Vivere in montagna

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Re: Vivere in montagna

Messaggio  zietta il Lun Feb 17, 2014 8:38 am

sergio63 ha scritto:in montagna siamo chiusi e pochi per cui crearsi una rete di persone con i tuoi interessi non è facile...specialmente se non ci sei nato...ma io a Bologna in quattro anni, fuori dall'ambiente universitario, non è che sia riuscito a fare ste gran conoscenze e nel condominio in cui vivevo ho trovato tanta di quell'ottusità... Rolling Eyes 

l'importante è entrare in un ambiente nuovo con tatto e disincanto...

infatti ormai il problema non è più montagna, pianura, campagna o città
il problema è come viviamo i rapporti sociali, sempre più difficili
infatti io non trovo qualcuno mi ospiti a vedere sanremo la prossima settimana  Cool 

non ci sono più gli amici di una volta
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Re: Vivere in montagna

Messaggio  AndreaVe il Lun Feb 17, 2014 8:45 am

???????

Una sceglie di non avere la televisione in casa e poi cerca affannosamente ospitalità per San Remo???????

 martel  martel  martel  martel  martel  martel  martel  martel

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Re: Vivere in montagna

Messaggio  Topocane il Lun Feb 17, 2014 8:57 am

ché poi...

può eser considerato montagna, sanremo?!?!  scratch 

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Re: Vivere in montagna

Messaggio  zietta il Lun Feb 17, 2014 9:20 am

bhe ... che c'e' di strano??  Rolling Eyes 
uno può scegliere di non avere l'auto ma se serve c'e' il noleggio
 mrgreen 

dai cazzo venerdì sera andiamo in uno di quei ristoranti con la mega tv piatta accesa
vi prego
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Re: Vivere in montagna

Messaggio  AndreaVe il Lun Feb 17, 2014 9:44 am

zietta ha scritto:bhe ... che c'e' di strano??  Rolling Eyes 
uno può scegliere di non avere l'auto ma se serve c'e' il noleggio
 mrgreen 

dai cazzo venerdì sera andiamo in uno di quei ristoranti con la mega tv piatta accesa
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Ecco, brava....
Venerdì sera faremo predisporre una saletta apposita per te. 
Di la una sfilza di alpinisti attempati che si fanno le seghe sul Mass, San Lucano, Agner ecc, di qua la crem de la crem che fa il televoto su San Remo.
In mezzo mettiamo il Drugo

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Re: Vivere in montagna

Messaggio  zietta il Lun Feb 17, 2014 10:31 am

AndreaVe ha scritto:Ecco, brava....
Venerdì sera faremo predisporre una saletta apposita per te. 
Di la una sfilza di alpinisti attempati che si fanno le seghe sul Mass, San Lucano, Agner ecc, di qua la crem de la crem che fa il televoto su San Remo.
In mezzo mettiamo il Drugo

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Re: Vivere in montagna

Messaggio  LucaVi il Mar Feb 18, 2014 4:08 pm

sergio63 ha scritto:ogni tanto leggo questa discussione...mi lascia perplesso sia chi idealizza sia chi vede tutto nero...

vivo in un angolo di mezza montagna ai piedi del Brenta...e la mia esperienza di città risale ai tempi dell'università a Bologna...

in montagna siamo chiusi e pochi per cui crearsi una rete di persone con i tuoi interessi non è facile...specialmente se non ci sei nato...ma io a Bologna in quattro anni, fuori dall'ambiente universitario, non è che sia riuscito a fare ste gran conoscenze e nel condominio in cui vivevo ho trovato tanta di quell'ottusità... Rolling Eyes 

l'importante è entrare in un ambiente nuovo con tatto e disincanto...

