Federer il mutante e il segreto del tennis perfetto - D.F. Wallace

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Federer il mutante e il segreto del tennis perfetto - D.F. Wallace




Amo David Foster Wallace per la sua capacità di analizzare minuziosamente la realtà, di sezionarla con l'attenzione di un entomologo, per l'uso delle parole con cui riesce a descrivere compiutamente le sfumature, per la leggera ironia con cui riesce a farlo.
In questo pezzo storico parla di Roger Federer e di tennis. Ma trovo che, oltre ad essere di per sé godibile semplicemente per come è scritto, alcuni concetti espressi abbiano valore universale e siano perciò riportabili in qualche modo anche all'arrampicata.

Queste frasi le ho messe in grassetto. Vi prego, se solo avete assistito a una partita di tennis qualche volta nella vita però, non leggete solo le frasi in grassetto. Leggete tutto. Merita.

Federer il mutante e il segreto del tennis perfetto

03 settembre 2006 — pagina 42 sezione: DOMENICALE
Quasi tutti quelli che amano il tennis e seguono i tornei maschili in televisione avranno sperimentato, negli ultimi anni, uno di quelli che potrebbero essere definiti "Federer Moments". Ci sono delle volte, quando guardi giocare il giovane tennista svizzero, in cui la mascella scende giù, gli occhi si proiettano in avanti ed emetti suoni che inducono il coniuge nell' altra stanza a venire a vedere se ti è successo qualcosa.
Questi Federer Moments sono ancora più intensi se hai abbastanza esperienza diretta di gioco da comprendere l' impossibilità di quanto gli hai appena visto fare. Tutti possiamo citare qualche esempio. Questo è uno.

Finale dello US Open 2005, Federer contro Agassi, siamo all' inizio del quarto set, Federer ha il servizio. C' è uno scambio piuttosto lungo di colpi da fondocampo, con il caratteristico andamento a farfalla del tennis da picchiatori che predomina ai giorni nostri, con Federer e Agassi impegnati ognuno dei due a far correre l' avversario da un lato all' altro del campo, cercando di trovare il colpo vincente fino a quando, improvvisamente, Agassi tira fuori un potente rovescio incrociato che costringe Federer a decentrarsi alla sua sinistra: ci arriva, in allungamento col rovescio, ma il tiro esce corto e tagliato, mezzo metro oltre la linea di battuta, una di quelle situazioni in cui Agassi va a nozze, e mentre Federer si scalmana per cambiare direzione e recuperare la posizione centrale, Agassi si fa sotto per prendere la palla corta di controbalzo e la scaglia con forza nello stesso angolo di prima, per cercare di prendere Federer in contropiede, e in effetti ci riesce: Federer è ancora vicino all' angolo, ma sta correndo verso il centro, e la palla ora è diretta verso un punto dietro di lui, dove stava appena un attimo fa, e non c' è tempo di girare il corpo, e Agassi segue il colpo scendendo a rete sul rovescio~ ed ecco che Federer, non si sa come, riesce a invertire istantaneamente la spinta, arretra di tre o quattro passi quasi saltellando, a velocità impossibile, e colpisce la palla di diritto sul suo lato di rovescio, con tutto il peso spostato all' indietro, e quel diritto è un topspin lungolinea da urlo, e Agassi, sceso a rete, si protende per cercare di intercettarlo, ma la palla lo supera, corre lungo la linea e va a atterrare esattamente sull' angolo destro del campo di Agassi, conquistando il punto, con Federer che ancora sta danzando all' indietro quando la palla tocca terra. E poi segue quel consueto, breve secondo di silenzio attonito prima che la folla newyorchese esploda, e in tv John McEnroe, con il suo auricolare da commentatore in testa, che dice (più che altro a se stesso, sembra): «Come ha fatto a far punto da quella posizione?». E ha ragione: considerando la posizione di Agassi e la sua straordinaria velocità, Federer doveva indirizzare la palla dentro un corridoio largo cinque centimetri se voleva superarlo, ed è quello che ha fatto, muovendosi all' indietro, senza tempo per preparare il colpo, e senza poter sfruttare il peso del corpo per imprimergli potenza.

Era impossibile. Era una roba alla Matrix. Non so che razza di suoni siano usciti dalla mia bocca, ma la mia consorte dice di essere accorsa nella stanza e di aver trovato il divano pieno di popcorn e il sottoscritto in ginocchio, con gli occhi che sembravano quelli finti a palla che si trovano nei negozi di cianfrusaglie.

