Ardire di essere illiberali

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Ardire di essere illiberali




Venne
infine un tempo in cui tutto ciò che gli uomini avevano considerato
come inalienabile divenne oggetto di scambio, di traffico, e poteva
essere alienato; il tempo in cui quelle stesse cose che fino ad allora
erano state comunicate ma mai barattate, donate ma mai vendute,
acquisite ma mai acquistate – virtù, amore, opinione, scienza,
conoscenza, ecc. – tutto divenne commercio. E’ il tempo della corruzione
generale, della venalità universale o, per parlare in termini di
economia politica, il tempo in cui ogni realtà, morale o fisica,
divenuta valore venale, viene messa sul mercato per essere apprezzata al
suo giusto valore
” [Marx, Miseria della filosofia, Risposta alla filosofia della miseria di Proudhon, (1847), Roma, 1998, p. 78]



L’era della mercificazione totale, magnificamente ritratta nella pagina di Marx, è giunta. Si è compiuta.

Si è compiuta, perché la nostra generazione ha vissuto anni nei quali tutto era alienabile e tutto è stato alienato.

Il prestigio di uomo di cultura e di uomo di sport è stato venduto
mediante contratti di sponsorizzazione. Può apparire curioso ma fino a
pochi decenni fa ripugnava, non soltanto alla coscienza sociale, bensì
anche all’ordine giuridico, che qualcuno potesse vendere il proprio
prestigio. La giurisprudenza, in tempi che culturalmente ci appaiono
lontanissimi ma che storicamente sono vicini, negava validità ai primi
contratti di sponsorizzazione.

Gli occhi, le anime, le menti dei telespettatori sono continuamente venduti
al capitale marchio. Questa vendita è il fondamento strutturale della
moderna società capitalistica. Anche in questo caso, fino al recente
avvento della televisione commerciale, il fenomeno aveva un rilievo
relativo e non poteva essere definito strutturale.

L’utero è stato affittato;  lo
sperma e l’ovulo venduti. I divieti di alcuni stati nazionali poco
hanno potuto contro il mercato globale, che gli stati, becchini di sé
medesimi, hanno concorso a creare.

Saper vendere la propria persona è diventata la prima e più importante
qualità per ogni uomo che intenda percorrere una carriera. E sapersi
vendere significa comportarsi come l’altro si attende da te. “Sono come tu mi vuoi” è la regola imperante. Ed è regola diabolica, perché auto-impone la vendita dell’anima.

L’esercizio dei poteri pubblici è stato venduto: da chi è stato al vertice del
potere politico di uno stato europeo (si pensi al caso dello spregevole
Schroeder), cosa mai accaduta prima, e da milioni di più modesti
funzionari, in quantità un tempo impensabili anche nei periodi di grande
corruzione.

Medici vendono il loro ruolo e la loro missione alle case farmaceutiche.

Le Università, in cambio delle tasse pagate da alcune categorie di
iscritti (consulenti del lavoro, finanzieri, guardie forestali, ecc.) e
dei finanziamenti che lo Stato italiano, ormai miserabile, ha elargito
(anche) in funzione di quelle categorie di iscritti, hanno venduto il
titolo di dottore.

La simpatia, la sveltezza e la purezza dei bambini sono vendute in
programmi televisivi, dove piccole anime innocenti cantano canzoni con
testi da adulti, sebbene, a rigore, sovente si tratti di testi da
adulti-minorati. I tempi in cui le apparizioni televisive dei bambini
erano limitate allo zecchino d’oro appaiono lontanissimi; e invece sono
appena dietro di noi.

Mai la prostituzione è stata diffusa come nel nostro tempo.

E nell’epoca di internet il primato sulla rete spetta ai siti
pornografici. Tramite il telefono voci di donna vendono compagnia a
giovani e vecchi arrapati. Finanche l’erezione e l’eccitazione sono
state vendute e acquistate nella forma di viagra e simili.

Sono stati acquistati nasi, seni, zigomi, occhi, fianchi e glutei.

Gli psicofarmaci impazzano. Anche la felicità o meglio la serenità ormai è
in gran parte venduta. E nella madrepatria della mercificazione, persino
la calma e l’attenzione dei bambini sono vendute e acquistate: si paga
denaro per ottenere “sostanze” (psicofarmaci) che servirebbero a calmare
e rendere attento un bambino.

