Gran Sasso d'Italia

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Re: Gran Sasso d'Italia

Messaggio  buzz il Gio Giu 21, 2012 2:53 pm

una visuale particolare del gran sasso invernale


buzz

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Re: Gran Sasso d'Italia

Messaggio  metatarso il Gio Giu 21, 2012 3:12 pm

Frentano ha scritto:
buzz ha scritto:nestor cerpa cartolini
parete est

bella frentano... Very Happy

tanks

Per metatarso: 2h!...ammazza! vabbè! cmq io son rimasto contento delle mie 6h20'....stimando 7-8h8)
ovvio che da solo impiega meno,in cordata e con tutto da attrezzare è un'altra musica

metatarso

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Re: Gran Sasso d'Italia

Messaggio  biemme il Ven Giu 22, 2012 11:17 am

... un momento ... un po' di momenti :




momenti di tenerezza sull'arapietra




momenti di noia al franchetti




momenti di relax a pietracamela




momenti erotici sul ventricini





momenti fortunati sul corno piccolo




momenti gelidi sul versante aquilano




momenti caldi sul versante teramano





momenti mielosi in val chiarino





momenti tempestosi sul camicia




momenti tristi a pietracamela
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biemme

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Re: Gran Sasso d'Italia

Messaggio  Butterfly il Ven Giu 22, 2012 11:23 am

uffa nn le riesco a vedere Sad
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Butterfly

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Re: Gran Sasso d'Italia

Messaggio  zietta il Ven Giu 22, 2012 11:25 am

ma i momenti gelidi sul versante aquilano cos'è???? Rolling Eyes

cmq, bello sfocato
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zietta

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Re: Gran Sasso d'Italia

Messaggio  AndreaVe il Ven Giu 22, 2012 1:34 pm

Butterfly ha scritto:uffa nn le riesco a vedere Sad

Alcune meritano proprio, fidati Wink

___________________________
crediamoci! [cit.]
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Re: Gran Sasso d'Italia

Messaggio  sastra il Ven Giu 22, 2012 2:13 pm

biemme ha scritto:... un momento ... un po' di momenti :





Sul PC dell' ufficio non le vedo ..... ho collegato l' i-phone ...... scopro che trattasi di repliche di foto gia' postate Evil or Very Mad Evil or Very Mad Evil or Very Mad Evil or Very Mad Evil or Very Mad Evil or Very Mad Evil or Very Mad
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sastra

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Re: Gran Sasso d'Italia

Messaggio  biemme il Ven Giu 22, 2012 3:57 pm

sastra ha scritto:
biemme ha scritto:... un momento ... un po' di momenti :





Sul PC dell' ufficio non le vedo ..... ho collegato l' i-phone ...... scopro che trattasi di repliche di foto gia' postate Evil or Very Mad Evil or Very Mad Evil or Very Mad Evil or Very Mad Evil or Very Mad Evil or Very Mad Evil or Very Mad

ola sastra Very Happy Rolling Eyes

se capissi che intendi dire potrei forse risponderti Rolling Eyes Question
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Re: Gran Sasso d'Italia

Messaggio  Roberto il Dom Giu 24, 2012 2:06 pm



"Vento dell' est", parete est della vetta Occidentale, secondo tiro, ventitre anni dividono qeste due foto: 23 giugno 2012 - 8 agosto 1989.

E' bello ripercorrere le proprie tracce, verificare come si è cambiati, in meglio o in peggio, dipende da come ci si legge.



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Re: Gran Sasso d'Italia

Messaggio  Admin il Dom Giu 24, 2012 7:20 pm

nell'89 non avevi messo niente, nel 2012 hai protetto... Very Happy


Ultima modifica di Ad_buzz il Gio Lug 05, 2012 2:41 pm, modificato 1 volta

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Re: Gran Sasso d'Italia

Messaggio  Roberto il Dom Giu 24, 2012 7:40 pm

Ad_buzz ha scritto:nell'89 non avevi messo niente, nel 2012 hai protetto... Very Happy
Solo perché nel 1989 avevo un solo friend e la fessura sotto il tetto è sottile. Ieri avevo la serie dei Camalot, compreso uno piccolo adatto.

In ogni caso, il traverso non è un problema (il friend serve più a proteggere il secondo) e davanti alla mia pancia c' è uno spit. Il difficile è alzarsi, il passo è obbligato e devi tirare una serie di appigli che sembrano staccarsi e solo dopo un po di metri (troppo per i miei gusti) riesci a mettere un secondo friend.
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Re: Gran Sasso d'Italia

Messaggio  buzz il Lun Giu 25, 2012 12:26 pm

per quelli che non hanno fb...



Andrea Di Bari: Agosto 1985 Gran Sasso. Prima solitaria integrale della" Zarathustra". Sviluppo 210 metri senza corda, senza imbrago e senza nemmeno un moschettone lungo la prima spalla.del Corno Piccolo dopo avere appena salito una mezz'ora prima con lo stesso stile in prima solitaria "La notte delle streghe" alla seconda spalla.


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Re: Gran Sasso d'Italia

Messaggio  metatarso il Lun Giu 25, 2012 1:01 pm

buzz ha scritto:per quelli che non hanno fb...



Andrea Di Bari: Agosto 1985 Gran Sasso. Prima solitaria integrale della" Zarathustra". Sviluppo 210 metri senza corda, senza imbrago e senza nemmeno un moschettone lungo la prima spalla.del Corno Piccolo dopo avere appena salito una mezz'ora prima con lo stesso stile in prima solitaria "La notte delle streghe" alla seconda spalla.

altro pianeta

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Re: Gran Sasso d'Italia

Messaggio  metatarso il Lun Giu 25, 2012 1:04 pm

Roberto ha scritto:

"Vento dell' est", parete est della vetta Occidentale, secondo tiro, ventitre anni dividono qeste due foto: 23 giugno 2012 - 8 agosto 1989.

