Il giorno che crollò la montagna

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270412

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Il giorno che crollò la montagna




Nell’arco di 24 ore, il gruppo internazionale di alpinisti impegnati nel tentativo di salita dell’Annapurna, è rimasto coinvolto in 3 valanghe, sopravvivendo, in qualche modo, a tutte e tre.
Racconto di Don Bowie http://www.donbowie.com/the-day-the-mountain-fell-part-1-2/

traduzione di Fo e mia (scusate gli errori, ma siamo andati veloci)

Lasciai il Campo 2 nel freddo pungente della mattina del 18 Aprile, per salire verso il German Ridge e piazzare il Campo 3. Fui il primo a lasciare il Campo quella mattina, inziando l’arduo compito di fare la traccia attraverso il pendio sopra il Campo. Procedevo lentamente a causa della neve fresca in direzione della base del versante nord. Appena scollinai rimasi scioccato, ancora una volta, dall’immensità della parete sopra di me. Un complesso labirinto di seracchi sospesi, morene e fasce rocciose. Prima di raggiungere la base, avrei dovuto fare in conti con la lunga morena detritica presente sotto la parete: l’ultimo ostacolo prima dell’inizio della vera scalata. Appena cominciai a risalire la morena, mi accorsi che tutti i pendii della parete sembravano convergere verso questa sezione, come se la montagna avesse architettato di concentrare tutte le sue minacciose energie in questo punto. Avevo tutta l’immensità dell’Annapurna puntata su di me; perciò, questo pericoloso scivolo che taglia in due la parete, è soprannominato il Crosshair Couloir.



Nel mezzo della morena persi l’impercettibile traccia che stavo seguendo e iniziai a girovagare avanti e indietro, senza punti di riferimento. Sentii il panico crescermi in petto mentre brancolavo senza direzione sotto la gola del Crosshair. Continuavo a salire cercando la via migliore per uscire da quella situazione. Iniziai a respirare pesantemente, a causa dello sforzo provocatomi dall’aria rarefatta che mi faceva sentire tutto il peso del mio carico. Fortunatamente, in breve tempo, presa coscienza della situazione, smisi di esitare e repentinamente presi una decisione. Cominciai così seguire una linea diretta puntando prima dritto sopra di me e poi a destra attraverso la base del pilastro destro del Crosshair. Pochi minuti dopo ero a pochi metri dalla parete, nascosto e al sicuro sotto le rocce della base del Dutch Rib, esausto e ansimante come se avessi appena corso le 400 yard.

Appena sollevai lo sguardo sopra la mia sinistra vidi una piccola corda scura penzolare sopra una balza di ghiaccio all’angolo opposto del Crosshair. Ero meravigliato che quello potesse essere l’inizio della via ed ero convinto che fosse solo un pezzo di corda trascinato lì da qualche valanga, ma sembrava intatto. C’era solo un modo per scoprirlo. Feci un bel respiro e iniziai a scalare coprendo rapidamente la distanza fino alla corda penzolante. Riconobbi la corda, mi ci assicurai rapidamente: fui terrorizzato da quello che vidi.Il Crosshair Couloir è largo circa 15 metri alla base per poi all’improvviso allargarsi del doppio. La base dell’intero canale è scolpita come un perfetto half-pipe, reso lucido e liscio dal continuo scatenarsi di valanghe di ghiaccio. Alla fine del Couloir, circa 600 metri sopra, si trovano una serie di seracchi traballanti e strapiombanti, alcuni alti anche 70 metri, tutti in attesa di cadere nell’oblio essendo incalzati da milioni di tonnellate di ghiaccio alle loro spalle.

Iniziai immediatamente a salire verso sinistra per portarmi il più lontano possibile dalla linea di caduta, ma per qualche ragione sconosciuta la corda seguiva la linea verticale. Mi chiedevo perché qualcuno sano di mente avesse fissato una corda sulla verticale del canale invece di traversare a sinistra ed evitare la linea di caduta. Presi la mia piccozza dall'imbracatura, staccandomi dalla corda fissa, e iniziai a salire. In breve raggiunsi una sezione di ghiaccio duro come acciaio. Poiché avevo solo una piccozza con me e l'arrampicata era un po' troppo rischiosa mi ritrovai a retrocedere in direzione della corda fissa.



Dopo venti minuti di scalata impegnativa finalmente sentii la sicurezza di poter fermarmi per la prima volta dopo aver lasciato il Dutch Rib. Guardando di sotto, notai che l'angolo in fondo dello scivolo si stringe così velocemente che non c'è davvero alcun posto sicuro ai lati della bocca. Il modo migliore per limitare i rischi è quello di prendere rapidamente quota: per questo la corda è posizionata sulla verticale del canale, ma al momento tutto questo mi era sembrato ridicolo.