Come se ne esce? Dico astrattamente, magari con un percorso lungo un secolo.

E’ pensabile una proposta politica alternativa a quella dominante che
tralasci il tema della mercificazione?


Assunto l’orizzonte della mercificazione totale, come orizzonte comune al pensiero dominante e a
quello che stiamo ipotizzando “critico”, può quest’ultimo essere davvero
considerato come “critico” se affonda sulla medesima indifferenza dei valori
sulla quale poggia il sistema dominante? Il partito alternativo al
partito unico delle due coalizioni, se e quando verrà, deve essere
anche, per certi versi, un “partito della verità e della giustizia”?

Ripeto la domanda, perché nella nostra cultura suona come un’assoluta novità: il
partito alternativo al partito unico delle due coalizioni, che si spera
venga prima o poi ad esistenza, deve essere anche un “
partito della verità e della giustizia”?

La mercificazione totale non è periferica rispetto al sistema che si
vorrebbe contestare; ne è il cuore pulsante. Se è sovrastruttura, è
elemento di quella parte della sovrastruttura che condiziona la
struttura. So che un tempo avrei sorriso e sarei persino inorridito per
la domanda che pongo; mentre oggi essa mi appare domanda dotata di
senso: domanda radicale. Una delle più profonde e importanti domande
imposte dal pensiero critico.

Offrire una risposta negativa – non abbiamo bisogno di un partito della verità e
della giustizia – appaga il nostro sentirci occidentali, eredi
dell’illuminismo, atei o agnostici e comunque laici; ma al tempo stesso
pone in dubbio e anzi direi in crisi il nostro anticapitalismo o
comunque il nostro essere critici nei confronti dell’esistente, posto
che l’era ritratta da Marx, ormai giunta a compimento, è l’era del
capitalismo trionfante che stiamo vivendo: l’era della mercificazione
totale. La risposta negativa si nasconde dietro un dito, quando muove
dalla considerazione che sia sufficiente attribuire al cittadino il
diritto di non acquistare. Questo è proprio il pensiero dominante, che
ha orrore di norme che pongano il divieto di produrre e di vendere: lo
schiavo, come è noto, è schiavo in primo luogo perché pensa come uno
schiavo.  


La risposta positiva è coerente con la critica del capitalismo e con il
pensiero critico in generale, ma impone una riflessione sull’eredità
dell’illuminismo e segnatamente sul principio della separazione del giudizio politico-giuridico dal giudizio morale.
L’esito della inesorabile applicazione secolare del principio di
separazione è stato la scomparsa della morale – non della vecchia
morale, che si voleva abbandonare per un’altra, bensì della morale tout court – e quindi la mercificazione totale: là dove tutto è merce non vige morale. Nulla è inalienabile.


Io comincio da un po’ di tempo a rispondere in senso positivo.

Sarebbe opportuno che tutti coloro che si considerano antagonisti del sistema
si interrogassero: fino a che punto il liberalismo (di Einaudi, tra
l’altro, non quello di Croce) ha conquistato i nostri cuori e
ottenebrato le nostre menti?

Antagonismi, socialismi, comunismi, ambientalismi, gli altri mondi possibili, le utopie eque e solidali, le
ricollocazioni geopolitiche, le sovranità politiche o monetarie, le
teorie dei “beni comuni”, le decrescite sono intrinsecamente e
essenzialmente soltanto “forme buone” (ossia semplici miglioramenti) del
liberalismo? Stanno dentro l’epoca della mercificazione totale e si
accontentano, in pieno spirito liberale, di indicare ad alcuni la strada
per una vita migliore? Se è così, perché ipocritamente continuare a
sentirsi parte di una critica radicale?

Suvvia, cominciate a pensare che cosa vietereste; quale vendita sanzionereste! E
dopo averlo pensato ditelo: “vieterei questo e quest’altro”. Fatevi
paura, interrogandovi; poi superate la paura e impaurite i vostri
commensali con frasi che li sconvolgeranno.

Ardite essere illiberali!
 Sarà l’inizio della emancipazione da un pensiero totalitario che tutti ci ha conquistati.


