Attenzione! Importanti precauzioni!

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Attenzione! Importanti precauzioni!




https://www.facebook.com/media/set/?set=a.386695944710538.88542.168911093155692&type=1

Attenzione! A seguito del ripetersi di rotture di fix e fittoni inox ancora in ottimo stato, al momento in ambiente marino, raccomandiamo le seguenti precauzioni. Non rimanere mai su un solo punto slegandosi dalla corda, specialmente nelle soste alla francese. Prima di effettuare la manovra non togliete i rinvii dal tiro. Durante una doppia, se trovate una sosta con due fix non collegati, evitate di attaccarvi solo ad uno di essi! Per quanto possibile le soste alla francese presenti nelle nostre falesie verranno ora collegate con un cordone o una catena.

L'ennesimo incidente capitato sabato ad un amico, uniti a quelli di Kalymnos riferitomi da Claude Remy, mi hanno fatto decidere di informare la comunità dell'arrampicata che c'è una reale situazione di pericolo. Per ora queste rotture improvvise e random si sono verificate in prossimità del mare ma in maniera del tutto casuale. Vogliamo spingere l'UIAA a creare delle norme ad HOC per l'attrezzatura delle falesie in prossimità del mare ed i costruttori a dichiarare CHIARAMENTE che tipo di acciaio vendono e per quale utilizzo è indicato. Come climbers possiamo solo adottare queste precauzioni.

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Attenzione! Importanti precauzioni! :: Commenti

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Messaggio il Mer Mar 27, 2013 10:00 am  Silvio

Rugg ha scritto:
Kinobi ha scritto:Segnalo questo link, apparso ne la Metallurgia Italiana:
http://www.metallurgia-italiana.net/

Consiglio di leggere attentamente.


http://www.aimnet.it/allpdf/pdf_pubbli/set09/bellezze.pdf


Ciao,
E



Mi sono letto il resoconto dello studio fatto sugli acciai inossidabili e ferritici in ambienti urbani-salini.



Spesso arrampico a Sperlonga, Moneta, Gaeta.



Volendo fornire una classificazione dello stato di conservazione dell'attrezzatura in parete, quali fix, spit, catene e moschettoni; la peggiore in termini di esposizione, è di certo Gaeta, poi Sperlonga e infine Moneta. Classifica facilmente condivisibile, in quanto calca il concetto della distanza dei materiali inossidabili/ferrosi dal mare.



Nella ricerca effettuata, si evince solamente, la degradazione dei materiali, rispetto all'aggressività dell'ambiente in cui sono inseriti.

Da "technico" o "tenico", la mia domanda è: vi è un correlazione tra materiale impiegato e modalità di fissaggio?

Per esempio, un fix o uno spit, fissato con un valore di coppia dinanometrica molto alto, reagisce in ugual misura agli agenti atmosferici salini, rispetto ad un fix con coppia di serraggio inferiore?

In definitiva, la responsabilità è imputabile solamente al materiale impiegato, o va anche valutato le modalità di utilizzo/installazione?

Che dire poi, di tutte le protezioni in essere composte da acciai ferritici zincati? Dureranno, o la ruggine superficiale presente, inficia la sicurezza delle protezioni?



Spesso mi ritrovo a sostituire, moschettoni di calata, di sovente, piccoli, vecchi e di brutto aspetto esteriore. Il sostituirli, dovrebbe essere una prassi comune tra gli arrampicatori esperti.



Conclusioni, suggerimenti, raccomandazioni:

1. Contribuite al bussolotto, per la spittatura e la manutenzione delle vie. La manutenzione delle vie in ambienti marini, è fondamentale

2. Continuate a contribuire al bussolotto sopra citato.

3. Andate in ferramenta/smorzo/materiali edili e acquistate almeno un paio di moschettoni pesanti zincati. Prezzo medio 1-2 Euro /cad. max. Raddoppiate qualsiasi moschettone/grillo di aspetto dubbio o mal funzionante.

4. Non calatevi mai su un unico ancoraggio. Anche se è di bello aspetto o è esteriormente integro.

5. Provate la catena di calata: verificate che i grilli, se presenti, siano serrati; strattonate tutto il sistema catena.

6. Quando vi fate calare in moulinette, raddoppiate la maglia/moschettone con un rinvio da porre tra la corda e una maglia della catena o sullo spit/fix superiore. Il vostro compagno salirà con una sicurezza in più e voi testerete in maniera "più sicura" la catena di calata.

7. Prendiamo l'abitudine nell'uso della daisy-chain o della longe di servizio con ghiera. Ricordatevi che appendersi con un rinvio alla catena di calata non è sicuro, tanto meno, quando vi è la necessità di fare "manovra".

