Il moschettone di Franz Kummer

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Il moschettone di Franz Kummer

Messaggio  LucaVi il Lun Apr 09, 2012 11:43 am

Il moschettone di Franz Kummer
di Mario Crespan

Giugno 1961.
Frastornato dai dubbi imperiosi di un amore acerbo e grandissimo, andavo come in trance, quel giorno, sullo Spigolo del Velo. Superato il secondo pilastro, tre tiri di corda verticali con troppi chiodi - dovevo usarne uno e saltarne due se no la corda non scorreva - eravamo lì, riuniti, a guardare oltre la famosa spaccata. Non sapevamo decidere per dove proseguire, dopo. E fu allora, prima di ogni altro indizio, prima di aver notato il grosso chiodo collocato a sinistra dello spigolo arrotondato che indicava la via da seguire, fu allora che vidi, alcuni metri più in alto, sulla destra, sopra una paretina gialla e strapiombante dall’aspetto friabile, un chiodo con moschettone. Perché ne fui tanto sinistramente attratto? Dopo la spaccata, cominciai a dirigermi verso quell’ovale di ferro dondolante nel vuoto. Era difficile, certo più del quinto grado annunciato. Mi alzai per un paio di metri e misi un chiodo, che entrò appena. Poi ancora su, il moschettone si avvicinava, si avvicinava, ma era sempre più dura. Infidi cubetti di roccia gialla per le punte delle dita.
Fu uno di questi a cedere, a tradirmi? Forse. Di colpo mi squilibrai, e mi avvidi di cadere. Schizzò via il chiodo che avevo piantato e precipitai nella fenditura tra pilastro e parete. Ivano riuscì a tenere e poco dopo fui di nuovo accanto all’amico, con un gomito sbucciato e dolorante.
La corda, per l’effetto carrucola attorno alla cresta, aveva retto lo strappo, pur mezza tagliata. E il moschettone rimaneva lì, testimone oscuro e beffardo. Ignoravo quale storia nascondesse.
Mi era costato un volo, un salto nel vuoto quando stavo per agguantarlo. Ma ero scampato agli inferi, potevo rientrare alla vita. Poi, mentre il mio sguardo non riusciva a staccarsi da quella inquietante presenza, quasi per ironia scorgemmo il chiodo buono. Subito tentai il passaggio ma il braccio ferito non mi dava più la sicurezza necessaria. Ivano non se la sentì di condurre e così mestamente discendemmo, con una infinità di brevi calate - avevamo dovuto accorciare la corda – ancorate ai tanti chiodi presenti sulla via e lungo la variante diretta che avevo superato sciolto e veloce... Che peccato! E quel moschettone continuava a non uscirmi di mente, si sovrapponeva all’immagine del volto femminile che da giorni, da settimane felicemente mi tormentava, avvolgendo di dolorosa estraneità rocce e montagne, boschi e nuvole, perfino la diletta Val Pradidali che da quassù, durante l’ascesa, avevo visto emergere a poco a poco oltre la compattissima parete nord.
No, non potevo sapere che il fatale anello di ferro era la vita di un uomo. L’ultima scintilla di energia, l’ultimo respiro prima del distacco, del volo - quello sì - mortale. Avvicinando lo stesso limite vi avevo percepito un dramma lontano, una sfida, una lotta dall’esito tragico; un punto cruciale estremo e assoluto, dove anche l’amore grande che sentivo bruciare in me poteva finalmente sciogliersi e penetrare l’avulsa solennità della montagna, immersa in una solitudine perfetta e implacabile, esaltata dal pieno sole di giugno.

Tante volte era rimasto in ammirazione dinanzi a un paesaggio, a un monumento, a una piazza, a uno scorcio di strada, a un giardino, a un interno di chiesa, a una rupe, a un viottolo, a un deserto. Solo adesso, finalmente, si rendeva conto del segreto.
Un segreto molto semplice: l’amore. Tutto ciò che ci affascina nel mondo inanimato, i boschi, le pianure, i fiumi, le montagne, i mari, le valli, le steppe, di più, di più, le città, i palazzi, le pietre, di più, il cielo, i tramonti, le tempeste, di più, la neve, di più, la notte, le stelle, il vento, tutte queste cose, di per sé vuote e indifferenti, si caricano di significato umano perché, senza che noi lo sospettiamo, contengono un presentimento d’amore.
Quanto era stato stupido a non essersene mai accorto finora.
Che interesse avrebbe una scogliera, una foresta, un rudere se non vi fosse implicata una attesa? E attesa di che se non di lei, della creatura che ci potrebbe fare felici? [...]
Quanto meschina sarebbe, di fronte a un grande spettacolo della natura, la nostra esaltazione spirituale se riguardasse soltanto noi e non potesse espandersi verso un’altra creatura.
Perfino le montagne che egli aveva intensamente amato, le nude scabre inospitali rupi in apparenza così antitetiche alle cose d’amore adesso assumevano un senso diverso. La sfida alla natura selvaggia? Il superamento dell’io? La conquista dell’abisso? L’orgoglio della vetta?
Che spaventosa cretineria sarebbe, se consistesse solo in questo. Difficoltà e pericoli diventerebbero ridicolmente gratuiti. A lungo egli aveva meditato il problema ma senza riuscire a risolverlo. Adesso sì. Nell’amore per le montagne si annidava clandestinamente un altro impulso dell’animo.