E' bello ripercorrere le proprie tracce, verificare come si è cambiati, in meglio o in peggio, dipende da come ci si legge.



secondo me quest'anno ti stai ''veramente'' divertendo

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Re: Gran Sasso d'Italia

Messaggio  LULU' il Mar Lug 03, 2012 11:41 am

buzz ha scritto:
LULU' ha scritto:...io non ho una guida del Gran Sasso e vorrei acquistarne una, voi quale mi consigliate considerando che non ho ancora mai scalato sul corno piccolo e non conosco la zona?

boh penso che questa di Ledda sia l'unica, per ora.
Quella di Vitale-Ciato-Pennisi non credo si trovi ancora in giro. E comunque è degli anni 80.
La CAI TCI è ferma al 91. Importante, anzi direi essenziale, dal punto di vista storiografico, ma se è per fare qualche via occasionalmente meglio una guida aggiornata.
La guidina di ALP di Lattavo-Antonioli è ormai vecchiotta anche quella e comunque un po' approssimativa.

Ne deve uscire un'altra... ma per ora non se ne sa nulla.
grazie buzz Smile
ad agosto vorrei fare la mia prima via sul corno piccolo... magari "Il vecchiaccio"
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Re: Gran Sasso d'Italia

Messaggio  buzz il Mar Lug 03, 2012 12:06 pm

Ma per il vecchiaccio la relazione te la facciamo qui, a memoria Laughing

Considerazioni generali:
Allora... sappi che il sole sul vecchiaccio ad agosto inizia ad arrivare verso le 11
Se prendi la prima funivia poi ci vuole un'oretta per arrivare all'attacco e prepararsi. Quindi 9.30 / 10 per attaccare. Se fa freddo prenditela comoda, se fa caldo anticipa.

Ad agosto in genere non trovi tanta gente che scala.
Il periodo peggiore per il GS sono i weekend a cavallo fra giugno e luglio.

Comunque il vecchiaccio è una classica. Facile che ci sia una cordata.
La roccia è su tutta la via piuttosto ottima, difficile che cada qualcosa, specie perché corsi ad agosto non ce ne dovrebbero essere. Quindi gente che va a ravanare fuorivia nemmeno.
Ma non si sa mai. Meglio comunque non avere nessuno sopra.

Se vuoi anticipare tutti e non temi una piccola fatica in più, invece di prendere la funivia alle 8.30 parti dalla piana del laghetto (la strada che continua a sinistra dal piazzale di prati di tivo fino a che non finisce) e vai per la cresta dell'arapietra. In 45/60 minuti sei alla stazione superiore della funivia. (circa 400 mt di dsl).

Per arrivare all'attacco della via si percorre il sentiero ventricini. Dalla stazione della funivia si sale e alla biforcazione si va a destra. (quindi non verso il rif. Franchetti) si percorre il sentiero sotto la nord del corno piccolo, quindi supera un costone e svolta a sud (sinistra del senso di marcia) passa sotto la nord della prima spalla e poi della seconda, arriva al canale del tesoro nascosto e ci scende dentro con dei cavi, lo attraversa e una trentina di metri più in basso risale (sempre con dei cavi) per un centinaio di metri, forse meno.
La via attacca qualche metro sotto la forcella.
In prossimità di due evidenti rigole nere.



Sale obliquando leggermente a sinistra, perché la prima sosta e alla sinistra di una cengia.



Il secondo tiro sale una quindicina di metri dritto fino a un fittone.

Il terzo tiro sale poco poi traversa verso destra su placca.


(poco proteggibile, anzi per niente, ma se leggi bene la roccia non è difficile)

Sulla destra si vedono sosta e fix dorati della via "cavallo pazzo". Si può fare sosta più sopra oppure continuare su dritti un po' a destra e un po' al centro della placca.





Si fa sosta su dei chiodi a pressione. Oppure si traversa a sinistra e si va a fare sosta sui fix della via "aquilotti 74" (o 72 minchia mi sbaglio sempre)



Quindi si va su dritti (o a destra se eri andato alla sosta di aquilotti) costeggiando un tettino fino a trovare un punto in cui è facile risalirlo.



Si sale su placca e poco dopo si sosta. Anche lì ormai trovi i fix. Una volta c'era una sosta con cordone di ferro in clessidra, non so se c'è ancora.

Dritto su sulla placca, su bellissime rigole, dove puoi anche piazzare dei friends.
Superi un saltino e poi continui a destra su una rampa. Fai sosta sui soliti fix o nelle vicinanze.

Da lì puoi andare a sinistra, sul percorso originale, per alcuni metri facili fino a un fittone, poi se dal fittone ti alzi un metro e mezzo circa, trovi una clessidrina molto piccola, da quella traversi a sinistra su buoni piedi,


poi risali a sinistra un bombè (altra possibilità di protezione su clessidra) e da quel momento trovi roba grossa per mani e piedi. Su dritto e sul facile finisce la via.

Se non vuoi fare il percorso originale dalla sosta vai su dritto per i chiodi a pressione di aquilotti, arrivi ad una fessura sotto un tetto, obliqui a sinistra e poi sempre sul facile arrivi in sosta.