Questo è un esempio di Federer Moment, ed era solo in tivù, e la verità è che il tennis in tivù sta al tennis dal vivo più o meno come il video porno sta alla realtà percepita dell' amore umano. Giornalisticamente parlando, non ho notizie succose da offrirvi su Roger Federer. A venticinque anni è il miglior tennista vivente. Forse il migliore di tutti i tempi. Biografie e profili si sprecano. Il programma di informazione della Cbs, 60 Minutes, gli ha dedicato una puntata lo scorso anno. Tutto quello che volete sapere su mister Roger N. M. I. Federer, il suo passato, la sua città natale in Svizzera, Basilea, il modo assennato e disinteressato con cui i genitori hanno sostenuto il suo talento, la sua carriera tennistica giovanile, i suoi iniziali problemi di fragilità e carattere, il suo amato allenatore delle giovanili, la morte accidentale di quell' allenatore, nel 2002, che lo ha al tempo stesso annichilito e temprato e lo ha aiutato a diventare quello che è oggi, i trentanove titoli conquistati finora in singolo nella sua carriera, gli otto titoli del Grande Slam, l' attaccamento, insolito per costanza e maturità, alla sua ragazza, che lo segue nei suoi viaggi (nel circuito maschile è una cosa rara) e gestisce i suoi affari (nel circuito maschile è una cosa mai sentita), il suo stoicismo di altri tempi e la sua solidità mentale e la sua bella sportività e la sua generale, evidente modestia e la sua meditata e filantropica prodigalità: è tutto a portata di Google. Rimboccatevi le maniche.

Il presente articolo vuole descrivere il modo in cui Federer viene sperimentato da uno spettatore, e il contesto in cui ciò avviene. La tesi specifica è la seguente: se non avete mai visto il ragazzo giocare dal vivo, e poi lo andate a vedere, di persona, sul sacro manto erboso di Wimbledon, in mezzo a un caldo letteralmente disidratante, seguito da vento e pioggia come nell' edizione di quest' anno, allora siete il soggetto ideale per sperimentare quella che uno degli autisti dei pulmini riservati alla stampa durante il torneo descrive come «un' esperienza che rasenta lo spirituale»

La bellezza non è l' obbiettivo degli sport di competizione, ma lo sport di alto livello è uno degli ambiti in cui la bellezza umana ha le maggiori probabilità di esprimersi. Il rapporto è più o meno quello che intercorre fra il coraggio e la guerra. La bellezza umana di cui parliamo in questa sede è una bellezza di tipo particolare: la potremmo chiamare bellezza cinetica. La sua forza e il suo fascino sono universali.

Non ha niente a che vedere con il sesso o i modelli culturali. Sembra legata, in realtà, alla riconciliazione degli esseri umani con il fatto di avere un corpo. Naturalmente, negli sport maschili nessuno parla mai di bellezza o di grazia del corpo. Gli uomini possono professare il loro "amore" per lo sport, ma questo amore deve sempre essere casto e rappresentato secondo la simbologia della guerra: eliminazione contro avanzamento, gerarchia del rango e della classifica, ossessione per le statistiche, analisi tecniche, fervore tribale e/o nazionalista, uniformi, masse rumoreggianti, striscioni, gente che si batte il petto, facce dipinte, ecc.

Per ragioni non per tutti evidenti, i codici espressivi della guerra dalla maggior parte di noi sono considerati più sicuri dei codici espressivi dell' amore.
(Fo qui parla di te n.d.r. asd )

Magari la pensate così anche voi, e in questo caso il mesomorfico e marzialissimo spagnolo Rafael Nadal è l' uomo-uomo che fa per voi, con la manica tirata su a mostrare il bicipite e le autoesortazioni in stile teatro Kabuki. E per di più, Nadal è la nemesi di Federer nonché sorpresa dell' anno a Wimbledon, dato che è uno specialista della terra battuta e nessuno si aspettava di vederlo andare più avanti dei primi turni. Mentre Federer, dal primo turno alle semifinali, non ha offerto la minima sorpresa o la minima suspense competitiva. Ha surclassato ogni avversario con tale eclatante superiorità che stampa e televisione si preoccupavano che i suoi match, troppo noiosi, non riuscissero a tener testa al fervore nazionalista dei Mondiali di calcio. Ma la finale del 9 luglio è il sogno di chiunque. Nadal contro Federer è un replay della finale del Roland Garros del mese prima, vinta da Nadal. Federer, in tutto l' anno, aveva perso appena quattro partite, ma sempre contro Nadal.

E si aggiunga che Nadal aveva adattato il suo stile di gioco terragnolo all' erba, avvicinandosi più alla linea di fondo per i tiri da fondocampo, potenziando il servizio e superando la sua allergia alla rete. Al terzo turno, ha praticamente sventrato Agassi. Nella finale di quest' anno va in scena il fascino della vendetta, la dinamica re-contro-regicida, il contrasto stridente fra i caratteri. Il machismo passionale dell' Europa del sud contro la contorta, clinica abilità artistica di quella del nord. Apollo e Dioniso. Scalpello e mannaia. Destrorso e mancino. Numero uno e numero due al mondo. Nadal, l' uomo che ha spinto fino alle estreme conseguenze il tennis moderno tutto potenza e fondocampo, contro un uomo che ha trasfigurato questo tennis medesimo, eccezionale sia per precisione e varietà sia per ritmo e rapidità, ma che può essere incredibilmente vulnerabile, o intimidito, di fronte al primo. Un giornalista sportivo britannico, eccitatissimo insieme ai suoi colleghi in tribuna stampa, ripete due volte: «Sarà una guerra».

La bellezza di un grande atleta è quasi impossibile da descrivere in modo diretto. O da evocare. Il diritto di Federer è una grande frusta liquida, il suo rovescio a una mano può diventare piatto, carico di effetto o tagliato, tagliato con una spinta tale che la palla cambia forma nell' aria e schizza sull' erba ad altezza caviglia. Il suo servizio ha una velocità e un livello di precisione e varietà tale che nessun altro riesce ad avvicinarcisi; quando serve, il suo movimento è sinuoso e diseccentrico, distinguibile (in tivù) solo da un particolare schiocco tipo anguilla che coinvolge tutto il corpo al momento dell' impatto. La sua capacità di anticipazione, il suo senso del campo, sono di un altro pianeta, e il suo gioco di gambe non ha eguali nel mondo del tennis (da bambino, era anche un calciatore prodigio).

Tutto questo è vero, eppure niente di tutto ciò spiega veramente qualcosa, niente evoca l' esperienza di guardare quest' uomo che gioca. Di testimoniare, in prima persona, la bellezza e la genialità del suo gioco. Ti devi avvicinare all' essenza estetica per vie indirette, girarci intorno, o come faceva San Tommaso d' Aquino col suo ineffabile soggetto di studio, cercare di definirlo dicendo ciò che non è.

Esistono tre tipi di spiegazioni valide per dar conto dell' ascendente di Federer. Una ha a che fare con il mistero e la metafisica ed è, ritengo, quella che più si avvicina alla realtà. Le altre sono più tecniche e più praticabili per un testo giornalistico. La spiegazione metafisica è che Roger Federer è uno di quei rari, soprannaturali atleti che sembrano essere esentati, almeno in parte, da certe leggi della fisica. Esempi analoghi sono quelli di Michael Jordan, che oltre a riuscire a saltare ad altezze disumane era capace di rimanere sospeso in aria un istante o due di più di quanto consentito dalla forza di gravità, e Muhammad Ali, che riusciva a "galleggiare" sul ring e a mettere a segno due o tre diretti nel tempo necessario per assestarne uno.

Dal 1960 a oggi di altri esempi del genere ce n' è forse una mezza dozzina. E Federer appartiene a questa categoria, una categoria che si potrebbe chiamare geni, mutanti o incarnazioni divine. Non è mai in affanno o sbilanciato. La palla che si avvicina rimane sospesa, per lui, una frazione di secondo in più di quanto dovrebbe. I suoi movimenti sono sinuosi, più che atletici. Come Ali, Jordan, Maradona e Wayne Gretzky sembra essere al tempo stesso meno solido e più solido degli uomini che affronta.

Specialmente nel completo bianco che Wimbledon ancora ama imporre ai partecipanti, Federer appare quello che forse (secondo me) è: una creatura dal corpo fatto sia di carne sia, in un modo o nell' altro, di luce. Questa storia della palla che con spirito collaborativo rimane sospesa lì, rallentando, come se fosse suscettibile al volere dell' elvetico: la metafisica sta qui. Qui e nel seguente aneddoto.

Dopo la semifinale del 7 luglio in cui Federer ha distrutto Jonas Bjorkman - non semplicemente battuto, distrutto - e subito prima della rituale conferenza stampa post-partita in cui Bjorkman, che è amico di Federer, dice di essere contento di «aver avuto un posto in prima fila» per vedere lo svizzero «giocare il tennis più vicino alla perfezione che si possa immaginare», Federer e Bjorkman chiacchierano e scherzano fra di loro, e lo svedese gli chiede se la palla quel giorno per lui era più grande del solito, visto come aveva giocato, e Federer gli conferma che «era grande quanto una palla da bowling o da basket». Per Federer era solo un modo modesto e scherzoso di consolare Bjorkman, per confermargli che anche lui era sorpreso dalla qualità del gioco espresso quel giorno; ma è anche una battuta rivelatrice di quello che è il tennis per lui.

Immaginate di essere una persona con riflessi, coordinazione e velocità soprannaturali, e di giocare a tennis ad alti livelli. Giocando, non vi sembrerà di possedere dei riflessi e una velocità fuori dal comune; vi sembrerà invece che la palla sia grande, che si muova lentamente e che avete tutto il tempo che volete per colpirla. In altre parole, non proverete niente di simile alla velocità e all' abilità (empiricamente reali) che vi attribuirà il pubblico dal vivo, guardando le palline muoversi a una velocità tale da diventare indistinte masse sibilanti. La velocità è solo un elemento.

Ora passiamo al tecnico. Il tennis spesso è definito un «gioco di centimetri», ma è un luogo comune che prende come punto di riferimento più che altro il punto in cui atterra la pallina. Se il punto di riferimento è il giocatore che colpisce la palla in arrivo, allora il tennis è più correttamente un gioco di micron: cambiamenti tanto sottili da essere quasi inesistenti riguardo al momento dell' impatto, avranno ripercussioni considerevoli sulla direzione e la traiettoria della palla. Lo stesso principio spiega perché la minima imprecisione quando si mira a un bersaglio con un fucile farà sbagliare il tiro, con un bersaglio sufficientemente lontano. Per illustrare la tesi, rallentiamo il tutto. Immaginate di essere un giocatore di tennis, posizionato appena dietro la linea di fondo sull' angolo destro. L' avversario vi serve una palla sul diritto, voi ruotate in modo che il vostro fianco sia sulla traiettoria della palla in arrivo, e cominciate a portare indietro la racchetta per effettuare la risposta di diritto. Continuate a visualizzare il punto in cui vi trovate quando siete a metà del movimento: la palla ora è all' altezza del fianco più avanzato, a una quindicina di centimetri dal punto di impatto. Consideriamo alcune delle variabili implicate. Sull' asse verticale, cambiare l' angolo di inclinazione della testa della racchetta di un paio di gradi soltanto produrrà rispettivamente un topspin o un colpo di taglio; mantenendola perpendicolare, verrà fuori un diritto piatto, senza effetto. Orizzontalmente, spostare anche di pochissimo a sinistra o a destra la testa della racchetta, e colpire la palla un millisecondo prima o dopo farà la differenza tra una risposta incrociata e un lungolinea. Ulteriori, piccole modifiche nella curva del movimento del vostro colpo da fondocampo e dell' accompagnamento del colpo contribuiranno a determinare se la palla supererà la rete a una distanza lontana o vicina dal bordo della medesima, e questo, insieme alla velocità del colpo (e a certe caratteristiche dell' effetto che imprimete alla palla) determinerà la profondità della risposta, l' altezza del rimbalzo, ecc. Queste, naturalmente, sono solo le distinzioni di massima: per esempio, c' è la distinzione tra topspin potente e topspin morbido, o quella fra colpo incrociato da un angolo all' altro del campo e colpo incrociato appena accennato, e così via. E poi c' è anche la questione della distanza a cui consenti alla palla di avvicinarsi al tuo corpo, della presa che usi, di quanto pieghi le ginocchia e/o di quanto porti avanti il peso, se sei in grado o meno di guardare la palla e simultaneamente vedere cosa sta facendo il tuo avversario dopo aver servito. Anche tutte queste cose contano. E in più c' è il fatto che non stai mettendo in moto un oggetto statico, stai invertendo la traiettoria e (in varia misura) l' effetto di un proiettile che arriva verso di te, a una velocità, nel caso del tennis professionistico, tale da rendere impossibile un pensiero cosciente. Il servizio di Mario Ancic, ad esempio, spesso viaggia a una velocità intorno ai 210 chilometri orari. Considerando che dalla linea di fondocampo di Ancic alla vostra intercorre una distanza di poco meno di 24 metri, questo significa che il suo servizio impiega 0,41 secondi per arrivare fino a voi.
È meno del tempo necessario per battere le ciglia due volte, rapidamente.

La conclusione è che il tennis professionistico comporta intervalli di tempo troppo brevi per agire in modo deliberato. Da un punto di vista temporale, siamo piuttosto nel raggio d' azione dei riflessi, reazioni esclusivamente fisiche, che bypassano il pensiero cosciente. E ciononostante, rispondere a un servizio in modo efficace dipende da un ampio insieme di decisioni e aggiustamenti fisici molto più consapevoli e intenzionali di un battito di ciglia, del sobbalzo che facciamo quando qualcosa ci spaventa, ecc. Per riuscire a rispondere con efficacia a un servizio potente ci vuole quello che qualcuno chiama "senso cinestetico", che significa la capacità di controllare il corpo e le sue estensioni artificiali tramite un sistema complesso e molto rapido di compiti.

La nostra lingua ha un vasto campionario di termini per descrivere i vari elementi di questa capacità: percezione, tocco, forma, propriocezione, coordinamento, coordinamento occhio-mano, cinestesia, grazia, controllo, riflessi, e via elencando. Per i giovani tennisti promettenti, l' obbiettivo principale dei durissimi programmi di allenamento quotidiani di cui si sente parlare è affinare il senso cinestetico.

Siamo sul 2-1 per Nadal nel secondo set della finale, e lo spagnolo è al servizio. Federer ha vinto il primo set lasciando l' avversario a zero, ma poi ha avuto un leggero calo, come a volte gli succede, e si è trovato subito sotto di un break. Siamo ai vantaggi, è avanti Nadal, un punto con 16 tocchi. Rispetto a Parigi, le battute di Nadal sono molto più veloci, e in questo caso serve centrale. Federer tiene a galla la palla con un diritto morbido alto: può permetterselo perché Nadal non scende mai a rete dopo il servizio. Lo spagnolo effettua un tipico diritto potente in topspin, con palla indirizzata in profondità sul rovescio di Federer; Federer replica con un rovescio in topspin ancora più potente, quasi un colpo da terra battuta. Nadal è preso di sorpresa ed è costretto ad arretrare leggermente e risponde con una palla corta, bassa e tesa, che atterra appena oltre la T della linea di battuta, sul diritto di Federer. Contro qualsiasi altro avversario, più o meno, Federer su una palla del genere potrebbe semplicemente chiudere il punto, ma una delle ragioni per cui Nadal lo mette tanto in difficoltà è che è più veloce degli altri, può arrivare su palle su cui gli altri non arrivano: e quindi Federer in questo caso si limita a incrociare di diritto, piatto e di forza media, cercando, più che il colpo vincente, una palla bassa e non troppo angolata, che costringe Nadal a salire decentrandosi sul lato destro, quello di rovescio per lui. Nadal effettua un rovescio lungolinea in corsa; Federer, sempre di rovescio, restituisce la palla tagliata con un backspin, sulle stessa linea, lenta e fluttuante, costringendo Nadal a tornare nello stesso punto. Nadal rimanda la palla indietro tagliandola - e siamo a tre colpi lungo la stessa linea - e Federer a sua volta gliela rimanda indietro, sempre tagliata e sempre nello stesso punto, questa volta ancora più lenta e più fluttuante, e Nadal pianta i piedi per terra e spara un violento rovescio a due mani in lungolinea sempre sullo stesso lato, è come se ormai lo spagnolo avesse piantato le tende sul suo lato destro: non cerca più di tornare indietro al centro della linea di fondo tra un colpo e l' altro, Federer lo ha come ipnotizzato. Ora lo svizzero tira fuori un rovescio in topspin, profondo e violentissimo, di quelli che fanno sibilare la palla, in un punto leggermente spostato sulla sinistra di Nadal: Nadal ci arriva e spara un diritto incrociato; Federer risponde con un rovescio incrociato ancora più forte e potente sulla linea di fondo, talmente veloce che Nadal deve colpire di diritto all' altezza del piede di appoggio e poi correre verso il centro mentre la palla atterra a mezzo metro circa da Federer, di nuovo sul rovescio. Federer fa un passo avanti e confeziona un altro rovescio incrociato, ma completamente diverso, molto più corto e angolato, un angolo che nessuno avrebbe previsto, e talmente potente e carico di effetto che atterra corto, appena al di qua della linea laterale, schizzando via dopo il rimbalzo, e Nadal non può avanzare per intercettare il tiro e non può arrivarci lateralmente sulla linea di fondo, a causa dell' angolazione e dell' effetto: fine del punto. è un punto spettacolare, un Federer Moment: ma guardandolo dal vivo, ti rendi conto che è anche un punto che Federer ha cominciato a costruire quattro o cinque colpi prima.

Tutto quello che è avvenuto dopo quel primo lungolinea tagliato è stato progettato dalla svizzero per abbindolare Nadal, cullarlo e poi spezzargli il ritmo e l' equilibrio aprendosi quell' ultimo, inimmaginabile angolo, un angolo che sarebbe stato impossibile senza un topspin estremo.

Federer non ha niente da invidiare a Lendl e ad Agassi quanto a potenza dei colpi, si solleva da terra quando colpisce ed è capace di colpire da fondocampo con una potenza che nemmeno Nadal. La raffinatezza, il tocco e la classe non sono morti nell' era del tennis dei picchiatori. Perché ora, nel 2006, siamo ancora nell' era del tennis dei picchiatori: e Roger Federer è un picchiatore di prima categoria, uno dei più agguerriti. Il fatto è semplicemente che lui non è soltanto questo. è anche la sua intelligenza, la sua capacità occulta di anticipare gli eventi, il suo senso del campo, la sua capacità di interpretare e manipolare gli avversari, di mescolare effetto e velocità, di sviare e mascherare, di usare capacità di visione tattica, vista periferica e gamma cinestetica invece della semplice potenza meccanica, e tutto questo ha messo in mostra i limiti, e le possibilità, del tennis maschile così come viene giocato oggi.

Roger Federer sta dimostrando che la velocità e la potenza del tennis professionistico odierno sono semplicemente lo scheletro, non la carne. Federer, in senso figurato e in senso letterale, ha reincarnato il tennis maschile, e per la prima volta da anni il futuro di questo sport è imprevedibile.

<...& Copyright New York Times Magazine-la Repubblica David Foster Wallace è l' autore di "Infinite Jest", "Consider the Lobster" e molti altri libri (Traduzione di Fabio Galimberti) - DAVID FOSTER WALLACE
da http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/09/03/federer-il-mutante-il-segreto-del-tennis.html

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Messaggio il Mer Mag 09, 2012 2:20 pm  buzz

Quanto, queste riflessioni sono mutuabili pensando all'arrampicata?
Dal punto di vista soggettivo, quando state scalando e dovete decidere cosa fare, come posizionare il corpo, come utilizzare una presa.
Dal punto di vista oggettivo, guardando da fuori, l'eleganza e l'efficacia del gesto, la rapidità nello scegliere la soluzione giusta.

Quella dote che definiamo come capacità di lettura della roccia, ed adattamento del corpo alle informazioni che se ne ricavano, pescando nel proprio bagaglio motorio.

Sono d'accordo con Fo, quando scrive in altro post, che il lavorato è ginnastica. E' come, riportandolo al tennis, se si avesse la possibilità di rigiocare più volte il medesimo punto, con in più la certezza che l'avversario risponderà sempre nello stesso modo.

