chakra baradur

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200412

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chakra baradur




Chakra Bahadur


Il personaggio
Chakra è un ometto di 1,5 m e 55 Kg che come tanti in Nepal si guadagna da vivere (o meglio da sopravvivere) con il mestiere più umile, quello del portatore. Stamattina si è stretto di più le scarpe, l’impegnativa discesa da Namche e il mio imponente bidone da 120 litri che contiene e protegge terminale satellitare, codec e computer impegneranno le sue gambette ancora più a fondo. Mentre le stringhe affondano nella tomaia scopro che in effetti non devono essere più grandi di soli due numeri, le sue scarpe cinesi da “ginnastica”, ce ne stanno due forse di piedi di Chakra per ogni scarpa. E lui è già uno fortunato ad avere le scarpe, per molti lo standard sono le ciabattine infradito che se ancora offrono un pò di aderenza su terreno asciutto, sono drammatiche sul fango, oppure, con la traspirazione, diventano scivolose sotto le piante dei piedi, così li ho visti periodicamente sporcarsi i piedi di ruvida ghiaia per tenere. Chakra ha portato in questi giorni per me un valore di circa 20.000 dollari, gli ci vorrebbero più di 20 anni lavorando tutti i giorni a pieno salario per guadagnare altrettanto, se campa così a lungo con questa vita.

da http://www.peterpyr.net/chakra.htm





Il riconoscimento

Se fossi il re del Nepal erigerei immediatamente a Durbar Square il monumento al Portatore. Uno dei motori dell’economia del paese, quello dei portatori, un fiume silenzioso che trasporta da 20 a 80 Kg per volta, dalle risaie ai campi base delle montagne più famose. Costano cosi poco (e sono così affidabili) che vengono persino usati a Ktm, nelle strade polverose, affumicati dai camion usati dai ricchi. Mentre in basso sono protetti dal clima, in quota sono gli esseri più a rischio, la fatica, l’ipossia, il freddo e un’incredibile tolleranza alla sofferenza fisica li portano in breve ai limiti della sopravvivenza, e forse in quel caso non capiscono nemmeno il perché.


Lo sfruttamento
Naturalmente come tutte le categorie più disperate di lavoratori in aree depresse sono soggetti anche loro al disgraziato fenomeno del “caporalato”. “Se vuoi il lavoro, magari un bel periodo di 10 giorni, devi riconoscermi il 20%”. Molte guide ingaggiano in questo modo i portatori all’arrivo dei turisti davanti ai cumuli di bagagli appena scaricati dall’aereo. Ci sono sempre almeno cinque o dieci volte portatori rispetto a quello che serve e il gioco è fatto. Una volta scelto, un gruppo di brutti ceffi laceri e puzzolenti si avventa sui nuovi e puliti sacchi dei “members”, che peraltro guardano ai loro bagagli con lo sguardo preoccupato di chi sta per rassegnarsi a perderli. Un’occhiata rassicurante della guida cerca di rimettere tranquillità nel gruppo. Dopo qualche giorno, commossi, i “members” stanno già pensando a qualche indumento da lasciare ai disgraziati, “ciò verrà fatto secondo la tradizione”, dichiara la guida. Il che significa una prima buona selezione per sé (è giusto, è così simpatica la nostra guida…) e il resto all’asta per chi ha portato più “extrapeso” (oltre ai 26 Kg “ministeriali” definiti dal governo come il carico standard dei portatori).


La loro importanza.
Non sono riuscito che a comunicare con gesti, sorrisi e offerte del mio stesso cibo (o dei miei indumenti per ripararli), con questa gente. Noi dipendiamo da loro, i turisti dipendono la loro, le spedizioni anche e i lodge interamente per la maggior parte dei rifornimenti. Uno sciopero dei portatori porterebbe in breve al blocco del paese, sarebbe come se gli Indiani tagliassero i carburanti al Nepal (già successo). Al mercato di Namche, storico crocevia dei commerci dal Tibet, dal basso Solu Khumbu e dalla testata della valle del Khumbu, sarebbe il deserto se non salissero loro, con imponenti gerle, affumicate e accuratamente rifinite (quella di Chakra ha un’avanzo di materassino legato sul punto di appoggio, per non rovinarla). Il carico si accumula fino a un metro sopra la testa, lì viene spesso appesa una radio gracchiante e intorno stanno gli accessori della toilette: spazzolino con setole distrutte, torcione cinese in “acciaio” dalla sbiadita luce giallo-grigia, uno straccio che potrebbe essere un’asciugamano, il ritaglio di un tessuto un recupero di un’indumento, e poi le stesse ciabatte da risparmiare quando si può andare a piedi nudi…




La dignitosa tradizione
Per me questi signori sono spesso l’esempio vivente della dignità (ma anche della disperazione) del lavoro più umile. E del rispetto per il carico e di chi chiede di portarlo. Ai bordi del percorso, nelle soste, i carichi si affiancano davanti a fumanti storte catapecchie di legno (i lodge e le tea house sono troppo costosi per loro) nessuno tocca il carico di un altro, cerniere e chiusure non vengono toccate. In alternativa quando la pressione del carico sulla fascia che passa in fronte si fa insopportabile appoggiano la cesta su un legno a T, e questo permette di tirare il fiato ovunque.