Dalla cresta, o vai a sinistra, scendendo su un terrazzino e trovi le doppie per la discesa. Oppure senza scendere dal terrazzino le cerchi a destra, e scendi nel canale. Oppure fai la cresta a destra per una 50ina di metri e poi scendi nel canale per via intuitiva.



qualche traccia di vie... sulla II spalla ovest...
non sono tutte, anzi ne mancano molte.
Sono quelle che ho fatto... sorry








buzz

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Re: Gran Sasso d'Italia

Messaggio  LULU' il Mar Lug 03, 2012 12:39 pm

wow!
indicazioni precise con foto di riferimento...non potevo chiedere di più:Grazie!!!!! venite anche tu e Manu con me e Raf ad agosto?
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LULU'

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Re: Gran Sasso d'Italia

Messaggio  floc il Mar Lug 03, 2012 12:59 pm

buzz ha scritto:Ma per il vecchiaccio la relazione te la facciamo qui, a memoria Laughing


....................


ammazza ... decisamente meglio della guida!!! Shocked Shocked mrgreen

floc

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Re: Gran Sasso d'Italia

Messaggio  buzz il Mar Lug 03, 2012 1:26 pm

LULU' ha scritto:wow!
indicazioni precise con foto di riferimento...non potevo chiedere di più:Grazie!!!!! venite anche tu e Manu con me e Raf ad agosto?

noi ad agosto dovremmo stare vicino alle parti tue quanto tu alle nostre, visto che andiamo ad ailefroide Very Happy

buzz

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Via del Vecchiaccio - relazione

Messaggio  buzz il Mar Lug 03, 2012 1:28 pm

floc ha scritto:
buzz ha scritto:Ma per il vecchiaccio la relazione te la facciamo qui, a memoria Laughing


....................


ammazza ... decisamente meglio della guida!!! Shocked Shocked mrgreen

beh i gradi non me li ricordo ... ma tanto lulù e raf hanno margine.
e poi quelli li trovi su ogni guida...

ci sono anche delle buone relazioni su Gulliver
http://www.gulliver.it/mod_usr/itin_srch_tipo.php?tipo=ar&cg_reg=Abruzzo&cg_pro=TE&cg_loc=Pietracamela


L1 Si prende a sx una fessurina,la si lascia dopo qualche metro per obliquare lungamente a sinistra su placca,poi dritti fino a una cengetta erbosa che,ancora a sinistra porta alla sosta sotto una fessura-scaglia. III+ 40 mt
In alternativa,meglio attaccare una decina di metri prima della Forcella del Belvedere,alla base di una placca grigia solcata da due evidentissime rigole nere parallele:superare i due rivoli (clessidra alla base) e continuare leggermente a sx per diedrini e placchette fino a far sosta alla base di una scaglia. III+ IV III+ 40 mt

L2 Si risale la lama in Dulfer per circa 15-20 metri,sostando dentro un'altra caratteristica e più grande scaglia visibile dal basso (clessidra e fittone) IV 15-20m

In alternativa si rinvia il fittone lungo e si traversa a destra con un passetto delicato iniziale e quindi verso un chiodo, salendo obliquamente verso destra a prendere un diedrino (si trova una sosta sugli spit di "Cavallo Pazzo") IV 40 mt

L3 Se si fa sosta prima di traversare, si può obliquare a destra su placca e poi diedrino (o anche placca stando centrali, molto ammanigliata) fino ad una comoda sosta sulla sx. 25m IV IV+

Se invece si è fatta sosta sugli spit di "Cavallo pazzo", si prosegue nel diedro dritti, si supera una sosta sotto al tetto, lo si aggira a sinistra e si esce sulle placche soprastanti .

L4 Obliquare a dx,prendere un diedro e dove è chiuso da un tetto,traversare a sx.Continuare verticalmente per 4-5m ,salire un brevissimo diedrino sulla dx ed uscire alla base di una caratteristica placca solcata da numerosi rivoli.Superarla ed arrivare ad una sosta con cavetto metallico, in comune con la 5° sosta di Aquilotti 72 (40m IV V- IV+)

L5 Salire su diritti per placca (Ch. a pressione) verso dx a prendere una cengetta-rampa ascendente da sinistra verso destra, con delicato passo di salita sulla rampa (V-), poi per questa fin sotto le placche finali, sotto i Ch. a pressione della via Aquilotti 72.
Due soste, una a spit a sinistra e una su clessidrone a destra. (30-35m IV+ e V)

L6 uscita originale
Si obliqua a sinistra salendo verso un fittone (un metro prima e dopo del fittone passo delicato di 5c); dal fittone si sale dritti (clessidra con kevlar) usando un buco a destra. Dalla clessidra si può traversare a sinistra fin sotto la verticale di una evidente scaglia (possibilità di protezione con microfriend) e poi dritti, oppure obliquare direttamente alla scaglia. Un metro sopra di essa clessidra con cordino bianco. Quindi su dritti con minore difficoltà su roccia splendida, a buchi, su percorso non obbligato uscendo intuitivamente nel punto più facile. 40m V+ e VI

L6 uscita Aquilotti 72
Si sale la bellissima placca (fila di chiodi a pressione). E' preferibile usarli per la progressione.
Dove la placca si appoggia si segue l'andamento della parete traversando verso sinistra.Aggirare uno spigoletto e proseguire per un diedro (possibilità di protezione in fessura con friend medio-grandi) che in breve conduce in cima alla Seconda Spalla.
Esce nello stesso punto del tiro originale. 35m IV V Ao o VI

(*) c'è da dire che i cordini su clessidra non sempre si trovano... c'è sempre qualche secondo cretino che porta via tutto... e la prima clessidra non è nemmeno facile individuarla...

e tenendo conto che metterli non è affatto una cosa semplice ... non ci conterei granchè. Rolling Eyes

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jannetta integrale al paretone NE

Messaggio  biemme il Mer Lug 04, 2012 8:24 pm

Nel we scorso con ale (Metatarso) abbiamo salito la via Jannetta al Paretone.


