CORNO PICCOLO - I ascensione cresta O Seconda Spalla - 27 Luglio 1930

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Andare in basso

060512

Messaggio 

CORNO PICCOLO - I ascensione cresta O Seconda Spalla - 27 Luglio 1930




II Corno Piccolo, per tanti anni miraggio dei sognatori di vergini, irraggiungibili cime e, in seguito, palestra di epiche lotte spesso con­clusesi in onorate sconfitte, era ormai solcato, in tutti i suoi lati, da quelle immaginarie linee che son le vie alpinistiche e chiuso, per ciò, a possibilità di vie nuove.

NUOVE ASCENSIONI SUL GRAN SASSO D’ITALIA
Corno Piccolo (m. 2637) – Cresta Ovest – Prima ascensione della Seconda Spalla
con Osvaldo Trinetti, Bruno Marsilii, Antonio Giancola, Antonio Panza, Venturino Franchi 27 Luglio 1930.
di Ernesto Sivitilli
da http://www.vecchiegloriedelgransasso.it/LinkClick.aspx?fileticket=W9eTIia9q74%3d&tabid=87&mid=430&language=it-IT



Unica sfinge allettante e beffarda - su­perba vergine ribelle - rimaneva la seconda Spalla della cresta O., strano, lapidario spalto sfuggente in un salto di varie centi­naia di metri, implacabili nella assoluta compattezza e levigatezza di una roccia gri­giastra e repulsiva.
Sembrava la sfida, l'ultima sfida che la natura vinta lanciava agli illusi dominatori!
E questa sfida io avevo raccolto, almeno nel sogno! Sogno di vari anni, fino al tor­mento! Attorno alla superba Spalla che aveva respinto attacchi di scalatori egregi, come at­torno alle linee perfette del corpo di una amante ideale, la mia fantasia aveva intrec­ciato, col fervore degli innamorati, i sogni più deliziosi, creando tutta la particolareg­giata gamma di quelle sensazioni che ci pre­parano a gustare la conquista.
Giunto a tal punto, non rimaneva che ten­tare: per rimanere padrone del sogno 0 per rica­dere nella sconsolante tristezza dell'illusione.
All'impresa associo i migliori dei miei Aquilotti residenti a Pietracamela.
Un conciliabolo con Osvaldo Trinetti a cui avevo confidato, di mano in mano, tutte le osservazioni e le indagini fatte in varie epoche, mi fa decidere di sce­gliere per l'attacco la via della parete settentrionale.
Al mattino di buon'ora, si parte da Pietracamela, affrettatamente, quasi con impazienza, in silenzio.
La distanza che ci separava dalla For­cella soprastante alla Terza Spalla, vien divorata in appena due ore. Breve sosta per i preparativi dell' at­tacco.
Scendiamo per una trentina di metri lungo il canale del Tesoro Nascosto, fermandoci sotto ad una specie di infos­samento che porta in alto sul filo di cresta.
Uno strapiombo di dieci metri ci ob­bliga ad attaccare a sinistra, formando una prima piramide umana. Per raggiungere il centro dell'infossamento dobbiamo at­traversare un lastrone che richiede ma­novre di sicurezza; la forzata immobilità in atteggiamento tutto scimmiesco, mi fa intirizzire le dita dal freddo. Una spac­catura obliqua di quattro metri ci porta ad una cengia ed a rocce facili attraverso cui raggiungiamo una marcata forcella. Siamo sul filo di cresta che è formato da una specie di dorso smusso e tondeggian­te. Sopra ci domina la sfuggente, mono­litica verticalità della Spalla e sotto oc­chieggiano i neri burroni della Val di Maone.
