9 arrampicatori su 10 continuano a fare gli stessi errori - POST 1

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9 arrampicatori su 10 continuano a fare gli stessi errori - POST 1




Ho finito di leggere il libro di DML ... alpinista anglosassone del nord che sicuramente conoscete ma evito di scrivere per esteso per evitare rintracciamenti che possano farci accusare di violazione del copyright Very Happy . Qui e lì ho sottolineato cose che reputavo interessanti. Le traduco e le condivido con voi. Parliamone.

Creatures of habit. Abitudinari

Solo lavorando sui punti di debolezza si riusciranno a realizzare sensibili miglioramenti.

Ti trovi bloccato a un plateau e cerchi di oltrepassarlo. Cambiare tutto proprio ora? D’improvviso hai di nuovo qualcosa da perdere. Se provi qualcosa di nuovo (tipo gli strapiombi, o le placche di aderenza) sarai sicuramente una schiappa e ciò ti metterà in imbarazzo. Questo è il modo in cui la maggior parte degli arrampicatori smette di migliorare. E’ la naturale e umana “paura della perdita”.

Il motivo per cui tutti si concentrano sulla forza è perché è molto più facile che affrontare i veri punti deboli. Che in genere sono proprio la paura di cadere e la paura di fallire.

Il realtà fallire è parte integrante del successo a lungo termine. Quindi immergiti il più possibile in sessioni di allenamento in cui il successo è il traguardo finale di una lunga sequenza di fallimenti previsti.

Racconta alle persone i tuoi obiettivi e quando non li raggiungi ammettilo pubblicamente. Se possibile arrampica nelle situazioni per te meno confortevoli. Con la gente che ti guarda e che magari fa foto o video.

Questa terapia serve a eliminare lo spettro del fallimento e a farti recuperare quel “non ho nulla da perdere” che avevi quando eri un principiante.

Ci sono due modi di affrontare questo tipo di situazione: gradualmente o di getto. Ognuno utilizzi quella che preferisce. L’importante è che il momento più giusto per iniziare è ora.

Lavorare sui punti deboli è un ritornello classico dell’allenamento. Ma è più facile a dirsi che a farsi. Questo è ancora più difficile nel tempo. Quando tutti i tipi di routine si sono stabiliti nelle tue attività arrampicatori. In genere gli arrampicatori che migliorano più rapidamente sono quelli le cui routine sono costantemente interrotte da viaggi o da cambiamenti di partner.

Prendi il tipo di arrampicata in cui sei più portato come qualcosa di piacevole da assaporare. Ma non fare solo quello.

Molte persone pensano che i punti deboli siano solo entità statiche di sottofondo. Continuiamo ad ignorarli perché pensiamo che sia ancora possibile migliorare lavorando nella confort zone. In realtà mentre li ignoriamo i punti deboli crescono più rapidamente di quanto crescano quelli di forza mentre cerchiamo di rinforzarli.

Per molti il senso di perdita insito nell’abbandonare il sentiero conosciuto è così forte che preferiscono continuare nonostante da tempo immemore siano lì, bloccati.

Molti arrampicatori sanno benissimo quali sono le loro debolezze ma si autoconvincono di non poter fare nulla. “Gli strapiombi non li capisco proprio”. “Le placche a tacche non sono il mio sport”.

Molti di quelli che capiscono i propri punti deboli e tentano di agire su di essi non provano abbastanza per vedere i primi risultati. Chi fa gli strapiombi diventa bravo perché ne fa tanti. Ma nessuno di quelli che non li fanno mette in relazione le due cose. E’ probabile che facendone tanti chiunque migliori le proprie capacità arrampicatorie su quel terreno. Migliorando di conseguenza la prestazione complessiva.

Per interrompere cattive abitudini servono 3 ingredienti:

1) il desiderio di cambiare
2) la consapevolezza di cosa cambiare
3) le conoscenze/abilità per realizzare il cambiamento

Nella prossima puntata inizia l’analisi dei BIG 4 dell’arrampicata: tecnica, forza delle dita, resistenza, peso corporeo … stay tuned …

________________________________________________________________



Ultima modifica di Tengri il Gio Mag 03, 2012 2:48 pm, modificato 1 volta
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9 arrampicatori su 10 continuano a fare gli stessi errori - POST 1 :: Commenti

Messaggio il Gio Mag 03, 2012 10:45 am  Fabius

Da quello che hai scritto la premessa è buona.
Ma in concreto il libro suggerisce anche cosa fare per entrare nel gruppetto dell'1 su 10 ?
Fabio

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Messaggio il Gio Mag 03, 2012 11:10 am  Tengri

Più o meno ... insostanza il lbro smonta un po' tutte le balle che ci raccontiamo quando facciamo finta di allenarci. O quando ci alleniamo allenando sempre le stesse cose. Ovvero quelle che ci vengono meglio.

