Lorenzo Massarotto

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280512

Messaggio 

Lorenzo Massarotto






di Mario Crespan

Caro Ettore, mi è proprio piaciuta la tua sparata a Cimolais coi pattini... Se non fosse poi che ciò porta con sé qualche interrogativo. È sempre dura vivere, portare fuori l’inverno, portarci fuori dal freddo che a volte ci prende e ci imprigiona e sembra non lasciarci scampo. Ma passano le stagioni, e le notti. Alba e primavera riportano necessità e chiarezza, nostro malgrado. Riprendiamo a vivere e a cercare salvezza, e in ciò sta la nostra salvezza.
Ma non per questo ti scrivo.
Mi frullano idee per il libro del Mass.
Intanto ho fatto un preventivo. 100 foto a colori, ipotizza Luca. Con 50 doppie e 50 singole sono 150 pagine (con 40 doppie siamo a 140 pagine, con 60 doppie a 160 pagine). Indi, supposte 120 vie nuove, esse si possono suddividere in:
– 50 grandi vie, con tre pagine ciascuna (150 pagine);
– 40 vie medie, con 2 pagine ciascuna (80 pagine);
– 30 vie più brevi, con una pagina ciascuna (30 pagine).
Restano varianti, prime ripetizioni solitarie e invernali (30 pagine). Inoltre introduzione, presentazione, indici e varie (30 pagine).
In totale arriviamo a un volumone di 460-480 pagine. Niente male.
Ma comunque non è nemmeno questa la ragione per cui ti scrivo. Adesso ci arrivo, un po’ per volta. Ho cominciato a leggere e a trascrivere i fogli – manoscritti e dattiloscritti – che ci sono stati consegnati da Fabiola, la sorella di Lorenzo. Ci sono cose interessanti, naturalmente. Mi sto avvicinando a esse con un po’ di timore, quasi mi stessi inoltrando in un territorio privato, personale, in cui non mi sento legittimato a ficcare il naso. Scopro quasi arrossendo alcuni meccanismi di scrittura che dovrebbero a buon diritto rimanere segreti. Eppure, mi dico anche, è così che l’esperienza e la conoscenza si possono perpetuare. Mi sento privilegiato in questo cammino di scoperta. Vedo e riconosco nel Mass un desiderio di assoluto e di autentico che mi riporta ai miei anni giovanili, e un po’ anche a quelli di adesso. Trovare nelle montagne un universo dove far nascere e morire ogni energia di ricerca, in una circolarità senza fine, partecipe della bellezza, della forma, del sogno, dell’amore, di un infinito possibile. Rasentare l’immortalità senza rinunciare alla gioia. Come diceva il Mass: «imparare a vivere giocando». Terribile e fascinosa serietà dei giochi. Per adesso mi contento di trascrivere e catalogare, quando posso perché ho sempre scadenze pressanti. Quasi sempre tardi nella notte.
È davvero una bella impresa, mi dico. Mi pare che anche tu ne sia convinto e sono stato felice di sentire, al telefono, che l’idea ti stava prendendo. Rivivere il Mass, per quanto si possa farlo. Saremo all’altezza? Tu che hai avuto la fortuna di condividere la sua amicizia e presenza per tanti anni lo sei certamente. Io, al solito, mi contento di fare il manovale.
Martedì scorso, a Villa del Conte, a casa del Mass – anche, un po’ troppo invasivamente, in camera sua – è stato detto, e più volte ripetuto, che il punto di partenza obbligato è l’elenco completo di tutte le vie nuove e prime solitarie e invernali. Fra un po’, se mantiene le promesse, Claudio “Caio” Chenet dovrebbe inviarmi un primo elenco.
Il giorno dopo, qui, a casa mia, mi son detto a tal proposito: «Beh, intanto posso un po’ curiosare anch’io sulle “prime” del Mass». E da dove mai potevo cominciare se non dalle Pale di San Lucano? Detto fatto. 16 vie nuove, se non ho contato male, più due prime solitarie e una variante.
Ed eccomi arrivato al nocciolo di questa lettera.
Sì. Passando in rassegna le vie nuove del Mass sulle Pale ho naturalmente considerato anche i compagni di corda. Sapevo che c’eri anche tu, ma ciò che proprio non avevo sospettato era un’imprevista concentrazione di vie in un periodo relativamente ristretto. Ho così scoperto che tu, sulle Pale “Lucane”, hai aperto col Mass un totale di quattro vie nuove più una variante. Ma la cosa strana e, per me, sorprendente, è la seguente: tutte queste vie nuove – compresa la variante – sono state aperte in un arco di 85 giorni, tre mesi scarsi, dagli ultimi di maggio alla fine di agosto del 1981. Ecco il dettaglio:
