani, magari quello che riesce a fare la BMC inglese, con basi logistiche e supporto ai giovani alpinisti nelle mete più importanti dell’alpinismo (Chamonix, Bariloche…) è ambizioso, ma è un valido punto di riferimento, e si potrebbe partire proprio da Lecco (magari terminando l’ostello in chiave alpinistica-arrampicatoria). Proprio qualche settimana fa Rolando Garibotti, sempre attento a tutto quanto accade in giro per il mondo, mi chiedeva perché non fosse possibile organizzare qualcosa di simile in Italia, ed in particolare a Lecco, capitale dell’alpinismo italiano. Bisogna poi capire cosa s’intende per giovani, visto che tra i finalisti del Grignetta di quest’anno c’erano personaggi di 24 e 25 anni!
Ecco, io sono convinto che questo osare, oggetto di tante discussioni notturne con Butch, possa oggi diventare qualcosa di concreto, ma solo a precise condizioni. Solo se remiamo tutti dalla stessa parte, CAI, Gamma, Uoei, Ragni, istituzioni, ma soprattutto le persone che hai indicato tu. Quei personaggi incredibili, che solo Lecco ha saputo e sa esprimere, capaci di fare sognare, di essere d’esempio, ma che devono anche assumersi la responsabilità di indicare la strada mettendoci la faccia.
Su questo noi ci siamo, possiamo partire anche subito; magari qualcuno all’inizio remerà contro, (perché a Lecco chi va contro per partito preso non manca mai), ma siamo convinti che le condizioni ci siano per fare qualcosa di grande. Se lavoriamo insieme, con te, con Danilo e Corrado, ma anche con Sergio, Floriano, Mariolino, Dario, Mariotto e tutti quelli con qualcosa da dare ai giovani, beh… non si tratterebbe più di osare, ma di costruire qualcosa di concreto. Qualcosa capace di garantire il futuro all’alpinismo, non solo lecchese, e di far tornare Lecco a quel ruolo a cui la portarono prima gli alpinisti della generazione di Riccardo Cassin e poi la vostra.
Spero si possa dar seguito a queste righe con un incontro, per poi partire iniseme”.
Per l’organizzazione del Premio Grignetta d’Oro – Alberto Pirovano

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Messaggio il Mer Mag 27, 2015 12:04 pm  Drugo Lebowsky

si, il garbato botta e risposta è degno di nota e può dare adito a una discussione in merito
può

ma permetti se esco un po' dal seminato
e non per fare il solito palloso, vecchio bastian contrario

siamo nel 2015
i premi esistono da decenni con alterne fortune (mode? cash elargito da finaziatori? effetto trainante di "chi ci crede"? )
prima o poi ci sarà un premio "ciaspa d'oro" a gabicce mare
ma del mondo cosmopolita che va dall'escursionismo collinare a "chi fa veramente", a quanti interessano ancora i "Premi x,y, z"?
ma secondo te oggidì hanno ancora un senso?
Oggi; in un mondo tempestato da mille info in tempo reale, da chi fa veramente qlcs di notevole e chi vende come notevole una puttanata sponsorizzata dalla associazione di Brusaporco e con sponsor i bibanesi (cioppini ottimi con sponciéti fuori pasto)
chi sa valutare capisce lo stesso, senza bisogno di premi
chi non capisce, resta nella sua crassa  ignoranza e va a vedersi la "serata della locale associazione" dedicata all'impresa dell'illustre che crede di aver fatto una impresa


come la penso lo puoi ben immaginare
evito di dire puttanate

ps: spero si apprezzi che non ho mai scritto cai  mrgreen

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Messaggio il Mer Mag 27, 2015 3:47 pm  Ad_adri

Drugo Lebowski ha scritto:

" e chi vende come notevole una puttanata sponsorizzata dalla associazione di Brusaporco e con sponsor i bibanesi "

Mi fa ricordare uno con grande impresa Himalayana Rolling Eyes

e alla fine sono d'accordo con il Drugo Cool






son diventato vecchiio barbogio e rompiballe pure io ?

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