8. Ricordiamoci anche, che la nostra imbragatura non è eterna, come non lo è l'anello di servizio. Al minimo dubbio, sostituiamo l'imbrago con uno nuovo o raddoppiamo con un cordino in kevlar l'anello di servizio, laddove l'imbragatura sia ancora in buone condizioni e con colori ancora vivi.

9. L'arrampicata e l'alpinismo sono sport pericolosi, usiamo la "testa" in maniera adeguata a quello che si fà.

10. La sicurezza non ha prezzo, se vi sembra troppo costosa l'attrezzatura per praticare sia l'arrampicata sportiva che l'alpinismo, questi sport non fanno per voi, dedicatevi ad altri sport con minori pericoli oggettivi.

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Messaggio il Mer Mar 27, 2013 10:02 am  Rugg

Kinobi ha scritto:
Rugg ha scritto:
Kinobi ha scritto:Segnalo questo link...



...
Nella ricerca effettuata, si evince solamente, la degradazione dei materiali, rispetto all'aggressività dell'ambiente in cui sono inseriti.

Da "technico" o "tenico", la mia domanda è: vi è un correlazione tra materiale impiegato e modalità di fissaggio?

Per esempio, un fix o uno spit, fissato con un valore di coppia dinanometrica molto alto, reagisce in ugual misura agli agenti atmosferici salini, rispetto ad un fix con coppia di serraggio inferiore?

In definitiva, la responsabilità è imputabile solamente al materiale impiegato, o va anche valutato le modalità di utilizzo/installazione?

Che dire poi, di tutte le protezioni in essere composte da acciai ferritici zincati? Dureranno, o la ruggine superficiale presente, inficia la sicurezza delle protezioni?
...

3. Andate in ferramenta/smorzo/materiali edili e acquistate almeno un paio di moschettoni pesanti zincati. Prezzo medio 1-2 Euro /cad. max. Raddoppiate qualsiasi moschettone/grillo di aspetto dubbio o mal funzionante.
...

7. Prendiamo l'abitudine nell'uso della daisy-chain o della longe di servizio con ghiera. Ricordatevi che appendersi con un rinvio alla catena di calata non è sicuro, tanto meno, quando vi è la necessità di fare "manovra".

8. Ricordiamoci anche, che la nostra imbragatura non è eterna, come non lo è l'anello di servizio. Al minimo dubbio, sostituiamo l'imbrago con uno nuovo o raddoppiamo con un cordino in kevlar l'anello di servizio, laddove l'imbragatura sia ancora in buone condizioni e con colori ancora vivi.
...

Ciao,

se mi è concesso...

Si, come è posizionato uno spit "può" incidere sulla sua durata. Se ne è già parlato qui, e su PM (trazione, articoli già apparsi sul sito).

Per il tuo punto 3 sono in TOTALE disaccordo.
http://www.planetmountain.com/News/shownews1.lasso?l=1&keyid=40392

Se si pensa che la sosta potrebbe cedere, la Daisy non è una soluzione adeguata. Anzi.
Sono un ex venditore di Daisy.
Io le sconsiglio.
C'è un topic su FV relativo alle lounges. Beal ne fa una di "furba". http://bealplanet.com/sport/anglais/page-longes.php#dynaclip

Esistono dei casi (1 credo) di cedimento dell'anello di sicura. Vi sono dei test datti dalla rivista Climbing, e miei (Rivista della Montagna o Alp, non ricordo, ma se smanetti sul web, li ho ri-trovati in Brasile e Russia) dove l'anello per fare sicura è MOLTO sicuro. Io sconsiglio di mettere un ulteriore anello che crea confusione.

Ciao
E

PS: inutile sperare che gli arrampicatori riempiano il bussolotto...Ma ricordarglielo fa sempre BENE Very Happy Very Happy Very Happy Very Happy Very Happy Very Happy


Punto 3.
Kinobi, niente da dire, nel punto 3., come regola suggerisco di "raddoppiare" non sostituire, il moschettone di calata, ci mancherebbe altro.
Personalente, ho il terrore dei grilli, quando li trovo, generalmente nelle catene medio-vecchie, controllo il loro serraggio. Morale, ne ho trovati alcuni lenti.

Punto 7.
Daisy-chain. L'uso della lounges, mira ad evitare qualsiasi distrazione che può accorrere al climber o alpinista all'arrivo della sosta. Uno arriva si attacca alla sosta, fine. Elimina molti problemi e quindi molti rischi. In falesia cosa vedo? Barcaioli improbabili, rinvi accoppiati e tanto altro, senza considerare che altre soluzioni intasano la sosta, con l'aggiunta di materiale inutile. La lounges quando arrivi l'attacchi, quando riparti la levi: tutto quello che uno fà nel mezzo, compresi gli errori, è in sicurezza.