Era una lacuna che desideravo da tempo colmare (l’avevo programmata nel 2006 ... per il we dopo il grande crollo!) e come mi aspettavo, è stato un gran bel viaggio Very Happy


È stata per me una fantastica immersione dentro il cuore del Paretone, compiuta senza fretta, vivendolo da dentro,
dormendo in un comodo nido d’aquila (anzi, “del sol levante”), osservando estasiato – ma senza alcuna possibilità di distrazione ad ogni passo – il continuo mutare dei paesaggi, delle prospettive, di quei contrasti irreali che nulla hanno da invidiare le più grandi pareti alpine. E sempre con il pensiero sul numero 1922, equivalente esattamente a novant’anni fa, cercando di immaginare con quale animo, con quale materiale, con che scarpe e vestiti il signor Enrico Jannetta e i suoi cinque compagni si fossero avventurati su per questo precipizio, i primi ad affrontare il Gran Sasso dal suo versante più temuto, tagliando a 45 gradi, come un coltello, da sinistra a destra tutta l’immensa muraglia nordest che incombe sulle ridenti colline teramane, approdando su una vetta, la più alta dell’Appennino, dai cui 2900 metri abbassando lo sguardo sulla prospettiva dei propri piedi si vede a malapena, immerso nel bosco duemilacento metri di dislivello più in basso, il paesino di partenza, Casale San Nicola, oggi strozzato dalle spire di cemento di un
anaconda autostradale che ti risveglia dal sogno ricordandoti che i tempi di enrico jannetta sono belli che andati da un pezzo.

Laddentro invece tutto è rimasto uguale ad allora, o quasi, considerato che svariate migliaia di tonnellate di roccia
nel frattempo hanno alleggerito del loro peso questa immensa parete donandole di continuo un nuovo look, cosicchè alla “vecchia” farfalla gialla e strapiombante nata dopo un immane crollo nel 1897, si è aggiunta ormai da sei anni anche una bella piramide di cheope bianca disegnata sul pilastro più a destra, il quarto. E ad ogni anno che passa l’osservatore attento può trovarci nuovi “disegni”, come ho notato l’altro giorno, ad esempio, sulla via Martina, dove il tetto presso l’attacco si è spostato ... dieci metri più in alto!

Voglio perciò ripercorrere qui, con questa mia relazione illustrata, un grande e storico itinerario che consente anche di conoscere da vicino (e solo così apprezzare in toto) molte vie-capolavoro che vi si incontrano lungo il tragitto.

Dico qui,da subito,che sebbene si tratti di una salita-camminata su difficoltà mai superiori al IV grado, la sconsiglierei in senso assoluto a chiunque, pur arrampicando su difficoltà enormemente maggiori, non abbia un ottimo orientamento e fiuto, nonchè una lunga esperienza e abitudine nel muoversi su terreno infido, esposto e che richiede una continua e non facile ricerca dell’itinerario.

Di questa e di molte della altre vie aperte in questo ambiente selvaggio e severo, si trova scritto ben poco, e poco è rintracciabile in rete, e questo è un grave torto nei confronti dell’Alpinismo sul Gran Sasso e degli Alpinisti che
hanno scritto la storia del Paretone, con exploit estivi e invernali che, contestualizzati, nulla hanno da invidiare a quelli compiuti sulle Alpi.

Personaggi come enrico jannetta, lino d’angelo, enrico de luca, gigi mario, silvio jovane, emilio caruso, mimì alessandri, giampiero di federico, tiziano cantalamessa, piero bini, paolo caruso e a seguire, si sono resi protagonisti di imprese molte delle quali, insieme ad alcuni dei loro cognomi, sembrano inesorabilmente destinate all’oblio in nome di una sempre crescente ricerca di sicurezza certificata, luoghi addomesticati, preconfezionati, iperfrequentati, chiassosi, dove poter praticare l’arrampicata per farsi vedere piuttosto che per vedere, e vedersi, talvolta con la pretesa di arrampicare in tutta sicurezza anche in montagna, illudendosi magari così di fare dell’alpinismo.

Quando una guida del GS appena uscita (ho appena iniziato a leggerla), dopo 20 anni di buio editoriale, ti dedica
solo 4 vie (su 280 scelte) al Paretone, e di quelle quattro una la canna in maniera grottesca (o drammatica per chi se ne servisse mai) presentandola come la “classica mario-jovane”, tagliandone la parte bassa come fosse un pezzo superfluo (perchè su roccia mediocre), copia-incollandone la relazione dalla vecchia cai-tci di venti anni fa, e dulcis in fundo, illustrando al suo posto (evidentemente copiandolo in maniera sbagliata) l’itinerario-capolavoro di D’Angelo, De Luca e Nobile (parte alta della via del “Gran Diedro”), significa che l’alpinismo sul GS e la sua storia possono anche andare a farsi fottere, e non tanto e non solo per colpa degli autori di tali guide (che di errori nelle guide come nei libri, ce ne saranno sempre), ma perchè la domanda crescente dell’utente-tipo della montagna nostrana mira a sapere solo più dei gossip sui gestori di rifugi e sugli apritori delle vie contemporanee (magari perchè li si conosce), delle divergenze e polemiche sui gradi di difficoltà e stili di apertura, delle milleuno ragnatele multipitch del corno piccolo, delle spalle e delle strutture d’intermesoli (la stragrande maggioranza degli alpinisti che lo frequentano negli ultimi anni, è convinta che il gran sasso sia solo quello), vie cioè con avvicinamenti e discese iperveloci e comodi, da poter fare prendendo la prima seggiovia e scendendo prima dell’ultima corsa, partendo da roma comodamente e tornando in giornata senza che la moglie s’incazzi, i figli piangano e i cani rimangano senza mangiare, potendo magari fare anche una scappata serale in spiaggia o a casa per raccontare dell’ultima impresa via facebook o con l’iphone.

