Ardire di essere illiberali

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Ardire di essere illiberali




Venne
infine un tempo in cui tutto ciò che gli uomini avevano considerato
come inalienabile divenne oggetto di scambio, di traffico, e poteva
essere alienato; il tempo in cui quelle stesse cose che fino ad allora
erano state comunicate ma mai barattate, donate ma mai vendute,
acquisite ma mai acquistate – virtù, amore, opinione, scienza,
conoscenza, ecc. – tutto divenne commercio. E’ il tempo della corruzione
generale, della venalità universale o, per parlare in termini di
economia politica, il tempo in cui ogni realtà, morale o fisica,
divenuta valore venale, viene messa sul mercato per essere apprezzata al
suo giusto valore
” [Marx, Miseria della filosofia, Risposta alla filosofia della miseria di Proudhon, (1847), Roma, 1998, p. 78]



L’era della mercificazione totale, magnificamente ritratta nella pagina di Marx, è giunta. Si è compiuta.

Si è compiuta, perché la nostra generazione ha vissuto anni nei quali tutto era alienabile e tutto è stato alienato.

Il prestigio di uomo di cultura e di uomo di sport è stato venduto
mediante contratti di sponsorizzazione. Può apparire curioso ma fino a
pochi decenni fa ripugnava, non soltanto alla coscienza sociale, bensì
anche all’ordine giuridico, che qualcuno potesse vendere il proprio
prestigio. La giurisprudenza, in tempi che culturalmente ci appaiono
lontanissimi ma che storicamente sono vicini, negava validità ai primi
contratti di sponsorizzazione.

Gli occhi, le anime, le menti dei telespettatori sono continuamente venduti
al capitale marchio. Questa vendita è il fondamento strutturale della
moderna società capitalistica. Anche in questo caso, fino al recente
avvento della televisione commerciale, il fenomeno aveva un rilievo
relativo e non poteva essere definito strutturale.

L’utero è stato affittato;  lo
sperma e l’ovulo venduti. I divieti di alcuni stati nazionali poco
hanno potuto contro il mercato globale, che gli stati, becchini di sé
medesimi, hanno concorso a creare.

Saper vendere la propria persona è diventata la prima e più importante
qualità per ogni uomo che intenda percorrere una carriera. E sapersi
vendere significa comportarsi come l’altro si attende da te. “Sono come tu mi vuoi” è la regola imperante. Ed è regola diabolica, perché auto-impone la vendita dell’anima.

L’esercizio dei poteri pubblici è stato venduto: da chi è stato al vertice del
potere politico di uno stato europeo (si pensi al caso dello spregevole
Schroeder), cosa mai accaduta prima, e da milioni di più modesti
funzionari, in quantità un tempo impensabili anche nei periodi di grande
corruzione.

Medici vendono il loro ruolo e la loro missione alle case farmaceutiche.

Le Università, in cambio delle tasse pagate da alcune categorie di
iscritti (consulenti del lavoro, finanzieri, guardie forestali, ecc.) e
dei finanziamenti che lo Stato italiano, ormai miserabile, ha elargito
(anche) in funzione di quelle categorie di iscritti, hanno venduto il
titolo di dottore.

La simpatia, la sveltezza e la purezza dei bambini sono vendute in
programmi televisivi, dove piccole anime innocenti cantano canzoni con
testi da adulti, sebbene, a rigore, sovente si tratti di testi da
adulti-minorati. I tempi in cui le apparizioni televisive dei bambini
erano limitate allo zecchino d’oro appaiono lontanissimi; e invece sono
appena dietro di noi.

Mai la prostituzione è stata diffusa come nel nostro tempo.

E nell’epoca di internet il primato sulla rete spetta ai siti
pornografici. Tramite il telefono voci di donna vendono compagnia a
giovani e vecchi arrapati. Finanche l’erezione e l’eccitazione sono
state vendute e acquistate nella forma di viagra e simili.

Sono stati acquistati nasi, seni, zigomi, occhi, fianchi e glutei.

