Ritratti di Grandi Alpinisti: Pierre Beghin

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Ritratti di Grandi Alpinisti: Pierre Beghin




ha detto:

"La mia grande passione dopo la montagna? Poter sempre scegliere di andare o a destra o a sinistra. Anzi, forse è il motivo per cui la mia prima passione è la montagna”.








Una doppia su un solo friend, nell’immensa verticale dell’Annapurna: il friend che scivola, la caduta infinita sotto gli occhi atterriti del compagno Lafaille, che riuscirà poi a salvarsi con una discesa senza corda da leggenda.
Un incidente dovuto alla velocità, cui Pierre Beghin era grande interprete e fautore. Dei giovani leoni ruggenti francesi, Beghin era uno dei migliori, come gli altri capace di correre sulle classiche delle Alpi laddove pochi anni prima si usava bivaccare più volte.
Beghin aveva poi trasportato questo stile in Himalaya, con feroci corse sul Manaslu (prima salita sulla Ovest, con lo svizzero Muller, nel 1981 ), sul Kangchenjunga ( prima solitaria ), sul Dhaulagiri, in stile alpino, nel 1984, sul K2 ( con Profit, prima salita dello spigolo Nord Ovest , 1991 ); anche qualche sconfitta, certo, fra cui la solita Sud del Lhotse ( quella poi vinta da Cesen e su cui avevano trovato la morte Kukuzka e Jagger ), che lo aveva visto ritirarsi con Profit.
La doppia su un solo friend è insomma la sintesi dei rischi e dei vantaggi dell’alpinismo estremo moderno, che esige velocità, leggerezza di materiali, grande preparazione psicofisica, allenamenti in falesia e a bassa quota per essere tecnici e rapidi ad alta quota. Zaino vuoto o quasi, e totale affidamento ai propri mezzi. Un alpinismo che lo portava a salire spesso da solo, e in apertura, senza materiale da bivacco, su pareti dove fino a quel momento di bivacchi ne erano stati fatti almeno uno. Un allenamento che prevedeva ciclismo, corsa, stretching. Possiamo dire, senza tema di smentite, che Beghin e Lafaille erano davvero dei rivoluzionari, in quel tentativo. E che forse la tragedia contribuì ad arrestare per molti anni un certo tipo concezione, facendo tornare molte spedizioni Himalayane ad un approccio più sicuro ma indubbiamente vecchio.
In Francia fu meno profeta degli altri leoni, forse perché in realtà era nato in Olanda, e questo faceva un po’ di differenza. Come le sue interviste, in cui si perdeva a parlare di musica classica. A nostro parere, un grandissimo.
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Trittiko

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Messaggio il Dom Apr 15, 2012 7:26 pm  buzz

Pierre Béghin – (1951 – 1992)
da http://www.angeloelli.it/index.htm

Nato a Rotterdam nel 1951, ma parigino dai sei anni in poi, Pierre Béghin legge i libri di Céline, Conrad e Roth e ama il capolavoro di Luchino Visconti “Morte a Venezia”. E’ ingegnere minerario, specialista di neve e di valanghe e consigliere tecnico per i materiali alpinistici. Curioso connubio di sedentario e avventuriero, si definisce «un egoista un po’ appassionato». Pierre Béghin è un razionale che ha condotto un’attività da duro sulle Alpi, con difficili solitarie e due prime invernali di valore assoluto sulla via Gervasutti e Devies all’Ailefroide (1974) e sulla Bonatti e Vaucher alla Punta Whymper delle Grandes Jorasses (1977).




1972 - 17/19 marzo. con Roger Raymond, effettuano la 1° invernale per lo Sperone Centrale Est-Nordest del versante orientale del Mont Blanc du Tacul, (Pilastro Boccalatte). Lo sperone centrale scende dalla cima più in basso degli altri sul ghiacciaio, con la base a 3300 m. Non ha una linea definita e regolare essendo costituito da più speroni e risalti, tuttavia separa nettamente il versante Nord-Est dal versante Est del Mont Blanc du Tacul. Sopra il massiccio zoccolo di base, dopo un intaglio, sale la parte centrale vera e propria dello sperone. Sul versante meridionale si aggira facilmente la Torre Rossa, costeggiando un canale e seguendo una costola a sinistra e salendo per un canalino all'intaglio a monte, di nuovo sul filo dello spigolo. Qui inizia il Pilastro Terminale. Si raggiunge un suo primo risalto e si continua per la cresta aggirando a destra i suoi numerosi piccoli gendarmi. L'ultimo gendarme alto 30 m. si supera sul filo con bella arrampicata (III° , IV°, con 1 passo di IV°+ ) e un breve pendio nevoso porta in cima. - Gruppo Mont Blanc du Tacul - Massiccio del Monte Bianco.

