Quella rinuncia sull'Eiger (in ricordo di Enzolino)

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260312

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Quella rinuncia sull'Eiger (in ricordo di Enzolino)




Condivido qui, sul mio profilo facebook trovate le foto. E' solo il racconto nudo e crudo di una nostra salita insieme di qualche anno fa.


Quella rinuncia sull’Eiger

In ricordo di Lorenzo “Enzolino” Castaldi

Le “Chant du cigne” era la via più abbordabile su quella parete che, a dirla tutta, mi aveva sempre terrorizzato. D’altra parte, dopo tutto quello che avevo letto e visto, era il minimo. Ma nello stesso tempo era una via che mi affascinava, aperta niente meno che da Michel Piola nei suoi anni ruggenti. Da molto tempo la desideravo, ma faceva parte di quelle cose che dici “tanto non ci andrò mai”… e così escono dalle tue priorità e finisci sempre per andare altrove. Dopo l’inaugurazione della rivista Vertical a Friedrichshaffen, avevo uno o due giorni di tempo prima di tornare in Italia. Così perché non cogliere l’invito di Lorenzo e passare a trovarlo a Zurigo e fare magari una salita insieme?
Gli amici francesi mi scaricano alla frontiera, poi salgo sul primo treno per Zurigo. Qui è tutto pulito ed in ordine, sembra davvero di essere in un altro mondo. Lorenzo mi passa a prendere, è appena uscito dal lavoro, poi rientra in laboratorio e mi dice di aspettare, che ancora deve fare una cosa. Mi lascia in una stanza vuota, con pareti bianche e spoglie. Così tu lavori qui? Gli dico. E da qui, in questa cella e con questo computer davanti che rompi le palle a mezza Italia? Sei un cazzo di alienato, sei! Ride, e mi lascia solo. Ho tra le mani Schweiz Extrem, devo trovare una via per domani, e le Chant non mi esce dalla testa. Tra le strade di Zurigo Lorenzo guida piano perché, dice, l’hanno appena beccato con l’autovelox. E lì non scherzano. Mica siamo in Grecia o in Italia! Pensa che ti schedano la macchina! A casa ci aspetta una bella cena messicana preparata dalla sua simpatica compagna, che mi diverto a riempire di complimenti e a insinuare che Lorenzo non la meriti. Lui sta al gioco, in realtà penso siano proprio una bella coppia, ma così gliela faccio un po’ pagare! Poi mi sistema un materassino sul tappeto del salotto. Ma domani alla fine dove si va? Tra Eiger e Wenden, mi sembra meglio l’Eiger, evidentemente, il Wenden è troppo da “froci falesisti”, anche se le previsioni non sono poi così buone… Ma si può sempre provare.

Sulla strada per Interlaken si parla delle solite cose: gli spit, l’etica, le donne, il forum. Ma tu il “Drugo” lo conosci? No, macchè, e chi l’ha mai visto? E Robbè che tipo è? E quella con gli occhi blu, ma sono veramente così? E Yo, dai raccontami di yo! Ma son diverse nella realtà? Ma chissà come sono, beato te che le conosci, io son sempre qui, nessuno mi vuole! Ci fermiamo ad arrampicare alla prima falesia segnalata nella guida. In fondo c’è tempo, abbiamo tutto il giorno. E fa caldo, ma domani non sarà certo così. Lorè non ti stancare su quel 7a, che tanto non passi! Ah, ah. Ma vedo che stringe “a muerte” quegli svasi umidi, ci tiene a non fare brutta figura con me! Una mezz’ora al supermercato è di rito, con le solite paranoie da Svizzera. Hai parcheggiato bene la macchina? E quanto costerà fare la spesa qui? Tanto ci collettano al rifugio, è inutile stare a contare. Marò quanto costa il vino! Meglio la solita tavoletta di cioccolata. Il trenino ci porta velocemente alla Kleine Sheidegg. Al rifugio, poco più su, ci danno una stanza regale, in legno. Ma mica gliela avevamo chiesta così lussuosa! Troppo bella: quanto costerà? Ma sì, per una volta, fottiamocene! Ma ci toccherà dormire nel letto matrimoniale: solite battute di rito, il gestore ci guarda annoiato, i soliti due italiani idioti. Oramai siamo rassegnati al colletto… Dopo una ricognizione verso l’attacco, per individuare la strada di domani si torna per la cena. La nord è avvolta nelle nubi, le previsioni non sono eccezionali, non resta che consolarsi con la cena, ovviamente wurstel e patate!