1) Seconda Pala, parete sud-ovest, via “degli Antichi”, 30 e 31 maggio 1981;
2) Torre di Lagunàz, spigolo nord, variante, 13 giugno 1981;
3) Cima Orientale d’Ambrusògn, parete est, 5 luglio 1981;
4) Torre del Boràl, Pilastro Sud-Est, via “della Solitudine”, 8 e 9 agosto 1981;
5) Seconda Pala, parete est, via “Flora”, 22 agosto 1981.
Mi par proprio singolare che tutte le vie nuove aperte dal Mass assieme a te sulle Pale di San Lucano si esauriscano in un così breve periodo di tempo, breve pensando che la tua amicizia col Mass è durata e si è prolungata poi per oltre un ventennio, durante il quale né tu né il Mass avete certo abbandonato l’alpinismo. Chissà cosa ci leggerebbe Berto Marampon, lui che ama gli incroci inquietanti degli avvenimenti? Mi chiedo anche se tu stesso non ti sia mai posto il quesito circa la ragione che vi ha portato ad aprire – tu e il Mass – cinque nuovi itinerari nell’arco di neanche tre mesi e poi nessun altro in tutti i 24 anni susseguenti. Ma le stranezze non sono ancora finite perché delle 4 vie nuove (lasciamo stare la quinta, la variante) ben 3 sono state ripetute solo da Ivo Ferrari, con una prima solitaria e invernale per gli “Antichi”; quanto alla quarta, la “Flora”, a Ivo gliel’hai fatta conoscere proprio tu (4ª ripetizione) e a Ivo è talmente tanto piaciuta che poi ne ha fatto altre tre ripetizioni, tra cui la prima solitaria. Sembra quasi che Ivo, che mai si è legato alla corda del Mass, seguisse ugualmente le sue tracce sui cammini di roccia delle Pale e lo facesse più volentieri sulle linee che tu stesso avevi contribuito ad aprire. La prediletta via “Flora”, giustamente.
Insomma, mi pare che quell’estate del 1981 sia stata memorabile, irripetibile nella tua vita, non solo alpinistica. Tu, appena 23enne, col 31enne Lorenzo. Cinque vie, un’estate... Ma, non vi fu anche la “Iori” all’Agnèr in quello stesso periodo per voi due? Ho visto che il l’1 luglio vi fu la via sullo Spiz della Lastìa con Leopoldo Roman e il 16 e 17 luglio la via “del Cuore” sull’Agnèr col “bòcia” Soppelsa. E il 2 settembre un’altra variante alla “Tissi” sulla nord della Torre Armena. Era proprio assatanato il Mass, nel 1981!
Va da sé che tu, su quella incredibile estate, dovresti proprio scrivere. Ecco come la vedrei, la cosa: con Luca si era pensato di fare un capitolo per ciascuna via. Ma le vie si possono anche raggruppare. In questo caso, per esempio. Tu potresti portare la tua testimonianza su quelle 4 vie, accennando anche alla variante, volendo. Ne verrebbe fuori un magnifico spaccato di quegli anni. Se poi trovassimo qualche opportuno scritto dello stesso Lorenzo su quella stessa estate sarebbe il massimo. Che ne dici? Poi, di seguito, vi sarebbero le relazioni tecniche delle 4 vie vostre, in questo caso identiche a come appaiono sul tuo libro. Diverse potrebbero essere le foto (le tue migliori, ahimè, sono già comparse sul tuo libro medesimo e occorrerebbe ricercarne di inedite).
Ecco, questo mi è venuto in mente e perciò mi è venuto da scriverti subito. Mi pare che la cosa si configuri davvero in modo eccezionale, e poi quest’anno ricorre perfino il 25simo anniversario. Dico, un quarto di secolo! Lo so, lo so che tu tiri a nasconderti sempre di più e ti capisco – credo – ma qui si tratta del libro del Mass… Cerchiamo di far andare per il mondo un po’, solo un po’, del suo mondo e delle sue visioni. Per aiutare a vivere i sopravissuti. Per aiutare a vivere anche noi.
Spero che questo lavoro che abbiamo intrapreso continui nell’entusiasmo e nella gioia di ritrovare il Mass e di farlo rivivere in noi con il massimo di intensità. Attraverso le sue testimonianze, innanzitutto, ma senza tirarci indietro se intravvediamo l’opportunità di accostare alle sue le nostre parole. Con tutta l’umiltà possibile, naturalmente.
Grazie Ettore, scusa la tirata. Ciao, a presto.
Mario