Punto 8.
L'anello di servizio è sicuro. OK diamolo per certo. Allora mi domando, perchè qualsiasi produttore di imbraghi, raccomanda di assicurarsi con il savoia o la gassa su entrambi le connessioni, la ventrale e la cosciale? Ma se è cosi sicuro, tanto vale fare il savoia sull'anello di servizio. Forse li entra in gioco il concetto di dissipazione diretta dello strappo in caso di caduta, su due connessioni, invece su una. Generalmente l'anello di servizio, non è sollecitato in maniera dinamica in forma violenta, per questo motivo suppongo sia considerato iper-sicuro. Purtroppo il climber medio è molto "parsimonioso"........, e l'imbrago è considerato eterno! Nel caso di climber di questo genere, credo il raddoppiare l'anello sia un discreto consiglio. Dopotutto, suppongo che anche tu hai visto climber del tipo "quelli forti con esperienza" che nella imbragatura vecchia che usano nei giorni feriali per l'allenamento, hanno raddoppiato l'anello. Poi, e chiudo, se tu mi dici che esiste un caso di cedimento dell'anello, personalmente non vorrei essere il secondo........anche a livello mondiale.
Altro argomento relativo all'imbrago è la "comodità" dell'imbrago stesso. Quando uno va al negozio è gli vengono proposte varie tipologie di imbragature che possono partire da 50 Euro a oltre 120 Euro, sinceramente qualcosa non mi torna. E si che un imbrago di fascia alta è ben diverso da uno di fascia bassa, e le differenze sono ben visibili. Le imbottiture, il serraggio delle cinghie, i porta-materiali, sono tutte caratteristiche che fanno la differenza tra un buon imbrago e uno cattivo.

Per chiudere e per far capire il concetto, racconto una mia esperienza personale. Appeso su una via strapiombante, in falesia, la parete mi distava oltre 3 metri. Per gioco, dondolando, cercavo di arrivare alla parete. Risultato, sono rimasto appeso in quella posizione per circa 15 minuti. Finito il gioco (poi ho capito che era un gioco cretino), mi hanno calato. Poco dopo, ho iniziato ad avere dei dolori all'altezza reni-lombi. Sono aumentati in serata per continuare anche nel giorno successivo. Morale, violenti cadute o tempi prolungati di sospensione su imbrago, rischiano di compromentettere se non danneggiare in maniera seria i reni!
Quindi suggerisco, a chiunque, di acquistare un imbrago oltremodo "comodo", ben fatto, e di certo il non più economico.

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Messaggio il Mer Mar 27, 2013 10:09 am  buzz

possono anche essere le mutande strette però eh

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Messaggio il Mer Mar 27, 2013 10:15 am  Silvio

buzz ha scritto:possono anche essere le mutande strette però eh

che poi se uno ha pure il pannolone (non tu e non io), sono ancora più strette.

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Messaggio il Mer Mar 27, 2013 10:15 am  Kinobi

Rugg ha scritto:[
Punto 3.
Kinobi, niente da dire, nel punto 3., come regola suggerisco di "raddoppiare" non sostituire, il moschettone di calata, ci mancherebbe altro.
Personalente, ho il terrore dei grilli, quando li trovo, generalmente nelle catene medio-vecchie, controllo il loro serraggio. Morale, ne ho trovati alcuni lenti.

Punto 7.
Daisy-chain. L'uso della lounges, mira ad evitare qualsiasi distrazione che può accorrere al climber o alpinista all'arrivo della sosta. Uno arriva si attacca alla sosta, fine. Elimina molti problemi e quindi molti rischi. In falesia cosa vedo? Barcaioli improbabili, rinvi accoppiati e tanto altro, senza considerare che altre soluzioni intasano la sosta, con l'aggiunta di materiale inutile. La lounges quando arrivi l'attacchi, quando riparti la levi: tutto quello che uno fà nel mezzo, compresi gli errori, è in sicurezza.

Punto 8.
L'anello di servizio è sicuro. OK diamolo per certo. Allora mi domando, perchè qualsiasi produttore di imbraghi, raccomanda di assicurarsi con il savoia o la gassa su entrambi le connessioni, la ventrale e la cosciale? Ma se è cosi sicuro, tanto vale fare il savoia sull'anello di servizio. Forse li entra in gioco il concetto di dissipazione diretta dello strappo in caso di caduta, su due connessioni, invece su una. Generalmente l'anello di servizio, non è sollecitato in maniera dinamica in forma violenta, per questo motivo suppongo sia considerato iper-sicuro. Purtroppo il climber medio è molto "parsimonioso"........, e l'imbrago è considerato eterno! Nel caso di climber di questo genere, credo il raddoppiare l'anello sia un discreto consiglio. Dopotutto, suppongo che anche tu hai visto climber del tipo "quelli forti con esperienza" che nella imbragatura vecchia che usano nei giorni feriali per l'allenamento, hanno raddoppiato l'anello. Poi, e chiudo, se tu mi dici che esiste un caso di cedimento dell'anello, personalmente non vorrei essere il secondo........anche a livello mondiale.
Altro argomento relativo all'imbrago è la "comodità" dell'imbrago stesso. Quando uno va al negozio è gli vengono proposte varie tipologie di imbragature che possono partire da 50 Euro a oltre 120 Euro, sinceramente qualcosa non mi torna. E si che un imbrago di fascia alta è ben diverso da uno di fascia bassa, e le differenze sono ben visibili. Le imbottiture, il serraggio delle cinghie, i porta-materiali, sono tutte caratteristiche che fanno la differenza tra un buon imbrago e uno cattivo.