Con questo non voglio iniziare una diatriba sul valore del lavorato eccetera. È solo per dire che "...un ampio insieme di decisioni e aggiustamenti fisici molto più consapevoli e intenzionali di un battito di ciglia..." ... "questa capacità: percezione, tocco, forma, propriocezione, coordinamento, coordinamento occhio-mano, cinestesia, grazia, controllo, riflessi..." è probabilmente qualcosa che è possibile riscontrare solo con la scalata a vista...

E poi:
"La bellezza non è l' obbiettivo degli sport di competizione, ma
lo sport di alto livello è uno degli ambiti in cui la bellezza umana ha
le maggiori probabilità di esprimersi. Il rapporto è più o meno quello
che intercorre fra il coraggio e la guerra. La bellezza umana di cui
parliamo in questa sede è una bellezza di tipo particolare: la potremmo
chiamare bellezza cinetica. La sua forza e il suo fascino sono
universali. "


Quali scalatori vi vengono in mente tale che se ne potrebbe parlare in questi termini?

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Messaggio il Mer Mag 09, 2012 2:30 pm  giggio

A me viene in mente un tizio che vidi a Finale qualche anno fa, alla falesia del Silenzio.
Non so chi fosse, non credo nessuno di famoso. Stava scalando un "banale" 6c+.
Fra le persone che ho visto scalare è quello che mi ha più colpito per l'armonia dei gesti: su una pancia a buchi leggermente strapiombante si muoveva con una elasticità ed una leggerezza da sembrare senza peso. Sono rimasto a bocca aperta a guardarlo...

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Messaggio il Mer Mag 09, 2012 2:33 pm  MauMau

berhault forever. mrgreen

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Messaggio il Mer Mag 09, 2012 2:38 pm  buzz

A me, quello che mi ha colpito di più in assoluto è stato vedere Bert, fare boulder in palestra. Mi sembrava non avere peso. Sfiorare le prese.
Che poi dopo di lui andavo a toccare (tenendom su altre) quelle che aveva toccato e non capivo come aveva potuto restarci attaccato.
La sensazione che si muovesse a velocità superiori, che avesse agilità a coordinazione fuori dalla norma.

....
Qui è su un video di Livellozero

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Messaggio il Mer Mag 09, 2012 2:39 pm  buzz

MauMau ha scritto:berhault forever.

Purtroppo non l'ho visto dal vero. Sad

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Messaggio il Mer Mag 09, 2012 3:19 pm  MauMau

beh, anche qui ci son due scuole di pensiero. Chi preferisce il gesto e chi l'efficacia. Ondra è un esempio di efficacia, non bello da vedere ma efficace. Scalare lenti oggi non è più un valore come una volta. Lo scalatore anni ottanta rallentava il piede prima di metterlo, con precisione sull'appoggio. Ora non più. In compenso si è molto più dinamici, penso grazie ai pannelli ed al boulder. Spaccate, manopioede ed altri gesti estetici sono relegati al minimo, solo se strettamente necessari. Ma le possibilità di sviluppo del dinamismo sono ancora immense, come hanno dimostrato negli anni passati John Gill e Johnny Dawes

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Messaggio il Mer Mag 09, 2012 3:32 pm  Topocane

Buzz ha scritto:A me, quello che mi ha colpito di più in assoluto è stato vedere Bert, fare boulder in palestra. Mi sembrava non avere peso. Sfiorare le prese
...
La sensazione che si muovesse a velocità superiori, che avesse agilità a coordinazione fuori dalla norma.

io che ho visto scalare dandomi quelle stesse sensazioni, quelle che dici qui sopra e non quelle del video, che mi paion molto diverse, mlto più di forza e lanci, è il Pedeferri.
l'ho visto fare dei giri su-giu-qua-la senza una via, ma solo girando dove gli piaceva muoversi in quei traversi e saliscendi che gli andava di fare man mano
alla sx della placconata del sasso remenno, tutta roba sopra il 7, penso

fo confermi, come arrampicata?!? Smile

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Messaggio il Mer Mag 09, 2012 3:36 pm  Ospite

Confermo, credo tu ti riferisca al Masso di Goldrake a sx sud Remenno.


E visto che stiamo facendo la classifica mrgreen secondo me superiore a tutti, con la corda, per come scala.

Dal Prà.

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Messaggio il Mer Mag 09, 2012 7:51 pm  virgy

scusate l'OT ...ma volevo dirvi che è davvero bella l'analisi di Wallace su tutto, soprattutto su Federer e la condivido (capisco più di tennis che di scalata!!! Sono seria Embarassed )


per gli arrampicatori....visti dal vivo???
mi viene in mente Larcher (sembra che passeggi sempre e che non fatichi mai)
ma anche alcuni miei amici, quando li vedo scalare così leggeri, armoniosi e neppure sofferenti nei passaggi e gradi più duri, è davvero un bello spettacolo!

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Messaggio il Mer Mag 09, 2012 10:04 pm  fab

Il giovine si sta costruendo un paio di chalet nelle Alpi svizzere.. Rolling Eyes mrgreen
E in questo momento sta scagliando da Raonic a Madrid..

Però l'articolo è lungo.. Appena ho un pò di tempoe voglia lo leggo! mi interessa, anche perchè su repubblica forse un paio di mesi fa uscì un articolo molto simile che elevava Federer ad una specie di semidio... Non lo staranno n'attimino pompando il ragazzo?

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Messaggio il Mer Mag 09, 2012 10:07 pm  buzz

fab questo articolo è del 2006 e nel frattempo Wallace è morto.

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Messaggio il Mer Mag 09, 2012 11:34 pm  MauMau

bello, nonostante abbia praticato il tennis, ho faticato a seguire.

ora che l'ho letto tutto, non direi che Berhault possa essere paragonato a Federer. Era un esteta. Poi l'arrampicata è uno sport lento, difficile fare dei paralleli. In realtà tutti gli arrampicatori che si muovono sotto il proprio limite danno l'impressione di non faticare. Per avere una misura del talento e della capacità bisognerebbe vederli al limite, e a vista. oppure il boulder, che non a caso è la cosa meno noiosa da vedere per i profani, che si avvicina in qualche modo agli sport televisivi

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Messaggio il Gio Mag 10, 2012 12:19 am  funkazzista

"Immaginate di essere una persona con riflessi, coordinazione e velocità soprannaturali, e di giocare a tennis ad alti livelli. Giocando, non vi sembrerà di possedere dei riflessi e una velocità fuori dal comune; vi sembrerà invece che la palla sia grande, che si muova lentamente e che avete tutto il tempo che volete per colpirla."

La mia esperienza del "margine".
Stavo provando un boulder per me al limite, molto tecnico, tutto compressione e svasi da schiaffeggiare, dove era importantissimo (per me) partire sempre con scarpette pulitissime per avere il massimo dell'aderenza.
C'era in zona anche Michele Caminati che, per spazzolare l'uscita di quel boulder per i suoi amici, lo salì come se fosse una scalinata.
In calze. Shocked

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Messaggio il Gio Mag 10, 2012 6:54 am  MauMau

manfatti è tutto relativo. La famosa frase "per me oltre il 6x è tutto 8c" evidenzia molto bene il fatto che per uno che scala sul 6 il resto è oggettivamente tutto impossibile, quindi è ovvio che se vedi uno che passeggia sul 7a questo ti sembri fortissimo. In realtà il 7a per uno che fa l'8c è un sentiero quindi è normale ci cammini. Ma qui si stava parlando di sportivi eccezionali che hanno qualcosa in più, di sovrannaturale. Forse nel tennis è più facile rendersene conto, gli amici mi parlano delle cose che fa Valentino Rossi ed altri. Loro si siedono davanti alla TV e vedono una gara ad alto livello, ai massimi livelli. Nell'arrampicata è più difficile rendersi conto in una situazione di questo tipo. Tra l'altro creare situazioni di confronto vicine agli altri sport, eliminando il più possibile le variabili difficilmente gestibili sono state le premesse da cui è partito chi ha inventato le gare di arrampicata

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Messaggio il Gio Mag 10, 2012 10:43 am  biemme

MauMau ha scritto:manfatti è tutto relativo. La famosa frase "per me oltre il 6x è tutto 8c" evidenzia molto bene il fatto che per uno che scala sul 6 il resto è oggettivamente tutto impossibile, quindi è ovvio che se vedi uno che passeggia sul 7a questo ti sembri fortissimo. In realtà il 7a per uno che fa l'8c è un sentiero quindi è normale ci cammini. Ma qui si stava parlando di sportivi eccezionali che hanno qualcosa in più, di sovrannaturale. Forse nel tennis è più facile rendersene conto, gli amici mi parlano delle cose che fa Valentino Rossi ed altri. Loro si siedono davanti alla TV e vedono una gara ad alto livello, ai massimi livelli. Nell'arrampicata è più difficile rendersi conto in una situazione di questo tipo. Tra l'altro creare situazioni di confronto vicine agli altri sport, eliminando il più possibile le variabili difficilmente gestibili sono state le premesse da cui è partito chi ha inventato le gare di arrampicata

si penso bisogna partire proprio da quest'ultima frase di mau ... quando vidi un atleta a bardonecchia, col numero sulla schiena, toccare una banda di plastica biancorossa ed essere squalificato, compresi le ragioni di quel famoso manifesto dei trenta, ovvio le regole fossero regole, ma vederle applicare in quel bel posto, su quella bella parete, era come un colpo al cuore Sad .. ed era solo l'inizio (o la fine?) Rolling Eyes

dopo aver letto l'articolo, che nn conoscevo, di wallace (grazie buzz Wink)... l'ho riletto 2 volte Very Happy

l'ho trovato straordinario, entusiasmante, coinvolgente, anche x chi non capisca uncazzo di tennis ... minkia sto wallace Shocked un capolavoro!