Una crepa lunga circa sei metri mi per­mette qualche aderenza sufficiente ad in­nalzarmi sino ad uno spacco, dove sosto in posizione sicura. Pochi metri facili ci danno un respiro e ci consentono di ammirare una fac­ciata rocciosa, compatta, solcata verti­calmente da una stretta crepa di 8o-1oo metri. Per aderenza, mendicando gli appi­gli, incastrando gli arti, rimanendo so­speso per permettere agli altri di ar­rampicare, raggiungo un posticino si­curo, donde, volgendo a sinistra, mi porto in un facile canalino lungo quattro metri. Spostandomi indi a destra, raggiungo, con sorpresa, un profondo spac­c0 col fondo formato da una rampa liscia. La cordata, frattanto, si snoda lungo la facciata ormai vinta e mi da l'impressione, a guardarla da questo punto, di scoiattoli in vena di allegri acrobatismi. Riunitici, riprendiamo superando qual­che sbarramento. Marsilii costruisce un ometto che stranamente gli somiglia! La rampa, sempre più sfuggente, ci fa poggiare a sinistra lungo un canalino di cinque metri e sino ad un lastrone sol­cato da un regolare canalino, inciso dalle acque di scolo. In un buco poniamo un biglietto. Un pianerottolo precede un canale di una quindicina di metri, sbarrato in alto da un masso a faccia perfettamente liscia e in lieve strapiombo. Scarsi appigli mi obbligano a condizioni di precaria sta­bilità per circa cinque metri ed indi, senza alcuna tregua, una crespa sottile con appena accennata scabrosità ci im­pone una piramide umana di quattro, in straordinaria posizione.
Una selletta ci consente riposo: siam quasi sotto alla difficile meta. A destra qualche accenno di canalino solca la ver­ticale rampa sommitale; un sasso lasciato cadere nel vuoto tocca terra dopo dieci secondi: dopo altrettanti si ode il tonfo di rimbalzo. Vorremmo tentare da questo lato, ma uno strapiombo ci consiglia a te­nere la sinistra, dove, a difficoltà maggio­ri, corrisponde però minore esposizione. Attacchiamo perciò alcuni lastroni in­clinati, dapprima lisci, indi con qualche appiglio dato da superficiali crepe, e poi sfuggenti e assolutamente compatti: sia­mo costretti a manovre delicate di sicu­rezza. Raggiunto un canalino, ci ritro­viamo contro uno strapiombo a forte esposizione che non consente via di uscita e di cui abbiamo ragione solo con altre piramidi umane di quattro. Ancora qual­che metro di canalino e poi il punto più difficile di tutta l'arrampicata: un saIto di vari metri, solcato da una fessura stret­tissima, ci è dinanzi e precede la vetta. Dopo uno sguardo molto comprensivo ognuno tace e ognuno pensa, forse, che tutto il lavoro fatto possa essere stata una fatica di Sisifo. Raccolgo le mie forze e senza parlare mi attacco alla roccia: il corpo striscia ed una mano annaspa entro la crepa. Giancola e Marsilii cer­cano di puntellarmi e di dare al corpo, con la piccozza sollevata, l'impressione di non essere per due terzi sporgente nel vuoto immane. Ma io vado su con quell a forza e con quella leggerezza caratte­ristica dei momenti supremi : un sospiro tirato a tutto fiato annuncia ai miei amici la vittoria.
Ancora un canalino a sinistra, delle cengette e poi lo spiovente delIa Spal­la che è alfine cosa nostra e che chiude degnamente le imprese accademiche suI Como Piccolo, iniziate dalla forza di un valligiano di Assergi e conchiuse dalla audacia dei valligiani di Pietracamela.
Sulla Forcella Bonacossa sostiamo a lungo nell'estasi della vittoria. La cresta O. del Como Piccolo, la cui conquista integrale era ritenuta impossi­bile, è oggi patrimonio delle nostre acqui­sizioni alpinistiche e rappresenta certo una delle massime vie di roccia. Ecco alcuni dati: circa mille metri di dislivello in tre immani salti tutti a continue diffi­coltà e richiedenti dalle sette alle otto ore di arrampicata.

buzz

Messaggi : 7223
Data d'iscrizione : 25.11.11

Tornare in alto Andare in basso

Condividi questo articolo su: Excite BookmarksDiggRedditDel.icio.usGoogleLiveSlashdotNetscapeTechnoratiStumbleUponNewsvineFurlYahooSmarking

CORNO PICCOLO - I ascensione cresta O Seconda Spalla - 27 Luglio 1930 :: Commenti

Messaggio il Gio Mag 10, 2012 1:24 pm  buzz

Senza guardare sulla guida, ma si parla della via che normalmente chiamiamo "marsili-sivitilli" ?

