Salite Leggendarie: Eternal Flame

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280512

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Salite Leggendarie: Eternal Flame




Karakoram, Torri di Trango, Nameless Tower, Parete S, 6251m






Nel 1989, gli scalatori tedeschi Wolfgang Güllich, Kurt Albert, Christof Stiegler e Milan Sykora, aprirono una tra le linee più innovative e visionarie che era possibile pensare all’epoca. Una via nata dal progetto di portare l’arrampicata libera in alta quota, fino in Karakorum, la dove solo il “vecchio” modo di fare alpinismo si era spinto. Fu la risposta della nuova generazione di alpinisti alle provocazioni o presunte tali di quella precedente. Prendendo il nome da una canzone dei The Bangles, il team tedesco rivoluzionò il panorama alpinistico mondiale tracciando la meravigliosa Eternal Flame.


La roccia di questa via è di quelle “super”, ma anche dura, esigente, che richiede forza e resistenza. Ricorda per certi versi Yosemite con le sue fessure, location che Wolgang e Kurt conoscevano bene avendoci trascorsi parecchi mesi in precedenza.
Non mancarono gli imprevisti, gli incidenti anche, come quello che colpì proprio Gullich, lasciando ad Albert il fardello delle decisioni. Ma è qui che emerse, anche più forte del valore sportivo, il sentimento di amicizia tra i due. Kurt proseguì, guidando l’amico in vetta.
Eternal Flame, VI 7b+ A2, era tracciata. Restava la libera intergale da compiere, ma per questo servirono anni.


Nel 2003, ci provò la cordata composta da Denis Burdet (Switzerland), Nicolas Zambretti (Switzerland) e Toni Arbones (Spain) riuscendo a passare in libera due dei quattro tiri rimasti in artificiale.

Nel 2005 fu la volta dei fratelli Pou, che con una variante allargarono ancora di più la strada verso la libera integrale ma poi, bloccati da maltempo, non riuscirono a salire il tiro “free”.

Tra l’11 ed il 14 agosto 2009, ancora un team tedesco, quello formato da Alex e Thomas Huber, tornarono sotto questa immensa parete di granito. E’ storia già scritta questa: la liberà integrale della via arrivò, con alcune varianti.
Si era chiuso un cerchio, aperto venti anni prima da alpinisti visionari e chiuso da straordinari atleti, attraverso due decenni di innovazioni e miglioramenti tecnici, fisici e mentali.

Ora Eternal Flame ha un nuovo grado, 7c+, e siamo in alto qui, a 6000m.
Un’altra storia da ricordare e raccontare, un altro capitolo di grande alpinismo.
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Trittiko

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Messaggio il Mar Mag 29, 2012 10:02 am  buzz

Estate 1989. Durante un intenso periodo di due mesi un piccolo
team di quattro persone composto da alcuni dei migliori arrampicatori
tedeschi del momento, più precisamente Kurt Albert, Wolfgang Güllich,
Christof Stiegler e Milan Sykora, realizza una linea nuova sui 6251m del
Nameless Tower nella remota area del Trango Tower nel Karakorum
Pakistano. E' il compimento di un grande progetto che avevano scoperto
l'anno prima.

http://www.planetmountain.com/News/shownews1.lasso?l=1&keyid=37030

La prima salita si è rivelata quantomai difficile: i quattro hanno
lottato duramente contro il maltempo, le nevicate e il grande pericolo
di valanghe per stabilire il campo sulla spalla sud, la cosiddetta
Terrazza del Sole a 5500m dove inizia la via vera e propria. Finalmente
dopo sette settimane i scarponi di plastica potevano essere sostituiti
con le scarpette d'arrampicata. Il giorno successivo i quattro alpinisti
sono salutati da un magnifica alba. La torre si è colorata di un rosso
intenso, dando l'ispirazione per il nome delle via che - come Kurt
Albert avrebbe scritto più tardi - doveva anche riflettere quella
motivazione incessante e quella passione folle che ardeva dentro di loro
e che in qualche modo mitigava l'immenso impegno fisico.

