dito di dio

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dito di dio

Messaggio  espo il Mer Mar 28, 2012 3:12 pm

DITO DI DIO VIA COMICI






pubblicato sul
numero autunno inverno 2011/2012 delle ALPI VENETE



L’acqua
scroscia attorno a noi. Scende rigogliosa per le fessure, per le
placche. Rimbalza. Per quei giochi del destino che a volte fanno la
differenza fra la vita e la morte la nostra sosta è nell’unico cantuccio
di parete asciutta. Oddio asciutta è una parola grossa. Le gocce
arrivano anche qua. Rimbalzano sulle placche vicine e si infrangono su
di noi. Ma sulla roccia non cola l’acqua. Non cola come su tutte le
pareti attorno, pareti che ci circondano e ci avvolgono mentre siamo
fermi su questa esile cengetta sotto gli strapiombi finali. Fiumi in
piena scendono a pochi metri da noi. La grandine si deposita tutta
attorno. Ma lo strapiombo ora è dalla nostra parte. Poi bisognerà
scalarlo, ma per ora solo poche gocce bagnano i nostri vestiti. Il
freddo è sopportabile. Stefano è fuori vista, 15 metri sopra di noi
all’inizio del camino finale. Una provvidenziale nicchia sotto un gran
tetto giallo. Anche lui asciutto. Non ricordo quando è stata l’ultima
volta che ho preso l’acqua in parete. Acqua vera. In un posto dove si
può solo salire e non scendere. E dove salire non sarà facile. Nulla è
stato facile su questa parete. Dove il sole non arriva mai. Dove il gelo
spacca gli appigli e fa uscire i chiodi. Quanto sembra irreale il lago
alla base, fra il verde dei mughi e dell’erba, dove si specchiano le
pareti di questa montagna. Di questa parete alta quanto basta e ripida
molto più di quanto si possa immaginare da sotto. Parete che svetta
verso il cielo, isolata ma allo stesso tempo attaccata al massiccio
centrale del Sorapiss. Quasi il dito di una mano tesa. Il Dito di Dio.
Poche placche per raggiungere un camino che da la dirittura della
salita. Dritta come la linea della goccia d’acqua cadente ininterrotta
fino alla comoda cima. Sempre in leggero strapiombo. La roccia, spesso
rotta e fessurata, liscia e fredda, da sotto sembra bella. Da sopra
rivela tutta la sua fragilità. L’unico tratto dove si poteva respirare è
stato divelto da una frana. 20 metri di quarto grado che ci sono
costati un’ora di fatiche e paure. Ed ora questo temporale. Dopo tanto
tempo sono di nuovo perso dentro una grande parete col brutto tempo e
con l’incognita dell’uscita. La Giò non ha un back ground di lotte su
pareti come questa. Col tempo brutto, con incognite e precarietà. Mi
tocca quindi anche dimostrare tranquillità e rilassatezza. Per far stare
serena lei. Sentimenti che in fondo sto provando. Sapere che Stefano è
all’asciutto mi fa stare molto tranquillo sulle nostre possibilità di
uscirne senza problemi. L’incognita sono gli ultimi tiri di sesto grado
della relazione. Un camino ovviamente, forse bagnato. Speriamo senza
ghiaccio come quello sotto. Speriamo di roccia buona e magari anche con
qualche chiodo. La fortuna si sa sorride agli audaci. E qualcosa ci dà.
Ma non tutto. I cento metri finali sono di roccia ottima. Di quella
che sogni quando sei in falesia. Il camino non avrà ghiaccio e di fatto
è quasi tutto asciutto nonostante la gran sfuriata di acqua e
grandine. 4/5 chiodi su difficoltà sostenute di sesto e sesto più non
sono però quello che sogni in tiri così. Non credo che Emilio abbia
fatto tiri più duri in vita sua in arrampicata libera. Il suo livello
in camino era decisamente spaziale. E non aveva i Camalot. La cima è
piatta e ci offre ancora un poco di sole. Per poco. Giusto il tempo
delle foto e di asciugarci la schiena. Fatta l’unica doppia la nebbia
cala e con la nebbia anche una pioggerellina sottile. Siamo su terreno
facile ma non si vede niente e non c’è nessuna traccia su questa
normale. Una normale di una cima a mezz’ora dal rifugio. A 2 ore
dall’auto nel mezzo delle Dolomiti. Una normale da trovare, seguendo
l’istinto e l’esperienza. Nessuna traccia nessuna visibilità. Giò mi
dirà poi che sembravo un segugio che fiutava una traccia, che andavo
sicuro come se seguissi i segni rossi di un sentiero, come fossi a casa
mia. Già casa mia. Seguire il senso della montagna su una croda
dolomitica, cercando la via più facile dove scendere. Senza traccia,
senza relazione, senza vederci nulla; solo la consapevolezza che la
strada c’è. E che deve essere facile. E che non la posso sbagliare o
perdere. Perché questa è casa mia. Casa nostra. Da trent’anni ormai.
Qualche
passo di arrampicata ancora, tanta ghiaia e siamo sul nevaio. E poi
altra ghiaia e infine il sentiero. Il prato, il rifugio. Da cui poco più
di dodici ore fa eravamo partiti in una splendida alba col sole che ci
scaldava e faceva risaltare la parete nel lago. In mezzo, in questa
giornata piena ci sta la via Comici Del Torso Mazzorana al Dito di Dio.
Quello che senza ombra di dubbio si può definire un vione dolomitico.
650 metri di parete nord. Una trentina i chiodi in posto, soste
comprese. Spesso difficoltà continue di sesto grado classico e sesto
superiore altrimenti quinto e quinto +, sempre continuo e spesso
sotenuto. Niente a che vedere con il 6 A di moderna fattura. Forse la
via più dura di Emilio Comici. Stefano, che ha tirato tutta la via, è
stanco anche lui. Pare incredibile ma è così. In fondo anche lui è
umano. Pastasciutta al rifugio e poi via giù per il sentiero senza la
luce della frontale per non creare squilibri con la natura. La pioggia è
cessata e la notte è dolce. Nebbiosa, umida e calda. Le lucciole sul
sentiero guidano i nostri passi. Non le vedevo da tanto tempo in
Dolomiti. Forse tutto il giorno è stato solo un lento avvicinarsi a
questo spettacolo notturno nella mughera.
Alla fine anche la
nebbia si alza lasciandoci vedere il contorno delle cime in una notte
piena di stelle davanti al lago di Misurina, al termine di una di
quelle giornate di montagna che danno un senso alla vita.