Carbonera, 21 marzo 2006, ore 01.35.

di Ettore De Biasio

Caro Mario, ho conosciuto il Mass in Val Corpassa. Lui saliva verso la Cima dei Tre con Paolo Cappellari, un nostro ex medico condotto che visitava i vecchi di Pradimezzo lasciando la “Dyane” alla frazione della Ròa e salendo a piedi, con le pedule, la strada per il villaggio. Capitava che si fermasse poi fino a notte nei prati innevati a valle di Pradimezzo dove io, Silvio e Sandro (Soppelsa) sciavamo sulle nevi battute dalle nostre risalite. Rimaneva lì a bordo pista per cronometrare le nostre discese. Ci pareva originale per essere un Dottore.
Il Mass era uguale al Dustin Hoffmann di “Capitan Hook”, con una zazzera di capelli riccioluti e lucidi, le basette lunghe e larghe con la punta fin quasi a toccare i baffi, abbronzato e sudato. Faceva quasi un po’ paura dall’aspetto. In quegli anni occupava abusivamente il sottotetto di un fienile disadorno alla base della parete sud della Tarza Pala. Parlammo subito della Valle di San Lucano, delle sue solitarie trovate sul libro del Bivacco Cozzolino: “Cozzolino Spiz Nord Lorenzo Massarotto solo”, “diedro Detassis-Castiglioni Spiz Nord Lorenzo Massarotto solo”, “via Detassis-Castiglioni alla Lastìa Lorenzo Massarotto solo”, “via Oggioni Lorenzo Massarotto solo”… Parlammo subito anche delle Pale che a me stavano a cuore e di ritrovarci per ripetere la via di Ilio e Sandro al diedro est della Seconda Pala, fresca di un anno. E così fu, verso la fine di agosto. Poi ci ritrovammo a settembre, per due giorni, al Bivacco Bedin, con anche Ilio, Silvio e Tullio (Manfroi). Bighellonammo, piaceva a tutti a fine stagione. Due viette, sul Corn del Bus e sulle creste orientali del Mul, pastasciutte e una trasferta a mezzanotte sulla Cima Orientale d’Ambrusògn a guardare le luci del paese, le auto che andavano avanti e indietro per le valli, magari a fighe, e a filosofarci un po’ su. Prima della neve, assieme a Tullio, risalimmo anche lo Spiz delle Scàndole per un camino a lato delle vie da lui già aperte con Cappellari e lo Zeper.
Ci fu poi la via “degli Antichi”, anche se io quel giorno insistevo per la Terza Pala che sognavo dalla primavera («La faremo quando avremo 60 anni», mi disse Lorenzo alla sommità dello zoccolo della “Tissi” prima di attraversare a riprendere la via sulla Seconda Pala che un mese prima avevamo abbandonato, io e Ilio, giunti spenti sulla cengia per poi rientrare lungo il boràl riempito dalle slavine).
Quindi il tentativo alla Torre del Boràl discendendo il Boràl di San Lucano dall’alto e il ripiegamento sulla Torre di Lagunàz, e poi le Cime d’Ambrusògn. Anche qui io avrei ripercorso volentieri la via di Ilio e compagni, ma lui decise diversamente con soddisfazione per entrambi. Così la bella via del diedro per me è ancora lì da fare e non mi manca. Ritornammo alla Torre del Boràl ad agosto dalla Banca della Trevisana, una settimana dopo l’interminabile “Iori” all'Agnèr, dove lo ripresi più volte mentre segnava su un biglietto i tiri per i gradi bassi – II, III, II – scherzando sulle escursioni domenicali per fare la polenta a metà Agnèr, sul pulpito. Vivemmo 13 ore sulla nord del montagnone, infilati nella sua grande cicatrice, prima di addormentarci disidratati appena varcato il Bivacco Biasin.
Sulla via “della Solitudine” ci legammo ancor più, condividendo temporali e paura, con i fulmini che non ci presero né il pomeriggio né durante la notte che non finiva più, e neppure al mattino ripresa la via per la cima. Fulmini che hanno atteso Lorenzo per quasi 24 anni.
Era tutta l’estate che insisteva per andare nel “cuore” dell’Agnèr. Io l’avevo visto dallo Spiz Nord e non mi convinceva per niente, temevo di andare a morire fra quegli strapiombi senza uscita, appeso a una corda ormai senza forze per risalirla. Così gli trovai il compagno, quel Sandro che non si lamentava mai e che non si poneva mai problemi, come quella volta sulla “Vinatzer” della Marmolada, a 16 anni, in cui non sapeva neanche dove stava andando. Ma era forte, Sandro, fortissimo. Con Silvio andammo alla forcella fra Spiz Sud e Spiz Nord per buttare lo sguardo e le nostre voci verso di loro in parete, andare poi loro incontro e guardarli, i nostri amici, al ritorno dal “cuore” dell’Agnèr.
Poi la “Flora”, che intuimmo durante la ripetizione del diedro est e che, unica via, andai più volte a guardare con il binocolo dalle cenge della Prima Pala per scoprire il possibile passaggio fra le macchie gialle strapiombanti. Compiva 55 anni mia madre quel giorno e davanti al piatto di pastasciutta che ci preparò, come a ogni ritorno e a qualunque ora, le dedicammo la via commuovendola. Voleva bene a mia madre, il Mass, lei lo chiamava con affetto “quel sgarlitón”, per via dei suoi lunghi capelli sempre tutti arruffati.
Dopo la “Flora”, Lorenzo ci teneva ad andare sulla “Susatti” che ancora non aveva ripetizioni, che gli mancava sullo Spiz Nord e che già ci aveva respinto durante l’estate per via di una nube che, dall’attacco della via, era divenuta visibile dalle parti del Focobón.
In effetti non ci trovammo più ad immaginare e poi salire assieme linee nuove, ma rimanemmo ancora e sempre compagni di motorino, lui con il “Ciao” blu di tante Padova-Valle di San Lucano, io con il “Vespoti” cinquanta ad aprire l’aria lungo le salite verso Malga Ciapela. Lo accompagnai due volte nell’inverno dell’82 verso la “Canna d’organo” fino all’attacco, come eravamo stati assieme i giorni “dell’Ideale”, con la disavventura della sua morte presunta, la ricerca del suo corpo nella neve alla base della parete con Silvio in una giornata nebbiosa, il ricordo forte della visione del suo “duvet” rosso che risaliva i camini terminali nel sole, appoggiati alla casera di Malga Ombretta, il Ben Laritti che salta giù dall’elicottero a Malga Ciapela felice di comunicarci che il Mass non aveva bisogno di noi ma solo del suo materiale alpinistico prelevato i giorni precedenti in parete dalle squadre di soccorso della Val Pettorina, con Armida, la madre, sempre a Malga Ciapela che lo aspettava per riabbracciarlo vivo dopo che il prete gli aveva annunciato la tragedia, con il Bee salito da Belluno ad attenderlo e a chiedergli se in parete anche lui parlasse da solo in tutti quei giorni.
In realtà ci legammo ancora una volta, ritrovatisi tutti due soli una fredda sera di settembre del ’96 al Caffè Garibaldi, io rientrando da Lignano dove avevo portato Anisa e Tatiana, lui come al solito in cerca di un compagno. Gli proposi una facile via sulla Prima Pala e andammo a mangiare per stare assieme. Arrivarono poi altri quattro amici di Lorenzo dalla “Bassa” e né lui né io fummo gelosi del nostro programma per il giorno dopo. Così salimmo la via in sei, senza piantare un chiodo ma trovando in parete tutto quello che serviva per ancorarci, in una fredda e radiosa giornata. Al Bedin poi il Mass, con me e Lidia Ballan, una lattina di birra Forst e, mi sembra ieri, la soddisfazione di ritrovarsi ancora lassù, sulle calotte erbose delle Pale nostre amiche e silenziose compagne, mi disse che quella era stata una di quelle giornate che ci riconciliano con l’alpinismo.
Ci siamo poi sempre voluti bene e me lo ritrovo spesso il Mass di quegli anni, con il fazzoletto in testa e i cordini a tracolla e con l’aria di “Io sono un autarchico” del primo Nanni Moretti.
Ci sarebbe sì qualcosa da scrivere di quegli anni, se ne sarò capace.
Son passato anche da Paolo Mosca, che si fida di me (ha detto). Mi ha dato tutti gli schizzi del Mass sull’Agnèr, ci sono anche le relazioni che batteva con la Olivetti sul ciocco di legno fuori dalla Baita del Tita, ne farò delle fotocopie e gli restituirò gli originali. Gliel’ho promesso a Paolo.
Ciao Mario, a presto. Un abbraccio.
Ettore