Gli psicofarmaci impazzano. Anche la felicità o meglio la serenità ormai è
in gran parte venduta. E nella madrepatria della mercificazione, persino
la calma e l’attenzione dei bambini sono vendute e acquistate: si paga
denaro per ottenere “sostanze” (psicofarmaci) che servirebbero a calmare
e rendere attento un bambino.

Come se ne esce? Dico astrattamente, magari con un percorso lungo un secolo.

E’ pensabile una proposta politica alternativa a quella dominante che
tralasci il tema della mercificazione?


Assunto l’orizzonte della mercificazione totale, come orizzonte comune al pensiero dominante e a
quello che stiamo ipotizzando “critico”, può quest’ultimo essere davvero
considerato come “critico” se affonda sulla medesima indifferenza dei valori
sulla quale poggia il sistema dominante? Il partito alternativo al
partito unico delle due coalizioni, se e quando verrà, deve essere
anche, per certi versi, un “partito della verità e della giustizia”?

Ripeto la domanda, perché nella nostra cultura suona come un’assoluta novità: il
partito alternativo al partito unico delle due coalizioni, che si spera
venga prima o poi ad esistenza, deve essere anche un “
partito della verità e della giustizia”?

La mercificazione totale non è periferica rispetto al sistema che si
vorrebbe contestare; ne è il cuore pulsante. Se è sovrastruttura, è
elemento di quella parte della sovrastruttura che condiziona la
struttura. So che un tempo avrei sorriso e sarei persino inorridito per
la domanda che pongo; mentre oggi essa mi appare domanda dotata di
senso: domanda radicale. Una delle più profonde e importanti domande
imposte dal pensiero critico.

Offrire una risposta negativa – non abbiamo bisogno di un partito della verità e
della giustizia – appaga il nostro sentirci occidentali, eredi
dell’illuminismo, atei o agnostici e comunque laici; ma al tempo stesso
pone in dubbio e anzi direi in crisi il nostro anticapitalismo o
comunque il nostro essere critici nei confronti dell’esistente, posto
che l’era ritratta da Marx, ormai giunta a compimento, è l’era del
capitalismo trionfante che stiamo vivendo: l’era della mercificazione
totale. La risposta negativa si nasconde dietro un dito, quando muove
dalla considerazione che sia sufficiente attribuire al cittadino il
diritto di non acquistare. Questo è proprio il pensiero dominante, che
ha orrore di norme che pongano il divieto di produrre e di vendere: lo
schiavo, come è noto, è schiavo in primo luogo perché pensa come uno
schiavo.  


La risposta positiva è coerente con la critica del capitalismo e con il
pensiero critico in generale, ma impone una riflessione sull’eredità
dell’illuminismo e segnatamente sul principio della separazione del giudizio politico-giuridico dal giudizio morale.
L’esito della inesorabile applicazione secolare del principio di
separazione è stato la scomparsa della morale – non della vecchia
morale, che si voleva abbandonare per un’altra, bensì della morale tout court – e quindi la mercificazione totale: là dove tutto è merce non vige morale. Nulla è inalienabile.


Io comincio da un po’ di tempo a rispondere in senso positivo.

Sarebbe opportuno che tutti coloro che si considerano antagonisti del sistema
si interrogassero: fino a che punto il liberalismo (di Einaudi, tra
l’altro, non quello di Croce) ha conquistato i nostri cuori e
ottenebrato le nostre menti?

Antagonismi, socialismi, comunismi, ambientalismi, gli altri mondi possibili, le utopie eque e solidali, le
ricollocazioni geopolitiche, le sovranità politiche o monetarie, le
teorie dei “beni comuni”, le decrescite sono intrinsecamente e
essenzialmente soltanto “forme buone” (ossia semplici miglioramenti) del
liberalismo? Stanno dentro l’epoca della mercificazione totale e si
accontentano, in pieno spirito liberale, di indicare ad alcuni la strada
per una vita migliore? Se è così, perché ipocritamente continuare a
sentirsi parte di una critica radicale?

Suvvia, cominciate a pensare che cosa vietereste; quale vendita sanzionereste! E
dopo averlo pensato ditelo: “vieterei questo e quest’altro”. Fatevi
paura, interrogandovi; poi superate la paura e impaurite i vostri
commensali con frasi che li sconvolgeranno.