Questo contributo di Sergio m'interessa, perché è una persona che so che non butta lì le cose e perché da tempo ci vive, in montagna.
Però vorrei chiedergli: tu sei nativo di lì o avevi già dei parenti? Perché se sì, allora partiresti avvantaggiato.
Anch'io non vedo tutto nero e nemmeno m'incanto. Anzi, sono andato a vivere in un paese di montagna più per necessità che per un desiderio di natura. Sì, la necessità prevale sui sogni.
E allora puoi resistere. Anzi, ci vivo bene a Cimolais, io, a quarant'anni come a sessant'anni. Mi trattano bene e mi sembra che mi vogliano bene. Ma sarò sempre un forestiero, un ospite. E mia figlia sarà sempre la figlia di "quel de Milàn". E mia nipote idem. Scherzando, ma mica tanto, mi dicono che dopo i cent'anni potrò considerarmi cimoliano. O che soltanto se mia nipote sposerà uno della valle potranno considerarla valligiana.
A me, della cosa, frega poco. Non ci casco. So che è un limite degli altri, mica mio. A me sta stretto persino l'universo...
Però, però, non è che qui possa manifestare la libertà di pensiero che la città consente.
E faccio un esempio tra mille. Quando andava all'asilo mia figlia, diffusero un questionario anonimo per valutare l'operato degl insegnanti. Beh, diedi il massimo dei voti a ogni voce e in ultimo, nelle righe dove esortavano a fare qualche critica o rilievo, aggiunsi che secondo me si pregava un po' troppo per una scuola statale (preghiere all'inizio, preghiere alla fine, preghiere prima e dopo la mensa...).
Il questionario, dunque, doveva essere anonimo (non era firmato) e andare direttamente all'istituto comprensoriale giù a Montereale, senza che gli insegnanti potessero sbirciarlo.
Qualche giorno dopo mia figlia, che era sempre andata volentieri all'asilo, manifestò disagio, quasi non voleva più andarci. E alla fine saltò fuori che una delle maestre, incolonnando i bambini per portarli a mezzogiorno in mensa, aveva esclamato ad alta voce: "E adesso diciamo tutti una bella preghiera, tutti tranne Marinella, perché sua madre sostiene che non serve!".
Mia figlia divenne viola...
A Milano, avrei messo su un casino. Qui, muto. Non me la sento di traslocare ancora...
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Re: Vivere in montagna

Messaggio  motosega il Mar Feb 18, 2014 4:24 pm

Luca,
se fossi stato indigeno avresti ugualmente taciuto (non se la cosa fosse successa a Milano, che è differente) ?
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Re: Vivere in montagna

Messaggio  LucaVi il Mar Feb 18, 2014 4:35 pm

Se qua fossi stato meno precario, per esempio proprietario della casa, probabilmente non avrei taciuto. Ma quelli con cui sono più in confidenza e a cui ho riferito la cosa mica mi hanno detto: "Che stronza, sta maestra!". No, mi hanno invece confidato: "Coraggio, è sempre così difficile inserirsi per chi viene da fuori...".
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Re: Vivere in montagna

Messaggio  Topocane il Mar Feb 18, 2014 4:43 pm

...quella dell'insegnamento di religione -che in italia si traduce inevitabilmente in religione cattolica- nelle scuole di uno stato laico è una piaga che difficilmente si riuscirà a sanare  Mad 

pensa che pure nelle cittadinelle di provincia, oggi, si fatica a far comprendere che se tutti fanno religione e la maggior parte lo fa per nn far sentir *diverso* il bambino... non se ne esce più, cazzo. è un gatto che si morde la coda

fortunatamente poi ora, almeno nelle scuole un po' più decenti, son quelli che fanno religione ad abbandonare *la solita classe* ed a spostarsi in apposita aula

quasi a farli sentir diversi loro  Twisted Evil Twisted Evil Twisted Evil 

vabè... basta dir che viviamo in un era e una nazione con due papi  mrgreen mrgreen mrgreen 

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Re: Vivere in montagna

Messaggio  grip il Mar Feb 18, 2014 4:55 pm

Topocane ha scritto:...quella dell'insegnamento di religione -che in italia si traduce inevitabilmente in religione cattolica- nelle scuole di uno stato laico è una piaga che difficilmente si riuscirà a sanare  Mad 

pensa che pure nelle cittadinelle di provincia, oggi, si fatica a far comprendere che se tutti fanno religione e la maggior parte lo fa per nn far sentir *diverso* il bambino...  non se ne esce più, cazzo.  è un gatto che si morde la coda

fortunatamente poi ora, almeno nelle scuole un po' più decenti, son quelli che fanno religione ad abbandonare *la solita classe* ed a spostarsi in apposita aula

quasi a farli sentir diversi loro  Twisted Evil Twisted Evil Twisted Evil 

vabè...  basta dir che viviamo in un era e una nazione con due papi  mrgreen mrgreen mrgreen 
  e' tutto uguale.....