Stefano D'Andrea http://www.appelloalpopolo.it/?p=3693

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Ardire di essere illiberali :: Commenti

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Messaggio il Mer Mar 28, 2012 11:35 am  LULU'

Buzz ha scritto:

Saper vendere la propria persona è diventata la prima e più importante
qualità per ogni uomo che intenda percorrere una carriera. E sapersi
vendere significa comportarsi come l’altro si attende da te. “Sono come tu mi vuoi” è la regola imperante. Ed è regola diabolica, perché auto-impone la vendita dell’anima.

...come sostiene Pirandello l'uomo non è "uno", ma "centomila",possiede tante diverse personalità quante gli altri gliene attribuiscono. Solo chi compie questa scoperta diventa in realtà "nessuno", almeno per se stesso, in quanto gli rimane la possibilità di osservare come lui appare agli altri, cioè le sue centomila differenti personalità...
L'unica soluzione x essere vivi e non alienati dalla società è decidere di togliere la maschera diventando l'uomo o la donna che si vuole essere...

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Messaggio il Mer Mar 28, 2012 11:59 am  buzz

I concetti espressi in questo articolo possono essere molto impopolari, relativamente al pensiero dominante.

La libertà stessa è divenuta un bene di consumo di cui non solo si pensa di aver diritto all'uso, ma anche all'abuso. Come per tutto in questa società mercificata.

In nome della libertà esistono più morali, ognuno si aggiusta la propria tagliandosela a misura addosso.

Ampi spazi di libertà, e quindi di morale, possono essere venduti a acquistati. Al cambio si paga col denaro ma non solo. Così come il denaro può tramutarsi in potere e fama, così potere e fama possono riconvertirsi all'occorrenza in denaro.

Questo equivoco regna sovrano in ogni ambito ideale.
Quello che stabilisce i confini della libertà è il denaro (o il potere, che come dicevo, è convertibile).

Nel terreno in cui è scomparsa l'etica, fioriscono rigogliose ogni tipo di aberrazioni. Se ne vedono già ora i frutti disgustosi, ma se ne intravedono le potenzialità tragiche.

Questa contraddizione è assolutamente reale in ogni ambito della nostra esistenza, anche nelle banalità quotidiane.
Alla base c'è l'impotenza derivante dal concetto per cui la sfera della mia libertà è sacra e inviolabile, e quindi anche quella altrui, quale sia l'aberrazione sociale che essa produce.
Abbiamo una società autistica, tutti isolati nella propria sfera che vorremmo intangibile. Anche se in realtà spesso, troppo spesso, essa va in pezzi.

Vivi e lascia vivere. Tollera. Permetti la diversità.

Questi concetti esasperati provocano una frammentazione della morale, l'inesistenza della morale. Il vuoto, della morale.
In ogni ambito della nostra esistenza.

Quello che l'articolo afferma, abbiate l'ardire di essere illiberali, è un manifesto che come dicevo a prima vista può risultare impopolare. Ma...

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Messaggio il Mer Mar 28, 2012 12:03 pm  Ospite

Secondo me il vuoto della morale lo fa l idea che siamo e dobbiamo essere tutti uguali, non le diversità.
Idea, la prima, giustissima sulla carta pessima nella realtà.

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Messaggio il Mer Mar 28, 2012 12:09 pm  buzz

Fo3-The Awakening ha scritto:Secondo me il vuoto della morale lo fa l idea che siamo e dobbiamo essere tutti uguali, non le diversità.
Idea, la prima, giustissima sulla carta pessima nella realtà.

forse.
ma io non mi sono spiegato bene.
quando dico "Vivi e lascia vivere. Tollera. Permetti la diversità."
intendo il meccanismo per cui "tu fai pure i cazzi tuoi, io faccio i miei, basta che non mi pesti i calli"

ma una comunità, una società civile, in cui vige questo pensiero, in che direzione può andare?

se vedo che rubi, e lascio fare purché non rubi a me,
se vedo che non lavori e lascio fare, purché non riguardi me,
eccetera eccetera eccetera eccetera....
che società produco?

quella in cui viviamo, appunto.

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Messaggio il Mer Mar 28, 2012 12:11 pm  fabius.b

perfetto.