Da lì in poi la scalata è diventata più piacevole. Solido ghiaccio, roccia affiorante e sezioni di neve non consolidata formano la ripida linea del German Ridge. Con l'ampio crinale che lo sovrasta il percorso è in realtà molto sicuro, così mi fermai per scattare qualche foto e video per immortalare l'incredibile panorama che mi si apriva davanti. Dopo altre 2 ore di salita ho raggiunto una piccola cengia, ho tirato fuori la macchina fotografica di nuovo e, guardando sotto di me, non potei credere a ciò che vidi! Quasi due dozzine di persone stavano seguendo le mie tracce, e mi riferisco alla mia traccia a zig zag sulla morena detritica, direttamente sotto il Crosshair Couloir. Qualcuno si era persino fermato pochi metri all'inizio dello scivolo, direttamente sotto la linea di caduta. Si erano tolti gli zaini e stavano facendo qualcosa, non so cosa, ma immagino che fare sosta in quel luogo sarebbe la conferma di acquisto, all'interno di una polizza di assicurazione sulla vita, di una clausola di Morte per Valanga .

Mi sono sentito un po' in colpa per aver tracciato quel percorso su per Couloir.
Naturalmente non era certo colpa mia se la gente era in quel posto a quell'ora della giornata. Tutti sanno che il tempo più stabile (per lo più) per andare su tali terreni è la mattina presto per evitare un eccessivo rialzo termico e ora erano quasi le 10:00. Guardando dall'alto, presi appunti mentali memorizzando esattamente dove sarei dovuto passare la prossima volta (e, se Dio avesse voluto,l'ultima) che avrei fatto l'avvicinamento alla parete. Potevo vedere chiaramente che avrei potuto scegliere un percorso molto più sicuro. Rimanendo a destra e aggirando il campo di detriti, avrei potuto (teoricamente) stare più al sicuro: prima verso l'angolo in basso a destra del canale, sotto le rocce, per poi rapidamente salire e attraversare la bocca dello scivolo, correndo verso le prime corde fisse.

Misi via la mia macchina fotografica e continuai ad arrampicare, risalendo una breve rampa di neve in leggera pendenza quando all'improvviso, sentii un boato enorme provenire dal Crosshair Couloir. Guardando alla mia destra vidi una enorme nuvola di polvere alzarsi... e, beh ... penso che lascerò che le foto di Tunc Findik raccontino la storia da qui:



A quanto pare, dal punto di vista del Campo 2, la valanga è stata così travolgente da rendere gli alpinisti assolutamente inermi. Sono rimasti completamente immobili, a guardare con orrore assoluto come i loro compagni di squadra venivano inghiottiti nella nuvola fluttuante.
L'alpinista svizzero Guntis Brands, il cui commento è stato registrato su un video fatto dal Campo 2, è riuscito a riassumere perfettamente l'evento esprimendo una sola, straziante, parola: "cojones".

Da non credere, non solo tutti i climbers sono sopravvissuti a questa valanga, ma nessuno è rimasto ferito. Neanche un po '. È un dato di fatto, tutti continuarono salire, e li incontrai più tardi quel giorno al Campo 3.

Gli scalatori che si vedono nelle foto alla base stessa del Crosshair Couloir sono riusciti a nascondersi sotto la sporgenza di ghiaccio in modo che la valanga gli è letteralmente passata sopra la testa. I quattro alpinisti visti nelle foto sono una coppia messicana: Maurizio Lopez e Badia Bonilla, con i loro due Sherpa Ang Kami Sherpa e Lakpa Norbu Sherpa.

A mio avviso, questa è una delle rarissime occasioni in cui il PF valanga ha superato il suo limite massimo di 10, ufficialmente do a questo mostro particolare un grado PF di 11. (Vedi la mia prima spedizione "The Factor Pucker" per la spiegazione.)

L'ultimo del gruppo è arrivato finalmente ​​al Campo 3 alle 6 di quella sera. Poche ore più tardi, dopo una nevicata non prevista, le nostre tende saranno distrutte da un'altra serie di valanghe ... ma dovrete controllare più tardi per quella storia.
Don Bowie





Ultima modifica di Ad_buzz il Ven Apr 27, 2012 3:25 pm, modificato 4 volte

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Messaggio il Ven Apr 27, 2012 4:38 pm  Ospite

Shocked Shocked Shocked

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Messaggio il Ven Apr 27, 2012 4:43 pm  buzz

Fo3-The Awakening ha scritto: Shocked Shocked Shocked

bst... tanto l'ho scritto che la traduzione è - soprattutto - tua

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Messaggio il Ven Apr 27, 2012 4:44 pm  AndreaVe

cojones [cit.]

Magari in rete si trova anche il video girato dal campo 2....

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Messaggio il Ven Apr 27, 2012 4:45 pm  Ospite

Shocked Shocked Shocked
Quegli alpinisti, vuoi per l'ora, vuoi per il luogo - luogo.... postaccio! - si possono definire dei miracolati oltre che, loro, estremamente fatalisti.

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Messaggio il Sab Apr 28, 2012 6:20 pm  Davide62

Sono immagini impressionanti, ma ancor più impressionante è l'idea di doversi esporre per lungo tempo, vuoi per l'attraversamento del canale, vuoi per il "canonico" sali scendi dalla montagna, a quest'autentica spada di Damocle.
Davvero impressionante...

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