Ardite essere illiberali!
 Sarà l’inizio della emancipazione da un pensiero totalitario che tutti ci ha conquistati.


Stefano D'Andrea http://www.appelloalpopolo.it/?p=3693

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Ardire di essere illiberali :: Commenti

Messaggio il Mer Mar 28, 2012 1:43 pm  Ospite

Silvio ha scritto:non per fare il pignolo, ma mi riesce difficile affiancare etica e spinte viscerali;

certamente la lega è nata è si è accresciuta partendo da queste spinte, ma proprio per mancanza di etica le spinte sono rimaste tali, e non si sono tradotte in un programma "politico" accettabile.

Stringendo, sono sempre le persone a rovinare gli ideali.
il singolo che brucia il sogno di molti
i desideri personali
le ambizioni
gli obiettivi da raggiungere a tutti i costi

la mentalità da squalo dove il più forte mangia il più debole.

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Messaggio il Mer Mar 28, 2012 1:51 pm  trek2005

Fo3-The Awakening ha scritto:A parte che parlare di mercato autoregolamentato con uno stato invasivo come quello attuale è un azzardo.
Ma a parte questo, da qualche parte sul nuovo forum (forse sull'Art.18) avevo scritto che l'attuale sistema politico, non solo quello italiano, diciamo quella della nostra cultura, e come sistema politico intendo intendo l arte di governare un paese, ha miseramente fallito.

Abbiamo le ricchezze, abbiamo l istruzione, abbiamo la tecnologia eppure ci sono ancora delle disparità pazzesche all interno delle nostre società.

Bisogna tirare una linea e dire ok signori ripartiamo su tutto.

E' pura utopia lo so, ma non vedo alternative. Quello che si sta facendo ora non sono altro che tamponamenti.
E le belle idee vengono soffocate.
tirare una riga per azzerare mi sembra utopico...forse un pò menu potrebbe esserelo cercare di redistribuire le ricchezze, stringendo questa forbice assurda...certo, se poi paragono la mia casa a quella di alcuni africani, mi rendo conto che c'è ancora molto da fare, anche alivello personale...

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Messaggio il Mer Mar 28, 2012 2:45 pm  buzz

Invece di parlare di massimi sistemi, che poi al massimo si finisce con un bartaliano l'è tutto sbagliato, l'è tutto da rifare

vediamo un caso particolare:




PADOVA - Manifesti «lesivi delle dignità della persona umana». Sono state bollate così le affissioni pubblicitarie dalla consigliera comunale Milvia Boselli le affissioni pubblicitarie di una agenzia investigativa di Padova.

I manifesti: un musone rosa con tanto di parrucca. I
cartelli, sparsi in tutta la città, mostrano il muso di un maiale
coperto da parrucche e scritte tipo "era la compagna ideale" o "era il
fidanzato ideale". Un'ironia che non è piaciuta alla consigliera e che
sta scatenando la polemica.

La Boselli, nel 2009, si era scagliata contro la campagna pubblicitaria
di una società di abbigliamento femminile che raffigurava due poliziotti
che con fare sadico perquisivano due donne in abiti succinti, e
l'Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria li aveva fatti rimuovere da
tutto il territorio nazionale.

Secondo la consigliera, sono inaccettabili le affermazioni
dell'amministratore delegato dell'agenzia investigativa che, sentito
dalla stampa locale, parla di un messaggio forte e impattante,
considerato geniale da molti pubblicitari; di un'immagine paradossale ed
ironica e che punta sull'intelligenza di chi la guarda.

«La pubblicità è un potente mezzo per suggerire occultamente e
diffondere modelli di comportamento - ha detto la consigliera Boselli - è
un veicolo importante anche da un punto di vista educativo. Il
messaggio di questa pubblicità è volgare e stimola l'aggressività.
Per questo motivo ho provveduto, anche su sollecitazione di molti
cittadini e associazioni che operano nel campo dei diritti e contro la
violenza, a segnalarla al Comitato di Controllo dell'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria
perché in contrasto con quanto stabilito dal Codice dell'Istituto
stesso e in particolare, all'articolo 9, divieto di rappresentazioni di
violenza fisica o morale o tali che debbano ritenersi indecenti, volgari
o ripugnanti e all'art. 10, rispetto per la dignità della persona
umana».