te te sei sposato...hai battezzato Attila?
no giusto?

ognuno sceglie se vuole......prova ad andare ora in alcuni paesi islamici e portare al collo la croce a vedere che te succede.....

e' cosi' in tutto il mondo...paese che vai religione che trovi

parlo da cattolico poco praticante......ma finche' il mio dio non me dice uccidi il prossimo...stupra che e' giusto-...etcetc.. mi sta bene il mio dio...che fin a prova contraria e' il tuo e di tutti coloro che popolano il pianeta.....lo si chiama solo in modo diverso....

tanto vale chiamarlo Gesu'  , sono certo che se lo chiamassi Buddha, o Maometto sarebbe la stessa cosa.

io cerco di arrivare alla fine della mia carriera terrena il più' onesto possibile nei confronti di chi mi circonda sorry
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Re: Vivere in montagna

Messaggio  grip il Mar Feb 18, 2014 5:00 pm

ps: per restare in topico,
me piacerebbe vivere su una baita in alta montagna come il nonno di Heidi  Very Happy
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Re: Vivere in montagna

Messaggio  LucaVi il Mar Feb 18, 2014 6:43 pm

Dai Grip, quello della religione era solanto un esempio. Te ne potrei fare altri 999, di esempi, ma ripeto, quassù non vivo male alla mia età... e sono troppo stanco per traslocare.  Wink 
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Re: Vivere in montagna

Messaggio  Rugg il Mar Feb 18, 2014 7:21 pm

grip ha scritto:ps: per restare in topico,
me piacerebbe vivere su una baita in alta montagna come il nonno di Heidi  Very Happy



A me invece mi piacerebbe vivere su (in) una baita in alta montagna, senza il nonno rompicoglioni, ma con Heidi che adesso si e no avrà una 40ina d'anni. Sarà sicuramente bionda e bona.

A Peter gli buchiamo le gomme della slitta, così neanche lui viene su a rompere le palle.
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Re: Vivere in montagna

Messaggio  Rugg il Mar Feb 18, 2014 7:37 pm

LucaVi ha scritto:
Questo contributo di Sergio m'interessa, perché è una persona che so che non butta lì le cose e perché da tempo ci vive, in montagna.
Però vorrei chiedergli: tu sei nativo di lì o avevi già dei parenti? Perché se sì, allora partiresti avvantaggiato.
Anch'io non vedo tutto nero e nemmeno m'incanto. Anzi, sono andato a vivere in un paese di montagna più per necessità che per un desiderio di natura. Sì, la necessità prevale sui sogni.
E allora puoi resistere. Anzi, ci vivo bene a Cimolais, io, a quarant'anni come a sessant'anni. Mi trattano bene e mi sembra che mi vogliano bene. Ma sarò sempre un forestiero, un ospite. E mia figlia sarà sempre la figlia di "quel de Milàn". E mia nipote idem. Scherzando, ma mica tanto, mi dicono che dopo i cent'anni potrò considerarmi cimoliano. O che soltanto se mia nipote sposerà uno della valle potranno considerarla valligiana.
A me, della cosa, frega poco. Non ci casco. So che è un limite degli altri, mica mio. A me sta stretto persino l'universo...
Però, però, non è che qui possa manifestare la libertà di pensiero che la città consente.
E faccio un esempio tra mille. Quando andava all'asilo mia figlia, diffusero un questionario anonimo per valutare l'operato degl insegnanti. Beh, diedi il massimo dei voti a ogni voce e in ultimo, nelle righe dove esortavano a fare qualche critica o rilievo, aggiunsi che secondo me si pregava un po' troppo per una scuola statale (preghiere all'inizio, preghiere alla fine, preghiere prima e dopo la mensa...).
Il questionario, dunque, doveva essere anonimo (non era firmato) e andare direttamente all'istituto comprensoriale giù a Montereale, senza che gli insegnanti potessero sbirciarlo.
Qualche giorno dopo mia figlia, che era sempre andata volentieri all'asilo, manifestò disagio, quasi non voleva più andarci. E alla fine saltò fuori che una delle maestre, incolonnando i bambini per portarli a mezzogiorno in mensa, aveva esclamato ad alta voce: "E adesso diciamo tutti una bella preghiera, tutti tranne Marinella, perché sua madre sostiene che non serve!".
Mia figlia divenne viola...
A Milano, avrei messo su un casino. Qui, muto. Non me la sento di traslocare ancora...