Però se mi metto a disquisire su tutto quello che non è "normale" (dato il concetto di normale come statistico), potrei scadere nell'omologazione e in finale nellì'emarginazione di chi non è alllineato

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Messaggio il Mer Mar 28, 2012 12:14 pm  trek2005

direi che siamo in un mondo o periodo storico in cui tutto è permesso o consigliato per il raggiungimento della felicità, spesso fittizia, del possesso delle cose: oggetti o parti di se rispondenti a canoni esterni...
esteticamente abbiamo esasperato un modo do "truccarsi" di presentarsi come non si è...
dalla notte dei tempi gli uomini si sono mascherati e truccati, mutuando un comportamento animale che ancora risiede nel banale arruffare il pelo del gatto...piuttosto che l'esposizione delle colorazioni per il richiamo sessuale del compagno/a...
ecco...adesso l'aspetto esteriore ha preso il sopravvento ed allora compare il trucco pesante condito dalla plastica, rino o masto che dir si voglia...
solo che accade che si perda il confine che separa quel che ragionevolmente è "possibile" fare per stuzzicare l'interesse del "compagno" da quello che invece riduce le persone a maschere senza "personalità"...
e questa richiesta, camuffata appunto da ricerca di felicità, di stare bene con se stessi viene sospinta ed enfatizzata ...
come se per stare bene con se stessi fosse necessario un naso dritto o le tette rotonde...per non parlare dei parrucchini da maschio, che considero la quintessenza dell'infelicità interiore...

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Messaggio il Mer Mar 28, 2012 12:17 pm  Ospite

produci una società tendenzialmente omertosa, in cui tutto va bene finché non viene toccato il proprio orticello.

Vedi, facendo un esempio con la politica, i tentativi di liberalizzazione a cosa hanno portato, non un deciso e compatto NO (preciso che io sono d accordo alle liberalizzazioni proposte), ma tanti no ogni volta che veniva tocca una singola classe lavoratrice.

Lo stesso vale per il privato.

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Messaggio il Mer Mar 28, 2012 12:21 pm  Ospite

fabius.b ha scritto:perfetto.

Però se mi metto a disquisire su tutto quello che non è "normale" (dato il concetto di normale come statistico), potrei scadere nell'omologazione e in finale nellì'emarginazione di chi non è alllineato

non è detto che essere non allinrati implichi automaticamente l'emarginazione;

e poi emarginazione da cosa ???

dai talk shows, dagli aperitivi, dagli eventi mondani, da cosa ???

io non mi sento in linea con l'attuale società, manco un pò, ma non mi sento neanche emarginato, anche perchè, casomai, me ne sono allontanato io da solo, creandomi un circuito di persone abbastanza ampio con cui condivido numerosi interessi di varia natura;

qualcuno potrebbe dire che io vivo in una bolla, può essere, ma nella bolla almeno respiro aria pulita, scevra dagli odori mefitici della società attuale;

che comunque continuo ad osservare, sia chiaro...

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Messaggio il Mer Mar 28, 2012 12:21 pm  buzz

Fo3-The Awakening ha scritto:produci una società tendenzialmente omertosa, in cui tutto va bene finché non viene toccato il proprio orticello.

Vedi, facendo un esempio con la politica, i tentativi di liberalizzazione a cosa hanno portato, non un deciso e compatto NO (preciso che io sono d accordo alle liberalizzazioni proposte), ma tanti no ogni volta che veniva tocca una singola classe lavoratrice.

Lo stesso vale per il privato.

Io invece sono contrario ad alcune liberalizzazioni, quando intuisco che servono esclusivamente a promuovere l'entrata sul mercato di gruppi monopolistici.

Ti dirò di più, sono contrario al concetto di liberalizzazione, a questo punto, proprio per i motivi suddetti.
Non credo che il mercato si autoregoli. O meglio, lo fa, ma come si autoregola la giungla.
E non mi va bene.

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Messaggio il Mer Mar 28, 2012 12:23 pm  buzz

fabius.b ha scritto:perfetto.

Però se mi metto a disquisire su tutto quello che non è "normale" (dato il concetto di normale come statistico), potrei scadere nell'omologazione e in finale nellì'emarginazione di chi non è alllineato

Non sono sicuro di aver capito, ma non è quello che già esiste, nonostante il relativismo culturale?

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Messaggio il Mer Mar 28, 2012 12:25 pm  fabius.b

va bene.

E allora? Che succede?