Cencenighe, 22 marzo 2006, ore 00.48.



Ultima modifica di LucaVi il Mar Mag 29, 2012 6:39 pm, modificato 2 volte
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Lorenzo Massarotto :: Commenti

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Messaggio il Lun Lug 02, 2012 9:38 pm  Musico Errante

alessandro ha scritto:

Un approccio scanzonato, libero e sereno alla montagna.

A proposito di approccio scanzonato e libero, un amico vicino di casa, che fino a qualche anno fa viveva a Rosà (VI), mi ha raccontato che un giorno era in valle S. Felicita a prendere il sole dopo un'arrampicata e ad un certo punto si è visto arrivare Massarotto di corsa;
Lorenzo lo ha salutato e gli ha chiesto se aveva una merendina perchè aveva un calo di zuccheri...allora il mio amico gli ha dato una brioche che aveva con sè, Massarotto l'ha mangiata ed è ripartito di corsa, così come era arrivato.
Smile

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Messaggio il Mar Ago 21, 2012 5:31 pm  paoloC



"Così scendemmo verso valle e, prima di Agordo,
a Listolade, notammo sulla sinistra una vallata con delle enormi pareti
grigie che si stavano sempre più inondando di luce...Ci infilammo nella
valle su una strada che pareva un percorso di guerra...ma quando
giungemmo vicino ad una baracca di blocchi di cemento con il tetto di
lamiera rimanemmo a bocca aperta, stupiti dalle montagne e dalle pareti
che ci sovrastavano, dall'ambiente completamente diverso da quello al
quale eravamo abituati. Quassù tutto era più verticale, liscio, severo. I
gialli concavi di quella che nella guida del Dal Bianco individuammo
come la Torre Trieste ci lasciarono senza parole. La Torre Trieste
pareva sempre più un missile a tre stadi, Le passammo sotto pensando
all'effetto che avrebbe fatto se fosse decollata.
Anche oggi, ogni
volta che ci passo sotto, penso a questa cosa, immagino la Torre Trieste
che parte verso l'alto lentamente, al rallentatore, come i razzi che si
vedono decollare in televisione"
Lorenzo Massarotto - Intraisass n°1 anno 2002

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Messaggio il Mer Ago 29, 2012 6:32 pm  paoloC

"E' naturale che anche l'alpinismo
abbia la sua evoluzione, però
bisogna tener conto del passato.
Nessuno si sognerebbe di usare la moto
al Giro d'Italia, nemmeno su determinate pendenze.
Così è per l'alpinismo.
Le difficoltà devono essere superate onestamente
e con criteri puramente tradizionali...
Mica ce l'ha ordinato il dottore
di aprire vie nuove!"
Lorenzo Massarotto
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Messaggio il Mar Gen 15, 2013 9:58 pm  paoloC

Ciao, potente Mass

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Messaggio il Mer Gen 16, 2013 6:03 pm  paoloC



Ma
come si fa a descriverti "Mass"? La montagna, le tue montagne ,
l'Agner, le Pale di San Lucano, la Civetta o le Pale di San Martino son
le tue silenziose parole. Solo loro potrebbero veramente dire chi eri.
Solo loro mi hanno permesso di conoscerti. Ed è a loro, che bisogna
guardare, per capire.