Mentre il sole iniziava la sua salita una sezione completamente
liscia, proprio all'inizio della via, oppone non poche difficoltà e, a
malincuore, è stata superata con l'utilizzo dell'artificiale. Dopo aver
salito i primi tiri e fissato le corde fisse il team si è riposato al
campo base per due giorni per poi ripartire per il tentativo di vetta.
La salita proseguiva bene lungo le perfette fessure di granito, ma poco
prima della metà della parete è arrivato il disastro: Wolfgang cade dal
lunhezza “Am I only dreaming” e si è gravemente ferito ad una caviglia.
Più tardi, tornato a casa, il dottore 'avrebbe diagnosticato rottura dei
legamenti prescrivendogli alcune settimane di riposo totale. In
Karakorum, a quasi 6000m di quota, questa ferita significava sicuramente
la fine della spedizione. Il team cala immediatamente Wolfgang fino
alla spalla mentre tutti vivono l'angoscia della rotpunkt interrotta lì,
come fosse rimasta sospesa nel nulla. Ma le cose erano destinate ad
andare in maniera diversa. Mentre Wolfgang si riposa, alleviando il
dolore con aspirine e ghiaccio, Albert e Stiegler decidono di proseguire
verso l'alto esplorando il tratto di parete ancora vergine. Poco dopo
aver superato la parte centrale della parete i due optano per un
traverso verso destra, per raggiungere la via degli Yugoslavi. Poi
grazie ad una arrampicata rischiosa, il 18 settembre riescono a sbucare
in cima, proprio mentre i portatori stavano arrivando al campo base. Un
timing perfetto per Stieler e Sykora, che dovevano rientrare in
Germania. Ma non per Albert e Güllich che invece rimangono lì, visto che
hanno deciso di prolungare la loro spedizione nella speranza di tentare
un'ultima volta la via. I due realtà hanno un proposito pazzesco.
Sognano di completare la linea ideale, di trovare su quegli ultimi 200m
per la cima la loro strada del tutto indipendente dalla via degli
Yugoslavi. Güllich con i legamenti rotti, Albert alla stremo forze dopo
aver arrampicato per numerosi giorni senza riposo... Non c'è dubbio che
il compito che si sono prefissi è a dir poco incredibile. Ma, contro
ogni probabilità, i due grandi amici riescono a creare i tiri più belli
di tutta la loro via, quelli appunto nella parte superiore della parete
che portano verso la vetta: “You belong to me” e “Say my name” e anche
il tiro chiave “Sunshine through the rain”. Arrampicando per sei giorni
di fila, Albert sale i due tiri della parte sommitale in artificiale e
verso la fine, dopo aver rischiato una caduta davvero pericolosa,
finalmente i due raggiungono il terreno più facile che li ha portati in
cima. Il loro sogno si è avverato, e con Eternal Flame hanno aperto la
porta ad una nuova dimensione per l'arrampicata sportiva in Himalaya.

Il risultato era lì sotto gli occhi di tutti: 7b a 6000m e quattro
sezioni di artificiale ancora da liberare. Insomma, un seme
irresistibile era stato seminato, una sfida stimolante era stata
lanciata. Così, fin da subito, Eternal Flame è diventata un oggetto del
desiderio, un obiettivo ambito da alcuni dei migliori alpinisti al
mondo. Ma nei successivi due decenni, per il tempo capriccioso,
l'altitudine, le fessure intasate di ghiaccio, le temperature glaciali e
le difficoltà tecniche della via, i tentativi si sono sempre arenati e,
poi, abbandonati. Detto questo, alcuni passi importanti sono stati
compiuti, come per esempio nel 2003 con il tentativo dello spagnolo Toni
Arbones e gli svizzeri Denis Burdet e Nicolas Zambretti. Dopo 17 giorni
in pareti il trio è riuscito a liberare i due tiri di artificiale nella
parte superiore della via, ma la sezione liscia a metà rimaneva
inviolata. Nel 2005 i fratelli spagnoli Iker e Eneko Pou hanno scoperto
una variante difficile e boulderosa a questo 10° tiro, ma a causa del
tempo inclemente anche loro sono stati costretti a ritirarsi e ad
abbandonare i sogni della rotpunkt. Ormai però era soltanto una
questione di tempo, e anche di fortuna, perché qualcuno riuscisse nella
libera di tutti i 750m.

