Cos'hanno di tanto speciale gli anni ottanta?

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Cos'hanno di tanto speciale gli anni ottanta?




Sono serio e vorrei capire. Non è mia intenzione aprire l'ennesimo topic celebrativo, anzi

Prima, nessuno li considerava. Erano nel dimenticatoio. Ora tutti ne parlano. Ad esempio su FV c'è quel topic celebrativo, poi hanno anche aperto una pagina su fb con più di 1000 mi piace. E tutte le volte che parli di quegli anni, la gente sgrana gli occhioni e sta ad ascoltarti. I "piccoli" sospirano "peccato non esserci stato"... i nonni mormorano "mi ricordo"... "bei tempi", ed altre cose stucchevoli di questo tipo

Io, che c'ero, che ho respirato appieno quegli anni e quell'aria di rivoluzione, dico che sì, era bello e anche molto stimolante, ma non è che si era tutti amici ed era molto meglio di oggi, eh? C'erano attriti, polemiche, invidie, colpi bassi e personaggi insopportabili anche allora. Di questo bisognerebbe parlare. O almeno, anche. Col filtro del tempo sembrano, sembriamo, tutti santi, ma non era così

Tuttavia oggi tutti paiono ossessionati da quell'epoca "d'oro", e se ne parla secondo me oltre misura. O per lo meno di più che qualche tempo fa. A quando dei bei paginoni sullo "Scarpone", al posto dei soliti su Comici, Maestri, Bonatti? Shocked :mrgreen:

Dunque perchè tanto interesse d'improvviso? E cos'hanno avuto, di tanto speciale, quegli anni?

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Cos'hanno di tanto speciale gli anni ottanta? :: Commenti

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Messaggio il Mer Apr 11, 2012 6:39 pm  giggio

La prima cosa che mi viene da dire è che oggi - fra urletti, sponsor, videi e gradi astronomici - io non avverto quel fascino della scoperta, della rivoluzione e del "selvatico" che mi sembra si respirasse in quegli anni. Dell'irriverenza, del gioco; terribilmente serio, ma pur sempre gioco. Oggi mi sembra di vedere più spesso paranoia.

Io per primo mi chiedo perché mi appassioni molto di più un Mariacher di un Honnold.
Mariacher aveva il cappello con la piuma, Honnold la magliettina griffata.
Mariacher scalava il traverso della Micheluzzi slegato coi moon boots, Honnold scala selgato delle robe improponibili con un aplomb impeccabile e ci fa i videi (belli eh!).
Boh, a me Mariacher diverte di più.
(ho preso Mariacher e Honnold per fare un esempio, potevo scegliere altri nomi).

Forse c'era anche un po' meno distanza (di livello, intendo) fra un giovane appassionato con la fissa e i top dell'epoca.

Intanto che scrivo penso di aver scritto un cumulo di stronzate superficiali e inutili, ma vabbè.
Le lascio scritte così magari più tardi mi viene in mente qualcosa di più intelligente e di più vero.
Rolling Eyes

Ultima modifica di giggio il Sab Apr 21, 2012 1:40 am, modificato 1 volta

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Messaggio il Mer Apr 11, 2012 6:47 pm  funkazzista

MauMau ha scritto:... Ad esempio su FV c'è quel topic celebrativo...
Chiamato? :mrgreen:

Io posso dire quello che hanno di speciale PER ME: negli anni '80 ero un teenager e ho scoperto l'arrampicata in quel periodo... è inevitabile che li ricordi con piacere.
Non dico che era meglio di oggi (se non per l'età :mrgreen:)... è impossibile paragonare.

Poi mi sembra di poter dire che per l'arrampicata hanno rappresentato un punto di svolta, un periodo in cui c'è stata una fortissima evoluzione e una cristallizzazione attorno ad alcuni modelli.
Per fare solo l'esempio del livello: tra l'80 e il '90 si è passati dal quasi 8a al quasi 9a, mentre dal 1991 (Action Directe) ad oggi il livello è salito "solo" fino al 9b.
Si, lo so che è inevitabile e che l'evoluzione sarà sempre più lenta e blablabla, ma è per dire che in quegli anni l'arrampicata ha fatto un notevole salto in avanti e quindi un po' è vero che sono stati un'epoca d'oro irripetibile.

