Vecchie Glorie del Gran Sasso

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160412

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Vecchie Glorie del Gran Sasso




Il primo sesto grado?
di Gianni Battimelli


All’alba di un giorno di ottobre del 1934, due figure lasciavano l’albergo di Campo Imperatore dirigendosi verso il passo del Cannone e la Sella dei Due Corni. Caso raro all’epoca, non erano due alpinisti locali (aquilani, o “Aquilotti” di Pietracamela), e nemmeno due dei pochi romani che allora frequentavano il massiccio con intenzioni alpinistiche.

dal sito http://www.vecchiegloriedelgransasso.it

Pure, nonostante venissero da molto più lontano, almeno uno di loro si poteva quasi considerare di casa al Gran Sasso. Da oltre un decennio il conte Aldo Bonacossa aveva costruito un solido rapporto con la grande montagna appenninica. Primo a salire d’inverno con gli sci, e da solo, la vetta principale del Corno Grande, nel 1923, aveva poi preso gusto per la pratica dello sci-alpinismo nel massiccio, realizzando le prime salite in sci del Camicia, nell’inverno del 1931, e dell’Intermesoli, nel marzo del 1932, in compagnia di L. Binaghi e di Ninì Pietrasanta.

Soprattutto, Bonacossa aveva stabilito una sorta di rapporto di proprietà esclusiva con le creste del Corno Piccolo, effettuando agli inizi di novembre (!) del 1923, in compagnia di Enrico Iannetta (l’anima trainante dell’alpinismo romano dell’epoca), le prime salite della cresta nord-est e, il giorno successivo, della cresta ovest, nota come cresta delle Spalle, risalendo il facile canale tra la Seconda e la Prima Spalla e quindi lo spigolo di quest’ultima. Rimaneva la cresta sud: la più semplice, se si evitano sull’uno o sull’altro versante i numerosi torrioni e gendarmi che la caratterizzano.

Già nel 1911 Chiaraviglio e Berthelet avevano raggiunto la cima sfruttando con astuto percorso i punti deboli della cresta, con un itinerario su ottima roccia destinato a diventare classico, con difficoltà che non superano il terzo grado.

Più tardi, nel 1933, Fosco Maraini con Nico Arnoldi aveva superato con una splendida arrampicata la breve ma spettacolare parete del gendarme principale della cresta, il torrione Cichetti. Ma un percorso integrale restava ancora da compiere, e il tratto certamente più impegnativo era costituito dal primo risalto, il verticale sperone della Punta dei Due che precipita direttamente sulle ghiaie della Sella dei Due Corni.


Sulla Gervasutti (da http://www.auaa.it/alpinismo/122-spigolo-gervasutti )

Per fare definitivamente suo il Corno Piccolo, Bonacossa era venuto questa volta con un compagno all’altezza delle difficoltà tecniche di ordine superiore che bisognava aspettarsi: con lui, a studiare dal basso l’itinerario in quel primo mattino di ottobre, c’era Giusto Gervasutti, il “Fortissimo”.

Non esiste, nelle pagine autobiografiche di Gervasutti nè nella letteratura su di lui, traccia di un resoconto diretto di quella giornata; e certamente, nella carriera alpinistica del Fortissimo, quella breve salita su un torrione del Corno Piccolo non rappresenta un momento particolarmente significativo, degno di speciali attenzioni.
Dobbiamo perciò solo immaginare Giusto, ormai in alto dopo le prime due lunghezze sullo spigolo, ritto in precario equilibrio sulla scaglia oltre la quale si drizza una corta ma liscia placca quasi verticale, che, dopo aver battuto un chiodo e passata la corda nel moschettone, lancia un tacito sguardo d’intesa al compagno e si lancia con decisione sul passo chiave.

Parafrasando una celebre sentenza, “un piccolo passo nella storia di Gervasutti, un grande passo nella storia del Gran Sasso”: perchè Gervasutti, forte della sua esperienza alpina e della conoscenza diretta dei livelli tecnici cui è giunta l’arrampicata dolomitica, non ha esitazioni a valutare il passaggio.