Estate 2009. Nell'agosto di quest'anno il tempo è finalmente maturo. Aiutati da una meteo perfetta, Alexander
e Thomas Huber, due degli alpinisiti più forti, esperti e rispettati al
mondo, sono riusciti a salire la torre in grandissima velocità. I due
hanno raggiunto la terrazza del sole in soli sette giorni e durante una
finestra di tempo strabiliante durata quattro giorni hanno compiuto la
prima libera della via. Questa salita è avvenuta grazie ad una variante
nuova che evita il pendolo di artificiale iniziale e un'altra variante
al tiro chiave a metà che sale a destra del passaggio boulderoso e
spesso bagnato liberato dai fratelli Pou. Poco dopo mezzogiorno del 14
agosto Thomas e Alexander hanno raggiunto la cima a 6251m, dopo aver
salito in libera tutti i tiri superando difficoltà fino al 7c . Dopo 20
anni, finalmente l'ultimo pezzo del puzzle finalmente è stato messo al
suo posto.

L'esperienza verticale dei fratelli Huber è immensa, spazia dalle
grandi vie delle Alpi e delle Dolomiti, fino a Yosemite, la Patagonia,
l'Himalaya e persino l'Antartide. Al suo ritorno a Berchtesgarden in
Germania Alexander ci ha detto “Chapeau al successo e all'istinto per
l'arrampicata libera dei primi salitori. Questa via ha rappresentato un
vero arricchimento per l'alpinismo. Con la loro "Eternal Flame" Kurt
Albert, Wolfgang Güllich, Christof Stiegler e Milan Sykora hanno creato
la migliore e la più bella via in libera del pianeta. Siamo
contentissimi di aver potuto giocare un piccolo ruolo nello sviluppo di
questo itinerario.” Ora Alexander Huber ci ha concesso la seguente
intervista che rivela un pò di questo fantastico successo.



Alex Huber su Eternal Flame da Up-Climbing


Alexander Huber intervista, Eternal Flame Nameless Tower

Congratulazione Alex. In tutta onestà, avresti mai osato sognare una salita cosi perfetta?
Avevo sognato di fare questa via per tantissimo tempo. Durante
tutti questi anni tanti team sono tornati a casa senza la rotpunkt e
quindi quest'anno abbiamo avuto la nostra chance. A dire il vero no, non
sono completamente sorpreso dalla nostra salita. Sai, a volte siamo
stati in spedizioni e abbiamo dovuto aspettare a lungo e siamo tornati a
casa a mani vuote, altre volte invece le cose sono andate liscie.
Questa volta è stato cosi, siamo stati fortunati, era fantastico,
straordinario. Ma la prossima volta, chi lo sa?

Quali sono le cose più difficili da affrontare?
Certamente la cosa più difficile è avere tutti i requisiti
necessari per una salita. Devi essere in forma per la via, devi avere
una buona esperienza di alpinismo nelle Alpi, tutto dev'essere
organizzato bene e, non per l'ultimo, devi avere fortuna con il tempo.
Poi quando sei lì, devi credere in te stesso, nelle tue capacità, e
spingere...

La via risale al 1989...
Quello che mi ha impressionato di più è stato il loro istinto
innato per trovare la miglior linea su tutta la montagna. In particolare
gli ultimi tiri sono dei gioielli, l'opera di un genio...