Questo contributo di LucaVi, non mi piace, perché mi ha ricordato che la mia vicina di casa è una insegnante di religione, che insegna alle elementari, nella migliore scuola dei Castelli Romani e che soprattutto - IL POSTO DI LAVORO GIA' DI RUOLO, GLI E' STATO DATO PER NOMINA DIRETTA, DAL VESCOVO DI FRASCATI - altro mio vicino di casa, ma nato ed invecchiato a Bergamo. (Entrambi sono due rompicoglioni)

Oops, per essere chiari, come funziona a Frascati, funziona così anche in tutta Italia.

Nel 2050, in Italia, forse si abolirà l'ora di religione, oppure faranno finalmente il concorso per l'insegnamento della "Storia delle Religioni". Forse...

Un'altro giorno, vi racconterò, del "Certificato del Padre Confessore" necessario per lavorare in alcuni ospedali.....
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Re: Vivere in montagna

Messaggio  trek2005 il Mar Feb 18, 2014 9:10 pm

fa sempre piacere leggersi due righe del Visentini... :-)
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Re: Vivere in montagna

Messaggio  giangi4 il Mar Feb 18, 2014 10:34 pm

" Ma sarò
sempre un forestiero, un
ospite. E mia figlia sarà
sempre la figlia di "quel de
Milàn". E mia nipote idem.
Scherzando, ma mica tanto,
mi dicono che dopo i
cent'anni potrò considerarmi
cimoliano. O che soltanto se
mia nipote sposerà uno della
valle potranno considerarla
valligiana."
questo vale per qualsiasi piccolo paesino, in tutta italia, non solo in montagna.
il salto esiste sia quando passi da città a paese, sia quando cambi regione o in alcuni casi anche provincia o paese.
più sei distante culturalmente, più difficile è l'integrazione
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Re: Vivere in montagna

Messaggio  alessandro il Mer Apr 15, 2015 10:38 am

Forse il più bel topic apparso qui...

lo riporto su, estrapolando da un discorso più grande queste considerazioni tratte dal reportage "Fantasmi a nordest" di Wu Ming 1...

Nel suo Tristi montagne. Guida ai malesseri alpini (Priuli & Verlucca 2009), il sociologo trentino Christian Arnoldi spiega che la modernizzazione della montagna – in Italia cominciata con la grande guerra – non si limita ad antropizzare e industrializzare quei territori, ma imprime alla loro colonizzazione “caratteri ambigui, paradossali”. La modernizzazione inventa la “vera montagna”, la “vecchia montagna di sempre”, narrazione stereotipata e nostalgica “a compensazione delle inquietudini moderne”. La montagna, dove vivere è sempre stato un’esperienza grama ed estrema, viene “addolcita” e trasformata in una riserva sempre disponibile di “originarietà” e “purezza”. È il “bel mondo di una volta”, a uso e consumo del ceto medio urbano.

Da quel momento, secondo Arnoldi, le Alpi di chi ci vive diventano “una realtà sofferente avvolta da un’aura paradisiaca, ne sono quasi ostaggio, sono prigioniere di una mistica del sublime, di una ideologia della purezza talmente radicata e consolidata da rimuovere e da nascondere gelosamente tutto ciò che non combacia con essa”. In parole povere, gli abitanti sono “costretti da un certo punto di vista a vergognarsi del loro stare male in un luogo considerato da tutti salubre, bello e puro”.