1973 - 21 agosto. realizza la 1ª solitaria del Pilone Nord o di Destra del Frêney, (o Pilone Gervasutti) della parete Sud, raggiungendo la vetta del Monte Bianco di Courmayeur 4765 m. e per la cresta la cima del Monte Bianco. – Contrafforti Italiani – Massiccio del Monte Bianco.

1974 - prima spedizione extraeuropea, Torre di Biaho, in Karakorum.

1977 – realizza la prima invernale solitaria sulla via Bonatti-Vaucher alla Punta Whymper delle Grandes Jorasses.

1978 - con Xavier Fargeas e ha salito in tre giorni la parete Nord del Nevado Huascarán.

1980 - prende parte alla spedizione transalpina al pilastro Sudovest del Dhaulagiri e riesce a risolvere il durissimo tratto finale.

1981 - riparte con tre compagni soltanto: Bretain, Chaix e Muller; con quest’ultimo raggiunge la vetta del Manaslu lungo la sconfinata e complessa parete Ovest, di quasi 4000 metri.

1983 - severa esperienza solitaria sul versante Sudovest del Kangchenjunga (appena quattro giorni dal campo base alla vetta) e matura il progetto di tentare il pilastro Sud del Dhaulagiri in stile alpino.

1984 - realizza la salita sul versante Sudovest del Kangchenjunga con Jean Noël Roche.

1987 - con mezzi leggeri, replica sulla splendida parete Nord dello Jannu.

1989 - la ripetizione della via jugoslava sulla parete Sud del Makalu, in solitaria dai 7100 metri alla vetta. E’ forse l’impresa più impressionante, che dimostra il perfetto autocontrollo di Pierre Béghin alle alte quote: «Per riuscire in Himalaya ci vuole veramente una motivazione enorme. Io credo di essere arrivato in cima al Makalu perché avevo superato il punto di non ritorno senza pormi la questione. Io vivevo l’attimo senza pensare ad altro, e in ogni caso avevo veramente l’impressione di fare ciò che dovevo fare. Il passato e il futuro non esistevano più» (Montagnes Magazine n. 122).

1991 – 14 agosto – Giunge finalmente la salita in stile alpino della cresta Nord-ovest del K2, un problema molto corteggiato. Il compagno di Pierre Béghin è Christophe Profit, con cui ha già tentato nel 1990 la parete Sud del Lhotse.


K2, Pakistan, salita della cresta nord ovest del K2, stile alpino, Christophe Profit
fotografo: Pierre Béghin



K2, Pakistan, cresta nord ovest, stile alpino, Pierre Beghin e Christophe Profit
fotografo: Pierre Béghin


1992 - ha ormai passato i quarant’anni, ma riparte ancora una volta per Himalaya con il giovane fuoriclasse Jean Christophe Lafaille. Tentano un itinerario molto ambizioso sulla parete Sud dell’Annapurna, con difficoltà paragonabili alla Nord delle Droites. In quattro giorni i due francesi salgono molto in alto, ma l’11 ottobre il tempo si mette brutto e sono costretti alla discesa. Il vento fortissimo e la scarsità dell’attrezzatura – incognita di ogni spedizione leggera – li costringono a manovre non proprio ortodosse. A 7400 metri cede l’unico friend a cui è ancorata la corda doppia e Pierre Béghin precipita con tutto il materiale da scalata.
Jean Christophe Lafaille, naufrago sull’immensa muraglia, riesce incredibilmente a scendere con uno spezzone di corda di 20 metri e un braccio rotto da una scarica di sassi, ma per Pierre Béghin, l’ingegnere degli Ottomila, non ci sono più speranze.

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