La relazione tecnica della salita, che compare sulla guida del Gran Sasso della serie grigia CAI-TCI (o meglio, all’epoca, Centro Alpinistico Italiano e Consociazione Turistica Italiana) curata da C. Landi Vittorj e S.
Pietrostefani nel 1943, menziona, unica in tutto il volume, il fatidico numero sei: “al terzo chiodo, passaggio di 6°”.

Per lungo tempo, la placca superata da Gervasutti resterà il solo esempio ufficiale
dell’”estremamente difficile” nell’intero massiccio.

Rimaneva il problema, ancora aperto all’indomani degli sconvolgimenti della guerra, di tracciare al Gran Sasso una vera “via di sesto grado”: lo spigolo della Punta dei Due, se pure conteneva un breve passo della massima difficoltà, era troppo limitato come respiro complessivo, poco più che una esercitazione da palestra. Il dopoguerra è periodo di grandi cambiamenti, e di importanti riorganizzazioni della scena dell’alpinismo del Centro Italia: in particolare a Roma, dove si ricostituisce un attivo gruppo di alpinisti attorno alla SUCAI, animato dalle figure di Paolo Consiglio e Marino Dall’Oglio.

I sucaini sanno quanto il livello tecnico dell’alpinismo al Gran Sasso sia ancora arretrato
rispetto alle Alpi, in particolare rispetto a quelle Dolomiti su cui alcuni di loro si sono fatti le ossa ripetendo itinerari di prestigio. E’ esplicito il giudizio di Paolo Consiglio nell’articolo su “Vecchio e nuovo in quel del Gran Sasso”, pubblicato su “L’Appennino” del 1954: “possiamo dire che l’alpinismo al Gran Sasso si fosse arrestato alle porte dell’estremamente difficile... con alcune belle vie di 5° e la salita di Gervasutti alla Punta dei Due, una via corta ma dura, circa 100 m. di 5° con un pass. di 6°. E tuttavia non che manchino le grandi pareti liscie ed ardite... Fra queste non la più dura (che ancora veri formidabili problemi sul versante teramano attendono la loro soluzione), ma forse la più immediata per facilità di accesso e perchè appartenente alla vetta più alta era la parete Est della vetta Occidentale”.


la parete est del corno grande

Già nell’ottobre del 1948 Consiglio e Dall’Oglio, in compagnia degli altri sucaini romani Raoul Beghé e Luciano Sbarigia, tracciano una via che aggira gli strapiombi e le placche più lisce con un andamento obliquo dall’estrema destra della parete fino ad uscire tutto a sinistra sugli ultimi salti dello spigolo Sud-Est. La via Sucai non risolve però il vero problema, quello di un tracciato nel bel mezzo della parete, dove una evidentissima fessura segna il naturale punto di attacco di una possibile via diretta.

Lì aveva provato, nel 1943, l’aquilano Andrea Bafile, ma il tentativo si era concluso già al primo tiro con una rovinosa caduta. Sorte analoga, anche se con conseguenze meno drammatiche, tocca ai sucaini che, il giorno dopo aver tracciato la via Sucai, si portano sotto la fessura: “attaccò Luciano, ma più o meno nel punto dove era volato Bafile, ingannato dal basso alla vista di alcuni appigli invece inesistenti, volò anche lui; i chiodi questa volta ressero e se la cavò soltanto con una fortissima storta.

Ripiegammo piuttosto impressionati, ed effettivamente non eravamo ancora maturi per quella salita”. La maturazione richiede alcuni anni (con un altro tentativo nel 1952 che serve se non altro a “rompere il ghiaccio”). Nel settembre 1954 un Paolo Consiglio più forte ed esperto si ripresenta alla base della parete alla testa di un gruppo di cui fanno parte i due sucaini romani Gian Carlo Castelli e Roberto Carpi, e Sigfrido Amodeo della Sucai di Milano. Questa volta tutto fila liscio, nonostante un volo improvviso del capocordata per il cedimento di un chiodo: “Che dire ancora? La nostra euforia è irripetibile, non v’è che ripetere la via e provarla trovandosi sul vuoto pieni di sole così come eravamo noi”.