Per chiudere e per far capire il concetto, racconto una mia esperienza personale. Appeso su una via strapiombante, in falesia, la parete mi distava oltre 3 metri. Per gioco, dondolando, cercavo di arrivare alla parete. Risultato, sono rimasto appeso in quella posizione per circa 15 minuti. Finito il gioco (poi ho capito che era un gioco cretino), mi hanno calato. Poco dopo, ho iniziato ad avere dei dolori all'altezza reni-lombi. Sono aumentati in serata per continuare anche nel giorno successivo. Morale, violenti cadute o tempi prolungati di sospensione su imbrago, rischiano di compromentettere se non danneggiare in maniera seria i reni!
Quindi suggerisco, a chiunque, di acquistare un imbrago oltremodo "comodo", ben fatto, e di certo il non più economico.


OT a questo tread.
Molte cose che chiedi sono già state discussse.
Punto 3: i moschettoni da ferramenta sono il peggior moschettone che puoi trovare. Raddoppiare merda con merda, fa una gran merda.
Punto 7: ci sono dei video su utube che ti fanno vedere come apri una Daisy con un volo di 30 cm. L'importante è saperlo. Le Daisy sono statiche. Le corde sono dinamiche. Il Fattore di cadura è calcolato con corda dinamica annodata.
Punto 8: I produttori ti dicono di legarti con la corda in due punti. E con il moschettone in un punto.
Ecco.
da gugol:
http://www.google.com/search?client=safari&rls=en&q=carico+triassiale+moschettoni&ie=UTF-8&oe=UTF-8
Saluti,
E


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Messaggio il Mer Mar 27, 2013 10:17 am  MauMau

passo 5 giorni della settimana su 7 appeso all'imbrago. E questo da circa 30 anni. Dovrei essere già morto o pluritrapiantato di reni Rolling Eyes

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Messaggio il Mer Mar 27, 2013 11:14 am  Rugg

MauMau ha scritto:passo 5 giorni della settimana su 7 appeso all'imbrago. E questo da circa 30 anni. Dovrei essere già morto o pluritrapiantato di reni Rolling Eyes
MauMau, per fortuna non sei morto e non ti hanno trapiantato nulla.
Il concetto che voglio esprimere, è che se non ti è mai successo nulla, ma può succedere, non vuol dire che tu ne sei immune.
Questo ora per l'argomento imbrago, poi montagna, automobile e tante altre siuazioni in cui una persona ci si può ritrovare.
Quello che ho scritto, è qui sotto riportato. Se uno poi ci vuole scherzare, va bene ridiamoci sopra.

I climber e il pericolo della “Sindrome da imbrago”