Su questo star male in paradiso, Arnoldi sciorina dati. Alcolismo, depressione, disturbi psichici, omicidi, suicidi. Nel 2001 in provincia di Belluno si sono suicidate 42 persone, pari a 19,9 morti su centomila, più del triplo del tasso nazionale di suicidi. Ed è un dato sottostimato, se pensiamo che quell’anno si sono contati pure 50 tentati suicidi. La situazione era di poco migliore (se così si può dire) in provincia di Bolzano, dove il dato era “solo” il doppio di quello nazionale. Nella provincia di Trento il fenomeno era un po’ meno frequente che a Bolzano, ma in alcune valli il dato era addirittura stratosferico. In val di Sole, nota per le sue località sciistiche, nel periodo 1994-2005 il tasso di suicidi sfiorava costantemente il quadruplo del dato nazionale.

Dopo aver letto il libro, ho cercato dati più recenti. Secondo l’Istituto superiore di sanità, nel biennio 2008-2009 la provincia autonoma di Bolzano era il territorio con il più alto tasso di suicidi, triplo rispetto a quello nazionale. Secondo l’Eures, nel 2012 Belluno era la seconda provincia con più suicidi.

Eppure queste sono terre di volontariato, cooperazione, attivismo sociale. Se restringiamo l’analisi a Trentino e Alto Adige, c’è un welfare che altrove te lo sogni, ci sono mezzi pubblici e risorse, c’è cultura diffusa, c’è una delle università più prestigiose. Come mai qui ci si ammazza più che altrove?

Spinto da questa e altre domande, Arnoldi conduce un’indagine a tutto campo su come si vive nelle zone alpine, soprattutto (ma non solo) in quelle che vivono di turismo. Ne esce un quadro di antinomie, di veri e propri ossimori. Si forma l’immagine di una socialità schizofrenica. Una delle condizioni che emergono è quella dell’intermittenza esistenziale: in “alta stagione” terre come il Trentino, l’Alto Adige, il Cadore e l’Ampezzano si affollano, si trasformano in grandi villaggi vacanze e in musei di tradizioni reinventate per venderle a chi anela “l’autentico”. Per quel breve periodo, tutto funziona per e intorno ai turisti…

… poi la bassa stagione riprecipita gli abitanti in un contesto di rarefazione sociale: paesini semideserti dove solitudine fa rima baciata con abitudine e la vita si fa banale, ripetitiva, fai “sempre le stesse cose”, che poi coincidono coi “fatti tuoi” e così alimenti un circolo vizioso, perché accumuli fatica preventiva nel cercare le relazioni. Questo porta a una iperterritorialità: perimetri il tuo spazio in modo rigido e puntiglioso, marchi il confine, pianti una staccionata immateriale tra la tua famiglia e le altre, tra te e le altre persone, e apri la porta solo in certe occasioni: la festa del patrono, la gara sportiva… Quasi tutti condividono quel non voler “disturbare”, e soprattutto quel non voler essere “disturbati”. A colpirmi è proprio lo straniante equilibrio tra l’associazionismo e quella riservatezza angusta, invalidante, che Arnoldi indica con il termine dialettale rispèt. È nel rispèt che ci si ingabbia…
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Re: Vivere in montagna

Messaggio  giangi4 il Mer Apr 15, 2015 2:10 pm

non conosco lo studio citato ma sarebbe interessante confrontarlo con quello che succede in certe cittadine di mare.
vedi caorle, un paese di 10000 abitanti che diventano 200000 in estate ma durante il resto dell'anno sono un'isola a 30km dalla terraferma.
la più bassa scolarità del veneto perché lavorano o nel turismo o nella pesca.
una chiusura mentale da paese di montagna.
ma ne ho visti ancora così, esempio i paesini di collina.
non conosco il tasso di suicidio ma certamente influisce l'isolamento ma anche il benessere.
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Re: Vivere in montagna

Messaggio  giangi4 il Mer Apr 15, 2015 2:10 pm

non conosco lo studio citato ma sarebbe interessante confrontarlo con quello che succede in certe cittadine di mare.
vedi caorle, un paese di 10000 abitanti che diventano 200000 in estate ma durante il resto dell'anno sono un'isola a 30km dalla terraferma.
la più bassa scolarità del veneto perché lavorano o nel turismo o nella pesca.
una chiusura mentale da paese di montagna.
ma ne ho visti ancora così, esempio i paesini di collina.
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Re: Vivere in montagna

