Bambino per sempre

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Bambino per sempre

Messaggio  gongo il Mar Apr 03, 2012 5:10 pm

Seduto sulla cima Antonio seguiva il profilo dei monti stagliarsi contro il cielo cobalto che aveva preso il posto del rosseggiante tramonto. Alle sue spalle ormai valli e monti erano livellati in un buio solido come la pece. Già da un pezzo gli uccelli avevano smesso il loro canto di buonanotte, lasciando pencolare nell'aria sottile un sommesso frinire di grilli e cicale; a tratti la brezza risuonava tra gli aghi dei pini cavando profondi fruscii d'acque e temporali.
Aveva un sorriso dentro, d'amara ironia, di pacifica accettazione, di non importa nient'altro: guarda che bel momento! Un momento che è tutta una vita riassunta in minuti di buio su una cima. Che importava da dove era venuto? Qual'era il suo nome, il suo lavoro, i suoi amici, la sua donna? Quale significato il suo agitarsi in cerca di cosa, chissà cosa. Era là in cima, non era assillato da come scendere, stava bene, ci sarebbe rimasto all'infinito. Si, morire nell'attimo supremo della vita, terminare con un canto del cigno, sublimarsi nella gioia. Nell'erba, tra l'erba, seduto sul mondo, pietra tra le pietre. Sorrideva dentro di se e si amava, coccolava comprensivo quel bambino tartaglione qual'era, timido e imbranato con la gente, incapace di esprimersi con una donna, di dirle tutto ciò che sentiva; non si commiserava: si perdonava. Sapeva di essere migliore, più grande, più bello proprio perché era lì, in cima a quel suo desiderio di ricerca di un qualcosa di cui sentiva il bisogno. La valle, le valli perdute, nascoste, agognate, le sentiva ora dentro di se. Ne captava gli odori di fieno e miele, i bimbi sui prati a rincorrere la vita, la saggezza del mandriano all'ombra del faggio, il ridente chiacchiericcio di una sorgente, l'eco lontano di colpi d'ascia, il timido apparire sul limitare del bosco d'un capriolo. L'estate farsi tarda in colorazioni di gialli e rossi che splendono nella stagione dell'addio, prima che ogni cosa sia sommersa dal silenzio della neve in fiocchi leggeri ma spessi come una coltre matrigna fatta di fumi di camini odorosi di resine; per riesplodere lenta ma sicura nella fiera dei fiori e temporali, ogni volta uguale a se stessa, ma sorprendente per generosità di vita e abbondanza.
Sorrideva Antonio pensando al bambino che era stato, costruttore di fionde e trappole, paziente pescatore, venuto su a forza di conte del nonno, mentre il sonno del dopocena portava via il narratore e l'ascoltatore in un abbraccio caldo di stufa e famiglia, con il letto in attesa, riscaldato da una pentola di braci; le ginocchia perennemente sbucciate e la pelle dei piedi dura come cuoio, sempre scalzo fino al ritorno a scuola, spaesato e insofferente, irriso dai compagni, imbronciato e con la mente ai pioppi, tra i nidi d'uccello e gli orizzonti misteriosi di montagne lontane, limite imperscrutabile di una pianura infinita di boschi e rogge, campi arati e incolti, vigneti, casolari abbandonati, risorgive; ponti, strade, strade poderali, viottoli di campo, fattorie, letamai, cani, bambini: lotte per qualcosa, cerbottane archi e frecce, casotti da difendere e da attaccare, piume in testa come gli indiani, giornalini di tex e i Salgari letti avidamente.
Sorrideva Antonio e pensava all'uomo che mai era diventato, ancora a cercare il soffio del vento sulle guance, il brivido di una pioggia attraversata di getto in bicicletta e notti passate a guardare le stelle, con malinconica nostalgia per le stelle di allora che era bello dar loro un nome, raggrupparle in costellazioni, poi dimenticate per mancanza del tempo necessario a rinfrescare la pratica e la memoria. E anche ora su quella cima: dove stava Betelgeuse? E Sirio e Andromeda? Si ricordavano quegli astri di lui che li aveva osservati, fantasticati, posseduti? Come potevano essi sapere di lui se egli stesso più non li conosceva? Quale rimpianto! E che nostalgia! Diventare adulti è perdere la fanciullezza: pare un destino obbligatorio e atroce. Ma sorrideva Antonio dentro di se: aveva intuito un modo di aggirare l'inevitabile perdita della sfrontata giovinezza. Era lassù per gioco, per nulla quindi, in quella notte senza luna, con tutte le fibre del corpo attaccate all'essenza della montagna, al vento, al silenzio, al vuoto, alla fredda roccia. Comprese, da un lampo che gli attraversò la mente, come solo le grandi intuizioni sanno balenare, che aveva agguantato la sua valle perduta e che il suo nome, ormai, era bambino per sempre.
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Re: Bambino per sempre

Messaggio  paoloC il Mar Apr 03, 2012 5:36 pm

gongo ha scritto:La valle, le valli perdute, nascoste, agognate, le sentiva ora dentro di se.
Bellissimo cheers
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Re: Bambino per sempre

Messaggio  kala il Mar Apr 03, 2012 5:39 pm

Tex va maiuscolo, per mille tuoni!

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Re: Bambino per sempre

Messaggio  Tengri il Mer Apr 04, 2012 1:57 pm

I piedi duri come il cuoio mi ricordano qualcosa ... settimane passate scalzo fra stradine e scogli all'Isola del Giglio ... dove mio padre aveva una casa e dove mi piaceva osservare la vita sotto il pelo dell'acqua ... Very Happy
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Re: Bambino per sempre

Messaggio  giggio il Mer Apr 04, 2012 2:05 pm

che bello!

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Tutti i nostri passi hanno seguito un desiderio. Per esaudirlo abbiamo dovuto metterci i piedi sopra e calpestarlo.
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Re: Bambino per sempre

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