Tratto da "Civetta: tra le pieghe della parete" di Paola Favero

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Messaggio il Ven Lug 05, 2013 1:12 pm  LucaVi

Alla ricerca delle vie del Mass

Ho conosciuto Lorenzo Massarotto, il “Potente Mass” come lo chiamavano confidenzialmente e scherzosamente gli amici, soltanto nell’ultimo anno e mezzo della sua avventurosa e leggendaria esistenza. Ma di lui avevo sentito parlare sin dall’inizio, da lontano, e qualcuno mi aveva perfino riportato l’aneddoto che a furia di scalare le montagne il nostro alpinista spesso solitario si era ormai inselvatichito: – Pensa che sono andati dei giornalisti a intervistarlo in casa ed è saltato fuori dalla finestra, fuggendo nei boschi!
Di mio avevo letto più volte la sua firma sul libro del Bivacco Cozzolino, ai piedi dell’Agnèr, lungo un elenco di straordinarie ripetizioni e d’itinerari nuovi da far entusiasmare i puri e rosicare gli invidiosi. “Boom!”, avevano aggiunto questi ultimi sulle stesse pagine.
Finché arrivò il 18 novembre 2003 e all’Auditorium Canneti di Vicenza, durante una serata del gruppo culturale d’Intraisass con il quale collaboravamo, lo incontrai. Stava seduto accanto a Ivo Ferrari, l’attuale custode della valle dei sogni dei giganti in San Lucano. Ci presentò e io a Lorenzo dissi, sbattendo ripetutamente il dorso di una mano sul palmo dell’altra: – Bivacchi ragazzi, bivacchi!
Lui mi guardò attonito e perplesso, con la sua faccia che mi ero già immaginato alla Frank Zappa o alla Max Gazzé, e solamente più avanti riuscii a ricordargli l’episodio in cui un redattore miope e gasato della Milano da bere, negli anni Ottanta, dopo avere visionato alcune sue foto per l’eventuale pubblicazione di un articolo e avere riscontrato la mancanza del tutto fortuita, lì al momento, dei soggetti notturni, lo aveva appunto liquidato in tale modo. Me lo aveva raccontato Ettore De Biasio, il grottesco fattaccio capitato all’uomo che forse aveva trascorso più lune in parete nell’intera storia dell’alpinismo dolomitico, e ne ridevamo ancora.
Passò poi la primavera del 2004, nel corso della quale Ettore aveva chiesto a Lorenzo una prefazione per l’imminente uscita della guida delle Pale. Il Mass non garantì nulla e semplicemente rispose: – Ci provo –. E quando il testo apparve, trascritto a penna in bella copia nelle prime pagine di un quadernetto a righe delle elementari consegnato integralmente, daccapo a ridere. Ma non si sarebbe limitato a rappresentare una testimonianza preziosa, quello scritto. Sarebbe diventato un comandamento.
Chiunque avesse voluto nuovamente addentrarsi e cimentarsi nel territorio in questione non avrebbe più potuto evitare di fare i conti con quanto era stato dapprima fatto. In particolare, contava il come era stato fatto. “By fair means”, ossia con mezzi leali, lasciando del proprio passaggio le minori tracce possibili e destinando questo grandioso miracolo di wilderness sopravvissuta nel disincantato se non cinico Occidente a perpetuarsi.
In estate, alla vigilia della festa a Col di Prà per l’avvenuta pubblicazione della guida, Lorenzo si presentò di sera a sorpresa con Emanuela, la morosa. Gli venne offerta un fetta di torta, che gentilmente rifiutò poiché si era già lavato i denti. Si soffermò per alcuni amabili minuti e si ritirò quindi nel buio. Chi più gli era intimo restò allibito: – Il Mass che rinuncia alla torta? Perché, senti senti, si è ormai lavato i denti! E chissà dove sarà andato adesso? Ahah, con tutti i fienili dispersi nella valle e che conosce avendolo ospitato uno per uno!
Giù al solito a ridere e io, del Mass, sempre più intrigato.
L’indomani, durante i festeggiamenti, gli buttai là l’idea del libro. Il primo titolo di una nuova collana che ruotasse non attorno a un raggruppamento di montagne bensì a un singolo alpinista con tutte le sue vie. Con le bravi note descrittive e tecniche, ovviamente, ma con una parte anche di diario e narrativa. Lorenzo mi ascoltò attento, calmo e paziente, non è che si mostrasse in visibilio oppure era a tu per tu così come scalava, non forzava, ribatté che con lui non avrei probabilmente cominciato al meglio e concluse: – Però proviamo.
Ci ritrovammo un pomeriggio d’autunno a casa di Mario Crespan a Carbonera di Treviso, venne anche Ettore, per buttar giù il progetto. Sul tardi, il Mass accettò un giro di liquori. E fu allora che, stupendomi, gli riferii l’aneddoto di lui che scappa dalla finestra per seminare i giornalisti e riparare nel bosco. Un inselvatichito vero non avrebbe sorseggiato gradevolmente quel bicchierino come invece stava facendo. Lui scoppiò a ridere e indicando Ettore, ma comprendendo con il gesto e le parole l’insieme dei suoi amici agordini a partire da Fausto, il “Bracco”, replicò: – Inselvatichito, io? Io sono un uomo di mondo, questi altri sì lassù son dei selvaggi!
E il 6 gennaio 2005, intanto che assistevo con mia figlia Marinella di cinque anni in braccio e con gli altri bimbi e i genitori di Cimolais nella sala dell’ex asilo alla proiezione di un episodio della saga di Harry Potter, si aprì d’un tratto una porta laterale. Il profilo che scrutando nell’oscurità faceva capolino sembrava quello del Mass, pensai. Ed era, inaspettatamente e propriamente, lui. Che ci faceva qua? – Taci, – intervenne Emanuela, – per una volta che sono riuscita a non portarlo in Valle di San Lucano! Poi lui mi disse di non offendermi ma che non gli piacevano particolarmente queste mie montagne e io a giustificarle perché con il tempo brutto s’intravedevano eslusivamente le loro pendici e non le cime più alte e lui di nuovo a promettermi che sarebbe allora ripassato. Finì la sera con mia moglie Claudia che mi confidò: – Mi piace Massarotto. È tranquillo. È profondo. E non se la tira.
Nomi reali, propri, nomi per nomi. Lorenzo da mito diveniva familiare.
Il 22 febbraio ci fu il suo indimenticabile diaporama commentato all’auditorium, ancora, di Vicenza. Chi era presente non scorderà mai per esempio la Cima dei Tre indicata con il laser e in procinto di salpare come una fantastica nave spaziale da combattimento. – Guarda! Guardate! –. Avevo contato superficialmente dalle quaranta alle cinquanta diapositive buone per quest’opera nel corso della serata. E al termine gli domandai se ne avesse delle altre. Mi rispose di non preoccuparmi e che ne aveva quante ne volessi.
A marzo ci sentimmo al telefono. – Lo hai poi iniziato il libro? –. – Sì, sì, prima o poi ma intanto sono dovuto scendere un’altra volta dagli Spiz, mi trovo qui alla loro base e c’è un vento pazzesco che mi sta respingendo –. In effetti, in quei giorni un’aria fortissima investiva addirittura nella conca il mio paese. Ah, romantico e potente Mass che dopo vent’anni insegui ancora il sogno di attraversare integralmente l’Agnèr con tutti i suoi satelliti d’inverno e da solo! Ah, me fortunato a vivere in diretta un film o un romanzo così tanto bello! C’è un vento bestiale che continua a respingermi…
So che nella primavera ripetè alcune sue vie che non ricordava bene, tipo le “Placche torriologiche”, apposta per il volume in cantiere. So che il 10 luglio mi chiamò Ettore, sconvolto e sconvolgendomi, per annunciare che Lorenzo se l’era portato via un fulmine.