Chakra rappresenta fedelmente una buona parte della categoria. Era da un po’ che volevo comprendere meglio il loro mondo attraverso il piccolo uomo, ma solo ora, e grazie alla cortesia di Dawa, che riesco finalmente a far parlare Chakra di sé.


L’intervista

Scena: Himalaya Lodge, Lukla, sala da pranzo (eccezione, di solito non è in sala da pranzo che vengono fatti rimanere i portatori)

Ambiente umano: un gruppo di Coreani rumorosi come allo stadio, si lamentano perché non c’è la loro birra preferita. Una coppietta di nazionalità non ben definita si è cuccata le ammorbanti spiegazioni in 180 minuti della meccanica dell’insurrezione maoista da parte della loro guida (che credo adesso si aspetti una mancia). Lei è carina, lui stà buttando il suo tempo. Come prevedibile la coppietta sparisce appena la guida si arresta un’attimo. Scelta azzeccata.

Il confronto: mi sta davanti Chakra, imbarazzato anche lui come me, ma dopo 25 giorni di lavoro insieme un po’ di meritata fiducia ce la concediamo, ad entrambi.



Che significa “Chakra”?
E’ l’anello della più potente divinità Hindu, Vishnu, un simbolo di forza e potere, anche da temere

(la traduzione di questa prima risposta ha richiesto 5 minuti, temo per i tempi dell’intervista, del resto loro hanno questo modo di esprimersi)

E Bahadur?
Strong Man, uomo forte.

Sì, è proprio il suo nome.

Quanti anni hai e da dove vieni Chakra?
Ho 41 anni e il mio villaggio, Patle, appartiene al VDC (village development commettee (comitato di sviluppo del villaggio)) di Bhung a “soli” 2 giorni da qui se si cammina 10 ore al giorno…

La strana tavolata composta da un member col computer, uno sherpa fratello del proprietario del lodge e l’ometto che risponde a voce bassa con toni schivi diventa l’argomento più interessante della sala da pranzo e gli altri nepalesi (le guide che stanno con i clienti) sono adesso tutti intorno. Ma era da aspettarselo.

Hai famiglia?
Si, ho moglie e due figlie, di 7 e 10 anni.

Cosa possedete nel villaggio?
Abbiamo 4-5 mucche e della terra coltivabile ma solo due “rùpani” (un rùpano sono circa 25 metri quadrati), abbiamo dell’altra terra in collina, ma è inutilizzabile.

Da quanto tempo fai il portatore?
Da quando avevo 14 anni portavo e venivo pagato 18 Rupie al giorno per portare 40 kg (oggi ci vogliono quasi 80 rupie per fare un dollaro). Ho continuato così per 4 anni, poi sono andato in India per 10 anni, là ho lavorato come cuoco per i militari. La mia paga era diventata 500 Rupie il primo mese, e in seguito era stata aumentata fino a 2300 Rupie. Più tardi offrirono al personale di cucina la possibilità di unirsi in forza all'esercito Indiano, ma la mia sfortuna fù che io sono Nepalese e noi non siamo benvenuti nelle loro forze armate. Così me ne ritornai in Nepal.

(ora l'attenzione dell'auditorio è tutta su di lui)

E poi?
Ho ricominciato a fare il portatore, fino a oggi. Durante la stagione turistica lavoro per i trekkers, fuori stagione sono coinvolto nei lavori agricoli nel mio villaggio, nello stesso tempo mi carico nella cesta dei prodotti locali e vengo a venderli a Lukla.

Quanto ti rende?
Il ricavo netto è dalle 400-800 Rupie per 8 giorni di lavoro, già tolti i costi di vitto e alloggio.

E le tue figlie vanno a scuola?
Sì (si fà un pò fiero), vanno entrambe a scuola nel villaggio, anche se pur essendo una scuola pubblica per mè è abbastanza costosa. La retta è di 200 Rs l'anno a testa, ma poi devi aggiungere gli abiti da scuola, le penne, i quaderni...

E tu, sei mai andato a scuola?
Certo, nella mia vita sono andato a scuola per almeno 15 giorni all’eta di 10-11 anni (grassa risata dei Nepalesi presenti), ma poi ho imparato da solo a leggere e scrivere in India.