Un collasso che sopraggiunge dopo alcuni minuti di sospensione ad una corda. E può anche provocare la morte. Ecco cos’è la sindrome da sospensione inerte in imbrago, meglio nota come “Harness Hamg Syndrome o Suspension Trauma”. Ho sentito parlare per la prima volta di questa rara e singolare patologia dall’amico e collega medico francese Xavier Ledoux in occasione di una delle riunioni della Commissione Medica della CISA-IKAR, un organismo internazionale che si occupa di medicina di urgenza in montagna. In realtà si era occupato di questa patologia quando faceva il medico d’urgenza, nel 1988, in Alta Savoia.
In passato sono stati segnalati degli incidenti che hanno coinvolto soggetti forti e sani, morti improvvisamente dopo essere rimasti appesi per qualche tempo ad una corda, assicurati da un’imbragatura per arrampicata, senza alcuna causa apparente di morte all’autopsia.
La sindrome in oggetto è una situazione che si viene a creare quando un corpo rimane appeso senza movimento per un certo periodo di tempo. Questa rara e singolare sindrome può colpire lavoratori dell’industria che, dotati di un’imbragatura, sono costretti a lavorare appesi ad una corda, oppure speleologi, alpinisti e appassionati di parapendio, vittime di incidenti vari. La causa scatenante è il restare appesi in modo passivo ad una corda (passive hanging); ciò accade quando le gambe non hanno tono muscolare, sono in uno stato di rilassamento e non esercitano alcuna pressione, non permettendo al sangue venoso di ritornare dalla periferia al cuore.
In condizioni sperimentali i soggetti tendono a collassare dopo 15-30 minuti di sospensione passiva ad una corda. Talvolta bastano soltanto sei minuti per collassare. Sebbene l’essere sospesi in un’imbragatura full body sia meglio rispetto ad un’imbragatura che interessi il solo torace o la vita, non si può comunque evitare la sindrome da sospensione.
La causa più probabile del collasso è l’accumulo di sangue nelle vene degli arti inferiori, ciò che accade quando i muscoli delle gambe non si contraggono e non sono in grado di fare arrivare il sangue al cuore.
La circolazione corporea è in grado di compensare il ridotto ritorno di sangue al cuore solo per poco tempo, e,poi, improvvisamente, il cuore si trova a non aver più sangue da pompare verso la periferia, e va incontro ad uno stato di asistolia, ovvero un arresto cardiaco. Fattori di rischio possono contribuire quali la disidratazione, l’esposizione al freddo, l’immersione in acqua fredda o lo sfinimento.
Un periodo lungo di sospensione può determinare un accumulo di tossine nel sangue che si trova nelle gambe. Una improvvisa liberazione della vittima dalla posizione di sospensione o un cambio di postura possono provocare l’afflusso del sangue, senza alcun controllo, agli organi interni; l’effetto è simile a quello provocato da una “sindrome da schiacciamento”, con alterazioni del ritmo cardiaco fino all’arresto cardiaco e grave danno renale.
Nella sindrome da sospensione sopraggiungono in fretta la perdita di conoscenza e l’arresto respiratorio. Possono precedere la fase di collasso un periodo di debolezza e di nausea, con una sensazione di malattia imminente. La ridotta perfusione sanguigna a livello degli arti determina un incremento di tossine prodotte dai tessuti ed anche un danno muscolare con rilascio di proteine che vanno a danneggiare in modo grave i reni.
Che fare per evitarla? Occorre la prevenzione, che può evitare tutte le conseguenze della sindrome. E’ utile cercare di pedalare immaginando di trovarsi seduti su di una immaginaria bicicletta, mantenendo un certo movimento che dovrebbe evitare lo svenimento. La sindrome può colpire anche gli uomini del soccorso, appesi ad una corda tramite un’imbragatura; ecco la necessità di ricorrere a dei sistemi che permettano alle gambe di muoversi, garantendo ai vari muscoli un certo movimento, ed evitando di restare appesi all’imbragatura immobili per diversi fatali minuti.
Tutti gli incidenti con un soggetto che si trova in stato di incoscienza, appeso ad una corda, vanno trattati con grande cautela, trattandosi di situazioni di pericolo di vita. Non si deve assolutamente porre la vittima a terra, ma, possibilmente in una posizione seduta; anche i soggetti che presentano sintomi più lievi vanno trattati con estrema cautela, evitando di farli camminare o di lasciarli in piedi, lasciandoli in posizione seduta per almeno trenta minuti. Utile la somministrazione di ossigeno, infondendo liquidi tramite un accesso venoso. Respirazione e circolazione devono essere monitorati. Ed è necessaria l’ospedalizzazione anche in presenza di sintomi minori.

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Messaggio il Mer Mar 27, 2013 11:38 am  buzz

Rugg ha scritto:
MauMau ha scritto:passo 5 giorni della settimana su 7 appeso all'imbrago. E questo da circa 30 anni. Dovrei essere già morto o pluritrapiantato di reni Rolling Eyes
MauMau, per fortuna non sei morto e non ti hanno trapiantato nulla.
Il concetto che voglio esprimere, è che se non ti è mai successo nulla, ma può succedere, non vuol dire che tu ne sei immune.


rugg guarda che bell'avatar

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Messaggio il Mer Mar 27, 2013 11:44 am  Rugg

OT a questo tread.
Molte cose che chiedi sono già state discussse.
Punto 3: i moschettoni da ferramenta sono il peggior moschettone che puoi trovare. Raddoppiare merda con merda, fa una gran merda.
Punto 7: ci sono dei video su utube che ti fanno vedere come apri una Daisy con un volo di 30 cm. L'importante è saperlo. Le Daisy sono statiche. Le corde sono dinamiche. Il Fattore di cadura è calcolato con corda dinamica annodata.
Punto 8: I produttori ti dicono di legarti con la corda in due punti. E con il moschettone in un punto.
Ecco.
da gugol:
http://www.google.com/search?client=safari&rls=en&q=carico+triassiale+moschettoni&ie=UTF-8&oe=UTF-8
Saluti,
E


[/quote]

Kinobi, ultimo commento, poi prometto chiudo:
Discutere di sicurezza, non basta mai. Fin quando, in montagna ci sono feriti e morti, l'argomento sicurezza va sempre "rinverdito" o affrontato.
Punto 3: I moschettoni da ferramenta, non sostituiscono i moschettoni da calata certificati, ma integrano quelli presenti malconci. Ok, mettiamo i moschettoni da rinvio o maglie rapide certificate, ......infatti ovunque troviamo maglie e moschettoni seri sulle pareti........Poi detto tra noi, ma che ferramente frequentate? Io vado dal mio materiali edili, e trovo materiale certificato comunque. Mi sembra che la sicurezza sul lavoro sia costantemente agggiornata e di conseguenza i materiali impiegati. Comunque a 3 Euro, ti posso dimostrare che si può acquistare materiale certificato italiano, con tanto di targhetta. Se poi uno va al negozio dei cinesi, sono un'altro paio di maniche.