In questo caso abbiamo qualcuno che vuole vietare sulla base della sua interpretazione per cui il messaggio di questa pubblicità è volgare e stimola l'aggressività.

Non è tanto il problema se per voi è vero o no, quello che dice questa Boselli. Perché tanto saremmo nell'ambito del soggettivo. Potrebbe essere vero per me e falso per fo, vero per silvio o indifferente per fabio... ecc.
Cioè, non voglio discutere se è vero o non è vero.

Ma se trovate giusto vietare, a prescindere.

Perché su questa base, si potrebbe trovare giusto vietare molte trasmissioni televisive. Molte riviste. Molte pubblicità.

Che tipo di società si prefigurerebbe, quella in cui esiste una commissione censoria che sindaca su tutto quello che si può vedere e non vedere?

Ma, all'inverso, in totale liberalità, che società stiamo vivendo?

Dov'è il giusto mezzo?

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Messaggio il Mer Mar 28, 2012 2:51 pm  buzz

Peraltro... potremmo anche estendere questa discussione ai concetti fondanti di questo forum. Senza entrare nel particolare di situazione che determinano stati polemici, ma nel generale. Sui principi. Wink

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Messaggio il Mer Mar 28, 2012 2:56 pm  Ospite

No vietare a prescindere è sbagliato e trovare il giusto mezzo è impossibile.

Prendi l esperienza di FV quando c era da discutere su tematiche importanti.
Chiamiamola politica forumistica.
In un sistema senza regole, non c era nessun tipo di autoregolamentazione, il che va bene per un sistema come un forum senza nessuna (o quasi) implicazione reale.
Mentre se lo immagino applicato alla realtà, l unica soluzione è appellarsi al buon senso.
Ma anche qua potremmo stare mesi e mesi a discutere su cos è il buon senso.

in sostanza stai affrontando un argomento che secondo me non ha una soluzione, ma ne ha molteplici, tante quante i punti di vista o le ideologie.

Per cui fare il caso specifico e discutere sui massimi sistemi, alla fine è la stessa cosa, non cambia nulla.

Quella persona ha vietato perchè aveva il potere di farlo.
Se tu fossi nei panni di avere il "potere" applicheresti il tuo punto di vista alla realtà, modificandola, per quanto possibile, a tuo piacimento.

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Messaggio il Mer Mar 28, 2012 3:42 pm  .

Buzz ha scritto:Peraltro... potremmo anche estendere questa discussione ai concetti fondanti di questo forum. Senza entrare nel particolare di situazione che determinano stati polemici, ma nel generale. Sui principi. Wink

il rischio è di innescare il flame

ma il blog è il tuo.

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Messaggio il Mer Mar 28, 2012 4:23 pm  buzz

I flame possono svilupparsi sulle situazioni in cui si si sente punti sul culo, sui principi siamo tutti più tolleranti e sereni.

Il problema è quando portiamo i principi nella vita reale. Spesso sono troppo ingombranti per entrarci.

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Messaggio il Mer Mar 28, 2012 5:38 pm  .

Tornando in topic.

Perchè mi pare si sia voluto andare a discutere di altro.

Penso che il liberismo, che oggi propone la liberalizzazione e nel nostro caso - Italia - proponga per esempio le liberalizzazioni, come panacea. Oggi da come è strutturata l'economia porti, non immediatamente, ma lentamente al monopolio di pochi. Perchè i piccoli che oggi rendono il mercato, libero e autoregolato, e vivo, col tempo soccomberebbero di fronte alle offerte di chi può permettersi di sostenere ad offrire il forte ribasso dei prezzi. Cioè pochi e grossi, non rimarrebbe al piccolo adeguarsi o mettersi "per" loro; questo non è certamente un guadagno di libertà, nonostante la parola.

Quindi se l'illiberismo, come pensiero antagonista di questo modo di comandare l'economia, che abusa della radice della parola libertà, è un metodo per contrastare il lato peggiore di questa economia di pochi, benvenga... ma non lo so, perchè il rischio è quello di irrigidire le posizioni.

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