Chakra in un lungo discorso ci spiega come abbia compreso quanto importante sia l'educazione delle sue figlie, anche perchè vuole evitare che alle sue ragazze non rimanga che fare le portatrici in futuro, anzi spera che possano diventare così brave da farne delle dottoresse, o degli ingegneri, è veramente ambizioso nei loro riguardi. Certo, sarà dura, con sua moglie che solo può occuparsi di far rendere quel loro fazzoletto di terreno, tutto il costo dell'educazione delle sue eredi sarà sempre (veramente) sulle sue spalle.



Che cosa ti ha spinto un giorno al lavoro di portatore?
Nel villaggio ai tempi della mia gioventù abbiamo avuto un'esistenza molto dura con la mia famiglia, divenire un portatore è stata la miglior selta per una vita migliore. Ma ora la mia intenzione è cambiata e gli sforzi quotidiani non sono più per me, ma per l'educazione delle mie figlie, e per mantenere la mia famiglia.

Continuando a portare dei carichi non ti è mai capitato di pensare alla gente più fortunata che non ha bisogno di lavorare così duramente?
Avrei potuto fare lavori meno faticosi, ma lavorare come portatore, in particolar modo per i turisti, mi dà maggiori benefici economici.

In tante ore di lavoro su e giù per le montagne col carico sulla fronte, cosa speri per il futuro?
La stessa cosa, sogno di un gradevole riposo e del buon tempo con la mia famiglia.

Non ti capita di avere freddo quando sali nelle parti più alte dei trekking, oltre i 4000 metri?
Sì, molte volte sono a disagio e cerco di ripararmi come posso, anche dormendo insieme ad altri portatori per scaldarci, ma poi penso che fà parte del mio lavoro, e che faccio questo per necessità e non per divertimento.

Trovo che tu sei molto affezionato e serio col tuo lavoro, perchè?
Se non fossi serio non sarei in grado di fare contenti i miei clienti.

Come mai allora alcuni portatori a volte sono pigri, non arrivano in tempo, si fermano a bere chang (fermentato di riso, la loro birra)?
Non mi piace quel tipo di atteggiamento, sembra che essi prendano in giro gli altri, in realtà prendono in giro sè stessi, in più così facendo alla lunga perdono anche dei soldi.

Il governo Nepalese dovrebbe fare qualcosa per aiutare i portatori a trovare lavoro?
Io preferisco cercarmi lavoro ogni giorno, continuamente, e preferisco farlo scegliendo da me.

Cosa si potrebbe fare per proteggere i portatori?
Metterci a disposizione dei ripari, specialmente nelle zone d'alta quota, dove spesso siamo costretti a ripararci tra i sassi per passare la notte.

E per le tariffe?
Un sistema di remunerazione con tariffe fissate per le tratte e i carichi darebbe un miglior servizio ai clienti e sarebbe buono per noi portatori, eviterebbe il nostro sfruttamento.

E' vero che talvolta le guide di trekking si avvantaggiano su di voi?
Vedi io sono abbastanza contento se una guida mi promette una tariffa fissa che poi mantiene, ma per la verità preferisco essere pagato direttamente dai clienti, ho già avuto brutte sorprese...

Cosa mi puoi dire della tua esperienza di lavoro con noi (ha fatto il portatore, il muratore, il manovale...)
Sono stato molto contento.

Nella tua vita di portatore quale è stato il carico più pesante?
100 kg di cibo vario portato per 10 giorni da Jiri (dove arrivano i camion) a Namche

Le giornate più lunghe?
Sempre nella tratta da Jiri, partendo alle 4 di mattina e camminando fino alle 6 di sera

Che farai dopo questo periodo con noi?
Se domani riesco a ottenere un'ingaggio riparto per le montagne, altrimenti cercherò di vendere un pò di prodotti dal mio villaggio.

Il carico più difficile che ti è capitato (aspettandomi un'allusione al mio bidone da 120 litri)
Non mi preoccupo, tutti i carichi vanno bene.

La più difficile situazione che ti è capitata recentemente?
Mi sono trovato un pò in difficoltà appena arrivato a Lobuche, non ero in buone condizioni fisiche, poi mi sono adattato.

Di che cosa hai paura?
Di morire.

Sei religioso?
Sono un serio hindu.

Sorpresi dall’intensità e dalla confidenza del discorso rimaniamo un attimo senza parlare. Nella luce fioca della sala da pranzo sono spariti tutti i turisti e anche i nepalesi, senza che ce ne accorgessimo. Dawa deve andare a cena. Chiedo a Chakra cosa posso offrirgli di speciale, e gli angoli marroni della pelle sotto gli zigomi inducono in un dolce sorriso infantile ..."coke".

Mentre beve con grande dignità dalla lattina noto che indossa un nuovo corpetto viola scuro e ha messo il cappello tradizionale nepalese per apparire in ordine per quest'occasione, ma credo non esista alternativa alle sue grandi scarpe cinesi, nascoste sotto il tavolo.



Namaskar (un "Namastè" di rispetto, che si dà ai signori), Chakra, all my deep respect for you.

Danniebat, BudaSir Peter.

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