Previsioni di cambiamento?



Non per fare il disfattista, ma non credo che l'ardimento di essere illiberali possa produrre un reindirizzamento della morale, dell'etica, dell'economia, del modo di vivere delle persone comuni. IMHO

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Messaggio il Mer Mar 28, 2012 12:27 pm  fabius.b

Buzz ha scritto:
fabius.b ha scritto:perfetto.

Però se mi metto a disquisire su tutto quello che non è "normale" (dato il concetto di normale come statistico), potrei scadere nell'omologazione e in finale nellì'emarginazione di chi non è alllineato

Non sono sicuro di aver capito, ma non è quello che già esiste, nonostante il relativismo culturale?



qui mi riferivo all'idea del non far passare niente che non sia "eticamente accettato".

Ok per il discorso che fai tu, però se lo estremizzi arrivi al paradosso che "o fai come dico io o sei out e allora sono cavoli tuoi"

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Messaggio il Mer Mar 28, 2012 12:33 pm  buzz

Fabio, ti rispondo con un commento, non mio, a quell'articolo. Un commento che trovo perfettamente adeguato a rispondere ad entrambe le tue domande, qui sopra.

:::
di Claudio Martini"

La risposta positiva è coerente con la critica del capitalismo
e con il pensiero critico in generale, ma impone una riflessione
sull’eredità dell’illuminismo e segnatamente sul principio della separazione del giudizio politico-giuridico dal giudizio morale."
Bingo! è QUESTO il punto. Il vero punto. Ritrarre la
disperazione e l'orrore del capitalismo serve a poco fino a che non si
delinea cosa dovrebbe sostituirlo. Mi sembra chiaro che stiamo parlando
della Rivoluzione. La Rivoluzione serve non tanto a liberarsi da un
vecchio regime, quanto ad IMPORNE uno nuovo.
E qui cominciano i problemi, dacché se tutti (o quasi) sarà disposto a
seguirti nella denuncia delle miserie e degli schifi dell'odierna
società, nessuno (o quasi) ti seguirà nell'imposizione COATTIVA della
società nuova. Se noi separiamo il giudizio assiologico (realtivo ai
valori) al giudizio pragmato (relativo ai fatti), ovvero non possiamo
dedurre proposizioni normative dell'analisi della realtà, il gioco è
fatto: abbiamo escluso la Verità dai nostri discorsi, cadendo nel
relativismo epistemologico più assoluto, e nessuno avrà mai la forza di
fare la Rivoluzione, poiché per avere la forza di farla bisogna essere
assolutamente sicuri di attingere alla Verità , non alla mutevole
Opinione.

Come reagire? Secondo me si dovrebbe partire da due considerazioni.

1) Innanzitutto, quando adoperiamo il vocabolario deontico (vietato,
concesso, imposto, punibile, ecc) dobbiamo sapere che ogni vocabolo che
adoperiamo ha natura dialettica, cioè si rovescia immancabilmente nel
suo opposto. Accordare un diritto, per esempio quello della cassa
maternità, a qualcuno, significa imporre un obbligo a qualcun altro, in
questo caso al datore di lavoro che dovrà versare i contributi. Il
divieto di ascoltare musica a tutto volume coincide con la libertà delle
mie orecchie, e così via. A mio avviso è perciò assurdo caratterizzarsi
per fautori della libertà piuttosto che dell'illibertà. Questo
argomento deve essere utilizzato contro i sostenitori del "lasseiz
faire". Il "poter fare" concesso a qualcuno equivale sempre a un "dover
fare" di qualcun'altro, e a un "non poter fare" di un terzo.
Smacheriamoli!
2) La "separazione del giudizio politico-giuridico dal giudizio morale" è anche nota come "Legge di Hume". Ed è
proprio al filosofo scozzese che la dobbiamo. Essa costituisce davvero
l'architrave del liberalismo, come riconosciuto da stimati studiosi come
Dino Cofrancesco. Tuttavia, se tale "Legge" ha evidentemente
condizionato sia Smith che Kant, non si può dire che definisca il
lascito dell'Illuminismo tout-court. I Lumi non sono solo Voltaire e i
fisiocratici, ma anche Montesquieu e soprattutto Rousseau. Non
dimentichiamoci che il risultato dello scetticismo empirista britannico,
spazzando via ogni fondamento ontologico dell'Etica, è stao anche
quello di minare la morale dell'Antico Regime. Non è un caso che i
reazionari di tutte le risme se la siano presa così tanto con Adam Smith
(ce ne sono tracce persino in Weber). L'Illumismo non può esserci
nemico, perchè esso è il padre dell'89. Facciamo nostra piuttosto la
lezione della grande filosofia tedesca, da Fichte a Hegel, che non
lesinano critiche ai Lumi ma ne sottolineano i caratteri necessari e
benefici.