Da alpinista della domenica quale sono, anche a me diverte non poco aver frequentato e frequentare le vie “domestiche” e alla mia portata di cui sopra, non fosse altro per la roccia stupenda e la bellezza di certe linee, ma ho
sempre trovato (anche sulle Alpi e altrove) molto più totalizzante e istruttivo immergermi di tanto in tanto in viaggi di “alpinismo facile” come questo, perchè (spesso al contrario delle chiacchiere e di quanto si trovi scritto sulle guide, su internet e sui forum) è solo vivendoli certi ambienti, patendo la fatica, la sete e prendendosi dei rischi (nel caso specifico, notevoli Shocked ) che ci si può davvero capacitare di chi è che ha fatto/fa Alpinismo, chi solo arrampicata e chi entrambi. Solo “partendo da sotto”, una volta che raggiungi l’attacco di vie come Martina, Ufficialmente dispersi, Nagual, Fessure di velluto nero o Diedro di Mefisto, maturi una tua chiara idea - non letta, nè mediata in modo referenziale (o negativo) dall’amico (o nemico) del caso - della capacità, coraggio, determinazione e intuito dell’autore di questi capolavori, e degli Alpinisti che sono andati/vanno/andranno a ripeterli, d’estate e d’inverno.


Insomma sul Paretone comincio io, ma nella speranza che seguano qui racconti, aneddoti e contributi ben più
competenti da parte di chi, anche qui nel forum, queste zone le conosce molto meglio Wink


... insomma x metterla in versi Cool

cari Roberto e Frentano
ora qui v'ho dato l’input
ma adesso datece na mano! Wink Very Happy







---


Gran Sasso – Corno Grande – Vetta Orientale


VIA JANNETTA al Paretone NE
Apritori : Enrico Jannetta, Giulio Tavella, Michele Busiri, Mario Gianquinto,Raffaele Rossi e Raffaello Mattiangeli il 19 luglio 1922.

Disl. 1.100 m (sviluppo circa 1.800 m) dal “Forcellino” all’uscita in cresta.

Diff. complessiva AD+ (passaggi fino al IV). Da 6 a 10 h variabili secondo le condizioni





Descrizione : via storica di considerevole sviluppo che risale interamente il versante NE della Vetta Orientale del Corno Grande, più noto come Il Paretone, con andamento obliquo da sx verso dx, affrontando dapprima lo zoccolo inferiore per prati molto ripidi, colatoi e risalti di roccia friabile, poi seguendo terrazze detritiche e rampe franose situate alla base di un enorme strapiombo giallo noto come La Farfalla (creatosi dopo un enorme crollo nel 1897), quindi risalendo il grande colatoio centrale sottostante il III e IV Pilastro del Paretone (invaso dalla grande frana del 2006), sino a raggiungere la comba sommitale alla dx del IV pilastro, dalla quale esce per facili rampe verso dx sulla cresta N, tra l’Anticima Nord e la Vetta Orientale del Corno Grande.


L’ambiente è grandioso e nel contempo molto severo. Impressionante risulta il contrasto tra il suggestivo panorama
che spazia verso oriente sulle verdi colline teramane sino al Mar Adriatico, e la completa immersione nel cuore di uno degli angoli più strapiombanti, vertiginosi e selvaggi dell’intero Appennino e che nulla ha da invidiare alle grandi pareti
alpine.


Si tratta di una salita che in condizioni estive si presenta particolarmente delicata e rischiosa sia sullo zoccolo erboso inferiore, sia soprattutto nel settore interessato dalla grande frana del 2006, cioè sull’intero tratto dall’ingresso nel colatoio centrale (attacco della via “D’Angelo-Narducci” al III Pilastro) sino al limite superiore della frana (attacco della via “Aquilotti ’79” al IV Pilastro, cancellata dal crollo), interamente esposto alle scariche, senza possibilità di riparo e su terreno molto precario e poco proteggibile (presenti – ma ben difficili da rintracciare - alcuni vecchi chiodi e spit isolati, usati per gli accessi dall’alto alle vie dei pilastri). Ottimo posto per bivacco alla base del III Pilastro (presso l’attacco della “via del Gran Diedro”).








Relazione* :
dalla Piana del Laghetto (1650m), raggiungibile in 5’ di auto dal piazzale dei Prati di Tivo, si prende verso Sud il sentiero per la Cresta dell’Arapietra/Sentiero Geologico sino al soprastante dosso erboso panoramico dove è posizionata una grossa croce (5’ a piedi dall’auto).

Da qui il sentiero dell’Arapietra risale la dorsale verso la Madonnina (staz. sup. della seggiovia) in direz. Ovest. Si prende invece verso Sud per una traccia pianeggiante che, lasciandosi sulla propria sx la croce, punta in direzione del
Paretone. Dopo un breve tratto di mulattiera in discesa, si transita 50 m a valle di una casa forestale adibita ad alpeggio, lasciandosela sulla dx, e dopo altri 50 metri si entra nel bosco dove, anzichè proseguire a mezza costa verso
Sud, si imbocca una evidente mulattiera che scende sulla massima pendenza verso sx (E), zigzagando nel bosco e attraversando più in basso a mezza costa verso Sud fino a guadare il torrente proveniente dal Vallone delle Cornacchie a circa 1300 m (qui si può giungere anche salendo dal paese di Casale San Nicola – 859 m – per un comodo sentiero in circa un’ora).



dai boschi della "Lama Bianca" vista sul Paretone (visibile in basso a sx, sopra il limite del bosco, il "Forcellino")