Punto 7: Fare 30 metri di volo con una daisy, è veramente da manuale dell'impossibile. Come è possibile cadere per trenta metri con una deisy-chain? O la stessa è lunga 30 metri o si stacca la sosta per intero, e voli per trenta metri e anche di più........per terra. Non capisco come sia possibile questa eventualità? Poi sinceramente non ho ben capito cosa suggerisci tu in materia di sicurezza, nel caso uno arrivi ad una sosta o debba fare manovra?

Poi, ma avete mai conosciuto uno che ha fatto un volo di trenta metri? Parlava ancorai, avete discquisito su argomenti vari? (se no, lo state conoscendo...). Beh non è di certo una passeggiata di salute, ve lo garantisco. Se provate anche Voi una "emozione" così, l'argomento sicurezza, vi starà molto a cuore.

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Messaggio il Mer Mar 27, 2013 11:54 am  buzz

rugg dove lo hai fatto il volo da 30 metri?

su un cliff, immagino

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Messaggio il Mer Mar 27, 2013 11:55 am  Silvio

Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi e molto più perché ho offeso te, così infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo con il tuo Santo Aiuto di non offenderti mai più, ma di fuggire le occasioni prossime di peccato. Signore, misericordia, perdonami.

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Messaggio il Mer Mar 27, 2013 11:56 am  Rugg

Buzz,

per carità non mi far passare per una menagramo, iettatore, becchino disoccupato.

Bella comunque la battuta, non l'ho capita subito.....confesso.

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Messaggio il Mer Mar 27, 2013 11:56 am  Ospite

trenta metri poca roba.

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Messaggio il Mer Mar 27, 2013 11:57 am  Silvio

Fo3-The Awakening ha scritto:trenta metri poca roba.

i tuoi quanti erano ?

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Messaggio il Mer Mar 27, 2013 11:58 am  Ospite

40 e qlc

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Messaggio il Mer Mar 27, 2013 12:04 pm  Rugg

buzz ha scritto:rugg dove lo hai fatto il volo da 30 metri?

su un cliff, immagino

no, su un bel masso grande quanto un armadio - su cui stavo in piedi - al II pilastro dell'Intermesoli durante una 1° invernale. E per fortuna ero al primo tiro e c'erano un pò di metri di neve. Risultati, una mano spappolata, disassamento del bacino e frattura della L4 e L5.
Sono stato al CTO per 2 mesi e per riprendermi ci ho messo 10 anni.

Però oggi, ci rido sopra.

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Messaggio il Mer Mar 27, 2013 12:47 pm  buzz

ma quello non è un volo per cui c'entra qualcosa l'imbrago i reni eccetera.

è una caduta. qui c'è gente che ti frega. anche come roba rotta. Laughing

chilometri e chilometri di bende attorno al corpo!

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Messaggio il Mer Mar 27, 2013 2:23 pm  Silvio

Rugg ha scritto:
buzz ha scritto:rugg dove lo hai fatto il volo da 30 metri?

su un cliff, immagino

no, su un bel masso grande quanto un armadio - su cui stavo in piedi - al II pilastro dell'Intermesoli durante una 1° invernale. E per fortuna ero al primo tiro e c'erano un pò di metri di neve. Risultati, una mano spappolata, disassamento del bacino e frattura della L4 e L5.
Sono stato al CTO per 2 mesi e per riprendermi ci ho messo 10 anni.

Però oggi, ci rido sopra.

caspita !!!

questa non la sapevo, scusa;

però certamente spiega tante e tante cose...

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Messaggio il Mer Mar 27, 2013 3:00 pm  Ad_adri

buzz ha scritto:ma quello non è un volo per cui c'entra qualcosa l'imbrago i reni eccetera.

è una caduta. qui c'è gente che ti frega. anche come roba rotta. Laughing

chilometri e chilometri di bende attorno al corpo!

Rugg ....dilettante

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Messaggio il Mer Mar 27, 2013 3:13 pm  Ospite

gente che ha avuto kg e kg di chiodi nel corpo asd

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Messaggio il Mer Mar 27, 2013 3:17 pm  Ad_adri

...e metri e metri di protesi pirat

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Messaggio il Mer Mar 27, 2013 3:19 pm  Rugg

Ad_adri ha scritto:
buzz ha scritto:ma quello non è un volo per cui c'entra qualcosa l'imbrago i reni eccetera.