Messaggio  giangi4 il Mer Apr 15, 2015 2:12 pm

non conosco lo studio citato ma sarebbe interessante confrontarlo con quello che succede in certe cittadine di mare.
vedi caorle, un paese di 10000 abitanti che diventano 200000 in estate ma durante il resto dell'anno sono un'isola a 30km dalla terraferma.
la più bassa scolarità del veneto perché lavorano o nel turismo o nella pesca.
una chiusura mentale da paese di montagna.
ma ne ho visti ancora così, esempio i paesini di collina.
non conosco il tasso di suicidio ma certamente influisce l'isolamento ma anche il benessere.
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Re: Vivere in montagna

Messaggio  Drugo Lebowsky il Mer Apr 15, 2015 3:19 pm

accontentarsi di vivere con un po' di gnocca?
no, eh?
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Re: Vivere in montagna

Messaggio  virgy il Gio Apr 16, 2015 7:32 am

alessandro ha scritto:Forse il più bel topic apparso qui...

lo riporto su, estrapolando da un discorso più grande queste considerazioni tratte dal reportage "Fantasmi a nordest" di Wu Ming 1...

Nel suo Tristi montagne. Guida ai malesseri alpini (Priuli & Verlucca 2009), il sociologo trentino Christian Arnoldi spiega che la modernizzazione della montagna – in Italia cominciata con la grande guerra – non si limita ad antropizzare e industrializzare quei territori, ma imprime alla loro colonizzazione “caratteri ambigui, paradossali”. La modernizzazione inventa la “vera montagna”, la “vecchia montagna di sempre”, narrazione stereotipata e nostalgica “a compensazione delle inquietudini moderne”. La montagna, dove vivere è sempre stato un’esperienza grama ed estrema, viene “addolcita” e trasformata in una riserva sempre disponibile di “originarietà” e “purezza”. È il “bel mondo di una volta”, a uso e consumo del ceto medio urbano.

Da quel momento, secondo Arnoldi, le Alpi di chi ci vive diventano “una realtà sofferente avvolta da un’aura paradisiaca, ne sono quasi ostaggio, sono prigioniere di una mistica del sublime, di una ideologia della purezza talmente radicata e consolidata da rimuovere e da nascondere gelosamente tutto ciò che non combacia con essa”. In parole povere, gli abitanti sono “costretti da un certo punto di vista a vergognarsi del loro stare male in un luogo considerato da tutti salubre, bello e puro”.

Su questo star male in paradiso, Arnoldi sciorina dati. Alcolismo, depressione, disturbi psichici, omicidi, suicidi. Nel 2001 in provincia di Belluno si sono suicidate 42 persone, pari a 19,9 morti su centomila, più del triplo del tasso nazionale di suicidi. Ed è un dato sottostimato, se pensiamo che quell’anno si sono contati pure 50 tentati suicidi. La situazione era di poco migliore (se così si può dire) in provincia di Bolzano, dove il dato era “solo” il doppio di quello nazionale. Nella provincia di Trento il fenomeno era un po’ meno frequente che a Bolzano, ma in alcune valli il dato era addirittura stratosferico. In val di Sole, nota per le sue località sciistiche, nel periodo 1994-2005 il tasso di suicidi sfiorava costantemente il quadruplo del dato nazionale.

Dopo aver letto il libro, ho cercato dati più recenti. Secondo l’Istituto superiore di sanità, nel biennio 2008-2009 la provincia autonoma di Bolzano era il territorio con il più alto tasso di suicidi, triplo rispetto a quello nazionale. Secondo l’Eures, nel 2012 Belluno era la seconda provincia con più suicidi.

Eppure queste sono terre di volontariato, cooperazione, attivismo sociale. Se restringiamo l’analisi a Trentino e Alto Adige, c’è un welfare che altrove te lo sogni, ci sono mezzi pubblici e risorse, c’è cultura diffusa, c’è una delle università più prestigiose. Come mai qui ci si ammazza più che altrove?