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Messaggio il Mer Apr 11, 2012 7:07 pm  LucaVi

Ma infatti io non li esalto. Tutt'altro: sono stati gli anni del riflusso!

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Messaggio il Mer Apr 11, 2012 8:22 pm  karamella

i Duran Duran? Rolling Eyes

(cheffaccio, mi vergogno un pochetto?)

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Messaggio il Mer Apr 11, 2012 9:00 pm  Paolin

karamella ha scritto:i Duran Duran? Rolling Eyes

(cheffaccio, mi vergogno un pochetto?)

no, i Duran erano dei grandi! (Anche se io preferirei il Thrash metal delgi anni 80.. )

Secondo me gli anni 80 sono speciali per chi ha piu' o meno la nostra eta' Kara-mella (anzi forse per chi e' un po' piu' vecchio di noi...) e in quegli anni era un teenager...
La nostalgia dei bei tempi insomma.... Rolling Eyes

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Messaggio il Mer Apr 11, 2012 9:14 pm  KAZAN1975

Paolin ha scritto:
karamella ha scritto:i Duran Duran? Rolling Eyes

(cheffaccio, mi vergogno un pochetto?)

no, i Duran erano dei grandi! (Anche se io preferirei il Thrash metal delgi anni 80.. )

Secondo me gli anni 80 sono speciali per chi ha piu' o meno la nostra eta' Kara-mella (anzi forse per chi e' un po' piu' vecchio di noi...) e in quegli anni era un teenager...
La nostalgia dei bei tempi insomma.... Rolling Eyes

sta tutto qua! Wink

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Messaggio il Mer Apr 11, 2012 9:28 pm  funkazzista

karamella ha scritto:i Duran Duran
Curioso come all'epoca li detestassi e perculassi tutti quelli che li ascoltavano, mentre oggi non vado certo a cercare i loro dischi... però alzo il volume a manetta quando in radio passano Rio. Laughing

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Messaggio il Mer Apr 11, 2012 9:31 pm  MauMau

il punto di vista sportivo mi interessa relativamente e non credo sia utile ragionare con i numeri. Ma anche qui ci sarebbe da discutere, poi magari interverrebbe qualche matematico (non certo Bert) tirando in ballo qualche formula che dimostri che in realtà ci sono stati molto più progressi negli ultimi 5 anni che tra il 1980-85. A me allora interessava relativamente poco quello che faceva Edlinger o Berhault, esattamente come ora mi interessa solo a livello di curiosità quello che fa Ondra o Sharma. Chi è il più forte? Chissenefrega! Sono poco partecipe di natura, poco incline ad emozionarmi per le performance sportive, anche se quando guardo le olimpiadi invece mi capita spesso di commuovermi nelle gare di atletica Rolling Eyes Nelle gare di arrampicata mai, ricordo solo un tallonaggio e ribaltamento di Legrand che mi strappò un'emozione. Per il resto zero.

dal punto di vista delle esperienze, delle emozioni, che è ciò che mi interessa, non mi sembra di vivere avventure meno intense oggi. Certo, i pantacollant non li metto più ed ho i capelli bianchi, ma poco cambia. E non mi sembra che i personaggi di oggi siano poi tanto diversi, anche se indubbiamente allora ognuno di essi aveva più carisma, ma soprattutto lo sapeva trasmettere. Oggi ce ne sono di più e nel mare magnum è difficile cogliere le cose interessanti, soprattutto per chi segue distrattamente. A me per esempio piace Favresse, mi è arrivata ieri una mail che descrive la loro ultima impresa, mi sembra in Venezuela, ma anche quella l'ho guardata distrattamente. Sono vecchio, forse si Embarassed Ma forse proprio per questo mi concentro ancora di più su ciò che sono, piuttosto che su ciò che vorrei essere

Oggi è sicuramente cambiato il modo di comunicare. Honnold lo fa coi video, ma probabilmente non tutti riescono a cogliere la portata delle cose che fa attraverso le immagini, o forse essendo ancorati (come me) ad un vecchio modo di comunicare, vorrebbero di più, vorrebbero da lui quello che non può (sa) dare. Probabilmente se facessi un'intervista a Honnold non direbbe niente di speciale, niente in grado di emozionarmi, ma semplicemente perchè quello non è il suo modo di comunicare... Poi quando ho saputo che ha rifiutato una pasta all'italiana per un cheesburger...bannato! :mrgreen:

Partendo dal fatto che anche a me un Mariacher intriga di più che un Honnold, ho però il sospetto che attorno a Mariacher vi sia molto mito, che non è stato certo lui ad alimentare, ma che comunque affascina, intriga. Ma poi, sotto sotto, cosa c'è? Lo scopriremo mai? Ma forse, fra vent'anni, sarà così anche per Honnold

Questo lasso di tempo, necessario alle masse per comprendere, metabolizzare, ed infine mitizzare, mi ha sempre turbato. Mi sono spesso chiesto del perchè chi fa delle cose oggi non viene capito, e si tenda invece ad esaltare quelle del passato, anche se necessariamente non altrettanto valide (ovvio tenendo conto dei tempi). Non so, vedo personaggi che negli anni ottanta non se li filava nessuno, e che facevano cose allora veramente all'avanguardia, che oggi sono invitati ovunque, e trattati con onore. Peccato che molti di loro non siano più in vita, magari gli avrebbe fatto piacere... Ad esempio Giancarlo Grassi. Oggi appena si parla di lui sembra un mito, un alpinista eccezionale, i consensi sono unanimi. Ma nelle lettere che mi scriveva, io allora avevo 20 anni, c'era tutta la rabbia e la frustrazione di non essere accettato, di essere criticato e spesso deriso. Non per niente lo chiamavano Calimero. Ma come lui ce ne sono tanti...

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Messaggio il Mer Apr 11, 2012 9:32 pm  Paolin

funkazzista ha scritto:
karamella ha scritto:i Duran Duran
Curioso come all'epoca li detestassi e perculassi tutti quelli che li ascoltavano, mentre oggi non vado certo a cercare i loro dischi... però alzo il volume a manetta quando in radio passano Rio. Laughing

Save a prayer e' una delle mie canzoni preferite... Embarassed

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Messaggio il Mer Apr 11, 2012 9:38 pm  MauMau

Paolin ha scritto:
funkazzista ha scritto:
karamella ha scritto:i Duran Duran
Curioso come all'epoca li detestassi e perculassi tutti quelli che li ascoltavano, mentre oggi non vado certo a cercare i loro dischi... però alzo il volume a manetta quando in radio passano Rio. Laughing

Save a prayer e' una delle mie canzoni preferite... Embarassed

ma erano meglio gli ultravox, i duran erano per ragazzine come Claudia Twisted Evil mrgreen

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Messaggio il Mer Apr 11, 2012 9:41 pm  KAZAN1975

MauMau ha scritto:
Paolin ha scritto:
funkazzista ha scritto:
karamella ha scritto:i Duran Duran
Curioso come all'epoca li detestassi e perculassi tutti quelli che li ascoltavano, mentre oggi non vado certo a cercare i loro dischi... però alzo il volume a manetta quando in radio passano Rio. Laughing

Save a prayer e' una delle mie canzoni preferite... Embarassed

ma erano meglio gli ultravox, i duran erano per ragazzine come Claudia Twisted Evil
ultravox tutta la vita! Very Happy

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Messaggio il Mer Apr 11, 2012 9:44 pm  funkazzista

KAZAN1975 e MauMau ha scritto:ultravox
Beh, ce n'erano a bizzeffe meglio dei Duran mrgreen
Ma siamo OT

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Messaggio il Mer Apr 11, 2012 9:50 pm  LucaVi

Giancarlo Grassi l'ho incontrato con i miei amici Dangers al Sass Maor nel 1989. Ti assicuro che era già un mito. Al Velo e nei giorni successivi al Pradidali, arrivato lui non si parlava d'altro.
Era con dei clienti francesi e avevano intenzione di ripetere Supermatita. Eravamo esterrefatti. Supermatita con dei clienti?! Lui ci rispose: "Va be', se non passiamo usciamo per la Solleder".
Quella sua frase diventò per noi e per anni un tormentone lungo qualsiasi itinerario, anche il più facile: "E se non ce la facciamo? Tranquilli, usciamo per la Solleder!".