è una caduta. qui c'è gente che ti frega. anche come roba rotta. Laughing

chilometri e chilometri di bende attorno al corpo!

Rugg ....dilettante



Ma meno male che c'è ggente che mi frega, e per fortuna sono un dilettante, se no stavo a scrivere su un'altro forum........del tipo VERANOmente.





Comunque, quando parliamo di sicurezza, vammolo volentieri certi pipponi.........pure in falesia, non mi faccio problemi, a far notare a ragazzi e praticanti, errori di manovre o utilizzi sbagliati dei materiali.

Mi prendo pure sottovoce o mentalmente, 'vaffanculo vari o "fatti-i-cazzi-tuoi", però se sapessero cosa vuol dire farsi male per davvero..... davanti a un 'vaffanculo, mi metto a ridere.



Comunque di ossa rotte causa montagna e sci, ne ho altre......prima o poi faro un elenco completo e dettagliato.

Nell'ambiente sono chiamano come l' "ortopedico"......

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Messaggio il Mer Mar 27, 2013 3:21 pm  Silvio

Rugg ha scritto:
Ad_adri ha scritto:
buzz ha scritto:ma quello non è un volo per cui c'entra qualcosa l'imbrago i reni eccetera.

è una caduta. qui c'è gente che ti frega. anche come roba rotta. Laughing

chilometri e chilometri di bende attorno al corpo!

Rugg ....dilettante



Ma meno male che c'è ggente che mi frega, e per fortuna sono un dilettante, se no stavo a scrivere su un'altro forum........del tipo VERANOmente.





Comunque, quando parliamo di sicurezza, vammolo volentieri certi pipponi.........pure in falesia, non mi faccio problemi, a far notare a ragazzi e praticanti, errori di manovre o utilizzi sbagliati dei materiali.

Mi prendo pure sottovoce o mentalmente, 'vaffanculo vari o "fatti-i-cazzi-tuoi", però se sapessero cosa vuol dire farsi male per davvero..... davanti a un 'vaffanculo, mi metto a ridere.



Comunque di ossa rotte causa montagna e sci, ne ho altre......prima o poi faro un elenco completo e dettagliato.

Nell'ambiente sono chiamano come l' "ortopedico"......

ma che per caso sei pure amico del vichingo di fregene ?

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Messaggio il Mer Mar 27, 2013 3:22 pm  Ospite

Qualche tempo fa ho avuto una compresenza di varie sindromi in una falesia delle nostre parti. Salivo da secondo, quando il mio assicuratore a terra ha avuto una telefonata e allora blocca, etc. Son restato appeso e per evitare la sindrome ho cominciato a spedalazzare, beccandomi un aspro rimprovero da un tizio la sotto. Secondo lui, spedalazzando nell'aria per evitare quella sindrome ne avrei scatenato un'altra, relativa al timore di un eccesso di carico sulla catena di sicurezza. Per fortuna la telefonata è finita e son ricominciato a salire, quando uno che veniva giù in moulinette nella via accanto mi fa occhio che la catena tua è davvero messa male. Con l'umidità media degli ultimi trent'anni e le brezze prevalenti che vengono dal mare con una salinità superiore alla costante di pinkerton, la lega può raggiungere un degrado critico per cui ancora occhio. Mentre questa sindrome si faceva avanti baldanzosamente, il mio assicuratore è scoppiato a ridere ripensando alla telefonata di poco prima e mi dice aspetta che ti blocco in qualche maniera perchè mi sto per pisciare sotto. RImango di nuovo a penzoloni con una strana sensazione alle gambe. Una formicola, l'altra si addormenta. Penso alla sindrome di kapperstein-wilamowitz, di cui ho letto in un cesso dell'autostrada. Comincio a preoccuparmi anche perchè il cielo si è rabbuiato e l'aria si è fatta elettrica. Mi viene in mente la sindrome di Coulomb e il bignami di elettromagnetismo.
Comincio a scalpitare, per fortuna, e il sangue ricomicia a circolare secondo le norme previste. Sono sempre appeso e sempre più nervoso, preoccupato per la sindrome del salamino di norcia che potrebbe prendermi nel giro di pochi minuti.
Fortuna vuole che il mio assicuratore ha finito di pisciare. Ora si accende una sigaretta, ma ci mette una vita perchè si è alzato un poderoso vento e con lui la paura della sindrome di morgenstein, che porta alla perdita di sensibilità negli arti periferiferici quando il vento supera una certa soglia. Si risale! Finalmente! Sono su di sei metri e me ne mancano ben cinque per raggiungere la catena. E' la famosa sindrome di oltrelametà, per cui l'unica via di uscita sta in alto e non in basso. I venticinque rinvii che ho appesi all'imbrago cominciano a pesare. Anche i dodici cordini si fanno sentire. Avessi il martello sarei più sicuro, e quella sindrome di gesucristo che ti prende quando non hai chiodi e martello comincia a pervadermi. Fortunatamente, ormai quasi in catena, sfioro uno dei quegli orrendi bruchi pelosi che mi iniettano un veleno mortale. Dico fortunatamente perchè sindrome scaccia sindrome. Arrivo in catena e vedo con orrore lo stato dell'attrezzatura. La contemplo e con occhio sicuro dico che non è sindrome di palmstein, ma quella di coventry. Dico al mio assicuratore il classico blocca e cala, mentre cade la neve e il mare di sperlonga diventa un mare di ghiaccio. Vedendo verso il Circeo la tenda rossa di Nobile temo di essere vittima della sindrome di nansen-tricheco. Ma mi sto già calando e poi sono a terra. Evito la crepaccia terminale ed esamino con cura l'affilatura dei ramponi acquistati dal cinese a val melaina. Tutto a posto. Per oggi basta sindromi, resta solo quella dell'autovelox alla grotta di Tiberio.