Quanto è importante per te aver liberato una via aperta da questi climbers?
Kurt Albert e Wolfgang Güllich sono sempre stati i nostri eroi
dell'arrampicata libera. Per noi è un onore essere un po' legati a loro
dalla libera di questa via.

Eternal Flame è situata tra i 5000 e 6000 metri e supera difficoltà
fino al 7c . Quanto conta essere un arrampicatore sportivo, e quanto
alpinista, per salire questa via?
La via di per sé è abbastanza sicura perché la roccia è molto
compatta, ma certamente non è da definirsi una “via plaisir”. E' una via
lunga e impegnativa, dove devi sapere bene come piazzare le protezioni
veloci. Direi che le difficoltà tecniche di arrampicata sono molto più
importanti di quelle legate alla sfera alpinistica: la Nameless Tower
non è una montagna complessa, non devi navigare dentro ghiacciai
difficili o attraverso pendii dove le valanghe sono in agguato. Detto
questo, la montagna raggiunge i 6251m quindi devi acclimatarti in
maniera giusta, devi sapere come reagisce il tuo corpo a queste quote,
quando puoi accelerare e spingere, e quando invece è più saggio
rallentare o tornare indietro.


Alex Huber su Eternal Flame da Up-Climbing


Avete salito la via in quattro giorni, scendendo ogni sera alla spalla. Perché non avete usato il portaledge?
Per noi era molto più semplice calarci alla Terrazza del Sole e il
mattino seguente risalire con le jumar fino al punto più alto...
bivaccare nei portaledge in parete è molto più dispendioso.

Puoi immaginare che un giorno qualcuno salirà la via in giornata?
Vedendo le difficoltà puramente tecniche direi che questo non è un
grande problema. Ma su una via come questa i fattori esterni giocano un
ruolo enorme, come le temperature oppure le colate d'acqua. Il che
significa che riuscire o meno è soprattutto una questione di fortuna...

Avete aggiunto delle varianti alla via. Puoi pensare che il tiro di
“Eternal Burning” nel suo stato originale possa essere mai salito in
libera?
No, la riga di spit di Eternal Burning è semplicemente
impossibile. Abbiamo scelto di aggiungere varianti perché è importante
non salire sempre la linea più dritta, ma quella più logica. Non bisogna
salire con i paraocchi ma sfruttare quello che offre la parete.

Qual è lo stile dei fratelli Huber?
Quello che è importante per noi è salire in rotpunkt tutta la via
come team. Ogni tiro in libera, entrambi. Entrambi abbiamo salito la via
in libera dall' 11 al 14 agosto e siamo riusciti a salire la maggior
parte dei tiri a-vista. Quei pochi dove non siamo riusciti li abbiamo
saliti in rotpunkt al secondo tentativo.

7b , A2 a 6000m nel 1989. Quanto si è evoluta l'arrampicata sulle big wall dell' Himalaya in questi due decenni?
Ovviamente l'arrampicata ha continuato ad evolversi in Himalaya,
ma non nella stessa misura delle Alpi o dello Yosemite. Quello che Kurt
Albert e Wolfgang Güllich sono riusciti a fare con Eternal Flamme ha
portato le cose ad un livello sconosciuto, molto più “avanti” rispetto
alla nostra rotpunkt di oggi. Detto questo, sono convinto che Eternal
Flame è la via in libera più difficile in Himalaya e nel Karakorum.

Güllich e Albert sono andati al Trango nel 1988, hanno liberato la
via degli Yugoslavi e sono poi tornati un'anno dopo per salire Eternal
Flame. Tornerete anche voi per creare qualcosa di nuovo su quelle
pareti?
Dal nostro punto di vista abbiamo salito la via migliore, la linea
migliore su tutta la montagna quindi non ritorneremo. Lì fuori ci sono
semplicemente troppe altre montagne interessanti.

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