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Messaggio il Mer Apr 11, 2012 9:57 pm  virgy

MauMau ha scritto:
Mi sono spesso chiesto del perchè chi fa delle cose oggi non viene capito, e si tenda invece ad esaltare quelle del passato, anche se necessariamente non altrettanto valide (ovvio tenendo conto dei tempi). Non so, vedo personaggi che negli anni ottanta non se li filava nessuno, e che facevano cose allora veramente all'avanguardia, che oggi sono invitati ovunque, e trattati con onore. Peccato che molti di loro non siano più in vita, magari gli avrebbe fatto piacere... Ad esempio Giancarlo Grassi. Oggi appena si parla di lui sembra un mito, un alpinista eccezionale, i consensi sono unanimi. Ma nelle lettere che mi scriveva, io allora avevo 20 anni, c'era tutta la rabbia e la frustrazione di non essere accettato, di essere criticato e spesso deriso. Non per niente lo chiamavano Calimero. Ma come lui ce ne sono tanti...

ma accade spesso e in tanti ambiti questo discorso che fai, non penso solo nella scalata
perchè è nell'indole umana, forse, capire o essere più vicino a quello che è stato negli anni passati che non a quello che accade adesso

il passato lo capisci proprio perchè è finito, chiuso, andato...lo capisci e ti avvicini forse perchè più chiaro, perchè fa meno paura
il passato lo hai metabolizzato e quindi accettato in qualche modo, allora puoi anche permetterti di ingigantire il suo valore, ti puoi permettere di dargli un'importanza che non sempre merita

tanto è "passato" e tu sei "passato" indenne....




poi nello specifico, cioè nella scalata, non so che dirti, visto che negli anni 80 non sapevo neppure che esistesse la roccia Embarassed

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Messaggio il Mer Apr 11, 2012 9:58 pm  Ospite

Cos hanno di tanto speciale?

ci sono nato io, oh yes baby Cool

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Messaggio il Mer Apr 11, 2012 9:58 pm  MauMau

funkazzista ha scritto:
Ma siamo OT

ma non più di tanto. Io ricordo che la prima volta che andammo in Verdon, partimmo da Torino alle 8 di sera. Guidavo io, che forse ero anche l'unico ad avere la patente. Gli altri dormivano ed io avevo una sola cassetta, era Avalon dei Roxy Music. Per tutta la notte l'ho sentita avanti ed indietro e quando alle 4 siamo arrivati al campeggio, ero devastato, ma ero rimasto sveglio solo grazie alla musica. Da quel giorno quando sento quel pezzo penso al Verdon, è una specie di colonna sonora mrgreen

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Messaggio il Mer Apr 11, 2012 10:02 pm  MauMau

LucaVi ha scritto:Giancarlo Grassi l'ho incontrato con i miei amici Dangers al Sass Maor nel 1989. Ti assicuro che era già un mito. Al Velo e nei giorni successivi al Pradidali, arrivato lui non si parlava d'altro.
Era con dei clienti francesi e avevano intenzione di ripetere Supermatita. Eravamo esterrefatti. Supermatita con dei clienti?! Lui ci rispose: "Va be', se non passiamo usciamo per la Solleder".
Quella sua frase diventò per noi e per anni un tormentone lungo qualsiasi itinerario, anche il più facile: "E se non ce la facciamo? Tranquilli, usciamo per la Solleder!".

nell'89 non so, ma nell'84 era come ti ho detto. Forse negli ultimi anni della sua vita aveva trovato una certa gratificazione, ma prima certo no. Poi non credo nemmeno sapesse esattamente cosa volesse dire ripetere Supermatita, lasciatelo dire fuori dal mito mrgreen

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Messaggio il Mer Apr 11, 2012 10:17 pm  schen

vabbè, ma fino a qualche tempo fa c'era la stessa venerazione per gli anni '70.. in Valle Orco nell'82 e segg. ci dicevamo:" pensa essere qui 10 anni fa con Manera, Motti, Galante e compagnia bella.. che figata doveva essere.. ".
Ciò di cui si è solo sentito parlare ma non si è vissuto, è sempre un bel mito da idealizzare.
Quando ho fatto un paio di scialpinistiche dal rif.Levi Molinari nel'97 ho fatto ripetere 2 volte il cognome al gestore per essere davvero certo di avere davanti a me Massimo "max" Demichela.. l'ho massacrato di domande (e lui comunque mi pare sia stato felice di esserlo..) chiedendogli racconti e aneddoti davanti ad una raffica di birre.
"California dreamin' "

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Messaggio il Mer Apr 11, 2012 10:20 pm  funkazzista

MauMau ha scritto:il punto di vista sportivo mi interessa relativamente e non credo sia utile ragionare con i numeri. [...] A me allora interessava relativamente poco quello che faceva Edlinger o Berhault, esattamente come ora mi interessa solo a livello di curiosità quello che fa Ondra o Sharma. Chi è il più forte? Chissenefrega!
Siamo d'accordo. Sta di fatto che di "speciale" negli anni '80 c'è stata un'evoluzione che non si è ripetuta nei decenni successivi.

