Ritratti di Grandi Alpinisti: Reinhold Messner

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Ritratti di Grandi Alpinisti: Reinhold Messner




Grande tra i grandi, signore e padrone degli ottomila, indiscusso dominatore della scena alpinistica dagli anni ’60. Una fila di prime salite, su roccia come sulle montagne più alte della Terra, da farci un libro (anzi, alcuni romanzi occuperebbero persino meno pagine…). Occhi vivaci e sinceri sì, ma ancora con quel fuoco dentro che ti può bruciare; affilati e taglienti come quelli dell’amico Riccardo…

Reinhold Messner non ha fatto la storia, lui è la Storia.

E’ ciò che prima non c’era e che, dopo il suo passaggio, si può raccontare.
Questo è ciò che forse fa davvero la differenza fra i grandi e Reinhold Messner.
Le sue salite su roccia sono impressionanti per audacia e difficoltà, considerando, come è doveroso fare, i mezzi tecnologici e di sicurezza dell’epoca. Un esempio? Il Pilastro di Mezzo del Sass dla Crusc, oggi un VIII grado, nel ’68 con il fratello Günther. Un altro? La solitaria del diedro Philipp-Flamm in Civetta o la Soldà sul Sassolungo nel ’69 oppure ancora la prima solitaria della parete nord delle Droites, nel massiccio del Bianco. Negli anni ’70 iniziano le grandi spedizioni sulle alte montagne di tutto il globo: Nanga Parbat, Manaslu, Aconcagua, Lhotse, Gasherbrum I, Mc Kinley, Kilimanjaro, Everest, che culmineranno poi nel decennio successivo facendo entrare Messner nell’Olimpo dell’ Alpinismo.

Prima ascensione al mondo dell’Everest senza ossigeno.
Prima ascensione al mondo dell’Everest in solitaria sempre senza l’utilizzo di bombole.
Prima uomo al mondo ad aver salito tutti e 14 gli ottomila.
Storia.

Senza dimenticare anche le grandi spedizioni orizzontali dove, racconta Messner, riusciva a ritrovare lo stesso smarrimento ed esposizione delle Grandi Montagne: Il Bhutan da est a ovst, il deserto del Taklamakan da sud a nord, la Groenlandia sugli sci da sud a nord, il deserto del Gobi a piedi.

Già, l’esposizione. Condizione “sine qua non” della vita di Messner. Spingere al massimo la propria esistenza attraverso le esperienze, ma a che prezzo? A quello che non tutti sono disposti a pagare ma ciò restano fatti suoi.
Ciò che conta è ciò che ha realizzato, considerando che oggi è più un imprenditore che un alpinista. Con la sua unica, e stupenda, catena di Musei.

E ciò che prima non c’era, dopo il passaggio di Reinhold Messner, c’è.
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Trittiko

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Messaggio il Lun Apr 09, 2012 9:58 pm  schen

Personalmente lo ritengo in assoluto il più grande Alpinista di tutti i tempi.
Non da poco anche il fatto che sia ancora tra noi, dopo tutto ciò che ha osato concepire e realizzare.
Uno su un miliardo (forse..) è come lui o si avvicina.

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Messaggio il Mar Apr 10, 2012 8:37 am  buzz

Come alpinista, per me, assolutamente indiscutibile, per la capacità dimostrata, su ogni terreno, di andare oltre quelli che venivano ritenuti i limiti impossibili da superare.

Su roccia ebbe la forza intellettuale di parlare di VII grado, non a caso. E sull'Everest, di salire senza ossigeno quando gli scienziati dell'epoca lo ritenevano impossibile. Poi si scoprì che in prossimità dell'equatore la troposfera ha uno spessore maggiore e quindi risultava esserci più pressione di quella prevista. Ma si scoprì dopo. Quando salirono Messner e Habeler, non lo sapevano.