Sono passati degli anni e l’aria al riguardo si è stabilizzata, è più leggera. Il libro esce finalmente. Lorenzo rivive.
Dopo la morte, dopo lo scoramento, la sua famiglia e i suoi amici mi hanno invitato a portare a compimento questo lavoro. Fabiola, la sorella, mi ha consegnato il suo variegatissimo archivio. Pezzi coerenti e ineguagliabili si accompagnavano a schizzi tracciati sulle ricevute fiscali dei rifugi o del Bar Garibaldi della cara Lucia ad Àgordo. Diversi scatoloni contenevano in totale dalle quindici alle ventimila diapositive, alcune segnate con la data e il luogo sopra i telaietti, altre sempre incantevoli e però misteriose.
Un irresistibile invito. Ho impiegato dei mesi a tempo pieno per proiettarle, selezionarle e sceglierle, per identificarle. Scusami Lorenzo dell’intromissione.
Montagne certamente, ma pure volti, ragazze, alberi, larici soprattutto e intrecci di rami di platani a iosa, albe, tramonti, nuvole e nebbie, cascate, temporali e valanghe, fiori e animali, mucche, cigni, strani insetti, lucertole e vipere, farfalle, pecore, cani e gatti domestici, edifici, statue, intonaci, rive del Brenta e muri a Venezia, in campagna… Il Mass era estremamente curioso.
E le immagini delle scalate? Vere istantanee, sanno d’ignoto e di apertura. Non sono state impostate per promuoversi come modello.
Altri mesi hanno richiesto i famosi schizzi tratti dai foglietti e d’altronde non ho più l’arte, la mano e la testa fraterna di Mario a sostenermi.
Le vie? Anni. E grazie ai suo compagni di cordata. Agostino, Leopoldo, Umberto, Savino, Ermes, Flavio, Livia e Paola, Mauro e Mauro, Giuseppe e Giuseppe, Claudio e Claudio… Alla fine ne ho contati sessantotto! Nomi e nomi, ripetutamente, purché scalasse al Mass andavano bene se stesso e tutti. Quelli attorno a Bassano del Grappa e alla Valle Santa Felicita, dove Lorenzo coltivava l’amicizia oltre l’arrampicata, non meno forti e amici degli altri su in montagna e dolci, mai competitivi, nei rapporti umani. Senza narcisismi. Liberi, senza stendardi.
Le vie dunque, ma nondimeno l’uomo. Il Bracco a raccomandarmi le prime, Berto (il “Marampa”) il secondo. Sebbene lo stesso Bracco mi riempisse di affetto per Lorenzo e Berto medesimo si facesse in quattro a rifornirmi d’itinerari. Quando chiesi a Lorenzo, alla festa in Valle di San Lucano, quante vie avesse aperto, minimizzò: – Una settantina –. – Soltanto? –.  – Beh, quelle per me più significative –. Questo volume ne riporta, con 5 varianti importanti, 123. Diverse non sono mai state risalite. Ripeterle sarebbe rivoluzionario, sovvertirebbe molte certezze dell’arrampicata odierna.
E se per le vie ho cercato di raccogliere più informazioni possibili, dell’uomo, di quest’uomo a suo modo immenso, non mi sono mai illuso di sapere e poter fare una biografia. Forse lui solamente sarebbe riuscito a raccontarsi. I brani scritti in prima persona da Lorenzo sono contati e tuttavia sono i più preziosi, le foto meravigliose sono in maggioranza sue, gli schizzi sono stati ricopiati dai suoi, le ascensioni, e che ascensioni, sono le sue, il libro è suo.
Sbagli, torti, senz’altro ne avrà fatti, ma rimane il capo indiscusso dei cani sciolti che hanno dato tanto all’alpinismo ricevendo in cambio pressoché un tubo. E non è del resto un torto nei suoi confronti stampare così come sono questi brani che lui aveva scritto da giovane, accantonandoli, e che con la maturità avrebbe probabilmente riveduto e corretto? Scusa ancora Lorenzo, è per amore.
Può sembrare che questo libro esca fuori tempo massimo. Ma ho come il sospetto che se lo avesse portato avanti lui non sarebbe andata troppo diversamente e che potendo scegliere di trascorrere una qualsiasi giornata con carta, penna e computer, o in montagna, avrebbe scelto la montagna.
Quella montagna che gli suggeriva le vie esclusivamente naturali e che pur impegnandolo già considerevolmente ha sempre rispettato. Non è un caso che alcune testate, annunciando la sua scomparsa, lo abbiano definito “il cavaliere della montagna”, scomodando un appellativo utilizzato in passato unicamente per Paul Preuss.
Avevamo perso un nostro caro. Lo ritroviamo, bello se non proprio come un santo almeno come un Che Guevara, con nome e cognome e più indirizzi, Lorenzo Massarotto e le sue vie, immortali.