Non riesco a riconoscerla...

Tornare in alto Andare in basso

avatar

Messaggio il Gio Mag 10, 2012 1:30 pm  MARK12G

Buzz ha scritto:Senza guardare sulla guida, ma si parla della via che normalmente chiamiamo "marsili-sivitilli" ?

Non riesco a riconoscerla...



la prima via della parete e' quella

certo attavava piu' sotto di oggi, dove ci sono le scalette della ferrata

certo il lessico dell'epoca non aiuta.........

Tornare in alto Andare in basso

avatar

Messaggio il Gio Mag 10, 2012 1:37 pm  biemme

Buzz ha scritto:Senza guardare sulla guida, ma si parla della via che normalmente chiamiamo "marsili-sivitilli" ?

Non riesco a riconoscerla...

si rob

da qui non vedo le foto, ma la via descritta è quella (in origine saliva dove ora salgono le scalette del ventricini dal tesoro nascosto)

poi gli stessi apritori in quegli anni salirono al corno piccolo da sudovest ma sulle rocce a dx della prima spalla

Tornare in alto Andare in basso

avatar

Messaggio il Gio Mag 10, 2012 1:46 pm  MARK12G

biemme ha scritto:
Buzz ha scritto:Senza guardare sulla guida, ma si parla della via che normalmente chiamiamo "marsili-sivitilli" ?

Non riesco a riconoscerla...

si rob

da qui non vedo le foto, ma la via descritta è quella (in origine saliva dove ora salgono le scalette del ventricini dal tesoro nascosto)

poi gli stessi apritori in quegli anni salirono al corno piccolo da sudovest ma sulle rocce a dx della prima spalla



sivitilli-giancola-fantoni modena

Tornare in alto Andare in basso

avatar

Messaggio il Gio Mag 10, 2012 2:41 pm  Batman

biemme ha scritto:
Buzz ha scritto:Senza guardare sulla guida, ma si parla della via che normalmente chiamiamo "marsili-sivitilli" ?

Non riesco a riconoscerla...

si rob

da qui non vedo le foto, ma la via descritta è quella (in origine saliva dove ora salgono le scalette del ventricini dal tesoro nascosto)

poi gli stessi apritori in quegli anni salirono al corno piccolo da sudovest ma sulle rocce a dx della prima spalla

Sì, è certamente quella. Nella vecchia guida, prima della creazione del sentiero Ventricini, era ben chiaro che il passaggio più duro era lo strapiombo d'attacco, dove ora c'è la prima scaletta. A giudicare dal racconto, la via andrebbe chiamata piuttosto Sivitilli et al., anziché Marsili, perché si direbbe che da primo è andato sempre il buon vecchio dottore.

@buzz: "non riesci a riconoscerla" dalla narrazione o dalla foto? In effetti nella foto si vede uno scorcio inusuale della parete della spalla, ma la via rimane nascosta. La descrizione, invece, torna abbastanza, fatte salve le iperboli narrative (è il 1930 e chi racconta è il vecchio Sivitilli, così una salita di terzo e quarto - oggi - assume proporzioni epiche...)

Tornare in alto Andare in basso

Messaggio il Gio Mag 10, 2012 3:10 pm  buzz

No la foto non c'entra niente, ce l'ho messa io ed è la seconda spalla così come può apparire guardando dalla cresta salendo dal tesoro nascosto, però un po' più a destra rispetto alla linea della marsili-sivitilli. Diciamo che al centro dell'immagine di vede la placca che fa il tetto sotto cui traversa la notte delle streghe.

Dal nome degli apritori sì, presumevo si trattasse della "marsili-sivitilli"... attaccando dal tesoro nascosto, un pò più in basso di dove inizia oggi la ferrata del ventricini e che poi sbuca a "una marcata forcella".