Si ringraziano i gestori del rifugio Vandelli per l’ottima e cordialissima ospitalità.

2 luglio 2010

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Re: dito di dio

Messaggio  Adriano il Mer Mar 28, 2012 4:47 pm

Non era un fighetto l' Emilio Very Happy
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Re: dito di dio

Messaggio  Paolin il Mer Mar 28, 2012 5:02 pm

Adriano ha scritto:Non era un fighetto l' Emilio Very Happy

E quella e' una signora via. M'ha sempre incuriosito (anche perche' si trova in un luogo incantevole) ma non ho mai avuto le palle per avvicinarla... Embarassed
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Re: dito di dio

Messaggio  AndreaVe il Mer Mar 28, 2012 5:16 pm

Paolin ha scritto:
Adriano ha scritto:Non era un fighetto l' Emilio Very Happy

E quella e' una signora via. M'ha sempre incuriosito (anche perche' si trova in un luogo incantevole) ma non ho mai avuto le palle per avvicinarla... Embarassed

Eh, penso che le ripetizioni su quella via si contino sulle dita della mano.

Bella Espo, l'ho riletta molto volentieri.
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Re: dito di dio

Messaggio  Paolin il Mer Mar 28, 2012 5:19 pm

AndreaVe ha scritto:
Paolin ha scritto:
Adriano ha scritto:Non era un fighetto l' Emilio Very Happy

E quella e' una signora via. M'ha sempre incuriosito (anche perche' si trova in un luogo incantevole) ma non ho mai avuto le palle per avvicinarla... Embarassed

Eh, penso che le ripetizioni su quella via si contino sulle dita della mano.

Bella Espo, l'ho riletta molto volentieri.

Smile

Pero' il faccione del Michelazzi esausto sulle scale del rifugio poteva esserci risparmiata.... What a Face
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Re: dito di dio

Messaggio  AndreaVe il Mer Mar 28, 2012 5:44 pm

Per inciso, a me incuriosisce andare a fare la normale... Il camino di COmici sarà per la prossima vita Crying or Very sad
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Re: dito di dio

Messaggio  espo il Mer Mar 28, 2012 6:23 pm

AndreaVe ha scritto:Per inciso, a me incuriosisce andare a fare la normale... Il camino di COmici sarà per la prossima vita Crying or Very sad

il camino è quell'altra comici.....

la normale è una bella cammianta da cercare con un tratto di arrampicare sul 3 credo. poi in discesa la doppia la fai di lato rispetto a dove sali immagino. c'era nebbia .....
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Re: dito di dio

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