da segnavia 54 - The dark side dell'Everest

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240412

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da segnavia 54 - The dark side dell'Everest




La canadese Dianne Whelan è una regista e una
fotografa di fama. Vive a Vancouver, in British Columbia. Nell’aprile
del 2010 ha sostato a lungo al campo base nepalese dell’Everest con una
troupe cinematografica, per girare un documentario che ha avuto finora
molto successo. Il titolo del film è 40 days at Base Camp e la vicenda narrata è lo specchio fedele della vita delle spedizioni ai piedi della montagna più alta della Terra.

Ogni primavera, dal campo base nell’alta Valle del Khumbu, più di 800
persone partono per tentare la vetta del Sagarmatha. Il lavoro della
Whelan racconta in modo intrigante la storia di tre diverse spedizioni
che, al pari di molte altre, utilizzano l’Everest come palcoscenico per i
propri desideri personali o come trampolino di lancio per una certa
causa.
da http://segnavia54.com/2012/04/20/1495/





Il
film segue il tentativo di un colombiano colpito da disabilità fisica
che mette in gioco la propria volontà e le proprie capacità di superare
le difficoltà della montagna. Quello di un giovanissimo indiano di 16
anni determinato a raggiungere a tutti i costi la vetta. E infine la
vicenda di un canadese affetto dal morbo di Chron che, una volta sulla
sommità della montagna, concluderà la sua sfida alle Seven Summit, le
montagne più alte dei sette continenti. Storie diverse inserite in un
contesto complesso in cui primeggia ovviamente l’ambiente umano. Un
intreccio di comportamenti in cui emergono sacrifici, amicizia e slanci
di generosità, ma anche business commerciale, meschinità, orrore. La
regista tratteggia un quadro dell’Everest ben diverso da quello
raccontato dai dépliant delle agenzie alpinistiche e di trekking. Quello
di uno strano mondo separato, con una propria cultura aliena, che
vegeta come «un alveare privo dell’ape regina». Tra cumuli di
immondizia, un’assurda commercializzazione di qualunque cosa (la Whelan
ha raccolto storie incredibili, ad esempio i furti di bombole
d’ossigeno), resti umani che spuntano dalla neve. E mica pochi: si
calcola che sulle pendici dell’Everest giacciano attualmente circa 250
cadaveri di alpinisti e portatori morti a causa di incidenti, di
sfinimento o per congelamenti.

E a tutto ciò si aggiunge un contesto ambientale soggetto ai giochi
del cambiamento climatico e al costante ritiro glaciale, causa primaria
della devastazione dei resti umani disseminati lungo la via normale.

La cosa che più sorprende, nel guardare il film, è il constatare
quanto oramai l’Everest sia diventato un posto per ricchi, il cui unico
interesse è quello di farsi trascinare in vetta dagli sherpa con l’aiuto
delle bombole d’ossigeno.

Nel corso della sua permanenza al campo base, Dianne ha anche
rischiato di perdere gran parte del girato, perché qualcuno ha infatti
cercato di distruggere il suo hard disk. «L’ultima cosa che vogliono da
queste parti è che qualche film maker mostri al pubblico i corpi che
escono dalla neve» ha detto la Whelan. «I turisti pagano decine di
migliaia di dollari per venire in un posto pieno di immondizia e morte,
dove nessuno sembra farci caso, come se fosse normale. Anzi, per
raggiungere la cima bisogna anche passare sopra questi corpi! Forse
questo dimostra che cosa siamo diventati».
Il trailer



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Messaggio il Mar Apr 24, 2012 8:18 am  buzz

C'è anche un film spagnolo che tratta gli stessi temi:

Everest, el lado oscuro.







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