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Messaggio il Lun Lug 08, 2013 10:00 am  paoloC

Bravo Luca Very Happy

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Messaggio il Mar Lug 09, 2013 1:13 pm  kala

Mi piace Very Happy

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Messaggio il Mar Lug 09, 2013 2:29 pm  buzz

a chi non piacerebbe, avere un biografo come te.


belle parole.
prenderò il libro, non appena saprò come fare.

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Messaggio il Mar Lug 09, 2013 4:11 pm  LucaVi

Grazie bel trio (PaoloC & kala & Buzz). Il libro cmq uscirà tra settembre e ottobre. Io lo finirò - salvo visite - domenica prossima, ma poi ci vorrà del tempo per le scansioni, l'impaginazione (alquanto complessa), le correzioni e la stampa.

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Messaggio il Ven Lug 12, 2013 1:07 pm  biemme

cazzo Luca, che brividi!! non mi vengono parole.

anzi si : non è vero che sul forum ormai ci siamo detti tutto.

Fai venire un voglia pazza di riprendere a parlare, leggere e scrivere di sogni, di montagne, di natura, di larici, di rami intrecciati. Merito certamente di cavalieri come il Mas, ma soprattutto di untori come Te, caro mio! Very Happy 

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Messaggio il Ven Lug 12, 2013 2:28 pm  LucaVi

emozione ooohhhhh

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Messaggio il Ven Lug 12, 2013 7:43 pm  Albertagort

mi raccomando le prove di stampa luca...mi raccomando i colori......te lo dico da macchinista. Che non ci troviamo il lagunaz tendente tra giallo e rosso, come accaduto su qualche altro libro. Che avere foto ben bilanciate fa comunque più piacere e la gente lo nota.

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Messaggio il Dom Lug 14, 2013 2:20 am  Silvio

e comunque, il giorno 11 luglio, del 1982, il mas faceva la prima ripetizione del diedro casarotto;

spìz di lagunaz;

tuttinpiedi;


solitaria assoluta...........

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Messaggio il Dom Lug 14, 2013 2:22 am  Silvio

Silvio ha scritto:e comunque, il giorno 11 luglio, del 1982, il mas faceva la prima ripetizione del diedro casarotto;

spìz di lagunaz;

tuttinpiedi;


solitaria assoluta...........

 e la gente si beveva il cervello col mundial di spagna...

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Messaggio il Mar Nov 19, 2013 3:00 pm  LucaVi

Autoscatto di Lorenzo durante la prima ripetizione assoluta e solitaria del “Gran diedro” ovest dello Spiz di Lagunàz (11 luglio 1982).