Come uomo, avrà il suo carattere.
Non avrebbe fatto quello che ha fatto, se non lo avesse avuto.

Ma ha subito attacchi pesantissimi per decenni. Gli hanno dato del bugiardo, nella stessa comunità alpinistica, per la questione del Nanga Parbat, dove fu accusato di aver abbandonato il fratello per la brama di arrivare in cima.
La successiva scoperta dei resti del fratello confermò invece pienamente la sua versione dei fatti.

Fu accusato di aver mentito sul passaggio al pilastro di mezzo del sass dla crusc, nel 68, insieme al fratello Gunther, perché i migliori arrampicatori degli anni successivi non erano riusciti a passare.
Bisogna aspettare il 2010 (42 anni dopo) per avere le prove video di una voce autorevole (Nicola Tondini) che passa (ma già altri meno famosi prima di lui erano passati) e grada il passaggio sul 7a, fattibile quindi, non impossibile, rendendo a Messner quello che era di Messner, ancora una volta.

In realtà, come tutti i grandi, divide.
Esistono i detrattori a prescindere, sempre alla ricerca di quel pelo nell'uovo che serva da supporto oggettivo alla loro viscerale antipatia.

A me personalmente Messner non sta né antipatico né simpatico. Sono giudizi che appartengono al privato e io privatamente non lo conosco. Posso solo giudicarlo come uomo pubblico, nella fattispecie un alpinista. E sotto quel profilo ha tutta la mia ammirazione.

Ultima modifica di Buzz il Mar Apr 10, 2012 10:12 am, modificato 1 volta

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Messaggio il Mar Apr 10, 2012 9:40 am  bummi

Condivido pienamente il commento di Buzz.
L'alpinismo è un'attività in cui spesso ci si fa condizionare nel giudizio dalla personalità del soggetto, questo avviene soprattutto quando i fatti da esaminare sono controversi o si hanno pochi elementi per giudicare.
Quando si parla di Messner c'è talmente tanto materiale oggettivo sul piatto della bilancia che mettersi a disquisire sul suo peso nella storia dell'alpinismo è davvero ridicolo. Messner è stato la storia dell'alpinismo per almeno 30 anni, uno che ha tracciato il solco nel quale poi altri hanno proseguito (e stanno proseguendo tutt'ora). Un autentico fuoriclasse a 360°, forse l'ultimo "allrounder" prima dell'epoca delle specializzazioni.

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Messaggio il Mar Apr 10, 2012 10:09 am  Ospite

quotando un po' tutti, aggiungerei nel già ricchissimo curriculum elencato da Trittiko, il Gasherbrum I in stile ultraleggero del '75 con Habeler, con uno stile alpino antelitteram, tanto puro da essere così scarsamente applicato fino ai giorni nostri.

Grande conoscitore della storia dell'alpinismo, quasi un intellettuale della montagna (nel senso più classico del termine) e grande oratore e comunicatore. Ricordo negli anni '80 quando riempiva i palasport (a pagamento) senza tanti filmati, solo diapo e voce...

Uno che ha raccolto l'eredità di Bonatti anche nel rapporto coi giornalisti e i media ma soprattutto nell'individuare e precorrere quasi scientificamente gli obiettivi.

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Messaggio il Mar Apr 10, 2012 10:37 am  mork

quoto tutto.

Aggiungo che è forse l'unico a poter dire di "aver fatto i soldi" facendo l'alpinista, dico questo perché ho l'impressione che molta della sua presunta antipatia (che non ammetto né nego visto che non lo conosco) derivi da un po' (molta?) di invidia per questo fatto.

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Messaggio il Mar Apr 10, 2012 10:59 am  fabri

A ha scritto: Ricordo negli anni '80 quando riempiva i palasport (a pagamento) senza tanti filmati, solo diapo e voce...


vero.... in quegli anni una serata a Livorno (non propriamente città alpinistica) palasport strapieno e serata veramente magnetica..... diapositive e voce...

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