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Messaggio il Mer Mar 28, 2012 12:42 pm  fabius.b

insomma, il diventare illiberali dovrebbe essere la medicina della mercificazione fisica e morale che ci circonda e forse ci comprende?

sarà, ma solo l'incipit del topic mi fa venire l'orticaria.

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Messaggio il Mer Mar 28, 2012 12:59 pm  buzz

In quell'articolo c'è molta carne al fuoco. Argomenti che secondo me vale la pena affrontare, domande che mi pongo.
Nella risposta che ho poi postato c'è una visione diversa, ma anche in quella ci sono concetti che vale la pena considerare.

Se tu vuoi delle risposte da me, io non ce l'ho. Ho solo domande, al limite.

Bisogna avere ben chiaro una certa prospettiva, però: quanto più possiedi ampi spazi di libertà (che come dicevo sopra è mercificata, quindi comprabile, tramite il denaro) tanto più sei probabilmente strenuo difensore del principio della libertà (perché il principio difende i tuoi diritti acquisiti) quanto meno ne possiedi, tanto più sei disposto a coartare quella altrui.

Il che tradotto in parole povere, vuol dire che se già faccio quello che cazzo mi pare, sventolerò la bandiera del partito che ha come programma che tutti siano liberi di fare quello che cazzo gli pare (qualsiasi assonanza con un certo partito della libertà è casuale)
mentre, se non posso fare per niente affatto quello che cazzo mi pare, visto che non ho i soldi per permettermelo, tendenzialmente dovrei essere sul fronte opposto, quello illiberale appunto.

Questo politicamente non è del tutto vero. Ancora.

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Messaggio il Mer Mar 28, 2012 1:02 pm  trek2005

infatti a me sembra che quelli che possono fare quel che gli pare si adoperino per farlo, a diretto discapito di quelli che non possono...cercando di non consentir loro di "evolversi" da quella condizione...
insomma, la coperta corta...se te ne cedo un pò, non ne basta più per me...

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Messaggio il Mer Mar 28, 2012 1:07 pm  fabius.b

@ Buzz:

messa cosi sarei anche d'accordo.

Ho il dubbio, però, che non sia risolutivo

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Messaggio il Mer Mar 28, 2012 1:07 pm  Ospite

Buzz ha scritto:In quell'articolo c'è molta carne al fuoco. Argomenti che secondo me vale la pena affrontare, domande che mi pongo.
Nella risposta che ho poi postato c'è una visione diversa, ma anche in quella ci sono concetti che vale la pena considerare.

Se tu vuoi delle risposte da me, io non ce l'ho. Ho solo domande, al limite.

Bisogna avere ben chiaro una certa prospettiva, però: quanto più possiedi ampi spazi di libertà (che come dicevo sopra è mercificata, quindi comprabile, tramite il denaro) tanto più sei probabilmente strenuo difensore del principio della libertà (perché il principio difende i tuoi diritti acquisiti) quanto meno ne possiedi, tanto più sei disposto a coartare quella altrui.

Il che tradotto in parole povere, vuol dire che se già faccio quello che cazzo mi pare, sventolerò la bandiera del partito che ha come programma che tutti siano liberi di fare quello che cazzo gli pare (qualsiasi assonanza con un certo partito della libertà è casuale)
mentre, se non posso fare per niente affatto quello che cazzo mi pare, visto che non ho i soldi per permettermelo, tendenzialmente dovrei essere sul fronte opposto, quello illiberale appunto.

Questo politicamente non è del tutto vero. Ancora.

e perchè, secondo te ?