Il racconto di Consiglio trasmette questa sensazione di entusiasmo gioioso libero da ogni angoscia e paura, senza ignorare tuttavia di porre in debito risalto le difficoltà tecniche della salita: “poi ancora... una bella tirata di 6° grado con un tratto alla Dulfer fatto quasi trattenendo il respiro, leggermente, in arrampicata libera, col fiato sospeso nel pieno dominio di tutte le mie capacità fisiche e psichiche, quando veramente man mano che ci si allontana dall’ultimo chiodo diminuisce, pur aumentando la difficoltà, l’idea di un eventuale volo... e va invece sempre più facendosi strada quel senso di leggerezza ascensionale che ci fa credere di aver vinto finalmente la gravità”.

A venti anni esatti dalla comparsa del primo passaggio “ufficiale” di sesto grado, il Gran Sasso riceve così in veste “ufficiale” anche la sua prima via di sesto: la relazione tecnica menziona tre lunghezze di questo grado, oltre ad un tratto di A2.

Ma, come tante altre storie, anche la storia del primo sesto grado del Gran Sasso non finisce qui... nel senso che probabilmente comincia prima. Bisogna tornare indietro, a poco prima della visita di Bonacossa e Gervasutti, all’estate di quel fatidico anno 1934 quando l’apertura dell’albergo di Campo Imperatore agevola l’organizzazione della seconda Scuola Nazionale di Roccia del G.U.F. dell’Aquila (la prima si era tenuta l’anno precedente), che vede riuniti alpinisti di Roma e dell’Aquila attorno ad un nutrito ed agguerrito gruppo di “Aquilotti” di Pietracamela.

Dieci vie nuove sono il bilancio di quella stagione, la più prolifica dell’alpinismo del Gran Sasso d’anteguerra. Una di queste, opera dell’Aquilotto Antonio Giancola (detto “Sciarabaglio”) in cordata con Domenico d’Armi, supera nel suo tratto più repulsivo la fredda parete nord-ovest della vetta Centrale del Corno Grande che incombe sopra il ghiacciaio del Calderone, collegando tramite fessure e paretine strapiombanti una serie di terrazzi (i “Pulpiti”).


Della salita non esiste un racconto o una testimonianza diretta dei primi salitori: abbiamo solo la nota tecnica riportata nella guida di Landi Vittorj e Pietrostefani, in cui vengono
menzionati ben dodici “pulpiti” attraverso cui si snoda la via, che è valutata di quinto grado.

Giancola è probabilmente l’esponente tecnicamente più significativo dell’alpinismo locale di quel periodo: ed è un vero peccato che non ci abbia lasciato una testimonianza diretta delle sue impressioni sulla salita, che rappresenta certamente un passo avanti, in materia di difficoltà, rispetto ad una sua altra creazione dell’anno precedente. Nell’estate del 1933, in compagnia dell’altro Aquilotto Venturino Franchi (“Chiuchiu”), Giancola aveva tracciato la via della Crepa, lungo l’immenso evidente diedro che incide dalla base alla cresta sommitale la parete Est del Corno Piccolo.

Nell’introduzione al racconto di questa salita, che viene peraltro valutata di quinto grado, i due Aquilotti sono espliciti a proposito del suo significato tecnico: “per l’esperienza personale delle altre vie del Gran Sasso e per il parere di egregi scalatori che avevano studiato il problema, possiamo affermare che la via da noi seguita è estremamente difficile, comunque, sempre di parecchio più difficile di tutte le altre conosciute sul Gran Sasso, specialmente per la continuità e la costanza delle difficoltà”.
E gli stessi aggettivi ritornano nel corso della narrazione: “l’esposizione, l’assenza quasi completa di appigli, la verticalità, rendono questo tratto estremamente difficile”.
Se la Crepa è “estremamente difficile”, che dire allora della via dei Pulpiti, che è ancora più impegnativa? E perchè allora entrambe le vie vengono valutate di quinto?