MauMau ha scritto: Sono poco partecipe di natura, poco incline ad emozionarmi per le performance sportive, anche se quando guardo le olimpiadi invece mi capita spesso di commuovermi nelle gare di atletica Rolling Eyes Nelle gare di arrampicata mai, ricordo solo un tallonaggio e ribaltamento di Legrand che mi strappò un'emozione. Per il resto zero.
Quoto. Io ricordo al Rock Master (altre gare non ne ho mai viste dal vivo) un riposo senza mani di Legrand dove gli altri cadevano: magnifico!

MauMau ha scritto:Partendo dal fatto che anche a me un Mariacher intriga di più che un Honnold, ho però il sospetto che attorno a Mariacher vi sia molto mito, che non è stato certo lui ad alimentare, ma che comunque affascina, intriga. Ma poi, sotto sotto, cosa c'è? Lo scopriremo mai? Ma forse, fra vent'anni, sarà così anche per Honnold
Esatto. Ondra e Sharma sono i Mariacher dei ragazzi di oggi.

MauMau ha scritto:Questo lasso di tempo, necessario alle masse per comprendere, metabolizzare, ed infine mitizzare, mi ha sempre turbato. Mi sono spesso chiesto del perchè chi fa delle cose oggi non viene capito, e si tenda invece ad esaltare quelle del passato, anche se necessariamente non altrettanto valide (ovvio tenendo conto dei tempi). Non so, vedo personaggi che negli anni ottanta non se li filava nessuno, e che facevano cose allora veramente all'avanguardia, che oggi sono invitati ovunque, e trattati con onore. Peccato che molti di loro non siano più in vita, magari gli avrebbe fatto piacere... Ad esempio Giancarlo Grassi. Oggi appena si parla di lui sembra un mito, un alpinista eccezionale, i consensi sono unanimi. Ma nelle lettere che mi scriveva, io allora avevo 20 anni, c'era tutta la rabbia e la frustrazione di non essere accettato, di essere criticato e spesso deriso. Non per niente lo chiamavano Calimero. Ma come lui ce ne sono tanti...
Mah... non condivido.
Ci sono personaggi che diventano subito dei miti, senza che sia necessario che passi del tempo.
Vedi Edlinger, Berhault, Gullich, Bachar, ecc. negli anni '80; vedi Ondra, Sharma, Honnold, Favresse, ecc. oggi.
E' vero che, come in tutti i campi, ci sono personaggi che non vengono "capiti" subito, ma non mi sembra che sia la regola.

Per quanto riguarda Grassi (si, lo so che era un esempio tanto per dire), forse la nomea del Calimero ce l'aveva solo nell'ambiente Piemontese, perché anche per quanto mi riguarda l'ho sempre visto come un mito: uno come lui che spaziava dall'alpinismo alle cascate alle goulotte fantasma alla "libera" al sassismo non poteva essere altrimenti.

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Messaggio il Mer Apr 11, 2012 10:31 pm  MauMau

quello che voglio dire io è che ho conosciuto Grassi prima che diventasse un mito. Lo vedevamo come una persona normalissima e a dir la verità come un mediocre arrampicatore. Lo stimavamo per l'instancabile voglia di fare e di scoprire, ma allora erano i più che lo criticavano e le nuove leve sportive (Bernardi, Gallo etc) non lo mettevano certo in buona luce. Del resto allora c'erano dei perfetti sconosciuti come Massari che ti facevano il 6c slegato in montagna, cose impensabili per Giancarlo. Lui ha sempre praticato un alpinismo di idee, che inevitabilmente cozza con le nuove generazioni, ed io ne so ben qualcosa! Poi però son cambiate le cose. E tu che lo hai conosciuto dal vero, rimani spiazzato. Non so come lui e Motti vivrebbero questa fama, oggi...
Lo stesso in fondo è avvenuto per il Nuovo Mattino e tutto il resto, che anche io ho contribuito a mitizzare

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Messaggio il Gio Apr 12, 2012 7:32 am  buzz

Secondo me la questione non ha nulla a che vedere con l'arrampicata in sè.
E' in realta un moto spontaneo delle umane cose...