(Dino Buzzati, Un amore, Milano, Mondadori, 1998, capitolo XVIII).

Giugno rimane mese di segreti fermenti. Mancano le folle dell’estate. E lassù non esistevano ancora né segnavia, né rifugi.
Nient’altro che la remota Caséra di Sora Ronz. Nel trionfo della sera luminosa rientrammo a San Martino. Non mi lasciava l’immagine sconvolgente dell’essere amato, né di quel moschettone dondolante da cui spirava il freddo alito della nera signora.
Non so come avvenne e chi me ne parlò. Fu certo qualcuno che, durante uno dei miei rari racconti di quella sofferta esperienza, esclamò: - Ah, ma sicuro, il moschettone di Kummer!
Appresi così che l’infernale aggeggio che mi aveva fuorviato si diceva fosse la testimonianza estrema del tentativo di salita solitaria di Franz Kummer allo Spigolo del Velo, conclusosi con la sua mortale caduta. Cosa avvenne quel 12 agosto 1927? A cosa servirono chiodo e moschettone? E perché Franz si ostinò a salire per di là? Voleva forse tracciare una variante diretta? Non lo sapremo mai. È lecito pensare a una manovra di autoassicurazione che però, evidentemente, non impedì la tragedia. Di sicuro su quel passaggio, sul fatale anello di ferro, si consumarono gli ultimi febbrili istanti della sua vita. Egli, protagonista - assieme al più celebre Emil Solleder - della prima salita sull’immane parete est del Sass Maòr venne a morire qui, sull’opposto versante della cima sorella, appena un anno più tardi. Sass Maòr e Cima della Madonna uniti nella medesima concatenazione di eventi. In effetti, visti da San Martino, sembrano due facce di un’unica realtà formale. Quasi a costituire un legame non solo estetico, ma più profondo, intimo e sottile, e con diverse e inquietanti implicazioni. Me lo fece notare un mio illustre concittadino, Bepi Mazzotti, il quale - nel lodare una locandina che avevo disegnato per una serata del CAI e che rappresentava proprio quelle due cime - mi disse sorridendo: - Osserva bene... La vera Cima della Madonna è il Sass Maòr, perché... non ha il velo!
Aveva proprio ragione. La maschera e il volto, l’amore e la morte. Singolarissime corrispondenze che già avevo colto quel mattino di tarda primavera quando - alla base dell’ultima difficoltà - il moschettone mi stregò, attirandomi verso il punto in cui Kummer se ne andò per sempre. E che continuarono a lacerarmi mentre, nel sole del pomeriggio, tornavo a valle lasciandomi indietro quelle cime splendenti e impassibili.



Ultima modifica di LucaVi il Lun Apr 09, 2012 7:39 pm, modificato 1 volta
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LucaVi

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Re: Il moschettone di Franz Kummer

Messaggio  buzz il Lun Apr 09, 2012 7:17 pm

Molto bella, questa storia. E ben raccontata.

buzz

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Re: Il moschettone di Franz Kummer

Messaggio  Ospite il Lun Apr 09, 2012 7:36 pm

e il disegno di crespan ne è sopraffina parte integrante...

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Re: Il moschettone di Franz Kummer

Messaggio  virgy il Mar Apr 10, 2012 7:44 am

sì, bello il racconto!

(e adesso mi incuriosisce il libro di Buzzati! Rolling Eyes )
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il moschettone di Franz Kummer

Messaggio  luna il Mar Apr 10, 2012 7:50 am

Bellissimo racconto.
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Re: Il moschettone di Franz Kummer

Messaggio  Tengri il Mar Apr 10, 2012 2:07 pm

Il racconto è bellissimo anche se la prosa non è quella che preferisco. Ma al centro dell'immagine c'è un uomo o ci vedo male io?
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Re: Il moschettone di Franz Kummer

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