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Messaggio il Gio Mag 03, 2012 2:37 pm  Ravamar

Attendo con ansia il prossimo post...

dopo anni di "non allenamneto" ma di solo giocare in palestra sui boulder o sui giri ho ripreso da un mesetto ad allenarmi seriamente (o per lo meno con una programmazione).

E con questo si sconfessa (forse) tante teorie....

attendo ..

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Messaggio il Mar Mag 08, 2012 5:28 pm  fionda

ma la prossima puntata?

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Messaggio il Mar Mag 08, 2012 9:11 pm  Tengri

eh lo so c'hai ragione ... ma sti giorni sto incasinato e mettermi lì a tradurre non è proprio cosa da due secondi ...Sad

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Messaggio il Mar Mag 08, 2012 9:17 pm  MauMau

io son perplesso. Mi sembrano una serie di considerazioni ovvie e quindi certamente condivisibili... ma che dopo che le hai lette non ti lasciano nulla, scivolano via come l'acqua. Fai una prova, leggi, poi pensa a cosa ti è rimasto. Che bisogna lavorare sui punti deboli? E' ovvio, lo dice anche lui che è una cosa ovvia! Il fatto è che se non c'è qualcuno - che ne capisca - esterno, che ti vuole veramente aiutare, che ti dice qual'è il problema... ebbene tu non lo trovi. Lo individui a grandi linee, ma non sai come affrontarlo. Io so che ho il problema degli strapiombi, un altro quello della placca. Un'altro ancora ha paura di volare. Si, ma poi? Cosa faccio? Non mi tengo sugli strapiombi e faccio più strapiombi? Non vado sulle placche e faccio più placche? Eh no, non è mica così semplice!

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Messaggio il Mer Mag 09, 2012 8:52 am  Tengri

Dopo te lo dice ... nel prosieguo del libro intendo. E' la sua opinione mica il vangelo :-)

E poi da allenatore (di altro genere) ti dico che molte ovvietà spesso non sono così ovvie. Tutti cadono prima o poi nel plateau dettato dalla routine ... dall'abitudine ... dalla zona di confort che è difficile abbandonare ... soprattutto quelli forti. Quelli che di punti deboli ne hanno uno o due ma che "lavorarli" farebbe veramente la differenza.

Per un allenatore, rinforzare un concetto (quello che DML fa in questa prima parte del libro) non è peccare di banalità o di ovvietà, ma mettere in evidenza cose che tutti sì sanno. Ma che in pochi mettono in primo piano e considerano come fondamentali per cambiare qualcosa nel proprio allenamento.

Fra sapere una cosa e usare quella consapevolezza ce ne passa no?

Appena ho tempo e traduco qualcosa del resto del libro potremo discutere sulle singole cose. Quesata era solo l'introduzione eh ...

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Messaggio il Mer Mag 09, 2012 9:08 am  buzz

MauMau ha scritto:io son perplesso. Mi sembrano una serie di considerazioni ovvie e quindi certamente condivisibili... ma che dopo che le hai lette non ti lasciano nulla, scivolano via come l'acqua. Fai una prova, leggi, poi pensa a cosa ti è rimasto. Che bisogna lavorare sui punti deboli? E' ovvio, lo dice anche lui che è una cosa ovvia! Il fatto è che se non c'è qualcuno - che ne capisca - esterno, che ti vuole veramente aiutare, che ti dice qual'è il problema... ebbene tu non lo trovi. Lo individui a grandi linee, ma non sai come affrontarlo. Io so che ho il problema degli strapiombi, un altro quello della placca. Un'altro ancora ha paura di volare. Si, ma poi? Cosa faccio? Non mi tengo sugli strapiombi e faccio più strapiombi? Non vado sulle placche e faccio più placche? Eh no, non è mica così semplice!

mi ricordo che feci le stesse considerazioni su Rock Warrior Way, Arno Ilgner

se c'è una cosa di buono che i libri motivazionali fanno è, al limite, far campare chi li scrive

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Messaggio il Mer Mag 09, 2012 9:53 am  Tengri

Allora non mi sono spiegato bene ... non è un libro motivazionale eh ... nella parte centrale dà anche suggerimenti su cosa fare: drills, fall planning, weight management, endurance training ... e altri cazzi. Smile

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Messaggio il Mer Mag 09, 2012 10:05 am  Ospite

Buzz ha scritto:

se c'è una cosa di buono che i libri motivazionali fanno è, al limite, far campare chi li scrive

Son d accordo!
semplificherei con
Tutte cazzate!