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Messaggio il Mer Nov 20, 2013 4:54 pm  texwiller

Mi era sfuggito questo topic. Grazie per averlo ritirato fuori Luca. Davvero bellissimo leggere questi aneddoti. Sono le cose più belle secondo me! Smile

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Messaggio il Mar Dic 10, 2013 3:11 pm  virgy



ma è uscito il libro Question 

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Messaggio il Mar Dic 10, 2013 3:51 pm  Topocane

si
è nelle principali librerie da ca 10giorni  Smile 

 cià

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Messaggio il Gio Dic 12, 2013 11:24 am  virgy



questo gran lavoro (e sicuramente bellissimo come tutti gli altri) di Luca non me lo perdo!!!!

grazie Topoc  Wink 

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Messaggio il Lun Gen 06, 2014 8:05 pm  Ospite

Finito di leggere in questi giorni, mi ha tenuto compagnia in queste giornate di pioggia, in una parola: CAPOLAVORO!



M piacerebbe avere il tempo, la voglia e le capacità per fare una recensione per bene. Almeno una delle tre, ma non è il caso di stasera. Mi limito a dire che ero un po' titubante di fronte a quest'opera, la biografia di un alpinista come Massarotto, così restio a pubblicare e a parlare di sè. Parafrasando Primo Levi a proposito di Sandro Delmastro: non era uomo da raccontare né da fargli monumenti, lui che dei monumenti rideva: stava tutto nelle azioni, e, finite quelle, di lui non resta nulla; nulla se non parole, appunto. Nel caso di Massarotto rimanevano le sue vie e le sue ripetizioni solitarie ma cosa ne sarebbe venuto fuori pensavo comunque, con il rischio di scadere magari nella costruzione del mito, nella retorica, nel ricordo di un amico scomparso. Qua e là riaffiorano queste sensazioni, ma riportate attraverso gli scritti dei suoi compagni di cordata non stonano assolutamente, anzi riportano semmai Lorenzo nella schiera degli "umani". Bellissime le pagine sul Mass tratteggiate dal Bracco, come quelle del Marampon. Parole preziose quelle che si scambiano Crespan e Ettore De Biasio in uno scambio di mail. Magnetiche ed elettrizzanti le relazioni  e gli appunti di Lorenzo, vera ed autentica piacevole sorpresa avuta dalla lettura di questo libro. Di questo ringrazio Luca Visentini, per tutto questo e perchè magari in tutti questi anni che ci ha lavorato sopra solo adesso ho capito l'enorme mole di lavoro che immagino possa aver richiesto la realizzazione di un'opera come questa. E poi splendidi frammenti qua e la di Lorenzo: aiuta sapere, o almeno aiuta me, che esiste comunque la possibilità di vivere in libertà, senza preoccuparsi troppo delle incombenze quotidiane e delle trappole del futuro, facendo quello che più piace. Tutti in un modo o nell'altro, ognuno in base alle proprie aspirazioni e possibilità credo io, dovrebbero prendere esempio e provare a vivere una vita come quella di Lorenzo. E tutto questo senza la minima ombra di superficialità o pressappochismo, come era l'alpinismo di Massarotto, per nulla improvvisato ma anzi preparato con cura, passione, determinazione e coraggio. E dietro una grande forza interiore, profonda, sensibile, delicata. Che bello questo libro, lo mette insieme a quelle letture, magari di splendida letteratura (un Calvino, un Kundera, un Lee Masters) che intraprese in un momento particolare della vita mi avevano sconvolto e indirizzato da tutta un'altra parte. Anche nella disposizione in casa, ora alle prese con l'ennesimo trasloco, non a caso nello scatolone viene subito dopo de L'insostenibile leggerezza dell'essere. E tra i buoni propositi per l'anno nuovo, considerato che molto probabilmente non sarò in grado mai di ripetere una sua via, solamente vagare dalle parti del Bivacco Cozzolino e perdermi come un bambino a guardare quelle pareti, solo, e con una notte davanti tutta  dedicata a sognare e fantasticare. Non rileggo nemmeno quello che ho scritto, immagino si capisca poco o nulla, ringrazio solo Luca perchè ho ritrovato ora le stesse identiche sensazioni che provai quella sera a Vicenza quando il Mass venne a parlarci. Con un'unica eccezione: non sapevo di quel viaggio di Lorenzo in Ucraina: madonna che ridere! asd asd asd ciao!

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Messaggio il Lun Gen 06, 2014 8:53 pm  kala

Ho riletto io e si capisce, tranquillo; mi ha fatto pure piacere  Wink 

A me manca la voglia in questo periodo di scrivere, non so perché, ma mi ritrovo in quanto dici: ognuno dovrebbe etc. Mi ritrovavo a pensare l'altro giorno proprio questa cosa: se c'è qualcosa che insegna questo specchio di vita del Mass è proprio il non scopiazzare (per cui neanche mitizzare una vita come la sua che non potrebbe mai esser mia), ma prendere e guidare la propria vita con "leggerezza" (non mi viene un temine migliore ora) e determinazione.

(Ciao Ale  Very Happy )

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Messaggio il Lun Gen 06, 2014 10:49 pm  LucaVi

Grazie Alessandro e, non perché l'ho curato io, penso che sia proprio venuto bene.
Non c'è stato momento, in questi anni di lavoro, in cui non abbia pensato alla delicatezza di quanto stavo facendo, allo stesso Lorenzo che non c'era più e non poteva dirmi sì o no...

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Messaggio il Mar Gen 07, 2014 9:52 am  AndreaVe

Fatto bene a non rileggere  Wink 

Ciao!

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Messaggio il Mar Gen 07, 2014 6:42 pm  Ad_adri

Lo sto leggendo, e lo assaporo con calma.

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