Esagerazioni di provinciali che non avevano l’esperienza necessaria per costruirsi parametri di riferimento attendibili, si potrebbe pensare: ma si è forse più nel giusto se si considera che proprio la mancanza di riferimenti consolidati potrebbe aver condotto Giancola e gli Aquilotti a sottostimare, nella valutazione finale, il livello di una via come i Pulpiti, e ad esitare ad usare la dicitura proibita “sesto grado” verso cui invece non ha remore, poco più tardi, il “nordico” Gervasutti forte della sua esperienza.

In fondo, poi, stabilire attraverso i racconti originali e/o i processi alle intenzioni quale sia stato il primo vero sesto grado del Gran Sasso può ben apparire questione di lana caprina, e quello che conta è l’opinione consolidatasi nel tempo dei frequentatori attivi del massiccio.

Oggi, la Gervasutti è una delle brevi salite più frequentate del gruppo (nonostante, rispetto a sessantacinque anni fa, ci siano solo un paio di chiodi in più), e la diretta Consiglio è una classica sovente ripetuta: entrambe ben esposte al sole, su roccia che varia da buona (sulla Est del Corno Grande) a ottima (sulla Punta dei Due): i rari
ripetitori della via dei Pulpiti (fredda e su roccia spesso di dubbia qualità) ne escono sovente con i capelli dritti.

Si può mettere un punto fisso a tutta la storia chiamando ad esprimere “dei posteri l’ardua sentenza” l’ultima edizione della guida del CAI-TCI, di L. Grazzini e P. Abbate, dove ormai si parla di ottavo grado, e si può quindi guardare con occhio più distaccato alle vicende di ciò che era solo una volta “estremamente difficile”. La Gervasutti (“salita classica, elegante, con un passaggio rimasto a lungo uno dei più difficili del Gran Sasso”) è considerata TD-, con un passaggio di VI-; la diretta Consiglio (“la via più importante della parete, dal punto di vista storico”) è TD, con passaggi non obbligatori di VI- ; la via dei Pulpiti (“si tratta forse della via più impegnativa aperta in quegli anni”) è valutata anch’essa TD, con passaggi fino al VI.

l'ambiente e la parete della via dei pulpiti

buzz

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Messaggio il Lun Apr 16, 2012 11:42 am  buzz

A questo bell'articolo di Batman aggiungerei però anche la via di Andrea Bafile allo Sperone Centrale
aperta l'8 luglio 1943 che presenta dei passaggi di VI

foto del passo chiave


la via

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Messaggio il Lun Apr 16, 2012 11:52 am  Batman

Toh, guarda che si vede... Shocked


Giuro che buzz non è sulla mia lista paga Cool

Invece consiglio vivamente a chi è interessato alla storia del Gran Sasso di farsi un giro sul sito. Nonostante l'aspetto scamuffo, contiene una quantità di belle (e in molti casi altrimenti irreperibili) testimonianze su eventi e personaggi.

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Messaggio il Lun Apr 16, 2012 12:11 pm  Vic

ma sti scritti del sommo battimo, sono raccolti in un testo oltre che sul web ?
come questi ed altri, che sarebbe bello avere a casa
http://www.vecchiegloriedelgransasso.it/LinkClick.aspx?fileticket=HvCqihPZVWs%3d&tabid=86&mid=427&language=it-IT

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Messaggio il Lun Apr 16, 2012 12:20 pm  Batman

Vic ha scritto:ma sti scritti del sommo battimo, sono raccolti in un testo oltre che sul web ?
come questi ed altri, che sarebbe bello avere a casa
http://www.vecchiegloriedelgransasso.it/LinkClick.aspx?fileticket=HvCqihPZVWs%3d&tabid=86&mid=427&language=it-IT

No, ma se insistete va a finire che quando vado in pensione li raccolgo davvero.