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Messaggio il Mer Mag 09, 2012 10:22 am  MauMau

drills? E che è? Shocked

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Messaggio il Mer Mag 09, 2012 10:47 am  aletonella

Uno si sbatte per tradurre un libro e qui, avendo letto solo l'intro, si conclude dicendo "son tutte cazzate". Neutral

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Messaggio il Mer Mag 09, 2012 10:48 am  Tengri

MauMau ha scritto:drills? E che è? Shocked

Esercizi ripetitivi ... head thrust, hip swing (vado a memoria ma ce ne sono altri) .... in genere si usano negli altri sport. DML dice "perché nell'arrampicata no? Se è quella la cosa che non sai fare?".

Un'altra banalità? Forse. Ma tu hai mai visto uno che in palestra prova un "fuori dentro" (penso si chiami così in italiano ... fino a quando non gli viene bene? No. In palestra al gente fa solo i blocchi. Tutto basato sul principio del volume. Più ne faccio e meglio è. Giustissimo: l'arrampicata non è ripetitiva e gli schemi motori e balblabla ... ma se l'head thrust non ti viene continuerai sempre a farlo male .... per quanti blocchi tu possa fare ... no?

Queswto è solo un esempio a memoria ...

che mi sono ricordato perché in quei giorni prendevamo per il culo il Capo e la sua "mossa del piccione"

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Messaggio il Mer Mag 09, 2012 10:58 am  MauMau

bisogna vedere perchè non ti viene quel movimento. Se è una questione che non lo esegui correttamente, potresti non avere forza di dita o di altri muscoli, potresti mettere i piedi male. Ci sono un'infinità di varianti che un buon trainer potrà individuare subito, guardandoti. Per questo mi sembra inutile leggere un manuale e ripetere il movimento, sinchè non viene. E poi a che pro? Credi che sapendo fare un movimento sul pannello poi tu sia in grado di ripeterlo, quando serve, sulla roccia? Anche la forza, che è una delle capacità più facilmente allenabili, è estremamente complessa da trasferire poi nella pratica. Figuriamoci i movimenti. Ma comunque si può fare, ma devi individuare i problemi che hai tu specificatamente, cosa che un manuale non potrà mai fare

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Messaggio il Mer Mag 09, 2012 11:54 am  buzz

Tengri ha scritto:Allora non mi sono spiegato bene ... non è un libro motivazionale eh ... nella parte centrale dà anche suggerimenti su cosa fare: drills, fall planning, weight management, endurance training ... e altri cazzi. Smile

non sto parlando del libro cui fai riferimento.
non mi permetterei mai, sulla base di una pagina postata, di giudicare un libro.

stavo rispondendo a quello che aveva scritto Mau, trovando affinità con quello che avevo pensato, leggendolo, del libro che ho citato.

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Messaggio il Mer Mag 09, 2012 12:05 pm  Ospite

Parlare di singolo movimento da provare è già sintomo di limitatezza in sé, dato che molto spesso le soluzioni di un passaggio sono tendenti a infinito.

Ho un rifiuto naturale per queste cose che vanno a discapito della naturalezza dell arrampicata.

Fossi un istruttore io farei solo scalare per i primi 2 - 3 mesi, senza nessun imprinting, in modo che ognuno possa interpretare la verticale come si sente.

Solo dopo che hanno capito cos è per loro la scalata, inizierei a "spiegare" (se così si può dire) alcuni gesti tecnici.


e poi questi pseudo pippozzi sono solo modi per diminuire la selezione naturale che l arrampicata fa.
just excuses.


mi sento di poter dire, che negli anni 80 e primi 90 quando le palestre non esistevano, quando l ambiente protetto non esisteva, quando i forum per consumarsi le dita non c erano, queste seghe mentali non c erano.

bei tempi.

