Provando a ritrovarlo (il sentiero).

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Provando a ritrovarlo (il sentiero).




Ieri avevo scritto di come sentissi di aver perso la voglia di andare in montagna.
Il fatto stesso di scriverne, di andare a ricercare nei meandri del mio blog quello che avevo scritto in passato, rivivendo così certe sensazioni, chiedendomi come mai erano scomparse dalla mia vita, era evidenza del fatto che ci stessi pensando.
Che fosse il culmine di un pregresso processo inconsapevole di revisione, oppure l'anello iniziale di una successiva catena di pensieri, non so.
Però ieri sera, dovendo scegliere fra una falesia affollata e la montagna, ho scelto la montagna.

Il fatto di essere da solo è stato una delle ragioni in più, in questa scelta. Ma in altri momenti non era bastato per uscire dal letto alle 5.
Però il fatto di essere solo, ovvero di non aver alcun impegno, di non dovermi preoccupare di niente che non fosse lo zaino, è stato importante.

Ho scelto appositamente una zona fuori mano, ai margini occidentali della gruppo del gran sasso. Dove pensavo che non avrei incontrato nessuno.
Dalla valle di Vasto, alle pendici di Monte San Franco, fino al Pizzo di Camarda.
Mi ero portato le scarpe serie ma quando ho visto la neve che c'era sono andato con le scarpe da ginnastica.
Macchine: nessuna. Gitanti: nessuno.
Sereno, senza vento, anche al Colle del Vento l'aria era ferma.

Una passeggiata su una carrareccia, almeno il primo tratto.
Mentre andavo su gli unici essere viventi erano i cavalli.



Poco distanti vedevo le cime innevate del Monte Corvo, e sapevo che dietro c'era Pizzo d'Intermesoli e il Corno Grande. E a destra la mia metà, il Pizzo di Camarda, e dopo la cresta delle Malecoste, il Cefalone.
Ricordavo le prime volte che mi ero avvicinato a questi luoghi. La sorpresa, per me che avevo conosciuto la montagna nelle Dolomiti, di ritrovarla qui, dove non mi aspettavo. La fretta di arrivare sulla cima più alta, il Corno Grande.

La prima volta invece che per la normale ci andai per la cresta Ovest. La seconda subito per la Direttissima. E mi sembrava di aver scalato.
E poi la vetta si confondeva, nelle decine di volte che l'avevo raggiunta, da ogni versante, in ogni stagione, con qualsiasi tempo, da solo o con altri.
Mi ricordavo gli amici, in situazioni particolari. L'ultima forse quella di free tibet, quando andammo a bruciare dei fumogeni sulla cima.

La caduta spaventosa da quella cima, rotolando sulla neve dura, per centinaia di metri, di un'amica. Illesa.
Le valanghe che mi avevano sfiorato, un giorno in cui fui molto fortunato.
Di solo la notte. Il silenzio assordante. Quel silenzio che sembra soffiarti nelle orecchie.

Era giusto, pensavo, che dopo tutto questo tempo mi avvicinassi alla montagna da lontano. Ricominciassi da capo, conquistando una cima minore della sua corte. Era la giusta umiltà. Per questo avevo scelto quel percorso. Fuori dai gruppi di sciatori che prendono la funivia a fonte cerreto, gli scialpinisti, gli alpinisti.

Lo zaino è leggero e non sento molto la mancanza di allenamento. Quando lascio la carrareccia e vado per la cresta erbosa, ora da una parte ora dall'altra, facendo zig zag fra le chiazze di neve dura, il panorama si è aperto.
C'è foschia, in basso, ma il lago di Campotosto, che sembrano due, gode di una specie di area pulita, per cui si vedono le case del paese specchiarsi nell'acqua, anche se non è proprio vicino.



Riesco ad evitare le chiazze di neve, che a quest'ora sono ancora durissime: ghiaccio trasparente. Ma mi frega un tratto di terreno vetrato. Impossibile da vedere: la terra inzuppata dal disgelo diurno gela la notte e l'erba cortissima è coperta da uno strato di vetrato invisibile. Scivolo e cado. Non potevo andare da nessuna parte.

Però non si finisce mai di imparare: l'erba gelata non l'avevo mai incontrata. Magari se era un punto esposto, con tutta la mia esperienza...