Poi so' cazzi vostri. Vi tocca leggerli tutti e vi interrogo Twisted Evil

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Messaggio il Lun Apr 16, 2012 12:21 pm  bummi

Batman ha scritto:
Vic ha scritto:ma sti scritti del sommo battimo, sono raccolti in un testo oltre che sul web ?
come questi ed altri, che sarebbe bello avere a casa
http://www.vecchiegloriedelgransasso.it/LinkClick.aspx?fileticket=HvCqihPZVWs%3d&tabid=86&mid=427&language=it-IT

No, ma se insistete va a finire che quando vado in pensione li raccolgo davvero.

Poi so' cazzi vostri. Vi tocca leggerli tutti e vi interrogo Twisted Evil

Speriamo che tu non vada in pensione MAI, ma se proprio ti venisse voglia di raccoglierli promettiamo di applicarci. Wink

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Messaggio il Lun Apr 16, 2012 12:22 pm  Vic

Batman ha scritto:
Vic ha scritto:ma sti scritti del sommo battimo, sono raccolti in un testo oltre che sul web ?
come questi ed altri, che sarebbe bello avere a casa
http://www.vecchiegloriedelgransasso.it/LinkClick.aspx?fileticket=HvCqihPZVWs%3d&tabid=86&mid=427&language=it-IT

No, ma se insistete va a finire che quando vado in pensione li raccolgo davvero.

Poi so' cazzi vostri. Vi tocca leggerli tutti e vi interrogo Twisted Evil
a me interessano assaje

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Messaggio il Lun Apr 16, 2012 1:07 pm  Roberto

Il gruppo delle Vecchie Glorie del Gran Sasso è formato da vecchi alpinisti e non solo. Per farne parte è necessario aver fatto qualche salita al Gran Sasso, anche facile, ed essere sinceramente appassionati alla nostra montagna.

L' età non conta, sia perché le persone che ho conosciuto nel gruppo, nonostante le tante primavere sulla spalle, mantengono una freschezza e giovinezza che tanti ragazzi di oggi si sognano, sia perché per essere Vecchia Gloria non occorre essere ne vecchi ne gloriosi.

I personaggi che si incontrano ai raduni o alle riunioni sono i nostri maestri, gli artefici dell' alpinismo al Gran Sasso. Persone eccezioanali, sia per la storia che hanno scritto sulle pareti del Gran Sasso, sia per l' incredibile umanità e carisma che trasmettono. Ascoltarli raccontare è sempre un piacere (e poi con loro mi sento giovane ).

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Messaggio il Lun Apr 16, 2012 2:17 pm  Q

cheers

grande gianni!!

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Messaggio il Lun Apr 16, 2012 10:19 pm  Roberto

A Batteman, scamuffo ce sarai te Cool

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Messaggio il Mar Apr 17, 2012 2:26 pm  Batman

Roberto ha scritto:A Batteman, scamuffo ce sarai te Cool

Mi pento e mi dolgo, era da un po' che non mi collegavo al sito e mi ero perso il restyling.

Prima era decisamente triste.

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Messaggio il Mar Apr 17, 2012 5:08 pm  Roberto

Batman ha scritto:
Roberto ha scritto:A Batteman, scamuffo ce sarai te Cool

Mi pento e mi dolgo, era da un po' che non mi collegavo al sito e mi ero perso il restyling.

Prima era decisamente triste.
E non dimenticare che anche tu sei una Vecchia Gloria Cool

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Messaggio il Mar Apr 17, 2012 5:44 pm  Batman

Roberto ha scritto:
Batman ha scritto:
Roberto ha scritto:A Batteman, scamuffo ce sarai te Cool

Mi pento e mi dolgo, era da un po' che non mi collegavo al sito e mi ero perso il restyling.

Prima era decisamente triste.
E non dimenticare che anche tu sei una Vecchia Gloria Cool

scamuffa

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Messaggio il Mar Apr 17, 2012 5:53 pm  Adriano

Vabbè sarai pure vecchio Twisted Evil



Ma fa piacere leggere i tuoi racconti di storia alpinistica Very Happy

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