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Messaggio il Mer Mar 27, 2013 3:32 pm  Rugg

claudio1949 ha scritto:Qualche tempo fa ho avuto una compresenza di varie sindromi in una falesia delle nostre parti. Salivo da secondo, quando il mio assicuratore a terra ha avuto una telefonata e allora blocca, etc. Son restato appeso e per evitare la sindrome ho cominciato a spedalazzare, beccandomi un aspro rimprovero da un tizio la sotto. Secondo lui, spedalazzando nell'aria per evitare quella sindrome ne avrei scatenato un'altra, relativa al timore di un eccesso di carico sulla catena di sicurezza. Per fortuna la telefonata è finita e son ricominciato a salire, quando uno che veniva giù in moulinette nella via accanto mi fa occhio che la catena tua è davvero messa male. Con l'umidità media degli ultimi trent'anni e le brezze prevalenti che vengono dal mare con una salinità superiore alla costante di pinkerton, la lega può raggiungere un degrado critico per cui ancora occhio. Mentre questa sindrome si faceva avanti baldanzosamente, il mio assicuratore è scoppiato a ridere ripensando alla telefonata di poco prima e mi dice aspetta che ti blocco in qualche maniera perchè mi sto per pisciare sotto. RImango di nuovo a penzoloni con una strana sensazione alle gambe. Una formicola, l'altra si addormenta. Penso alla sindrome di kapperstein-wilamowitz, di cui ho letto in un cesso dell'autostrada. Comincio a preoccuparmi anche perchè il cielo si è rabbuiato e l'aria si è fatta elettrica. Mi viene in mente la sindrome di Coulomb e il bignami di elettromagnetismo.
Comincio a scalpitare, per fortuna, e il sangue ricomicia a circolare secondo le norme previste. Sono sempre appeso e sempre più nervoso, preoccupato per la sindrome del salamino di norcia che potrebbe prendermi nel giro di pochi minuti.
Fortuna vuole che il mio assicuratore ha finito di pisciare. Ora si accende una sigaretta, ma ci mette una vita perchè si è alzato un poderoso vento e con lui la paura della sindrome di morgenstein, che porta alla perdita di sensibilità negli arti periferiferici quando il vento supera una certa soglia. Si risale! Finalmente! Sono su di sei metri e me ne mancano ben cinque per raggiungere la catena. E' la famosa sindrome di oltrelametà, per cui l'unica via di uscita sta in alto e non in basso. I venticinque rinvii che ho appesi all'imbrago cominciano a pesare. Anche i dodici cordini si fanno sentire. Avessi il martello sarei più sicuro, e quella sindrome di gesucristo che ti prende quando non hai chiodi e martello comincia a pervadermi. Fortunatamente, ormai quasi in catena, sfioro uno dei quegli orrendi bruchi pelosi che mi iniettano un veleno mortale. Dico fortunatamente perchè sindrome scaccia sindrome. Arrivo in catena e vedo con orrore lo stato dell'attrezzatura. La contemplo e con occhio sicuro dico che non è sindrome di palmstein, ma quella di coventry. Dico al mio assicuratore il classico blocca e cala, mentre cade la neve e il mare di sperlonga diventa un mare di ghiaccio. Vedendo verso il Circeo la tenda rossa di Nobile temo di essere vittima della sindrome di nansen-tricheco. Ma mi sto già calando e poi sono a terra. Evito la crepaccia terminale ed esamino con cura l'affilatura dei ramponi acquistati dal cinese a val melaina. Tutto a posto. Per oggi basta sindromi, resta solo quella dell'autovelox alla grotta di Tiberio.



Bella Claudio!

Personalmente, la "sindrome di gesucristo che ti prende quando non hai chiodi e martello", è quella a cui sono più soggetto. Quando parto per una via spittata, c'è gente che amorevolmente mi convince che non servono....

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