Si prosegue in piano verso Sud per il Sentiero Geologico attraversando dopo qualche minuto un grosso canale detritico con blocchi chiari, percorso dalla grande frana del 2006. Superato di circa 300 metri il canale si abbandona il sentiero (quota 1250 circa) che prosegue verso la loc. “Lama Bianca” e il Rif.D’Arcangelo, e si sale a dx senza traccia per il ripido versante boscoso in direzione del Paretone (SO). Giunti al limite superiore del bosco, al cospetto dell’immenso zoccolo del Paretone (ben visibile, da qui, alla base del colatoio principale, il conoide di deiezione della grande frana del 2006), si costeggia il limite del bosco verso sx, in direzione S (a debita distanza dalla base del paretone
bersagliata da frequenti scariche), puntando ad un evidente colletto (il “Forcellino”) situato alla sommità di un ripido canale erboso compreso tra il bosco ed il settore sx (fronte alla parete) dello zoccolo.



l'arrivo al Forcellino



equilibri precari sul Forcellino



zoomata sul Paretone visto dal Forcellino

Raggiunto il Forcellino (1700 m) si attacca lo zoccolo risalendo i ripidi prati soprastanti dapprima andando dritti, poi con andamento obliquo verso dx tenendosi però sulla sx di un primo grande colatoio franoso sulla cui sponda opposta (N) si erge una barriera di roccia friabile apparentemente invalicabile.



visibile a sx il Forcellino, a dx il primo colatoio e al centro il ripido zoccolo erboso d'attacco ... appare ridicola la pendenza dei prati quando li vedi da sotto Rolling Eyes



meno ridicola la pendenza dei prati quando ci sei sopra ... Rolling Eyes



traversando finalmente verso il colatoio



Si prosegue in salita per i ripidi prati a sx del colatoio (risalendo i quali si giungerebbe all’attacco della via “Tosti-Cantalamessa”), traversando poi decisamente a dx ed entrando in leggera discesa nel colatoio laddove si scorgono, sulla sponda opposta, due possibilità di passaggio a breve distanza una dall’altra, e cioè : 1) sulla dx un breve ma ripidissimo prato pressochè verticale; 2) sulla sx un breve risalto roccioso friabile seguito da un ripido canalino erboso.



il punto dal quale si scorge l'M2 (all'estrema dx il prato "soluz.1" e appena alla sua sx il canalino "soluz.2")



l'attraversamento del primo colatoio (come visibile, meglio salire dai prati a fianco...)

In estate è preferibile la soluzione 2 di cui sopra (questo passaggio è denominato “M1”) e con un tiro di corda (60m) si
esce su una spalla erbosa che costituisce la sponda dx del colatoio.


l'M1 (soluzione 2) visto dal I colatoio



l'M1 e il I colatoio visti da sopra


Superato l'M1 si prosegue obliquam. a dx per risalti rocciosi e prati sino ai cd. “terrazzoni” detritici alla base della
Farfalla, con vista sempre più suggestiva e imponente sulle pareti sovrastanti.




particolare della frana (l'anno scorso non c'era) del tetto presso l'attacco della Martina (in basso a dx)



particolare sulla via "Nagual", in cui si vedono delle corde fisse di abbandono (un ritiro?)





particolare su I e II Pilastro (la parete centrale del I, quello a sx, è ancora vergine ...)






attraversando i Terrazzoni affacciati all'aereo ...




Si attraversano i "Terrazzoni" lungamente da sx verso dx, sovrastati da una caratteristica fascia di pareti strapiombanti e levigate giallo-nere, delimitate a sx dall'imponente placconata liscia di roccia scura percorsa dalla
parte inferiore della via “Martina” e della via "Ufficialmente dispersi"






sotto la verticale dell'ala sinistra della Farfalla



Già dai terrazzoni, guardando sulla dx, è ben visibile un biancastro ed evidente conoide franoso, sorretto sulla dx da un contrafforte roccioso che precipita sullo zoccolo sottostante.



la Farfalla e l'M2 dall'uscita del M1






i Terrazzoni e l'M2 visto dall'uscita dell'M1 (passando l'M1 ancora non lo si comprende, ma vedendo l'M2 ci si ricorda che M sta per Merda Twisted Evil ... denominazione - mi pare d'aver letto - attribuita a questi 2 passaggi da Silvio Jovane Very Happy )


Attraverso questa frana si snoda il passaggio denominato “M2”, che consente di portarsi alla base della Farfalla, e più
precisamente sotto la verticale dell’ala dx della Farfalla.



all'uscita dell'M2


Si supera quindi l’M2 risalendo per circa 80 metri in obliquo da sx a dx per risalti rocciosi detritici e terrosi sino a guadagnare una spalla (da qui sulla propria verticale si raggiunge l’attacco della via “Il Nagual e la Farfalla”, che risale
l’unica colata grigia continua presente tra le due enormi “ali” gialle e strapiombanti). Proseguendo dalla spalla in
obliquo a dx per facili risalti detritici, si costeggia la base della parete sotto la verticale di un evidente diedrone grigio (percorso dalla via “Accarezzando la Farfalla”) che è la prosecuzione inferiore del II Pilastro.



sotto la verticale dell'ala destra della Farfalla, a dx il diedrone grigio di "Accarezzando la Farfalla" di pierpaolo mazzanti, marcello ceci e emidio catalucci (1987), ma i cui primi 80 metri erano stati saliti nel 1962 da Marco Florio, Maurizio Calibani e Giuseppe Fanesi (fonte cai-tci 92)





insolita visuale della Farfalla da destra


Si prosegue risalendo una facile rampa situata sotto il salto inferiore del III Pilastro scorgendo, ben visibile a base parete, un caratteristico ricovero per bivacco, noto come il “Nido del Sol Levante”, riparato da un bel tetto sporgente e da un piccolo muretto a secco.


il Nido del Sol Levante



un piccolo nevaietto nei pressi del bivacco ci ha risolto un bel problema ...