E questo è il tratto:


Una crepa lunga circa sei metri mi per­mette qualche aderenza sufficiente ad in­nalzarmi sino ad uno spacco, dove sosto in posizione sicura. Pochi metri facili ci danno un respiro e ci consentono di ammirare una fac­ciata rocciosa, compatta, solcata verti­calmente da una stretta crepa di 8o-1oo metri. Per aderenza, mendicando gli appi­gli, incastrando gli arti, rimanendo so­speso per permettere agli altri di ar­rampicare, raggiungo un posticino si­curo, donde, volgendo a sinistra, mi porto in un facile canalino lungo quattro metri. Spostandomi indi a destra, raggiungo, con sorpresa, un profondo spac­c0 col fondo formato da una rampa liscia.

E qui abbiamo uno dei primi eroici salitori:



accanto a lui, in posa orgogliosa di guerriero pronto alla pugna, vediamo ad un dipresso il giuda, demone in sembiante femmineo, che nel momento culminante dell'aspro cimento, laddove:

contro uno strapiombo a forte esposizione che non consente via di uscita e di cui abbiamo ragione solo con altre piramidi umane di quattro. Ancora qual­che metro di canalino e poi il punto più difficile di tutta l'arrampicata: un salto di vari metri, solcato da una fessura stret­tissima, ci è dinanzi e precede la vetta. Dopo uno sguardo molto comprensivo ognuno tace e ognuno pensa, forse, che tutto il lavoro fatto possa essere stata una fatica di Sisifo. Raccolgo le mie forze e senza parlare mi attacco alla roccia: il corpo striscia ed una mano annaspa entro la crepa.

nasconderà al nostro eroe il cordino risolutore che avrebbe potuto essergli d'aiuto, costringendolo ad immane lotta con l'alpe, dalla quale usciva a guisa di achille che ha fatto strage di troiani, l'occhiale storto così come il casco, il naso sanguinante, pallido e gridante con voce stentorea il nome dei santi e delle divinità...
in quel di un 30 ottobre di tanti anni fa, insolitamente mite, quando la montagna si fermò, incantata da cotanta grazia e tale ardimento.

Tornare in alto Andare in basso

avatar

Messaggio il Gio Mag 10, 2012 3:20 pm  biemme

Buzz ha scritto:...
E qui abbiamo uno dei primi eroici salitori:.......

(megastrarotfl)

Tornare in alto Andare in basso

avatar

Messaggio il Gio Mag 10, 2012 3:23 pm  MARK12G

biemme ha scritto:
Buzz ha scritto:...
E qui abbiamo uno dei primi eroici salitori:.......

(megastrarotfl)



quartopiu'unpardepalle!!!!

Tornare in alto Andare in basso

Messaggio il Gio Mag 10, 2012 3:26 pm  buzz

Batman ha scritto:
@buzz: "non riesci a riconoscerla" dalla narrazione o dalla foto? In effetti nella foto si vede uno scorcio inusuale della parete della spalla, ma la via rimane nascosta. La descrizione, invece, torna abbastanza, fatte salve le iperboli narrative (è il 1930 e chi racconta è il vecchio Sivitilli, così una salita di terzo e quarto - oggi - assume proporzioni epiche...)

beh non mi è chiaro dove siano passati sotto, nel senso che non ho ripercorso i loro passi, ma la parte superiore 2-3 volte l'ho salita.
più o meno riesco a seguirlo ma in alcuni punti mi perdo:

ad esempio:
Una crepa lunga circa sei metri mi per­mette qualche aderenza sufficiente ad in­nalzarmi sino ad uno spacco, dove sosto in posizione sicura. Pochi metri facili ci danno un respiro e ci consentono di ammirare una fac­ciata rocciosa, compatta, solcata verti­calmente da una stretta crepa di 8o-1oo metri. Per aderenza, mendicando gli appi­gli, incastrando gli arti, rimanendo so­speso per permettere agli altri di ar­rampicare, raggiungo un posticino si­curo, donde, volgendo a sinistra, mi porto in un facile canalino lungo quattro metri. Spostandomi indi a destra, raggiungo, con sorpresa, un profondo spac­c0 col fondo formato da una rampa liscia.