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Messaggio il Mer Mar 28, 2012 1:07 pm  buzz

trek2005 ha scritto:infatti a me sembra che quelli che possono fare quel che gli pare si adoperino per farlo, a diressto discapito di quelli che non possono...cercando di non consentir loro di "evolversi" da quella condizione...
insomma, la coperta corta...se te ne cedo un pò, non ne basta più per me...

e allora, in questo senso, vietare (ovvero pratica illiberale che fabius esecra) non può divenire morale?

la redistribuzione della ricchezza, ovvero di fatto una limitazione della libertà di arricchirsi indefinitivamente, è una pratica illiberale ma non risponde a un principio per cui ad una diminuizione della libertà di qualcuno corrisponde un aumento della libertà di altri?

come si diceva in quel commento:
Il "poter fare" concesso a qualcuno equivale sempre a un "dover
fare" di qualcun'altro, e a un "non poter fare" di un terzo.

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Messaggio il Mer Mar 28, 2012 1:10 pm  buzz

Silvio ha scritto:
Buzz ha scritto:In quell'articolo c'è molta carne al fuoco. Argomenti che secondo me vale la pena affrontare, domande che mi pongo.
Nella risposta che ho poi postato c'è una visione diversa, ma anche in quella ci sono concetti che vale la pena considerare.

Se tu vuoi delle risposte da me, io non ce l'ho. Ho solo domande, al limite.

Bisogna avere ben chiaro una certa prospettiva, però: quanto più possiedi ampi spazi di libertà (che come dicevo sopra è mercificata, quindi comprabile, tramite il denaro) tanto più sei probabilmente strenuo difensore del principio della libertà (perché il principio difende i tuoi diritti acquisiti) quanto meno ne possiedi, tanto più sei disposto a coartare quella altrui.

Il che tradotto in parole povere, vuol dire che se già faccio quello che cazzo mi pare, sventolerò la bandiera del partito che ha come programma che tutti siano liberi di fare quello che cazzo gli pare (qualsiasi assonanza con un certo partito della libertà è casuale)
mentre, se non posso fare per niente affatto quello che cazzo mi pare, visto che non ho i soldi per permettermelo, tendenzialmente dovrei essere sul fronte opposto, quello illiberale appunto.

Questo politicamente non è del tutto vero. Ancora.

e perchè, secondo te ?

Per l'enorme potenza dei media.
Le spinte viscerali in questo senso ci sono tutte, in tutte le anse sociali. Tutti ce l'hanno con qualcuno, tutti vieterebbero o costringerebbero qualcun altro a fare o non fare qualcosa.
Quello che manca è una visione etica che sia in grado di dare un senso a queste spinte.

la lega non nasce da spinte di questo tipo? (ad esempio)

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Messaggio il Mer Mar 28, 2012 1:10 pm  KAZAN1975

da che mondo e' mondo giustizia e liberta' sono inversamente proporzionali...

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Messaggio il Mer Mar 28, 2012 1:11 pm  fabius.b

non è che io consideri esecrabile il vietare. esecro l'essere illiberali, come l'arricchimento indefinito e immeritato, peggio se estorto o accumulato fraudolentemente.



comunque devo andà a lavorà, ma vi leggo dopo

cià

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Messaggio il Mer Mar 28, 2012 1:13 pm  Ospite

non per fare il pignolo, ma mi riesce difficile affiancare etica e spinte viscerali;

certamente la lega è nata è si è accresciuta partendo da queste spinte, ma proprio per mancanza di etica le spinte sono rimaste tali, e non si sono tradotte in un programma "politico" accettabile.

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Messaggio il Mer Mar 28, 2012 1:39 pm  Ospite

A parte che parlare di mercato autoregolamentato con uno stato invasivo come quello attuale è un azzardo.
Ma a parte questo, da qualche parte sul nuovo forum (forse sull'Art.18) avevo scritto che l'attuale sistema politico, non solo quello italiano, diciamo quella della nostra cultura, e come sistema politico intendo intendo l arte di governare un paese, ha miseramente fallito.

Abbiamo le ricchezze, abbiamo l istruzione, abbiamo la tecnologia eppure ci sono ancora delle disparità pazzesche all interno delle nostre società.

Bisogna tirare una linea e dire ok signori ripartiamo su tutto.

E' pura utopia lo so, ma non vedo alternative. Quello che si sta facendo ora non sono altro che tamponamenti.
E le belle idee vengono soffocate.

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