9 arrampicatori su 10 continuano a fare gli stessi errori - POST 2

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9 arrampicatori su 10 continuano a fare gli stessi errori - POST 2




I “big 4”
I quattro componenti principali dell’arrampicata su roccia sono: 1) tecnica di movimento, 2) forza delle dita, 3) resistenza, 4) massa corporea. Delle 4 ora va di moda sovrastimare la forza delle dita rispetto alle atre 3. In realtà liberare un via richiede altre capacità spesso trascurate dagli arrampicatori. Cose come la tattica, le abilità mentali, ecc.

Insomma, i big 4 sono big ma non sono tutto.

Ci sono poi alcuni principi generali frequentemente usati dalla fisiologia del movimento e dalla scienza dello sport che vengono utilizzati in altri sport ma che nell’arrampicata si tende a dimenticare:

Specificità: diventi ciò che fai. La performace è il risultato delle tue abitudini giornaliere.

Sovraccarico: Per migliorare devi fare più di prima per stimolare il corpo. Tuttavia il sovraccarico può essere raggiunto agendo su diverse variabili

Reversibilità: Se non lo usi lo perdi. Ciononostante basta poco lavoro per mantenere livello o abilità in una determinata variabile

Varietà: Il corpo per reagire ha bisogno di stimoli nuovi e diversi. La varietà di cui ha bisogno potrebbe però essere molto più sottile di ciò che immagini

Individualità: quello che funziona per il tuo compare non è detto che funzioni per te.

Un esempio. Vai in un paese qualunque e troverai arrampicatori che pensano che fare 10 vie in una giornata sia molto. Ma come ci sono arrivati a quella cifra? Non penso dipenda da dalla sperimentazione, tentando di arrampicare di più, manipolando la rilevanza delle diverse variabili come il riposo e registrando gli effetti sul corpo in un arco di tempo prestabilito. Si tratta solo di ciò che conoscono. Gli è stato trasmesso come un numero accettabile di vie da considerare “molto”. Così, quando vanno in un altro paese e si rendono conto che lì 10 tiri sono il riscaldamento, poi si fanno i redpoint duri e poi si va a correre, rimangono stupiti.


La tecnica
Molti arrampicatori si dicono “Ora salgo questa via focalizzando sulla tecnica”. Ma non funziona!! Il pensiero cosciente rallenta tutto e ti fa acciaiare in fretta. La realtà è che una buona tecnica è in genere automatica e ogni decisione in questo senso, mentre scaliamo, deve avvenire fuori dal pensiero cosciente.

Quindi che faccio? Il modo migliore per esercitare la tecnica è ben lontano dal tuo limite, su vie più facili dove hai più spazio per pensare, raccogliere e processare il feedback dal tuo corpo mentre il movimento avviene. Le vie difficili sono però importanti perché è lì che tutti i pezzi del puzzle della performance si incastrano e lavorano all’unisono.

Registra, Riguarda e rivedi

Una capacità fondamentale mentre migliori nell’arrampicata è quella di riuscire a registrare nella mente ciò che hai appena fatto nel dettaglio per poterlo analizzare in seguito. Si tratta di una capacità che si apprende ma che si impiega anni a perfezionare. Ma con il tempo imparerai a “rivedere” nella mente ciò che hai fatto e a “sentire” il feedback del tuo corpo.

Rivedere i movimenti è anche fondamentale per aumentare il numero di schemi motori con cui il tuo cervello ha a che fare nel tempo.

Mente fai bouldering, in una sessione di 3 ore è molto probabile che spenderai gran parte del tempo riposando. Chi trascorre quel tempo vagando con la mente altrove o semplicemente aspettando che il corpo sia pronto per riprovare in genere impara lentamente o smette di imparare del tutto.

Nessuno fa esercizi ripetitivi (drills)giusto?

Negli altri sport si fanno. Nell’arrampicata no. Nel tennis ad esempio si passano ore provando il servizio, lo smash, la volée. Questo focalizzare su un aspetto tecnico alla volta, liberi dalla preoccupazione di competere, significa spesso realizzare effettivi progressi.

Gli arrampicatori non fanno così. Noi non “facciamo pratica” e poi pensiamo alla “performace”, Noi arrampichiamo e basta. Anche quando pensiamo alla sessione in corso come a un allenamento in realtà pensiamo sempre a performare. Il risultato è che il processo di apprendimento è molto più lento di come potrebbe essere. Passiamo il tempo a cercare di stare al 100% su ogni aspetto e falliamo nell’apprendere efficacemente ognuno di essi.

Così ad esempio finiamo a focalizzare troppo sul risultato del movimento e non sull’esecuzione dello stesso.

Il problema è che i movimenti dell’arrampicata sono molto più vari di un dritto o di un rovescio. Ma non così vari da non poter stabilire alcuni movimenti chiavi. Come un laterale, una lolotte o una posizione a rana.

Come facciamo quindi a introdurre i drill nell’arrampicata senza che questa diventi troppo scientifica o irregimentata? La risposta più ovvia e “durante il riscaldamento”. Sotto al tuo limite hai infatti maggior tempo per prendere coscienza e rifinire il movimento. Scegli un elemento alla volta su cui concentrarti – braccia tese durante lo spostamento dei piedi, precisione dei piedi, velocità, fluidità, ecc. All’inizio dovrai concentrarti per non arrampicare distrattamente e basta. Si tratta di nuovo di interrompere un’abitudine.

Il secondo modo per fare i drill e nel bouldering durante la risoluzione di problemi, o durante la risoluzione di singoli tratti di una via lavorata. In questo secondo caso l’errore più comune è quello di ripetere semplicemente lo stesso movimento in continuazione concentrando l’energia mentale nel tentare di arrivare alla presa successiva con la maggior accuratezza possibile. Usare il 100% dell’energia nell’esecuzione del movimento è la fase finale di un redpoint. Non la prima. I buoni arrampicatori, in questa fase, ascoltano feedback del corpo per “sentire” l’errore. Cercano altri modi di realizzare quel movimento fino a quando non “sentono” quello corretto. Il risultato di apprendimento è così doppio. Primo: il modo migliore per trovare il movimento giusto è attraverso l’eliminazione delle opzioni meno efficaci. Secondo: in questo modo la mente viene esposta a un maggior numero di informazioni motorie fra le quali sceglie quella che funziona meglio.

Struttura della tecnica arrampicatorio

Controllo ed equilibrio sono le parole più utilizzate. Entrambe sono utili a un livello di base o per principianti che iniziano a capire cosa ti tiene attaccato alla roccia. Ma non appena appigli e appoggi iniziano ad essere più distanti, più piccoli e posizionati in maniera insolita queste due parole non sono più abbastanza.

La velocità non ci aiuta solo a ridurre il tempo impiegato per terminare la via (risparmiando così energia che altrimenti utilizzeremmo per rimanere appesi) ma anche per muoverci fra appigli che non possono essere raggiunti in equilibrio statico.

Quanto le prese sono in posizioni atipiche o semplicemente lontane il baricentro deve necessariamente finire all’esterno della base di supporto (l’area fra i punti di contatto con la superficie della parete) per riuscire a raggiungere l’appiglio successiva. Si parla sempre di equilibrio, ma di un tipo completamente differente: l’equilibrio dinamico. Questo utilizza l’accelerazione per muovere il corpo lungo il percorso corretto, fuori dalla base di supporto, arrestandosi solo quando afferiamo l’appiglio successivo.

Iniziamo il movimento accelerando il corpo, o parte di esso nella direzione dell’appiglio, e eseguiamo il movimento in equilibrio ma in velocità. Muovendo il corpo staticamente su movimenti estesi, quando il corpo si sposta fuori della base di supporto, necessita di uno sforzo muscolare enorme. Uso del “momento” sostituisce il bisogno di questo sforzo muscolare.

Necessità del “momento”

Quando un appiglio è piccolo e tenerlo con due mani è già duro, toglierne una per raggiungere il successivo è impossibile. Se lo afferriamo velocemente invece potremmo riuscire a tenerlo quanto basta prima che il corpo inizi di nuovo ad accelerare verso il basso secondo gravità.

Generando momento verso l’alto di fatto rubiamo una frazione di secondo alla gravità per raggiungere l’appiglio successivo prima che il peso del corpo ci rispedisca verso il basso.

Ma questo non è l’unico vantaggio dell’uso del momento. L’altro è senza dubbio la possibilità di generare la forza necessaria al movimento stesso nella parte inferiore del corpo.

E’ ovvio che il momento e il movimento dinamico che segue sono più necessari quanto più piccoli sono gli appigli. Tuttavia essi andrebbero applicati anche con appigli più grandi in quanto l’utilizzo del momento corrisponde di fatto a una maggior efficacia del movimento arrampicatorio.

In arrampicata il momento viene in genere generato in diverse direzioni, non solo verso l’alto: verso la roccia, lateralmente.

E’ difficile definire tutti gli utilizzi del momento ma esistono sicuramente alcuni movimenti che ti aiutanoa capire il principio.

[qui fa una serie di esempi ne prendo un paio. Non traduco i nomi perché magari esistono termini tecnici che in italiano non conosco]

Hip Swing

Parti a braccia tese su due prese. Piedi alti in modo da sedere sui talloni e avere le ginocchia completamente piegate. Scegli una presa distante ma spostata molto di lato. Inizia il movimento oscillando le anche come un pendolo. Completa con un’oscillazione maggiore nella direzione della presa e raggiungila. I principianti in genere fanno fatica a capire il piano geometrico su cui eseguire l’oscillazione e l’insieme di spinte e trazioni di piedi e mani. Ora riprova staticamente e renditi conto della differenza di forza necessaria per eseguire il movimento.

Head Butt

Questo movimento è usato su angolazioni vicine alla verticale dove gli appigli sono realmente piccoli e il corpo deve stare il più vicino possibile alla parete per non volare. In questo caso le uniche parti del corpo che possono essere usate per generare momento sono la testa e le spalle. Con le anche vicine alla parete, inarca la schiena distaccando testa e spalle dalla parete stessa (ma non troppo). Usa un head butt rispingendo testa e spalle in dentro verso la parete. Questo movimento ti darà la possibilità di afferrare l’appiglio successivo. A un livello successivo ti accorgerai che anche l’appiglio che stai per raggiungere è piccolo. Potresti afferrarlo anche staticamente ma non riuscire a tenerlo fin da subito. In quel caso potresti guadagnarti tempo a sufficienza per tenere l’appiglio decelerando una nuova corsa verso l’esterno della testa e delle spalle.

Un fattore chiave per capire la tecnica di movimento dell’arrampicata è esercitare l’immaginazione. Questo processo viene spesso definito “visualizzazione”. Secondo me il termine non è il più giusto. La componente visuale è solo una frazione di ciò che è necessario. In effetti si tratta più di “sentire” attraverso i sensi dove si trova il tuo corpo nello spazio fisico.

Comunque, avere controprove potrebbe essere necessario. Cose come riguardarsi in video o una sessione con un allenatore specializzato nel movimento arrampicatorio.

La creazione di momento è realmente la chiave di volta della tecnica arrampicatorio. Senza il momento, l’inefficienza del movimento statico fa sì che l’uso della forza diventi preminente. In altre parole non è possibile compensare il movimento statico cercando di sviluppare più forza. La forza è utile solo quando può essere applicata in pieno. Usando il momento puoi fare molto di più con una data quantità di forza.

I piedi non servono solo a spingere!

La forza non va sempre solo applicata verso il basso, contro gravità e nella stessa angolazione della roccia. Durante differenti fasi del movimento la forza può essere applicata in differenti angolazioni simultaneamente. Per esempio le mani non sono sempre usate solo per tirare le prese verso il basso.

Un arrampicatore fa un notevole salto in avanti quando si rende conto che i piedi servono anche a tirare. E più la parete diventa verticale più tirare con i piedi diventa una parte importante del movimento.

Su uno strapiombo ad esempio i piedi spingono (per estendere il corpo verso l’appiglio successivo) e allo stesso tempo tirano (per mantenere il corpo visino alla roccia così da poter esercitare la spinta stessa).

Per imparare questa parte della tecnica è necessario focalizzare su questo “tirare” dei piedi ogni volta che , su vie facili, si ha spazio mentale sufficiente per farlo. Questo è utile per renderlo parte delle proprie abitudini arrampicatorie.

Per esercitare più forza ed essere spinti verso la roccia durante i movimenti la posizione del piede è cruciale. Non è sufficiente piazzarlo accuratamente nel punto migliore dell’appoggio. Bisogna anche fare in modo che la punta spinga verso il basso in un intaglio. All’interno della scarpetta la punta del piede dovrebbe spingere attivamente perché essa si pieghi nella parte posteriore dell’appoggio. Con le dia che tentano di piegarsi esattamente come quelle delle mani su un appiglio. Quando l’appoggio è convesso o svaso le dita dei piedi dovrebbero sempre tentare di “afferrare” l’appoggio, ma invece di puntare verso il basso dentro all’appoggio stesso, il piede dovrebbe essere posizionato con il tallone più basso e il piede più piatto sull’appoggio.

Per gestire la roccia verticale o strapiombante, dove gli appoggi diventano sempre meno e meno frequenti, i piedi devono imparare a “tirare” e a “tirare” forte!

Aspetti controintuitivi della tecnica arrampicatoria

Due aspetti soprattutto sono difficili da imparare senza notarli coscientemente ed esercitarli opportunamente.

Primo: applicare la massima forza sugli appoggi.

La mia ipotesi è che la sfida è realmente quella di riuscire a coordinare l’applicazione della massima forza su uno o entrambi i piedi mentre simultaneamente si cerca di ottenere la millimetrica precisione per afferrare la presa successiva iniziando a esercitare la forza solo quando le dita hanno trovato il punto giusto dell’appiglio

Secondo: sviluppare e mantenere la tensione del corpo

Nel momento in cui afferriamo l’appiglio successivo la nostra mente focalizza interamente sul compito di afferrare prima l’appiglio e poi di tirare il più forte possibile. Tutto deve avvenire in una frazione di secondo. Dunque è necessaria molta energia mentale. Ciò lascia il resto del corpo in balia del subconscio, che fa ciò che è programmato per fare in una combinazione di istinto e risultato dell’allenamento. L’istinto vorrebbe che portassimo el anche sotto al nuovo appiglio in modo da ottenere un nuovo orientamento verticale del corpo. La cosa sembra in equilibrio, ma se i piedi scivolano via dall’appoggio, per non volare dobbiamo esercitare maggiore forza sull’appiglio. Se non voliamo immediatamente, succederà poco più in alto per esaurimento dell’energia a disposizione.

Prima che forza addizionale si di qualunque aiuto dovremmo insegnare al corpo durante l’allenamento ad applicare tensione muscolare per mantenere (in seguito al livello subconscio) posizioni “orizzontali”.

La precisione è importante

La punta dei piedi ha su un appoggio piccolo meno superficie di contato delle dita sullo stesso appiglio.

Quindi la precisione è essenziale. In questo la forma e la consistenza delle prese di resina non aiuta a imparare la precisione dei piedi. Spesso si tratta di grossi blob sui quali è toppo facile esercitare frizione ovunque il piede si posizioni. Ciò spesso restringe il tempo mentale che dedichi a scegliere con precisione dove mettere il piede.

Su roccia è più complesso. Gli appoggi hanno forme diverse e spesso sono molto più piccoli. Spesso il punto di frizione ideale è uno solo, tipo un cristallo particolarmente affilato. Da ciò proviene la frustrazione di molti arrampicatori da palestra molto allenati quando arrampicano su roccia.

Esistono 3 opzioni per ovviare a questo problema:

Primo: scala su roccia più che puoi

Secondo: se scali soprattutto indoor assicurai di pianificare sessioni in cui restringi la dieta di giganti blob per i piedi. Arrampica su vie a piedi obbligati e traccia problemi con appoggi piccoli e complicati, per allenare la mente a individuare il punto migliore per mettere il piede

Terzo: quando un movimento non ti viene, accusa la mancanza di forza come ultima causa della lista. E’ possibile che il tuo ricorso alla forza dipendeva solo dal fatto che il piede non era nel punto giusto dell’appoggio.

Tentare di rendere l’appiglio più gande

Annaspare per trovare un appiglio migliore o un punto migliore dell’unico appiglio disponibile è una tendenza che quando abusata fa leva su quella parte della mente che ci spinge a rimandare la sofferenza mentale di effettuare il movimento più complesso e decisivo della via. Laddove in genere basta poco per fare la differenza fra il successo e il fallimento.

Idealmente, quando sei sul passaggio più complesso della via avresti bisogno solo di decisione, precisione e applicazione della massima forza per oltrepassarlo. E invece succede spesso che è proprio lì che ci si addentra in un processo complicato di lettura della roccia e pianificazione conscia del movimento.

E’ chiaro che saper leggere la roccia aiuta molto in questi casi. Tuttavia ciò che è essenziale è il grilletto mentale che ci ricorda che dobbiamo provare solo le opzioni più probabili per afferrare la presa o appoggiare il piede e poi proseguire prima che sia troppo tardi.

I peggiori in questo frangente sono gli arrampicatori trad che provano a migliorare nell’arrampicata sportiva. Sono infatti abituati a roccia appoggiata dove il tempo e il ritmo non sono componenti così essenziali come la precisione.

I boulderisti indoor abituati sempre a muri strapiombanti a 45 gradi stanno all’estremo opposto dello spettro. Sono abituati a sapere che modificare una posizione significa in genere perdita di tensione corporea e che il modo migliore di passare e rimettere il piede sull’appoggio il prima possibile e andare in dinamica all’appiglio successivo.

L’arrampicatore migliore in genere è quello che ha provato entrambe le cose e sa che situarsi da qualche parte in mezzo a questi due estremi permette di cavarsela nel maggior numero di situazioni.

Boudering: in cima alla lista

Il miglior modo per acquisire forza per l’arrampicata è il bouldering.

Parlate con i fissati del pannello e vi diranno che sospensioni e magari un po’ di pesi sono più intensi e strutturati per diventare forti rapidamente. Non è proprio così. Ti rende più forte rapidamente sì. Ma per quell’attività specifica. I fissati del pannello in genere sono forti sul pannello.

Il pannello è efficace solo se usato nella giusta proporzione rispetto all’arrampicata vera e propria …..

Alla prossima puntata … stay tuned …
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Tengri

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9 arrampicatori su 10 continuano a fare gli stessi errori - POST 2 :: Commenti

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Messaggio il Mer Mag 16, 2012 11:11 am  Tengri

Mortacci quanto avete scritto ... ero ad arrampicare e non ho potuto partecipare real time ...

appena riesco a leggere tutto cerco di partecipare ... Anche se saltando qui e lì mi pare che alla fine siamo tornati a sfumature diverse delle argomentazioni del post precedente. Very Happy

Hasta la vista eh ...

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Messaggio il Mer Mag 16, 2012 12:14 pm  bradipo

A me sembra che Tengri si sia fatto il mazzo a tradurre; e qui invece si parla di altro; di tutto tranne che del testo tradotto!!!

Io ringrazio cmq Tengri per l'opera di traduzione.

A presto!

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Messaggio il Mer Mag 16, 2012 12:30 pm  Tengri

bradipo ha scritto:A me sembra che Tengri si sia fatto il mazzo a tradurre; e qui invece si parla di altro; di tutto tranne che del testo tradotto!!!

Io ringrazio cmq Tengri per l'opera di traduzione.

A presto!

Very Happy é che le genti c'hanno gli argomenti preferiti ... e gira che ti rigira sempre lì aritonnano

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Messaggio il Mer Mag 16, 2012 3:51 pm  Tengri

Beh sì ... in effetti mi sembra di notare la solita nostalgia del passato. Della terra vergine di quando c'era tutto da scoprire ... per carità una cosa che concettualmente posso anche condividere.

Quello che non capisco però è perché, in generale, dopo aver esplorato questo blues cadenzato con lo sguardo rivolto indietro ai tempi d'oro non si cerchi anche di analizzare i vantaggi intrinseci nelle evoluzioni della tecnica e della fisiologia del movimento. Anche per rendere le esperienze sensoriali in ambiente più produttive e anche più belle da vivere.

Mi spiego.

Anche io sono uno di quelli che considerano l'AS (manco sapevo si usasse sta sigla ma imparo in fretta Very Happy ) altra cosa dall'alpinismo. E ci mancherebbe. Inoltre, in genere, si tende a considerare il passaggio come una riduzione negativa. Ovvero chi si considera un alpinista in genere aggiunge epiteti coloriti alla parola arrampicatore ... o peggio falesista.

Eppure sono ragionevolmente convinto che i ragionamenti sulla tecnica oggetto di questo post possano anche generare feedback positivi nel flusso contrario fra arrampicata sportiva e alpinismo. Quello poco considerato da i nostalgici ma inevitabile. Ovvero che la sorella minore e storpia del grande e nobile fratello possa in realtà generare conoscenze utili.

D'altra parte Boukreev si allenava nella camera iperbarica. E David Lama che ha liberato il Compressore non è certo un alpinista di nascita. Steve House conosce a menadito le tecniche più sofoticate di allenamento ana/aerobico utili al suo alpinismo fast and light. Anche gli alipnisti "storici" si allenavanao andando a correre (ovvero utilizzando le conoscenze a loro disposizione) ... solo che si vergognavano a raccontarlo .... Perché allora era andando in montagna che si imparava ad andare in montagna.E su questo siamo tutti d'accordo eh ... non mi fraintendete che sennò m'incazzo.

Una volta stabilito che qualunque cosa è facendola che la si impara non capisco quale sia il problema se a questo apprendimento empirico si integrano conoscenze elaborate dal pensiero riflessivo. INTEGRANO eh ... leggete bene ....

Insomma ... per chiarirmi ... a me il discorso del primitivismo nostalgico mi ha sempre lasciato un po' perplesso. Qualunque sia il suo campo di applicazione.

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Messaggio il Mer Mag 16, 2012 4:09 pm  Ospite

La nostalgia c è perchè è intrinseco nell animo dello scalatore lamentarsi.

tutto qua.
è innegabile che lo sviluppo avuto dall allenamento e dalle nuove tipologie ad esso correlate abbia aperto la mente a dei visionari come Caldwell o Houlding, gente che ha capito che senza un livello altissimo in falesia e nei blocchi non si andava lontano nella libera su big wall.

Lama che hai citato è uno scalatore da 9a.

La maggiorparte delle vie alpinistiche è ancora gradata VI A2, basta avere la voglia di andare, pulire, liberare.
Ma tutti parlano pochi agiscono solito discorso.

Io stesso avevo fatto una cosa del genere in giovane età liberando una via che era data VI a A0 per poi diventare un VII+ nulla di trascendentale, ma tanta terra in testa a pulire sto diedro. Però fanculo il mio l ho fatto.
Come ho liberato alcuni tiri in una falesietta appena chiodata fino al 7b+/c
per cui fanculo il mio l ho fatto.

Potremmo stare qua a disquisire ore e ore sull allenamento e sui nuovi allenamenti, se vuoi ti scrivo un trattato, ti metto giù una scheda.
Quello che mi lascia perplesso è invece del vostro ragionamento,è che mi sembra incompleto.

Tradotto dove sono i vostri risultati? Quali sono? Miglioramenti?
Dammi dei dati certi e precisi.

Per questo c è nostalgia del passato, perchè si parlava di meno, ma si faceva di più.
Adesso tantissime parole, teoremi da paura, per fare cosa? il 6b con la corda dall alto?

Se ho paura di volare, cerco di fottermene e vado, se volo amen, non apro un libro di psicologia e via così per tutto il resto.
è una questione di mentalità.

FuckYeah

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Messaggio il Mer Mag 16, 2012 4:16 pm  buzz

pure bradipo che critica... l'ha fatto satanasso?

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Messaggio il Mer Mag 16, 2012 4:31 pm  Tengri

Fo3-The Awakening ha scritto:Tradotto dove sono i vostri risultati? Quali sono? Miglioramenti?
Dammi dei dati certi e precisi.

Per questo c è nostalgia del passato, perchè si parlava di meno, ma si faceva di più.
Adesso tantissime parole, teoremi da paura, per fare cosa? il 6b con la corda dall alto?

Se ho paura di volare, cerco di fottermene e vado, se volo amen, non apro un libro di psicologia e via così per tutto il resto.
è una questione di mentalità.

beh ... visto che stiamo analizzando il libro di DML penso che lo dovresti chiedere a lui ... e immagino che uno che fa l'E11 in qunato a risultati abbia qualcosa da raccontare ... AH ... ha anche un paio di lauree in fisiologia del movimento ....

Non ho ben capito da quello che scrivi però se per parlare con te devo aver ripulito diedri, fatto il XVI sciolto e magari aver liberato un paio di 9c+ ... nel qual caso sono sul forum sbagliato e provvedo rapidamente Laughing La gara a io ce l'ho più grosso ho smesso di farla a 18 anni negli spogliatoi quando mi sono reso conto che c'era sempre qualcuno che ce l'aveva più grosso ...

Vuoi che ti parlo dei miei risultati? Fino all'età di 33-34 anni non sapevo nemmeno cosa fosse una corda. Oggi ne ho qualcuno di più e arrampico, ci riesco, mi diverto ... e cerco stimoli per farlo meglio e divertirmi di più. Scalando, parlando con la gente che stimo, osservando quelli più bravi, leggendo ... eccoli i miei risultati ... e sono gli unici che mi interessano ...

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Messaggio il Mer Mag 16, 2012 4:38 pm  Ospite

Certo che parlo con te e non con Dave

stiamo parlando di metodi mentali e d allenamento per migliorare.
Ok ci siamo riempiti la bocca di tanta bella teoria ok.

Non è una gara a chi ce l ha più grosso, se non so come ti alleni, cosa fai, come lo fai, quando e quanto lo fai, come faccio (eventualmente) a darti consigli, o tu dare consigli a me?
Come facciamo a mettere in pista un qualcosa che sia realmente utile se stiamo qua a parlare di aria?



Scalando, parlando con la gente che stimo, osservando quelli più bravi, leggendo ... eccoli i miei risultati ... e sono gli unici che mi interessano ...


questa è una bugia e lo sai.

quando inizi un tiro lo fai per arrivare in catena, possibilmente pulito. Che sia 5a o 9c+ non conta, è l unica cosa che accomuna tutti gli scalatori il desiderio di rinviare la catena o arrivare in cima alla via o in cima al blocco.


Sai cosa non mi piace dei discorsi che si fanno spesso?
Questa necessità di fagocitare tutto e subito, di sapere una cosa ancora prima di provarla.
Dici che hai paura del volo (parlo del volo perchè tempo fa dicevi che avevi paura di volare), ma sei mai volato non controllato?
cioè quando scivola un piede o una mano e parti, o si aprono le dita per la ghisa? non ti accorgi neanche di volare, ti ritrovi già appeso e ti incazzi perchè sei caduto.

La paura c è quando incominci a pensare al volo mentre stai scalando, con lo spit ai piedi, non quando vai via fluido e sereno.
Per quello non serve allenare il volo, serve allenare la scalata.

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Messaggio il Mer Mag 16, 2012 8:04 pm  Tengri

Fo3-The Awakening ha scritto:

Scalando, parlando con la gente che stimo, osservando quelli più bravi, leggendo ... eccoli i miei risultati ... e sono gli unici che mi interessano ...


questa è una bugia e lo sai.