è chiaro che si parla dell'attacco della via che attualmente è chiamata "marsili-sivitilli" dalla forcella, su per la fessura e poi a sinistra, quindi a destra...

ma poi:

La rampa, sempre più sfuggente, ci fa poggiare a sinistra lungo un canalino di cinque metri e sino ad un lastrone sol­cato da un regolare canalino, inciso dalle acque di scolo. In un buco poniamo un biglietto. Un pianerottolo precede un canale di una quindicina di metri, sbarrato in alto da un masso a faccia perfettamente liscia e in lieve strapiombo. Scarsi appigli mi obbligano a condizioni di precaria sta­bilità per circa cinque metri ed indi, senza alcuna tregua, una crespa sottile con appena accennata scabrosità ci im­pone una piramide umana di quattro, in straordinaria posizione.

ok, prendono a destra lungo il canale, arrivano i cima e trovano il masso incastrato...
ma non mi pare una difficoltà il cui superamento implica una piramide umana...
ma vabbè...

lì, arrivano a: una selletta ci consente riposo: siam quasi sotto alla difficile meta. A destra qualche accenno di canalino solca la verticale rampa sommitale
e capiscono che se andassero sulla rampa poi si troverebbero a fare i conti con l'uscita di VI, quella da cui escono alcune vie, fra cui la notte delle streghe

allora vanno a sinistra:
Attacchiamo perciò alcuni lastroni in­clinati, dapprima lisci, indi con qualche appiglio dato da superficiali crepe, e poi sfuggenti e assolutamente compatti: sia­mo costretti a manovre delicate di sicu­rezza. Raggiunto un canalino, ci ritro­viamo contro uno strapiombo a forte esposizione che non consente via di uscita e di cui abbiamo ragione solo con altre piramidi umane di quattro. Ancora qual­che metro di canalino e poi il punto più difficile di tutta l'arrampicata: un saIto di vari metri, solcato da una fessura stret­tissima, ci è dinanzi e precede la vetta.

ma qui non mi ritrovo!
dalla "selletta" dopo il masso incastrato... si entra in un canale e dopo pochi metri ci si ritrova nel camino finale (quello dato di IV+)
dove l'hanno fatte tutte ste piramidi umane?

non capisco.




Tornare in alto Andare in basso

Messaggio il Gio Mag 10, 2012 11:07 pm  elmo

Buzz ha scritto:ma qui non mi ritrovo!
dalla "selletta" dopo il masso incastrato... si entra in un canale e dopo pochi metri ci si ritrova nel camino finale (quello dato di IV+)
dove l'hanno fatte tutte ste piramidi umane?

non capisco.
direi proprio sotto il camino finale che si configura come strapiombo.
forse allora la classificazione di camino prevedeva la possibilità di entrarci con il corpo e muoversi, mentre questo ti lascia infilare solo la spalla destra, perché se entri tutto non ti muovi più. Se poi hai addosso lo zaino, ti mastica un po' e ti sputa.
metti anche che non sapevano della "ronchia" nella fessura, né cosa avrebbero incontrato sopra.

coraggio ne avevano da vendere, e non solo quello

Tornare in alto Andare in basso

Messaggio il Ven Mag 11, 2012 8:27 am  buzz

vabbè. se la via l'hai fatta, ti rendi conto che perlomeno nell'ultimo tratto la relazione è a dir poco enfatizzata.
posso ben capire la piramide umana per superare gli ultimi metri, ma immediatamente prima si cammina! Laughing

Tornare in alto Andare in basso

Messaggio il Ven Mag 11, 2012 3:06 pm  elmo

si cammina, per poco, anche dopo se è per questo ,
ma sono anche passati ottant'anni

Tornare in alto Andare in basso

Messaggio il Ven Mag 11, 2012 3:20 pm  elmo

anche a mio avviso il passaggio più duro deve essere stato lo strapiombo in corrispondenza della prima scaletta.

è "antipatica" ancora oggi, quella scaletta.
l'ho salita decine di volte, ma non c'è feeling fra me e lei.. Sad

Tornare in alto Andare in basso

Messaggio   Contenuto sponsorizzato

Tornare in alto Andare in basso

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Tornare in alto


 
Permessi di questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum