Io e Falco Albino

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040712

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Io e Falco Albino




Falco Albino è una via che si trova sulla parete sud della Prima Spalla del Corno Piccolo.
E' una via che pochi, anche fra i frequentatori assidui del Gran Sasso, conoscono. E' una via fuori moda: un caminaccio oscuro e umido di V. E poi è ai margini della parete, vicino a vie ben più blasonate, come la Stefano Tribioli, uno dei capolavori di Piero Bini. O Zarathustra e Nonna Iole, o la Mario-Di Filippo.
Ha pochissime ripetizioni.
Per arrivarci bisogna salire una via della seconda spalla o il canale Bonacossa ed è logico che se uno ha il livello sale sulle perfette placche dove corrono le vie che nominavo sopra. Oppure sul più facile camino Iannetta.
Insomma bisogna proprio essere degli amatori del genere via della crepa, per andarci.

Oppure si può desiderare ripeterla per interesse storico. Infatti è una via che in qualche modo è nella storia alpinistica del Gran Sasso.
Franco Cravino aprì la via in free solo il 25 nov 1968 segnando una certa discontinuità nel panorama alpinistico dell'epoca.
Non a caso la via viene ricordata nel sunto storico nella CAI-TCI, che si può trovare anche in rete
http://www.summitpost.org/gran-sasso-d-italia/357378

Oppure ci si finisce, come me, per errore.


La via: il camino a destra delle placche.

Errare humanum est, perseverare autem diabolicum
e in effetti c'è qualcosa di diabolico nella mia perseveranza nell'andarmi a cacciare, per ben due volte, in quell'orrido, muschioso, polveroso, instabile, rovinoso, caminaccio.

L'errore da dove nasce?
E' che ero convinto di andare a fare il Camino Iannetta, via ben più facile, che si trova al margine sinistro della parete.
Il fatto è che quando avevo ripetuto questa via, ero in cordata con degli amici e all'attacco ci avevano pensato loro. Io ero distratto. Mi ricordavo delle roccette e poi un lungo camino facile. Poi, alla fine di questo, una specie di terrazza e quindi che si riscendeva un po' per andare a prendere una fessura con dei passi che nel ricordo avevo messo nello scomparto opposto a quella dell'arrampicata facile e gioiosa: quello classificato come storta e rognosa.
E niente altro.
E così nel 2004 sbagliai l'attacco di una cinquantina di metri abbondanti.

Era la prima uscita stagionale: giugno. C'era ancora un sacco di neve.
Un sacco di voglia di mettere le mani sulla roccia e l'idea di andare a fare qualcosa da solo. Ero partito da casa portandomi dietro la corda da 60, appena comprata.
Poi mi aveva telefonato Carlo e ci eravamo accordati per fare qualcosa insieme.
La mattina presto eravamo partiti per la Cresta dell'Arapietra, con l'idea di andare a fare qualcosa di facile sulle Spalle.

L'idea era quella di fare metri di arrampicata. Una via facile sulla Seconda Spalla, una sulla Prima, e poi giù per la Normale del Corno Piccolo, che è esposta a sud e quindi sgombra di neve. Poi saremmo scesi per il Vallone delle Cornacchie.

Prendemmo la piccozza, ma non i ramponi: peso in meno da portare su.
Il canale Bonacossa, come prevedibile, era pieno di neve.
Pensai che era impossibile scendere da lì e anche complicato calarsi in doppia lungo la seconda spalla con una corda da 60, nel caso per qualche motivo non fossimo riusciti ad uscire in cima alla prima spalla per poi scendere a piedi dalla normale.
Ma la voglia di roccia era tanta, le giornate lunghe, noi allenati e motivati... quindi attaccai il primo tiro di Aquilotti senza starci a pensare troppo.

Sto bene. Il primo tiro viene via tranquillo. Sul secondo, invece di fare la fessura a zeta vado su dritto che è più difficile e passo, pur con qualche patema.
Mi sento in gran forma. Carlo arriva sbuffando e imprecando e mi rendo conto di star scalando bene, è una di quelle giornate in cui la testa c'è.

In breve siamo in cima alla Seconda Spalla, mangiamo qualcosa, poi per la cresta e risalendo il canale saliamo alla Forcella. C'è un sacco di neve anche lì ed è pieno di sfasciumi instabili. La roccia, sottoposta all'opera demolitrice della neve e del ghiaccio, è ben lungi da quella condizione assestata che si incontra di solito a stagione più avanzata.
E' evidente che siamo una delle prime cordate dell'anno ad avventurarsi in quella zona.

Il Camino Iannetta attacca pochi metri dopo aver valicato la forcella.
Ma io ero distratto, quel giorno in cui avevo salito quella via. Aveva attaccato il mio compagno mentre io chiacchieravo con una bella ragazza di un'altra cordata.
Ma nel mio ricordo la parete era simile...

il diedrino del Camino Iannetta verso il terrazzo, una certa vaga somiglianza c'è... Rolling Eyes

Per cui continuo a camminare, traverso sotto le placche e arrivo alla destra della parete, convinto che lì fosse l'attacco della via.
Come per il Camino Iannetta, d'altro canto, saliamo il primo tratto su roccette facili slegati.
Quindi mi lego e parto nel camino vero e proprio.

Salgo una decina di metri e trovo un grande masso incastrato.
Sotto non posso passarci. Lo saggio e sembra assolutamente stabile. Ci salgo sopra.
Prendo una cosa buona per le mani, scarico l'appoggio e sento che mi va via da sotto i piedi.

Dal rumore che sento echeggiare nel camino capisco che è qualcosa di grosso quello che sta andando giù. Urlo con tutto il fiato che ho in gola " sasssSSSOOOOOO... SASSSOOOOOOOOO", mi tengo e guardo verso la sosta.
Vedo Carlo appiattirsi contro la parete e un paio di blocchi da una ventina di chili l'uno spaccarglisi vicino e continuare la loro corsa verso valle.

Penso che almeno qualche sasso di rimbalzo possa averlo colpito. Invece lo vedo far capolino: " cazzoooo!!!" mi fa, stralunato.
Non riesco a capire come sia successo.
Parte del sasso incastrato si è sgretolato sotto i miei piedi mentre scaricavo l'appoggio.
Se si fosse sgretolato mentre ero sopra sarei caduto insieme ai sassi lungo il camino. La prima protezione era 5-6 metri più sotto... il camino è III... e avevo protetto solo per "principio".

La prima volta che avevo fatto quella via (il Camino Iannetta) dalla prima sosta avevo tirato tutta la lunghezza di 40 metri senza proteggere e dopo il mio compagno mi aveva cazziato.
"Se tu ti vuoi ammazzare, affar tuo... ma non mi tiri giù anche a me! Metti un paio di protezioni dopo la sosta e poi fai quello che ti pare..."
Aveva ragione e da allora tenevo questa cosa stampata in mente: proteggi la sosta, sempre, anche sul facile.
Per questo avevo protetto, ma avevo sempre una caduta di 10-12 metri sotto i piedi... e poi, Carlo, sotto la gragnuola, sarebbe riuscito a tenermi?

Queste cose mi passano per la testa velocissime.
Respiro. Cerco di ritrovare concentrazione.

"Ho paura per la corda..." mi fa Carlo, "... mettiti comodo, assicurati, che la controllo."

Lo faccio e aspetto. Nel frattempo cerco di rilassarmi.
La giornata è bella c'è il sole. L'aria è piacevole. Non è successo niente. Mancano 25 metri alla fine di questo tiro e poi c'è l'ultimo, la variante, e poi siamo sul sentiero.

La variante mi preoccupa un pò.
La roccia è molto friabile e devo stare molto attento. E' evidente che siamo i primi quest'anno a salire di li e dovremo fare da spazzini.

"Sembra a posto... non mi pare ci siano problemi..." mi dice Carlo che ha controllato la corda.

Bene. Riparto.
Ma il camino di III è improvvisamente diventato più difficile.
Non mi fido di quella roccia umida, sporca. Mi sembra che venga via tutto.
Nel mio ricordo quella salita era come una bella nuotata... facile, rilassata, piacevole. E invece sto faticando, e tutto più complicato.
Ma penso sia la testa che mi sta facendo un brutto scherzo. Eppure mi sentivo in forma...
non ci capisco niente...

Decido di uscire sulla placca a sinistra. Sembra fattibile.
Dall'ultima protezione esco e salgo un 3 metri.
Metto un friend in una fessura ma non mi piace come lavora. La fessura è svasa, cieca. La corda tende a farlo uscire.
Vado ancora su ma non vedo nulla per piazzare una buona protezione.
Uso il cliff per appendermi e guardarmi attorno con calma.
Traverso di un metro verso sinistra e riesco a martellare un dado in un buco. Questo mi da abbastanza affidamento.
Salgo ancora ma la corda fa un angolo che non mi piace. Guardo sotto e il friend, come temevo, è uscito.

Sono solo su quel dado e la placca è più difficile di quello che sembrava. Più che altro è difficile da proteggere. Vado su proteggendomi con il cliff.
Lo piazzo in un buchetto, salgo 30 - 40 centimetri, lo tolgo, lo metto in un altro buchetto più sopra e salgo ancora...
Mi guardo attorno sperando di trovare una fessura per un chiodo. Niente.

Due metri sopra vedo una scaglia, della grandezza e dello spessore di una mattonella da pavimento, sporgere dalla roccia. Sembra un buon appiglio per le mani e anche un buon punto per agganciare il cliff. Se arrivo a prenderla mi tiro su e sono su un tratto facile.
Ancora un pò di lavorìo e ci arrivo.

Ho un ondata di panico quando mi rendo conto che questo pezzo di roccia su cui avevo puntato tutto ... è una scaglia che da come suona sta su per miracolo... e che ci faccio?

La protezione, l'unico dado, è 5 metri sotto e sotto di lui altri 5 metri.
Se volo ho dieci metri su placca. Se il dado regge non mi faccio nulla. Se non regge cado per 20 metri e finisco su roccia rotta nel camino. Mi ammazzo.
Penso a quel dado. Penso a questa roccia che oggi sembra fradicia ovunque. Lo vedo nella mia testa strappare i lembi della fessura e venire via. Vedo la roccia spaccarsi e il dado uscire.

Si ha un bel dire "pensa a salire e non a cadere"...
Devo decidere.
Forse è in queste decisioni che c'è la differenza fra chi riesce ad andare oltre i propri limiti e chi si accontenta di arrivare a guardarli da vicino. Non lo so. Ma quel giorno, in quel momento della mia vita, non me la sento.

Non me la sento di tirare quel pezzo di roccia per tirarmi su.
Non mi fido. Non me la sento.

Merda! la "salvezza" è mezzo metro sopra... ma non me la sento!!

Metto il cliff sulla mattonella...
Avverto Carlo: "Scendo arrampicando. Ho messo il cliff su roccia di cui non mi fido. Stai fuori tiro e calami piano, senza strattoni... basta che mi scarichi un p0' il peso..."

Un metro, due metri, tre, quattro....
la mattonella si stacca e la vedo passarmi accanto!!!

Lo sapevo!! Lo sapevo!!!
Figlia di puttana... meno male che non mi sono fidato.

La corda mi si allenta improvvisamente ma riesco a tenermi... sono un metro sopra il dado ormai... un altro paio di passi e l'ho raggiunto....

Urlo... cazzo! cazzo! cazzo... vaffanculo!!!!

L'adrenalina non fa in tempo ad andare in circolo che Carlo, con la tipica voce controllata di chi non vuole allarmarti, mi dice:
"Buzz, stai vicino alla protezione?"
"Si. Sono sul dado. Sono tranquillo. Perchè?"
"Mettiti in sicura... la corda sembra rotta..."

"Come è rotta?? dove? in che punto... quando si è rotta? sono in sicura o no???"
"Si, si, ora sei in sicura ma voglio controllare..."

Aspetto.
Carlo mi dice che secondo lui si è rotta dentro. Non sa se ci si può fidare.

Scendo nel camino e lo risalgo.
Uscire sulla placca è stato un errore.
Ora che non ho scelta risalgo il camino facilmente fino ad un punto dove fare una sosta. Mi ci assicuro.
Recupero la corda. In effetti, dentro, i trefoli sembrano danneggiati. Non so quanto, ma si sente che qualcosa non va. Il punto è a circa metà corda.
Ci si può fidare a finire la via?
No, basta.
Sono già due volte in meno di un'ora che rischio la pelle. Decido di scendere.

Faccio un nodo sulla corda ad isolare il punto danneggiato.
Rinforzo la sosta e mi calo in doppia. Con un bel pendolo vado a recuperare il dado sulla placca.

Raggiungo Carlo e iniziamo a scendere. Ora viene il bello.
Siamo abbastanza nervosi entrambi. Anche lui se l'è vista brutta quando i blocchi di roccia lo hanno sfiorato.
Non c'è casco che tenga in un caso del genere.

Il tratto fino alla forcella ci serve per calmarci. Sappiamo che il canale sarà una brutta bestia da affrontare senza ramponi e con mezza corda. Dobbiamo prenderlo con cautela. E' un toboga ghiacciato in cui perdere l'equilibrio significa non avere scampo.

Fin dove è possibile scendiamo slegati. Poi iniziamo un'interminabile serie di doppie.
Le prime proviamo a farle usando solo il tratto di corda non danneggiato. Ma vengono fuori doppie di 12 metri. Capiamo che se non utilizziamo tutta la corda non ci basterà il materiale per allestire gli ancoraggi e ci faremo prendere dal buio. D'altro canto, la corda deve solo scaricare il peso e fermare uno scivolamento. Non deve tenere tutto il peso.
Abbiamo la piccozza, ma di scalinare però non se ne parla. Sopra il primo strato di neve molliccia c'è un ghiaccio duro di neve trasformata su cui gli scarponi non riescono a far presa. Se non scendessimo in doppia in alcuni punti sarebbe un suicidio.

Alla casistica degli ancoraggi usati alla fine mancherà solo quello su clessidra di ghiaccio...
faremo passare la corda direttamente in clessidre, nell'anello dei chiodi, cordini, spit, spuntoni, massi...
ci lascio anche un foulard. Per poco non usiamo i lacci delle scarpe per calarci.
Ma alla fine siamo giù, non so nemmeno quante ore ci abbiamo messo.
Poi ci manca il lungo tratto fino alle macchine, ma ormai siamo sul sentiero.
La giornata era iniziata prima delle 5, arriviamo alle 21 passate. Col buio. Siamo stanchi. Soprattutto ora che la tensione nervosa ci abbandona mi sento esausto.
Meno male che doveva essere una cosetta facile.
A casa ho tagliato la corda. Dei trefoli erano danneggiato, gli altri erano sani. Potevamo continuare a salire. Forse. Col senno di poi è stato meglio scendere.


Quel giorno, e nemmeno dopo, non avevo pensato di aver sbagliato via. Le difficoltà maggiori incontrate le imputavo a me stesso, alla mia testa e non al fatto che fosse effettivamente una via diversa. Quel V instabile e franoso mi sembrava plausibile fosse un III in cui io ero andato semplicemente in bambola.

E così, nemmeno un anno dopo, ci ricasco di nuovo.

Dopo la notte nella stazione della seggiovia, con sacco a pelo e materassino, la sveglia è alle 4:45. Di nuovo si parte per la Cresta dell'Arapietra. Sempre per la seconda spalla, stavolta attacco la Via delle Due Generazioni.
E' un raduno del forum di Planet Mountain. In cordata con me c'è uno che è alla sua prima via in montagna ed ha scarsa esperienza di arrampicata in assoluto. Spero non abbia problemi. L'altro è alla sua prima via in Gran Sasso ma ha esperienza. Conto su di lui.

La via l'ho fatta un sacco di volte e andiamo su velocemente... il tempo è bello e c'è una buona atmosfera... mi diverto.
Sto bene. Faccio il tiro di VI- tranquillamente.


Alla sosta dietro al sassone a metà via

In cima alla seconda spalla ci si ritrova con altre cordate: Maxxo e Trivi che hanno fatto Aquilotti 74, Roberto e Paoletto che hanno fatto Immaginazione al potere. Il meteo sembra volgere verso un certo peggioramento. Ci sono grossi nuvoloni scuri in arrivo. I miei compagni appaiono giù provati e tentennano. Preferirebbero scendere.
Però alla fine si decide di continuare: io sono proprio curioso di tornare sulla via che lo scorso anno mi aveva creato così tanti problemi. Le altre cordate continuano, per cui i due sono in minoranza e accettano di continuare anche loro.

Traversiamo la forcella Bonacossa e arriviamo sotto la sud della Prima Spalla. Io vado decisamente all'attacco di quella che credo essere ancora una volta la facile "Camino Iannetta" e invece sono di nuovo su falco Albino.

Quindi riparto baldanzoso, convinto del III grado che mi aspetta. Ma molto attento, ricordando la roccia marcia incontrata lo scorso anno.

Alle prime difficoltà stavolta non mi faccio tentare dalla placca. So che all'inizio è invitante, con buchi e vaschette per le mani... ma poi tutto tende a diventare sempre più piccolo e soprattutto, non proteggibile. Resto nel camino ma... ma quanto è duro?

Sbuffo. Tiro su massi incastrati che costruiscono strapiombi non facili. Gli appigli ci sono, ma... va a sapere se reggeranno. A volte tocchi grossi massi che si muovono; stacchi lame che con cautela cerchi di mettere in qualche posto dove non possano essere un pericolo per i secondi... in certi casi devo ridiscendere qualche metro per trovare altre linee di salita che evitino quelle bombe appese e pronte a partire.
Cristo che merda di via! Ma è mai possibile che la prima volta ero andato su veloce e tranquillo e invece ora mi bastoni in questo modo?
Ma ancora non mi sfiora il dubbio di essere su una via sbagliata.

Le protezioni che metto sono rade. La roccia in quel camino è umida, sporca, marcia... non dà mai la sensazione di solidità che ti fa "credere" nella protezione che hai messo.

Arrivo alla sosta di calata che ho lasciato lo scorso anno. Non ci faccio sosta perchè sono convinto di trovarne un'altra poco più sopra. Sono ancora convinto di essere sul "camino iannetta" e che sto soffrendo a salire perchè sto arrampicando male.

Impreco contro la roccia quando un appiglio mi rimane in mano, quando fatico per infilare un cordino in una clessidra, quando un tricam appena piazzato e che sembrava ottimo esce e se ne va per i fatti suoi lungo la corda non appena sono un metro sopra di lui.

Piazzo un chiodo e continuo. Di soste nemmeno l'ombra. In via non c'è nulla. Impreco contro le corde che mi tirano giù col loro peso. Mi dicono che le corde stanno finendo quando sono finite. Li faccio salire qualche metro e per fortuna trovo una sorta di cengia con un grosso masso, sulla destra, fuori dalla linea di salita, dove fare sosta: 60 e rotti metri di tiro.

Inizio a recuperare i secondi. Sono stanchi e il camino è duro. Non gliela fanno a salire e sono in difficoltà sugli strapiombi e sulla roccia rotta. Cerco di dargli una mano costruendo un paranco. Litigano fra loro. Uno ha una crisi isterica, perché l'altro gli dice cosa fare. Poi quello che suggeriva non riesce a salire e si pianta. Vuole scendere. Vuole scendere. Cerco di convincerlo, di farlo calmare. Ma non sente ragioni. Ed è proprio quello che avrebbe dovuto essere più esperto a cedere psicologicamente. La lunga giornata, le nuvole nere incombenti, la roccia poco invitante, il posto sconosciuto. E' tutto un insieme di fattori che lo mandano in tilt.
Manca un tiro all'uscita, non ho intenzione di ripetere l'epopea dello scorso anno scendendo dal Bonacossa innevato.
Rinforzo il paranco e lo trasformo in un paranco di III e lo tiro su di peso.
Lo tiro su contro al sua volontà, anche se punta i piedi addosso alla parete. Gli faccio superare lo strapiombo e poi riprende a collaborare, ma devo sempre tirarlo molto. E' esausto.

Io so solo che a questo punto è più difficile scendere che forzare l'uscita in alto. Non sono più sicuro di essere sulla via giusta. Non riconosco questa cengia. Non riconosco il posto. Spero solo che andando su le difficoltà non aumentino e che riesca a trovare una via di uscita.

Comincio a pensare in funzione di aiutare i secondi ad azzerare. Pianto un chiodo poco sopra la sosta a questo scopo. Poi c'è una cengia erbosa e ancora continua il camino. Lo risalgo esternamente (è diventato molto stretto) proteggendomi su un sasso incastrato. Il passaggio superiore è ostico e lascio un altro chiodo. Vedo a sinistra, ad alcuni metri da me, che corre una lunga lama a formare un diedrino che sembra condurre verso l'alto. Penso che l'arrampicata dovrebbe essere considerevolmente più facile, ricca di appigli e di possibilità di protezione e cerco di trovare il modo di spostarmi. Mi proteggo per alcuni metri sulla placca spostando un cliff nei buchetti che incontro. Mi da molta sicurezza sapere che, se volessi, potrei appendermi a quel minuscolo gancio e riposare.

Arrivo al diedro e trovo subito una clessidra su cui piazzare un cordino. In effetti la risalita del diedro è facile, sarà III grado, ma occorre stare molto attenti al marcio e la conformazione della roccia, a scaglie oblique verso il basso, non offre moltissime possibilità di protezione. Per fortuna è facile e restando molto concentrato, saggiando ogni appiglio e ogni appoggio, cercando di essere molto leggero, scaricando il peso sempre su più arti contemporaneamente... non metto nulla e salgo.

E con vero sollievo che a qualche decina di metri sopra di me vedo affacciarsi Roberto. E' finita. Siamo quasi fuori.

Gli chiedo di aspettarci.

Finisce la corda e faccio sosta su un masso e su un chiodo, che entra a metà ma è buono. Recupero i secondi. Li incoraggio dicendo che è finita, che siamo fuori. Mancano 20 metri al terrazzo dove ci aspettano Roberto e Paolo. Gli chiedo di gettarci una corda. Sono 20 metri facili, max III- ... ma non è il caso di rischiare di andare su slegati, e nemmeno di fare un altro tiro di corda. Inizia a essere tardi.

Loro costruiscono una sosta e man mano che arrivano recuperano, prima i due compagni e poi alla fine, me.

Siamo a pochi metri dalla normale sud del Corno Piccolo.
Roberto mi dice che la via non è il Camino Iannetta, che è una via che dovrebbe chiamarsi Falco Albino.
Cazzo... ora capisco...

La discesa per la cresta dell'arapietra senza frontali in una notte senza luna è la degna conclusione della giornata.

La relazione di allora: se qualcuno fosse interessato mrgreen

Primo tratto su facili roccette, quindi tiro da 60 metri lungo il camino, con diversi strapiombi. Buone possibilità di protezione ma arrampicata resa difficoltosa da roccia marcia. Attenzione!! E' possibile (auspicabile) una sosta nel camino (quella attrezzata lo scorso anno per la calata). . 2 chiodi lasciati. Sosta in canale laterale sulla destra su grosso masso. Altro tiro da 60 metri. Un chiodo lasciato 3 metri sopra la sosta. Terrazzo erboso. Risalire il camino (sicura su sasso incastrato) e, sopra chiodo mio, salire un paio di metri e traversare in placca (V) fino a raggiungere una evidente fessura con roccia a scaglie disposte verso il basso. Arrampicata facile (III) ma poco proteggibile data la disposizione verso il basso delle scaglie e la scarsa qualità della roccia. Io ho fatto sosta dove la fessura termina in un ampio terrazzo inclinato circa 20-25 metri sotto la fine della via in un canale laterale della normale sud, (da risalire alcuni metri a sinistra per imboccarla come via di discesa) su spuntone e chiodo (tolto) sulla destra della fessura, ma è consigliabile spezzare il tiro.


Ultima modifica di Ad_buzz il Mer Lug 04, 2012 3:22 pm, modificato 6 volte

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Messaggio il Mer Lug 04, 2012 11:55 am  tummu

minkia tostau sesi (ostinato sei) meno male che alla fine te l'hanno detto che era un'altra via, sennò ci tornavi anche?

bel racconto

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Messaggio il Mer Lug 04, 2012 11:57 am  Admin

tummu ha scritto:minkia tostau sesi (ostinato sei) meno male che alla fine te l'hanno detto che era un'altra via, sennò ci tornavi anche?

bel racconto

Probabilmente no. Ma chissà come avrei parlato malissimo dell'incolpevole Camino Iannetta... asd

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Messaggio il Mer Lug 04, 2012 12:29 pm  Roberto

Qualche anno fa, dopo queste avventure, ho avuto modo di incontrare Franco Cravino e gli ho chiesto che grado aveva dato all' epoca della prima salita alla sua via Falco Albino. Non rammentava nessuna via con questo nome. Gli ho spiegato di cosa si trattava e lui ha confermato che Falco Albino non era in nome della via, che lui l' aveva salita ma non gli aveva dato alcun nome. Resta un mistero perché nella guida CAI-TCI si chiami in questo modo.
A parte tutto resta il fatto che all' epoca una scalata del genere era già futuro, Cravino fece una cosa eccezionale. Slegato, in apertura e per di più a novembre inoltrato: grande Franco!

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Messaggio il Mer Lug 04, 2012 12:33 pm  fabri

eh bè..... quì non posso tirarmi indietro.... sono uno dei pochi ripetitori e forse l'unico non local...
Se esistesse potrei fregiarmi della "prima ripetizione per non local" Very Happy

A me la via è piaciuta da subito, fin dal momento che vidi quel caminone bello dritto in fondo alla cengia.... sono le mie vie queste!! Wink .
L'obiettivo era altro ma alla fine finimmo lì perchè...

ecco un pezzetto del racconto fatto su FV ai tempi... http://www.fuorivia.com/forum/viewtopic.php?f=6&t=28118&p=1105762&hilit=falco+albino#p1105762

Primo giorno sole pieno ed avvicinamento caldo, sembra solo ci sia un
po’ di vento. Appena girata la 2° spalla il vento diventa patagonico….
abbandoniamo l’idea delle placche del totem, all’ombra ed in pieno
vento, ed andiamo sulla Mallucci-Geri gia baciata dal sole. Via
piacevole con alcuni bei passaggi nella parte bassa, dove la Fata
riprende a giocare con friend e dadi dopo lungo tempo, ed un bel muretto
finale. Adesso ci vorrebbe una bella via per arrivare in cima alla 1°
spalla. Ci suggeriscono subito a fianco di Zarathustra una via di 4°/5°
spittata bene: Magicabula. Sembra una buona idea per salire quella
placconata senza stress. Certo che tutta quella fila di spit mica si
vede…
solo uno ad almeno 30 metri dalla cengia….mah, saremo orbi, andiamo a
vedere da vicino…. Ma anche da vicino 0 (zero) spit ed un bel passaggio
su microdadino da riscendere per rientrare nel rassicurante camino di Falco Albino….alla faccia del “no stress”… leggeremo poi che la via c’è ma è di VI e gli spit ci sono solo alle soste….
Comunque Falco Albino
è invitante, un bel caminone verticale con alcuni passaggi
strapiombanti ma ben ammanigliato, su roccia da fare attenzione ma
nemmeno troppo male. Queste sono le vie che mi piacciono e dove mi sento
a mio agio, ed anche la Fata, che continua la chiusura del cerchio con
un altro tiro trad
. La guida però non è precisa e dal terrazzo ghiaioso non capiamo se
continuare nel camino a dx difeso da una placca verticale e da spuntoni
mobili oppure in quello a sx molto più appoggiato ed aperto. Scelgo
naturalmente quello a sx, ma non è un vero e proprio camino. La parete
dx aggettante non serve ne per la salita ne per proteggere . La parte sx è praticamente placca.
Tiro non difficile, penso IV+ al max, ma difficilmente proteggibile.
Un microfriend ed un cordino su sasso incastrato in 50 mt. Poi poche
roccette e siamo in cima alla 1à spalla, a goderci il sole… ed ancora un po’ di vento…
Di tutte le discese disponibili scegliamo la più lunga: normale, sella
dei due corni, franchetti, funivia. Abbiamo voglia di farci un bel giro e
poi oggi la funivia chiude alle 23.30, non abbiamo problemi di rientro.
Arriviamo giusti all’ora di cena per scaldarci un risottino e mangiare
in poltrona illuminati dalle luci della funivia.


a parte che furono tre giorni speciali e bellissimi e leggere il racconto mi ha riportato alla memoria tutte quelle sensazioni, quei momenti....
vabbè....bando alle ciance ed ai ricordi...

Dopo essere ritornato indietro su quella placca con solo quel microdadino sotto entrare nel camino mi sembrò l'eden; finalmente al sicuro. Presi subito a salire nel camino e da giù giungevano commenti preoccupati su come era la roccia. "Tutto bene, da fare attenzione ma si va su bene, sono Apuano d'altronde, roba di ordinaria amministrazione". Very Happy In effetti non è così terribile....o forse l'abitudine e l'attitudine a frequentare luoghi del genere ti danno paramentri di valutazione diversi.
Certo non una via da mettere come obiettivo con tutto il ben di dio che c'è intorno...però....non male... da fare.
Ho scoperto però che quasi nessuno la conosce, nemmeno trai i local più assidui ... tranne Roberto.... Very Happy ...
ma lui non fa testo...