non fosse morto, sarebbe stato da pagargli una vacanza di una settimana in primiero commissionandogli un pezzo sul mago, chissà cosa sarebbe venuto fuori Cool o se avesse seguito anche un solo giorno un berhault, un le menestrel Rolling Eyes

rimanendo sulla domanda iniziale di buzz, ricordo che nel tennis (come anche nello sci agonistico, che ho seguito dal vero a livello mondiale) c'erano fenomeni che davano spettacolo ed erano l'incarnazione dell'eleganza, ma chi si portava a casa i trofei erano i "noiosi" borg, lendl ... di federer so poco se non che vince quasi sempre, ma non saprei collocarlo xchè non seguo più il tennis. Nello sci (e questo lo ricordo bene) c'erano atleti che erano la tecnica perfetta e l'eleganza fatta uomo, ma in tema agonistico vincevano molto raramente in CdM, a differenza di atleti talvolta brutti da vedere ma cronometro alla mano efficacissimi e perciò plurimedagliati.

ecco, un parallelo sull'arrampicata lo vedo improbabile, ma sulla domanda iniziale di buzz, posso rispondere che ho visto e ho arrampicato, sorry, ho fatto compagnia Embarassed a mutanti con più di un 9a all'attivo che arrampicavano e sboulderavano assieme (divertendosi un pacco), uno dopo l'altro sugli stessi problemi, e mi ha colpito approccio, tecnica, movimenti, convinzione, forza, prese e appoggi a volte completamente diversi (anche osservati dal mio pdv, cioè 5 gradi sotto) su cose dove neanche avrei saputo dove guardare, non dico mettere mani o piedi.

e chi con corda e senza corda, lì a bighellonare e divertirsi, era più "bravo" (+ bravo nel senso che risolveva passaggi prima degli altri mutanti) a volte era chi a livello agonistico realizzava meno o niente (magari xchè + emotivo, + stranito dall'isolamento pre-gara, + condizionato dal pubblico, ecc)

veder salire onsight sartori ai rockmaster di vent'anni quando la struttura era ancora "verticale" e non circense come poi dovette diventare in omaggio allo spettacolo, e vederlo bastonare gli atleti strafamosi a livello mondiale lì presenti, dimostrava che è difficile trovare paralleli tra arrampicata e altri sport.

un po' come vedere christoph hainz alla gara delle guide alpine ad arco che seguiva il rockmaster, bastonare per più anni consecutivi (e dopo notti di balla Cool ) tutte le guide-climbers-anche-atleti-agonisti.

per scalare bisogna scalare, come dice il fo. poi ci sono gare, allenamento, lavorato, ok.

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Messaggio il Gio Mag 10, 2012 11:23 am  gug

Bello il pezzo, grazie Buzz.

Aggiungo una cosa che secondo me caratterizza alcuni sport, come il tennis, da altri, in cui metterei anche l'arrampicata. Il fatto che nel tennis, e me ne sono accorto andando a vedere dal vivo i campioni e osservando soprattutto la partita lateralmente, è evidente la differenza fra un giocatore di livello rispetto a uno con livello inferiore a causa soprattutto della velocità della palla e delle angolazioni che sono evidenti.

In arrampicata invece non è cosi evidente la difficoltà del terreno dove lo scalatore si muove, perchè occorrerebbe toccare le prese, sentirne la distanza e percepire l'inclinazione della parete e dell'aderenza, che sono sensazioni tattili e non visive: non a caso Buzz diceva che aveva apprezzato la prestazione di Bert andando a toccare le prese.

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Messaggio il Gio Mag 17, 2012 10:52 am  biemme

http://www.repubblica.it/sport/tennis/2012/05/17/news/intervista_federer-35297020/?ref=HRERO-1


Intervista

Federer, il campione perfetto. "La mia vita oltre il tennis"

Direte, è facile sfiorare la perfezione o simularla quando ti chiami Roger Federer....

.... omissis .....

"""""Sono cattolico, devo ringraziare anche Dio per i talenti che mi ha dato"""""



Rolling Eyes ... nessuno è perfetto No Twisted Evil

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Messaggio il Gio Mag 17, 2012 12:04 pm  LucaVi

Qualche anno fa inaugurarono una nuova palestra di roccia qui in Val Compol, realizzata da Oscar Brambilla. Venne anche Manolo e quando attaccò una via Gogna mi confidò di stare ben attento, perché era uno spettacolo di bellezza vedere appunto Manolo arrampicare. Purtroppo lui soffriva al momento di una tendinite e si limitò a passeggiare su un percorso non eccessivamente difficile, così io non riuscii a cogliere le sue vere possibilità.

Tanta bellezza la vidi invece compiuta diverso tempo addietro, nell'eleganza per esempio con cui si muoveva Tita Weiss sulla Punta Grohmann o sul Sassolungo, e in Bruno Pederiva che avanzava senza corda, non affrettandosi ma costante sia sul IV che sul VI grado lungo la via Eisenstecken al Gran Mugon.

La scorsa settimana, poi, Ettore De Biasio mi raccontava di quando osservò dai pressi della cima dello Spiz d'Agnèr Nord, con il binocolo, Ivo Ferrari impegnato nella prima ripetizione della via del Cuore sullo stesso Agnèr. Si muoveva anch'egli per lo più slegato proprio là dove Ettore non avrebbe mai immaginato, risolvendo gli ostacoli più o meno con la stessa andatura, come gli venisse naturale e "facile" malgrado il grande impegno.

Sì, c'è proprio della bellezza in alcuni scalatori!

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