Sveglia alle tre del mattino. Lorenzo è fuso, dice che non ha dormito. Adiamo bene! Poi sbaglia stanza dopo la colazione cercando i suoi scarponi e sveglia due tedeschi che, inferociti, gli danno una ciabattata in testa. Il peggio è che lui ride, e non smette di ridere. Meglio andar via di qua prima che ci lincino. Sul sentiero comincio ad avere qualche dubbio, in fondo conosco Lorenzo da poco, e non più di qualche mese fa litigavamo su tutto. Sarà prudente mettersi su questa via con lui? Eppure mi sembra abbastanza affidabile. Ma avrà resistenza? O mi pianta in asso a metà? In fondo cosa so io di lui? Sull’avvicinamento viene su bene, siamo all’attacco che ancora è buio. Che facciamo? Mi dice. Attacchiamo con la frontale, mi sembra ovvio, mica c’è tempo da perdere, abbiamo venti tiri da fare! Faccio l’esperto, e l’amico lascia di buon grado che giochi questo ruolo. Chi va? Vado io. Così mi rendo conto… Da secondo arriva veloce alla sosta, siamo tranquilli, anche se il tempo è “molle”. Ho freddo alle mani, ma scalando ci si scalda. Vai, dico, ora tocca a te. Sale bene, un po’ più lento di me, ma bene. Forse va, forse ci va bene. Ma dalla sosta mi avverte che c’è un problema, un problema grosso. Ormai è chiaro e possiamo vedere bene che una colata d’acqua larga più di dieci metri attraversa tutto il tiro seguente, che è in traverso a destra. Che si fa? Rinunciamo? Aspè Lorenzo, voglio almeno provare… Mi dà del matto, ma io vado. Ma ti rendi conto, il bue che dà del cornuto all’asino! Scherzo: ma non lo sai che sono il re del bagnato? Non sei venuto sin qui per scendere dopo due tiri, dico tra me! Ma che mi può succedere in fondo? Ci son gli spit, è in traverso, al massimo faccio un pendolo di dieci, quindici metri… Mica mi ammazzo! Si ma che schifo, è tutto fradicio e gli spit son distanti! Dopo mezz’ora di numeri da circo riesco a passare. Mi raggiunge in sosta e mi fa i complimenti. E’ sinceramente ammirato. Sei proprio il mago che pensavo, dice, ancora me lo ricordo. Mi godo quel momento, d’altra parte non capita spesso! Vai, vai, non perdere tempo che viene brutto!

Dopo venti metri sparisce dalla mia vista, poi rallenta. Molto. Troppo, è quasi fermo. Cerco di gridare e chiedere come va, ma mi urla che va bene, ma non trova gli spit. Mi innervosisco. L’alba è livida, salgono nebbie leggere. Mi vengono in mente tutte le cose lette sui bivacchi su questa parete, e le albe prima della tragedia. Son sempre più nervoso. Finalmente, è passata un’ora, mi dice di mollare tutto… Salgo come un razzo e vedo che è “fuorivia”, non ha seguito gli spit. Alla sosta su una cengia, su uno spuntone mezzo marcio, lo rimprovero. Ma che cavolo fai? Non sei capace a seguire gli spit? Ma non li vedevo, non sono abituato alle vie moderne, io! Io son sempre andato in trad, seguo le linee deboli, no? Ma vaff… non so che dire, lascio perdere, solo che abbiamo perso tempo prezioso che ci costerà caro. Proseguiamo altri tiri, va meglio, riprende l’affiatamento e Lorenzo non se l’è presa. Non se la prende mai. Meglio così, ma siamo sotto un cielo sempre più grigio e la parte alta della parete è già tra le nebbie. Poi, inevitabilmente, inizia a piovere. E ora che facciamo? Mi guarda con aria interrogativa. Ma non sembra spaventato. Rinunciamo, che dobbiamo fare? O hai qualche altra idea? Ma non ci son le doppie, e son tutte diagonali! Non possiamo scendere! E chi l’ha detto? Replico io, in qualche modo faremo, non ti preoccupare.