Spinto da questa e altre domande, Arnoldi conduce un’indagine a tutto campo su come si vive nelle zone alpine, soprattutto (ma non solo) in quelle che vivono di turismo. Ne esce un quadro di antinomie, di veri e propri ossimori. Si forma l’immagine di una socialità schizofrenica. Una delle condizioni che emergono è quella dell’intermittenza esistenziale: in “alta stagione” terre come il Trentino, l’Alto Adige, il Cadore e l’Ampezzano si affollano, si trasformano in grandi villaggi vacanze e in musei di tradizioni reinventate per venderle a chi anela “l’autentico”. Per quel breve periodo, tutto funziona per e intorno ai turisti…

… poi la bassa stagione riprecipita gli abitanti in un contesto di rarefazione sociale: paesini semideserti dove solitudine fa rima baciata con abitudine e la vita si fa banale, ripetitiva, fai “sempre le stesse cose”, che poi coincidono coi “fatti tuoi” e così alimenti un circolo vizioso, perché accumuli fatica preventiva nel cercare le relazioni. Questo porta a una iperterritorialità: perimetri il tuo spazio in modo rigido e puntiglioso, marchi il confine, pianti una staccionata immateriale tra la tua famiglia e le altre, tra te e le altre persone, e apri la porta solo in certe occasioni: la festa del patrono, la gara sportiva… Quasi tutti condividono quel non voler “disturbare”, e soprattutto quel non voler essere “disturbati”. A colpirmi è proprio lo straniante equilibrio tra l’associazionismo e quella riservatezza angusta, invalidante, che Arnoldi indica con il termine dialettale rispèt. È nel rispèt che ci si ingabbia…

interessante e da una parte non mi dice nulla di nuovo, anche se qui viene analizzato il vivere in montagna
è forse una conferma a ciò che penso da anni.....
in linea di massima nel "nord" che sia montagna o non montagna c'è meno calore e contatti (veri) umani
ci si aiuta di meno, si è meno presenti nella vita degli altri
c'è questa paura d disturbare che non è poi nè rispetto, nè pudore, almeno non sempre
secondo me non è altro che "voglio farmi i ca.....i  Rolling Eyes miei e non voglio interessarmi dei problemi altrui" mrgreen

(non per niente anche il "nord" europa  ha un alto tasso di suicidi e pure lì, come in Alto Adige, c'è un welfare da sogno, ma poco "calore" umano)

e forse quelli che si sentono più altruisti o vivono male questa freddezza umana più o meno "nordica", si iscrivono nelle associazioni di volontariato, chissà, così si spiegherebbe lo squilibrio tra forte associazionismo da una parte e forte chiusura (rispèt) dall'altra .

Naturalmente ora qualcuno verrà fuori che sono luoghi comuni, che anche nel nord è presente il calore e la generosità, che non è vero che c'è freddezza umana, che non si può generalizzare ecc ecc
mi spiace, ci saranno le eccezioni come in tutte le cose, ma in linea di massima, considerata anche la storia passata di queste popolazioni e la successiva industrializzazione con un forte aumento di benessere, in linea di massima, dicevo, rimango della mia idea: nel nord, montagna o non montagna, si è sempre più investito sul fattore "soldi" che non sul fattore "umano"!




sì, interessante il post, Ale  Wink
aspetto adesso lo studio sul vivere/malesseri nei paesini montani del sud, ma penso che lì, al posto dei suicidi/alcolismo/ecc ecc, verrà forse registrato un aumento di vendite di salsicce piccanti  mrgreen
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virgy

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Re: Vivere in montagna

Messaggio  Ad_adri il Gio Apr 16, 2015 9:11 am

In linea di massima, con le dovute eccezioni,  sia il post di Ale che le considerazioni di virgy sono condivisibili...putroppo è cosi Rolling Eyes
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Ad_adri

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Re: Vivere in montagna

Messaggio  LucaVi il Gio Apr 16, 2015 4:57 pm

virgy ha scritto:
...c'è questa paura d disturbare che non è poi nè rispetto, nè pudore, almeno non sempre
secondo me non è altro che "voglio farmi i ca.....i  Rolling Eyes miei e non voglio interessarmi dei problemi altrui" mrgreen

...nel nord, montagna o non montagna, si è sempre più investito sul fattore "soldi" che non sul fattore "umano"!
Confermo anch'io.
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LucaVi

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Re: Vivere in montagna

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