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Messaggio il Mer Mag 09, 2012 12:09 pm  buzz

MauMau ha scritto:bisogna vedere perchè non ti viene quel movimento. Se è una questione che non lo esegui correttamente, potresti non avere forza di dita o di altri muscoli, potresti mettere i piedi male. Ci sono un'infinità di varianti che un buon trainer potrà individuare subito, guardandoti. Per questo mi sembra inutile leggere un manuale e ripetere il movimento, sinchè non viene. E poi a che pro? Credi che sapendo fare un movimento sul pannello poi tu sia in grado di ripeterlo, quando serve, sulla roccia? Anche la forza, che è una delle capacità più facilmente allenabili, è estremamente complessa da trasferire poi nella pratica. Figuriamoci i movimenti. Ma comunque si può fare, ma devi individuare i problemi che hai tu specificatamente, cosa che un manuale non potrà mai fare

Sono d'accordo.
Devo dire una cosa che a molti farà storcere il naso. La persona, fra quelle che ho avuto modo di vedere allopera come insegnante, più in grado di sezionare in tempo reale un movimento complesso di un allievo correggendo minimi particolari nella postura che erano poi quelli che rendevano il movimento infattibile, è stato Paolo Caruso.

Una volta in falesia arrivarono due ragazzi che riconoscendolo si presentarono dicendo che avevano il suo manuale, le videocassette, che avevano studiato a memoria tutto.
E lui gli disse che purtroppo non credeva che dal manuale e dalle videocassette fosse possibile imparare ad arrampicare.
Che quei supporti audiovisivi e scritti potevano essere utili ad un buon maestro che aveva assimilato il metodo facilitandogli il compito di spiegarlo agli allievi. Erano insomma un tramite, uno strumento, fra l'allievo e il maestro ma non credeva proprio che potessero in alcun modo sostituire il secondo.

Mi sembra un discorso giusto ed onesto.
Spesso un certo di movimento non ti viene per particolari che solo un maestro che sia veramente tale riesce ad individuare e correggere.
Non basta fare qualche grado in più per imparare ad arrampicare.
Purtroppo la maggior parte degli istruttori di arrampicata invece hanno questa caratteristica.



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Messaggio il Mer Mag 09, 2012 12:12 pm  Ospite

Io sono convinto che l arrampicata sia dentro di noi.
Non puoi imparare ad arrampicare bene se non hai dentro il gesto e l armonia.

Arrampicare su una via che hai fatto 200 volte non è scalare, è mero esercizio fisico.

Io non scalo bene, sono un brutale, risolvo sempre con la forza se possibile.
e non correggerò mai questo aspetto perchè è il mio modo di essere nella vita che si trasmette sulla scalata.

come disse una volta pedeferri la scalata è specchio dell anima, il gesto riflette le emozioni.

assolutamente vero, dare delle regole di scalata, un impostazione di base, un giusto o uno sbagliato
è una bestemmia gravissima.

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Messaggio il Mer Mag 09, 2012 12:14 pm  Ospite

ah per inciso i vostri discorsi mi fanno cagare Very Happy

buzz un certo maestro riesce a individuare? Shocked

come direbbe Roland di Gilead avete scordato il volto di vostro padre.

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Messaggio il Mer Mag 09, 2012 12:16 pm  buzz

Fo3-The Awakening ha scritto:Parlare di singolo movimento da provare è già sintomo di limitatezza in sé, dato che molto spesso le soluzioni di un passaggio sono tendenti a infinito.

Ho un rifiuto naturale per queste cose che vanno a discapito della naturalezza dell arrampicata.

Fossi un istruttore io farei solo scalare per i primi 2 - 3 mesi, senza nessun imprinting, in modo che ognuno possa interpretare la verticale come si sente.

Solo dopo che hanno capito cos è per loro la scalata, inizierei a "spiegare" (se così si può dire) alcuni gesti tecnici.


e poi questi pseudo pippozzi sono solo modi per diminuire la selezione naturale che l arrampicata fa.
just excuses.


mi sento di poter dire, che negli anni 80 e primi 90 quando le palestre non esistevano, quando l ambiente protetto non esisteva, quando i forum per consumarsi le dita non c erano, queste seghe mentali non c erano.

bei tempi.


non sono d'accordo.
l'arrampicata, come tutte le attività fisiche, può essere impostata, evitando errori che poi ti porti dietro difficili da correggere.
tutte le attività fisiche (parliamo di sportive) che l'uomo compie naturalmente-istintivamente sono perfettibili: il nuoto, il tennis, il pugilato, la corsa anche... per non parlare di discipline in cui la differenza la fa proprio la tecnica.
Pensa al salto in alto, ad esempio, con la tecnica "fosbury". Metti un allievo a saltare assicelle e vedi se istintualmente gli verrà mai in mente di girarsi di spalle, per saltare più in alto.