In breve arrivo in cima a Monte Ienca, ho dovuto salire per evitare la neve sul piano di Camarda. E lì capisco che non arriverò in cima al Pizzo di Camarda, con le mie scarpe da ginnastica.
Ci provo, non si sa mai, scendo alla sella e risalgo, ma dove la neve diventa ripida sarebbe veramente troppo pericoloso. Non sto in piedi e la scivolata sarebbe lunga. Troppo.



La mia meta era il pizzo innevato tutto a destra. Arrivo fino alla piccola anticima sotto sulla sinistra, circa 50 metri sotto la cima.
Mi fermo, mangio e torno indietro.

Nemmeno la soddisfazione della cima minore.
Ma giustamente, mi dico. Parti con le scarpe da ginnastica, altro che umiltà.

Comunque è lunga, al ritorno. E ora, per questi 800 metri di dislivello, sono pure abbastanza cotto.
Domani falesia, però.


buzz

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Messaggio il Sab Mar 31, 2012 6:07 pm  yo

Bella Roberto Smile

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Messaggio il Sab Mar 31, 2012 6:08 pm  Ospite

speriamo sia l'inizio di un ritorno.

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Messaggio il Sab Mar 31, 2012 8:36 pm  Adriano

Son queste le montagne piu belle Wink

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Messaggio il Sab Mar 31, 2012 9:34 pm  espo

Wink vai buzz

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Messaggio il Dom Apr 01, 2012 1:22 am  biemme

ma oggi (sabato) ?? Shocked Shocked ... non ci si crede robbè ... sappi che non eri solo Cool

ma tu sei salito molto presto? incredibile, non ci siamo beccati nè visti Shocked ... io son partito (da solo) giù dalla diga della provvidenza, tutta la val chiarino, poi un canale ghiacciato sulla nord del camarda (forse x questo non ci siam beccati), ero in vetta alle 12,30, poi ho proseguito x la cresta malecoste e giù x un altro canale da nord, e ancora per la val chiarino sino alla diga ... non ho incontrato nessuno (a parte i camosci) per tutto il giorno, neanche giù in basso. giornata spettacolare Very Happy (e degna conclusione "allungandomi" sino al ristoro venacquaro )

non sto a dirti ipocritamente "cazzo, se l'avessi saputo" perchè avevo voglia di girare da solo (e immagino te altrettanto) ... certo però è incredibile Laughing stessa idea, stessa zona, stessa montagna Shocked

ciao
b



Buzz ha scritto:Ieri avevo scritto di come sentissi di aver perso la voglia di andare in montagna.
Il fatto stesso di scriverne, di andare a ricercare nei meandri del mio blog quello che avevo scritto in passato, rivivendo così certe sensazioni, chiedendomi come mai erano scomparse dalla mia vita, era evidenza del fatto che ci stessi pensando.
Che fosse il culmine di un pregresso processo inconsapevole di revisione, oppure l'anello iniziale di una successiva catena di pensieri, non so.
Però ieri sera, dovendo scegliere fra una falesia affollata e la montagna, ho scelto la montagna.

Il fatto di essere da solo è stato una delle ragioni in più, in questa scelta. Ma in altri momenti non era bastato per uscire dal letto alle 5.
Però il fatto di essere solo, ovvero di non aver alcun impegno, di non dovermi preoccupare di niente che non fosse lo zaino, è stato importante.

Ho scelto appositamente una zona fuori mano, ai margini occidentali della gruppo del gran sasso. Dove pensavo che non avrei incontrato nessuno.
Dalla valle di Vasto, alle pendici di Monte San Franco, fino al Pizzo di Camarda.
Mi ero portato le scarpe serie ma quando ho visto la neve che c'era sono andato con le scarpe da ginnastica.
Macchine: nessuna. Gitanti: nessuno.
Sereno, senza vento, anche al Colle del Vento l'aria era ferma.

Una passeggiata su una carrareccia, almeno il primo tratto.
Mentre andavo su gli unici essere viventi erano i cavalli.



Poco distanti vedevo le cime innevate del Monte Corvo, e sapevo che dietro c'era Pizzo d'Intermesoli e il Corno Grande. E a destra la mia metà, il Pizzo di Camarda, e dopo la cresta delle Malecoste, il Cefalone.
Ricordavo le prime volte che mi ero avvicinato a questi luoghi. La sorpresa, per me che avevo conosciuto la montagna nelle Dolomiti, di ritrovarla qui, dove non mi aspettavo. La fretta di arrivare sulla cima più alta, il Corno Grande.

