Ritratti di Grandi Alpinisti: Kurt Albert

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Ritratti di Grandi Alpinisti: Kurt Albert




Se l'importanza di un soggetto, in una disciplina, si stima dalla sua influenza e non soltanto dal livello tecnico raggiunto ( che, sia chiaro, in questo caso fu comunque altissimo), allora Kurt Albert è senza nessuna ombra di dubbio uno dei più importanti arrampicatori e alpinisti della storia.



Mentre Henry Barber diffondeva in mezzo mondo il free climbing (ne parleremo, ne parleremo), istruendo ...perfino Berhault e gli inglesi, in Germania, parallelamente agli Stati Uniti, il concetto di libera in arrampicata se ne andava per conto suo (si veda il ritratto di Arnold).
Kurt Albert era giovane, entusiasta, intelligente (si laureò in matematica), e tanto simpatico da essere inevitabile trascinatore. Oddio, era pure invidiato, ma dalla solita minoranza che ne capisce poco. Chi invece tentava di capire, fu incuriosito da quel pallino rosso che metteva alla base delle vie salite in libera, e il verbo si diffuse molto, molto rapidamente, tanto che la denominazione Roktpunkt divenne internazionale.

Allevando di fatto il giovanissimo Gullich, incontrando personalità di spicco come Moffat, Albert divenne personaggio centrale nella diffusione dello Spirito dell'arrampicata libera. Ma siccome possedeva anche una naturale inclinazione alle grandi pareti, e una solida preparazione alpinistica, fu logico per lui essere artefice, al pari di Gullich, di alcune delle più memorabili applicazioni del Free climbing alle Big Wall. Iniziando, come ovvio, dalle Alpi, fra cui in Dolomiti la Via degli Svizzeri sulla Cima Ovest di Lavaredo e la Hasse-Brandler sulla Cima Grande. Non disdegnando il free solo (arriverà al 7c) e il boulder, per allenare testa e forza, ed essere preparato a tutto ciò che poteva porgli davanti la roccia.

Nel 1988 i due sono in Karakorum, Trango, dove già l'arrampicata libera aveva fatto il suo rumoroso ingresso con un team inglese guidato da Boysen ( VII) e uno americano con all'interno Ron Kauk ( fino al 7a. Si veda uno straordinario racconto di Roskelley in un arretrato della rivista), a tentare la prima ripetizione della grande via di Doseth e Finn, del 1984 (nota: pochissimi sanno che Renzo Vettori, nel 1985, ne sfiorò la prima ripetizione. Sarebbe stata una prestazione italiana da primissimo vanto). Di quella via si sapeva poco, addirittura fino al 1996 non ci fu certezza dell'arrivo in cima (cfr: il libro “Senza ritorno”, ed. Alpine studio). Insieme a Münchenbach, Albert e Gullich arrivarono a circa 1/3 della via, venendo respinti dalla meteo e da una certa impreparazione tecnica. Si rifecero sulla via degli Yugoslavi ( Francek Knez, Slavko Cankar e Bojan Srot), sulla più solare Nameless Tower (6239 m) di Trango, introducendo in quei 1250 m il 7b ad alta quota.
La stima per Doseth e Finn fu notevolissima, e Albert e Gullich tornarono a casa con l'idea di fare qualcosa di innovativo. L'anno dopo, insieme ai fortissimi Christof Stiegler e Milan Sykora, aprirono la leggendaria Eternal flame, VI, 7b+, A2, ovviamente con l'uso di corde fisse, e con Albert a concludere la via con il solo Gullich, infortunato ad un ginocchio, ad assicurare. Una prestazione maiuscola di Kurt, che in apertura a vista, a quella quota e in quell'anno, salì l'VIII grado! Soltanto nel 2009, dopo numerosi tentativi, i fratelli Huber liberarono questo manifesto dell'arrampicata libera.

Fortissimo anche in fessura, Albert fu il cemento (fra Gullich e Arnold c'era una certa rivalità) di quel team leggendario che nel 1991 concluse Riders on the storm (1300 m, 44 tiri, VI, 5.12d, A3, con anche Norbert Bätz e Peter Dittrich) sulla parete Est della Torre Centrale del Paine, in Patagonia. Nel 1994 si lega a Glowacz per Moby Dick,, fino al 7c+, sulla bellissima Ulamertorsuaq, in Groenlandia. Nel 1995 lui e Arnold sono i capocordata della impressionante Royal Flush 44 tiri, (7c, A2), sulla Est del Fitz roy, e sempre insieme ad Arnold aprì altre vie, sempre molto difficili e stupende, nell'area del Cerro Torre ( venendo anche criticato per l'uso degli spit a fianco di alcune fessure, perchè iniziò a sostenere che certe lunghezze a fessura sempre della stessa dimensione avrebbero costretto all'uso di un numero esagerato di Friends della stessa misura).

Negli anni 2000 è spesso con Glowacz, dove si distingue in Canada, in Antartide, in Venezuela, in Kenia. L'età avanza, lo Spirito è quello di un ventenne.
Muore in un banalissimo incidente, su una ferrata, durante un corso, il 28 Settembre 2010. Era un conferenziere fantastico, un amante della vita, del rock, dell'andare in giro, del dare il giusto peso alle cose. Le cose dovevano essere pesanti, eccome, ma non FARLE diventare pesanti.

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Messaggio il Mar Mar 27, 2012 9:31 pm  buzz

ok ok trittiko :-)

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Messaggio il Mar Mar 27, 2012 9:45 pm  fasin

Era un grandissimo!

Foto-ritratto stile Einstein...non a caso

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