Dopo due ore mettiamo piede, bagnati, sul ghiaione. Tutto è andato bene, salvo la paura quando abbiamo sentito un sibilo nel cielo. Ci sembrava una scarica, e invece eran due pazzi in tuta alare che sono sbucati dalle nubi sopra di noi. Ci sono sfrecciati accanto, a non più di venti metri. Ma in che razza di paese sei venuto a vivere? Gli ho detto… solo degli alienati possono buttarsi con questo tempo dalla cima dell’Eiger! Scendiamo. Ognuno coi suoi pensieri, volgendosi di tanto in tanto verso la nord, tra le nubi. Un po’ di sole fa capolino, beffardo. Per risparmiare decidiamo di scendere a piedi a Grindelwald, tanto abbiamo tempo. Ma sti sfizzeri asfaltano anche i sentieri! Ma come si fa! Con i polpacci a pezzi arriviamo in paese, dove ci aspetta una coca cola. Poi mi deposita alla stazione, verso il treno che mi riporta a Milano. Sul finestrino scorre il Ticino. C’è il sole, il granito brilla. Penso che l’Eiger non fa per me e non me ne frega niente se è famoso. Con Lorenzo ci siam lasciati dicendo che riproveremo, ma so che non è così, ed infatti non è stato così. Abbiamo ancora fatto una via in Sardegna, e poi non l’ho più cercato. Sulle amicizie a volte cala il gelo. Piccole incomprensioni, che a volte si ingigantiscono. Rimangono quelle giornate passate in montagna, e l’Eiger è senz’altro il nostro ricordo più bello, tra le vie che abbiamo fatto insieme. Nessun grado duro fatto a vista, nessuna vetta, nessuna via da segnare sul taccuino. Comunque due giorni che non ho dimenticato. Un giorno, avremmo potuto ripartire da lì. Chissà.
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Messaggio il Lun Mar 26, 2012 3:58 pm  Adriano

grazie.

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Messaggio il Lun Mar 26, 2012 6:10 pm  yo

Si, Enzolino ride sempre.
Seba lo chiamava "il piccolo gnomo", gli diceva: "ti amo, lo sai piccolo gnomo?"

Con Enzolino si parla di tutto e ti puoi aspettare di tutto, ma sà essere serio e rimettere in riga chiunque grande uomo del verticale, dello strapiombo e di qualunque cosa. E' un ricercatore, curioso, approfondisce tutto, è curioso, è un bambino adulto. Così è come lo vedo.
E così è come lo saluto: da vivo.

"Che straciaca**i che sei! Riesci a rompere le palle anche quando non ci sei!"

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Messaggio il Lun Mar 26, 2012 11:38 pm  tummu

Grazie per questo bel ricordo
Leggendo queste testimonianze e guardando la sua foto mi è cresciuta una simpatia per lui, una simpatia che già avevo intuito leggendolo sul forum, per via di una sua caratteristica che avevo notato in alcuni casi: una sorta di attaccamento alla verità (o a quella che ciascuno in buona fede pensa sia tale) e l'onestà intellettuale di difenderla senza compromessi; forse anche enzolino era un idealista, anche se di un idealismo diverso, e talvolta opposto, a quello di chi invece crede in primo luogo nell'amicizia

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Messaggio il Mar Mar 27, 2012 2:04 pm  yo

tummu ha scritto:Grazie per questo bel ricordo
Leggendo queste testimonianze e guardando la sua foto mi è cresciuta una simpatia per lui, una simpatia che già avevo intuito leggendolo sul forum, per via di una sua caratteristica che avevo notato in alcuni casi: una sorta di attaccamento alla verità (o a quella che ciascuno in buona fede pensa sia tale) e l'onestà intellettuale di difenderla senza compromessi; forse anche enzolino era un idealista, anche se di un idealismo diverso, e talvolta opposto, a quello di chi invece crede in primo luogo nell'amicizia

Si, l'ho scritto da qualche parte che amava la montagna e gli amici a 360°. Quindi era capace di esaltare ed enfatizzare e nello stesso tempo di smantellare e trovarne i difetti, di amici, conoscenti, di montagna e di tutto. Si poteva parlare di tutto con lui. Non credo fosse un idealista ma so che sapeva dare un valore all'amicizia, ed essere amici non prescinde dal dire le cose in faccia, anzi, essere amici significa proprio dirsi le cose in faccia senza nascondere la verità, anche se poi non si è d'accordo. Per questo ci piacevamo. E per questo a volte discutavamo anche pesantemente.

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Messaggio il Mar Mar 27, 2012 3:06 pm  gug

Grazie Mau per questo ricordo di enzolino.

Continuo a pensarci, non lo avevo mai conosciuto di persona, ma erano ormai dieci anni che discutevamo sul forum. Tante volte era intervenuto nei miei topic più sentiti (mi ricordo una discussione pacata, in cui avevamo per una volta due idee diverse sul topic "Tradisco mia moglie") e a volte mi aveva aiutato, magari sdrammatizzando, in momenti tesi nel forum.

Quest'anno mi ero ripromesso di chiamarlo quando sarei passato per Zurigo per lavoro, mi sarebbe piaciuto conoscerlo e ora che non sarà più possibile sono contento di leggere racconti come questo.

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