Il primo punto è ben descritto da Giggio: Mariacher è più divertente di Honnold.
E' la reazione liberatoria di chi si trova stretto fra due spinte opposte:
la prima è che ora è praticamente tutto codificato, sponsorizzato, etichettato, paradossalmente anche il dissacrante è parte del sistema.
Si prova invidia per quando il dissacrare era genuinamente un atto che invece di essere autoreferenziale si espandeva e caricava di significato.
Oggi c'è una sola cosa che si possa fare che avrebbe questo valore: agire in totale silenzio. Ma paradossalmente questo non comunica, quindi non è conoscibile per definizione.
Domani, forse, quando verrà alla luce l'eroe eponimo di questa epoca di clamore, quello che sta facendo in silenzio, allora diverrà mito.

(c'è da dire che negli anni 80 l'arrampicata arrivava buona ultima, anzi, direi persino in controtendenza, a cavalcare l'onda del dissacrante, che aveva attraversato la società ben prima e anzi si era in pieno riflusso)

Il secondo motivo, anche questo umano, troppo umano, riguarda la nascita del mito. Il quale deve essere conosciuto ma non abbastanza. Il mito deve essere lontano, irraggiungibile. Se lo puoi toccare, se vedi che è come te, se mangia, beve, prende raffreddori, si stanca, ha paura... ad una fase iniziale di congratulazione (che bello, questo mito, come è umano, è proprio come me e te!) subentra la fase della delusione (ma quale mito, io chissà che mi credevo, è uno come tutti, anzi quello è meglio... )
Per questo il mito più resistente è quello morto. Intangibile dalle umane debolezze. Consegnato alla leggenda mani e piedi (e fuseaux).

Quindi gli anni 80 erano già abbastanza mediatizzati da avere una buona scorta di figurine leggendarie. Ma abbastanza lontani da consegnare certe immagini alla mitologia.

E poi, non ultimo, il soffiare sul fuoco della nostalgia di chi c'era allora, una nostalgia che è quella della sua giovinezza, che appare sempre meglio della giovinezza altrui. Perché quella era la sua, semplicemente.
Insomma... eh... ai miei tempi, noi saltavamo i fossi per lungo... voi invece...

Per fortuna c'è chi ne è esente. Come Maumau.
Menomale. Il reducismo nostalgico è una delle cose più patetiche cui è dato di assistere. A volte è imbarazzante.

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Messaggio il Gio Apr 12, 2012 8:02 am  MauMau

Bel messaggio Buzz, belle riflessioni. E condivido anche quello che ha scritto Virgy, l'arrampicata c'entra relativamente. E se per Luca non vale perchè gli 80 sono stati il peggio, magari lui ricorda il 68 come un tempo irripetibile. Io son figlio degli 80, alle assemblee mi facevo vedere, prendevo quasi mai la parola, poi sgusciavo fuori di soppiatto per andare in montagna. Come diceva Baccini di Vecchioni... quando scoprivo che al casello autostradale c'era lo sciopero, facevo la faccia seria, ma intanto dentro ridevo... mrgreen

No Buzz, non sono del tutto esente dalla nostalgia. Mi salva forse il vivere belle avventure anche oggi. Nel 2000 ho cominciato l'esplorazione della Sicilia in tema di vie moderne e per me era esattamente come andare al Sergent nel 1982. Sotto le pareti di San Vito c'erano solo le vie di Gogna, Antonioli, Manfrè... ed era poco o nulla, praticamente niente. Era tutto da fare e nessuno, 10 anni fa, si ricordava che lì c'erano delle pareti. In Turchia lo stesso, un po' anche in Marocco, ora in Corsica. Sono posti che si sà che ci sono, ma nessuno se ne ricorda. Lì vivo il mio perenne 68, i miei perenni anni ottanta. Quando appenderò le scarpette, forse diventerò anche io nostalgico, poi vi tedierò con scritti alla Spiro su Motti etc Mad Mad