.... come utilizzare indegnamente gli storici ribattini di alluminio (di caruso/baciocco?)




hotel5stelle nella notte più calda dell'estate ... visibile in basso a dx del materiale lasciato lì in deposito




tramonto sul camicia




... sognando di andare lenti come lumache ...




alba (putroppo afosa) dal nido del ... sol levante


Da qui proseguendo per la rampa rocciosa che costeggia la base inferiore del III Pilastro (dove attaccano da sx a dx quattro vie : "Sulla verticale della vita" di Iannilli e Bartolomei che arriva alla cengia obliqua, “Il Gran diedro” di De Luca, D’Angelo e Nobile e la “Jovane-Mario” che poi proseguono in alto sul II Pilastro, e la “D’Angelo-Narducci” che invece prosegue in alto sul III Pilastro), in pochi minuti si sale all’ingresso del grande colatoio centrale, esattamente sotto la verticale della Grande Frana del 2006, la cui enorme macchia bianca è già da qui ben visibile in alto (e
altrettanto inquietante, dovendo risalire sotto la sua verticale per oltre 200 m).




quello che sapevamo esistesse girando l'angolo del III pilastro, ma non avremmo mai voluto vedere
pale





Si risale il colatoio sulla dx (il centro è occupato da un ripido nevaio sino a stagione inoltrata), tra rampe lisce inclinate e risalti ingombri di polvere, detriti e massi pericolanti che sono parte dei 30.000 metri cubi di parete franati dal soprastante IV pilastro.




salendo sotto la spada di damocle ...





uno dei tratti più insidiosi per via del nevaio (definire nevaio quello, è un parolone)

Si punta al cupo ballatoio-rientranza tra III e IV pilastro sormontato da diedri e fessure grigi e strapiombanti (qui attaccano le vie “Fessure di velluto nero” e “Diedro di Mefisto”) senza però raggiungerlo.

Il fondo del colatoio centrale infatti si abbandona, salendo le pareti sulla dx, quando si è più o meno all’altezza dell’attacco della “Cengia Obliqua”, ben visibile sulla sponda opposta del colatoio (sx salendo) come una rampa che interrompe la verticalità del pilone d’angolo del III Pilastro.




uscendo dal colatoio centrale (sullo sfondo l'attacco della cengia obliqua, dalla quale attaccano le vie "Diretta Alessandri" e "Direttamente Mimì")






visioni irreali sopra la testa ...







e si sale, si sale ... tra i proiettili che sibilano pale




Lasciato perciò il colatoio si inizia a salire sulla dx, zigzagando tra risalti di roccia, cenge spioventi e piani inclinati ricoperti di blocchi scheggiati, terra e pietrisco, lungo un tratto completamente devastato dalla grande frana, bersagliato di frequente da scariche di sassi e ricoperto di detriti e massi in bilico.





tironi e tironi di 60 metri sulla merda, ma la frana è sempre là sopra la testa pale ...










altro tratto critico ... arrampicando sul piano di slittamento del crollo








sul fronte di distacco della valanga "rocciosa" ... ma finalmente riprendiamo a respirare Very Happy



Salendo senza percorso obbligato tra la base del IV pilastro (sul levigato piano di scorrimento della frana) e le pareti rocciose sulla dx (costituenti il lato sx della cresta SE dell’Anticima Nord, più o meno dove esce la via “Enorme testa di ghisa”), ci si porta sul limite superiore della frana giallo-biancastra.


Appena possibile si taglia decisamente a dx (può essere utile anche una calata in doppia) approdando su una grande rampa che risale verso la comba sommitale.




roccia sana !! ci sembra impossibile! Laughing






verso la fine del viaggio, la guglia di bambù




Per cenge, placche e facili risalti rocciosi la rampa conduce - finalmente su roccia grigia e solida (e comunque fuori dalla verticale della frana) – verso la comba sommitale del canale, sotto alcune pareti verticali situate a dx del IV pilastro, che sorreggono la cresta Nord della Vetta Orientale. Da qui è ben visibile sulla sx (salendo) il caratteristico
gendarme staccato detto “Guglia di Bambù”, percorso dalla via “Mario-Caruso” al IV Pilastro.



omaggio floreale di fine viaggio


Poco prima di raggiungere la base delle pareti di cui sopra, si svolta decisamente a dx e senza percorso obbligato si prosegue per una delle facili rampe oblique presenti, traversando a dx.



la comba terminale, là in alto a dx c'è la facile uscita in cresta


sino a sbucare sulla cresta Nord (circa 2.800 m) nel tratto di sentiero (presenti bolli rossi) che collega l’Anticima Nord alla Vetta Orientale, ben visibile e raggiungibile in pochi minuti di cammino.






e infine uscimmo a riveder le stelle (visibile in basso a dx, il custode della vetta orientale Very Happy )





sente qualcuno, ma davanti non vede nessuno Rolling Eyes




nemmeno di dietro Rolling Eyes ... chè mai avrebbe immaginato degli umani uscire da là sotto Laughing




un grosso grazie al mio attento e prudente (anche perchè sennò non usciva fuori) compagno di viaggio! bella meta! Very Happy



Discesa al Rif. Franchetti : dallo sbocco della via sulla cresta Nord, si scende in pochi minuti di sentiero alla sottostante Anticima N e da lì si segue in discesa la via ferrata Ricci che verso Ovest porta al rifugio in meno di 30’.