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Messaggio il Mer Lug 04, 2012 12:39 pm  buzz

Forse dopo che l'avevo ripulita io era un po' meglio, che dici? asd Twisted Evil
La prima volta è venuto via di tutto, ma saranno stati decenni che nessuno ci saliva.
L'anno dopo molto meno... poca roba piccola.

Poi sei arrivato te...
So boni tutti ad andare su dopo il disgaggio Exclamation Wink

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Messaggio il Mer Lug 04, 2012 12:58 pm  fabri

è che madre natura mi ha fatto magro e leggero come una farfalla!!!

però ho notato come possono essere diverse le situazioni, le percezioni delle situazioni. Spesso mi ritrovo a salire su roccia che trovo perfetta ed invece sento dire che è unta e scivolosa. Oppure a salire su tratti con roccia buona ma da fare attenzione ed invece sentir dire che è marcia e tutta rotta.
Chissà, forse sarà l'abitudine a frequentare certi tipi di roccia e di ambiente che poi ti fa sentire a tuo agio e dare valutazioni diverse.

e poi in Apuane bisogna essere di bocca buona e fare di necessità virtù

altrimenti toccherebbe passare le domeniche al mare... Rolling Eyes

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Messaggio il Mer Lug 04, 2012 1:05 pm  buzz

Il problema vero, per me, con la via ... è non mi raccapezzavo dato che non incontravo quello che pensavo di trovare, e poi i secondi che non gliela facevano e uno da tirare su per forza.

Oh ma avete mai provato a tirare su non un peso morto, ma uno proprio che punta i piedi addosso alla parete e dice che non vuol salire???

Dovevi vedere il chiodo di sosta come fletteva mentre tiravo il paranco buttandomi a peso morto, prima io da solo poi in due con l'altro secondo!!!

E' stata la prima volta che è venuto giù quel blocco della madonna.
Alla fin fine, fosse solo per la roccia... anche se non amo i camini, quello non è nemmeno uno dei peggiori.
Dato che è largo e riuscivo a starci dentro pure io.

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Messaggio il Mer Lug 04, 2012 1:19 pm  tummu

buzz ha scritto:
Oh ma avete mai provato a tirare su non un peso morto, ma uno proprio che punta i piedi addosso alla parete e dice che non vuol salire???

una scena raccapricciante
e quando è arrivato su cos'hai fatto?

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Messaggio il Mer Lug 04, 2012 1:25 pm  Admin

tummu ha scritto:
buzz ha scritto:
Oh ma avete mai provato a tirare su non un peso morto, ma uno proprio che punta i piedi addosso alla parete e dice che non vuol salire???

una scena raccapricciante
e quando è arrivato su cos'hai fatto?

Niente. Ho cercato di calmarlo, era esausto, impaurito e sull'orlo di una crisi di nervi.
Avevo bisogno di tutta la collaborazione che poteva darmi, anche se poca.
A dare in escandescenze avrei solo aggravato la situazione.
Il momento di panico può capitare a tutti.

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Messaggio il Mer Lug 04, 2012 3:02 pm  tummu

Saggia decisione

Certo, un momento di crisi può capitare, e a quel punto non ti viene in mente che metterti contro il tuo capocordata non è la cosa migliore da fare... Laughing

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Messaggio il Mer Lug 04, 2012 4:43 pm  ital.brave

ho scalato un paio d'anni in apuane vivendo a firenze e devo ammettere che dopo la roccia sembra tutta buona Cool

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Messaggio il Dom Lug 15, 2012 6:19 pm  allofull

tummu ha scritto:Saggia decisione

Certo, un momento di crisi può capitare, e a quel punto non ti viene in mente che metterti contro il tuo capocordata non è la cosa migliore da fare... Laughing

in effetti la prima cordata era meglio assortita... però quel roccione che Buzz mi ha tirato addosso era bello grosso e ci ha messo decisamente di cattivo umore...

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