Perché dai per scontato che esista solo un modo di vedere le cose? Ovvero il tuo? T'assicuro che ero forte ... ma forte che ti potrei dire che ero come un piccolo Calibani del salto in lungo quand'ero ragazzino. A 17 anni saltavo 80cm sotto al record italiano ... over 18 eh ... non so se rendo. Ma la cosa non mi divertiva e non ho mai fatto il professionista. Questo ti dimostra quanto me ne frega dei numeri, dei risltati, delle prestazioni.

Poi scusa uno che passati abbondantemente i 30 si mette a confronto con una cosa mai fatta in più con una componente così consistente di esperienza e aspetti psicologici ti sembra uno interessato a raggiungere traguardi assoluti?

A me quei numeretti ... 6c 7a ... mi servono solo come stimolo relativo. E ti ripeto, preferisco fare un 6b a vista e fatto bene che un 7a a cazzo dopo 3 mesi di lavoro. il secondo lo faccio (se lo faccio) solo per fare meglio il primo ....

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Messaggio il Mer Mag 16, 2012 8:08 pm  Tengri

Fo3-The Awakening ha scritto:ma sei mai volato non controllato?
cioè quando scivola un piede o una mano e parti, o si aprono le dita per la ghisa? non ti accorgi neanche di volare, ti ritrovi già appeso e ti incazzi perchè sei caduto.

Very Happy torno da poco da un bel giro al PS proprio per questo.

Insisto. Non ho detto che non volo. Ho detto che non volo abbastanza per raggiungere quella tranquillità mentale che mette il volo alla stregua di ogni altra componente dell'arrampicata sportiva.

In questo senso allenare il volo (per me eh ...) significa allenare una delle compenti della scalata. UNA DELLE ... e va allenata come le altre ... non di più, non di meno .... ma se quello è il tuo punto debole allora meglio che ci lavori se vuoi progredire. Come se non sai come si trattano gli svasi. Vai e fai vie con gli svasi.

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Messaggio il Gio Mag 17, 2012 9:01 am  bradipo

ma certamente da molta piu soddisfazione fare una via a vista!!! e chi lo nega???

come certamente non si è abbastanza umili da lavorare una via per 3 mesi; eh si eh!!!

si tratta di umiltà: tant'è che quel 7a non lo devi salire "a cazzo"..lo devi salire bene.



questa è una delle grandi conquiste dell'AS; lavorare la difficoltà e sempre di piu!

lavorarla non per dire ho fatto QUEL 7a ma lavorarla per APPRENDERE

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Messaggio il Gio Mag 17, 2012 9:31 am  buzz

la componente umiltà nel lavorare una via per tre mesi francamente non l'avevo mai considerata.
anche perché tutti quelli che ho conosciuto che hanno lavorato vie con decine e decine di giri tutto mi sono sembrati meno che umili.

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Messaggio il Gio Mag 17, 2012 10:39 am  Tengri

Buzz ha scritto:la componente umiltà nel lavorare una via per tre mesi francamente non l'avevo mai considerata.
anche perché tutti quelli che ho conosciuto che hanno lavorato vie con decine e decine di giri tutto mi sono sembrati meno che umili.

Beh ... però ci può stare dai. Uno che continua a prendere tutti quegli schiaffi e insiste fino a quando non ha risolto un problema .... In altri campi della vita lo considereremmo un eroe (che ne so, una malattia, una prima assoluta su una montagna sconosciuta ...)

Dall'altra parte anche quello che fa due tentativi e poi inventa una scusa solo per non dire che quella nnon la sa fare, certo umile non è. Roba tipo ... è fisiologica, le prese sono storte, io gli strapiombi proprio no, il grado è sbagliato, e via dicendo ...

L'unica giustificazione per me valida è se hai una giornata di arrampicata sussultoria. A quel punto nessuno ti può dire niente ...

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Messaggio il Gio Mag 17, 2012 10:47 am  buzz

beh "io gli strapiombi no" o "io le placche no" non la vedo come una scusa, piuttosto come una dichiarazione onesta di non saper fare una cosa.

e anche un discorso sulla congenialità lo capisco.
ci sono linee di cui ti innamori e altre che proprio non ti vanno giù.
ognuno ha la sua concezione di "bella via" che spesso non corrisponde affatto a quella di altri.

è pure giusto che su una via che mi piace mi ci impegni molto e invece al contrario su una che non mi piace per niente affatto.