L'altra sera, in gelateria su al nord-est, ho avuto una discussione con un amico. Lui mi raccontava eccitato di aver letto che uno dei top climber degli anni novanta aveva avuto un figlio. E che raccontava in un'intervista che questo figlio l'aveva cambiato. Il mio amico trovava questo molto bello e interessante. Io allora gli ho detto: e beh? Per tutti è così. Non ti sembra una banalità? Se questo non fosse un top climber, questa sarebbe una notizia?? Nella discussione che ne è uscita anche io ho sostenuto che ai miei tempi i climber avevano cose più interessanti da dire e da raccontare, se non queste ovvietà, che a ben vedere fanno parte della vita di tutti. Ma la questione rimane. La percezione che abbiamo degli eroi di ogni epoca è falsata da quello che hanno fatto/fanno, è distorta dal mito. Per questo preferisco, ed ho bisogno, un mito umano, non sovrumano. E che quando voglia comunicare delle cose della sua vita venga magari su Verticalmente, non in televisione mrgreen

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Messaggio il Gio Apr 12, 2012 8:07 am  Drugo Lebowsky

funkazzista ha scritto:
MauMau ha scritto:... Ad esempio Giancarlo Grassi. Oggi appena si parla di lui sembra un mito, un alpinista eccezionale, i consensi sono unanimi. Ma nelle lettere che mi scriveva, io allora avevo 20 anni, c'era tutta la rabbia e la frustrazione di non essere accettato, di essere criticato e spesso deriso. Non per niente lo chiamavano Calimero. Ma come lui ce ne sono tanti...


Per quanto riguarda Grassi (si, lo so che era un esempio tanto per dire), forse la nomea del Calimero ce l'aveva solo nell'ambiente Piemontese, perché anche per quanto mi riguarda l'ho sempre visto come un mito: uno come lui che spaziava dall'alpinismo alle cascate alle goulotte fantasma alla "libera" al sassismo non poteva essere altrimenti.


in ogni ambiente, sport o lavoro o ombre&trombe, vi sono persone che fanno e tacciono.
vi sono persone che fanno e lo raccontano, come Grassi.
ed anche chi fa fin là, ma la sa raccontare (...)

allora, per chi non è, o non ha contatti, con quel determinato ambiente, è ovvio che è quanto appare nei media a suscitare gli eventuali apprezzamenti... e magari a stimolare la fantasia ed a creare il mito (... per chi ne ha il gusto).
a maggior ragione a quel tempo in cui c'era solo la carta stampata a mettere in luce certe azioni<=>persone.

tu leggevi o oggi vedi sul tubo MrX e dici "cazzo che bravo!"
ma se sei del suo giro, del suo ambiente, conosci retroscena e balle varie e può essere che tu lo apprezzi ancor di più; o assai meno...

l'esempio di grassi è trasferibile a tanti altri personaggi

la morale è sempre quella: la storia la fa chi si propone lasciando un qlcs ed a come questo è stato trasmesso dallo stesso e da "chi scrive" (giornalisti, storici ecc...)
la storia la fa chi vince


così, se nel 2069 D.L. verrà citato come uno dei più grandi alpiniti del mondo, solo voi saprete che in realtà era un gran cacciapalle e sommo rompicoglioni.
ma intanto D.L. avrà vinto cann

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Messaggio il Gio Apr 12, 2012 8:10 am  Drugo Lebowsky

Buzz ha scritto:
E poi, non ultimo, il soffiare sul fuoco della nostalgia di chi c'era allora, una nostalgia che è quella della sua giovinezza, che appare sempre meglio della giovinezza altrui. Perché quella era la sua, semplicemente.
Insomma... eh... ai miei tempi, noi saltavamo i fossi per lungo... voi invece...

Per fortuna c'è chi ne è esente. Come Maumau.
Menomale. Il reducismo nostalgico è una delle cose più patetiche cui è dato di assistere. A volte è imbarazzante.

'ndè in mona ti e maumau-che-ne-è-esente Evil or Very Mad Evil or Very Mad Evil or Very Mad

saltare i fossi per lungo era tanto bello.... Crying or Very sad Crying or Very sad Crying or Very sad mrgreen

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