* La relazione è da considerarsi orientativa, sia per il mutare delle condizioni del terreno in funzione delle stagioni e della meteo, sia per le molteplici varianti di percorso offerte lungo la via, che non presenta mai difficoltà superiori al IV grado. Difficoltà ben poco indicativa in quanto la grandiosità e severità dell’ambiente, la quasi totale assenza di tracce, riferimenti e protezioni in posto, la conformazione del terreno, l’esposizione di quasi tutto il percorso e la costante presenza di pietrisco, roccia friabile e massi in bilico, rendono la via molto impegnativa e altamente esposta a pericoli oggettivi nonché al rischio di perdita dell’orientamento e del percorso (il Paretone peraltro è una zona spesso avvolta nella nebbia).
Il nevaio presente nel colatoio centrale (invisibile dal basso), a seconda delle condizioni può rendere il tratto interessato da banale a insidiosissimo.
Al contrario di quanto indicato in alcune relazioni, evidentemente datate, i tratti denominati M1, M2 e tutta la sezione sommitale (dalla Guglia di Bambù sino in cresta), pur richiedendo esperienza e attenzione, sono tra i meno impegnativi della via.
Nei tratti in cui si ritenesse opportuno legarsi, è altamente consigliabile procedere assicurati e mai in conserva (piuttosto, meglio procedere slegati). È perciò consigliabile portarsi corda e una dotazione di materiale comprendente martello e chiodi.
Dover ridiscendere lungo la via in condizioni estive è particolarmente impegnativo e rischioso, soprattutto nella parte inferiore.
Molto importante rifornirsi adeguatamente di acqua, considerando che dal Sentiero Geologico all’uscita della via sono 1.600 metri di dislivello e oltre 2 km di sviluppo (nei pressi del grande colatoio centrale è possibile trovare acqua di fusione, se non neve, anche in estate).

I tempi di percorrenza variano notevolmente in funzione del tipo di progressione (slegati o in conserva o in progressione da sosta a sosta) e delle condizioni.



In condizioni invernali e con attrezzatura da ghiaccio, sia in salita che in discesa, il ripido zoccolo erboso della sezione inferiore, così come il colatoio centrale e l’area franata (in inverno completamente coperti dalla neve) possono risultare molto meno problematici che in condizioni estive.



Legenda (edit 5/7/2012)

Nero: via
"Jannetta" - E. Jannetta e c. (1922
)
Rosso: cengia obliqua

Triangolo
rosso: bivacco del sol levante


Sotto la
cengia obliqua :
Blu scuro : via Cantalamessa-Tosti (parte
alta) – 1980

Verde : via “Martina” – 1983
(Cantalamessa-Alesi-Ciarma)

Bianco : via "ufficialmente dispersi" - 1997 (Iannilli-Momigliano-Bucciarelli)

Celeste: via “Il Nagual e la Farfalla” – 1987
(Caruso-Baciocco-Sarchi)

Bianco (prosecuzione del Nagual) : via “Doponagual” - 2000 (Iannilli-Bartolomei)

Fucsia : via “Accarezzando la Farfalla” – 1986
(Mazzanti-Ceci-Catalucci)

Giallo : via "Sulla verticale della vita" - 1999 (Iannilli- Bartolomei)

Azzurro : via “Gran Diedro” bassa – 1979 (De Luca-D’Angelo-Nobile)

Verde : via Jovane-Mario “Classica” bassa
-1958

Blu : via D’Angelo-Narducci bassa -
1958


Sopra la
cengia obliqua :


I Pilastro
Blu : via Pinelli-Gradi-Lo Priore -
1962

Nero: via “a sinistra dello
spigolo” - 1986 (Grazzini-Baciocco)

Viola : variante “Macrobiotica” – 1979
(Picone-Marcheggiani-Delisi-Cicconi)


II Pilastro
Verde : via Jovane-Mario “Classica” alta -
1958

Azzurra : via “Gran Diedro” alta -1979 (De
Luca-D’Angelo-Nobile)


III Pilastro
Gialla : via Florio-Calibani - 1959

Blu : via D’Angelo-Narducci alta -
1958

Giallo
chiaro: via “Diretta Alessandri” - 1968
(Alessandri-Leone-Furi)

Rosa : via "Direttamente Mimì" -1995(Iannilli-Bucciarelli)

Non visibile
(a sx del Diedro Mefisto): via “Fessure di velluto nero” – 1981
(Di Federico-De Luca)


IV Pilastro

Bianco : “Diedro di Mefisto” – 1978
(Bini-Picone)

Arancio : via “Aquilotti 79” – 1979 (De Luca-D’Angelo)

Giallo : via
Mario-Caruso - 1959


Ultima modifica di biemme il Mer Lug 25, 2012 2:41 pm, modificato 5 volte
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biemme

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Re: Gran Sasso d'Italia

Messaggio  AndreaVe il Mer Lug 04, 2012 11:21 pm

Shocked

Ma..... non avevi detto che mi aspettavi????? Twisted Evil

Troppo bello sto viaggio mipiace

___________________________
crediamoci! [cit.]
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AndreaVe

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Re: Gran Sasso d'Italia

Messaggio  fabri il Mer Lug 04, 2012 11:34 pm

eh si.....

questo è il classico viaggio che si ama o si odia...

inorridisce o attira irresistibilmente....

Cool

dopo falco albino io e buzz non possiamo lasciarcelo sfuggire....
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fabri

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Re: Gran Sasso d'Italia

Messaggio  ital.brave il Gio Lug 05, 2012 3:07 am

Gran bel viaggio e belle foto, complimenti!

ital.brave

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Re: Gran Sasso d'Italia

Messaggio  buzz il Gio Lug 05, 2012 7:35 am

bel viaggio Very Happy
certo che dormire con metatarso nel sacco della morgue non deve essere stato bello

buzz

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