E così, magari con meno macroevidenza, per tutto.

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Messaggio il Mer Mag 09, 2012 12:18 pm  buzz

Fo3-The Awakening ha scritto:Io sono convinto che l arrampicata sia dentro di noi.
Non puoi imparare ad arrampicare bene se non hai dentro il gesto e l armonia.

Arrampicare su una via che hai fatto 200 volte non è scalare, è mero esercizio fisico.

Io non scalo bene, sono un brutale, risolvo sempre con la forza se possibile.
e non correggerò mai questo aspetto perchè è il mio modo di essere nella vita che si trasmette sulla scalata.

come disse una volta pedeferri la scalata è specchio dell anima, il gesto riflette le emozioni.

assolutamente vero, dare delle regole di scalata, un impostazione di base, un giusto o uno sbagliato
è una bestemmia gravissima.

Very Happy cazzate.
impara a fare le cose come vanno fatte e la tua anima avrà maggiori possibilità di esprimersi.
fermo restando il fatto che la tecnica è uno strumento, con la tecnica si fanno tanti buoni artigiani, non degli artisti.

ma non tutti nascono fuoriclasse come pedeferri.

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Messaggio il Mer Mag 09, 2012 12:19 pm  Ospite

buzz
perdonami
cazzate

per il semplice motivo che non c è una tecnica.

nel nuoto lo stile libero si fa così.

una via si può fare in 300 modi diversi e anche di più
aver la presunzione di dire giusto o sbagliato

è quanto meno assurdo.

infatti la presunzione viene dalla plastica perchè le prese e gli appoggi sono CONTATI.
per trovare una via obbligata su roccia (scavate a parte) devi salire mooooooooolto in altro di grado e anche li delle varianti si trovano.

sui blocchi poi ancora di più, esistono infinite soluzioni per un passaggio.
io lo faccio senza piedi, ma lo faccio.
chi sei tu per dire che l ho fatto male e ho sbagliato?

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Messaggio il Mer Mag 09, 2012 12:22 pm  Ospite

io non ho tecnica
eppure un tempo scalavo discretamente forte

molto più forte di gente che si spaccava la testa con le menate di cui sopra, e molto meno forte di tanta altra ( ma più vai in su magicamente le pare diminuiscono ) come la mettiamo?

secondo me è il vorrei ma non posso che porta a trovare strade alternative o leggi anche scuse.

come per la biga e lo sci, se sei una sega ad andare la butti sui materiali, quando quello che conta in realtà è il manico.

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Messaggio il Mer Mag 09, 2012 12:26 pm  MauMau

@ Buzz, sono d'accordo

@Fo solo in parte

è vero che la scalata è lo specchio dell'anima, infatti quando sei teso o nella vita hai problemi scali male, anche se ti tieni, anche se sei allenato. Però è anche vero che la maggiorparte della gente che scala male, voglio dire in modo disarmonico (cioè non usa la minor quantità di forza possibile per superare un passaggio muovendosi nella maniera giusta al fine di raggiungere questo scopo, che è l'assioma del buon scalatore), è il risultato di una non corretta impostazione quando ha iniziato. Cioè sono difetti che si trascinano dietro e che pensano di correggere con l'aumento della forza, sempre che pensino che sia utile correggerli. Io credo che sia un po' come lo sci, non penso che tu possa imparare bene a sciare solo perchè il movimento lo hai dentro o sei un talento, devi cominciare con una corretta impostazione, altrimenti aivoglia!

sul giusto e sullo sbagliato. Mah, credo che allo stato attuale nessuno abbia ricette definitive e tanto meno la verità in tasca. Sull'allenamento abbiamo capito delle cose, essenzialmente grazie agli errori del passato. Certi allenamenti che sembravano efficaci anni fa, oggi è evidente che non servono a nulla, quando non sono dannosi. Sul movimento, è innegabile, un grande lavoro è stato fatto da Caruso. Sugli aspetti mentali e motivazionali, molto resta ancora da fare

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