La prima volta invece che per la normale ci andai per la cresta Ovest. La seconda subito per la Direttissima. E mi sembrava di aver scalato.
E poi la vetta si confondeva, nelle decine di volte che l'avevo raggiunta, da ogni versante, in ogni stagione, con qualsiasi tempo, da solo o con altri.
Mi ricordavo gli amici, in situazioni particolari. L'ultima forse quella di free tibet, quando andammo a bruciare dei fumogeni sulla cima.

La caduta spaventosa da quella cima, rotolando sulla neve dura, per centinaia di metri, di un'amica. Illesa.
Le valanghe che mi avevano sfiorato, un giorno in cui fui molto fortunato.
Di solo la notte. Il silenzio assordante. Quel silenzio che sembra soffiarti nelle orecchie.

Era giusto, pensavo, che dopo tutto questo tempo mi avvicinassi alla montagna da lontano. Ricominciassi da capo, conquistando una cima minore della sua corte. Era la giusta umiltà. Per questo avevo scelto quel percorso. Fuori dai gruppi di sciatori che prendono la funivia a fonte cerreto, gli scialpinisti, gli alpinisti.

Lo zaino è leggero e non sento molto la mancanza di allenamento. Quando lascio la carrareccia e vado per la cresta erbosa, ora da una parte ora dall'altra, facendo zig zag fra le chiazze di neve dura, il panorama si è aperto.
C'è foschia, in basso, ma il lago di Campotosto, che sembrano due, gode di una specie di area pulita, per cui si vedono le case del paese specchiarsi nell'acqua, anche se non è proprio vicino.



Riesco ad evitare le chiazze di neve, che a quest'ora sono ancora durissime: ghiaccio trasparente. Ma mi frega un tratto di terreno vetrato. Impossibile da vedere: la terra inzuppata dal disgelo diurno gela la notte e l'erba cortissima è coperta da uno strato di vetrato invisibile. Scivolo e cado. Non potevo andare da nessuna parte.

Però non si finisce mai di imparare: l'erba gelata non l'avevo mai incontrata. Magari se era un punto esposto, con tutta la mia esperienza...

In breve arrivo in cima a Monte Ienca, ho dovuto salire per evitare la neve sul piano di Camarda. E lì capisco che non arriverò in cima al Pizzo di Camarda, con le mie scarpe da ginnastica.
Ci provo, non si sa mai, scendo alla sella e risalgo, ma dove la neve diventa ripida sarebbe veramente troppo pericoloso. Non sto in piedi e la scivolata sarebbe lunga. Troppo.



La mia meta era il pizzo innevato tutto a destra. Arrivo fino alla piccola anticima sotto sulla sinistra, circa 50 metri sotto la cima.
Mi fermo, mangio e torno indietro.

Nemmeno la soddisfazione della cima minore.
Ma giustamente, mi dico. Parti con le scarpe da ginnastica, altro che umiltà.

Comunque è lunga, al ritorno. E ora, per questi 800 metri di dislivello, sono pure abbastanza cotto.
Domani falesia, però.

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intermesoli, gs e malecoste dal camarda.JPG Non hai il permesso di scaricare i file.(159 kb) Scaricato 0 volte
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Messaggio il Dom Apr 01, 2012 7:15 am  espo

biemme ha scritto:

incredibile, non ci siamo beccati nè visti Shocked ..




lol!

fighi posti però....

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Messaggio il Dom Apr 01, 2012 7:40 am  buzz

Io sono salito dalla Valle di Vasto. E ci saremmo incontrati in cima, se la neve sulla cresta ovest e le mie scarpe da ginnastica non me lo avessero caldamente sconsigliato.
Ero in cima al Monte Ienca (2210) alle 11.10, poi per il pizzo di Camarda si riscende un po', una 50ina di mt di dsl, e si risale lungo la cresta.
Nel primo tratto sono riuscito ad evitare la neve, ma per la cresta finale era impossibile. Per cui me ne sono tornato indietro.

Sono dovuto stare sul versante sud della cresta, per evitare il più possibile la neve.
Per questo non ti ho visto salire sulla nord, perché ero sotto la cima del Camarda alle 12.
Sarei arrivato in cima proprio alle 12,30.

Sarebbe stato incredibile. asd

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