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Messaggio il Gio Mag 17, 2012 10:47 am  Topocane

...a me sembran rinco, il più delle volte

altro che umili asd

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Messaggio il Gio Mag 17, 2012 11:04 am  Tengri

Buzz ha scritto:beh "io gli strapiombi no" o "io le placche no" non la vedo come una scusa, piuttosto come una dichiarazione onesta di non saper

D'accordissimo ... ma spesso succede che una via non è o uno o l'altro. ma che magari ha una sezione in un modo e una in un altro ...

E tornando al discorso del libro di DML diciamo che in linea di massima sono d'accordo che esercitare anche le cose su cui sei carente (placca o strapiombo in questo caso) aiuti a migliorare in generale. Ti capiterà anche su una via di placca primo poi di dover affrontare un passo che con la tecnica dello strapiombo si fa meglio e più in economia ...

Anche il discorso dei "gusti" ha spesso a che fare con la zona di confort all'interno della quale si tende a rimanere ... e che secondo DML limita il miglioramento.

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Messaggio il Gio Mag 17, 2012 11:15 am  buzz

non lo fo per piacer mio ma per far piacere a dio mrgreen

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Messaggio il Gio Mag 17, 2012 1:54 pm  bradipo

sono certo, come dml, che tanti, tatntissimi (io per primo!!!) si fasciano la testa prima di essersela rotta; si sanno i propri limiti e oltre non si osa; pena il "lavorato", pena l'appendersi su un passo per provare e riprovare.

E da li scatta il non voler apprendere, il non voler saperne di più.

C'è un certo tabù in tal senso, radicato, per fortuna non in tutto l'ambiente! Probabilmente deriva dall'alpinismo, dalla scalata in montagna; forse ne soffrono proprio i "montanari"!

Tanti non trovano un senso nell'apprendere una via, un tracciato.

E' più comodo muoversi "a vista" su un 6b forse, per chi padroneggia quel grado!!!

Ecco vorrei vedere uno che fa quasi sempre i 6b " a vista" provare a vista un 7a!!!

Così, non per gusto sadico eh, ma per fargli capire che serve altro.

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Messaggio il Gio Mag 17, 2012 4:00 pm  Batman

Sì, ma

ho visto anche delle pippe felici (cit.)

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Messaggio il Gio Mag 17, 2012 4:09 pm  AlbertoG

Batman ha scritto:Sì, ma

ho visto anche delle pippe felici (cit.)

ne sono un esempio Very Happy Cool

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Messaggio il Gio Mag 17, 2012 4:13 pm  MauMau

Batman anche se lasciavi "zingaro" ...delle falesie... la citazione ti calzava a pennello mrgreen

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Messaggio il Gio Mag 17, 2012 4:30 pm  bradipo

ma infatti migliorare mica è d'obbligo

si puo rimanere anche sempre sui gradi padroneggiati (o anche meno se per questo!)



però non è che uno vuole andare in bicicletta, passando per il triciclo e pensando di non cadere mai!!! e poi dice: "anvedi quei stronsi in bici come se la scoattano!!!"

oppure: "li vorrei vedere sul triciclo ora come se la cavano!!!"

cioè, mi sembra quasi come la volpe che non arrivava all'uva...

cara volpe ma se l'uva non la vuoi....e fatte li stacaxxi tua no!!!????

non so se mi spiego Rolling Eyes

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Messaggio il Gio Mag 17, 2012 4:32 pm  Ospite

MauMau ha scritto:Batman anche se lasciavi "zingaro" ...delle falesie... la citazione ti calzava a pennello mrgreen
Very Happy mrgreen

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Messaggio il Gio Mag 17, 2012 6:37 pm  Batman

bradipo ha scritto:ma infatti migliorare mica è d'obbligo

si puo rimanere anche sempre sui gradi padroneggiati (o anche meno se per questo!)



però non è che uno vuole andare in bicicletta, passando per il triciclo e pensando di non cadere mai!!! e poi dice: "anvedi quei stronsi in bici come se la scoattano!!!"

oppure: "li vorrei vedere sul triciclo ora come se la cavano!!!"

cioè, mi sembra quasi come la volpe che non arrivava all'uva...

cara volpe ma se l'uva non la vuoi....e fatte li stacaxxi tua no!!!????

non so se mi spiego Rolling Eyes

Nonnò, quelli in bici non sono stronsi, sono bravi. Io che non son bravo come loro resto sul triciclo, guardo da sotto l'uva che non arrivo a cogliere, e invidiando un po' (ma senza farmi venire l'ulcera) quelli che ci arrivano, pedalo a divertirmi in un'altra vigna...

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Messaggio il Ven Mag 18, 2012 8:17 am  MauMau

per un attimo ho sperato che Batman perdesse il suo naturale aplomb e si mettesse a menar mazzate anche lui Shocked mrgreen

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