Vagabondi solitari

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Vagabondi solitari




Un breve racconto tratto da Uc Muz, un testo che avevo scrittoi e mai pubblicato

Vagabondi solitari

La nostra tenda era piantata su un prato alla confluenza delle valli, vicino ad una profonda pozza d’acqua. Eravamo in mezzo ad un circo di montagne spettacolari. Il sole tramontava ogni sera sul Kocasarp rendendo rosso fuoco le rocce di questa tetra parete nord. E sorgeva sul Demirkazik, la nostra montagna, che appariva di qui come una slanciata piramide, tanto da farci sentire orgogliosi di averla scelta e scalata. Veri alpinisti, nell’animo e nel cuore, altro che climbers da falesia! Verso le cinque del mattino, se aprivi la cerniera della tenda, potevi vederla inondata di luce abbacinante. Allora, avvolto nel tuo sacco a pelo, potevi immaginare che in parete sarebbe bastata una maglietta, mentre tu eri ancora avvolto nel piumino.

I compagni dormivano ancora, ma io ero sgusciato fuori dal sacco a pelo e, intirizzito, mi ero avviato verso il lago Dipsizgol. Alcune mucche circondavano la tenda dei nostri amici turchi, che pure loro dormivano ancora. Scivolando come un serpente solitario sui freddi ghiaioni raggiunsi due cime secondarie, da dove il Demirkazik era talmente slanciato e affascinante da ricordare il Cervino. Scattai delle fotografie, ma non riuscivo a stare fermo per il freddo. Avevo in tasca solo tre gallette turche, che mi ricordavano la razione militare. Scesi correndo verso un’arida valle laterale, presi uno scivolone su una lingua di neve residua tanto dura da non riuscire a stare in piedi, atterrai infine su una balconata: proprio lì ed in quel momento arrivava il primo raggio di sole della giornata. Restai in quel luogo magico il tanto che bastò a sentire la montagna entrare dentro di me, dentro ai miei polmoni. Forse un’ora o poco più. La valle sotto di me dormiva ancora nell’ombra della notte, ma gli altipiani laggiù, verso Ankara, erano già inondati di sole. La nostra tenda, era solo un piccolo puntino verde nell’immensa vallata.

Dopo colazione anche Rolando partì per un giro, lo seguì Michele, ma in direzione diametralmente opposta. Avevamo evidentemente bisogno di godere appieno della montagna in solitudine, di questa grande valle tutta a nostra disposizione. Eravamo isolati dal resto del mondo perchè il telefonino non prendeva. Ma ogni tanto qualche SMS arrivava anche fin qui, portato dal vento della sera, quando si alzava una brezza tesa che dalle pianure portava verso la testata delle valli. Senza nessun fondamento scientifico, eravamo quasi certi che i messaggi delle nostre famiglie arrivassero col vento, ma non c’era verso di inviare loro risposte. A volte anche il Nokia, il telefono dei telefoni, si rifiutava di collaborare. “qui tutto bene, terminato la via, fantastica, 600 m, probabilmente 8a. Domani tenteremo la salita in libera, sono un po’ agitato...”. Tasto invio... ma il messaggio si rifiuta di partire: nessuna rete disponibile. Indispettito salgo ripetutamente sulla collina con il telefono a mo’ di telecomando ma...niente! Il messaggio rimane prigioniero del telefono. Allora mi avventuro tra creste e morene, ristudiando l’orografia della valle con nuovi occhi... Sarà meglio il versante destro o quello sinistro? Come si muoverà questo maledetto segnale? Rimbalza sulle rocce come una pallina da biliardo? Oppure va dritto?

Rolly l’altro giorno ha visto qualcosa brillare su quella parete, sembrava uno spit... Ne approfitterò per andare a vedere... mi arrampico come una capra su rocce sempre più difficili. Per una placca di quarto grado aggiro il primo salto di questa grande parete, traverso una cengia friabile sul baratro, per arrivare più vicino al presunto spit. Che forza, sono gia quasi ad un terzo di parete! Facendo attenzione a non fare un passo falso, farei un salto di 150 m...continuo a traversare sondando ogni presa per le mani e per i piedi. Improvvisamente la mia tasca emette un suono: è il telefono, eureka, c’è linea!! Con una mano mi tengo e con l’altra lancio l’sms. Lo seguo come se fosse l’aereo di carta della pubblicità della bellissima Megane, lo immagino ondeggiare lento nel vuoto della parete, prima di infilarsi verso la pianura, verso l’Italia, a velocità supersonica. Attendo il suono della risposta, ma la linea è già sparita, è rimasta solo un attimo. Lo spit non sono riuscito a vederlo bene, ma sono ritornato alla base della parete sano e salvo, dopo l’SMS più rischioso della mia vita...

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Vagabondi solitari :: Commenti

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Messaggio il Mar Apr 03, 2012 11:16 am  paoloC

Bello! cheers

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Messaggio il Mar Apr 03, 2012 11:25 am  Adriano

Allora è vero che i cell fanno male .

Very Happy

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Messaggio il Mer Apr 04, 2012 8:33 am  Admin

bello. :-) all'inizio mi faceva venire in mente dei racconti di buzzati. per via di quei toponimi strani, inverosimili, che rievocavano nei suoi libri le città invisibili, oltre i deserti, abitate da gente da costumi strani.
poi gli sms. mi ricordo una volta che mi dissi convinto che il campo dei telefoni fosse influenzato dal vento e un amico, ingegnere delle telecomunicazioni, mi sbeffeggiò escludendo categoricamente qualsiasi relazione.
eppure io sul gran sasso ... Rolling Eyes vabbè mettiamola sulla magia. dopotutto, come diceva qualcuno: qualsiasi tecnologia sufficientemente complessa è indistinguibile dalla magia.

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Messaggio il Mer Apr 04, 2012 9:31 am  MauMau

Grazie. Si, lo so anche io che la cosa del vento è una cazzata...però...però il dubbio rimane :mrgreen:

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